Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 


A Ravenna l’incanto dell’affresco

di Marcella Busacca

“Salvare le opere d’arte del passato è quasi più urgente di produrne per un paese come l’Italia che ha i più importanti cicli di affreschi del mondo”. Lo sosteneva il grande critico Longhi, specie nel periodo seguito all’ultimo conflitto mondiale, anzi secondo il suo parere era necessario staccarli e conservarli come giganteschi quadri. La sua opinione contrastava con quella di dotti colleghi che erano del parere di lasciarli nel luogo dove l’artista li aveva prodotti, con i dovuti interventi per preservarli dall’usura del tempo. Al di là delle polemiche sempre esistite sulla conservazione delle opere parietali, la mostra di Ravenna”L’incanto dell’affresco. Capolavori strappati da Pompei a Giotto,

da Correggio a Tiepolo” ci permette di fare un viaggio attraverso le varie esperienze di stacco e conservazione degli affreschi gravemente danneggiati da eventi naturali o provocati dagli uomini (terribili i bombardamenti della seconda guerra mondiale). Come il lavoro dell’affresco conosce accanto alle mani del pittore quelle di artigiani che preparano le pareti, così l’opera di distacco è fatta da tecnici qualificati e oscuri artigiani che lavorano in sintonia per la riuscita del progetto. Staccare, strappare e/o ricostruire con minuzioso lavoro affreschi deteriorati:  si può dire che il lavoro nasce già nella seconda metà del Cinquecento quando si pensò di salvare opere che rischiavano di andare distrutte perché il luogo dove si trovavano sarebbe stato utilizzato diversamente o semplicemente era cambiato il gusto di chi ci viveva o voleva novità sulle sue pareti. La stessa ricerca e salvezza delle cosiddette sinopie è un lavoro che si è fatto più tardi quando l’opera d’arte ha cominciato ad acquisire un valore non solo estetico, ma anche storico e di conservazione di tradizioni. Un impulso notevole venne dopo la scoperta dei siti di Pompei ed Ercolano. Spesso, però, un collezionismo vorace e dissennato ha preteso la trasformazione in oggetti ornamentali di importanti resti della società materiale di allora. E’ sotto gli occhi dei visitatori dei grandi musei del mondo resti di affreschi romani trasformati in quadri!

Da una parte il saccheggio e dall’altra la conservazione. La mostra è divisa in sei sezioni che raccontano l’evolversi delle tecniche e lo sviluppo delle possibilità di conservare sempre più fedelmente i capolavori staccati o strappati.  Le opere presenti permettono un viaggio attraverso l’arte italiana: da Pompei  alle ville venete, dalle chiese medievali ai palazzi signorili del nostro rinascimento passando per Giotto Andrea del Castagno

e Melozzo da Forlì.

La mostra curata da Claudio Spadoni e Luca Ciancabilla è corredata da due ricchi volumi che permettono di approfondire la tematica. In uno spazio della Loggetta Lombardesca dove è esposta la mostra c’è un video che illustra il lavoro straordinario fatto per salvare gli affreschi del cimitero di Pisa bombardato nella seconda guerra mondiale.

La mostra è aperta fino al 15 giugno presso il Museo della città di Ravenna in via Roma 13 con i  seguenti orari:da martedì a giovedì dalle 9 alle 18, venerdì 9-21, sabato e domenica dalle 9 alle 19

5 aprile 2014