Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

Simonetta Agnello Hornby
Un filo d’olio     

Sellerio 2011

di Marcella Busacca

Simonetta Agnello nel libro “Un filo d’olio” ritorna in Sicilia per raccontare alcuni episodi della sua infanzia e adolescenza con una particolare attenzione ai cambiamenti avvenuti nella società materiale di allora rispetto ad oggi. Al mondo del consumismo sfrenato delle città odierne come la Londra in cui vive oggi si contrappone la vita lenta e assolutamente frugale della Sicilia del passato e in modo particolare della casa in campagna nell’agrigentino dove trascorre ancora le vacanze estive insieme alla sorella e alle rispettive famiglie. L’idea iniziale era quella di scrivere a quattro mani con la sorella un libro di ricette siciliane partendo dal quaderno dove la nonna aveva trascritto le ricette “fondamentali” della famiglia e che era stato sfogliato dalle madre e dalla zia tutte le volte che bisognava cucinare qualcosa di più impegnativo. Ma come può una scrittrice limitarsi a trascrivere quando ogni piatto suscita un’ondata di ricordi e di emozioni,persino di profumi e sapori dimenticati?  Nessun rimpianto si dicono le due sorelle in lunghe telefonate tra le due isole in cui vivono e in e-mail, ma il desiderio di raccontare per sé e per gli altri come si svolgeva la vita attorno alla cucina e alla difficoltà di procurarsi i viveri in un’epoca assolutamente diversa dall’ oggi.
Simonetta scrive le storie, Chiara le ricette e il libro prende vita. Le grandi case di campagna della Sicilia ancora negli anni ’50 erano concepite per accogliere molte persone, ma con altrettante scomodità. I primi tempi ricordati non c’era il frigorifero perché mancava l’energia elettrica e perciò  tutti i cibi dovevano essere freschissimi. Si partiva da Palermo  per la campagna nel mese di maggio, ma già da diverse settimane si erano fatte le provviste dei cibi non deteriorabili e dei prodotti per il bucato e per le pulizie della casa. Come ogni casa antica anche questa ha la sua storia particolare: comprata da un antenato della scrittrice da un ente religioso con l’obbligo di ospitare una volta all’anno un gruppo di seminaristi.  L’ Agnello racconta la visita dei religiosi in un anno della sua infanzia,osteggiata dal padre, ma poi subita.
“Che si mangia oggi?” si chiedevano la madre e la zia; la stessa frase ripetevano le bambine alla cuoca. Era una domanda retorica perché in ogni caso un piatto c’era sempre e cioè la pasta col pomodoro che, però,  per tutte le possibili varianti nel cucinare la salsa, assumeva ogni volta un sapore diverso: il piatto principale era seguito da verdure  e altri prodotti dell’orto. Ma le sorprese erano continue  sia per l’arrivo di ospiti per cui si doveva preparare qualcosa di più buono o per l’arrivo di cibi deteriorabili che bisognava consumare in giornata per cui si era costretti a variazioni e al ricorso del quaderno di nonna Maria, le cui ricette tranne quelle dei dolci si concludevano “e per finire un filo d’olio” da cui il titolo del libro. C’erano ospiti curiosi come la signora straniera che insegnava alle due sorelline il francese, ma non il tedesco perché loro non volevano e raccontava sempre loro le sue disavventure amorose. L’arrivo della luce in campagna portò con sé il frigorifero e la televisione. Mancava però il telefono e si utilizzava quello del negozio del paese dove non c’erano segreti per nessuno. Un’estate Simonetta, ormai cresciuta, fu mandata in Svizzera e da allora tiene sempre con sé qualche pianta aromatica dell’orto siciliano per non perdere del tutto il profumo della fanciullezza. Il libro è corredato da foto rigorosamente in bianco e nero che ricordano episodi della loro infanzia. Il libro è dedicato a “Elenù e Teresù” che erano i nomi con cui si chiamavano le due sorelle soprattutto quando battibeccavano in cucina.

17 dicembre 2011