Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

ANTONELLO DA MESSINA AL MART DI ROVERETO

di Marcella Busacca

Quando  tempo fa avevo letto che a Rovereto ci sarebbe stata una mostra su Antonello da Messina mi ero sorpresa perché mi era sembrato strano che un museo di arte contemporanea si interessasse di un pittore quattrocentesco; inoltre la grande mostra che era stata fatta qualche anno fa alle Scuderie del Quirinale a Roma mi sembrava troppo vicina per rendere attrattiva un’esposizione su un pittore lontano e non solo geograficamente dal Trentino. Mi sono felicemente ricreduta perché la mostra è innovativa in quanto non si limita ad esporre opere bellissime di Antonello e di pittori coevi, ma anche perché parla dei luoghi dove il pittore è vissuto o avrebbe dovuto trasferirsi e dell’influenza avuta ed esercitata su pittori della scuola veneta e lombarda. Pittore quasi fiammingo crebbe nella Sicilia e a Napoli della dominazione aragonese che era il crocevia economico e culturale tra Oriente e Occidente e tra l’Europa del Nord e quella del Sud. Borgognoni, Fiamminghi, Aragonesi, Bizantini e Alemanni arrivavano nella città partenopea con mercanzie preziose, manoscritti istoriati e opere d’arte. Nelle botteghe dei pittori si osservava e si rinnovava il linguaggio e le tecniche. Le tavole dipinte a tempera, che spesso si deterioravano, fecero nascere in Antonello, che lavorava presso il suo maestro Colantonio,  l’esigenza di mescolare i colori con l’olio come facevano contemporaneamente alcuni pittori dell’Europa centrale. La pittura delle miniature, i colori dei mosaici bizantini, e quelli dei cieli mediterranei si mescolano nei paesaggi che fanno da sfondo ad alcune  sue pitture di argomento sacro. Spazi interni che richiamano alla classicità, madonne dai manti che ricordano le tessiture fiamminghe e siciliane; volti in cui il tratto minuzioso non è fine a se stesso, ma racconta sentimenti, passioni e tratti di vita che hanno lasciato tracce in sorrisi sornioni, in aggrottar di ciglia, in rughe o semplicemente in sguardi stupiti che fissano chi osserva quasi a cercarne una forma di complicità. Da Napoli Antonello si trasferì a Venezia città ancora più cosmopolita. Da lì avrebbe dovuto raggiungere Milano come pittore di corte,

ma non ne fece niente e tornò a Messina dove concluse la sua vita e lasciò una ricca bottega ereditata dal figlio ed altri allievi.   Due opere dominano sulle altre: l’Annunciata di Palermo dove il volto della Madonna

è segnato nel suo ovale perfetto  dal fazzoletto che copre i capelli  e che la fanciulla tiene stretto nelle mani in un gesto di pudore e di difesa di fronte all’enormità dell’annuncio ricevuto e il Salvator Mundi di Londra dove le mani di Cristo sembrano venir

fuori dal quadro in un gesto imperioso che segna lo spazio lasciando in secondo piano il viso bellissimo dell’uomo. Si è anche ricostruito una parte del polittico formato da due opere conservate a Firenze e una terza a Milano rappresentanti la Madonna col bambino, S. Benedetto e S. Giovanni evangelista.
 La parte della mostra più affascinante è quella dell’accostamento di opere del pittore siciliano con altre di fiamminghi e di italiani del centro nord in cui sembra riconoscersi la derivazione da Piero della Francesca come aveva intuito Longhi in tempi lontani. Conclude il percorso un video che spiega in modo chiaro il senso dell’esposizione e fa vedere le immagini di alcune opere non presenti in mostra. Il catalogo è edito da Electa.
La mostra è aperta fino al 12 gennaio 2014 tutti i giorni escluso il lunedì dalle 10 alle 18; venerdì dalle 10 alle 21.

20 novembre 2013