Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

ARTEMISIA A PALAZZO REALE DI MILANO

di Marcella Busacca

La mostra di Artemisia Gentileschi a Palazzo Reale di Milano si apre con una installazione della regista teatrale Emma Dante. Un grande letto con le lenzuola sgualcite su cui le luci creano ombre inquietanti e colori violenti.  E’ il letto su cui la giovanissima Artemisia subì violenza o quello dipinto in almeno due quadri su cui giace sdraiato Oloferne nell’atto di essere decapitato da Giuditta?

Non lo sappiamo: la regista vuole certamente alludere alla violenza che segnò la vita della giovane e che la portò in alcune sue opere a riflettere sulla condizione della donna e a volerla rappresentare  sempre come un’ eroina, vendicatrice dei torti subiti. Ma chi era in realtà Artemisia? Per molto tempo fu uno dei tanti pittori del vituperato Seicento con in più lo stigma del sesso. Una delle poche donne artiste che però era riuscita ad emergere sia perché figlia di un famoso artista, ma anche per la sua vita avventurosa. All’inizio del ventesimo secolo fu riscoperta da Roberto Longhi che riconobbe in lei il legame con Caravaggio, ma anche una sua personalità forte e definita che la distingueva anche dal celebre padre.
Artemisia  Lomi Gentileschi (nata a Roma nel 1593) è probabilmente la pittrice che più ha capito la lezione della nuova pittura di Caravaggio. Se non fosse perché il pittore lombardo non ebbe dei veri e propri discepoli (il padre Orazio fu per un certo periodo suo amico) potremmo dire che Artemisia, piuttosto che del padre Orazio, sia stata allieva del Caravaggio, se non altro per una analoga capacità di tradurre in immagini potenti il senso drammatico della vita e per l’uso di colori violenti. Per tutta la vita, almeno nei due soggiorni romani, Artemisia non riuscì a liberarsi del peso di Orazio e poi del terribile ricordo della violenza che aveva subito ad opera del sodale del padre, il pittore Tassi, che era stato uno dei suoi maestri quando era poco più di una adolescente. Tassi fu processato e condannato, ma per essere creduta Artemisia dovette sottoporsi a una seduta di tortura e poi costretta ad andare via da Roma col marito Pierantonio Stiattesi.. Nel soggiorno fiorentino conobbe Galilei e altri grandi intellettuali che vivevano alla corte dei Medici all’epoca della granduchessa Maria Cristina. Lesse i poeti della tradizione italiana e si innamorò di Francesco Maria Maringhi. Riconosciuta come pittrice capace fu ammessa all’Accademia del Disegno. Ritornò a Roma nel 1620. Ma la sua fama di grande pittrice, sempre legata alle committenze (e per una donna era sempre difficile ottenere la commissione di opere importanti soprattutto di soggetto religioso) si affermò nel soggiorno napoletano quando tenne una vera e propria bottega con annessa scuola di pittura. Arrivò a Napoli dopo dei brevi soggiorni a Venezia e a Londra dove aveva raggiunto il padre alla corte di Carlo I. La morte la colse nel 1656 nella città partenopea e fu sepolta nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini sotto una lapide, che oggi non c’è più, su cui era scritto semplicemente “Heic Artemisia”.
La mostra presenta un quadro esauriente del percorso artistico di Artemisia. Sono presenti autoritratti in cui la pittrice si traveste da martire o da musa.

Ci sono le due celebri decapitazioni di Oloferne ad opera di Giuditta e i ritratti di grandi eroine della storia come Cleopatra. Riguardo l’ultimo periodo della sua vita colpiscono due grandi tele raffiguranti martiri cristiani della tradizione partenopea in cui è presente una grande monumentalità che ricorda i Carracci. C’è anche un bellissimo ritratto della pittrice opera del pittore Simon Vouet che la rappresenta come una donna bella e autorevole.

La mostra è aperta fino al 29 Gennaio2012 tutti i giorni con i seguenti orari
Lun 14.30-19.30   Mar-Dom  9.30-19.30   Gio e Sab 9.30-22-30

6 novembre 2011