Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

Arte Povera alla Triennale di Milano

di Ugo Siciliano

In questo periodo Milano offre agli appassionati di arte due mostre che chiariscono i caratteri di due tra i più significativi movimenti artistici del Secondo Novecento. Della prima, la Transavaguardia, abbiamo parlato di recente.  Quella sull’Arte Povera è una delle tante che in questi mesi celebrano
il movimento nato nel 1967; assieme a Milano,  numerose città tra cui Torino, Napoli e Roma espongono  opere di questi artisti che occupano un posto importante nel panorama culturale degli ultimi cinquanta anni e  che ha avuto il suo miglior momento negli anni della contestazione studentesca ed operaia: il famoso Sessantotto.  Anche i pittori contestavano le forme tradizionali dell’espressione artistica ed esploravano vie diverse. Marisa e Mario Merz, Jannis Kounellis, Luciano Fabro,

Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, Pino Pascali, Alighiero Boetti, Giulio Pennone, Pier Paolo Calzolari come per la Transavanguardia Bonito Oliva, ebbero in Germano Celant il loro profeta.
Il punto di partenza del movimento è la realtà come appare evidente dai materiali utilizzati dagli artisti: le pietre e i ferro di Kounellis, le stoffe di Pistoletto o di Boetti il rame, il vetro, gli specchi cose che, più che simboli, vogliono essere la quintessenza del vero. La natura è più importante della pittura,  sembra dire Giovanni Anselmo che accosta una lattuga ad un blocco di pietra.  L’artista, a volte inserisce nell’opera l’osservatore, come fa Pistoletto coi suoi specchi. Anche il fatto che l’opera d’arte sia unica e irripetibile è contestata dagli esponenti di questo movimento; Paolini, per esempio, inserisce nelle sue opere calchi di statue greche.

Un posto a parte nella mostra ha l’unica  donna, Marisa Merz che nella sala a lei dedicata, costruisce immagini e volti con fili di rame leggeri e segni delicati.

La mostra è disposta su due piani, nel piano terra sono collocate in diverse sale le opere degli artisti più significativi. Negli ambienti collocati al piano superiore sono accostate opere di grandi dimensioni che sembrano dialogare nei vasti spazi espositivi. La gigantesca  tenda di Mario Merz e le pesanti strutture di ferro e legno appese alle pareti di Kounellis  si confrontano con le frecce di Gilberto Zorio e i vasi di vetro pieni di acqua di Luciano Fabro.

La mostra è aperta  da martedì a domenica dalle 10,30 alle 20,30; giovedì e venerdì dalle 10,30 alle 23,30

20 gennaio 2012