Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

ARTISTI PER LA SALUTE

di Marcella Busacca

La malattia è sempre vissuta con stupore doloroso: “ perché proprio a me?” Se poi si tratta di cancro scatta la rimozione o il fatalismo contenuti nella frase “un male che non perdona”; non si nomina la malattia col suo nome e la si liquida come incurabile. Oggi sempre di più siamo consapevoli che l’aspetto psicologico è fondamentale nell’affrontare malattie lunghe che richiedono anche cure complesse e dolorose. Accettare e combattere, avere la solidarietà degli altri, cercarla senza vergognarsi: questi sono alcuni atteggiamenti positivi e costruttivi. Se poi nei luoghi dove si va per curarsi ci si trova in un ambiente accogliente, studiato per non trasformare la persona malata in un numero da mettere in una pratica, ma per considerarla ancora attiva e partecipe del suo percorso di risanamento, siamo sulla buona strada per far recuperare alla medicina soprattutto l’aspetto della cura e dell’ascolto e non solo quello dell’esperimento scientifico, pur raffinatissimo, in cui il paziente è solo l’oggetto da indagare.
 
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha accettato con entusiasmo la proposta del progetto “Disegnando Allegria” coordinato dal prof. Maiocchi del Politecnico di Milano che prevede la trasformazione degli spazi tradizionali  di cura in luoghi più accoglienti resi tali anche per la presenza di opere d’arte che servano alle persone malate a sentirsi partecipi della vita che scorre fuori, nelle sue forme più alte e complesse.

Distrarsi nel senso più nobile del termine: uscire da se stessi per il tempo in cui si osserva un quadro, si ascolta una musica o si legge un libro e poi ritornare più temprati e più forti alla battaglia per la salute. Il quadro o una scultura sono la forma più immediata di fruizione perché richiedono uno sguardo e ci attraggono  subito col loro essere altro rispetto al nostro quotidiano.

La galleria Derbylius di Milano nei giorni 4-15 maggio 2010 espone 171 opere di artisti che hanno donato un loro lavoro.

Lo spazio in cui sono esposti i dipinti e le sculture è relativamente piccolo per cui si fa un po’ fatica a cogliere la varietà e la ricchezza di linguaggi diversi che ogni quadro esprime.
Un piccolo abito fatto ai ferri con carte geografiche di Marilde Magni

o una sagoma sinuosa di Mavi Ferrando

ci parlano di oggetti apparentemente comuni che le artiste hanno trasformato nel linguaggio simbolico dell’arte.
Una storia contenuta a riquadri ci porta nella “second life “ di Gretel Fehr

Antonella Prota Giurleo utilizza tessuti ripiegati e raggrinziti

e fili per costruire uno spazio invitante diviso da due colori:bianco e giallo.
Pietro Bellani in “parole”

ci porta in un universo di forme geometriche dai colori vivaci.
I colori rosso e blu sommergono il mondo della bambina di Nadia Magnabosco

che sembra riposarsi prima di riprendere l’erta salita che potrebbe portarla alla casetta o fuori dal quadro.
Una giovane donna di spalle e un albero riempiono “amazement” di Anna Finetti.

In "Orizzonte" di Donatella Baruzzi

un corpo rosa di donna sembra emergere da un reticolo di segni grigi e neri o forse essere risucchiata dagli stessi.


Ogni opera è interessante perché non è a tema, ma vuole portare nella vita delle persone che poi avranno tutto il tempo per poterle osservare all’interno del luogo di cura un  po’ delle emozioni  e della concezione dell’arte di ogni singolo autore.


13 maggio 2010

fotografie di Ugo Siciliano