Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

 PIETRO BEMBO E L’INVENZIONE DEL RINASCIMENTO

di Marcella Busacca

A Padova nel Palazzo del Monte di Pietà in piazza Duomo 14 dal 2 al 19 Maggio 2013 si tiene la mostra sulle raccolte d’arte che Pietro Bembo ha collezionato nella sua lunga vita e che spaziano dalla statuaria romana alle opere degli artisti suoi contemporanei.   L’occasione è straordinaria perché rende omaggio  a  un’importante figura di umanista, capace di rinnovare la lingua italiana, amare e proteggere le arti, vivere a corte come un gran signore e, alla fine della sua vita, dedicarsi alla teologia e alla filologia nel ruolo di cardinale della chiesa cattolica. Egli vive in un’epoca in cui un aristocratico può essere religioso, letterato o guerriero. Il padre, aristocratico veneziano lo educa alle lettere e lo porta, bambino,  con sé a Firenze dove apprende dal vivo la lingua degli autori che sommamente ama: Petrarca e Boccaccio. A Messina studia il greco perché si rende conto che non basta conoscere il latino classico per dirsi umanista. Nell’incontro felice con Aldo Manuzio, il grande tipografo veneziano, si fa promotore della pubblicazione  di libri di piccolo formato che possono diventare veri compagni di qualsiasi lettore. In un dipinto attribuito a Giorgione, proveniente da un museo di San Francisco è raffigurato un gentiluomo pensoso con in mano un piccolo libro.

Il rapporto con Giorgione è fecondo: nell’artista di Castelfranco Veneto, in tutte le sue opere, risalta la ricerca dell’introspezione psicologica, che insieme al tema amoroso è presente nel racconto d’amore “Atellani” di Bembo. Grande amatore,celebri i suoi amori per Isabella d’Este e Lucrezia Borgia di cui è esposto in mostra il famoso ricciolo biondo conservato all’Ambrosiana di Milano, discute di amore a Ferrara con Ludovico Ariosto. Nelle “Prose della volgar lingua” oltre a parlare dei poeti, maestri di lingua e di temi amorosi, esalta Raffaello e Michelangelo come i promotori di un’arte nuova, capace di creare rinnovati linguaggi di pittura, scultura e architettura, che guarda al grande passato classico, ma con elementi di novità.

Nasce il Rinascimento anche se il termine sarà usato  per la prima volta nel XIX secolo da Burkhardt.  La mostra è organizzata come un viaggio nella vita di Bembo e nelle città dove è trascorsa la sua vita: a Venezia  l’incontro con Bellini e Giorgione, a Mantova con Mantegna di cui è presente il drammatico San Sebastiano oggi alla Ca’ d’Oro di Venezia,

ad Urbino con Raffaello  alle prime armi e Perugino. A Padova abita in via Altinate dove ospita con piacere amici e visitatori di quello che può essere considerato il primo museo del Rinascimento. A Roma, ormai anziano e dedito alla vita religiosa, è ritratto da Tiziano in abiti cardinalizi.

E’ il terzo ritratto che gli fa il celebre pittore che si affiancherà a dipinti di Sebastiano del Piombo e altri artisti da lui amati e protetti. Guardando le varie opere  presenti in mostra si compie anche un viaggio nella destinazione delle stesse disperse dopo la sua morte  e comprate da altri collezionisti e che oggi si trovano in molti musei e raccolte private.

La mostra è aperta da martedì a venerdì dalle 9 alle 19; sabato e domenica dalle 9 alle 20.

23 aprile 2013