Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

Boccioni a Palazzo Reale di Milano

di Marcella Busacca

IL 17 agosto 1916 Umberto Boccioni morì per una caduta da cavallo mentre prestava il servizio militare nelle retrovie. Non è la bella morte in battaglia che tanti intellettuali sognarono allo scoppio della grande guerra. Boccioni fu interventista, ma meno sfegatato di tanti altri artisti che si distinguevano per animosità e coraggio, con in testa il vecchio D'annunzio e l'onnipresente Marinetti. A trentaquattro anni si concluse la vita dell'uomo Boccioni e dell'artista.
Milano, a cento anni dalla morte gli dedica una mostra a Palazzo Reale  più di studio che spettacolare perché in essa  si cerca di ricostruire la sua personalità in bilico tra amore per il passato e fuga nel futuro, tra  interesse per le masse con qualche simpatia socialista e anarchica e irridente solipsismo creativo.

Sono importantissimi i suoi diari giunti da Los Angeles e gli atlanti ritrovati a Verona tra le carte lasciate dalla sorella. Il viaggio è alla base della sua vita. Nacque a Reggio Calabria perché lì lavorava il padre, poi fu a Roma e a Catania, poi  di nuovo a Roma e a Padova. Studi intensi ma irregolari. A Roma sceglie come maestro Balla, ma già lo ripudia a Milano per Previati.

Firenze e la sua bellezza fuori dal tempo lo attraggono, ma poi corre a Parigi,  a Vienna, in Russia, a Monaco, dove c' è vita artistica, dove si producono e seminano le nuove idee. Marinetti è l'effervescente innovatore: superficiale e irridente. Boccioni vuole, al contrario, andare al fondo delle cose, i musei non solo non li vuole distruggere, ma sono per lui fonte inesauribile di creatività e di confronto come si può vedere negli atlanti pieni di cartoline e riproduzioni di opere d'arte che conserva anche nel periodo iconoclasta della  prima adesione al futurismo. Venezia resta per lui fonte di straordinaria bellezza come si può vedere nel dipinto “Veduta del Canal Grande”.

Milano è centrale nella sua produzione: dal suo studio nella zona di Porta Romana

guarda affascinato stazioni ferroviarie e opifici che crescono.  L'amore per il simbolismo di Segantini e di Odilon Redon segna un'altra tappa nella sua vita artistica, il paesaggio è presente in alcune sue opere insieme a ritratti (bellissimo quello delle tre donne)

e opere di grafica del periodo che va dal 1907 al 1910. Nel 1910 nel Manifesto tecnico della pittura futurista Boccioni afferma: “I pittori ci hanno sempre mostrato cose e persone poste davanti a noi. Noi porremo lo spettatore al centro del quadro”. In un periodo breve, ma intenso, l'artista rivoluziona il suo modo di sentire e cogliere la realtà e di riprodurla nelle sue opere come in “Elasticità”.

Se mettessimo una accanto all'altro i tanti ritratti fatti alla madre amatissima coglieremmo il nuovo ardore per la velocità, per  la scomposizione delle immagini, per un colore che sembra risucchiarci e farci parte della suo opera. Lo attrae la scultura, “Forme uniche della continuità nello spazio”

che nella mostra è esposta accanto a una scultura di Rodin ci fa vedere che c'è un prima e un dopo e lui come disse Apollinaire si era gettato con Picasso oltre. Nel grande dipinto “Materia”

l'immagine della madre con le dita intrecciate appare sullo sfondo, ma domina a un tempo il vortice di sciabolate di luce e colore che ci investe. Anche l'ardore futurista e la polemica con gli altri artisti si smorzano. Boccioni guarda a Cezanne con rinnovato interesse, ma la morte impedisce nuove avventure artistiche.

La mostra è aperta tutti i giorni fino al 10 Luglio 2016
Lunedì dalle 14,30 alle 19,30, martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9,30 alle 19,30
Giovedì e sabato dalle 9,30 alle 22,30
Col biglietto della mostra è possibile visitare il Museo del Novecento dove sono esposte altre opere di Boccioni
 

7 aprile 2016