Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

BORDERLINE: Artisti tra normalità e follia

di Marcella Busacca

Al Museo d’Arte della città di Ravenna dal 17 febbraio al 16 giugno 2013( salvo proroga) si svolge la mostra “Borderline. Artisti tra normalità e follia. Da Bosch a Dalì dall’Art Brut a Basquiat.”
Il tema trattato è affascinante e coinvolgente perché mette in relazione follia e creatività sul filo del nuovo linguaggio rappresentato dall’arte che non trae più le sue origini dalla tradizione e dalla razionalità, ma direttamente dalla fantasia dei primitivi, dall’espressività dei bambini non scolarizzati e dalla pazzia nella sua accezione più drammatica che trova ricovero nei manicomi e si esprima attraverso il delirio dei rinchiusi. Paul Klee nella sua prima mostra con il movimento Blaue Reiter nel 1912 rivendicava queste ascendenze.

La mostra, curata dal direttore del museo Spadoni e dallo psichiatra Bedoni, parte però da un lontano passato che vede in Bosch l’ideatore di un mondo fantastico rappresentato nella pittura, quasi staccato dal contesto in cui era nato e cioè la rappresentazione primigenia del bene e del male. I grandi poemi medievali, quando non parlavano di avventure cavalleresche, affrontavano il tema del viaggio per eccellenza: quello nell’aldilà e la netta separazione dei dannati dai beati. Bosch sembra trasportare sulla terra beatitudine e dannazione, fuoco e godimento, orrori della guerra e dolcezza dell’amore. Ma le sue rappresentazioni sembrano oniriche e in questo terreno lo seguono anche i Brueghel.
Gericault e Goya, agli albori della modernità ottocentesca, riprendono alcune tematiche che l’arte più legata alla rappresentazione del  quotidiano o del sacro aveva trascurato: la guerra non è più vista come esaltazione dei vincitori, ma come orrore e follia che travolge le masse dei poveri.


Una sezione è dedicata all’Art Brut, termine coniato da Jean Dubuffet. Il legame con le espressioni precedenti è dato dal surrealismo. Dalì, Ernst, Klee indagano sul  mondo che appare ai loro occhi deformato dal loro immaginario. Alcuni psichiatri già all’inizio del Novecento sperimentarono la tecnica dell’ascolto nei confronti dei malati rinchiusi e quale fu la loro sorpresa quando, messi i pazzi di fronte a un pezzo di carta e una matita, si ritrovarono nelle mani disegni e parole che cercavano di comunicare il mondo onirico e le emozioni dei loro pazienti. Uomini e donne riempivano di segni qualsiasi cosa capitava loro in mano: dalle cartacce agli stracci; i più ingegnosi costruivano supporti per raccontare il loro mondo e la loro visione della vita.

Una sezione è dedicata al ritratto dell’anima e mette insieme Viani, Bacon, Ligabue e Basquiat e i gli autoritratti di alcuni degenti.

Come sempre interessantissima la produzione di Carlo Zinelli ( di cui restano oltre duemila lavori tutti prodotti in manicomio) che dimostra come il crinale che separa follia da creatività, sapienza da razionalità non è mai nettamente segnato: l’importante è trovare chi ascolta e chi vede in ogni individuo le sue potenzialità.

La mostra è aperta da martedì a giovedì dalle 9 alle 18; venerdì dalle 9 alle 21; sabato e domenica dalle 9 alle 19.

7 giugno 2013