Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

Pompeo Borra: Un realismo magico
Achille Funi: Mitologie del quotidiano

di Ugo Siciliano

La  Permanente di Milano propone, fino al 22 febbraio del 2009, due pittori che hanno molto in comune: sono due protagonisti del movimento del “ Ritorno all’ordine” che si affermò in Europa negli anni Venti del XX secolo, hanno entrambi insegnato all’Accademia di Brera,  sono accomunati da una grande attenzione verso la pittura del nostro Rinascimento, ma sono, almeno nell’ultimo periodo del regime fascista, divisi dalle vicende politiche. Infatti, mentre Funi, assieme a Sironi,  era  portatore di una poetica  coerente con quella della dittatura, Borra,

che in quegli anni si avvicinava all’astrattismo,  sceglieva la via dell’opposizione che lo conduceva al confino a Pisticci, vicino a Matera.


Achille Funi, pur partendo dal futurismo e dal cubismo approda a una poetica che si propone “di guardare il mondo comune in modo non comune”(Giovanni Papini).
Borra, più giovane di otto anni, nel soggiorno parigino, influenzato da De Chirico ricerca nella realtà “Qualche cadenza dell’indugio eterno”(Vincenzo Cardarelli)
Chi osserva le opere dei due artisti  ne coglie facilmente la qualità pittorica e tuttavia avverte come la  tecnica e l’ ”accademia”, non sempre si coniugano con la resa artistica. E’ più facile apprezzare il richiamo a Cezanne  di  alcuni paesaggi di Funi piuttosto che i suoi famosi ritratti della sorella caratterizzati da una notevole capacità descrittiva. Per quanto riguarda la pittura di Borra nonostante l’interesse per il realismo magico di alcune sue donne picassiane, si apprezzano le piccole tele in cui la libertà espressiva lo spinge a scelte cromatiche e formali che aprono all’astrattismo.
In questi mesi l’Italia sta ricordando i cento anni dalla nascita del Futurismo; sarà l’occasione per riflettere sul fatto che non basta essere moderni per essere grandi pittori, ma non basta neanche essere accademici per produrre un’arte di qualità.

9 febbraio 2009