Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

Una bottega del Cinquecento a Ravenna. Luca Longhi nel V centenario della nascita 1507-2007

di Marcella Busacca


Barbara Longhi

La città di Ravenna dedica un bella mostra a Luca Longhi, un artista che, insieme ai figli Barbara e Francesco, ha dominato la pittura locale in periodo che segna l'evoluzione e poi la crisi del Rinascimento in un'area geografica fortemente influenzata dalla cultura di Venezia, Bologna e Ferrara. Poco sappiamo della sua formazione in età giovanile. Ravenna era stata nei primi decenni del Cinquecento pesantemente coinvolta nelle guerre tra Francia e Spagna. Sfuggita all'influenza di Venezia si era avvicinata a Ferrara. E culturalmente cominciava ad essere condizionata dalla pittura emiliana e dalle innovazioni portate a Bologna da Perugino e che influenzarono fortemente il linguaggio di Francia e Costa.
Longhi cominciò a lavorare a grandi tavole in cui, accanto alle influenze emiliane, sono presenti elementi di scuola romana portate a Ravenna da pittori che avevano lavorato presso il papa. Importante fu l'incontro con Giorgio Vasari, giunto a Ravenna nel 1548 per dipingere "Il compianto su Cristo deposto dalla croce"per il monastero di Classe. Luca Longhi prese dal toscano il gusto per i corpi attorcigliati e un certo sfumato nell'uso dei colori.


Luca Longhi

Accanto alle grandi pale, in questo periodo lavorò anche ai ritratti di personaggi importanti della città. Colpisce la cura maniacale dei particolari e un certo vezzo antichizzante che caratterizzerà tutta la sua produzione. Nella "Circoncisione di Gesù" gli abiti del gran sacerdote si richiamano a stampe di Durer. Le disposizioni rigide riguardo contenuti e forme imposte dalla Controriforma non lo allarmarono perché il suo linguaggio classicheggiante era naturalmente disposto verso determinate soluzioni. Diventato un maestro a tutti gli effetti, cominciò a far lavorare anche i figli Francesco e Barbara. Anziano di anni, ma non nello spirito, affrontò negli anni settanta opere impegnative come "L'invenzione della croce" e l'affresco delle "Nozze di Cana"nel refettorio del monastero di Classe. La morte lo colse nel 1580. Il suo lavoro fu continuato dai figli che gli successero nella direzione della bottega. Francesco, nel tentativo di emanciparsi dalla pittura del padre finì per essere tradizionalista e ligio ai dettami della chiesa ravennate con opere rispettose dei precetti sempre più rigidi. Era lui il titolare e perciò sentiva di più il peso delle regole. Barbara si permetteva nei ritratti e nelle opere di piccolo formato un linguaggio più libero, ma alla morte del fratello, nelle opere più grandiose, si riavvicinò al linguaggio del padre come si può vedere nell'Immacolata Concezione del seminario di Ravenna.

Ravenna, Loggetta Lombardesca 14 Ottobre 2007-6 Gennaio2008
La mostra è visitabile negli orari di apertura del MAR MUSEO D'ARTE DELLA CITTA' 9-13.30
15-18, merc. 9-13.30 dom.10-17 lunedì chiuso info@museocitta.ra.it

2 novembre 2007