Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

CARLO CRIVELLI A BRERA

di Marcella Busacca

I festeggiamenti per il duecentesimo anniversario della fondazione della Pinacoteca di Brera di Milano si concludono con la mostra “Carlo Crivelli a Brera” dal 26 novembre 2009 al 28 marzo 2010.
La mostra ha il sapore di un risarcimento perché alcune delle 13 tavole di Carlo Crivelli, arrivate a Milano dalle Marche nel 1811 in seguito alle requisizioni napoleoniche nelle chiese e nei conventi, non furono, al momento, particolarmente apprezzate tanto che alcune furono scambiate negli anni successivi con opere non sempre all’altezza di quelle del pittore veneziano che era rimasto per molto tempo uno sconosciuto che colpiva per l’arditezza di certe sue opere sovraccariche di oggetti e di simboli, non sempre decifrabili. Era un pittore gotico?  O piuttosto un rinascimentale che guardava al passato? Nel dubbio lo si poteva usare come merce di scambio con opere di maestri più conosciuti.
La mostra di oggi riunisce a quelle presenti nel museo alcune delle opere disperse e che ci permettono di ammirare in tutta la sua ricchezza di fantasia e di tecnica la produzione matura di Carlo Crivelli. L’artista era nato a Venezia intorno al 1430, figlio di un pittore. Aveva studiato a Padova nella bottega dello Squarciane insieme al Mantenga. Dopo qualche anno fu costretto ad allontanarsi da Venezia perché scoperto ad intrattenere una relazione adulterina con una donna sposata. Si trasferì prima in Dalmazia e poi nelle Marche dove visse fino alla morte avvenuta nel 1494 o 95. Nonostante l’allontanamento traumatico da Venezia, non ruppe mai i suoi legami con la città lagunare. Giovanni Bellini e Andrea Mantenga furono i pittori che più amò e a cui si ispirò pur in opere assolutamente lontane dai due coetanei e firmò sempre le sue tavole col termine “pictor venetus”. Il contatto con artisti scultori ed orafi marchigiani lo convinse a concepire le sue tavole come vere e proprie macchine scenografiche in cui ci sono parti spesso in rilievo. Simbologia e realismo si sposano insieme. Gino Severini nel suo saggio”Tutta la vita del pittore” racconta di Guillaume Apollinaire  gli parlava entusiasta de “La consegna delle chiavi a San Pietro” di Crivelli in cui le pesanti chiavi in legno nelle mani del santo simboleggiano il potere della chiesa, ma sono anche oggetti di vita quotidiana.

 Nell’”Annunciazione” della National Gallery di Londra c’è una scena complessa: la Madonna è come se fosse  in mezzo a una strada mentre riceve la visita dell’Angelo. Sulle pareti delle terrazze si appoggiano tappeti e pavoni passeggiano. C’è un’aura di mistero che però si confonde con elementi di quotidianità. Nel dipinto intitolato “La Madonna della candeletta”

vi è un profluvio di piante e frutti che rappresentano simboli della vita di Cristo e della Madonna. Altra caratteristica del pittore è la deformazione dei volti per rappresentare la vecchiaia o la sofferenza. Nelle sale di Brera dove sono esposte le Tavole di Crivelli ci sono anche opere di oreficeria e tessuti che sono simili a quelli presenti nei suoi dipinti. Nelle Marche alcuni tessitori e tappezzieri chiamavano “crivelli” un tipo di particolare tessuto copiato dai suoi quadri.

La mostra è visitabile tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle 8,30  alle 19,15
 

18 febbraio 2009