Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

      

  CHAGALL A PALAZZO REALE DI MILANO

di Marcella Busacca

Chagall nella sua lunghissima vita di artista e di viaggiatore non perde mai lo sguardo incantato sulla natura, sulle cose e sugli uomini. Anche nei momenti più bui della sua avventura individuale e del mondo che lo circonda mantiene una naturale speranza nella possibilità degli uomini di migliorarsi e di vivere in armonia con la natura. Pogrom, rivoluzione,  guerre, morti e distruzioni sono dal pittore osservati, vissuti, compresi e/o fuggiti: alla fine divengono una rete sottesa su cui l’autore costruisce il suo linguaggio fatto di immagini ricorrenti, sempre in bilico tra sogno e realtà.  La mostra che Palazzo Reale di Milano ha inaugurato il 17 settembre 2014 e che si chiuderà il 1 febbraio 2015, presenta 220 opere divise in 15 sezioni che scandiscono la sua lunghissima vita iniziata in una cittadina  della Bielorussia Vitebsk nel 1887 e conclusasi a St. Paul de Vence in Francia nel 1985. Fa da filo conduttore un diario ritrovato da poco tempo che racconta gli avvenimenti più importanti della sua vita e anche i suoi pensieri più intimi che ci permettono di comprendere alcuni aspetti più segreti della sua ispirazione pittorica e della sua creatività visionaria. Pochi giorni dopo la sua nascita il villaggio ebraico dove vivono i suoi è dato alle fiamme dai cosacchi. Egli dice di essere nato morto. La sinagoga in fiamme, i poveri che scappano con bestie e pochi averi, diventa una costante della sua pittura, il volo come unica via di fuga un altro elemento fondamentale. Gli uomini, le donne, gli animali e le piante creano un vocabolario attraverso cui si snodano le sue storie per immagini. Parigi è il luogo del desiderio per l’evasione dall’”inverno” del suo villaggio. Ma il richiamo della rivoluzione russa è fortissimo: il pittore spera di poter finalmente fondere le sue due radici quella ebraica e quella della tradizione russa, specie religiosa. Il teatro gli sembra il luogo della libera espressività in cui tutti,dall’operaio all’artista, dalla contadina all’intellettuale, potranno esprimere la loro creatività e Chagall costruisce per loro teli coloratissimi da sventolare al vento della libertà.

Ma il momento in cui si incontrano le lotte per abbattere il vecchio regime e quella per instaurare una vera libertà artistica dura poco e Chagall torna in Francia. Una nuova patria? Forse semplicemente un luogo ospitale per un uomo che cerca di non dimenticare le sue radici e al tempo stesso di vivificarle con la cultura occidentale. L’amore diventa un momento importante della sua vita. Gli innamorati che volano nel cielo non sono in fuga, ma resi leggeri dalla felicità.

Studia i grandi pittori della tradizione classica in testa Rembrandt, cristiano attento al mondo ebraico. E Chagall assume nel suo vocabolario poetico-espressivo Cristo e la Madonna che rappresenta nell’universalità del loro dolore, insieme al rabbino che fugge con i libri della Tora, eterno ebreo errante. Lavora molto per il teatro e illustra libri.

Il suo lavoro sembra mettere insieme il suo desiderio di creatività individuale, ma anche di testimonianza di un mondo che sta per scomparire. Il suo bestiario fatto di mucche, galli e capre si arricchisce di animali fantastici dalla chimera a quelli contenuti nell’Apocalisse; restano gli amici uccelli il cui volo è stato sempre oggetto di affettuosa invidia.  La felicità lieve dura poco. I venti di guerra e la tragedia del popolo ebraico nei lager nazisti lo fanno fuggire in America dove gli muore la moglie amatissima.

L’artista che torna in Europa dopo il conflitto è un uomo in preda alla depressione che solo dopo anni lo libererà dal suo peso. Un nuovo amore e il riconoscimento come grandissimo pittore, erede di importanti tradizioni e al tempo stesso innovatore, lo mette in pace con se stesso.

Nelle grandi vetrate costruisce cieli sereni con colori allegri, uccelli e uomini e donne che volano liberi dal peso delle loro sofferenze. La morte lo coglie quasi centenario nella luce del Mezzogiorno della Francia.

La mostra è aperta tutti i giorni con i seguenti orari: lunedì dalle 14,30 alle 19,30; martedì,mercoledì e venerdì dalle 9,30 alle 19,30; giovedì e sabato dalle 9,30 alle 22,30.

11 novembre 2014