Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

                   
GEORGIA O’KEEFFE A ROMA

di Marcella Busacca

La fondazione Roma Museo a Palazzo Cipolla via del Corso 320 ha dedicato una bella mostra a Georgia O’Keeffe che ha permesso di conoscere la sua produzione pittorica, ma anche di vedere l’artista nei contesti in cui era  vissuta attraverso un particolare e spettacolare allestimento delle opere esposte che sono collocati in spazi che ricostruisco la New York degli anni Venti e il Nuovo Messico delle case fatte con materiali naturali e poveri. Tre sono stati i momenti peculiari della sua lunghissima vita che si è snodata dal 1887 al 1986: la nascita e la prima formazione nel Wisconsin, l’incontro a New York con Alfred Stieglitz, che, oltre ad esser un celebre fotografo, aveva una galleria d’arte dove la pittrice incontrò  l’arte europea, e il Nuovo Messico dove andò a vivere, prima saltuariamente, e poi definitivamente dal 1949.

La sua formazione è, come quella di molti artisti americani, nel campo del disegno industriale e l’insegnamento il naturale sbocco. Ma l’arrivo a New York le permise di vedere un altro mondo fatto di locali dove si incontravano intellettuali   e di gallerie dove artisti europei e americani esponevano le loro opere. I suoi primi dipinti sono di tipo astratto, ma per la pastosità dei colori e

la vigoria del segno in ogni sua opera i critici, ma anche i visitatori, vedevano allusioni sessuali; l’artista, piccata, cominciò a mettere dei titoli che avrebbero dovuto spiegare il percorso creativo e il risultato rappresentato da ciò che appariva sulla tela.     A un certo punto cominciarono a interessarla il paesaggio e la natura sia quelli urbani dei quartieri di New York

che quelli dei luoghi che andava visitando. La perfezione dei fiori le cui forme alludevano a sentimenti e idee profondi e i cui colori appartenevano  a una tavolozza  interiore, caratterizza la produzione degli anni centrali della sua vita artistica. Il rapporto con Stieglitz diventò oltre che professionale sentimentale e i due si sposarono. Le mostre della O’Keeffe si intensificarono, ma sempre in America perché sia la pittrice che il fotografo pensavano che l’arte americana non si dovesse esportare, ma che i visitatori dovessero andare in Usa come facevano gli americani che venivano in Europa per conoscere l’arte del vecchio Continente. Dopo la morte del marito, Georgia andò a vivere definitivamente nel  nuovo Messico. Le opere di questo periodo risentono degli spazi, della luce e dei colori del deserto. Accanto a edifici ed architetture che alludono a case coloniali appaiono in molte sue opere scheletri di animali e piante pietrificate.

La malattia agli occhi negli ultimi anni della sua lunghissima vita le impedì di continuare a lavorare con regolarità, ma qualche volta la tentazione di mettersi davanti alla tela era forte e con la mano guidata da una sua assistente riprendeva il suo lavoro che mai nella sua mente si era interrotto.

La mostra è aperta fino a giorno 22 gennaio 2012

20 gennaio 2012