Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

GIOTTO A MILANO

di Marcella Busacca

Bentornato! Giotto fu Milano tra il 1335 e 1336 e lavorò nel palazzo ducale di Azzone Visconti (l'attuale Palazzo Reale) dove dipinse una gloria mondana per il signore di Milano.”Mirabili pitture...in una grande sala dove è dipinta una vanagloria in cui vi sono effigiati illustri principi dell'antichità pagana come Enea, Attila, Ettore, Ercole ...e due soli principi cristiani: Carlo Magno e Azzone Visconti”come scrive il cronista milanese Galvano Fiamma. Giotto era vecchio e famosissimo: il più grande pittore, un maestro riconosciuto. Dante nell'undicesimo canto del Purgatorio dice “Credette Cimabue nella pintura /tener lo campo,ed ora ha Giotto grido /sì che la fama di colui oscura.” E da allora erano passati molti anni e il pittore fiorentino aveva lavorato in tanti posti lasciando ovunque opere importanti e allievi che seguivano i suoi insegnamenti. La mostra che si è aperta a Palazzo Reale di Milano il 2 Settembre 2015 e si concluderà il 10 Gennaio 2016 è importante perché riunisce opere di Giotto su tavola e rinvia idealmente ai grandi cicli di affreschi che gli sono sopravvissuti.  La mostra si apre con due Madonne dipinte per chiese fiorentine. Il pittore era fortemente influenzato da Cimbue come lo fu ancora nel ciclo di affreschi ad Assisi, mentre nel Polittico degli Uffizi che aveva dipinto per la Badia fiorentina e negli affreschi  della stessa chiesa si vede già un linguaggio diverso intriso di realismo che lo porta ad allontanarsi dagli stilemi tradizionali influenzati dalla pittura bizantina. I santi e la divinità assumono fattezze umane ed esprimono sentimenti riconoscibili. Le due opere più spettacolari sono i polittici di Santa Reparata (altra chiesa fiorentina )

e di San Pietro a Roma.Si tratta di opere dipinte su due facce.
Il primo era collocato sull'altare maggiore di quella che era allora la cattedrale di Firenze e rappresenta attorno alla Madonna santi fiorentini. Il polittico  Stefaneschi ora nei musei vaticani, era posto sull'altare maggiore della chiesa di San Pietro quando era ancora una basilica paleocristiana. Su una faccia sono dipinte le storie di Cristo e sull'altra quelle di San Pietro. 

Nello stesso periodo a Roma Giotto dipinse affreschi,  in San Pietro: purtroppo restano solo due teste presenti anch'esse in mostra. Le ultime opere esposte sono il polittico Baroncelli da Santa Croce

e quello di Bologna che avrebbe dovuto accogliere il papa al suo ritorno da  Avignone.

La storia personale di Giotto si intreccia con quella drammatica e affascinante della sua epoca: luoghi di culto, palazzi signorili e soprattutto quella straordinaria cappella che un banchiere padovano Scrovegni volle per salvarsi l'anima o ricordare la sua potenza: di essa nella mostra c'è un  Padreterno

nell'atto di mandare l'arcangelo Gabriele a fare l'annuncio a Maria.

26 novembre 2015