Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 


 YAYOI KUSAMA
I WANT TO LIVE FOREVER

di Marcella Busacca

Al PAC di Milano fino al 14 febbraio 2010 si svolge una mostra dedicata alla grande  artista giapponese Yayoi Kusama. Sono presenti quadri, sculture, installazioni e video.
L’artista, nata a Matsumoto nella prefettura di Nagano nel 1929, è ancora un’adolescente quando é costretta durante la seconda guerra mondiale a lavorare in una industria bellica come i suoi coetanei giapponesi. L’esperienza la segna per il resto della sua vita provocando in lei periodi in cui allucinazioni e depressione le impediscono di lavorare al meglio delle sue possibilità, ma poter esprimere con immagini il mondo disordinato delle sue emozioni é al tempo stesso sfogo e cura per la sua sofferenza. La permanenza a New York dal 1956  in poi le permette di venire a contatto con l’arte occidentale che conosceva solo in parte. E’ l’epoca di performances audaci e anche dell’uso del suo corpo per esprimere il nodo centrale della sua poetica: il bisogno di vivere in eterno attraverso una fusione tra corporeità e spiritualità che il mondo contemporaneo, meccanizzato e parcellizzato, rischia di distruggere. Il seme come origine della vita, i pois come perfezione elementare primigenia, occupano quadri giganteschi o coprono corpi vivi che attraversano la natura fondendosi con essa. Al ritorno a Tokio vive per un certo periodo in una casa di cura dove però allestisce un laboratorio in cui poter lavorare ininterrottamente. Autrice amata o sottovalutata lei segue la sua strada prendendo parte a grandi eventi.

Famosa la performance di Narcissus Garden alla Biennale di Venezia del 1966: Yayoi costruisce delle sfere di metallo che dispone sull’erba e poi vende al pubblico dei visitatori per due dollari, complice Lucio Fontana che aveva caldeggiato la sua presenza a Venezia. Negli anni Ottanta e Novanta la natura torna imperiosamente con frutti mostruosi che decorano piazze e giardini. Altro oggetto ossessivamente presente nelle sue opere è lo specchio con cui costruisce macchine ottiche in cui i visitatori possono rispecchiarsi in una visione che si moltiplica all’infinito e che deforma  la realtà. L’installazione più affascinante è una stanza buia dove si entra uno alla volta

e improvvisamente si accendono mille luci che, modificando la loro luminosità, avvolgono chi guarda in un vortice di vuoto, dato anche dall’acqua che si trova in una parte del pavimento. Al piano superiore ci sono dei filmati di diverse epoche che testimoniano l’interesse dell’artista per tutte le forme della comunicazione. L’arte l’ha salvata dalla follia e ha regalato a noi visitatori un mondo di emozioni e sensazioni straordinarie.

La mostra è aperta: lunedì dalle 14.30 alle 19.30, da martedì a domenica dalle 9 alle 19.30, giovedì dalle 9.30 alle 22.30.

24 gennaio 2010