Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

Le parole non bastano a raccontare storie:
bisogna manipolarle e trasformarle in abiti da indossare.

di Marcella Busacca

 

Marilde ha lavorato i suoi sogni a maglia.

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Nadia ha cucito un abito vaporoso per una bambina con le immagini di piccole vamp costrette a recitare una parte poco infantile.

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Sono due delle opere che Marilde Magni e Nadia Magnabosco hanno presentato martedì  20 settembre 2011 al Quintocortile nell’ambito della settimana della moda.

In realtà il loro sodalizio, una vera sorellanza artistica dura da anni ed è ben rappresentata dall’immagine di copertina della brochure di presentazione della mostra, in cui si fondono il volto di una cattiva ragazza di Nadia e un abito di Marilde costruito a maglia con pagine fatte a striscioline.

Il titolo della mostra è emblematico: “Le cantastorie: donne, arte e altre trame”.
Ogni opera presente nella mostra racconta una storia. Marilde usa i quaderni dove ha trascritto i suoi sogni per costruire il tessuto di un quadro in fieri dove c’e un quadrato rosso come una finestra chiusa. In un altro gli occhi della madre appaiono imprigionati in un burka di parole illeggibili,

mentre le fa da pendant una casetta in cui la porta è nera e la finestra è occupata dalla foto di una bimba che lavora ai ferri (la stessa artista da piccola).

Un abito bianco rappresenta una figura senza braccia: è costruito a maglia con le tante versioni della favola della fanciulla priva di arti superiori.
Le calze lunghissime e coloratissime sembrano voler rappresentare il desiderio di fuga di tanti sogni infantili e non.

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Un abito bianco e dai colori iridescenti è lavorato con strisce di carte geografiche ridotte a striscioline.

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Le case che imprigionano e i viaggi come fuga, ma anche ricerca di altre vite e altre realtà. Nadia ha in ogni quadro messo in primo piano una bambina o una adolescente che si nasconde in mezzo a maschere bianche

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o cerca di trattenere con le sue braccia una serie di rotoli dove sono imprigionati cattivi pensieri,

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un’ altra dall’aria sbarazzina si mette in posa davanti a pezzi di giornali impilati come libri  che contengono notizie non confortanti sulla condizione delle donne e delle adolescenti..

Su un’altra parete tre scene

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si impongono con volti femminili in boccio

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in cui i colori violenti sembrano sottolineare la loro vita turbolenta.

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Idealmente la mostra si chiude con un’opera a due mani dove Nadia ha cucito con storie e volti di artiste una tunica e Marilde ha lavorato a maglia due larghe maniche,

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ma di questo ci parleranno le due artiste il 30 Settembre.

foto di Ugo Siciliano