Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

                  
    ROY LICHTENSTEIN Meditations on Art

di Marcella Busacca

Alla Triennale di Milano in viale Alemagna 6 fino al 30 maggio 2010 si può vedere una bella mostra su Roy Lichtenstein (New York 1923-1997). Lo spazio a  pianterreno della Triennale permette nella vastità delle sue sale di percorrere il cammino della formazione artistica del pittore americano, ma anche di comprendere i suoi riferimenti culturali. Lichtenstein è stato il primo a sostenere che in pittura si possa serenamente copiare, a condizione che l’opera prodotta, risulti trasformata in dimensioni, colori e senso. La mostra indaga sulle capacità del pittore di utilizzare come fonte di ispirazione e di manipolazione  i grandi maestri paesaggisti  americani, gli espressionisti, i cubisti e i realisti europei, ma anche i disegnatori di fumetti e i pubblicitari senza perdere mai il suo spirito di pittore riservato e originale e ci permette di liberarci dello stereotipo dell’artista della Pop Art. Certo il rapporto con Andy  Warhol  fu importante, ma riguardò meno di un quinquennio di una lunga vita!
Uno dei grandi quadri presenti si ispira al “Cavaliere Rosso” di Carlo Carrà e il titolo è significativo:“Red horseman”.

Gialli e rossi si mescolano su superfici piane in cui si sviluppano volti, paesaggi e oggetti ridotti a una sola dimensione. La prospettiva sembra scomparire. Mondrian regala i suoi colori a una pallina di golf. La foto di Man Ray della ragazza con una lacrima diventa un occhio con coda di cavallo bionda da cui cola una gigantesca goccia.


Leger e Mirò ispirano opere in cui c’è un attento sguardo sullo spazio esterno che appare agli occhi dell’artista come snaturato dalla presenza ossessionante della pubblicità. Lichtenstein torna sempre nei musei e Monet e Degas sembrano a volte osservati per la prima volta per la freschezza della rivisitazione che ne fa come in alcuni paesaggi degli anni ’60. Egli non dimentica il suo essere americano e in tutta la sua opera resta una forte attenzione per i colori, i totem e gli oggetti dei nativi cui rende omaggio in tante opere, anche in quelle in cui i riferimenti sembrano più legati alla grande pittura europea.
Nella mostra è presente un interessantissimo documentario che permette di comprendere alcune sue scelte anche attraverso le relazioni con i luoghi e le persone. Le fotografie, le stampe e libri completano la visita.

La mostra è aperta martedì,mercoledì, domenica dalle 10.30 alle 20.30;
giovedì e venerdì dalle 10.30 alle 23.00

12 aprile 2010