Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

I MACCHIAIOLI ALL’ORANGERIE DI PARIGI “DES IMPRESSIONISTES ITALIENS?”

di Ugo Siciliano

I curatori della mostra parigina sui Macchiaioli si chiedono se i pittori italiani del secondo
Ottocento che si riunivano presso il Caffè Michelangelo di Firenze si possano considerare impressionisti.
Secondo me la domanda è superflua: non serve a nulla confrontare  Macchiaioli e Impressionisti. I primi vivevano in un paese schiacciato dall’accademismo e dal tradizionalismo, che si avviava faticosamente verso l’unità nazionale; i secondi in una capitale che, dopo radicali trasformazioni sociali , economiche e culturali, si avviava a diventare il centro della cultura mondiale. E’ provinciale quindi attardarsi in paragoni di questo genere, diverso è dare conto dell’importanza di un movimento che ha rinnovato la pittura italiana. Firenze era negli anni Cinquanta una città ricchissima di testimonianze del suo splendido passato,ma priva di slanci innovativi. I governanti temevano che con la modernità arrivassero anche idee sovversive. Al Caffè Michelangelo attorno a Diego Martelli, pubblicista e mecenate si riunirono un gruppo di pittori che ponevano al centro della loro ricerca artistica il vero e l’adesione alla realtà. La loro pittura privilegiava il colore puro ed esaltava la luce; a differenza degli impressionisti utilizzavano il nero e apprezzavano i forti contrasti cromatici.  Macchie in senso spregiativo fu definita la loro pittura dal critico della Gazzetta del Popolo. Loro se ne appropriarono e diventarono i Macchiaioli: Fattori,

Cabianca, Signorini, Delleani. Lega,

Borrani e Cecioni. De Nittis e Zondomeneghi,

l’uno pugliese di formazione napoletana e l’altro veneto  ne apprezzarono le tendenze e le portarono con sé in Francia dove divennero pittori affermati. Degas, in suo viaggio in Italia, volle incontrare a Firenze i Macchiaioli, riconoscendone il talento. La mostra per la qualità delle opere esposte e per l’apparato critico che la sostiene si può considerare una delle più interessanti sulla pittura del nostro secondo Ottocento. Una sezione è dedicata al nostro Risorgimento. Gli artisti presenti rifiutavano l’accademismo paludato dello storicismo neoclassico,ma esaltavano le battaglie garibaldine facendo vedere sofferenze e gesti di eroismo quotidiano. Nelle sale sono proiettate alcune scene di film risorgimentali di Visconti e Bolognini. La mostra, che chiuderà il 22 luglio e si trasferirà poi a Madrid, è  visitabile
negli orari di apertura del museo.

22 giugno 2013