Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

Marta Boneschi
Quel che il cuore sapeva
Giulia Beccarla, i Verri, i Manzoni

Mondadori 2004

di Marcella Busacca

Il motto del libro non poteva non essere una frase de "I promessi sposi " Di Alessandro Manzoni, figlio di Giulia :"Ma che sa il cuore?Appena un poco di più di quello che è gia accaduto".
L'autrice però punta a ricostruire più la mente che il cuore di Giulia, schiacciata com'è stata dalla fama del potente padre Cesare Beccaria, autore del più importante testo dell'Illuminismo italiano
"Dei delitti e delle pene"e dell'ancora più potente figlio Alessandro Manzoni autore del più famoso romanzo italiano. Le malelingue la consideravano soprattutto una fraschetta, sposata, incinta di un altro a un vecchio nobilotto, dopo un po' fuggita a Parigi con in ricco amante e finita in vecchiaia bigotta e baciapile.
Giulia in realtà ebbe la sventura di nascere e crescere in una famiglia colta e stimolante nella Milano dell'Illuminismo e delle riforme dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria, che però continuava a vedere nella figlia femmina un peso economico per la dote che si doveva darle. Il padre, a parole era un sostenitore della libertà di scelta, ma per i maschi, e quando si ritrovò a dover decidere del destino della figlia bella, volitiva, rossa di capelli e desiderosa di scegliersi l'uomo da amare si comportò quasi come il padre di Gertrude nel romanzo del nipote (Alessandro aveva ben presente i terribili padri che c'erano ancora in giro alla sua epoca!).
La Boneschi però non ci racconta solo la storia di Giulia, ma anche quella delle tre famiglie che si intrecciano nella sua persona compresi i Verri che erano tra i potenti della città e Giovanni Verri fu il suo grande amore giovanile da cui ebbe il figlio che portò però il cognome dell'uomo che la sposò senza dote. Umiliata e ufficialmente abbandonata dagli amici (ma pare che vedesse ancora l'amante) visse qualche anno appartata con la schiera dei parenti del marito bigotti e meschini.
L'incontro con Carlo Imbonati fu salutare : un uomo ricco, bello, ma sopratutto buono che l'amò con passione, ma con dedizione e stima. Giulia, che era sopravvissuta al clima soffocante del convento prima e della casa maritale poi, decise nel momento stesso in cui accompagnò il figlio Alessandro nel seminario di Merate di separarsi dal marito e di vivere alla luce del sole la sua relazione coll'Imbonati. Visse tra Milano, la villa di Brusuglio e Parigi dove la raggiunse il figlio poco dopo la morte del suo amato Carlo. Cosa spinse Giulia a diventare una fervente cattolica non è completamente comprensibile. Certamente Giulia ed Enrichetta, la giovane moglie di Alessandro, ebbero una grande influenza nella conversione del grande scrittore. Nonostante la decisione di vivere l'esperienza religiosa in modo totalizzante, Giulia continuò a leggere i libri moderni , a scrivere agli amici liberali francesi e anche a Milano, come figlia di un grande illuminista, frequentava gli ambienti più aperti alle nuove idee. Certo era molto presa dalle cure della famiglia del figlio: lei che lo aveva abbandonato per seguire il suo destino di donna libera ora faceva da mamma e nonna al tempo stesso ai nipoti specie dopo la morte di Enrichetta. Ma soprattutto circondava di affetto, di dedizione e di sconfinata ammirazione il figlio. Non condivise la scelta del suo secondo matrimonio e morì sola. Un destino spesso comune alle madri. Lasciava un grande rimpianto nelle nipoti che ricordavano nonna Julie come una grande donna che aveva insegnato loro ad avere rispetto per sé e a donare generosamente affetti ed allegria .

11 giugno 2006