Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

Melania G. Mazzucco
Un giorno perfetto

Rizzoli 2005

di Marcella Busacca

"Roma si addormenta lentamente,sprofondando nel torpore della notte". Così comincia il romanzo di Melania Mazzucco che ho letto con crescente interesse e passione, sentimenti che provo sempre più raramente perché, spesso, i romanzi di autori e autrici contemporanei promettono abbastanza dal quarto di copertina o per la fama acquisita spesso in opere prime che però non mantengono nelle opere seconde o terze. Io non avevo letto nulla della scrittrice romana, mi ha però incuriosito l'idea di una storia che accade in un giorno. Nulla a che vedere con l'Ulisse di Joyce o la Signora Dalloway di Virginia Woolf. Come dice l'autrice stessa nella postfazione "Questa storia non è accaduta. Fatti e personaggi sono interamente immaginari. Tuttavia per scrivere la sconosciuta filologia della vita quotidiana ho importunato decine di persone." I personaggi sono le persone che incontriamo mentre ci muoviamo frettolosamente tutti i giorni e che qualche volta ci colpiscono e vorremmo saperne di più. Se avessimo tempo le seguiremmo per scoprire la loro quotidianità. Forse, però, ce ne allontaneremmo inorriditi o infastiditi perché troppo simili/dissimili da noi. La bravura dell'autrice sta nella capacità di fare incrociare persone che non avrebbero nessun motivo per frequentarsi se non perché due bambini vanno nella stessa scuola o due persone separate vivono malamente la fine del loro matrimonio. Le figure femminili sono costruite con un'attenzione particolare anche al loro immaginario fatto da telefilm e reality show televisivi, ma anche dalla fatica di vivere in un mondo del lavoro precario che diventa particolarmente duro ed alienante. Su tutto incombe una città feroce che non ha nulla della piacevolezza che vi scoprono i turisti innamorati delle sue bellezze, ma è quella dei parcheggi introvabili, dei mezzi pubblici stracarichi, della volgare esibizione della ricchezza dei potenti e dall'arrangiarsi dei poveracci .
L'occhio della scrittrice sembra osservare con distacco, ma il linguaggio rivela a tratti ironie nascoste (era Pirandello a sostenere che la realtà si può raccontare solo deformandola) e umana pietà: ventiquattro ore in cui il mondo non cambia, ma la vita di tante persone sì.

23 gennaio 2007