Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

Il mito di Piero della Francesca in mostra a Forlì

di Ugo Siciliano  


La critica moderna considera l'arte di Piero della Francesca ai vertici della pittura di tutti i tempi. Anche ai suoi tempi fu considerato un grande ed influenzò la pittura del Rinascimento sia per l'importanza attribuita alla prospettiva, su cui ha lasciato importanti studi teorici sia per la  costruzione nobilissima, a volte quasi monumentale delle figure plasmate dalla luce e dal colore. Poi nel tardo cinquecento e nei due secoli successivi l'oblio. “La sacra conversazione” di Brera quando fu acquisita all'inizio del XIX secolo era attribuita al molto meno conosciuto pittore Fra Carnevale! 
A metà dell'Ottocento viene riscoperto dai critici inglesi e francesi e le sue opere cominciano ad interessare a innovatori della pittura come i Macchiaioli ed  i francesi Degas e Cezanne. In quegli anni il pittore francese Antoine Joseph Loyeux fa una copia su tela dell'affresco “Leggenda della vera croce” di Arezzo, anch'essa esposta in mostra per darci l'emozione di vedere integro il famosissimo dipinto.  Pure i pittori del “ritorno all'ordine” dei primi del Novecento pongono al centro della loro arte l'opera di Piero.
La mostra di Forlì mette a fuoco le ragioni della sua fortuna passata e recente cosi come del lungo periodo di relativo oscuramento. E' una mostra ricca, vi sono esposte 250 opere antiche e moderne, ed interessante perché contribuisce a far conoscere meglio l'importanza avuta dal grande pittore sia nel Rinascimento che nel corso del Novecento italiano ed europeo.
Un confronto emblematico che si pone fin dall'inizio è quello tra la “ Madonna della Misericordia”

e la tela che rappresenta Silvana Cenni, una signora dall'aspetto ieratico, di Felice Casorati.


Ricca di belle opere è la sezione in cui si confronta l'arte di Piero della Francesca

con quella dei suoi coetanei: da Bellini

a Paolo Uccello; da Paolo Veneziano a Beato Angelico; da Cossa ad Antonello.

Questi grandi artisti, nella felice stagione del Rinascimento, si confrontavano ed arricchivano la propria arte cogliendo il meglio di quello che veniva dagli altri pittori. Il colore dei veneti, l'originalità dei ferraresi, la ricerca intellettuale dei toscani: tutto si mescolava e trovava sintesi in opere stupende come quelle che possiamo ammirare nella mostra.  Il critico Longhi aveva fatto notare l'influenza di Piero sulla pittura francese del secondo Ottocento. Alcuni dipinti esposti , come quello di Seurat per esempio,

confermano la validità di questo giudizio. Affascinante risulta poi il confronto con Carrà,

Morandi, Guidi e tanti altri pittori italiani del primo novecento. D'altronde il realismo delle rappresentazioni di Piero, che è il più lontano possibile dalla banalità, è certamente fonte di ispirazione per i pittori del cosiddetto “Realismo magico” non solo gli italiani, ma anche l'americano Hopper ed il francese Balthus. Non manca una sezione da visitare con più pazienza in cui sono esposti i trattati sull'arte e sulla prospettiva di Piero della Francesca, Di Leon Battista Alberti e di altri grandi del Rinascimento.

La mostra è aperta fino al 26 giugno presso i musei San Domenico di Forlì da martedì a domenica dalle 9,30 alle 20

8 aprile 2016