Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

Raffaello a Venaria Reale

di Marcella Busacca

Urbino, Perugia, Firenze e Roma ospitarono Raffaello nella sua intensa e breve vita di artista sommo.
Adolescente si formò nella bottega del padre Giovanni Santi; dopo la sua morte si legò a Perugino e Pinturicchio. Firenze lo attrasse con le novità che apportavano nel campo delle arti figurative Michelangelo e Leonardo mentre lavoravano agli affreschi delle battaglie di Palazzo Vecchio  cercando soluzioni straordinarie per la pittura parietale. A Firenze ebbe commissioni private come ritratti:  splendido quello della cosiddetta  “Muta” oggi alla Galleria d'arte di Urbino 

o Madonne per la devozione privata come la Madonna del Granduca. Quando stava per essere anche lui un pittore riconosciuto e perciò apprezzato dalla Repubblica fu chiamato a Roma dove trascorse il resto della sua vita. “Madre natura temette, finché egli visse di essere da lui vinta e quando si spense, di morire con lui”: meraviglioso epitaffio scritto da Pietro Bembo e inciso sulla sua tomba nel Pantheon di Roma. Raffaello per tutta la sua vita inseguì un ideale di bellezza e di perfezione in cui si fondessero reminiscenze antiche, echi della grande letteratura umanistica, amore per la natura e per i grandi maestri che lo avevano preceduto e che gli erano contemporanei.  Per necessità fu maestro giovanissimo, per genialità lo fu di tanti che guardarono alla sua opera non solo per seguirlo nella pittura, ma in tante arti congeneri (come disse Vasari) che nel primo rinascimento resero bella e indimenticabile la vita delle città italiane e delle sue corti.  Venaria Reale, splendida reggia sabauda vicino Torino, trasformata in sede espositiva per mostre, con “Raffaello il sole delle arti” dedica una eccezionale  esposizione al pittore urbinate, curata da Gabriele Barucca e Sylvia Ferina e con la consulenza di un comitato scientifico presieduto da Antonio Paolucci. La mostra si sviluppa seguendo le tappe della vita dell'artista, dal suo apprendistato alle grandi commissioni romane nei palazzi vaticani e  alla farnesina e per le chiese di tutta Italia che volevano un'opera del maestro come per esempio Bologna con la pala di Santa Cecilia.

Una sezione è dedicata alle opere di scultori, fonditori, ceramisti, mosaicisti, intagliatori, armaioli e tessitori di arazzi

che utilizzarono suoi disegni originali, ma anche le incisioni di Marcantonio Raimondi

che fu una specie di alter ego di Raffaello e fece da tramite tra di lui e i molti artigiani che volevano utilizzare immagini che si richiamavano alla sua pittura. In una grande sala sono esposti cinque arazzi che in epoche successive si richiamarono al suo cartone della pesca miracolosa. Dall'incendio di Borgo

di una delle stanze vaticane alla madonna del cardellino, dai disegni ricavati da sarcofagi romani o dalla visione delle grottesche della domus aurea appena portata alla luce, non c'era spunto che suggeriva a Raffaello l'ideazione delle sue opere che non diventasse patrimonio di altri: l'artista non temeva rivali e regalava a tutti  le sue intuizioni perché ciò che facevano gli altri era pur nella loro modestia e grandezza un inno alla bellezza e un ringraziamento alla sua qualità di maestro.
La mostra è aperta fino al 24 gennaio 2016 dal martedì al venerdì dalle 9 alle 17; sabato,domenica e festivi dalle 9 alle 19.

7 dicembre 2015