Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

X RASSEGNA POESIARTE MILANO “LE STANZE DI GEA”

di Marcella Busacca

Si può immaginare la terra come una unica casa in cui ci sono innumerevoli stanze, si parlano le lingue più diverse, dove ci si muove e si vive senza conoscersi, ma in cui  in alcuni momenti si fa festa e ci si capisce ognuno/a col proprio linguaggio, col proprio retaggio e anche le proprie emozioni? E’ l’ambizioso progetto dell’iniziativa “Il mondo di Gea” Poesiarte giunta alla sua decima edizione al Quintocortile di via Bligny 42 a Milano.  I vari luoghi del mondo come soggetto di dipinti, sculture e poesie: luoghi conosciuti o semplicemente sognati, su cui si è fantasticato o da cui ci si è allontanati. Le prime  due serate si sono svolte con letture di poesie, visita alle opere esposte e musica a fare da collante come linguaggio universale che tutto collega. La terza serata ha visto ancora letture poetiche e  performance di un gruppo di volontari e di abitanti della casa che ospita la galleria: ancora con musica e interventi di varia creatività. Tutto si concluderà lunedì 24 giugno con un’action painting alle ore 21. In altre  edizioni di Poesiarte si era chiesto a un/a poeta e un/a artista di comporre opere con un legame, oltre che col tema prescelto, anche l’un con l’altro, quest’anno si è preferito lasciare libertà di scelta: le somiglianze le abbiamo trovato noi, se ce  n’erano, dopo la lettura dei testi e la visione delle opere esposte.  Le poesie spesso hanno parlato di  una Milano del passato o del presente come spazio divenuto estraneo e di luoghi lontani rimasti affettivamente vicini: un gioco di ripulsa e ricerca di se stessi e degli altri con cui ricreare legami di affinità. I dipinti e le sculture si avvalgano di piccole ,volute dimensioni, ma  ci catapultano in uno spazio senza limiti. Evelina Schatz rappresenta la grande Tataria come una terra incognita.

Antonella Prota Giurleo traccia dei segni rossi su ideogrammi cinesi a rappresentare la difficoltà a capire la Cina con la nostra ideologia.
Donatella Bianchi spezzetta il mondo e separa l’Europa dalla Libia con scie rosse che sembrano macchiare il mar Mediterraneo,ma un albero cresce simbolo di speranza.  

 Che luogo immaginiamo dopo aver visto Tombouctu di Marilde Magni contenuto in un lavoro a maglia di carte tagliate a striscioline?

Mavi Ferrando deforma e duplica come in uno specchio le teste gigantesche dell’isola di Pasqua.

Nadia Magnabosco immagina il Giappone come un groviglio di biglietti arrotolati col rosso del suo sole come una goccia di sangue,

Adalberto Barioli fa un collage col solito sole del Giappone, uno scritto e un cielo con nuvole. Jane Kennedy immagina l’Italia come tante opere d’arte scomposte e ricomposte in modo alquanto incomprensibile: una grande malata? Nicoletta Frigerio costruisce il Mediterraneo come un enorme graffito percorso dalle ferite dei suoi migranti. Potremmo partire il nostro viaggio dalla donna gravida di Maria Amalia Cangiano

e finire con Creta di Pino Lia dove il mondo è rappresentato in modo lineare non dai continenti, ma dai segni incomprensibili delle lingue mediterranee delle origini.

 

22 giugno 2013