Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

 

Rousseau il Doganiere al Museo d'Orsay
“L'arcaica innocenza”

di Ugo Siciliano

La mostra parigina è definita bene dal sottotitolo, “l'arcaica innocenza”, che individua il punto centrale dell'arte del Doganiere Rousseau e nello stesso tempo l'allontana  da una banale vicinanza con l'arte naif. Questa impostazione spiega altresì il grandissimo interesse, a volte, la devozione che artisti  come Apollinaire, Picasso, Redon, Seurat, Gauguin e tanti altri ebbero per il vecchio maestro tanto che lo considerarono il padre della modernità.
Rousseau era nato nel 1844 a Laval, nella Francia del Nord, e dopo una giovinezza abbastanza avventurosa e travagliata era stato assunto presso l'ufficio del dazio di Parigi cosa che l'aveva spinto  a darsi il titolo di Doganiere. La passione per la pittura non lo spinse a percorrere le strade ordinarie dell'accademia; la sua pittura non piacque ai selezionatori del Salone Ufficiale, che lo rifiutano, ma venne apprezzata dal Salone degli Indipendenti. Le sue prime opere sono ispirate dall'esotismo ed improntate alla semplicità, prive di prospettiva e ricche di valori simbolici. Ed è proprio in coincidenza con la crescita dell'interesse verso la pittura simbolista ai primi del Novecento che matura la sua arte e le sue opere, a volte di grandi dimensioni, cominciano ad avere quell'impronta solenne, quasi classica propria della sua maturità.
L'esposizione, che riprende ed arricchisce quella di Venezia del 2015, è strutturata in sette sezioni tematiche: Ritratti e paesaggi, L'innocenza arcaica,  Donne monumentali, Infanzia crudele, Nature morte e paesaggi,

La guerra

e Dal paradiso alle giungle.

Alle sue opere sono affiancate quelle di grandi artisti europei che a lui si sono ispirati. E si colgono affinità che non si sarebbero mai immaginate: gli italiani Carrà, De Chirico, Morandi, Donghi, ma anche grandi pittori del quattrocento comeVittore Carpaccio e Paolo Uccello;  i francesi Delaunay e Vallotton, Kandinsky, gli espressionisti tedeschi del Blaue Reiter, il messicano Diego Rivera, lo statunitense Hopper e tanti altri. Picasso in particolare lo considerava il suo maestro. Cosa dire delle grandi tele esposte? C'è una magia nei mondi misteriosi che vengono rappresentati da Rousseau che si ritrova anche negli sguardi assenti delle figure monumentali di donne.

Le belve dietro le siepi della giungla si mostrano curiose di noi quasi quanto noi di loro. Il suo autoritratto dal titolo “Io stesso Ritratto-paesaggio”

ce lo mostra semplice ed austero. Un vero grande della pittura che la bellissima mostra del Museo d'Orsay  valorizza nel modo migliore.

La mostra è aperta fino al 17 Luglio 2016 tutti i giorni dal martedì alla domenica negli stessi orari  del museo

16 maggio2016