Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 


SCHIELE E IL SUO TEMPO

di Marcella Busacca

Sarebbe meglio se certe mostre fossero presentate per quello che poi si rivelano ai visitatori che se ne intendono: un assaggio per poter poi gustare la “pietanza” in contesti più idonei. Nella mostra di Palazzo Reale a Milano (25.02 – 06.05.2010) opere di Egon Schiele ce ne sono poche e anche dei suoi contemporanei, mentre sono bene illustrati il periodo storico e il rapporto tra aspetti culturali e gli artisti che fiorirono a Vienna alla fine del XIX secolo a all’inizio del Novecento.Musil in letteratura, Mahler nella musica, Klimt nella pittura sembrano sbarrare il terreno ai sogni della bella epoque che a Vienna si sposa dolorosamente col dramma degli Asburgo che  con suicidi, omicidi e vergognosi segreti segna la fine di uno dei grandi imperi dell’Europa centrale. La Germania, più moderna politicamente ed economicamente dell’Impero Austro-Ungarico, detta le regole all’alleato, mentre Francia e Inghilterra preparano già con la Russia la spartizione dell’enorme territorio.Tutto questo però avverrà con la guerra 1914-1918.  All’inizio del Novecento Vienna, Praga e Budapest sono ancora città importanti dove si produce cultura e ci si illude di poter arginare la frana. La Secessione non si fa sul piano territoriale: Cecco Beppe con la sua età veneranda pensa di essere ancora il buon padre, anche se un po’ burbero, dei suoi sudditi che parlano tante lingue diverse, che guardano ad altri paesi  per le scelte politiche, ma si sentono accomunati da una certa musica, da certi costumi e abitudini. Freud nella medicina, Klimt nella pittura, Schonberg nella musica sollevano i tappeti del perbenismo borghese e quello che sale è un vero e proprio vortice che travolge linguaggi, sentimenti e modi di percepire l’arte.
La musica diventa rumore e dissonanza, il quadro non si sa da dove guardarlo perché inquieta invece di rasserenare, la poesia porta alla luce sentimenti nascosti e pulsioni segrete. Freud ha imposto l’incoscio in ogni forma di espressione. Il sesso è gridato specie dal giovane Schiele che deforma i corpi, che sembra voler mettere a nudo non solo le forme che si nascondono per pudore, ma anche quello che c’è dentro e dietro le forme. I colori sono gridati, le forme stilizzate, i paesaggi ridotti a piatte superfici in cui le pennellate assumono  un significato cupo e spigoloso, come in “Case con bucato colorato”.

Il quadro più significativo, a parte alcuni autoritratti (bellissimo quello del 1910), è “Gli eremiti”:

due figure maschili avvolti in sai scuri in cui si riconoscono lo stesso autore e Klimt.  La brevissima vita impedì a Schiele di cogliere il successo che sperava di avere a disposizione. La grande guerra mise fine all’impero e la “spagnola” se lo portò via a 28 anni!

La mostra è aperta: lunedì dalle 14.30 alle 19.30.
                           martedì, mercoledì,venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30
                           giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30