Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

I TESORI NASCOSTI DI BRERA:
I TAROCCHI DEI BEMBO

di Marcella Busacca

I grandi musei hanno nei loro depositi tesori straordinari che non possono essere esposti per vari motivi che vanno dallo spazio insufficiente ai  problemi della loro conservazione. La situazione del Museo di Brera a Milano è aggravata dall’impossibilità di utilizzare l’intero palazzo per le esposizioni delle opere d’arte in quanto una buona parte dell’edificio, una volta sede dei gesuiti, è ancora occupato dall’Accademia delle Belle Arti, per cui sarebbe già pronta la ex caserma Mascheroni. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il macigno delle lungaggini burocratiche e delle resistenze corporative. Di tanto in tanto si trova posto nello storico edificio per esporre opere di piccolo formato che permettono di conoscere una parte del nostro passato. Questa volta l’occasione è data dai Tarocchi. Dal 13 Novembre 2012 al 17 Febbraio 2013 sono stati esposti i Tarocchi cosiddetti Sola Busca (dalle ultime famiglie che le hanno posseduti). Il mazzo, formato da 78 carte, miniate nel 1491 a Venezia da Nicola di Maestro Antonio,

è stato acquistato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali che lo aveva  assegnato a Brera. Lo studio dell’iconografia, in cui prevale il riferimento ad Alessandro Magno e alla cultura alchemica tra Veneto e Marche nel XV secolo, ha permesso di comprendere il senso di queste carte divenute nella Francia del XVIII secolo strumenti di maghi e divinatori del futuro, mentre nel secolo in cui erano nate erano riservate al gioco dell’aristocrazia. Subito dopo, quasi una staffetta, ecco la mostra sui tarocchi miniati dai Bembo,

in parte proprietà del museo stesso, che però questa volta allarga l’esposizione a dipinti degli artisti che sono stati una delle botteghe più importante nel ducato di Milano nel periodo del passaggio di potere dai Visconti agli Sforza. Andrea, Bonifacio, Bartolomeo, Ambrogio, Girolamo e Lazzaro avevano appreso nella bottega del padre i primi rudimenti della pittura che era  condizionata dallo stile gotico e dall’uso di tavole su cui le immagini sacre erano ancora con lo sfondo dorato e i ritratti dei potenti, ieratici e fuori dal tempo.

Gentile da Fabriano e  Masolino da Panicale, arrivato a Castiglione Olona  al seguito del cardinale Branda Castiglioni, avevano portato una nota di raffinatezza e di novità nel mondo della pittura lombarda ancora dominata da stilemi francesi e veneziani.  Francesco Sforza, divenuto signore di Milano per il suo matrimonio con Bianca Maria Visconti , ma soprattutto per le sue doti di condottiero, tenne una corte brillante in cui il gioco era parte importante per cui ordinò ai Bembo, oltre i rituali ritratti di lui e della moglie  e agli affreschi per la cappella ducale del Castello Sforzesco, le carte da gioco per sé e per qualche illustre ospite. Le carte esposte sono anche quelle conservate all’Accademia Carrara e permettono di ricostruire un mondo di raffinate relazioni tra persone e oggetti racchiuse in piccole opere che nulla hanno da invidiare ai dipinti di più grandi misure. Dame e cavalieri e complesse scene come quella della fortuna  tornano a vivere sotto i nostri occhi.

Potremmo fare un gioco combinatorio come piacque a Italo Calvino nel “Castello dei destini incrociati”, ma questa è un’altra storia.

La mostra è aperta fino al 7 Aprile 2013 dal martedì alla domenica dalle ore 8.30 alle 19.15

21 marzo 2013