Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

 

Tornare @ Itaca

di Marcella Busacca

Nei giorni 3,4 e 5 Novembre 2008 allo Spazio Tadini via Jommelli 24 si è svolta la mostra Tornare @ Itaca ideata da Mimma Pasqua.
Sono state esposte opere di ventotto artisti e presentate nelle tre serate opere narrative di tre scrittori calabresi con accompagnamento musicale e lettura di brani dei testi presi in esame.
La scelta del luogo è stata felice perché si tratta dello studio del pittore, scrittore e drammaturgo Emilio Tadini che ha saputo, nella sua ricca produzione, fondere linguaggi diversi con una forte attenzione all’ambiente e alla società in cui è vissuto e ai suoi cambiamenti.

Immagini e parole: le immagini che ci si porta con sé andando via dai luoghi della propria nascita e le parole per esprimere rimpianti o semplicemente nominare emozioni. La geografia del cuore inevitabilmente deforma i contorni dei luoghi di cui si parla o che si rappresentano: anche gli spazi più ampi diventano orti chiusi e gli spazi piccoli e circoscritti perdono i confini e aspirano all’infinito.


Mavi Ferrando costruisce col legno delle onde su cui si profila un’auto in movimento. Ruggero Maggi disegna delle formiche che con un gioco di fogli sovrapposti costruiscono le parole Caos e Caso. Lucia Pescador immagina le insegne di un hotel a San Pietroburgo con i nomi di Malevitch e di Rodcenko: un viaggio nello spazio, ma anche all’interno della pittura. Tarcisio Pingitore divide il suo quadro in quattro parti: cielo, spazio nero, spiaggia grigia e mare; i lembi delle quattro parti sono sollevate quasi a rappresentare non una superficie piana, ma un luogo in cui penetrare. Marilde Magni racchiude in tre pareti uno specchio su cui nasce un albero di rame. C’è anche una rete e sulla parete di fondo fili di tessuto che si ingarbugliano, si stendono e si specchiano. Nadia Magnabosco costruisce un gioco dell’oca che somiglia anche a un labirinto. Mirella Saluzzo su un piano mette quattro lastre grigie che rappresentano le maree nelle varie ore della giornata. Helene Gritsch imprigiona due macchie rosse e nere da cui si dipartono sottili strisce che sembrano voler uscire dal quadro.

Non si sa da dove si è partiti, né dove si può arrivare. Itaca è solo una metafora dell’approdo, del porto sicuro o del luogo dove si vuole giungere, non è detto che sia quello della partenza.

6 novembre 2008

foto di Nadia Magnabosco