Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 

                 

Van Gogh e la terra

di Ugo Siciliano

La mostra di Palazzo Reale, una delle tante che si svolgono a Milano in questi mesi, intende approfondire un aspetto particolare dell'arte di Van Gogh: il suo rapporto con la terra. Gran parte delle opere esposte riguarda la vita dei contadini che si curvano sulla terra per produrre con fatica i frutti che daranno loro da vivere. Il mondo contadino è quello in cui il pittore trova la  sacralità dell'esistenza.

Egli ammirava in Millet la religiosità della vita dei campi e in alcune lettere al fratello Theo, esposte in una sezione della mostra, parla di questo pittore ammirato al punto da definirlo “père Millet”. L'amore e il rispetto  per la terra si comprendono bene perché L'Olanda era ed è un paese dove la terra è stata strappata con fatica al mare e perciò considerata sacra. L'esposizione, curata  da Kathleen Adler e con la messa in scena dell'architetto giapponese Kengo Kuma, comprende una cinquantina di opere che provengono in gran parte dal Museo Kroller Muller di Otterlo ed è divisa in sei sezioni tematiche. Apre la mostra l'autoritratto del 1887 anno in cui Van Gogh è a Parigi e si ritrae con un abito elegante e un aspetto sereno.

I suoi quaranta autoritratti non sono il segno di un forte egocentrismo, ma  sono dovuti al fatto che spesso non può pagarsi neppure un modello. La sezione “vita nei campi” presenta  disegni di contadini; sono opere di grande potenza espressiva in cui l'artista con pochi tratti di matita ci mostra la fatica e la dignità del lavoro dei campi: zappatori, seminatori, taglialegna, contadine ingobbite e mangiatori di patate di cui è presente una litografia.

Nella “Baracca con contadino” del 1885 si nota  l'influenza della pittura francese che aveva conosciuto in suo primo viaggio a Parigi. Nella piccola sezione dei ritratti l'indagine psicologica si accompagna all'interesse sociale che lo ha spinto a cominciare a dipingere intorno ai trent'anni .

La sua ricerca estetica punta a rappresentare l'essenza stessa della vita: bellezza, dolore e soprattutto verità che hanno un fondo terribile che lo porteranno alla tragica morte. A momenti sereni come la nascita del nipote che lo spinge ad abbandonare la Provenza si sono alternati i periodi in cui era internato nel manicomio di Saint-Rémy de Provence. Uno dei quadri più belli è  l'ultimo della mostra che Van Gogh dipinge mentre è rinchiuso. La luna che sorge  sui covoni da montagne blu contro un cielo più chiaro sembra alludere a un periodo più sereno.


L'ultima sezione “Colore e vita” presenta opere in cui la ricerca cromatica raggiunge una potenza espressiva che sarà fonte di ispirazione per la pittura del Novecento.
 
La mostra è aperta fino all'8 Marzo 2015 con i seguenti orari:
lunedì dalle 14,30 alle 19.30 ; martedì, mercoledì,venerdì e domenica dalle 9,30 alle 19,30
giovedì e sabato dalle 9,30 alle 22,30

3 dicembre 2014