Leggere e/o Guardare (a cura di Marcella Busacca)

 


La dea di Morgantina è tornata a casa.

di Marcella Busacca

E’ tornata nella sua terra natale dopo un lungo vagabondare una splendida statua greca definita impropriamente (forse per la sua straordinaria bellezza) Venere di Morgantina, ma che probabilmente è una Demetra (Cerere) o Persefone (Proserpina). Per lunghi anni la statua ha fatto bella mostra al Paul Getty Museum di Los Angeles dove era approdata dal mercato antiquario di Londra dopo un passaggio in Svizzera in cui pare l’avessero portata dei tombaroli siciliani divisa in più pezzi  con estrema perizia per non comprometterne la qualità. Nonostante le continue affermazioni garantiste sulla liceità dell’acquisto  una prova inoppugnabile ha dimostrato che l’opera proveniva dalla Sicilia e da scavi clandestini.

Il “tessuto” dell’abito della dea infatti è ricavato da pietre calcaree che esistono solo in un’area molto circoscritta  della Sicilia sudorientale. Scolpita probabilmente a Siracusa, la dea era stata trasferita in uno dei tanti templi della Sicilia centrale dove era diffuso il culto della Dea Madre Demetra che sovraintendeva alla ricchezza delle messi  e alla mitezza del clima. In quei templi accanto a Demetra veniva onorata anche la figlia Persefone. Il fascino della statua nasce dal fatto che il volto, le mani e i piedi della divinità sono di marmo mentre l’abito è formato da pietra calcarea che ha permesso all’ignoto scultore di plasmare con più facilità le pieghe che sembrano agitate dal vento.
 La battaglia per il possesso del prezioso reperto è stata vinta e nel piccolo museo di Aidone, la cittadina siciliana più vicina agli scavi Morgantina, ora si possono vedere oltre alla bella statua, degli argenti e due “acroteri” anch’essi finiti sul mercato antiquario perché spacciati per oggetti di proprietà di improbabili collezionisti che li avrebbero ereditati da antenati prima dell’entrata in vigore della legge che in Italia tutela in maniera molto rigorosa il possesso dei beni trovati nel sottosuolo del nostro paese. Che i tombaroli siano più bravi degli archeologi nell’individuare opere di grande importanza e a scavarle senza provocare loro danni?
 Ora si vorrebbe  individuare il luogo dello scavo clandestino, anche se  sono passati troppi anni e il territorio attorno alla parte “emersa” degli scavi di Morgantina ha  subito violenti cambiamenti. C’è un progetto per collegare il piccolo museo di Aidone agli scavi di Morgantina e alla Villa del Casale di Piazza Armerina in un percorso non solo  archeologico, ma anche ambientale e di valorizzazione di tradizioni popolari. Speriamo che dalle intenzioni si passi ai fatti.

27ottobre 2012