Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 


Il testo che segue è stato pubblicato sul numero 2 Marzo - Aprile della rivista NaturaliaDomus con il titolo Amazzonia Effetto selva


Una lezione artistica ( e non solo) dall'Amazzonia peruviana


di Antonella Prota Giurleo

 


La roccia di Kumpanamà


Le comunità Shawi dell'Amazzonia peruviana, che ho potuto visitare grazie alla disponibilità dell'organizzazione non governativa Terra Nuova, conservano antiche tradizioni che, per un'artista rispettosa della natura, risultano interessanti sia dal punto di vista culturale che da quello pratico.
Roberto Saurin, pittore e guida amazzonica, mi ha introdotta alla conoscenza di una quantità di piante, descrivendomene le funzioni; la sua competenza e il desiderio di mettere al corrente le persone della ricchezza e del valore delle piante della selva è sbalorditiva; la sua generosità incredibile: regala il suo sapere senza preoccupazione alcuna.

                                                     Pittura

Nel giardino della casa di Roberto, a Yurimaguas, raccogliamo le foglie di supurì, una pianta che l'artista ha trapiantato dalla selva.
Le foglie di supurì vengono utilizzate per sbiancare la biancheria ma, una volta pestate nel mortaio e aggiunta acqua, si ottiene un colore marrone rossiccio che viene utilizzato per dipingere. Generalmente per comporre quasi tutti i colori funziona il rapporto 3 a 1, tre di colore e uno di acqua.

Preparato il colore ci accingiamo a dipingere su una tela anch'essa ricavata da una pianta, la llanchama.
Il processo per estrarre la tela dalla corteccia è molto particolare.


Roberto racconta che bisogna scegliere una notte stellata dopo essersi astenuti da relazioni sessuali per quindici giorni, non deve piovere e la giornata deve essere stata molto calda.
Il lavoro è lungo: occorre tagliare con due incisioni circolari,da un albero abbastanza sottile, un metro e mezzo di corteccia di prima qualità.
La resina che fuoriesce viene utilizzata come medicinale.
Ci si provvede di un palo di legno forte e si comincia a battere la corteccia; con i colpi la corteccia si ammorbidisce e, quando si taglia in verticale con il machete il cilindro, questo si apre e cade a terra in forma rettangolare.
Si solleva un poco la corteccia con un coltello, appare una tela molto bianca; si sdoppia e si continua a battere in modo che la tela, assottigliandosi, diventi più grande. Si lascia a macerare nel fiume per tre giorni e poi si tratta con cenere di legna in modo che si ripulisca bene, si cosparge di sale per tre giorni e torna ad essere bianca.
Il tronco e le foglie della llanchama hanno spine, anche dalle foglie esce la resina se si tagliano.
Tra le comunità Shawi della Selva, dove Roberto ha organizzato i laboratori di scultura e di preparazione di tele e di colori in modo che le ragazze e i ragazzi possano conoscere e conservare le tradizioni antiche, apprendiamo come altri colori vengono ricavati dai semi o dai frutti di altre piante.
Huito e' il frutto per ricavare il colore nero; si grattugia la scorza, si macera (tre cucchiai piu' uno di acqua), si mette all'ombra per 48 ore (non deve vedere la luce da nessun lato); se il frutto e' verde il tempo necessario e' minore.




Con questa tinta si dipingono i piccoli appena nati per scacciare gli spiriti cattivi. Viene usato anche dalle donne sia per decorare volto e caviglie che per tingere i capelli. Pare che l'uso di questa tintura eviti la canizie in vecchiaia; effettivamente è difficile incontrare una donna con i capelli bianchi nella selva poichè dalla più tenera età è abitudine tingere i capelli; in città, invece, ci sono donne chiaramente originarie della selva con qualche filo bianco tra i capelli, probabilmente perchè non utilizzano più l'huito.

Achiote e' una pianta il cui seme e' colore arancio; se ne ricavano una polvere rossa ed una gialla che si utilizzano per condire. Per preparare il colore mettiamo sul fuoco il pentolino con i semi e l'acqua. La quantità di acqua nella mescolanza definisce l'uso: il colore liquido si utilizza per tingere i tessuti, in crema per dipingere, in polvere per dipingere i visi.
Roberto mi dipinge una farfalla sul braccio, entro un'ora dovrebbe apparire. Non sara' cosi' ma, il giorno dopo, la mariposa appare. La mia pelle non e' secca come quella di chi abita la selva; io sudo molto, cosi' la farfalla non durera' un mese, ma mi accompagnera' per alcune settimane.
Dalla bacca della Mishquipanga si ricava il colore blu mentre le bacche di pichirina, pestate, servono per comporre il giallo.


Nel pueblo, passando di capanna in capanna, vedo svolgere le diverse attività, femminili ( ceramica, tessitura, preparazione di cibi e bevande), maschili
( preparazione delle reti, intreccio, raccolta dei vermi per la pesca) o comuni
( riparazione o sostituzione del tetto).

                                                       Ceramica

Per realizzare le ciotole e i manufatti di ceramica non viene utilizzato il tornio. Le donne lavorano l'argilla (mischiata a polvere di legna bruciata per rendere più solido l'impasto) a colombini che vengono disposti a comporre la forma desiderata; successivamente, con uno strumento sottile e piano (generalmente un frammento di conchiglia o di pietra), il lavoro viene lisciato e quindi cotto in una fogata di legna di yanabara.


Le forme utilizzate nella selva sono essenzialmente tre:
. la mocahua, una tazza piccola che si usa per servire il masato ( la bevanda ricavata dalla fermentazione della yuca).
. la callana, un piatto grande dove vengono serviti yuca, platano sancochado
(banana cotta) e carne.
. la tinaja, un' anfora con la bocca larga per conservare il masato, la chicha
(bevanda ricavata dalla fermentazione del mais) e l'acqua.


Gli oggetti vengono decorati a forme geometriche, disegnate con piume sull'argilla bianca, marrone e gialla che diventa rossa quando si cuoce. Il carbone si usa sia per mescolarlo all'argilla che per decorare.


C'è anche una particolare creta blu che si trova sulle rive dei fiumi e dei ruscelli. Si mischia con la cenere della corteccia della apacharama e con la polvere di una pietra nera in modo che la creta risulti piu' consistente.
Quando l'oggetto e' freddo si dipinge con la leche caspi, una resina, che lo impermeabilizza e lo rende lucido.
Ovunque ci fermiamo siamo accolti con gentilezza e, sempre, viene offerto il mazato, la bevanda che si ricava dalla yuca;


i tuberi, precedentemente masticati dalle donne, vengono pestati in un mortaio; la purea ottenuta viene lasciata fermentare, messa al fuoco e conservata poi in una tinaza. La bevanda ricavata ha un grado alcoolico simile a quello della birra. Spero di non aver offeso nessuno rifiutando l'offerta ma non credo; quando spiego che l'ho assaggiato una volta e che mi sono sentita marear dopo un goccio, tutti ridono e mi guardano con benevolenza. In effetti devo sembrare un po' strana, da accudire, perche' loro ne bevono due o tre tazze e stanno meglio di prima. Chissà che sapore avrà?


                                                            Tessitura

Gli oggetti classici realizzati tessendo sono essenzialmente due:
. la pampanilla: gonna utilizzata dalle donne
. la pretina, fascia per portare oggetti, impiegata da donne e uomini in diverse parti del corpo.
Le pampanillas sono tessute in cotone seminato nelle chacras,



in telai costruiti con pali di legno ricavati dagli alberi del bosco.


Terminato il tessuto, si tinge con colori di differenti piante:
. giallo: guisador con limone
. rosso: foglia di yanaponga
. nero: la stessa pianta, corteccia di yanabara, creta nera.
Si decora utilizando legnetti sottili o ossa fini di animali.
Al bordo inferiore della gonna si mette una sorta di piccola frangia multicolore che viene realizzata con quattro coppie di fili da una donna utilizzando mani e piedi, mentre un'altra donna inserisce piccoli anelli colorati di lana.


Passando di capanna in capanna e cercando di ringraziare e salutare scopro, me lo spiega Edoardo, guida Shawi, che le uniche parole in lingua Shawi che ho imparato,: "Iguatà kai" l'equivalente di "Buenas tardes hermana" ( Buon pomeriggio sorella) si utilizzano solo arrivando, quando ci si commiata si deve dire: "Parasò" che significa Chao.
E' sempre Edoardo che ci mostra una pianta, la chambira, che si usa per fare borse: si tolgono con cura e attenzione le spine, si pela, si scrolla e si apre, come fosse composta da tante foglie che Edoardo raccoglie per intrecciarle poi.


Durante gli itinerari nella selva ci vengono mostrate dalle nostre guide diverse piante.
Tra quelle medicinali l' Ayrambo, che si utilizza per evitare la caduta dei capelli
(così mio marito Antonio si fa fotografare con le bacche sulla fronte); la Jergonsacha una pianta che assomiglia molto al serpente Jergon, ha infatti il medesimo colore e disegno della sua pelle. Si tratta di uno tra i serpenti più velenosi del Sud America. Si usa colpire con la pianta le gambe dei bimbi perchè si ritiene che questa azione produca un effetto repellente nei confronti del serpente.
L' Ishanga viene utilizzata per combattere artrite e reumatismo, la Cocona, si usa in caso di diabete; la cana gigante in caso di febbre.
Tra le piante che vengono utilizzate per la costruzione delle capanne, delle canoe o di manufatti l' Espintana, della quale si utilizza la corteccia e che fornisce un legno molto fine per le costruzioni; una specie di fagiolone della famiglia della Fabacea, simile allo Shimbillo, che evita l'erosione delle rive del fiume e si utilizza per riforestare. La Fabacea, frutto che pare un cactus, e' molto importante perche' si dispone a circa cinque metri dal fiume, assorbe molta acqua ed e' utile per evitare inondazioni
La Carahuasca. è un albero che si utilizza per costruire le abitazioni, il Bombonaje viene usato per il tetto.


La cataua è un legno fine che si utilizza per canoe e barche; la resina è molto forte, una sola goccia a contatto con la pelle può essere dannosa. Roberto ci racconta che, per procurare danno ad una persona, si annoda all'albero una sua camicia e, dopo un mese, la persona si ammala e muore.
Peresosos si usa specialmente per i trasporti perchè la corteccia è scivolosa e permette lo scivolamento anche di una barca pesante.


Molte piante forniscono frutti o tuberi che costituiscono elementi utili per l'alimentazione; tra queste il Pan del arbol, che ha un sapore simile alla nostra castagna, il cui frutto piccolo viene chiamato pandisho


e poi ananas, papaya, cocco, banane, uvilla de la selva.
Altre piante ci affascinano per fiori


o frutti, come il tacllasitulli ( nome scientifico Helicona) o il Labbro della sposa


o l' Huayruro, le cui bacche rosse si utilizzano per fare collares, perché si ritiene portino fortuna.
E quando arriva il momento della partenza ciascuno arriva con qualcosa che mi aveva interessata e che, per qualche motivo, non avevo fatto in tempo a raccogliere: Edoardo porta i semini della buona sorte, le bacche rosse dell'huayruro utilizzate per fare collares, Wilson è stato mandato da Eugenio a raccogliere un poco di arena blanca. La utilizzerò tornata a casa per mescolarla ai colori, realizzando textures che dicano di selva.
Eugenio arriva con sua moglie Ramunda che mi offre in dono una mocahua. Tutti ci accompagnano al peque peque (nulla è più lento del peque peque), barca con la quale risaliremo il fiume, allontanandoci dalle meravigliose comunità Shawi che ci hanno accolto e, con pazienza, insegnato ad apprezzare un mondo che non conoscevamo.
Mi viene da riflettere sulle parole che, in italiano,esprimono il ricordo:
. ricordare, con il cuore
. rammentare, con la mente
. rimembrare, con le membra.
Mi piace questa differenza di parole che dicono le diverse modalità di ricordare. E' importante, è vero ed è bello, ricorderò con membra, mente e cuore.

Fotografie di Antonella Prota Giurleo e Antonio Sormani