Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 


GEA MINIARTEXTIL

di Chiara Franchi

 

La rassegna di arte tessile contemporanea Miniartextil, alla sua ventiquattresima edizione, ha festeggiato l'importante traguardo con una celebrazione della natura.

Nell'aprile del 2014 è stata inaugurata a Como la ventiquattresima edizione della mostra di arte tessile contemporanea Miniartextil. La rassegna, curata dal professor Luciano Caramel e terminata a giugno, si è svolta per il terzo anno consecutivo all'interno di Villa Olmo, splendida dimora neoclassica che si affaccia sulla riva del Lario.
Il tema scelto quest'anno dagli organizzatori della mostra, Mimmo Totaro e Nazzarena Bortolaso, è tanto attuale quanto complesso, stratificato: Gea, ovvero la Terra, elemento che viene quindi connotato attraverso la sua accezione più antica, la quale non può fare a meno di richiamare alla mente un'idea di natura quale forza primordiale, madre degli esseri viventi.
Le artiste e gli artisti, provenienti da ventidue nazioni, hanno interpretato Gea in tutte le sue declinazioni, dall'ecologia al legame con il territorio, alla bellezza degli elementi naturali, senza dimenticare, ovviamente, l'inquinamento e lo sfruttamento dell'ambiente. Tale è stato dunque il filo conduttore dell'esposizione, il cui percorso si è sviluppato attraverso quattordici installazioni di grande formato, fra le quali una realizzata da Maria Lai, a cui è dedicata la mostra, e cinquantaquattro piccole opere tessili.

Molto significativa la presenza femminile; in particolare, tre sono le artiste che hanno realizzato installazioni direttamente legate alla dimensione della terra. La prima di esse era situata all'interno della villa, ad accogliere i visitatori: si tratta dell'opera di Patrizia Polese, I love you 1 e I love you 2.

Artista trevisana, specializzatasi in arte della tessitura alla Scuola d'Arte Applicata del Castello Sforzesco di Milano, la Polese ha partecipato all'esposizione con due imponenti farfalle realizzate in filo di ferro e canapa. Esse celebrano la grandiosità della natura, la perfezione delle sue forme e dei suoi colori ma, allo stesso tempo, celano un monito: è un errore, da parte dell'uomo, il considerarsi un essere staccato dalla dimensione naturale, dissociato da essa. È un errore la convinzione di poterla prevaricare, poiché essa potrebbe ingigantirsi e ribellarsi, sopraffacendo l'umanità.

Attraverso l'opera presentata dalla giapponese Machiko Agano, A woods, l'osservatore diviene invece parte integrante di una foresta.

Le spirali verdi di cui si compone l'installazione, infatti, presentano un lato ricoperto da una superficie riflettente, che restituisce l'immagine dei visitatori che camminano attraverso la sala. Tale immagine risulta tuttavia distorta, deformata, suscitando quindi una sensazione di inquietudine e disagio.

Ha assunto una dimensione prettamente ecologica l'installazione di Pascale Peyret, artista e fotografa francese: Anamorphose è stata infatti realizzata utilizzando quasi unicamente materiali naturali, andando a comporre una grande scultura vivente.

All'interno di centinaia di contenitori luminosi, ripieni di acqua, sono immersi dei piccoli rami di tradescanzia, meglio conosciuta come erba miseria, pianta in grado di crescere e svilupparsi anche in condizioni ambientali assolutamente sfavorevoli. Il titolo dell'opera è un invito a spostare lo sguardo, per apprezzare i molteplici modi in cui l'installazione varia al variare del nostro punto di vista e, nello stesso tempo, un'esortazione a meditare sui luoghi e le situazioni più umili e difficili.

Le altre artiste presenti in questa edizione di Miniartextil sono state Juonko Imada e Maddalena Ambrosio. La prima, giapponese, ha realizzato una tela di schiuma di poliestere, all'interno della quale sono cuciti centinaia di piccoli oggetti di ceramica ed argilla. Questi piccoli manufatti simboleggiano le preghiere, i ricordi e le speranze di cui si compongono le memorie delle madri: il tema della maternità è direttamente richiamato dal titolo dell'opera, Mother.
Maddalena Ambrosio ha presentato invece un'opera senza titolo, uno scenario post-bellico nel quale alcuni libri sono sepolti e resi anonimi da terra e macerie.

Fra le installazioni realizzate da artisti ha suscitato un interesse particolare, per la sua forte connotazione ecologica, Wonder Forest, del giapponese Manabu Hangai. L'artista, infatti, ha utilizzato per la sua opera materiali completamente naturali, fra i quali si trova la "carta alga", una particolare carta ricavata dalla lavorazione delle alghe che crescono fra le ostriche e che, solitamente, vengono gettate dai pescatori a causa del loro effetto nocivo sui molluschi. Hangai è solito recuperare queste alghe e, attraverso un processo di lavorazione e colorazione, ricava una sostanza leggera e completamente biologica, che contribuisce ad impreziosire e rendere unica le sue "foreste delle meraviglie".

 

27 agosto 2014