Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 


Quando il "recupero" salva i libri "sbagliati"

di Antonella Prota Giurleo

 

La sposina sbagliata: una mostra nata per amore dei libri e per affetto e stima nei confronti di Anna Schoenstein, splendida direttrice di A Oriente!
Tra i testi pubblicati dalla casa editrice, tutti rigorosamente tradotti dalle lingue originali e con testo a fronte ( afgano, arabo, cinese, ebraico, hindi, e altre) La sposina di Citra Mudgal.
Su questo libro, nel 2009, mi ero cimentata in un lavoro di elaborazione che si era tradotto in una mostra presentata da Roberto Borghi.
Un giorno, si stava chiacchierando, Anna mi disse di avere in magazzino alcune copie sbagliate de La sposina. Un errore tipografico aveva modificato la copertina e il formato.
Soffro al pensiero dei libri abbandonati alla polvere o destinati al macero; subito, un'idea: perchè non proporre l'elaborazione, in forma di libri d'artista, dell'errore?
Così ho chiesto ad Anna, senza rivelarle le mie intenzioni, la scatola dei libri sbagliati e mi sono rivolta ad amiche ed amici artisti, persone che amano l'arte, la scrittura, la musica e la poesia, con l'intenzione di restituire una vita diversa ad un libro altrimenti destinato ad ingiallire in una scatola in un magazzino.
Ciascuna, ciascuno, ha elaborato una sua idea, ed ecco le opere esposte nella prestigiosa sede dell'Università di Torino dove Alessandra Consolaro, docente e traduttrice del teso, insegna lingua e letteratura hindi.

Un pubblico di studentesse e di docenti ha ascoltato gli interventi di Anna, di Alessandra e mio ( tre A, AAA mi vengono in mente gli avvisi di un tempo e mi suona: "AAA Cercasi di salvare libro disperatamente").

Ho molto apprezzato il riferimento che Anna ha fatto, nel suo intervento sull'umanità dell'errore, ad un'opera del Romanino, opera nella quale compare l'immagine di Santa Cecilia. Nelle pagine descrittive del martirio di Cecilia si dice che, mentre si udiva il suono di strumenti musicali, la Santa pregasse interiormente Dio. Nella traduzione del passo, erroneamente, si attribuisce invece a Cecilia il suono degli strumenti. Così, per un errore di traduzione, santa Cecilia è stata assunta a patrona dei musicisti. "W l'errore" quindi, come Anna sostiene anche nel testo di presentazione della mostra.

Dopo gli interventi ogni partecipante all'inaugurazione dell'esposizione ha avuto modo di toccare le opere ( elemento per me importantissimo e, generalmente, azione impedita) e di osservare la trasformazione che il medesimo libro ha subito attraverso l'uso di mente, cuore e mani di chi l'ha ricevuto in dono.

Isabella Gobbato ha accartocciato le singole pagine trasformandole in piccole forme rotondeggianti che ha racchiuso in un barattolo. Pagine maltrattate come riferimenti ai maltrattamenti dei quali Citra Mugdal scrive nel libro ma anche come rifiuto simbolico dell'aborto. Un barattolo il cui coperchio non è chiuso, ma appoggiato, quasi ad indicare una possibilità di uscita o di entrata.
E dei fili nei caldi colori della femminilità delle donne indiane, forse legami, con la cultura, o motivo di decorazione per un'opera realizzata con amore sulla quale si pone, alla fine, l'etichetta.

Anche Francesco Ceriani ha voluto racchiudere il libro; lo ha fatto inserendolo in una sorta di scatola, un involucro di sughero, materiale fragile, come la memoria e il destino di un libro. Una forma di mattone, però leggerissimo. L'artista ha voluto garantire la possibilità di sollevare il coperchio e di leggere ciò che ha scritto ad esplicitare il suo pensiero: "Un libro è uno scrigno" (ma, sostiene, avrebbe potuto scrivere "Un libro è un'isola"). Nel libro si trova spesso un tesoro, che si può mettere da parte e tenere da conto per i momenti nei quali si avrà necessità di accedervi.

Luca Rendina
ha impacchettato la sposina avvolgendola in una carta di sua elaborazione, legando il pacchetto con una piccola corda che incrocia percorsi diversi giocando con la simmetria della carta; una corda che, per un piccolo tratto, è stata dipinta di rosso e alla quale è stato legato, come un biglietto benaugurale, il titolo del testo.

Stefania Tussi che inizialmente aveva elaborato, utilizzando le pagine del libro, un tronco di cono smilzo e alto, simile nella forma ad un minareto, ha poi modificato l'opera. I diversi cilindretti sono stati separati e raccolti in una busta colorata, graficamente interpretata, accompagnati dalla tenerezza di semi di pioppo. Una sintonia tra albero e carta e, nel contempo, l'allusione alla possibilità di rinascita, nel tempo e nello spazio, che accompagna il destino di un libro.

Marilde Magni ha tagliato le pagine in strisce ( con la macchina della pasta!) realizzando una sorta di filato che ha lavorato a maglia in forma di quadrato. Ha poi realizzato, in un pregiato cartoncino, una copertina arancione sulla quale ha riportato il titolo del libro.

Sono affascinata dalla capacità di Marilde di utilizzare mezzi e tecniche appartenenti al mondo femminile trasformandoli in materia e modi d'arte. A volte, guardando i suoi lavori a maglia, mi ricordo una frase che gli uomini, generalmente, usavano per ferire una donna quando la ritenevano inadatta ad un ruolo o ad una posizione: "Ma vai a casa a fare la calzetta!" Vedo le opere raffinate e leggere di questa artista, realizzate con strisce di carta provenienti da libri o da carte geografiche e sento l'importanza di un sapere femminile, in quanto tale considerato di poco sapere e di poco conto, assurgere ad arte. E provo orgoglio.

Michele Lorenzelli
ha voluto esprimere la violenza cui viene sottoposta una donna costretta ad abortire per ragioni di casta o di interesse; ha immaginato la terribilità del gesto quando deciso dalla stessa donna, assolutamente violento se indotto e ha creato nel libro uno strappo, una bruciatura, una ferita che attraversa e marchia tutte le pagine. Tracce di rosso che investono le pagine indicano simbolicamente la colatura del sangue ma anche il segno sulla fronte chiamato bindi o tika.

Giuseppe Denti
ha inteso, con il suo lavoro, fare una critica al mondo dell'editoria; mondo al quale si rivolge chi scrive (saggi, poesie, romanzi) quando ritiene di aver realizzato il suo "vangelo". La monetizzazione del "vangelo" porterà denaro sia all'editore che all'autore, attraverso la vendita dei diritti. Per rappresentare il suo pensiero l'artista ha trasformato il piccolo volume nelle due tavole della legge, tavole che sintetizzano i comportamenti da seguire per chi spera nella vita eterna.

Florence Valero, artista francese, ha lavorato sulle diverse pagine del libro, inserendo piccoli interventi grafici e pittorici sui toni del nero, del bianco, del grigio, timbri e pezzi di spartiti musicali, a richiamare l'idea di una scrittura che pare una musica. L'artista ha anche piegato o tagliato, a formare un segnalibro, alcune pagine, legandone altre, cucendole, con un filo che si collega ad un bottone. Altro sapere femminile che si affaccia: il cucire. Ha poi racchiuso il libro, per proteggerlo, in un panno di feltro rosso ( di nuovo, i colori della trinità femminile. Sarà un caso? O è vero che niente, mai, accade per caso?); anche all'esterno una corda e un bottone proteggono e avvolgono, invitando all'apertura.

Nadia Magnabosco ha creato una scatola sulla quale ha attaccato alcune pagine del testo e dipinto una forma femminile, forma bianca che si ritrova, all'interno, quasi avvolta nel colore nero e che sembra guardare le pagine, arrotolate in piccoli cilindri, bloccate nella forma da una goccia di ceralacca.

Una "bomboniera", forse, che mi richiama la prima trinità conosciuta, femminile, e i colori a lei anticamente attribuiti: il nero della nascita, il rosso della vita, il bianco della morte. Una bomboniera che penso dica quello che non sempre siamo pronti ad affrontare: nulla è come appare e ciò che oggi può costituire fonte di gioia e di felicità, domani potrebbe diventare motivo di sofferenza e di dolore. E', questa, una tematica che spesso appare nelle opere dell'artista. Ma è vero anche il contrario!

Donato Di Poce, poeta, ha scritto una poesia sulla prima pagina del libro, un omaggio all'Oriente, antica terra di saperi e di umanità, e alla casa editrice.
A Oriente!
Ogni notte un bruco
viaggiava sui treni d'Oriente.
E il mattino seguente
una farfalla tornava in Occidente
Portando con sé i profumi
e i colori delle stelle.
Mentre lo scriba dagli occhi di luna
accartocciava silenzi
oltre il muro
come semi d'inchiostro.
Nacquero così 500 pagine
500 preghiere
500 bambini
E la sposina visse 500 vite portando l'amore
dai libri d'Oriente.

Gianmario Masala ha interpretato visivamente il testo, abbandonando l'oggetto libro e rivolgendosi, attraverso la composizione digitale, alla cultura indiana della scrittrice. Sovrapponendo oltre una ventina di foto o scansioni del libro e manipolando, attraverso fotoshop, l'immagine del volto di una donna indiana, l'artista ha voluto esprimere l'idea della disgregazione, riferita in questo caso all'errore tipografico. Il volto della donna, il cui sguardo è limpido e chiaro, esplicita, comunque, al di là di ogni errore o tentativo di cancellazione, il potere della scrittura e della poesia.

Mari Jana Pervan ha avvolto il libro con la creta, ricreando la copertina, che era stata sbagliata, in forma solida, incidendo su essa titoli e parole. Un modo per salvare, con questo testo, tutti i libri, ogni pagina di ogni libro. Il libro, le pagine in esso contenute, sono preziose, si possono toccare appagando così il senso del tatto, oltre a quello della vista che permette la lettura. Un modo, forse, per rendere forte e tangibile un volume che possa essere ancora sfiorato, accarezzato, che metta in gioco sensi e sensibilità che la lettura a computer non permette di esercitare.

Maria Grazia Zanmarchi
ha voluto esplicitare il senso di fuga che ha provato leggendo il libro: fuga da una contesto familiare soffocante e dal groviglio di doveri e di obblighi familiari che non consentono libere scelte determinate da un desiderio. L'artista ha utilizzato dei fili per cucire il libro ed esplicitare, nello stesso tempo, il groviglio di luoghi comuni e l'amore per il testo, per la sua autrice e per la traduttrice.

Gretel Fehr ha creato una doppia immagine utilizzando una texture a specchio nella quale, oltre alle pagine ( solo quelle in hindi) arrotondate a formare cilindri, si possono specchiare le persone che maneggiano questo libro d'artista. Ciascuna, ciascuno può osservare le proprie mani e il proprio volto affacciarsi, come ha avuto modo di osservare Anna Schoenstein, "tra lettere indiane e il frammento di crêpe Georgette" in un rincorrersi di "grazia e graffi allo stesso tempo". Grazia che la stoffa recuperata dalla nonna rende più esplicita.

Ruggero Maggi
ha incollato insieme le diverse pagine dopo averne strappato alcune ed ha intitolato il suo lavoro il capovolto. Un modo, forse, sia per esprimere la violenza cui vengono sottoposte le donne nella famiglia, una violenza che fa riferimento a leggi non scritte ma ben chiare nella mente delle persone, sia il desiderio che queste leggi vengano capovolte e la sessualità e l'amore possano essere espressi in piena libertà.

Rosanna Veronesi ha voluto giocare al gioco del riciclo. Un libro "sbagliato" ha assunto una nuova identità attraverso una modalità di piegature differenti. In una forma ovoidale si ricompongono, le pagine della traduzione italiana alternate a quelle in hindi. Nel centro, un frammento di carta velina rossa, il colore rosso classico e tipico dei matrimoni indiani, viene coperto da un pizzo di famiglia, da una trina resa solida con acqua e collante naturale che rimanda simbolicamente alla grazia, alla forza e al sapere femminile.

anna Rosa Faina gavazzi lavora spesso sul libro, sui libri, per un interesse personale forte a ricreare, con le parole, altre immagini. L'artista ama leggere più volte il testo per riuscire ad entrare in sintonia con esso; solo allora si permette di elaborare le cancellature e, attraverso di esse, l'evidenziazione di parole. Nel caso de La sposina anna Rosa ha voluto dare un forte sostegno al testo sovrapponendolo ad un blocco di legno, in un gioco di rimando carta legno ma anche in un riferirsi alla mescolanza di nuove opportunità che nascono dalla nuova storia. Così la storia raccontata e la storia condivisa sembrano accoppiarsi in un "matrimonio" di necessità.

topylabris ha trasformato il libro in un chapati ripiegato in quattro. Il chapati è il tradizionale "pane" indiano che accompagna i piatti a base di verdure; composto da un miscuglio di differenti farine (miglio, grano saraceno e grano, orzo), da sale e da acqua viene cotto sulla tawa, una padella di ferro. Un riferimento esplicito alla necessità di sfamare il corpo e la mente, di fornire alle persone pane e cultura, concretezza e idealità. Un concetto alto, proprio di un'artista che sul binomio cibo-arte sta lavorando ormai da molti anni.

Alessandra Boghetich
è partita dalla conoscenza di un detto della cultura Hindu "i maschi si concepiscono nelle notti pari e le femmine dispari, data l'importanza del concepimento di un maschio e la sciagura legata alla nascita di una figlia, nessun uomo sceglie di avere rapporti in giorni dispari".
L'artista ha voluto quindi affermare la propria volontà e il proprio augurio per le donne che vivono nelle pagine del libro e nella realtà indiana ricoprendo con il colore bianco le pagine dispari del libro e disegnando sulle pagine pari il simbolo femminile: solo giorni e numeri pari nei quali affermare la pienezza delle volontà originate da desideri femminili forti.

Francesco Cucci ha inserito sulle diverse pagine i suoi disegni, ipotesi di costruzioni o di installazioni realizzate a grossi tratti neri che sembrano esplicitare la violenza cui viene sottoposta la donna costretta dalle convenzioni ad abortire. Nel testo infatti si rileva come non si possa ammettere che, ad un'età così elevata
(intorno ai quarant'anni), una donna possa divenire madre perchè la nascita di un figlio o di una figlia renderebbe palese il fatto che la donna in questione esprime ancora la propria femminilità e la propria sessualità.

Veronica Menni ha creato un piccolo cilindro con i bordi sfrangiati al cui interno ha collocato dei piccoli cuori mentre all'esterno fiocchi rosa e viola avvolgono il cilindro. Ciascuno di questi elementi acquista un significato proprio: il cerchio base del cilindro rappresenta il ciclo della vita, il suo inizio e la sua fine; i cuori gli affetti e l'amore che, nonostante le difficoltà derivate dalle imposizioni, comunque avvolge le persone che fanno parte della famiglia; il rosa e il viola sono i colori classici dell'India mentre i bordi sfrangiati alludono alla leggerezza delle sete delle sari indiane.

Fernanda Fedi, artista che ha raggiunto una competenza ed un'esperienza molto alte sulla tematica del libro d'artista ( ha curato recentemente, in Egitto, con Gino Gini, la Biennale del Libro d'artista di Alessandria), affascinata evidentemente dal concetto "libro" e dalla lingua e dall'alfabeto hindi ha elaborato diversi alfabeti in una ricerca di segno cui corrispondono anche alcuni tratti dell'alfabeto aramaico. La preziosità della scrittura, della lettura e dell'arte sono espresse dall'utilizzo del colore oro, che rimanda anche alla spiritualità ed alla religiosità indiana.

Io ho pensato a due culture, quella indiana e quella europea, apparentemente molto diverse; ad una lingua della quale non so leggere le parole perchè l'alfabeto mi è ignoto. Ho ricordato la gentilezza e la dolcezza delle donne indiane: la consuetudine a disegnare, sulla soglia di casa, la rangoli, immagine di forme geometriche benaugurali, e il saluto dolcissimo: "Namastè". E ho realizzato, tagliando le pagine in forma quadrata, due piccoli poliedri stellari, due mondi; in uno, le pagine in hindi, nell'altro in italiano. Due piccoli mondi, tanto simili nella sostanza della forma, entrambi preziosi, con piccole tracce di oro in foglia, poggianti sul quadrato ( e formati di esso), il più antico simbolo della terra.

Alessandra Consolaro, rivolgendosi in modo particolare alle studentesse, ha affermato la necessità dell’errore per l’apprendimento e ha sostenuto che, anche non conoscendo in modo particolare una lingua o una cultura, come è il caso degli artisti e delle artiste che si sono misurate con La sposina, si possa cercare di avvicinarsi ad essa e, istintivamente, cominciare a comprenderne alcuni, seppur limitati, aspetti. Alessandra ha poi concluso il pomeriggio sottolineando la logica del libro “sbagliato” in quanto non inserito nella logica del mercato editoriale ed ha ringraziato Anna Schoenstein per l’ostinazione con la quale continua a cimentarsi con libri “sbagliati”: curati, colti, tradotti in modo da rispettare la lingua originale. La cultura che sottende le scelte editoriali di A Oriente non ha nulla a che vedere con la logica della consumabilità né con le traduzioni addomesticate dell’editoria mainstream.

 

19 maggio 2010


foto di Antonella Prota Giurleo