Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 


Lunghi giorni del Nord


Tra il 16 e il 23 luglio 2010 si è svolto ad Aitoo, in Finlandia, un Simposio internazionale d'arte il cui tema, derivante dal nome Aitoo, è stato Pure, puro, purezza.
Il luogo, un centro educativo per disabili di varie nazionalità ( nel periodo del simposio gli utenti erano in vacanza), strutturato in diversi edifici ad un piano collocati in un ampio spazio erboso e boschivo affacciato sul lago, ha offerto vari spunti di lavoro alle artiste e agli artisti provenienti da diversi paesi: dalla Finlandia, naturalmente, dalla Bulgaria, dalla Cina, dalla Serbia e dall'Italia.

Il programma del simposio ha visto, alternati alle mattine e ai pomeriggi di lavoro, momenti di conoscenza reciproca, di condivisione di esperienze, di relax:
- una serata di laboratorio corporeo "Feel me - pure me" coordinati da Auli Tikkala ci ha permesso di conoscerci nel nostro rapporto tra spazio e corpo e ha mostrato a ciascuna e a ciascuno di noi, tra molti momenti di puro divertimento, realtà comuni viste con occhi differenti
- la visita al villaggio di Pälkäne, alla casa dell'artista finlandese Paul Tiilila e dell'artista e curatrice Moona Metsoila ci ha introdotto in una realtà di natura e rispetto per essa che, per lo meno per chi, come me, vive in paesi a grande densità di popolazione, risulta inconsueta.
Anche le visite alla casa di Ritta, dove siamo stati invitati tutti in occasione del suo anniversario di matrimonio, a Hovinkartano, altro luogo di simposi e centro d'arte, e quella alla Navetta Gallery ci hanno permesso di verificare una sintonia rara tra arte e natura
- la consuetudine della sauna serale e del successivo bagno nel lago ha coinvolto quasi tutti in una comprensione di usi e di abitudini inconsuete per i più: l'apprezzamento del silenzio finlandese durante la sauna e i pranzi, la cena con il barbecue per cuocere il salmone dove a ciascuno degli ospiti è stata offerta la possibilità non solo di assaporare un cibo eccezionale ma di contribuire alla cottura


- i pranzi e le cene nella sala mensa ( memorabile quella dell'ultimo giorno) con le cuoche meravigliose che si sono prodotte in ogni leccornia finlandese per permetterci di conoscere la cucina locale
- le passeggiate nei dintorni, al bosco, in mezzo alla moltitudine di zanzare, e al lago, hanno consentito non solo di ammirare paesaggi incontaminati ma anche di vedere e raccogliere elementi che sono diventati parte delle opere o che, come nel caso di Imre e di Anja, hanno costituito il soggetto delle loro fotografie
- le elaborazioni musicali di Petri Loue, eseguite con strumenti realizzati personalmente dall'autore, talvolta ispirati alla tradizione locale, altre volte semplicemente inventati mettendo insieme forme o oggetti tra i più vari hanno affascinato tutte e tutti

- le notti prive di oscurità, con il cielo sempre chiaro, a qualsiasi ora, hanno tenuto compagnia ai nostri sonni, nelle deliziose camere riservate agli ospiti, dotate di ogni comfort ( sauna compresa, ma molto più affascinante la vecchia sauna a legna, collettiva )
- la serata di spiegazione, ciascuna e ciascuno, del proprio lavoro (con quella lentezza del parlare caratteristica dei simposi per permettere, a chi non conosce la lingua inglese, utilizzata comunemente, o a chi ne ha una conoscenza limitata, il tempo della traduzione - comprensione) ha permesso di entrare maggiormente in comunicazione con il lavoro di ogni artista.
Lavoro che qui di seguito, con la consueta attenzione all'uso di materiali ecocompatibili e/o di recupero, vado a descrivere.

Dimitar Velichkov
L'artista bulgaro si è concesso una serie di sperimentazioni con i colori acrilici mentre, solitamente, utilizza i colori a olio e ad acquarello. In uno dei lavori un grande pesce a spatola, dipinto casualmente nello stesso giorno in cui si è poi cucinato, al barbecue, il salmone affumicato; in un altro una composizione astratta utilizzando il medium acrilico come collante per materiali naturali reperiti in loco con elementi della propria cultura, i biglietti dei mezzi pubblici di Sofia.

Nelle opere viste sul suo catalogo una ricerca continua di mediazione tra figurativo e astratto, la preferenza dell'uso della spatola rispetto al pennello, una simbologia ricorrente: il violino, le case a due piani, con il pianterreno in pietra e il piano superiore in legno, l'inserimento di ruderi, una colonna che pare persa nel paesaggio.

Nadezda Blagoeva
giovane pittrice bulgara per un master in Finlandia, ad Helsinki, città nella quale vorrebbe vivere in futuro, inizialmente aveva cominciato a lavorare all'esterno, probabilmente per ispirarsi al luogo e alla natura, poi è rientrata ed ha elaborato con i colori a olio forme astratte su carta nera che ha poi intelato.

Nadia, come più semplicemente l'abbiamo chiamata per la difficoltà di pronuncia che il suo nome impone a labbra italiane, ama camminare nella notte e ritrarsi fotograficamente davanti al lago, creando sovrapposizioni che si ritrovano poi nella sua pittura dove piccoli pezzi di carta vengono incollati al fondo e successivamente colorati.

Chen Li
artista cinese che vive in Italia, ha un forte interesse per la scrittura, esprime inserendo nelle sue opere, prevalentemente in bianco e nero, parole che scrive utilizzando come "penna" la pistola per la colla a caldo. In questo simposio Chen Li si è preoccupata di chiedere la traduzione in finlandese di parole suggeritole dal luogo: silenzio, natura, amicizia, lentezza…
Sia sulle opere su tela che su carta e persino sui piatti di carta (messi a disposizione dall'organizzazione del simposio per comporre i colori) Chen Li ha scritto, dipinto e creato effetti prospettici attraverso la sovrapposizione di carta velina bianca.

Utilizzando un foglio di plastica a pallini, in una seconda fase al foglio è stata sovrapposta una scritta, Chen Li ha anche fotografato ogni artista ritraendo dietro ad essa il volto di ciascuna e ciascuno di noi.

Ahmed Sakr
artista egiziano, ha composto le sue opere realizzando textures ( mescolanza di sabbia bianca sottilissima portata dalla sua terra con i colori acrilici) sulle quali ha inciso, con una forma a pettine, linee curvilinee che, contrastando la forma quadrata della tela ripresa anche al centro di essa, evidenziano il rapporto forte che, per l'artista, hanno le suggestioni sia naturali che culturali.

Elementi che possono a prima vista sembrare antichi geroglifici egiziani sono rielaborazioni personali della propria cultura; tra i diversi simboli, tra i quali le figure femminili e maschili, compaiono il cellulare o il computer.
Nelle opere di grafica domina il bianco, in quelle pittoriche il blu oltremare e l'oro.
Nelle opere viste su internet la scoperta del turchese e di installazioni realizzate utilizzando materiali naturali ( il legno) o di recupero ( i tappi in metallo delle bottiglie, ovviamente dipinti nei colori caratteristici dell'artista; i vecchi biglietti da visita, ormai inutilizzabili, sui quali Ahmed dipinge volti di donna accostandoli in composizioni nelle quali la presenza femminile ripetuta sembra affermare la forza femminile originata dalla consapevolezza dell'appartenenza di genere).

Pirjo Heino
artista e curatrice finlandese ha chiesto a ciascuna e a ciascun artista presente di utilizzare un disco a 78 giri ( quegli stessi dischi che ormai da noi non si trovano più o che, nel migliore dei casi, costano carissimi) come supporto per una propria opera. I dischi sono poi stati montati in una installazione collettiva.

Nelle sue opere Pirjo correla forme naturali e astrazione; partendo da una forma naturale che schematizza, nel caso di questo simposio la rosa, elabora forme e colori su carta giapponese che poi incolla su tela segnando i contorni con il colore nero.
Un effetto "vetrata" accentuato, talvolta, da linee e forme geometriche rettangolari che incorniciano la forma centrale.


Un desiderio esplicito di portare nel mondo e alle persone la bellezza della natura che mi ha ricordato un dire di Georgia O' Keeffe, a proposito dei fiori:
" Un fiore è relativamente piccolo. Un fiore, o l'idea del fiore, evoca in chiunque una serie di associazioni. Ci si avvicina a un fiore per toccarlo con la mano, o per sentirne il profumo, oppure lo si sfiora, magari inavvertitamente, con le labbra, o lo si dona a qualcuno come segno di affetto. Eppure, in un certo senso, nessuno si sofferma a guardare il fiore, a osservarlo realmente. E' troppo piccolo, noi non abbiamo tempo, quel tempo necessario all'osservazione attenta, così come all'amicizia vera. Se dipingessi il fiore esattamente come mi appare, nelle sue dimensioni naturali, nessuno riuscirebbe a vederlo realmente.
Così mi sono detta: dipingerò quel che vedo, quel che il fiore significa per me, ma lo dipingerò grande per indurre la gente a prendersi il tempo di osservarlo. Indurrò perfino gli affaccendati newyorkesi a guardare quel che io vedo nei fiori".
Ecco, mi sembra che Pirjo desideri esprimere, per sé e per le altre persone, quello che il fiore significa per lei, la bellezza, la dolcezza della natura, da offrire, a fronte delle difficoltà della vita, per permettere a ciascuno di godere, anche nelle avversità, della bellezza e dell'amore per essa.

Moona Metsoila
dipinge su tela elaborazioni a colori astratti sui quali traccia poi elementi realistici ispirati alla natura, al paesaggio, alle antiche civiltà e al misticismo, elementi che si ritrovano anche nei suoi murales.
Presidente della European Cultural Association, Moona riesce a conciliare il suo lavoro di artista con quello di moglie e madre; la sua famiglia, composta da lei, da suo marito Tapio e da quattro figli, tre maschi e una femmina, è espressione evidente di amore condiviso.
Nei collages, parte del suo lavoro artistico, utilizza combinazioni di differenti materiali e tecniche così come nelle opere tridimensionali, per realizzare le quali usa legno, pietra, metallo, vetro e carta.

Nelle opere realizzate con carta bianca montata su rete metallica, ("intrasportabili", sostiene) esprime competenza spaziale mentre il bianco, colore composto fisicamente da tutti i colori dell'iride, contrasta fortemente con l'uso dei colori utilizzati in pittura.

Keijo Nevanranta
Una grande installazione costituita da una tenda, un quadrato di pietre e un rettangolo di sabbia ha dato il senso della ricerca dell'artista rispetto alla natura.
Sulla tenda ali di uccello sospese a fil di ferro esprimono l'impossibilità del volo e, quindi, la morte dell'arte.
Il quadrato di pietre è stato composto iniziando dal centro in una sequenza circolare che rappresenta il sole; anche in quest'opera, come in quella di Ahmed Sakr, il contrasto tra forma curvilinea e forma quadrata mi riporta al concetto di sole e al concetto di terra, il cui più antico simbolo è proprio il quadrato,
Sul rettangolo di sabbia Keijo ha presentato una breve performance durante la quale, seguendo un percorso a spirale, ha eseguito passi di danza dei nativi americani.
All'interno del locale nel quale è stata allestita, sotto la direzione di Pirjo Heino, la mostra Keijo ha presentato una serie di frottage di pietre realizzati a sanguigna su una lunga striscia di carta.


Anja Mattila-Tolvanen

poeta e fotografa finlandese, ama ritrarre la natura che la circonda. In una sua personale allo spazio Ronvik a Palkane, che abbiamo visitato in gruppo, il lavoro di attenzione e di ripresa di un anno: i dintorni della sua casa negli aspetti assunti nelle diverse stagioni, il ghiaccio e l'erba, il cielo e la foresta, i mille piccoli grandi meravigliosi aspetti della natura.


Nelle tre fotografie esposte in mostra Anja ha voluto simbolicamente rappresentare la crescita possibile per le persone con handicap che frequentano abitualmente il centro nel quale si è svolto il simposio.
Una foglia ridotta a ragnatela appare prima sola, poi in sovrapposizione ad un gruppo di tre per spuntare poi da un grappolo di fiori bianchi. Un gioco di bianco e di verde che dà forza al concetto espresso dall'artista: l'arrivo delle persone nel centro, la loro crescita in contatto con le altre persone e con le numerose attività proposte, l'uscita dal centro con un bagaglio di apprendimento e di sicurezza che permettono di affrontare, pur nelle difficoltà, serenamente la vita.

Tapio Holopainen
ha composto un trittico in cui una forma geometrica quadrata sembra ruotare su sé stessa, avvicinandosi e allontanandosi, come in avvicinamento o allontanamento fotografico, in un gioco di colore che evidenzia diversi toni di azzurro.


Marisa Cortese usa materiali di recupero, scritte e carte per comporre le sue opere realizzate con una tecnica mista che vede l'utilizzo di collage e di pittura acrilica; nelle scritte sono spesso riportate frasi riprese dalle canzoni di Fabrizio De Andrè.

L'artista, che è anche curatrice, ha partecipato o coordinato più di sessanta simposi; ritiene che il simposio possa costituire un momento di lavoro ma anche di sperimentazione e che la contaminazione tra stili e metodi, che inevitabilmente avviene nel confronto con altre artiste ed artisti, non solo sia positiva ma possa avere effetti anche al di là dei tempi di durata del simposio; un'influenza non individuata al momento può infatti esplicitarsi rielaborata in tempi successivi.


Marisa Cortese mostra nelle sue opere una grazia innata, una delicatezza rara, una scelta di temi e di colori che, a volte, la induce a porsi in modo critico di fronte al suo lavoro ed a chiedersi se esso non sia troppo "delicato".
I suoi dubbi mi hanno ricordato il dire di Anna Banti rispetto a Marie Laurencin:
" E' noto, o per lo meno intuito, come le pittrici professionalmente affermate soffrano sovente di un complesso d'inferiorità che le porta a dipingere privilegiando il segno e il colore forti, crudi, quasi aggressivi: in una parola, virili. Si direbbe che temano, in agguato, la tentazione dei fiori, delle tinte tenere, dei dolci paesaggi dipinti, un tempo, all'acquarello, dalle collegiali di buona famiglia. Raramente, in effetti, un pittore-donna sarà un Beardsley, un Odillon Redon, un De Pisis. Se ne avrà voglia si fermerà a tempo: per cedere le occorrerebbero un coraggio, una fermezza che difficilmente questo tipo di pittrici possiede.
Ebbene, questo coraggio di essere, fino in fondo, se stessa, la Laurencin lo ha avuto fin dall'adolescenza e lo conservava sorridendo ai suoi temibili amici che dipingevano scomponendo la forma di una faccia o di una bottiglia."
Penso che Marisa possa restare fedele a sé stessa ed alla sua femminilità esattamente come Marie Laurencin e mi auguro che, come Marie, risponda sorridendo a chi le chiede di essere "più cattiva" nelle sue opere.
I suoi più recenti lavori, formato 80 x 80, sono realizzati in un solo colore declinato nelle diverse gradazioni, su questo fondo Marisa realizza poi la sua composizione.

Emanuela Mezzadri
lavora a partire dal luogo in cui si trova componendo brevi testi poetici ispirati agli aiku giapponesi; i versi, in numero di tre, sono composti il primo da cinque, il secondo da sette, il terzo nuovamente da cinque sillabe. Negli aiku deve trovarsi un riferimento alla natura, o alla stagione o ad un momento della giornata riferito comunque al legame con la natura.
Non a caso l'artista, che ha interesse per la materia più che per il colore, identifica l'aiku con la foglia, elemento che, sempre composta da tre parti, come i versi degli aiku, compare nei suoi lavori.

Emanuela Mezzadri vuole riportare su tela la tecnica della ceramica raku; utilizza il lino, materiale che le permette la realizzazione del craquelé e, su questo supporto, lavora con una miscela di gesso e polvere di ceramica cui aggiunge carbone e cenere per definire graficamente i disegni; a ciò aggiunge poi il fuoco, mediante l'uso del bruciatore.

Imre György
Fotografo serbo, usa una macchina fotografica digitale Nikon con due obiettivi 200 e 50 mm; per alcune tematiche utilizza un teleobiettivo. Imre sente la natura come proprio spazio di lavoro, si sente in pace immergendosi in essa e nella vita semplice che la natura offre.

Il fotografo cerca di offrire alle persone, spesso ottenebrate dalla moltitudine di desideri di possesso di cose, sempre di più e sempre più grandi, la bellezza e la semplicità della natura, nell'aspetto che offre in quel momento, per quel momento. Per far ciò analizza l'oggetto che intende riprendere a lungo, identificando il particolare che dovrà risultare a fuoco e ciò che invece dovrà apparire fuori fuoco, lavorando in un continuo aggiustamento come se dovesse accarezzare il soggetto fiore con la macchina fotografica.
La natura che appare negli scatti di Imre sembra raccontare un'altra storia di vita: la luce del sole, il vento, la neve, i fiori, un ragno che, tessendo, aspetta la sua preda… tutte semplici cose che, se ci soffermassimo a guardarle, potrebbero restituire il senso di ciò che è veramente importante nella vita. Questo, per Imre, l'essenza dell'arte, mostrare la possibilità che questo nostro vecchio mondo possa tornare al senso profondo della vita.

Antonella Prota Giurleo
Ho realizzato ad Aitoo, ispirandomi alla natura del luogo e alla cultura finlandese, due diversi tipi di lavoro: rilievi ( alto e tuttotondo) e collages.
Per i rilievi ho utilizzato una base di legno sulla quale, con colori composti di pigmento verde e di cenere setacciata mischiati a colla di coniglio, ho composto forme di stoffe e forme naturali.
Il verde ha richiesto poi, come giustamente osserva Arnheim, l'utilizzo di alcuni fili rossi; colore rosso che ho impiegato anche in contrasto con il grigio per evidenziare maggiormente una forma naturale ( un legno raccolto nel bosco) che ho colorato con colore acrilico.

Per i collages ho utilizzato varie textures dipinte su carta, fili e frammenti di parole finlandesi, per me insignificanti, per composizioni che rendano quello che, per me, è il senso della vita e delle relazioni che permettono di ricostruirla in armonia, di tenere insieme i pezzi di sé anche quando le difficoltà e i dolori sembrano spezzarci.

Quando un simposio termina c'è sempre, nonostante si concluda con l'inaugurazione della mostra che raccoglie le opere realizzate

un senso di tristezza, si lasciano luoghi che hanno, come nel caso di Aitoo, dato un senso di pace e persone con le quali ci si è trovati in sintonia.

                                                                 Antonella Prota Giurleo

Le foto sono state realizzate dall'autrice del testo ad eccezione dell'immagine del sole di mezzanotte realizzata da Imre György.

 

6 settembre 2010