Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 


Mavi Ferrando

di Antonella Prota Giurleo

 

Mavi Ferrando è nata a Genova e, da bambina, ha cominciato a praticare arte, lavorando con il traforo e acquisendo poi, da ragazza, competenza e saperi anche attraverso la frequenza del Liceo Artistico prima e di Architettura poi, trasferendosi a Milano nel 1965 dopo il primo biennio della facoltà.

L'artista ha iniziato a lavorare per vivere, una volta terminati gli studi, nel campo dell'architettura, sempre in collaborazione con altri e per tempi limitati ( quasi una cococo ante litteram) per garantirsi la possibilità di continuare l'attività artistica.
Pittrice, negli anni '80 dipingeva su forme ritagliate, in una ricerca che ha sempre proseguito sul rapporto pieno - vuoto, prediligendo forme tondeggianti, caratteristiche del femminile, salvo che per un breve periodo "spigoloso", frutto dei tempi-


Colpisce, guardando i suoi lavori, come la forma del piede di una donna, dipinta a diciotto anni, rimandi alle forme delle sue odierne sculture e installazioni, forme che, naturalmente, si ritrovano anche nei suoi schizzi.

Mavi Ferrando disegna molto, al tratto, su qualsiasi foglio bianco le capiti sotto mano, strutturando le forme curvilinee all'interno di semplici rettangoli che ne delimitano i confini. I suoi schizzi, chiari, puliti, privi di ripensamenti, quasi le forme le uscissero istintivamente dalla protuberanza matita prolungamento della mano. Raramente qualche annotazione, misure o elenco di materiali necessari, accompagna il disegno o la quantità di disegni sul foglio.


"Come è avvenuto il passaggio dalla pittura alla scultura?" Chiedo.
Mavi sostiene che, talvolta, la casualità comporta modifiche od opportunità e ricorda le caratteristiche dei due suoi studi più importanti. Quello di Vermezzo, luminosissimo, in posizione meravigliosa, con un lavandino accanto alla finestra, la situazione ideale per la pittura. Quello attuale, a Valle Lomellina, con la possibilità di usare materiali recuperati, legno e ferro in grande quantità e ampi spazi che permettono la realizzazione di sculture e installazioni anche di notevoli dimensioni.


Il legno, il ferro, materiali naturali che Mavi ama sia per il calore che per la possibilità di autonomia di lavoro; un'autonomia che l'artista ha sempre ricercato, utilizzando, anche da ragazza, materiali quali creta, plastilina, gesso; materiali che le permettessero di condurre l'opera dall'inizio alla fine, senza bisogno di rivolgersi ad altre persone.

Può sembrare strano pensare al ferro come un materiale duttile, Mavi ne parla come di un materiale che le piace, che ama, perchè "si può ammorbidire limandolo". Si sente, nel suo dire, una forma di piacevolezza, quasi di affetto per questo materiale primordiale, che colpisce e commuove.
"Come lavora, oggi, Mavi Ferrando?"
"Parto sempre dagli schizzi" mi risponde "ho mazzi di fogli che non butto". Dagli schizzi (una fascinazione queste pagine disegnate! Meriterebbero una mostra in sé o, quanto meno, una pubblicazione) Mavi parte per riportare le sue forme su legno, talvolta dipinto e più spesso lasciato grezzo. Forme ora femminili, ora animali che, sospese a pallet ( recuperati) o sostenute dai tubi ( recuperati) dei ponteggi, danzano rincorrendosi o siedono immote.

Ho in mente, oltre agli animali fantastici e agli opulenti corpi femminili che ricordano le antiche dee madri, due serpentiformi che mi rimandano a Meret Oppenheim.


L'artista surrealista riteneva che le donne dovessero rivedere il rapporto con il serpente perchè, sosteneva, era stato il serpente ad offrire ad Eva il frutto dell'albero della conoscenza, quindi il sapere femminile deve gratitudine a questo animale. Mi piace immaginare che le due forme di serpenti realizzate da Mavi Ferrando costituiscano da una parte un simbolico della relazione duale e dall'altra una sorta di ringraziamento ad un animale che ha offerto alla madre di tutte e di tutti la conoscenza. E per fortuna Eva ha mangiato il frutto proibito.
Ricordo di aver chiesto, tempo addietro, a Mavi se fosse andata a smontare una sua installazione realizzata per Ambientare l'arte, una rassegna curata per la Provincia di Milano, per la quale avevo chiesto ad artiste ed artisti di realizzare opere in materiali ecocompatibili da inserire nelle oasi del Parco Sud nel territorio milanese. Mavi mi assicurò di aver ritirato l'opera e aggiunse che i suoi personaggi "avrebbero voluto restare lì, nell'oasi, perchè vi si trovavano bene".

Effettivamente le forme tondeggianti in legno trovano la loro più idonea collocazione se inserite nell'ambiente circostante; rivedendo le immagini delle opere di Mavi Ferrando per preparare questo testo ho avuto chiaro il fatto che esse riescono a stare nella natura in perfetta armonia, come se fossero state pensate esattamente in rapporto con essa, sapendo con essa tessere un dialogo fecondo per le une e per l'altra.

Apprezzo molto in Mavi Ferrando anche la volontà e la capacità di relazionarsi con altre artiste e artisti nelle installazioni collettive che vengono da lei proposte ed esposte, una volta all'anno, in dicembre, alla galleria Quintocortile.
Mavi elabora delle forme in legno che consegna in numero di due a una ventina tra artiste ed artisti, invitandoli ad intervenire con le proprie modalità su entrambe le sagome. Ciascuna, ciascuno realizza il suo lavoro e viene composta un'installazione collettiva; al termine della mostra le due opere realizzate, firmate da ciascuna e ciascuno, restano una proprietà di Mavi e l'altra dell'artista che sulle sue forme è intervenuta.


5 dicembre 2009