Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 


Riciclo, ergo sum
di Antonella Prota Giurleo

(articolo pubblicato su Naturalia Domus, anno IV, numero 10, dicembre 2008)

Nel corso degli ultimi anni la consapevolezza rispetto ai rischi per l'ambiente nel quale viviamo si è fatta più forte; i modi del vivere quotidiano sono stati parzialmente modificati da una maggiore attenzione all'ambiente e all'uso delle risorse, anche se, come umani, tendiamo ad adattare a noi l'ambiente, piuttosto che relazionarci con esso e proteggerlo.
Ciò appare evidente anche nel mondo dell'arte.
Da tempo artiste ed artisti si pongono il problema del recupero e del riutilizzo dei materiali e, seppure in maniera minore, della ricerca d'uso di materiali ecocompatibili.
Nel 2006 è stato pubblicato il catalogo della mostra Quando i rifiuti diventano arte che Lea Vergine aveva curato per il MART di Rovereto nel 1997. La ricerca è diventata un libro con pubblicizzazione e tiratura davvero inconsuete per un catalogo d'arte, e ciò non è dovuto a casualità.
Dai cubisti, che utilizzarono carta di giornale, cartoni e altri materiali per i loro collages, alla riflessione surrealista sull' objet trouvè, a Louise Nevelson;

dall'arte povera alla land art, a Beuys e a Giuliano Mauri molte e diverse sono le opzioni che artiste ed artisti esprimono attraverso il proprio lavoro.
In alcune realtà si sono formati gruppi che hanno realizzato azioni visive per rendere espliciti problemi connessi con l'ambiente, per difendere spazi naturali o per denunciare i pericoli che esso corre. E' accaduto in Spagna quando la "marea nigra" ha messo in pericolo le coste della Galizia e per difendere una delle poche spiagge vergini della provincia di Tarragona. In Argentina da alcuni anni agiscono il movimento SOS Tierra e il movimento della Tierra bienamada.
In Italia la coscienza ambientale è molto diffusa. Esistono importanti rassegne internazionali che si svolgono a Trento, a Lodi, a Livigno, a Milano, in diverse altre città.
L'attenzione all'ambiente costituisce una realtà, una tendenza in atto, non un movimento artistico, ma un modo di comunicare attraverso i linguaggi visivi una propria visione del mondo e della società.
Si possono evidenziare tre linee nell'agire di chi opera nel mondo dell'arte; alcune sono intrecciate e presenti contemporaneamente nel lavoro di uno stesso artista.
C'è chi nella propria opera:
. rappresenta l'ambiente naturale intervenendo sui temi ambientali
. utilizza materiali di riciclo o di recupero
. effettua ricerca sui materiali ecocompatibili
Ho curato lo scorso anno, per l'Assessorato all'ambiente della Provincia di Milano, Ambientare l'arte, una mostra di installazioni realizzate con materiali ecocompatibili collocate nelle oasi del Parco Agricolo Sud Milano. L'esperienza ha mostrato come le artiste e gli artisti abbiano saputo operare in sintonia con spazi naturali delicati. I personaggi fantastici, metà umani e metà animali di Mavi Ferrando, ritagliati nel legno;

i rami di salice incurvati da Rosa Maria Arau come mossi dal vento a rappresentare il respiro della terra;

la palizzata sulla quale Antonio Sormani ha dipinto le ombre degli alberi;

il cerchio e il quadrato di rami intrecciati collegati tra loro da corde tese in un simbolico infinito da Attilio Tono e Veronique Pozzi

e le altre opere avrebbero forse voluto, come ha rilevato Mavi Ferrando in fase di smontaggio, "restare dove erano state poste, perchè vi si trovavano bene".
Per lo più il riuso dei materiali è espresso come tentativo di restituzione di dignità e di memoria, una sorta di rielaborazione dell'idea secondo la quale, oltre ai regni animale, vegetale e minerale, sia da considerare anche quello delle cose, le cose create da uomini e donne, cose delle quali magari non si conosce neppure più l'uso ma che restano (a differenza degli umani) a raccontare la storia delle civiltà. E' il caso di Luca Rendina

che sostiene: "Amo i materiali che hanno la capacità di mutare nel tempo e i materiali che hanno in sé una storia, un passato".
Il riutilizzo è visto anche come tentativo di ridurre i costi della realizzazione delle opere. E' ovvio che non si tratta solo di una questione di risparmio ma di un atteggiamento mentale di rifiuto dello spreco. Marilde Magni ritiene che: "Ridare vita a qualcosa che altrimenti rimarrebbe solo un rifiuto è, inconsciamente, come giocare con il tempo ed esorcizzare la morte". Marisa Cortese, convinta che in ciò che il consumismo butta esistano ancora spazi di poesia, ricicla materiali diversi utilizzandoli nelle sue opere "per restituire agli oggetti il residuo di umanità che ancora portano con sè".

In questa linea si muovono diverse artiste. L'argentina Andrea Moccio elabora le sue forme astratte utilizzando elenchi telefonici ormai scaduti, il riutilizzo del materiale cartaceo si accompagna al ricordo delle persone.


Tamara Ferioli trasforma bustine da te nuove e usate accuratamente cucite una accanto all'altra in simbolica biancheria da letto, quasi una moderna forma di realizzazione di corredo.


Bambole accuratamente ricercate tra mercati e rifiuti sono spesso presenti nelle opere di Nadia Magnabosco. Bambole bambine, piccole inquietanti donne che ci segnalano il dolore per la dignità non apprezzata nè tanto meno riconosciuta.

Gretel Fehr, da sempre cacciatrice di materiali da riutilizzo, ha rivestito busti di donne ( manichini rotti ritrovati al mercato) con carte e altri materiali; negli ultimi tempi recupera da scarti di lavorazione del plexiglass specchi, metafora del femminile rispecchiamento.

Kwang Young Chun utilizza la carta di giornale tagliata in forma quadrata per comporre ammassi di piccole scatole realizzate con la tecnica dell'origami.

Marilde Magni taglia con infinita pazienza strisce di carta da giornali o da carte geografiche per realizzare un filato cartaceo che lavora a maglia. Il recupero di una competenza femminile quasi perduta accanto al recupero del materiale cartaceo per restituire dignità, attraverso l'agire artistico, al proprio genere e per contribuire alla cura della Madre Terra.



Francesco Ceriani recupera legni segnati dal tempo che graffia, incide e accosta talvolta a pietre in una rigorosa ricerca formale.


La consistente presenza femminile nell'arte del recupero risponde ad una caratteristica di genere, la tendenza a tenere da conto, a non buttare perchè tutto, anche ciò che oggi può sembrare obsoleto, prima o poi può tornare ad essere utile.
Mi pare importante assumere la tutela della vita della Terra come elemento del proprio agire quotidiano, politico e artistico; è necessario ampliare il ragionamento sulle tecniche e sui materiali utilizzati e sperimentare materiali ecocompatibili ma occorre anche rivedere la "produzione" alla luce delle quantità. Se le tre "R" della buona gestione dei rifiuti secondo lo slogan dell'Assessorato all'ambiente della Provincia di Milano si applicassero ai consumi avremmo la R della Riduzione dei consumi ( e per me anche della produzione e, conseguentemente, dell'orario di lavoro), la R del Recupero e la R del Riciclo.

3 febbraio 2009


Le immagini dei lavori di Rosa Maria Arau, Francesco Ceriani, Mavi Ferrando, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonio Sormani, Attilio Tono e Veronique Pozzi sono state eseguite dalle artiste e dagli artisti stessi, la fotografia del lavoro di Luca Rendina è di Enza Tamborra, le altre sono state scattate da Antonella Prota Giurleo.