Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 


Tra olio e olive, un simposio d'arte a Cumiana

Un tema intrigante quello del simposio d'arte contemporanea di Cumiana, in Piemonte: Olio e olive.
Un simposio al quale hanno partecipato undici tra artiste ed artisti che, per tre giorni, dal mercoledì 13 al venerdì 15 ottobre, si sono confrontati con un tema legato alla coltivazione dell'ulivo nel territorio.
Tre giorni di lavoro intenso nell'accogliente casa atelier giardino di Antonella Goto, curatrice del simposio, con la collaborazione di Marisa Cortese e di Fulvio Colangelo, e due di mostra, il 16 e il 17 ottobre, nel municipio di Cumiana, in concomitanza con la sagra Olio e olive.
Alle opere esposte si sono unite le installazioni realizzate sugli ulivi nella mattinata di domenica 17 ottobre.

Antonella Goto ha realizzato, per la mostra, tre lavori: un albero blu su tela, creato attraverso la tecnica dello sgocciolamento, un confronto di due volti elaborati attraverso l'analisi delle forme naturali di due cortecce e una struttura verticale, una sorta di simbolo religioso dedicato all'ulivo in cui la forma stele regge una radice ritrovata ed elaborata con tagli e pennellate di verde brillante che, sempre con la tecnica dello sgocciolamento, copre parzialmente la base.

Antonella Goto è una raccoglitrice di materiali, una donna che ben rappresenta l'attitudine femminile al recupero, al tenere da conto e per la quale questa attitudine costituisce una costante del modo di lavorare.
Trovandoci in un bar Antonella ha udito la mia richiesta al barista: se, a fine di una giornata di apertura , sarebbe possibile utilizzare i fondi di caffè per comporre un colore. Antonella Goto, subito, si è guardata intorno per identificare altri materiali che potrebbero essere utilizzati per elaborare opere ( carte, tovaglioli, piccoli oggetti…) e ha trasferito l'idea alla classe nella quale insegna come maestra.
Ho ripensato poi alla capacità e all'energia che Antonella Goto ha profuso in questa iniziativa e mi sono quasi persa nell'enunciazione delle sue diverse attività. Madre di un ragazzino che frequenta la scuola media, maestra elementare, artista, curatrice, conduttrice del bed and breakfast nel quale abbiamo trovato alloggio, ha saputo coordinare i nostri lavori, le attività, i pranzi e le cene, i dopo cena, i rapporti con le amiche e gli amici, (impareggiabile l'aiuto e la sensibilità di Ignazio Losito) che hanno messo a disposizione tempo e risorse per agevolare la permanenza di artiste ed artisti, e anche i rapporti con l'amministrazione comunale senza dimenticare mai di dedicare il suo tempo agli impegni scolastici suoi e di suo figlio.

Fulvio Colangelo, artista torinese, ha esposto una serie di fotografie realizzate lo scorso anno, in occasione della sagra, quando ha invitato i passanti a farsi "legare" ad un albero di ulivo. Mi ha sorpresa il dire di Fulvio quando, ad un'osservazione circa l'espressione felice delle persone fotografate, ha commentato che, a contatto dell'albero, il sentire cambia. Facce tristi o semplicemente indifferenti si distendevano nel sorriso a contatto con l'elemento naturale. L'installazione - performance è stata ripetuta quest'anno, con una fune di diverso colore.

L'idea della necessità di proteggere l'ulivo, simbolo di pace, sta alla base delle installazioni di Elena Bazquez e mia. Elena protegge l'ulivo con ombrelli che ne coprono la chioma,

io avvolgendo il tronco con una catenella realizzata a più fili con l'uncinetto, simbolo nel contempo del lavoro femminile e della necessità delle relazioni per vivere.



Antonella Goto ha appeso all'albero varie forme di olive realizzate in resina,

Ornella Novajra alcune strisce di stoffa leggera nelle cui tasche ha inserito fogli sui quali ha scritto la parola ulivo così come viene espressa nelle varie lingue dell'area mediterranea,

mentre Paco Ariza ha sospeso ai rami il testo di una poesia sull'ulivo scritta da Federico Garcia Lorca; un testo intagliato nel legno, accompagnato dalla relativa traduzione in lingua italiana.

Il progetto di Elisa Franzoi è costituito da una scala che emerge da una bassa scatola quadrata con i bordi sufficientemente alti per contenere acqua e olio. Un modellino in acciaio in scala 1:10 che può divenire un oggetto di design prevedendo, a tavola, l'immersione, da parte di diversi commensali, di un tozzo di pane nell'olio. La scala è, da tempo, oggetto della ricerca dell'artista in quanto permette un diverso punto di vista.

Per l'installazione Elisa ha legato all'ulivo, con una corda, una scala in legno immersa in una vasca circolare riempita di acqua alla quale ha aggiunto del colore giallo, un modo per ricordare, oltre alla funzione alimentare dell'olio, quella di cosmesi. L'impressione è quella di una scala per salire al cielo che trova la sua base nella terra e la sua forza nell'olio.

Osservando l'opera in mostra e l'installazione ho ricordato una canzoncina udita in Perù: "Para subir al cielo se necesita una escalera grande y una chiquita" che, tradotta in lingua italiana, suona: " Per arrivare al cielo occorrono una scala grande e una piccola". Tra l'una e l'altra opera quindi ecco sia la scala grande e quella piccola, per salire al cielo, naturalmente.

Sergio Monterosso ha trasformato l'albero in una forma di natura floreale e umana; all'attacco dei rami un viso viene incorniciato dalle foglie che diventano una capigliatura fluente mentre dal tronco fuoriescono due gambe.

L'opera in mostra, costituita da stoffe sostenute da supporti in metallo, è costituita da un gruppo di quattro foglie, di ulivo, naturalmente.

Paco Ariza ed Elena Bazquez, artisti spagnoli, hanno interpretato il tema del simposio in forma figurativa, il primo utilizzando la tecnica del pastello,

la seconda quella dei colori acrilici.

Marisa Cortese, artista e curatrice di Verbania, ha purtroppo potuto partecipare al simposio per un tempo breve a causa degli impegni scolastici dovuti all'insegnamento artistico in una scuola superiore.

Marisa ha presentato due piccoli lavori in forma quadrata ispirandosi, come spesso sceglie di fare, alle canzoni di Fabrizio de Andrè. Oro, carte particolari reperite nei luoghi più diversi, stoffe, piccole perle per dei lavori che, nella loro preziosità, continuano a costituire un omaggio al cantautore.

Ornella Novajra ha dipinto su tela il tronco di un albero che assume forma umana su un fondo tra il grezzo e l'azzurro.

Le raccoglitrici di olive di Michele Privileggi sono intagliate nel legno e incollate tra loro a formare un gruppo. Un gruppo di donne il cui legame viene rinsaldato non solo dalla colla ma anche da alcune catene e da una rete, quella che abitualmente viene utilizzata per la raccolta delle olive, verde, avvolgente e quasi volante.


Un'elaborazione astratta costituisce invece il secondo lavoro presentato in mostra dallo scultore: un lavoro a parete nel quale la ricerca di equilibrio tra linee, forma e colore è pienamente compiuta.

Michele è stato definito da Elena Bazquez "hombre multiuso", un appellativo scherzoso che dà conto sia della competenza d'uso di diversi materiali e della capacità di individuare soluzioni che della disponibilità al prestarsi ad aiutare spontaneamente i compagni e le compagne di simposio.

Io ho seguito l'impulso di utilizzare i materiali a disposizione e, rovistando tra la riserva di legna, ho individuato un mezzo tronco e alcuni pezzi di legno che, con tela, colla di coniglio, pigmenti, cenere e corde, ho trasformato in una struttura tridimensionale e in un totem dedicato ad Atena, dea della saggezza alla quale era caro l'ulivo.

L'uso di materiali ecocompatibili e la simbologia di legame con la madre terra caratterizza ormai da diversi anni il mio lavoro.
Il mio consueto timore ad affrontare macchine a lame è stato compreso e risolto da Michele Privileggi che ha realizzato per me fori e supporti in ferro permettendomi la realizzazione di opere che avevo in mente ma che, sola, non sarei stata in grado di realizzare.

Nella sua installazione Susanne Muller ha ripreso tre episodi della Bibbia nei quali viene nominato l'olio, episodi accuratamente riportati in traduzione italiana dal tedesco su tre cartoncini che accompagnano tre bottiglie nelle quali olio e colore ad acqua mostrano l'impossibilità di mescolanza dei due elementi a fronte dell'invito esplicitamente scritto a "shakerare".

Susanne ha effettuato, da Stoccarda, città nella quale vive, una ricerca su Cumiana e ha realizzato un'opera omaggio alle cinquantuno vittime del massacro nazista avvenuto nell'aprile del 1944. Cinquantuno vite rappresentate da cinquantuno chiavi, pazientemente cucite su un supporto di tela ricoperto da carta velina trattata con acqua, olio e colore. Sulla tela l'artista ha anche riportato il testo di un salmo di David.

L'artista ha voluto donare l'opera alla comunità di Cumiana e il sindaco ha promesso di esporla stabilmente nella galleria comunale.


Nella pubblicazione del 2004 donata a Susanne dal sindaco si legge che:

"… la comunità cumianese e la città tedesca di Erlangen ( ove visse e morì il tenente delle SS Anton Renninger, responsabile della strage del 3 aprile 1944) hanno stretto da alcuni anni un rapporto di amicizia e solidarietà nella comune convinzione che la riconciliazione e l'amicizia tra i popoli, nel contesto di un'Europa unita e democratica, possano contribuire a rendere migliore il mondo in cui viviamo.
… la municipalità di Erlangen ha voluto dedicare una via ( Cumianastrasse) in omaggio alla memoria delle vittime…"

Mi è sembrata ammirevole la capacità delle due comunità, italiana e tedesca, di costruire, a partire da un sentire di profondo dolore, le basi per una relazione che vede, ogni anno, scambi culturali e sociali tra i due paesi.
Una capacità ammirevole di ricordare, di non scegliere l'oblio, avvolgendo il dolore e la vergogna della memoria in un caldo tessuto di amicizia e di affetti.

 

Antonella Prota Giurleo

 

Fotografie di Michele Privileggi e di Antonella Prota Giurleo

 

13 novembre 2010