Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 


Tra arte, cultura e natura,
il simposio d'arte di Mallnitz

 

Dal 3 al 15 ottobre 2010 si è svolto a Mallnitz, in Austria, il 4Th International Symposium of Modern Art.

Al simposio, curato da Dorothea Fleiss ed Elisabeth Koch, hanno partecipato artiste ed artisti di diversi paesi che hanno potuto lavorare a contatto con la natura.

Alloggiati in un delizioso albergo, l' Hotel Kärntnerhof, abbiamo potuto, come è consuetudine nei simposi, alternare alle ore di lavoro momenti di confronto e di svago, avendo modo di presentare, attraverso proiezioni ed esposizioni verbali, lavoro e poetica di ciascuna e di ciascuno e di far conoscere al consesso artistico elementi della cultura di provenienza.

Abbiamo lavorato in uno spazio comune di 250 mq per realizzare i nostri lavori: le opere di scultura sono esposte nella città di Mallnitz e nel National Park Oberntauern. Le opere bidimensionali saranno invece esposte a Stoccarda nel 2011 o in diversi musei europei (Istanbul e Ankara in Turchia, Satu - Mare e in altri musei della Romania)
Vivo il simposio, e così penso lo vivano tutte le artiste e gli artisti partecipanti, come momento di libertà espressiva e di disimpegno dalle incombenze quotidiane e occasione di contatto e confronto con diverse esperienze e culture.
Inoltre la consuetudine di proporre uscite e visite permette di entrare, attraverso la mediazione di chi abita il luogo, più profondamente nel clima del posto, molto diversamente da quanto sarebbe possibile mediante una visione individuale.
Anche l'abitudine di lavorare con musica in sottofondo (ogni artista porta Cd dal proprio paese) costituisce un' opportunità di conoscenza, attraverso la melodia, di lingue e della musiche che, abitualmente, non si ascoltano.
A Mallnitz la durata del simposio è stata diversa secondo le attività esercitate: gli scultori sono rimasti due settimane, pittrici e pittori, fotografe e fotografi, salvo alcune eccezioni, una settimana soltanto, alternandosi nella presenza. Posso quindi dare conto solo delle artiste e degli artisti che ho avuto modo di conoscere nel periodo di mia permanenza, dal 3 al 7 ottobre.

Dorothea Fleiss, artista e curatrice rumena che vive in Germania, realizza le sue opere a partire dal tema della nascita. La nascita dal ventre di donna, la nascita dalla donna e dall'uomo, la nascita come inizio della vita è per lei importantissima sia dal punto di vista individuale che da quello sociale, come nascita di un gruppo, di gruppi.
Dorothea ritiene che, sia a livello sociale, attraverso i movimenti migratori, che a livello individuale, il muoversi delle persone nel mondo comporti la perdita di elementi importanti della propria cultura. Cultura che è necessario conservare e proteggere perché tutte, tutti, abbiamo le nostre radici nella terra dove siamo nati, dove ha avuto inizio la nostra vita.
Dorothea lavora su questo tema da molti anni, forse da tutta la sua vita e ritiene che occorra recuperare una sensibilità che sembra essersi persa rispetto alla cultura. L'artista mi dice della sua preoccupazione rispetto al nostro vivere in un mondo digitale, della tendenza, soprattutto giovanile ma non solo, a rifugiarsi in una vita altra, non reale; della possibilità che, rivolgendoci al virtuale, perdiamo la capacità di analizzare le nostre radici, la comprensione per la cultura di origine e la sensibilità delle nostre mani.

Dal 1996 Dorothea ha proposto progetti pubblici e privati di confronto tra artiste ed artisti dell'Est e dell'Ovest Europa con l'intenzione di stimolare la comprensione tra culture. Una quantità incredibile di soggetti, nell'ordine delle novecento persone, ha partecipato ai simposi organizzati e curati in tutto il mondo, circa quattro o cinque all'anno con una presenza tra quaranta e settanta invitati per ciascuna iniziativa.
Nel 1998 ha fondato l'associazione DFWE alla quale sono iscritti una cinquantina tra artiste ed artisti che costituiscono, nelle intenzioni di Dorothea, un gruppo, quasi una famiglia, avente l'obiettivo di conoscenza e relazione nel mantenimento delle proprie culture.
Nel chiacchierare con Dorothea per mettere a fuoco il fulcro del suo agire rimango colpita dalla sua capacità di procedere, parallelamente, su due diversi canali di elaborazione mentale: il rispondere alle mie domande e il continuare il suo lavoro artistico. Così alle parole che corrono per l'aria fanno riscontro le linee astratte che Dorothea disegna o dipinge, seguendo la sua personale elaborazione, alternando segni e pennellate in un continuo sovrapporsi di forme.

Christine Kertz compone le sue opere utilizzando pochi elementi: poche linee, pochi colori e pochi materiali, in una ricerca d'utilizzo di materiali di recupero accostati sulla tela.
L'artista lavora con materiali naturali e di recupero uniti a pittura acrilica su tela utilizzando i materiali che trova in loco.
Vicepresidente di un'associazione artistica austriaca, Christine ritiene che, se le persone guardano con attenzione le sue opere, possono comprendere ciò che lei intende esprimere perché l'arte, a suo parere, non necessita spiegazioni.
Christine sostiene la sua indipendenza artistica, non è interessata a lavorare per il mercato, intende operare, attraverso la sua espressione artistica, una ricerca personale di verità. Pur non essendo disposta a modificare il proprio atteggiamento ovviamente Christine è contenta quando vende dei pezzi o quando un gallerista si interessa al suo lavoro.

Mate Rainer artista ungherese, mancino, come Leonardo, esprime la differenza tra il modo di lavorare in studio e in un simposio. In un simposio le idee sono molte e il tempo è stretto; in studio c'è la possibilità di osservare il proprio lavoro consentendosi delle pause di riflessione, "in studio" dice " dipingo, mi allontano per guardare il lavoro, mi siedo, dipingo in un continuo allontanarsi e avvicinarsi all'opera. La mentalità nel simposio è diversa, il tempo limitato costringe a modalità di lavoro senza pause, così le idee si accumulano; non è un problema, però, perchè, quando poi torno a casa le idee hanno poi il tempo di sedimentare."
Un elemento che continua, ricorrente, ad emergere dalle mani di Mate, è la maschera; l'artista non sa spiegare la ragione di ciò, è però in grado di esplicitare il ricorrere frequente, a distanza di tempo, di questo tema.
Ho avuto modo di vedere lo scorso anno, in un simposio in Romania, il lavoro di Mate e sono in grado di verificare differenze compositive: allora opere nelle quali era evidente la predominanza delle linee, lavori grafici realizzati attraverso l'accostamento di linee; oggi le composizioni pittoriche hanno assunto una forza volumetria, appaiono quasi progetti di sculture.
Mate Rainer insegna Disegno e storia dell'arte in una scuola superiore di Budapest.

Gulai Alpay artista turco - canadese, ama l'interattività.
A Mallnitz Gulay ha portato una stoffa leggera e diversi colori invitando le artiste e gli artisti presenti ad intervenire sulla superficie effettuando le azioni che desiderano: scrivere, disegnare, dipingere, intervenendo a più riprese, modificando il proprio e l'altrui lavoro.

Una volontà di relazionarsi e di allargare la propria visione confrontandosi con il mondo che l'artista ha manifestato più volte nell'arco della sua attività, presentando, all'interno di sue mostre ( l'ultima nel settembre di quest'anno al Modern Museum di Ankara ), cubi di stoffa sottile sulle cui pareti le persone possono agire.
Gulay lavora a Istambul e a Montreal, in entrambe le città ha uno studio; si reca però, nel corso dell'anno, anche a New York dove vivono altri familiari e amici. Quando si reca in un luogo l'artista desidera creare la sua opera, le sue opere, in quel posto esattamente, ricercando elementi della cultura che desidera riportare nel suo lavoro. Una modalità di operare che la porta ad amare molto il viaggio e che le fa apprezzare le travel exhibitions, come definisce le mostre frutto de suoi viaggi.
Mi colpisce una frase che Gulay pronuncia nel corso della nostra conversazione, riferendosi alle molte, moltissime persone, che hanno partecipato alle sue installazioni performance tracciando segni e forme sui cubi di stoffa che presenta nelle sue mostre: " L'arte dall'interno di sé che esce in un interno".Mi è parso una modalità efficace di descrivere l'accadimento.
Il lungo drappo sul quale tutte, tutti, abbiamo messo del nostro è stato portato fuori dall'hotel nel corso di una passeggiata - visita allo scultore austriaco Heinrich Untergantschnig.

Tutte, tutti abbiamo contribuito a svolgerlo e a sorreggerlo per fotografarlo nella sua interezza in una performance che ci ha visti allegramente partecipi.

Ma il telo al quale avevamo affidato le tracce della felicità del nostro stare insieme ha assunto ancora un altro significato quando, vedendo una piccola cappella nel giardino, Dorothea ha proposto a Gulay di pregare insieme, avvolte nel telo, ciascuna con la propria modalità, nel prato davanti alla casa.

Così due donne, una cristiana e una musulmana, hanno compiuto, insieme, un altro passo verso quel mondo di Peace and love che Gulay, e non solo lei, desidera contribuire a costruire.

Kitti Maleephan Artista thailandese di quarantadue anni ( ma ne dimostra molti meno) realizza composizioni grafiche utilizzando le forme in plastica che rappresentano il suo alfabeto. Seguendo i contorni Kitti realizza composizioni nelle quali il significato delle singole lettere si perde in una composizione grafica il cui carattere è accentuato dall'uso di pochi colori: grigio, nero. Una modalità di lavoro che, per Kitti, quando si reca all'estero, rappresenta la modalità per comunicare la cultura thailandese. Kitti lavora con pennarelli, pastelli, gomma e acrilici su carta e su tela, abitualmente utilizza materiali diversi, metallici e di recupero, ma che non è possibile trasportare per via aerea. In Thailandia Kitti insegna disegno, composizione, scultura e mixed media alla facoltà di Belle Arti a studenti tra i 18 e i 23 anni che frequentano l'università per quattro anni.
Kitti riferisce del suo interesse per i materiali e per la sua propensione ad accostarli e della difficoltà, per le artiste e gli artisti orientali di confrontarsi con l'Europa, con un mondo tanto diverso dal proprio sia per cultura che per lingua (e per alfabeto!).
Nelle immagini delle opere realizzate in Thailandia tra il 1996 e il 2004 Kitti presenta una serie di installazioni nelle quali materiali diversi, soprattutto scarti metallici, recuperati nelle discariche vengono composti e dipinti od ossidati. Talvolta i vari scarti vengono accostati a comporre personaggi, altre volte, collegati a materiali naturali, ci riportano alla necessità di trovare una mediazione tra ricerca di sviluppo industriale ed equilibrio ambientale. Mi è parsa di particolare interesse un'ampia installazione in cui vasche di metallo collegate tra loro da diversi elementi metallici e non mutano aspetto attraverso la modifica dei livelli di acqua piovana. Kitti usa tutti i materiali possibili, con la particolare attenzione al recupero che contraddistingue il suo agire artistico, anche la cartapesta che simbolicamente, per forma e colore, rappresenta la pietra, non disdegnando l'uso di elettricità ed elettronica ma rimanendo ancorato ai materiali naturali e al rapporto con la natura e la sua forza ( simbolicamente importante in questo senso la scultura realizzata con l'accostamento di diversi legni sottili che, uniti, non possono essere rotti).

Linhong Zhao artista cinese che vive a Salisburgo, utilizza per le sue opere pittoriche strumenti e forme relative alla cultura cinese e a quella europea. I grandi pennelli e le piccole ciotole cinesi sul suo tavolo da lavoro si accompagnano ai colori acrilici.

Zsuzsanna Ardò fotografa e curatrice ungherese, vive in Gran Bretagna.
Pur non usando per le sue fotografie esclusivamente il bianco e nero lo preferisce perché ritiene che il colore distragga dalla forma.
Lo scorso anno ha realizzato a Montmartre un'installazione di gruppo sul tema della violenza contro le donne utilizzando quattro bambole, in forma di donna, di uomo, di bambina e di bambino. Zsuzsanna lavora per la commiccione dei diritti delle donne di Amnesty International.
Ho chiesto a Zsuzsanna quali siano i temi che le interessano maggiormente; la sua risposta ha puntato sull'emozione; l'artista non vuole limitarsi a dei temi anche se sicuramente le persone costituiscono un soggetto prioritario ma è quando l'emozione è forte, quando fa battere il cuore, che scatta una foto.
Zsuzsanna è anche pittrice e scrittrice, ha scritto infatti sceneggiature per il cinema e per il teatro. Dodici anni fa ha fondato a Londra una società, la Hampstead Authors' Society, della quale è presidente, per offrire alle artiste e agli artisti la possibilità di condividere esperienze e culture. L'associazione si occupa di organizzare eventi; di presentare mostre, libri, films; di invitare ospiti. I luoghi di incontro possono essere pubblici o privati, case o cinema o musei.
Membro della British Film Accademy, ha curato presentazioni e realizzato collage utilizzando inquadrature o immagini di differenti pellicole.
"L'ordinarietà della vita nei suoi momenti comuni può mostrarsi straordinaria; catturare e mostrare questi momenti costituisce la mia poetica"
Mi ha molto colpita il lavoro che Zsuzsanna ha mostrato a computer: più serie di immagini scattate in varie occasioni ( dalla finestra della propria camera, in campi Rom di diversi paesi, autoritratti. In ogni immagine è possibile percepire accanto alla bellezza un elemento di drammaticità, Può essere l'ombra che accompagna i bambini o un frammento di cielo nuvoloso e, in ciascuna, la ricerca di bellezza, come quella che appare negli interni delle abitazioni rom a fronte dell'orribile visione dell'esterno. Ma ancora, una ricerca di costruttivismo nella realtà in immagini che paiono, ma non sono, fotocontatti e che rimandano all'esperienza di Moholy Nagy. E, non ultima, la serie di autoritratti dove il volto o la silouette di Zsuzsanna appare sovrapposto o trasformato nel paesaggio, a mostrare simbolicamente come un soggetto assorba ciò che percepisce nel corso di un viaggio.


Camelia Deznan, che tutti chiamiamo Lia, ha un motto: "La vita è arte". Originaria della Romania l'artista ha studiato negli USA musica e arte; attualmente vive a Chicago.
Lia preferisce il bianco e nero al colore perché lo ritiene più magico, più nostalgico e, spesso, lo ritiene più adatto a restituire alle altre persone ciò che lei vede e desidera mostrare.
I temi di analisi di Lia si sono evoluti nel tempo, inizialmente era interessata a riprendere i volti delle persone, quasi che l'analisi dei volti permettesse di comprenderne la vita ma lo sviluppo della vita è analogo a quello della fotografia, si evolve. Oggi Lia è più interessata a riprendere la natura, i paesaggi; l'attenzione per le forme, essenziale per la composizione di un'immagine, la porta oggi ad analizzare le forme semplici e le diverse textures del paesaggio, come le splendide onde formate dalla sabbia nel deserto che le sono costate giorni e giorni di appostamento per poterle riprendere prive delle scie lasciate dalle moto.
Lia sostiene di non poter vivere senza la musica; nel corso dei suoi studi ha scelto la fotografia perché, avendo una memoria fotografica, la scelta è stata naturale ma la musica accompagna sempre il suo agire.
Un agire che è così riassumibile nella sua idea di vita: andare, vedere, fotografare; un'interpretazione contemporanea del "Veni vidi vici" di latina memoria.

Gyöngyi Kàroly Zöld fotografa ritiene che si debba cercare di trovare il coraggio di guardare sé stessi nello specchio esaminando le proprie luci e le proprie ombre. Luci e ombre costituiscono il tema centrale del suo lavoro.
Gyöngyi non è tanto interessata al prodotto finale ma al processo di elaborazione. "Non sono io che scopro i miei temi di lavoro" asserisce " ma essi che si offrono a me".

Andreia Sampaleanu è figlia d'arte; una madre artista, conosciuta e affermata, può costituire un elemento di maggiore difficoltà per una donna che si misuri con il mondo dell'arte. Da bimba Andreia disegnava e dipingeva con la mamma; ha poi scelto di frequentare scuole d'arte per specializzarsi, all'interno della facoltà di arte e design, nel dipartimento di fotografia. Terminata nel 2003 l'Università, nel 2004 Andreia ha ricominciato a dipingere.
Mamma di una bambina e di un bambino, Andreia continua l'attività di fotografa, non è però interessata al fotogiornalismo ma fermare un momento, al riprendere immagini da utilizzare poi nelle composizioni.
Andreia ama sperimentare, usare le mani, manipolare, utilizzare diversi materiali; sostiene di non avere ancora trovato una via, che la sua strada artistica sta nell'esperimento stesso.
Il simposio costituisce per Andreia, più che per altre artiste meno legate agli impegni familiari, un luogo di libertà dagli impegni oltre che, naturalmente, un luogo di libertà di espressione e di possibilità di incontro e di comunicazione con altre artiste ed artisti.
L'organizzazione familiare comporta un'organizzazione di tempi e di impegni che è difficile conciliare; il tempo che Andreia trascorre al simposio la bambina e il bambino sono con il papà mentre, per quanto riguarda il lavoro per vivere, al di là quindi della pittura, Andreia si è inventata un lavoro con il fratello, un atelier di interior design che le permette di coordinare tempi di vita e tempi di lavoro.
Andreia è socia sia dell'UPA che della DFEW.

Ozlem Kalkan Erenus pittrice turca, ama partire da ciò che permane nella sua memoria; la descrizione che Ozlem fa del suo agire è come riprendere una passeggiata nella memoria per cercare ciò che, apparentemente, si è perduto.
Ozlem ha inventato la tecnica che usa; l'artista crea superfici che appaiono come di pietra, utilizzando cemento o polvere di marmo, sulle quali incide le sue memorie che spera rimarranno per sempre, come le incisioni rupestri preistoriche. Un'operazione che rimanda all'antico e che, a differenza della velocità offerta da altri strumenti visivi, comporta un tempo di elaborazione che, forse, offre maggiori possibilità di durata.
Una serie di volti della memoria, posti uno accanto all'altro, dicono dell'amore dell'artista per le persone, per le donne e per gli uomini; volti che non sono identificabili da parte di chi guarda ma dei quali Ozlem conosce l'appartenenza, sa di chi sono, pur se paiono avvolti nell'ombra.
Solitamente l'artista lavora su piccole dimensioni per accostare poi i lavori in una composizione di dimensioni grandi; ho visto su un catalogo un'installazione pittorica di otto metri per un metro e mezzo di altezza composta da volti incisi su supporti di cm 30 x 20.
Ozlem, che è nata e vive ad Istambul, è madre di una bimba di tre anni e mezzo, attualmente a casa con il papà e la nonna, dalla quale è lontana per la prima volta per il periodo di una settimana. Una bimba con la quale realizza collages e che, forse, l'ha indotta a mutare temi di lavoro; da qualche tempo, dalla nascita della piccola, infatti l'artista elabora forme di alberi come se, diventando madre, avesse messo radici nella terra.

Serban Rosca ha deciso di esprimersi attraverso l'arte da quando ha terminato l'università. Artista e curatore, è questa seconda attività che gli dà da vivere; Serban lavora in un museograf, il Toric Crisurita nella città rumena di Orodea; in questo museo organizza esposizioni aperte al pubblico.
Serban ama l'arte che definisce qualcosa che fa parte di lui stesso, qualcosa che fuoriesce da lui quasi inconsciamente per cui, quando inizia un lavoro, non sa come procederà e, soprattutto, che aspetto avrà una volta terminato. Una pittura gestuale, una modalità di lavoro per cui braccio mano e pennello improvvisano segni e forme giocando con i colori.
Talvolta Scerban desidera esprimere un messaggio, altre volte intende esprimere sé stesso o, come nel caso del simposio di Mallnitz, il luogo nel quale si trova e le sensazioni che il luogo stesso gli sollecita.

Io ho recuperato diversi pezzi di legno che ho elaborato, come faccio da due o tre anni, con pigmenti e colla di coniglio, pezzi di tela, chiodi, corde, nel tentativo di restituire il senso dell'antico, della presenza di calde divinità femminili legate alla terra. Steli - totem di una cultura fondata sulla spiritualità della natura in una ricerca di materiali di recupero ed ecocompatibili che approfondisco nel tempo.

Diversi scultori hanno partecipato al simposio, è stato incredibile per me entrare con loro in una segheria e vedere, oltre alle montagne di tronchi, quelle di segatura, e verificare la possibilità di scegliere i pezzi che si ritengono più idonei per il proprio lavoro.


Nei giorni, all'esterno, il rumore assordante delle macchine utilizzate dagli scultori ha scosso la quiete del piccolo paese mentre gli "scarti", la polvere di legno e le piccole o più grandi forme tolte per definire gli abbozzi, hanno costituito materiale di lavoro per Christine e per me; si viene prese dal desiderio di utilizzare tutto ciò che è scarto per salvarlo dal fuoco. Non ho resistito, ho utilizzato frammenti di legno per regalare piccole opere in una lotteria improvvisata.

Gli scultori lavorano in uno spazio esterno comune e, quando il peso dei tronchi e delle forme necessita di aiuto per lo spostamento, tutti collaborano. Amo molto la scultura pur non praticandola, il realizzare una forma per via di togliere; sono rimasta diverso tempo ad osservare, a fotografare, analizzando le diverse azioni, dal disegno a carbone sul legno per arrivare all'azione con la sega e con la levigatrice.

Giuseppe Strano Spitu. Abbandonate le resine, lo scultore italiano che vive in Spagna a Zaragoza ( quando non è in giro per il mondo, invitato ai più diversi simposi), utilizza i più diversi materiali: marmo, pietra, legno, elementi naturali e, più recentemente, sta rivolgendosi alla fotografia.
Nelle sue opere tridimensionali le superfici scabre si alternano a quelle lisce creando un gioco di colori tra il legno grezzo, i neri e i grigi.
Molto interessanti anche le composizioni di elementi naturali, quali patate, uova e limoni che, accostati ad altri, quali chiodi o piccole forme di creta che rimandano agli spermatozoi, restituiscono il senso della relazione esistente tra le creazioni della natura e gli oggetti creati dalle donne e dagli uomini.
In occasione della serata di presentazione delle opere delle artiste e degli artisti invitati a Mallnitz, Giuseppe ha presentato una serie di fotografie: una triste serie di immagini di Aushwitz ed alcune elaborazioni psico - sociali, quali lo specchio che rimanda l'accatastamento di un'impressionante composizione di farmaci.

Nikola Smilkov Scultore macedone di trentasette anni realizza oper in diversi materiali: marmo, pietra, legno, carta, bronzo.
Nelle sue sculture le linee curve si alternano alle linee rette, le superfici scabre a quelle lisce in un fare che, per certi aspetti, ricorda il non finito michelangiolesco; l'opposizione delle forme e della tecnica nell'alternanza d'uso tra sega e spatola restituisce il senso delle differenze e della possibilità di creare, attraverso il confronto, l'armonia della forma.
Nicola intende affermare, attraverso il contatto e la combinazione tra forme geometriche opposte, spigolose e tondeggianti, l'idea di comunicazione tra persone e natura. La forma è la prima idea per un lavoro "One man, one form" mi dice, "una forma normale, stabile, al cui interno si affolla una marea di cose, di pensieri".
Nicola, che ha partecipato a simposi di scultura in Slovenia, Serbia, Montenegro, Austria, Bulgaria e Romania, insegna pedagogia a studenti che lavoreranno nella scuola elementare ed esprime tutte le difficoltà di conciliazione tra lavoro a scuola e scultura.

Gyòri Csaba - Attila, scultore rumeno di quarantaquattro anni, desidera esprimere sé stesso attraverso il suo lavoro; ritiene che la ragione del fatto che per lui arte e vita coincidano stia nel fatto che, sin da piccolo, ha praticato l'arte.
Cioba, come viene chiamato, mi dice del suo interesse per l'inizio del mondo, per l'interesse profondo per il tema della creazione; la creazione dell'acqua, di Adamo e di Eva, dell'uomo e della donna. E aggiunge, tra il serio e il faceto, che non ritiene di avere abbastanza tempo di vita per arrivare alla fine perchè "l'inizio è stato molto lungo". L'inizio, la creazione, costituisce una sorta di rinascita perchè nulla muore, tutto si trasforma. Così non è tanto importante il tema del lavoro ma la forma. Una volta appresa la tecnica occorre metterla al servizio della ricerca della forma perchè, alla fine, è la forma che è importante; se la forma è risolta esprime sé stessa.
Cioba vive della sua professione di scultore; di fronte alla mia sorpresa dichiara che tutta la sua famiglia, anche sua moglie, pittrice, è composta da insegnanti e che, un po' perché non voleva ripercorrere strade già intraprese da altri e un po' perché a scuola, da ragazzo, era tutt'altro che un alunno modello - "Non vorrei mai avere studenti come sono stato io" mi dice - ha preferito dedicarsi esclusivamente alla scultura.
Cioba lavora nella sua casa - studio e ha, rispetto alla scuola e all'arte, una convinzione che ho difficilmente incontrato; ritiene infatti che la professione di insegnante sia di grande rilevanza e che il doversi confrontare con i giovani comporti competenze che egli non ritiene di avere - "Non sono Gesù Cristo per rispondere a tutte le esigenze dei giovani" - Il suo dire è drastico: "O si è insegnante o si è artista, non si può essere entrambi, non c'è il tempo per svolgere bene entrambe le professioni" ma, sottolinea: " Ogni persona può essere un buon artista, ma non tutte le persone possono essere buoni insegnanti."
Cioba fa parte della UAP dalla sua fondazione ma non intende assumere incarichi in essa; di fronte alla richiesta di divenire direttore della cultura nel dipartimento dove vive e lavora, Cioba ha risposto di non essere interessato a discussioni che, necessariamente, investono il terreno della politica quando ritiene invece che il ruolo dell'associazione debba essere esclusivamente rivolto all'arte e all'estetica.
Da quando ha terminato l'Università Cioba frequenta i simposi di scultura, alcuni di essi prevedono un compenso economico, altri solo l'ospitalità; invitato in simposi in Ungheria, Romania e Slovacchi, Cioba mi racconta della sua permanenza al simposio di Rocca di Papa, in Italia, dove, fermato al confine per problemi di visto e permesso ( la Romania non era ancora parte della Comunità europea ed era impossibile per lui, artista libero professionista, esibire la carta di lavoro che gli veniva richiesta) era arrivato quando il simposio era già terminato e le artiste e gli artisti invitati già partiti. Nonostante la disavventura Cioba ha un ricordo splendido di Rocca di papa, dove è comunque stato ospitato e dove ha potuto lavorare con serenità, in perfetta utonomia.

Adrian Golban, rumeno, insegna scultura al Liceo artistico "Aurel Propp" di Satu Mare. Ha terminato l'università nel '97 e ha al suo attivo tredici anni di attività come scultore, attività svolta anche durante i sei anni di frequenza universitaria.
Adrian ama realizzare forme che stanno in equilibrio tra il figurativo e l'astratto; parte, come racconta, sempre da una figura femminile che gli piace, una musa ispiratrice che varia nel tempo, e che può diventare una finestra donna o una donna finestra. L'opera realizzata a Mallnitz sembra comporre in sé la forma di un cucchiaio e di uno strumento musicale in una sintesi che spazia tra surrealismo e astrazione.
Adrian ama la danza e la musica, spesso fonte di ispirazione per le sue opere che realizza in differenti materiali utilizzando prevalentemente il bronzo per le opere più figurative riservando legno e pietra per le composizioni più vicine all'astrazione.

Edward Herczeg, artista rumeno di ventotto anni, ex allievo di Adrian Golban, insegna arte in una scuola popolare. Aveva iniziato a lavorare nell'ambito del disegno ma ha scoperto che la sua migliore possibilità espressiva sta nella scultura. Sul suo lavoro ha una grossa influenza il design: tra i suoi obiettivi quello di mettere in relazione i concetti del design con la scultura.
Il materiale scelto di volta in volta dipende dall'idea, talvolta la scelta va sul metallo o sulla combinazione tra materiali differenti. Abitualmente nei simposi utilizza pietra o legno perché è più semplice utilizzare questi materiali. "Ogni materiale ha la sua bellezza" sostiene Edy che ha utilizzato anche la cartapesta e che insegna ai suoi studenti gli elementi del disegno e della pittura, partendo da pennelli e matite per arrivare sia al collage che alla scultura polimaterica, con attenzione ai materiali naturali.

Sia Cioba che Adrian che Edy fanno parte dell'UAP, Unione degli artisti plastici; l'associazione organizza mostre e garantisce spazi espositivi e facilitazioni per mostre, gallerie e simposi per le artiste e gli artisti che ne fanno parte. Si tratta di un'organizzazione statale, con sede a Bucarest e decentrata nelle diverse province. L'adesione alla UAP è subordinata, oltre che al pagamento di una quota annuale, alla presentazione da parte di due artisti già iscritti all' associazione, all'invio del curriculum artistico e del portfolio; il materiale viene inviato alla sede centrale di Bucarest dove una commissione decide l'ammissione o meno. L'iscrizione comporta che, raggiunta l'età della pensione, 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, gli aderenti ricevano un contributo che costituisce un di più rispetto alla pensione statale.
Frequentando artiste e artisti che vengono invitati ai simposi ho scoperto che le organizzazioni di tutela e sostegno sono, a livello dei paesi europei, a differenza dell'Italia, frequenti e contano su un numero importante di adesioni.
Ho notato anche un elemento che inizialmente mi ha sorpresa, comune agli artisti dell'Est: molti di essi, la quasi totalità, realizza opere figurative, da vendere per vivere, e opere di ricerca, ovviamente molto diverse dalle prime, generalmente astratte e inserite in una ricerca artistica internazionale - globale.

Come tutte le cose belle anche la mia permanenza a Mallnitz è finita, ma altre occasioni di incontro (e di re-incontro) e di collaborazione saranno possibili; torno a casa con il dispiacere di non aver potuto rivedere amici artisti che abiteranno il luogo dopo la partenza del primo gruppo di artiste e artisti.
Ma gli amici si ricordano, telefonano, scrivono mail, mandano foto, così, in uno spazio che conosco perchè è lì che ho lavorato, posso vedere il secondo gruppo.

Le artiste e gli artisti invitati a Mallnitz, suddivisi per paese, sono stati:
Austria: Christine KERTZ Cina: CAO TAO, Linhong ZHAO ( Austria Cina) Estonia: Toomas ALTNURME, Ausra PETROSKIENE Gran Bretagna-Ungheria: Zsuzsanna ARDÒ Italia: Marion LEONE, Antonella PROTA GIURLEO Macedonia: Nikola SMILKOV Marocco: Wafaa MEZOUR Montenegro: Vahida NIMANBEGU Polonia: Bartosz FRACZEK, Wlodzimierz KARANKIEWICZ, Romania: Diana BRAIESCU, Adrian GOLBAN, GYÖRY Csaba, Edward HERCZEG, Cristina ISTRATE, GYÖNGYI KÁROLY-ZÖLD, Titi NEACSU, Serban ROSCA, Andrea SAMPALEANU, Mirela TRAISTARU, Adrian VERTIC Serbia: Ružica Brali, Vincze JUHASZ, Borko Petrovi, STOJSIC Nebojsa, Marko VUKSHA, Tamara NEDELJKOVIC Spagna: Giuseppe STRANO SPITU Tailandia: Kitti MALEEPHAN Turchia: Özlem KALKAN ERENUS, Gulay ALPAY ( Canada Turchia) Ungheria: Miklos KLOTZ, RAINER Máthé USA: Camelia DEZNAN, Karl SALITER

Antonella Prota Giurleo

Fotografie di Antonella Prota Giurleo

 

10 novembre 2010