Natura e cultura

a cura di Antonella Prota Giurleo

 



Simposio d'arte contemporanea a Carei, in Romania

di Antonella Prota Giurleo

Tra il 7 e il 15 agosto del 2009 si è svolto a Carei, in Romania, l'undicesimo simposio internazionale d'arte contemporanea, al quale hanno partecipato artiste ed artisti provenienti da diversi paesi :
. Austria: Gertraud Eder
. Francia: Joelle Gandouin, Laurette Witt ner, Janine Achard, Martine Boubal
. Germania: Dorothea Fleiss
. Italia: Antonella Prota Giurleo
. Montenegro: Biljana Kekovic, Vahida Nimanbegu
. Polonia: Bartosz Fraczek, Wkodek Karankiewicz
. Romania: Adrian Golban, Constantin Neacsu, Virginia Piscorean, Vasile     Tolan,  Mirela Traistaru, Janina Friedrich
. Serbia: Vince Juhas
. Spagna: Giuseppe Strano Spitu
. Ungheria: Mate Rainer
. USA: Cynthia Consentino, Joyce Conlon

Al termine del simposio è stata organizzata presso il Museo d'arte di Satu Mare la mostra collettiva che, inaugurata il 14 agosto, resterà aperta sino al 25 settembre 2009.

E' stata una gioia confrontarsi professionalmente con artiste ed artisti di differenti culture, verificare la pazienza e la disponibilità all'ascolto quando le differenti lingue e l'utilizzo non sempre proprio dell'inglese avrebbero potuto costituire ostacolo, assaggiare cibi e bevande inconsuete, ballare la sera intorno al fuoco dopo aver lavorato a contatto della natura per tutta la giornata.
Sarebbe impossibile dar conto di tutto e del lavoro di ogni artista, mi riferirò perciò al lavoro delle sole artiste, in particolare di quelle con le quali ho avuto modo di confrontarmi più direttamente.
Dorothea Fleiss, curatrice del simposio, è un'artista rumena che vive in Germania.


Dorothea realizza composizioni astratte su varie dimensioni, da piccole a grandi, su differenti supporti, tele, legno, carta, utilizzando le modalità espressive dell'action painting: larghe pennellate, sgocciolamento, spruzzo, in una sovrapposizione inconsueta che vede anche l'utilizzo di tecniche grafiche e calligrafiche.
Ho apprezzato molto in Dorothea la capacità di mettere insieme persone di diverse nazionalità e con diverse modalità espressive e permettere loro di diventare gruppo.
Per la prima volta nella storia dei simposi curati da Dorothea in Romania, in questo, come ha avuto modo di dire lei stessa nella presentazione della mostra al Museo d'Arte di Satu Mare, diversi artisti hanno lavorato in coppia: la stessa Dorothea con Constantin Neacsu, Bartosz Fraczek e Wkodek Karankiewicz, Mirela Traistaru e Bartosz, Mirela e Wkodek.


Gertraud Eder, pittrice, ha iniziato a dipingere a 35 anni ad acquarello frequentando corsi condotti da importanti maestri; nel 1998 ha iniziato a insegnare pittura in Grecia, prima a Paros e poi a Naxos. Utilizzando la tecnica Panta Rhei, che consente di liberare l'immaginazione, e dopo un lungo lavoro,dal 2004 Gertraud diventa insegnante di Pan Art e conduce workshops e corsi.
Mostrando i suoi lavori indica ciò che ritiene di individuare nelle forme realizzate spontaneamente, asserendo la libertà di pensiero e di visone di chi possa invece interpretare differentemente la stessa immagine. Come nel gioco dell'attribuzione di forma alle nuvole ciascuna persona può vedere in esse un volto, o un corpo, o un paesaggio o altro. Usa colori che compone lei stessa, utilizzando pigmenti e differenti materiali, colori naturali, che danno un tono particolare alla pittura e che stende su textures da lei preparate con fondi bianchi trattati in modo da costituire superfici disomogenee; con pennelli e con spatole diverse interviene quindi a creare effetti particolari di trasparenza. Nelle sue forme, che ad un primo momento appaiono astratte, sono individuabili elementi figurativi: paesaggi, fiori, persone.


Janine Achard, pittrice, racconta come il femminismo abbia influenzato il suo essere e , quindi, il suo agire, e di quanto sia stata importante per lei la lettura di un testo di Elena Gianini Belotti ( Janine non ricorda il titolo in francese, ma immagino si sia trattato di Dalla parte delle bambine , fondamentale per le donne della mia generazione). In occasione del simposio ha deciso di dedicare il lavoro di una settimana, una composizione regolare di diversi piccoli lavori rettangolari su carta, a Fernande Abrau, giornalista brasiliana, morta nel 1996 di aids. Janine sfogliava talvolta, nel corso del suo lavoro, un testo contenente 62 frammenti che costituiscono un insieme di collera, di lutto e di morte cercando di tradurre in pittura le sue emozioni e di restituire la forza, la determinazione, il senso di rivolta e l'interesse per le altre persone.


Martine Boubal, curatrice e pittrice, ha iniziato la sua attività pittorica con un lavoro molto duro, utilizzando colori forti e prevalentemente scuri, per esprimere la collera, la rabbia, orientando invece la sua ricerca odierna sulla luce. L'artista ritiene che il passaggio dalla collera alla tranquillità possa costituire un passaggio che, come è avvenuto per lei, possa interessare anche le altre persone, perciò la luce, inizialmente ricercata per sé, è diventata oggi una ricerca anche per gli altri. Martine pensa che le opere d'arte possano trasmettere pace e tranquillità e possano quindi assumere, anche se avvicinarsi all'arte e comprenderla non è semplice per tutte le persone, una sorta di strumento di arte terapia. Le sue tele, fortemente illuminate dal bianco di fondo, che rende anche più intellegibile la forma, sono ultimamente costruite sulle tonalità di azzurro, colore che restituisce serenità.


Joelle Gandouin, pittrice, ha lavorato per vent'anni sull'astrazione, sull'informale, sulla possibilità di liberazione della forma da schemi realistici. Quando, nel 1978, un incendio distrusse la sua casa, con tutte le sue tele, la sua macchina fotografica, la sua documentazione e la strumentazione, l'artista ha reagito attraverso la ricerca figurativa: schizzare, disegnare sono state le attività alle quali si è dedicata con l'intenzione di ricordare, di fissare sensazioni e impressioni, per non perdere nulla, lavorando, pur con estrema serenità come se fosse l'ultimo giorno della sua vita. Si è trattato di un ritorno ad un'attività che aveva costituito la sua passione da bambina. Oggi Joelle tiene insieme le sue esperienze, lavora infatti su fondi astratti lavorando la materia, graffiando, incollando, dipingendo o gettando o facendo colare il colore. Su queste textures Joelle riporta le sue impressioni velocemente schizzate sul blocco nel corso delle passeggiate e dei viaggi. L'artista disegna molto bene, velocemente e con facilità, mostrando che l'esperienza di disegno da bambina, coltivata nel tempo, le ha permesso di acquisire una competenza notevole.


Laurette Wittner, pittrice, ritiene che ciascun artista sia tenuto a osservare il mondo e a mostrare ciò che vede, debba essere cioè un canale di trasmissione del momento presente.
Laurette porta con sé la dolorosa esperienza di essersi sempre sentita straniera: nata casualmente a Bruxelles, da mamma rumena e papà austriaco, vissuta in Brasile dove ha appreso il portoghese è poi emigrata, a 33 anni, in Francia dove ha cercato di comunicare, non conoscendo la lingua francese, attraverso le immagini, praticando il disegno, la pittura e la fotografia. "Quando non avevo parole " dice " facevo un disegno per direciò che pensavo". Racconta con dolore l'esperienza di sentirsi una sciocca per la mancanza delle parole per esprimersi, del desiderio di fuggire, delle interviste fatte a molte persone emigrate che dicono di sé:"Non siamo liberi, ma prigionieri della lingua".
Nel suo lavoro l'artista trasferisce la sua esperienza personale ed esprime il mondo come lo vede.


Biljana Kekovic, pittrice, lavora a " per strati": inizia collocando su una parte della tela preparata un scampolo di tela grezza, dopo averlo incollato passa sulla superficie complessiva della tela una rullata di bianco. Su questa textures dipinge quindi, per stratificazioni successive, larghe pennellate di colori forti, accesi. Lascia il lavoro poi torna, osserva, riprende, in una continua sovrapposizione di pennellate e di gesti che conclude con tratti a pastello.


Vahida Nimanbegu, giovane pittrice, realizza opere ad acrilico su tela lavorando a cavalletto per sovrapposizione di pennellate verticali, di forma rettangolare.
Attraverso una ricerca pittorica seria accompagnata da costanza di lavoro Vahida realizza opere che assumono una forma che rimanda alla tessitura dei tappeti e che pare costituire un omaggio alle arti femminili.


Mirela Traistaru, pittrice, lavora velocemente mostrando facilità creativo espressiva. L'ultimo soggetto al quale sta lavorando è il giardino. Mirela, ( trentasette anni, ma ne dimostra almeno dieci di meno) vive in una grande città e, come tutte le persone che vivono in metropoli, soffre per l'inquinamento dell'aria e per il rumore come per la mancanza di colore e sente, per sé e per le altre persone, la necessità della purezza da ricercare nella natura. Ecco quindi i giardini, interpretati come se ciascuno di essi fosse il primo giardino, l'Eden. L'artista dipinge solo ciò per cui prova un'attrazione forte, un feeling, ed ogni luogo dove si trova a lavorare costituisce per lei fonte di ispirazione, così a Bobald Carei ha dipinto su una grande tela il giardino con tanti fiori e la casa che ha costituito il nostro punto di riferimento e di riunione.


Mirela ha una bimba di quattro anni, Miral. Mi è sembrato dolcissimo e importante per il mio interesse per il rapporto madre figlia ciò che Mirela mi ha raccontato del patto intercorso tra lei e la piccola. Miral una volta ha chiesto alla mamma di realizzare un disegno al giorno da regalarle; alla proposta Mirela ha risposto con l'idea di uno scambio, ciascuna avrebbe dovuto quindi realizzare un disegno al giorno per l'altra. La proposta è stata accettata così, a Bobald, Mirela ha realizzato una piccola cartelletta con i lavori per Miral, sette, per i sette giorni di sua presenza al simposio. Fiori, naturalmente.


Cynthia Consentino scultrice, interessata al rapporto uomo donna e madre figlia, padre figlio all'interno della famiglia, indaga gli stereotipi e gioca con essi.


Sette anni fa, nel corso dei suoi studi sociali, intervistò un gruppo di bimbe e bimbi di circa cinque anni chiedendo a ciascuna e a ciascuno in quale animale si identificassero. Tutti i bambini espressero una preferenza per animali feroci quali tigre, leone, lupo e altri simili, mentre le bambine si riferirono ad animali generalmente vegetariani, come il coniglio o al gatto. Cinzia, come Virginia Woolf, è convinta che la differenza di genere esista e che non sia tanto importante scoprire se sia naturale o indotta dalla cultura, quanto riconoscerne l'esistenza; per questo motivo gioca con gli stereotipi, analizzati da lei anche nelle favole e nella scelta dei giocattoli, utilizzando la scultura in ceramica e realizzando ad esempio il corpo di una dolce giovane ragazza con la testa di lupo o di un uomo con la testa di fiore. Nei suoi lavori, strutturati talvolta come installazioni, realizza anche, disegnandole, alcune marionette che vengono a far parte di una sorta di paesaggio.


Joyce Conlon, pittrice, lavora sulla trasformazione delle forme sulle superfici, come accade con le ombre o con le immagini riflesse nell'acqua. Riferendosi alla tradizione moderna del paesaggio americano, alla natura e alla sua intersezione con la cultura, il lavoro di Joyce si ispira alla bellezza delle forme naturali e alla loro deformazione nel tempo; attraverso di esso l'artista tenta di rappresentare la sua esperienza soggettiva e le modifiche a cui lei stessa, come tutte le persone, è soggetta in relazione al tempo e agli eventi della vita.


Joyce crea sulla tela, attraverso un gioco di sovrapposizioni di forme astratto geometriche di differenti colori, textures a bassissimo rilievo che livella quando il colore è secco.
Io, Antonella Prota Giurleo, ho continuato la mia ricerca sull'utilizzo di materiali ecocompatibili ( colla di coniglio, pigmenti, terre, elementi naturali, pizzi realizzati da mani di donne, stoffe, corde) unita all'interesse per le antiche forme di rispetto per la spiritualità insita nella natura.
Ho realizzato quindi una serie di bassorilievi dipinti e un totem che, a differenza di quelli che di solito costruisco utilizzando scarti di travi, questa volta è stato creato da un piccolo tronco d'albero che Alain Gandouin, ceramista francese, ha recuperato per me nella foresta.


Non ho avuto modo, purtroppo di conoscere il lavoro di Virginia Piscorean


e di Janina Friedrich,


per questioni linguistiche e di tempo di permanenza delle due artiste rumene al simposio, ma ho avuto modo di vederle alla mostra nel Museo d'Arte di Satu Mare


splendido gioiello diretto da una donna. All'inaugurazione abbiamo colto l'occasione per farci riprendere, tutte insieme, davanti al lavoro di Mirela, il giardino dell'Eden di Bobald Carei


nel quale abbiamo lavorato e condiviso momenti di serenità e di allegria.