home

CRONACHE 2007
artiste nel mondo
(segnalazioni artistiche di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

e-mail: oltreluna@tiscali.it

 
 

 

11 - 20 dicembre 2007

VALZER
2 installazioni di Mavi Ferrando con 35 interventi di 18 artisti

In mostra due installazioni di Mavi Ferrando: Valzer 1 e Valzer 2.

Valzer 1 (foto) è formato da un insieme di 24 elementi in legno dalla forma libera fissati insieme a due a due da un ferro che li trafigge e unisce. L’allusione a una sorta di piede alzato innesca la lettura di un ipotetico quanto irreale ballo dove ogni coppia, nella sua unicità e similitudine, viene a rappresentare e simboleggiare la variazione infinita dell’esistere. Valzer come comunicazione gentile o come farsa senza tempo, la vita su una gamba che segna il passo, il tempo, la materia.

Valzer 2 è un grande mosaico a parete costituito da 35 tavolette-scultura, sempre in legno, sulla quale 18 artisti sono stati invitati ad intervenire con un loro lavoro di pittura, collage o altro. Ogni tavoletta sarà quindi realizzata a quattro mani. Anche qui la variazione sul tema diventa il comune denominatore. Sta per iniziare un anno nuovo, un due tre, un due tre!

a cura di Donatella Airoldi

artisti partecipanti a Valzer 2:

Adalberto Borioli, Salvatore Carbone, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Albino De Francesco, Maria Amalia Cangiano, Gretel Fehr, Anna Finetti, Jane Kennedy, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Silvia Manazza, Roberto Origgi, Luca Rendina, Evelina Schatz, Spinoccia, Roberto Vecchione

inaugurazione: martedì 11 dicembre 2007 alle ore 18

finissage: giovedì 20 dicembre alle ore 18 con la manifestazione POETINCONTRO 3

poeti partecipanti:

Silvio Aman, Marc De' Pasquali, Lorenzo Morandotti, Giampiero Neri, Guido Oldani, Maria Pia Quintavalla, Evelina Schatz

flautista: Adalberto Borioli

orario: da martedì a venerdì dalle 17,15 alle 19,15

n.m.

____________

20 novembre 2007

(ANSA) - BUDAPEST, 20 NOV - Magda Szabo, considerata la piu' significativa scrittrice ungherese, e' morta nella sua abitazione vicino a Budapest all'eta' di 90 anni. La morte e' arrivata ieri sera, mentre leggeva. Fino al 1958, il regime comunista vieto' la pubblicazione delle opere della Szabo. In seguito ha pubblicato romanzi, poesie, opere teatrali. I suoi libri sono stati letti da generazioni di lettori in Ungheria e stati tradotti in 42 lingue. In ottobre la Szabo ha ricevuto a Roma il premio Anfora Centroeuropea.

vedi recensione di Silvana Ferrari

n.m.

_____________

fino al 25 novembre 2007

CARLA BADIALI (1907-1992)


DIPINGERE LA GEOMETRIA

Novedrate, Municipio, Salone polivalente

Orari: feriali 15.30-19; domenica 10-13 / 15.30-19; chiuso lunedì
Ingresso libero


Ricorre quest’anno il centenario della nascita di Carla Badiali, una delle figure di primo piano del-l’astrattismo storico italiano e il suo Comune di nascita, Novedrate (CO) intende ricordare l’avvenimento con un’importante rassegna antologica che sarà allestita nel Salone polivalente del Municipio.

Per inquadrare l’opera di quest’artista è opportuno ricordare che a partire dagli anni Trenta in Italia prende vigore una ricerca artistica che afferma il valore di forma e colore indipendentemente dai riferimenti immediati al mondo reale. Ciò conduce ad uno sviluppo dell’arte in direzione astratto-geometrica (già ben radicata in Europa e a Parigi in particolare) che si manifesta quasi contemporaneamente in due luoghi ben definiti, in città della Lombardia: a Como (oltre a Badiali vanno ricordati in particolare Aldo Galli, Mario Radice e Manlio Rho) e a Milano (Bogliardi, Ghiringhelli, Reggiani, Licini, Fontana, Melotti, Soldati, pittori attivi presso la Galleria del Milione).
Carla Badiali è l’unica donna tra tanti uomini; gli si affiancherà nel 1942 Carla Prina, che diventerà poi moglie di Alberto Sartoris, figura significativa per la diffusione della conoscenza degli artisti comaschi fuori dai confini provinciali.

Nata a Novedrate (Como) nel 1907, Carla Badiali trascorre gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza in Francia, a Sant’Etienne, dove la famiglia si trasferisce per motivi di lavoro e dove mostra un precoce interesse per la musica e la pittura. Tornata in Italia, a Como, prosegue i suoi studi presso l’Istituto Nazionale di Setificio. Nel corso degli anni Venti Carla Badiali realizza opere raffiguranti paesaggi e nature morte, che si inseriscono nel solco della tradizione, mentre a partire dal 1932 si avvicina all’astrattismo sviluppando una ricerca che sa essere originale ed autonoma rispetto agli stimoli che le giungono d’oltralpe e so-prattutto rispetto alle esperienze che intanto vanno compiendo in città Manlio Rho e Mario Radice.

La sua attività primaria in questi anni (ma anche poi nei decenni successivi) si sviluppa nel campo del disegno tessile, dove svolge dapprima il ruolo di coordinatrice di uno dei laboratori già attivi e affermati in città (Castelli e Bari) e dove avvia poi un suo proprio studio di progettazione che servirà numerose e importanti aziende tessili di varie parti d’Europa, del Giappone e degli Stati Uniti.
La sua presenza nel mondo dell’arte è comunque particolarmente attiva: nel 1938 aderisce al gruppo “Valori Primordiali”, di cui fanno parte anche Terragni e Lingeri, e tre anni dopo sottoscrive il “Manifesto del Gruppo primordiali futuristi Sant’Elia”. Partecipa quindi ad una serie di prestigiose esposizioni tra cui ricordiamo la III Mostra del Sindacato Nazionale di Belle Arti nel Palazzo dell’Arte di Milano nel 1941, la XXIII Biennale di Venezia nel 1942, la IV Quadriennale nazionale d’arte di Roma nel 1943.
La produzione artistica di Carla Badiali si interrompe per tutta la durata del secondo conflitto mondiale, ma l’artista riprende ad esporre già nel 1951, anche se l’impegno maggiore si registra a partire dal 1966, quando una nuova presenza alla Biennale di Venezia nell’ambito della mostra “Aspetti del primo astrattismo italiano Milano-Como 1930-1940” rilancia l’attenzione sul suo lavoro.

La sua prima personale, alla Galleria Cadario di Milano (e poi nella sede romana della stessa Galleria) risale al 1967. Da allora numerose sono le mostre che ne documentano la ricerca, fra cui molte personali a Milano (Vismara Arte Contemporanea, 1969; Galleria Milano, 1978; Galleria Arte Struktura, 1984 e, dopo la morte, Nuova Galleria Carini 1992), Genova (Galleria Martini e Ronchetti, 1978), Como (Serreratti 1975, 1976, 1983), Novedrate (Puntounoarte, 1981), Torino (Saletta Rossa, 1990 e, poi, Galleria Narciso, 1995), Vigevano (Galleria il Nome, 1984) e Finale Ligure (Valente Arte Contemporanea, 1991).
Fra le mostre monografiche pubbliche, la più importante è quella tenuta presso la Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi a Como nel 1990, dedicata alla sua produzione degli anni 1933-1943, a cura di Giovanni Anzani.
Nella sua ricerca, particolare rilievo ha avuto il collage, usato come strumento fondamentale per la costruzione dell’immagine da realizzare poi ad olio o ad acrilico, ma anche in funzione autonoma di opera compiuta. L’abitudine di realizzare piccoli appunti (con collage di pochi centimetri quadrati o disegni sui frammenti più diversi di carta) l’ha accompagnata fino alla fine come dimostrano i numerosi realizzati dopo gli ottant’anni e rimasti nello studio a documentazione di una vena creativa non certo esaurita.

La mostra che il Comune di Novedrate dedica a Carla Badiali intende illustrarne il percorso creativo partendo da alcuni “appunti” giovanili di carattere figurativo, per soffermarsi poi sulla produzione storica degli anni fondamentali della sua ricerca (anni Trenta-Quaranta) e raccontare quindi l’evoluzione dei decenni successivi con opere selezionate sia fra i collage che fra i dipinti.
Saranno esposte una cinquantina di opere, documentando come le varie tecniche (olio, disegno, collage, acrilico) abbiano reso molto ricco il suo alfabeto, consentendole risultati diversificati e qualificati per ciascuna modalità di lavoro.


La rassegna è curata da Luigi Cavadini e accompagnata da un apposito catalogo che riprodurrà tutte le opere in mostra, edito da Silvana Editoriale.
A suggellare il centenario della nascita, per il mese di novembre è anche prevista l’uscita in libreria, sempre da Silvana Editoriale, del Catalogo generale dell’opera di Carla Badiali, risultato di una lunga ricerca condotta negli scorsi anni da Luigi Cavadini, che permetterà di documentare in modo pressoché completo, con la presentazione di oltre 500 opere, tutta la produzione dell’artista.

m.m.

_______________

sino al 30 dicembre 2007

PAULA REGO

Centro de Arte Reina Sofía - Madrid

Il museo Reina Sofía dedica una grande retrospettiva a Paula Rego (Lisbona, 1935), una delle più importanti artiste nel panorama internazionale, esponendo circa 200 lavori da cui emergono le sue ripetute denuncie dell' ipocrisia di una società che tollera le dittature, le guerre e la sottomissione della donna all'uomo.

n.m

_________________

28 ottobre 2007
Maria Lai: Una scultura per Antonio Gramsci


Fondazione stazione dell'arte
Ex Stazione Ferroviaria
Ulassai (Nu)

Maria Lai inaugura un monumento-scultura alto 5,5 metri ispirato a “Il topo e la montagna”, fiaba scritta da Gramsci per il figlio Delio. L'evento è parte della mostra "Un passo in più".

vedi l'articolo L’ultima scultura di Maria Lai dedicata ad Antonio Gramsci

m.m.

_________________

tremate, tremate, le bambine sono tornate

Loredana Lipperini

"Ancora dalla parte delle bambine"


Feltrinelli Editore . Euro 15


Quali sono i modelli delle “nuove” bambine? Che cosa sognano di essere? Madri? Ballerine? Estetiste? Mogli di calciatori? Quanto è cambiato il mondo delle immagini in cui le bambine diventano donne? Dai fumetti alla tv, dalla scuola a internet, Lipperini insegue i miti, i conflitti, i sogni, le miserie, l’ansia di riscatto che abitano nel giovanissimo immaginario femminile.


Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. La moda le vuole in minigonna e tanga. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni: diventare ballerine, estetiste, infermiere, madri. Questo è il mondo delle nuove bambine.
Negli anni settanta, Elena Gianini Belotti raccontò come l’educazione sociale e culturale all’inferiorità femminile si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all’ingresso nella vita scolastica. Le cose non sono cambiate, anche se le apparenze sembrano andare nella direzione contraria. Nessuno, è vero, impone più il grembiulino rosa alle bambine dell’asilo, ma in tutti i toni del rosa è dipinto il mondo di Barbie e delle sue molte sorelle. Libri, film e cartoni propongono, certo, più personaggi femminili di un tempo: ma confinandoli nell’antico stereotipo della fata e della strega. Ancora: l’immaginario recente tende a fotografare una scuola divisa in bulli e brave alunne, ma è proprio nel (presunto) rispetto delle regole che si fonda, da sempre, la creazione di un piccolo branco femminile che, crescendo, tramanderà a sua volta frustrazione, sudditanza, impotenza, rancore alle proprie figlie.
Del resto, basta gettare uno sguardo al mondo adulto: al mondo occidentale, per essere esatti, dove è in atto quella che non sembri esagerato chiamare una guerra contro le donne, con relativi morti e feriti. Viceversa, la rappresentazione e la narrazione del femminile dipingono un panorama ancora una volta rosa: dove le donne sarebbero potenti come gli uomini perché in grado di licenziare un subordinato, o di consumare sesso, con lo stesso cinismo.
Sembra legittimo chiedersi cosa sia accaduto negli ultimi trent’anni, e come mai coloro che
volevano tutto (il sapere, la maternità, l’uguaglianza, la gratificazione) si siano accontentate delle briciole apparentemente più appetitose. E bisogna cominciare con l’interrogarsi sulle bambine: perché è ancora una volta negli anni dell’infanzia che le donne vengono indotte a consegnarsi a una docilità oggi travestita da rampantismo, a una certezza di subordine che persiste, e trova forme nuove persino in territori dove l’identità è fluida, e fluidissimi dovrebbero essere i generi, come il web.
Per dirla con Pink, la popstar che nel video Stupid girls denunciava tempi cupi per il femminismo, bisogna dunque capire come sia possibile che le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper. E per farlo, occorre tornare negli stessi luoghi dove le bambine compiono ancora oggi il loro apprendistato al secondo sesso: la famiglia, la scuola, il mondo dei media, l’immaginario dei libri e dei cartoni.


n.m

_________________

10-18 Novembre 2007

Maria Micozzi
Il Nome Il Branco

Palazzo Capris di Cigliè, Via S. Maria, 1 - Torino

Inaugurazione: Sabato 10 Novembre ore 18.00
Orari: Tutti i giorni ore 10-12 e 16-19.30 o su appuntamento.

La mostra, a cura di con-fine - terres d'aventure realizzata nella splendida cornice settecentesca di Palazzo Capris di Cigliè a Torino, è una tappa del viaggio intrapreso da Maria Micozzi intorno al complesso tema della violenza sulla donna, alla ricerca delle radici in un rimosso, in un tabù primario che entra nei diversi modelli con i quali la cultura ha strutturato e continua a strutturare i bisogni di potenza e di controllo nei due sessi.

Se lo stupro è una violenza che fa spavento alle vittime è, prima ancora, un atto che trae la sua capacità disgregante dalla paura dell'impotenza che cova nell'aggressore stesso. Quando il senso d'inadeguatezza diventa insopportabile l'io deve sputarlo fuori e allora lo proietta sulla donna desiderata che è sentita colpevole di attentare al potere di controllo del desiderante.

I lavori esposti (quadri, istallazioni e video) sono opere dense di significati che, attraverso un dialogo silenzioso con i loro fruitori, esprimono la necessità di ritrovare nel quotidiano il modo più appropriato per affrontare il tema della violenza al di là dell'inadeguata informazione dei media che, anche se continuamente attraversati da fatti di stupro, dimostrano la difficoltà intrinseca di parlarne, reificandone la natura anche in presenza di morbosi scavi voyeristici.

Questo evento vuole spingere a toccare profondamente la quotidianità nella sua interezza e difficoltà, attraverso un linguaggio universale come quello dell'arte e la forza di un'artista di notevole spessore poetico e filosofico quale è Maria Micozzi.

n.m

_______________

Martedì 30 ottobre 2007 - ore 16-17

Antonella Prota Giurleo


Camera del Lavoro di Milano
Corso di Porta Vittoria43-Milano

La Camera del Lavoro Metropolitana di Milano fa il punto su vent'anni di attività del suo servizio Centro Donna, condotto da Franca Bozzetti.Al termine del convegno, dalle ore 16 alle ore 17, in sala Buozzi, sarà presentato il lavoro dell'artista Antonella Prota Giurleo: saranno esposte alcune sue opere, sarà proiettato un dvd e si svolgeranno due performances, Il filo e Il testamento di Maria Helena, interpretate da Annamaria Rigoni, Bruna Brembilla, Fulvia Colombini, Licia Roselli, Maria Carla Rossi, Nerina Benuzzi, Patrizia Falcomatà, Tina Tortorella.

m.m.

_________________

22-23-24 ottobre 2007

Melting Box: Fiera Internazionale dei Diritti e delle Pari Opportunità per Tutti
Torino - Centro Congressi Lingotto

MELTING BOX "Fiera Intemazionale dei Diritti e delle Pari Opportunità per Tutti" è l'appuntamento promosso dalla Regione Piemonte per celebrare il 2007 "Anno Europeo delle Pari Opportunità per Tutti", per diffondere la cultura della solidarietà e dell'inclusione sociale fondata sui diritti e sulle pari opportunità per tutti.
MELTING BOX è il contenitore ricco di assemblee, convegni, laboratori, eventi e spazi espositivi, in cui si mettono a confronto esperienze, pensiero e politiche per il superamento degli stereotipi, per l'integrazione e la lotta contro le discriminazioni basate su: età, genere, orientamento sessuale, condizioni di disabilità, origine etnica, religione e convinzioni personali.
Fra questi eventi ci sarà la mostra delle artiste della Rete Culturale Virginia.

Mostra delle Artiste della Rete Culturale Virginia (Stand 22)


Adornato Paola, Aimiumu Sonia, Amore Maria Teresa, Balma Mion
Simona, Baudino Elisabetta, Bertolino Ines Daniela, Bisacco Stefania,
Cagnolati Rossana, Calella Benlupo Angela, Crosio Mirella, De Siena Sara,
Elter Sara, Falchi Elena, Fava Rossella, Fiori Giuseppina, Fresia Cinzia,
Giachello Silvia, Lami Anna, Magnabosco Nadia, Magni Marilde, Mangiacapra
Teresa Niobe, Mazza Elisa, Mirandolina, Napolitano Carmen,
Nicola Patrizia, Paglialonga Lucia, Pallisco Daniela, Palmisano Mariangela,
Rubin Vittoria, Sangiorgi Valeria, Scibona Maria Teresa, Soncin
Wilma, Spagone Lucia Monica, Varetto Dede, Venuti Silvia, Veronese Carla,
Viale Susanna

nadia magnabosco marilde magni
le erranti 2007


www.reteculturalevirginia.net

n.m

__________________

Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

23 ottobre - 8 novembre 2007

ANNI '70: ARTISTE A MILANO

Quadri e sculture di alcune artiste operanti nell'area milanese intorno agli anni '70 tra astrattismo geometrico, poesia visiva, ricerca e contro-design.
a cura di Donatella Airoldi

opere di: Giuliana Balice, Mirella Bentivoglio, Alessandra Bonelli, LeoNilde Carabba, Silvia Cibaldi, Dadamaino, Betty Danon, Fernanda Fedi, Mavi Ferrando, Eliana Lumetti, Lucia Pescador, Fausta Squatriti, Lucia Sterlocchi, Thea Vallé, Grazia Varisco

Vernissage martedì 23 ottobre alle ore 18,00

Finissage giovedì 8 novembre alle ore 18: incontro-dibattito con Roberto Borghi, Chiara Gatti, Angela Madesani, Giorgio Seveso

orario: 23 ottobre - 8 novembre da martedì a venerdì h. 17,30 - 19,30
sabato 27 ottobre aperto dalle 16 alle 19

m.m..

____________________

sino al 14 dicembre 2007

Tiger by the Tail!
Women Artists of India Transforming Culture

Kniznick Gallery, Women’s Studies Research Center and
Mildred Lee Gallery, Rose Art Museum
Brandeis University - WALTHAM, Mass


As Indian art breaks forth on the global scene, women artists are leading the way. This fall, the Women’s Studies Research Center at Brandeis University will host an exhibition of contemporary Indian art that challenges social oppression and gender discrimination, and provides new models for the empowerment of women.

Opening Tuesday, Oct. 2 and continuing through Friday, Dec. 14, “Tiger by the Tail! Women Artists of India Transforming Culture” features the provocative painting, sculpture, drawing, photography and video art of 17 established artists. Much of the work responds to ongoing patriarchal aggression and communal violence in India. “India has emerged as a vital and formidable global presence. With this comes the meteoric rise of the country’s vanguard art practice and urban visual culture,” said Dr. Elinor Gadon, a resident scholar at the WSRC, recent recipient of the Lifetime Achievement Award from the Women’s Caucus for the Arts, and co-curator of the exhibit. “One of the most significant developments over the last 30 years has been the emerging prominence of self-conscious female artists willing to challenge social norms.” The title of the exhibit, “Tiger by the Tail!” refers to Indian women who claim their agency and speak out, shining a spotlight on some of the most important issues for women in contemporary society, not just in India, but globally. “The artworks are culturally specific and address the current and historical concerns within the Indian context,” said Roobina Karode, art critic and co-curator of the exhibit. “At the same time, they resonate with global concerns and introduce a woman’s subjectivity, which has been excluded from Indian art until now.”

The 35 pieces comprising “Tiger by the Tail!” are organized around universal narratives: Transforming the Myth; Subverting the Icon; Performing the Body; Issues of Identity; Memory and Loss; and Healing and Empowerment. The exhibiting artists at the WSRC are: Navjot Altaf, Arpana Caur, Kanchan Chander, Sheba Chhachhi, Anju Dodiya, Anita Dube, Rummana Hussain, Nalini Malani, Pushpamala N. and Clare Arni, Gogi Saroj Pal, Shukla Sawant, Mithu Sen, Nilima Sheikh, Arpita Singh and Vasudha Thozhur. The video installations at the Rose Art Museum, coordinated by WSRC Resident Scholar Nancy Salzer, are works by Navjot Altaf, Shilpa Gupta and Sonia Khurana. Gogi Saroj Pal subverts the icon of the tiger, which in India has long symbolized primal ferocity. In her painting “Hatyogini, Shakti,” a woman sits atop the wild animal, playfully domesticating it as if it were a household pet. A self-portrait, the painting transforms traditional Hindu iconography of the goddess Durga into an image that is both powerful and erotic. Anita Dube presents a paradoxical motif in her black and white photographs “Sea Creature.” Four open hands are covered with the all-seeing eyes of the Hindu devotional practice. In her work, the small ceramic eye, traditionally offered to the goddess for protection, is subverted when employed in the secular domain. In this way, Dube transforms the sacred object into a marker of mindless religiosity. Vasudha Thozhur’s “Untouchable” recalls the Hindu practice of sati, in which a widow commits suicide on her husband's funeral pyre. In her transgressive treatment of this patriarchal horror, Thozhur paints herself seated defiantly on a burning pile of wood, inviolable and untouched by the flames.

“Tiger by the Tail!” also draws attention to the fact that feminism is not monolithic. “For example, feminism in the United States has focused largely on equality for the individual – equal rights, equal opportunity and equal pay,” said Dr. Shulamit Reinharz, the Jacob S. Potofsky Professor of Sociology and director of the WSRC. “Feminism in India is focused primarily on the social good.”

“Tiger by the Tail!” will travel to Rutgers University (Jan. 15 – July 31, 2008), the University of Pennsylvania (Aug. 23 – Oct. 27, 2008), American University (Jan. 24 – May 29, 2009) and the University of Miami (June 27 – Oct. 11, 2009).

n.m.

_______________

dal 4/10/07 al 17/11/07

Lida Abdul
What We Saw Upon Awakening


Location One, 26 Greene Street, New York

The exhibition is open to the public through Saturday November 17th, (Tue-Sat, 12-6pm) and is curated by Pieranna Cavalchini, Curator of Contemporary Art at the Isabella Stewart Gardner Museum, Boston.

Lida Abdul's work is rooted in the devastation of war and in a sublimation of healing. In her videos, Afghani ruins appear as images from a dreamscape-both real and surreal-steeped in forgotten histories and mystery. To acknowledge a ruin in a war torn country, even to pick up a single stone, is to breathe life back into a culture that has been put on hold. The men and women in her films acknowledge their fate, striving to re-awaken by acts of sheer resilience and by compulsive repetitive gestures. Abdul's films evoke survival and a path to recovery.

In What We Saw Upon Awakening the artist has created a surreal vision of the de-construction of a ruin. Remarkable for its compositional beauty and restraint, this film is a meditation on the aftermath of war, exposing the tangled after shocks of destruction, acceptance and renewal. In six minutes of classically framed and beautifully conceived cinematic shots, we watch as a group of men pull in a united effort on long white ropes, straining under this Herculean task. Slowly we grow aware that the ropes are tied to the stone walls of an actual house destroyed by a recent bombing in Kabul, which the men are striving to pull down. At first their efforts seem puny and ineffectual against impossible odds; their actions become a metaphor of all survivors' attempt to deal with the devastation of war. Later the film ends with a burial ritual, symbolizing closure and a moment of communal healing when the ruins are finally put to rest so that life can begin anew.

n.m.

_____________________

dal 29 settembre al 21 ottobre 2007
Dal sogno al segno

               Silvia Cibaldi
Palazzo Leone da Perego
Corso Magenta 13- Legnano(20025)

Sessant’anni dell’Associazione Artistica Legnanese 1947 – 2007
orario: martedì-venerdì 16.30-19; sabato 16-20; domenica 10-13/15-20
vernissage: 29 settembre 2007. ore 17
catalogo: a cura di Fabrizio Rovesti


autori: Gianantonio Abate, Piero Adobati, Giovanni Balansino, Paolo Baratella, Antonino Barilà, Aldo Bergolli, Luciano Bianchi, Agostino Bonalumi, Sergio Bongini, Livio Borghi, Ettore Bottigelli, Giannetto Bravi, Felice Broggi, Carlo Buzzi, Aldo Caloni, Italo Castelli, Umberto Chiappa, Silvia Cibaldi, Alfonso Colombo, Giovanni Cozzi, Ernesto Crespi, Livia O. Crespi, Domenico D'Oora, Dadamaino, Filippo Di Giorgio, G. Dido Busoli, Piero Dimi, Ettore Falchi, Federico, Andrea Furrer, Pino Furrer, Nicola Gagliardi, Dario Ghibaudo, Augusto Gilardi, Riccardo Gironi, Carlo Giudici, Piero Giunni, Armando Grassini, Ferdinando Greco, Primo Guanziroli, Marinella Lattuada, Gianfranco Leva, G. Battista Lillia, Umberto Lilloni, Antonio Luraghi, Nando Luraschi, Gina Maffei, Ruggero Maggi, Antonio Mancini, Aldo Mari, Roberto M. Mascheroni, Marcello Mazza, Giovanni Mazzenzana, Annalisa Mitrano, Vanni Moroni, Bruno Munari, Tito Oldrini, Enzo Pagani, Gina Pane, Raffaele Penna, Angelo Pinciroli, Maria L. Pinciroli, Daniele Pini, Giancarlo Pozzi, Luigi Raimondi, Giorgio Raimondi, Giuseppe Rossetti, Fabrizio Rovesti, Pino Rusconi, Francesco Sala, Daniele Santorio, Mariuccia Secol, Simonelli, Maurizio Simonetta, Marcello Simonetta, Aldo Tagliaferro, Mosè Turri Jr, Liliana Vivian, Dario Zaffaroni

Una ottantina di artisti con altrettante opere dal 1928 ad oggi, sono presenti alla mostra “Dal sogno al segno - Sessant’anni dell’Associazione Artistica Legnanese 1947 – 2007” che si tiene a Legnano al Palazzo Leone da Perego dal 29 settembre al 21 ottobre 2007. Cinque le sale espositive per altrettanti temi: 1- Visioni reali, 2- Natura rivelata, 3-Vocazioni estetiche, 4-Uomo e società, 5- Oltre.

La rassegna e l’omonimo libro-catalogo intendono ripercorrere i 60 anni di vita dell’Associazione fondata nel maggio 1947 da 11 pittori (Dimi, Gironi, Lillia, Osti, Pagani, Pinciroli, Raimondi Seveso, Rusconi, Signorini, Simonetta e Turri jr) e da 2 poeti (Conti e Tirinnanzi, ). Il poeta Giuseppe Tirinnanzi fu il primo presidente del sodalizio. Con Maurizio Simonetta, segretario per diversi anni, si realizzò nel 1948 a Legnano la III Mostra nazionale d’arte contemporanea a cui parteciparono alcuni dei maggiori artisti dell’epoca: da Carrà a Rosai, da Lilloni a Guttuso, che esposero a fianco dei pittori locali.

Il nome del sodalizio, che nell’atto costitutivo figura come Associazione Artistica Legnanese, da subito cambiò in Associazione Artisti Legnanesi, per ritornare più tardi alla denominazione originaria. Ciò sta ad indicare il prevalere nei decenni iniziali della componente “artisti” rispetto a quella degli “amatori d’arte”.

I primi venticinque anni dell’AAL sono caratterizzati da un’intensa attività espositiva dei soci, in particolare nella sede del Palazzo Leone da Perego: dalle personali alle esposizioni sociali, dalle mostre di gruppo (quale No! 1963) al Premio Carroccio, dalle Autopennello alle rassegne con le città gemellate di Colombes (Francia) e Frankenthal (Germania).

A partire dal 1972, sotto la guida di Tino Facconi, vengono sensibilmente ridotte le mostre dei pittori locali, mentre prendono il sopravvento incontri, dibattiti, rassegne e cicli formativi (interni e con la giovane critica) sulle nuove tendenze artistiche, iniziative comunicate con la grafica innovativa di Facconi e presentate nell’ex Centro Cantoni.

Un contributo importante viene dai pittori legnanesi inseriti nei circuiti artistici più qualificati di Milano: prima A. Bergolli e P. Giunni (Gli ultimi naturalisti), poi Aldo Tagliaferro. A loro si aggiungono l’artista Dadamaino del gruppo storico Azimut e il critico e gallerista L. Inga-Pin, che porta a Legnano eventi innovativi, tra cui la performance della celebre bodyartista francese Gina Pane. Non meno importante, in entrambi i periodi, l’opera di diffusione della cultura a più ampio raggio messa in atto dall’AAL, alla quale si lega in particolare il nome dell’insigne leonardista legnanese Augusto Marinoni.

Dal 2005 l’Associazione Artistica Legnanese, presieduta da Fabrizio Rovesti, ha sede presso la Famiglia Legnanese.

Un apposito Comitato esterno all’AAL ha istituito il Premio d’Arte Città di Legnano – Giuseppe Tirinnazi con quattro premi acquisto per artisti viventi presenti alla Mostra del 60° AAL che hanno aderito al concorso con un’opera non anteriore al 2000. La Giuria è composta da due critici esterni all’Associazione e dai rappresentanti del Comune di Legnano, della Banca di Legnano e della famiglia Tirinnanzi che hanno erogato i premi.

m.m.

_________________

dal 27/9/07 al 3/11/07

Alice Neel
"Pictures of People"

Galerie Aurel Scheibler
Witzlebenplatz 4 - Berlin - Germania

A prolific artist, Alice Neel (1900-1984) painted pictures of people over a period of six decades with the utmost tenacity, outlasting the Great Depression, WWII, and abstract expressionism. She was loathe to refer to herself as a portrait painter or her works as portraits. A self-deemed collector of souls, she painted sitters as diverse as her neighbors in Spanish Harlem and the beautiful people of the booming 1980s artworld.
It will be the first solo show of her works on the continent.

n.m.

________________

dal 17 settembre al 13 ottobre 2007

Alexandra Boulat
Modest. Donne in Medio Oriente


GALLERIA GRAZIA NERI
Via Pietro Maroncelli 14 (20154) - Milano
orario: da lunedì a venerdì: 9 - 13 e 14,30 - 18
sabato 10 - 12,30 e 15 - 17
chiuso la domenica - ingresso libero


Un omaggio alle donne di cultura araba, quello di Boulat, un lavoro che descrive lo spirito con il quale le donne dell'Islam affrontano la vita e le relazioni umane, nato dal desiderio di arricchire la visione che, in Occidente, si ha delle donne musulmane, di mostrare la loro forza di carattere e di condividere un momento del loro destino.

Iraq, Afghanistan, Iran, Giordania, Siria e Gaza sono le location delle foto esposte raccolte tra il 2001 e il 2007. Fotografie scattate agli incroci delle strade di Baghdad mentre le forze americane bombardavano la periferia della capitale, durante l'invasione dell'Iraq nella primavera 2003 e successivamente quando Saddam scomparve lasciando le persone e il Paese nel caos più totale. Le immagini della fotografa francese, che per la qualità del suo lavoro ha ricevuto diversi premi internazionali, testimoniano il cambiamento della società irachena. Fino alla caduta di Saddam Hussein, infatti, le donne irachene erano vincolate a una morale molto restrittiva, a costumi conservatori e a ruoli familiari di matrice araba, ma potevano andare in giro per strada, al mercato o nei ristoranti senza indossare abiti particolari

n.m.

________________

dal 15/9/07al 20/10/07

Doris Salcedo

White Cube
48 Hoxton Square - London - Gran Bretagna

White Cube Hoxton Square is pleased to present an exhibition of sculpture by Colombian artist Doris Salcedo. A distilled survey of important sculptures made between 1989 and 2007, the exhibition has been organised to complement Salcedo's installation at Tate Modern's Turbine Hall.

Salcedo's work functions as political and mental archaeology, using domestic materials charged with significance and suffused with meanings accumulated over years of use in everyday life. In his catalogue essay, Rod Mengham describes Salcedo's work as a 'junction point, a crossing place for different objects, forms and meanings'. Salcedo often takes specific historical events as her point of departure, conveying burdens and conflicts with precise and economical means.

In her ongoing series of furniture sculptures - eleven, including three new works, will be exhibited at White Cube - Salcedo alters found wooden objects such as beds, chairs and wardrobes, transforming them into sculptures that take on the resonance of something lost, broken or mended. Apertures are closed in - what were once drawers or glass doors are now filled with fragments of clothes and concrete - as if the objects were suffocating or suffering from an act of violence as things are forced unexpectedly, brutally together. They bring to mind loss as much as survival and, like emergency architecture, evoke a sense of making-do, a desperate reconfiguration of fragments to enable one to keep going.

In her Atrabiliarios works, four of which are installed here, Salcedo places objects, gathered from people affected by Colombia's fraught political history, in niches behind a skein of taught cow bladder that is then sutured closed. This placement turns the objects into immediate relics to create a way to commemorate their past as everyday, domestic objects. Salcedo often undertakes months of research before making a work in order to find a subject that can be directly linked to a particular incident - such as Noviembre 6 y 7, which she staged in Bogotá - or a motif alludes to a more general history of oppression and tragedy.

During the past few years, Salcedo's work has become increasingly installation-based, using both gallery spaces and outside locations to create vertiginous environments charged with politics and history. Noviembre 6 y 7 (2002) was a commemoration of the seventeenth anniversary of the violent seizing of the Supreme Court, Bogotá on 6 and 7 November, 1985. Salcedo sited the work in the new Palace of Justice where, over the course of 53 hours (the duration of the siege), wooden chairs were slowly lowered against the façade of the building from different points on its roof, creating "an act of memory" in order to re-inhabit this space of forgetting. In 2003, in Istanbul, she made an installation on an unremarkable street comprising 1,600 wooden chairs stacked precariously in the space between two buildings. In 2004, in London at White Cube, Salecedo created Neither, an extraordinarily charged yet discreet installation where a sharpened wire fence seemed to have been embedded into the very walls of the gallery. More recently, in 2005, at the Castello di Rivoli, Turin, Salecdo re-worked one of the institution's major rooms by extending the majestic, vaulted brick ceiling of the gallery. The installation subtly transformed the existing space, evoking thoughts of incarceration and entombment.

n.m.

_________________

dal 13/9/07 al 9/12/07

Gender Battle

Centro Galego de Arte Contemporanea
Rua Valle Inclan s/n 15704 Santiago de Compostela - Spagna

Curated by Juan Vicente Aliaga

As the title may well indicate this exhibition focuses mainly on discussions, debates and essentially art representations that were brought to life during the seventies. These experiences fundamentally attempted to put on canvas and at the same time invalidate the macho patriarchal society of this era.
In order to get to know this period it is essential to explore a diversity of situations as well as the social, political and cultural contexts within which feminism, in its distinct forms and variants, emerged, and consequently lead to a profound turnabout for both the mind and the body. The Gender Battle includes artistic works (photography, performance documents, videos, paintings, etc.) produced by women; since women were the parties interested in denouncing the sex oppression of the times. But amongst them some male voices also mortgaged the rules of the ruling virility game.
This project attempts to examine feminism's contributions, during the seventies, brought to light and served as a platform to launch a series of approaches, without which it would be impossible to understand the present. Without denying the pioneering character of the many proposals that sprouted in the United States, The Gender Battle goes a step further. It addresses the problematic of the egalitarian policies emerging in countries like France, Spain (during the years of dictatorship and transition to democracy), Great Britain, Austria, including some individual figures worldwide, especially Latin American, Africa and Asia.
A historical project, the one presented by the CGAC, backed by more than fifty artists and a considerable number of works. It is structured around theme sections that address some of the fundamental issues covered in the seventies (in some cases even a few years before) concerning feminine and masculine associated values and concepts. Said sections are not presented as immovable categories but more like flexible conceptual groups, and therefore changeable and modifiable. With these we wish to make a statement: some works may be read from different points of view and perspectives and at the same time they could well be included in other sections.

On Womanhouse: Activism and performance in feminist art is a section where works from some performances and installations that took place, in 1972, in Los Angeles under the driving forces of Judy Chicago and Miriam Schapiro. This was a true community initiative that aired and brought to light a great number of issues, at the time considered insignificant, such as sexual harassment, physical abuse, alienating home chores, women's sexual desires, and menstruation. Contributions made by Faith Wilding and many other artists clearly paved the way to the idea that personal aspects also had a political dimension.

On rape and other forms of social violence. This section looks into what was totally invisible until the beginning of feminist movements: the mistreatment of the female body, by man, even to the unsuspected limits of violation. Ana Mendieta brought it to light in her work Rape Scene: when she learnt about the case of a Iowa University student that was violated and assassinated. The British artist Margaret Harrison analyses the origins, in the history of art, of the idea that women were simply at the service of man. Semiha Berksoy's pieces, painted in Turkey, allude to the disarticulation of the body and the tortures suffered by women. This section includes the collective works of Nil Yalter, Nicole Croiset and Judy Blum La Roquette, prison de femmes (1974) is based on an unknown and ignored reality: the convicts' fate narrated by a Paris prison ex-convict.

Nature: feminine essence? The title of a problematic issue that portrays some artists' desire to seek in the natural environment a natural correspondence, both visual and in form, with women's morphological anatomy, particularly the vagina's genitality. This was the purpose behind the works of artists like Judy Chicago and Faith Wilding, who during the seventies were considered essentialists as they defended a transcendental art. The Swedish painter Monica Sjöö also positioned herself within a similar line of thought: where feminine authority is associated to past deities that draw their strength from the worship of -Mother Earth'.

Relations between ethnicity race and gender. This section aims at bringing to light identity policies considered by the feminism movement, although less so was the racial issue. If white women had been used by men as objects of desire and consumption, black women and women from other ethnic groups were not even represented. Faith Ringgold brought this fact to light. From another perspective the Brazilian Anna Bella Geiger highlighted the importance of identifying herself, even if only on a temporary basis, with the activities and ways of life of the discriminated indigenous communities.

Gender in action: on performativity, masque and identity. This is one of the key themes of this project, a feature that distinguishes it from other projects of similar characteristics. The works of a series of artists - men and women - show that clothes and physical appearance, gestures and postures do not simply emerge as a result of simple constructions or social beliefs. There is nothing natural in the fact that one person behaves in a certain manner, or wears the so-called women or men's clothes. The pieces included in this section stress the fact that human behaviour stems from a series of imitations and copies for which there is no original. The social standards that mark and determine what is feminine and what is masculine, as an inseparable binomial, are simply mere fictions and hence changeable. The German artist Jürgen Klauke proclaimed it by producing provocative photographs. Carlos Pazos, influenced by the glam-rock look, went away from the stereotype image of the heterosexual male and embraced the emerging cosmetic of the Spanish post-Franco era. In Chile, Carlos Leppe dressed up like an opera singer to attack the existing dictatorship. The North Americans, Adrian Piper and Cindy Sherman, displayed postures and clothes considered to be manly.

The centrality of the body. Sexualities discovered. The objective of the section is to make a statement about one of the strongest feminist struggles: the attempt to rescue the female body from colonisation and male exploitation, in environments as diversified as pornography, prostitution, press, advertising or education. The works of Hannah Wilke, disputed by Lucy Lippard, fought to vindicate the idea that it is possible to combine beauty and system criticism, without falling into the sexist objectification trap. The British Cosey Fanni Tutti experienced in her own flesh the ins and outs of pornography while the Austrian VALIE EXPORT defended without taboos the right to an orgasm. In this context it is also important to take a look at how some men, like Juan Hidalgo, mocked the phallocracy while other artists gave life to the lesbians' sexual realities (Tee Corinne and Barbara Hammer), normally marginalized by society.

Maternity, labour exploitation and other forms of oppressions under this concept are exhibited works that attempt to escape the romantic vision of maternity and question the -maternal instinct' fallacy, by concentrating mainly in the labour and economic aspects of child upbringing. Artists like Mary Kelly went away from the merely corporal readings of maternity and the British Jo Spence attacked the macho system and the disinterest shown by her country's government during the establishment and installation of child nurseries. The Catalan Eulàlia, nearing the conceptual practices, widened the spectrum of discriminations against women, by classifying roles and social expectations according to gender.

The section The feminine continiuum and psychoanalysis attempts to bring together two interlinked issues. On the one hand, there is the notion that femininity exists out of history, in a continuum which brings together separate generations, as was the case with the Brazilian Anna Maria Maiolino. On the other hand the work of those who preyed into the Freudian -I' ideas to adequate it to the standard, a question that Michel Journiac attempted to ridicule by being, within the French artistic sphere, a true lash to the family responsible for the heterosexuality paradigm.

The constraints of beauty and other cultural educational and media stereotypes. Cultural and media stereotypes. Modern societies, like the traditional ones, have based part of their structure and power in diffusing cliche's that drastically separate the feminine from the masculine. However, in modern times the media have been used to diffuse culture and educate the masses. Artists like Eleanor Antin, Ewa Partum or Sanja Ivekovic attempt to demolish this destructive influence. The Catalan Fina Miralles established a comparison between the process of dressing a girl and the common places regarding the femininity portrayed in magazines, adverts and television, by building new constraining ideals.

Marked spaces: the administration of the public and the private in an attempt to underline the feminist criticism of a false dividing line between both spheres. The public and the private are politicised areas due to the fact that the tasks carried out in each one of these have been historically different due to the notion of gender. Martha Rosler mocked the supposed benefits of kitchen work, considered a feminine preserve, while the French-born Argentinean Le'a Lublin and the Austrian VALIE EXPORT go out in the street with their firm presence. On the other hand, Mónica Mayer carried out a survey amongst the feminine population of Mexico D.F. to bring to light and criticize in a modern art museum the verbal and physical abuses of the male population of her own country.

Macropolitics: war and gender is the name of a section that takes an in-depth look at a taboo issue: the war phenomenon, conventionally seen as male territory, which also interests and affects women. The works of the American artists examine this issue: crudely, as in the works of Nancy Spero and, subtly, as in Martha Rosler's photo-settings, introducing the war horror into a supposedly peaceful home atmosphere.

Finally, the section titled Between Myth and History dissects a fundamental issue: the majority of the world's myths, be they religious or not, have a male imprint. But, images that were given priority and visibility in modern and avant-garde art also do. The egalitarian view attempted to change this. Ulrike Rosenbach investigated the iconography of Hercules passed on from the classic mythology to the cinema by putting her female voice to it. Mary Beth Edelson changed the faces of the apostles and Christ, in the Last Supper, by those of well-known feminist artists. Carolee Schneemann brought to live feminine deities that dated back to archaic times, Artemisia Gentileschi and the Japanese Shigeko Kubota made fun of the macho artist par excellence, abstract expressionism painter Jackson Pollock with a brush tied to her vagina created traces, lines and forms: giving rise to a new world.

n.m.

__________________

dal 21 al 24 settembre 2007

Elisa Mazza

ARTéNÎM
Parc des Expositions 230 avenue du Languedoc CS 44006 30918 Nîmes

Elisa Mazza partecipa per la Galleria Gaudì di Madrid alla 8° edizione di ARTéNÎM,
Fiera Internazionale di Arte Contemporanea del Sud dal 21 al 24 settembre 2007.
Arténim, che vuole essere una finestra sulle nuove tendenze artistiche del mondo, attraverso la presenza di 70 espositori di tipologia sempre più internazionali, presenta una visione panoramica molto diversificata delle più particolari produzioni artistiche del 2007.
L'artista italiana presenta una rassegna delle sue più recenti produzioni.

n.m.

__________________

Venerdì 14 settembre dalle ore 18 alle 24

Facciamo Pace ?

Via Cavour 82. Corsico (Milano)

Curatrice: Antonella Prota Giurleo

Artiste/i: Angelo Caruso, Marisa Cortese, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Katerina Gutierrez, Giorgio Longo e Daniela Miotto, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Monica Mazzoleni, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sormani, Giuseppe Strano Spitu, Giancarla Ugoccioni


Nell'ambito della Notte Bianca per la pace, organizzata dall'amministrazione comunale della città di Corsico in collaborazione con le associazioni culturali per venerdì 14 settembre 2007, l'associazione di donne Galassia ha proposto ad artiste ed artisti la realizzazione di una mostra di installazioni, opere bidimensionali e video nel cortile di un'antica casa del 1700, ora completamente ristrutturata, nel centro della città.
Il tema della mostra, Facciamo pace?, viene interpretato da ogni artista avendo presente i temi del rispetto dei diritti della natura, delle persone, degli animali e degli oggetti, rispetto dei diritti che sta alla base di qualsiasi politica di pace.
Visioni diverse, espressioni del sentire di ciascun artista.
L'uscire dalle consuete pareti riservate agli addetti ai lavori costituisce un modo coraggioso di confrontarsi con un pubblico più ampio.
A partire dalla domanda che dà titolo alla mostra, una frase che i bimbi e le bimbe si scambiano dopo un litigio, le opere delle artiste e degli artisti possono diventare, poste all'interno del cortile di una casa, momento individuale e collettivo di riflessione sui temi della possibilità di costruire percorsi di pace.

Installazioni e opere bidimensionali

Marisa Cortese
Da diverso tempo l'artista italiana si ispira al lavoro di Fabrizio de Andrè, interpretando, attraverso la pittura e il collage polimaterico, la dolcezza, la sensibilità e il senso della memoria e del ricordo che i testi e la musica delle canzoni le suggeriscono.

Gretel Fehr  facciamo pace ?
Uno specchio in plexiglass , un provocatorio punto interrogativo alla domanda "facciamo pace" nella vana, ma mai abbandonata speranza, di risposta affermativa...

Mavi Ferrando   Camminatori
è un'installazione che si riferisce al tema delle migrazioni. Sono ombre e figure multigeneri in cammino quali simboli di popoli e culture differenti. Ciascuno è se stesso ed è simile all'altro, migranti senza volto col possibile volto di tutti che percorrono in pace un percorso di vita.

Nadia Magnabosco  Una valigia, un sogno
L' opera prende spunto da una valigia, simbolo del viaggio fra i generi, le razze, le lingue e le culture. Un viaggio che inizia con l'infanzia, corpo disarmato che non conosce difesa dalle aggressioni perché non sa distinguere l'amico dal nemico ma che, proprio per questo, può suggerirci un mondo alternativo per sfuggire dalle logiche di morte oggi dominanti. Un viaggio che finisce con un sogno, perché l'infanzia è il luogo delle utopie e le utopie di pace devono viaggiare.

Marilde Magni
Un foglio di maglia-carta, formato da quotidiani scritti in più lingue, diventa pagina di un giornale simbolo del sogno di un linguaggio comune. Può essere l'inizio di un mondo di pace?

Monica Mazzoleni   Cosa ti è successo in treno?
L'opera consiste nel rivelare i diversi significati che un luogo può assumere attraverso i segni dell'esperienza di ogni persona che lo vive. I fogli sono parole scritte che rendono visibile un vissuto di cui l'ambiente è intriso rivelando una vitalità passata e manifestando un valore dei luoghi come spazi testimoni dell'esperienza umana.
Il vagone diventa una zona significante che mette in connessione l'essere umano con l'ambiente in un reciproco dialogo.

Antonella Prota Giurleo   libEri orizzonti cm 108 x 150
Libri con collage ed elementi di diverse culture. Pezzi di carta dipinta, tagliata e strappata, rappresentano i tagli e le fratture del dolore originato dalle separazioni; i fili e i nodi le relazioni, i legami, che permettono di tenere insieme i pezzi quando sembra che il dolore possa distruggere; l'equilibrio delle composizioni la possibilità di ricostruire la propria vita in armonia. Fili e nodi richiamano anche i quipus, antico strumento di scrittura incaico.
.
Luca Rendina  Barchette
Una piccola "flotta" che sembra orientarsi in diverse direzioni, come smarrita e alla ricerca di una rotta da seguire.

Antonio Sormani   In presenza della natura cm 108 x 150
L'accostamento tra la materia legno e il colore verde (pittura ad olio), rappresentante simbolicamente la natura, costituisce una sorta di gioco semantico sulla presenza - assenza dell'oggetto albero, assente in presenza in quanto materia legno. Un'opera che rende esplicita l'attenzione dell'artista per l'ambiente.

Giuseppe Strano Spitu
Riprendendo ironicamente la frase di Cartesio "Cogito, ergo sum" cioè "Penso, dunque sono" l'artista italiano, che vive da molti anni in Spagna, opera una critica sulla moda. Se è vero che pensare è condizione essenziale per l'esistenza deve essere anche vero che l'uniformità richiesta dalla falsa necessità dell'apparire , cioè il non pensare, equivale a non esistere.

Giancarla Ugoccioni   Bambini di strada - Ninos de la calle
Le immagini sono n. 20 Reflex 35mm stampa b/n in carta baritata.. Un lavoro di documentazione fotografica realizzato nel 1993 avendo come soggetti i bambini di strada di Città del Messico, bambini che si riuniscono in "bande" con un territorio di lavoro ben definito dove possono chiedere elemosina, pulire i vetri delle auto agli incroci, lavorare al mercato o alla stazione, chiedere cibo, rubare, o anche prostituirsi. Quasi tutti fanno uso di "sostanze stimolanti", dormono nei luoghi più disparati: in case semi-diroccate dal terremoto del 1985, abitazioni abbandonate all'interno del sistema dello scarico delle acque nere, nelle metropolitane, in grotte...

Video
Angelo Caruso
Il video presenta l'attività di SITART, un'associazione culturale senza finalità di lucro in cui collaborano con proposte critici ed artisti interessati ad agire nello spazio pubblico con installazioni Site Specific Portale dell'arte contemporanea che promuove eventi culturali con tematiche sociali ed ambientali, Sitart è una piazza virtuale che esperimenta nuove forme di comunicazione artistica che interagisce con il luogo e il pubblico.

Katerina Gutierrez
L'artista cilena costruisce le sue immagini per mezzo di un sistema di estrazione d'aria per mezzo di un ventilatore. Katerina Gutierrez ha lavorato con l'aria inquinata di Santiago del Cile trasformandola in materia prima, capace di produrre immagini pittoriche e grafiche che si fermano impresse su tele preparate, realizzando opere poetiche.

Giorgio Longo   Sei cuori e dodici capanni
Si tratta di un video in cui adolescenti italiani e stranieri indicano le loro preferenze in fatto di casa e di cibo: scopriamo cosi che tutto il mondo è paese e che il nostro ragazzo proveniente dall'Ecuador ha sostituito in fatto di gusti alimentari gli spaghetti alla carbonara alle tortillas.
Le interviste sono alternate a disegni di case fatti da Daniela Miotto alla maniera dei ragazzi intervistati.

Antonella Prota Giurleo   Fili di donne, fili di vita
Donne avvolgono e svolgono, con la cura, l'attenzione e l'allegria necessaria, i fili della vita.

m.m.

__________________

dal primo al 16 settembre 2007
Fe-Art Books
Libri-oggetto di 100 Artiste internazionali


GALLERIA COMUNALE D'ARTE CONTEMPORANEA
Castel San Pietro Terme (BO)

Via Giacomo Matteotti 79 (40024)
+39 0516954124 (info)

orario: dal martedì al venerdì 17,30-19.30 – sabato e domenica 17,30-20 – lunedì chiuso

Nell’anno delle Pari Opportunità, un doveroso omaggio alla donna artista in grado di sottolineare la personale espressione visiva nell’attuale panorama artistico contemporaneo.

Cento artiste hanno partecipato a questa rassegna di art-books, con libri riferiti alla poetica personale dell’artista, in cui il testo letterario è sostituito da una dimensione fisica di “oggetto-materia-segno”. Un oggetto-libro colmo di vitalità e valore, dove la mano dell’artista costruisce il pensiero in pagine “scritte e scolpite” dall’esperienza della vita.

…….Infatti, storicamente preannunciato dalle sperimentazioni delle Avanguardie Storiche, a partire dalle “parole in libertà” e dalle formulazioni teoriche e poetiche che Marinetti ha fatto del valore visivo-auditivo-tattile della scrittura, sul libro d’artista o libro-oggetto le ricerche si sono intensificate negli anni Sessanta-Settanta, dispiegando un’arte combinatoria di segni, immagini e oggetti capaci di documentare un differente e nuovo comportamento estetico. All’interno delle poetiche elaborate in quel periodo, il libro d’artista ha rappresentato anche il tentativo di porsi contro l’omologazione culturale, le strategie editoriali dettate dalle dinamiche commerciali e di mercato, facendo della diversità un frammento di arricchimento, in quanto accoglie la provocazione e il senso dello stupore e della distrazione del prestabilito, invitando a percorrere sempre nuove vie…….(Loretta Fabrizi – da “Il libro d’artista” a cura di Giorgio Maffei – Milano, Bonnard 2003 e Mostra Europea del libro d’artista – Cartacanta – Civitanova Marche 2005).


curatrice: Anna Boschi
autrici: Alessandra Aceresi, Maria Agata Amato, Ametista Arnaldi, Titti Baldino, Fabienne Bara, Tiziana Baracchi, Lucia Basile, Giuliana Bellini, Mirella Bentivoglio, Rosetta Berardi, Luisa Bergamini, Franca Bernardi, Catia Bersanetti, Carla Bertola, Diane Bertrand, Tomaso Binga, Mariella Bogliacino, Rosanna Boraso, Anna Boschi, Rosa Bosco, Mirta Caccaro, Manuela Candini, Lucia Caprioglio, Maurizia Carantani, Mirta Carroli, Iris Cavallone, Iris Cavallone, Véronique Champollion, Graciela Ciampini, Anna Cognigni, Eufrasia Cordone, Carmela Corsitto, Maria Da Silva Andrade, Marilyn Dammann, Carolina Del Sal, Francesca Di Blasio, Maria Teresa di Nardo, Chiara Diamantini, Stella Dina, Lia Drei, Maria Teresa Eleuteri, Elsa Emmy, Maria Pia Fanna Roncoroni, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Ginetta Fino, Donatella Franchi, Maria Grazia Galatà, Lia Garavini, Rachel Béatrice Gasser, Annamaria Gelmi, Anna Gentili, Danila Ghigliano, Mabel Lidia Giaccarini, Nella Giambarresi, Giuseppina Gravina, Maria Luisa Grimani, Graciela & Lucia Herrero, Benedetta Jandolo, Bridie Knight, Monika Lichowska Plonka, Liuba, Mariella Loro, Olga Maggiora, Nadia Magnabosco, Laura Maniscalco Blasi, Clotilde Ceriana Mayneri, Linda Mazzanti, Rita Mele, Monica Michelotti, Déo Miranda, Maria Pia Moschini, Teresa Nanni, Anna Nowicka, Hilda Paz, Gloria C. Persiani, Sandra Pestarino, Marisa Pezzoli, Adriana Pignataro, Assunta Pittaluga, Teresa Pollidori, Antonella Prota Giurleo, Alessandra Pucci, Rosella Quintini, Rosella Restante, Edit Revai, Jessica Rimondi, Martina Roberto, Angela Ruggiero, Silvana Sabbione, Emanuela Santoro, Alba Savoi, Greta Schodl, Eugenia Serafini, Elena Sevi, Suzie Signori, Lucia Spagnuolo, Carol Stetser, Angela Tampieri, Anna Torelli, Liliana Ugolini, Anna Maria Vancheri, Maria Zamboni


n.m.

_______________

fino al 26 agosto 2007

ORLAN
"Le récit "

Musée d'art moderne
Saint-Etienne Métropole

La grande rétrospective présentée au MAM regroupe plus d'une centaine d'oeuvres d'ORLAN à l'occasion du soixantième anniversaire de cette artiste inclassable et iconoclaste, qui échappe à toute forme d'enfermement dans une technique (photographie, performance, sculptures...), ou un mouvement artistique (elle est à la fois l'artiste du féminisme, de l'art charnel, du multimédia et des nouvelles technologies). Au-delà de la diversité du type d'image qui nous est donné à voir, ORLAN nous fait partager des préocupations très cohérentes autour du thème du corps et de son instrumentalisation, autour du thème de l'identité et du rapport à l'altérité. Les différentes étapes de son parcours plstique déclinées dans cette rétrospective en rendent compte.


m.m.

_______________

fino al 28 settembre 2007

Vieira da Silva

Centro Calouste Gulbenkian
Parigi

O Centro Cultural Calouste Gulbenkian em Paris apresenta uma exposição de Maria Helena Vieira da Silva (1908-1992), com obras da Fundação Arpad Szenes – Vieira da Silva e do Centro de Arte Moderna José de Azevedo Perdigão da Fundação Calouste Gulbenkian, de Lisboa. Trata-se de um conjunto de 44 obras que representam os temas de eleição de Vieira da Silva e que abrangem cronologicamente a sua vasta produção: as estruturas espaciais fechadas dos primeiros anos, os tabuleiros de xadrez e arlequins, o tema da guerra e a angústia representada nas quadrículas que aprisionam figuras, as suas investigações mais maduras sobre o espaço, construções, bibliotecas e retratos (de amigos como René Char e André Malraux). Para cada um destes grupos e à volta de uma pintura emblemática, reuniram-se vários desenhos, guaches e gravuras que completam e esclarecem as variações técnicas e estéticas sobre um mesmo tema.

A linguagem plástica de Maria Helena Vieira da Silva, nascida em Portugal em 1908 (justamente a 13 de Junho), reflecte, por um lado, o seu país natal e por outro, a notável modernidade do país que elegeu. Lisboa e Paris marcam profundamente a pintura invulgar, de múltiplas leituras, de Vieira da Silva.

A Fundação Calouste Gulbenkian teve um papel fundamental – sobretudo através da acção de José Sommer Ribeiro, primeiro director do Centro de Arte Moderna José de Azeredo Perdigão e grande amigo de Vieira da Silva –, na divulgação da sua obra em Portugal, através de exposições e aquisições, apoiando a realização do seu "catalogue raisonné" assim como a criação da Fundação Arpad Szenes – Vieira da Silva.

vedi Calligrafie dello sguardo con Vieira da Silva di Giannina Mura

m.m.

_______________________

fino al 9 settembre 2007

Kara Walker


Mon Ennemi, Mon Frere, Mon Bourreau, Mon Amour

Musée d'Art Moderne de la Ville de Paris/ARC
11, av. du President Wilson
Paris

The first major monographic exhibition in Europe by Kara Walker (born in 1969), Mon Ennemi, Mon Fre're, Mon Bourreau, Mon Amour takes us through the career of this artist, from the early cut-out silhouettes (1994) to the more recent animated films (2007).

Working around the topic of the history of slavery and its legacy in contemporary American society, she accounts for the relationships between black and white people, master and slave, segregation and its inherent contradictions. The artist depicts human violence, the theatrical one of national conflicts and the one of domestic abuse. Finding her inspiration in a diversity of sources - historical melodramas, popular romances, slaves testimonies, physiognomony -she counterbalances the American official history as propagated by cinema and literature.

Her large cut-out silhouettes stage the antebellum South, focusing on the complexity of unbridled imaginary world where fantasy and thoughts collide, on the relationship between the other and the self, on past, present and future. Through the persona of her alter ego "the emancipated Negress", free in a slave soul, Kara Walker runs across history as a disquieting and alert witness. Without Manichaeism or excessive militancy, she unfolds an art of unsettling questioning, often controversial. In her work, as in reality, the issue of discrimination and vulnerability is present under all its forms -- racial, social, or aesthetic. She presents a mesmerizing work about a past dramatically contemporary, through installations, films, collages and murals.

The exhibition presents a broad selection of works from 1994 onwards, opening with Endless Conundrum, An African Anonymous Adventuress (2001) -- a title echoing Brancusi's Endless Column (1938), Matisse-s Danse (1931-33) - and its modernist interpretation of "primitivism".

On the first floor of ARC, large panoramas of cut-out silhouettes portray slavery as a kind of eroticised theatre: Gone, an Historical Romance (-) 1994; The End of Uncle Tom (-), 1995; Excavated from the Black Heart of a Negress, 2002; Slavery! Slavery! (...), 1997.

Walker's drawings and collages -- especially Do You Like Creme in Your Coffee and Chocolate in Your Milk? (1997) and Negress Notes (1996-97) -- borrow from the 19th-century caricaturists. The Harper's Pictorial History series of 2001-05 tweaks the content of a history of the Civil War, in the process changing the book's title to Walker's Pictorial History.

Inspired by shadow theatre and marionettes, the animated films -- Testimony (-), 2004, 8 Possible Beginnings (-), 2005 and -the angry surface of some grey and threatening sea, 2007 -- are reminiscent of such early filmmakers as Griffith or Reininger (The Adventures of Prince Achmed). The "puppeteer" -- the artist herself -- manipulates her characters.

While delving into the past, Walker's work remains thoroughly engaged with contemporary issues: "It's interesting that as soon as you start telling the story of racism, you start reliving the story," Walker says. "You keep creating a monster that swallows you. But as long as there's a Darfur, as long as there are people saying 'Hey, you don't belong here' to others, it only seems realistic to continue investigating the terrain of racism."

Born in 1969 in Stockton, California, Kara Walker took her BFA from Atlanta College of Art in 1991, following up with an MFA from the Rhode Island Institute of Design in 1994. Since then some 30 of her installations and hundreds of drawings and watercolours have been shown in more than 40 solo exhibitions around the world. She took part in the 25th São Paulo Biennial (2002) and received the Deutsche Bank Prize in 2004. She is currently teaching at Columbia University, New York.

vedi I pensieri pericolosi di Kara Walker di Barbara Casavecchia

m.m.

__________________

fino al 15 settembre 2007


Louise Lawler / Cindy Sherman

Milano
Studio Guenzani, Via B. Eustachi, 10


Louise Lawler

Se Louise Lawler (Bronxville, New York, 1947) ricerca e descrive l'ambiguità tra realtà e finzione attraverso un'attenta indagine dei meccanismi fondanti il sistema dell'arte contemporanea,


Cindy Sherman

Cindy Sherman (Glen Ridge, New Jersey, 1954) rappresenta questa commistione attraverso il cambiamento dello stereotipo femminile fino a creare una nuova realtà immaginaria e grottesca.
Per la Lawler "l'arte è frutto di un processo collettivo" in cui giocano un ruolo decisivo non solo gli artisti, ma anche i curatori, i critici, i galleristi, i collezionisti e i musei. L'artista, pertanto, non è più l'unico creatore dell'opera d'arte, ma, nonostante la sua figura sia spesso mitizzata in nome del valore assoluto della libera creatività individuale, deve adeguare sempre più la sua produzione ai condizionamenti del sistema e degli altri suoi protagonisti, che concorrono a dare un valore specifico al prodotto artistico, divenuto merce culturale da produrre secondo determinate tempistiche e modalità. Oltre che status symbol da esibire. L'artista, attraverso scatti la cui composizione equilibrata nelle forme e nei colori assume toni quasi classicheggianti, tenta così di indagare il contesto istituzionale in cui nasce e si sviluppa l'arte. Nelle sue fotografie, infatti, propone immagini che ritraggono i lavori di altri artisti, come Jeff Koons o Damien Hirst, di là delle quali lo spettatore è invitato a scoprire i veri meccanismi che regolano il mondo dell'arte. Le opere si trasformano, quindi, in "segni estetici che possono assumere significati diversi in base al loro contesto", mentre l'artista perde la loro assoluta paternità e la propria autonomia artistica.
Cindy Sherman, invece, fa ruotare il proprio lavoro attorno al rapporto identità/rappresentazione: di ogni immagine, dove il suo corpo è lo strumento attraverso cui rappresentare l'altro da sé e, in particolar modo, la molteplicità dell'identità femminile, non solo è la protagonista che si trasforma, ma anche dell'identità femminile, non solo è la protagonista che si trasforma, ma anche la regista e la "modella camaleontica di se stessa". Nonostante abbia dichiarato: "Non faccio autoritratti. Cerco di stare il più lontana possibile da me stessa quando scatto le mie fotografie". Il suo percorso, infatti, s'ispira non tanto alla tradizione dell'autoritratto, ma a quella del cambiamento di identità, inaugurata da Marcel Duchamp, riuscendo così a riappropriarsi criticamente delle apparenze sessuali e sociali veicolate dai media. Le sue performance nascono per essere riprese dalla macchina fotografica e sono quindi condizionate dal codice linguistico peculiare al mezzo. Spetta poi allo spettatore assegnare e determinare alle immagini il significato che preferisce: "quando preparo ogni personaggio devo considerare il fatto che la gente guarderà sotto il trucco e la parrucca in cerca del comune denominatore, del riconoscibile. Sto cercando di far riconoscere alle persone qualcosa di se stessi, non di me". Offrendosi come specchio e modello ai suoi contemporanei, Sherman analizza così le definizioni dell'apparenza dettate dai mezzi di comunicazione di massa, comparendo sola nei suoi scatti per evidenziare ancora di più la fragilità del sé di fronte ai meccanismi di identificazione e di riconoscimento sociale.
(veronica pirola)

          da Exibart del 19 luglio 2007

m.m.

____________________

fino al 30 luglio 2007
Kimiko Yoshida

La Mia Morte non lo saprà mai

Galerie Albert Benamou & Galeria D'Arte Venezia
3336 Salizada San Samuele - 30124 Venezia


Nubili, vulnerabili, inaccessibili e inviolate sono le spose di Kimiko Yoshida. In un susseguirsi di identità drammatiche e contraddittorie, inteso come flusso di coscienza, riflessione sulle infinite declinazioni dell'Io e della sua conseguente decostruzione, l'artista/fotografa giapponese (nata a Tokyo nel 1963, ma trapiantata in Francia dal '95) costruisce i suoi autoritratti sulla base di un intenso dialogo tra elementi minimalisti, barocchi, antropologici ed etnografici. Senza tralasciare riferimenti artistici a Barnett Newman, Yves Klein, Gerhard Richter, Robert Ryman e Richard Serra.
Le venti fotografie presentate da Albert Benamou a Venezia, estratte da diverse serie di autoritratti, rappresentano un viaggio geografico e nella storia, una riflessione fortemente simbolica sulla condizione della donna nel suo paese natio. Nomade, vagabonda, fuggitiva, come lei stessa ama definirsi, Yoshida propone, attraverso un'attenta preparazione di trucco e costumi, la rielaborazione di fantasie stereotipate, archetipi femminili multiculturali, ma tutti accomunati da un unico elemento: il desiderio. Sottile, proibito, inappagato, sempre.
Il velo, o l'ornamento etnico con cui copre i volti delle sue spose, dice che il matrimonio non è ancora stato consumato; esprime una sensualità innocente, una promessa non mantenuta. Evoca l'attesa, la resistenza, la caducità, e allo stesso tempo è simbolo di annullamento, cancellazione. La quasi totale monocromia delle immagini concorre ancor di più a rendere evidente questo processo di autonegazione, di dissolvimento della figura nello sfondo che è anche metafora di trasformazione, transizione, passaggio.
Davanti al colore puro, unico, totale, bianco o nero, che contiene, oppure nega, tutte le variazioni cromatiche, lo sguardo si apre all'infinità del tempo, all'irrealtà, alla tensione tra rappresentazione e sottrazione, per giungere, attraverso un processo di moltiplicazione, all'estrema negazione dell'Io. Ciò che interessa Kimiko Yoshida non è la ricerca delle proprie identità inespresse, ma esattamente il suo opposto. Attraverso il rifiuto del narcisismo e della propria storia personale, l'artista mira ad afferrare l'universalità dell'esistere. Quale ultimo traguardo di questo percorso, la morte, evocata anche nel titolo della mostra, rimane al centro delle sue opere in modo esplicito, come nel caso della statua del teschio in vetro di Murano, memento mori da comodino, o come un'allusione sottile nei grandi quadrati luminosi grazie alla tecnica che utilizza, come per le nature morte, due lampade da 500 watt.
Questa mostra, se non può essere certamente considerata esaustiva dal punto di vista di quantità di opere esposte (imparagonabile alla grandissima esposizione monografica a lei recentemente dedicata dal Museo di Madeira) risulta essere comunque un prezioso cammeo per una delle fotografe più interessanti del momento.
(Eleonora Mayerle)

da Exibart del 19 luglio 2007

m.m.

_____________________

venerdì 20 luglio 2007
ore 18.00 – 20.30
Casa internazionale delle donne Sala S. Tosi
via della Lungara 19 - Roma

La Stregheria
Incontri Poesie Documentario Concerto

Armonie associazione di donne
Donne e conoscenza storica
il Paese delle donne

ore 18.00 – 19.30

Teresa Ganzerla (Armonie associazione di donne)
Presentazione di “Armonie associazione di donne” che dal 1994 promuove politiche e culture delle donne e svolge attività di consulenza e d’aiuto presso il suo Centro, a Bologna.

Monica Di Bernardo (ricercatrice)
Presentazione del sito web “Donna e conoscenza storica” creato da Donatella Massara per promuovere il pensiero e la politica delle donne. Il sito fa riferimento alla Libreria delle Donne, al Circolo della Rosa e alla Comunità di ricerca storica e pratica pedagogica di Milano.
Rassegna di editi recenti sulla stregoneria.

Maria Paola Fiorensoli (storica; il Paese delle donne)
Dire strega: evoluzione e metamorfosi.

Irene Ranzato (Sapienza Università di Roma - Lettere e Filosofia. Lingue e Culture del mondo moderno e specialistica in traduzione)
La strega nella letteratura e nel teatro anglo-americano: dalla pagina allo schermo.
Intermezzi poetici sulla stregheria curati da Gabriella Gianfelici (Donna e Poesia).

ore 19.30 – 20.30

Proiezione del documentario The Burning Times, documentario che ripercorre due secoli di Caccia alle streghe e indaga matrici e finalità dell’olocausto femminile.
National Film Board, Canada, 1990, sottotitoli italiani curati da Armonie, voce Martha Henry, 57’.

La regista: Donna Read, co-fondatrice del Premio cinematografico “Studio D” per la filmografia femminile, autrice della trilogia Women and spirituality (1990 - 1992).
La sceneggiatrice: Starhawk, autrice di La Danza a Spirale, testo basilare del movimento Wicca.

n.m

_______________

dal 21 luglio al 31 agosto 2007

Rebecca Forster
La dea Nut approda all'Osservatorio

Perinaldo (IM)
OSSERVATORIO ASTRONOMICO G.D. CASSINI
orario: dal lunedì al venerdì ore 8.30 – 13.30
sabato ore 8.30 – 12
vernissage: 21 luglio 2007. dalle 10 alle 23; domenica 22 luglio dalle 10 alle 23.30


Undici disegni (e mezzo) si compongono in un grande allestimento creando il corpo lungo e stretto della dea Nut, la dea egiziana piena di stelle. Per questa occasione però lei non è piena solo di stelle, ma nei disegni si trovano anche il ritratto di Cassini, le planimetrie e le mappe, il foro gnomonico, un astronomo medioevale e molto altro

n.m.

_______________

7 Luglio 2007. 19:00. Associazione Prometeo. Chiessa di San Matteo. Lucca
10 Luglio 2007. 19:00. Prometeogallery di Ida Pisani. Milano
12 Luglio. 19:00. Spazio Volume - Roma


Regina Jose' Galindo. Tres Acciones

A cura di Marco Scotini

Due anni dopo l'assegnazione del Leone d'Oro per la sua partecipazione alla Biennale di Venezia, torna in Italia per un'esposizione in tre tappe. Tre diverse azioni in tre differenti sedi, in tre momenti successivi ma secondo un'unica strategia d'intervento. Quella continua messa in gioco, cioe', del proprio corpo che ha reso nota l'artista guatemalteca attraverso una serie di azioni performative irriverenti e sempre a rischio. La chiesa di San Matteo a Lucca prima, poi la prometeogallery di Ida Pisani e infine la Fondazione Volume! di Roma sono, volta a volta, gli spazi coinvolti in questa nuova occasione.

Incatenato, ingessato, rinchiuso, forzatamente immobilizzato, privato della propria libertà, completamente rasato, escluso dai rapporti sociali o paralizzato, ogni volta, il corpo della Galindo e' il teatro di un conflitto permanente che se da un lato testimonia i rapporti di forza in un contesto locale come e' il Guatemala, dall'altro denuncia la condizione globale attuale a cui e' sottoposta la nuda vita.

Di "corpo politicamente scorretto" ha parlato Rosina Cazali a proposito delle performances di Regina Jose' Galindo. Molti ne hanno invece sottolineato derivazioni e assonanze con le pratiche performative degli anni Sessanta e Settanta che hanno visto come soggetto il corpo dell'autore: dall'azionismo viennese alla body art e al femminismo. C'e' anche chi ha parlato di "scultura sociale" in senso beuysiano. Ma, per prima cosa, il corpo che e' al centro delle azioni di Regina Jose' Galindo e' un corpo preindividuale. E' un corpo "docile" da disciplinare, un corpo da curare, da preservare, da educare, da sorvegliare, da isolare. Ma nello stesso tempo e' un corpo che recalcitra all'obbedienza, che e' inscritto nello spazio e nel tempo storico-sociale, che rivendica e protesta.

Anche in occasione delle tre esposizioni italiane a Roma, a Lucca e Milano, Galindo ritorna con azioni di forte impatto su temi come sistema di controllo e strategie disciplinari, aprendo una riflessione piu' vasta sul rapporto tra vittima e carnefice, tra forte e debole, tra esistenza e politica, tra libertà individuale e controllo sociale, tra natura e diritto. O meglio, sulla implicazione crescente della vita dell'uomo nei meccanismi del potere e sulle sempre piu' labili frontiere politiche tra morte e vita.

n.m.

_______________

fino al 30/9/07

Carol Rama
Antologica. Opere su carta 1939-2005


Museo Materiali Minimi d'Arte Contemporanea MMMAC
via Santa Venere, 23 - Paestum (SA)
lunedi' - venerdi' 17-22, sabato e domenica anche 10-12

Mostra a cura di Gillo Dorfles e Nuvola Lista

Il 6 luglio, alle ore 20.00, il MMMAC Museo Materiali Minimi d'Arte Contemporanea di Paestum inaugurerà una mostra antologica di Carol Rama. Saranno esposte 41 opere su carta dagli anni '30 ad oggi, dalla serie delle -Appassionate- a quella della -Mucca pazza-.

Cosi' come sottolinea Gillo Dorfles nel testo in catalogo "-queste non sono che alcune delle immagini presenti a questa affascinante mostra di Carol Rama al MMMAC. Altre figurazioni andrebbero ricordate: come quella dei curiosi -Pissoir- (non di duchampiana memoria perche' del tutto improbabili); o quel -Bricolage- (uno dei tanti di questa importante serie) a base di occhi di bambola, piu' vicini a nuclei di cellule fecondate, che di organi della vista. La ricchissima e anomala iconologia di Carol stupisce e ha sempre stupito, sin dai primi disegni e dalle incisioni ( -Le Parche- ad es.) degli anni trenta e fino alle piu' recenti figure come -Il disegno prescritto- del 2005, o la serie della -Mucca Pazza-. E questo soltanto per accennare a quanto personale, inconfondibile e non solo - come molti insistono - pornografico, sia il -teatrino iconico- di Carol. Dove il naif si mescola al perverso; il lirico al tenebroso; il candido al sarcastico.

ed ancora " - Per molte di queste figurazioni conturbanti, non si tratta di una voluta manifestazione scandalistica, ma piuttosto di una rivolta contro il -perbenismo- e la volontà di affrancare la propria inventiva da ogni camuffamento ipocrita. In definitiva, il percorso segnato da Carol, lungo tutta la sua vita operosa e agguerrita, e' rimasto costante nonostante le continue -scoperte-, sia tecniche che -narrative-. Questa mostra attuale -di minimi-massimi- capolavori, credo che possa finalmente far conoscere meglio - anche in un'atmosfera cosi' -assoluta- come quella di Paestum e dei suoi templi - una delle artiste piu' affascinanti e conturbanti della nostra epoca."

n.m.

_______________

fino all'8 settembre 2007

Passiorama

Un'ampia ricognizione del lavoro di Carol Rama nella sezione arti visive
del festival di Ravello curata dal critico d'arte Achille Bonito Oliva.

vedi un articolo di Achille Bonito Oliva

vedi anche in questo sito

Carol Rama, opere dal 1936 al 2004 e Carol Rama, Leone d'oro alla Biennale di Venezia 2003

m.m..

________________

fino al 19 agosto2007

Frida Kahlo, 1907-2007

Museo de Palacio de Bellas Artes de la ciudad de México

 El Consejo Nacional para la Cultura y las Artes a través del Instituto Nacional de  Bellas  Artes, presenta la muestra Frida Kahlo 1907-2007, como homenaje a esta  reconocida  artista mexicana en el centenario de su nacimiento.

 En las ocho salas del palacio se agrupa un conjunto de más de trescientas cincuenta  piezas,  entre las cuales se encuentran óleos, dibujos, acuarelas, litografías y numerosas  cartas de su  autoría, así como fotografías y materiales complementarios.
 Las obras proceden tanto de museos mexicanos como extranjeros, al igual que de  colecciones particulares, que nos otorgaron su confianza e hicieron posible la  realización de  esta excepcional muestra.

m.m.

______________

sino al 20 luglio 2007

Circolo Culturale Bertolt Brecht Milano
Spazio2/Giovanola - Via Giovanola 21/c- (Milano MM2 Abbiategrasso)

Fuori Stagione 2007


n.m.
m.m.

Baudino Elisabetta _Bianca Visentin_Cangiano Amalia_Carrozzo Davide_Cella Elena_Ceruti Roberta_Clivati Guglielmo_De Marco Maria Barbaro_Farina Sergio_Finetti Anna_Gabbia Alessandro_Giannatempo Sara_Giovanni Mulè_Guarino Antonella_Longhi Lorenzo_Magnabosco Nadia_Magni Marilde_Majocchi Silvia_Martinelli Fabrizio_Redolfi Enrico_Rottichieri Fulvio_Sampaolo Giuseppe_Spelta

Ciclo: Fuoristagione
A cura di L.Argentino

Inaugurazione Lunedì 2 luglio alle ore 19.00.
La mostra resterà aperta fino al 20 luglio 2007, lunedì, mercoledì e venerdì dalle 17.00 alle 19.00

n.m.

_______________

fino al 17.09.2007
Annette Messager

Les Messagers


Centre Georges Pompidou
Place Georges Pompidou - Parigi

Una retrospettiva è sempre esposta alla trappola dell'inventario e dell'archivio cronologico, soprattutto quando il lavoro di un artista attraversa fasi e supporti tanto eterogenei, come nel caso di Annette Messager (Berck-sur-Mer, 1943). Nelle sue numerose personali, invece, questa artista-aracne reinstalla i propri lavori, li fa dialogare in modo inedito, pensa nuove relazioni e risonanze tra gli elementi di un “alfabeto intimo”, fatto di animali impagliati, peluche, fili colorati, foto e disegni.
La figura che annuncia il viaggio in questo mondo multiforme è quello stesso Pinocchio che abitava il padiglione francese premiato alla Biennale del 2005 e che ora, nel grande atrio del Pompidou, accoglie i visitatori pigramente allungato su un cuscino e trascinato attraverso una morbida massa di guanciali e di maschere spaventose. Personaggio liminale stretto tra l'umano e il non umano, la nostalgia e la libertà, la madre e la strada, il burattino incarna la tensione tra il mondo domestico e il suo rovescio ombroso, ciò che Freud agli inizi del secolo chiama il perturbante, sempre annidato nel rovescio della casa, dell'heim. È intorno a questa tensione che si forma una parte dei lavori di Messager. I “pensionanti” (Les pensionnaires, 1971) sono le prime figure ironiche del perturbante: uccellini impagliati, zampe in aria, avvolti in vestitini di lana colorati che una mano materna ha teneramente tessuto per loro. Le didascalie sulle teche di vetro indicano le loro attività: il riposo, la passeggiata, la punizione. Tra queste parole dell'infanzia e l'evidenza dei corpi svuotati dell'interno si affaccia il nodo dell'ambivalenza profonda di ogni legame “ferocemente protettore”. Nel corso degli anni prende forma un universo domestico colonizzato da spoglie e da resti, invaso dal legame onnipresente tra la vita e la morte. Vale la pena guardare da vicino, attentamente, le istallazioni di Messager: non lontani dai pensionanti, peluche colorati si accampano su colonne di libri (Fables et récits, 1991/2007) ci guardano, ma dialogano anche con i titoli dei volumi: In famiglia, Senza famiglia, L'imboscata.
Dalla fine degli anni Ottanta centinaia di peluche si ibridano con i loro doppi tassidermizzati: “Gli animali impagliati mi toccano perché sono al tempo stesso la vita e la morte. Sono mummificati per meglio conservare l'immagine della vita ma, così facendo, si conserva anche la loro morte”. Proprio come nella fotografia, aggiunge. Negli stessi anni dei pensionanti, infatti, Messager inizia ad assemblare le sue Collezioni, decine di album con foto, immagini di giornali rielaborate, disegni attraverso cui l'artista costruisce una serie di identità fittizie parallele.
Se il filone grafico appare più avulso dal corpo della mostra e quasi “di troppo” (come nelle Chimere degli anni Ottanta), il dispositivo della collezione riaffiora invece in più opere: negli insiemi di centinaia di piccole foto in bianco e nero di frammenti del corpo (Mes Voeux, 1989), nelle teche di vetro in cui giacciono vecchi vestiti (Histoires des robes, 1990), nelle aste di metallo che espongono animaletti, fagotti, foto (Les piques). Insiemi aperti da cui si può sempre togliere o aggiungere un elemento, come avviene nell'assemblaggio inesauribile della collezione così come nella continua ridefinizione dell'identità. La grande installazione articulés-désarticulés (2001-02) è il vero centro della mostra, la sala più affollata, in cui molti si siedono per terra e guardano a lungo decine di grandi pupazzi in movimento, con corpi umani e teste di asino o di orso, che salgono e scendono ciclicamente o che, appena sollevati da un filo, subito ricadono a terra. Tra i cigolii degli ingranaggi meccanici questi 'messaggeri' dispiegano il nucleo del lavoro di Messager: il movimento di una memoria ancestrale per cui ciascuno riconosce le forme e i colori sintetici che popolano il mondo insieme familiare e feroce della casa.

angela mengoni da Exibart del 29 giugno 2007

vedi: Il laboratorio identitario dell'organico di Carlo Mazza Galanti

n.m.

________________

22 giugno – 23 settembre 2007
Giuliana Traverso

Scatti al cuore


Palazzo Rosso
Sede Via Garibaldi, 18, Genova 16100


 Nel codice genetico della fotografia sembra iscritto un indissolubile legame con il  mondo   reale. Le immagini nascono dagli oggetti, che creano con esse un asse fisico,  una traccia che  rimane materialmente impressa, attraverso la mediazione della luce, su  un supporto sensibile.

  La forza e il fascino della fotografia derivano, in larga misura, da questo ambiguo e  concretissimo rapporto.

 Stando a questo assunto, dunque, la morte non si puo` fotografare, poiche´, come  oggetto,  essa, semplicemente, non esiste. Esistono dei corpi senza vita: e di questi la  fotografia si e`  cibata, da sempre, per gli scopi piu` disparati, in contesti diversi,  rendendoli infine parte della
 nostra quotidianita`, percepiti con indifferenza. Ed esiste poi un’infinita gamma di  umani,  contraddittori, veri ma impalpabili sentimenti, di fronte alla morte e ai corpi  senza vita: paura,  angoscia, desiderio, rimpianto, dolcezza, sgomento, dolore, rifiuto...

 Ecco, e` ai sentimenti che Giuliana Traverso ha voluto dare figura. E, non potendo  fissare su  pellicola la tangibile traccia dei nostri, e suoi, fantasmi – anche se la  fotografia, nella sua ormai  lunga storia, ha compiuto anche questa mistificazione,  ingannando e negando se stessa, ci  costringe, guardando le sue immagini, a dare forma  e corpo alle nostre emozioni, a proiettarle  negli spazi scuri che ritmano il suo racconto.

 Perche´ e` un racconto per immagini, quello che ci sta di fronte: composto  all’apparenza per  libere associazioni, in realta` costruito con logica e rigore,  alternando serrate sequenze, a volte  serene ma piu` spesso amare, sempre pregnanti, a  evocative, isolate immagini. La morte  assume la disumana sembianza di un macello, si  insinua minacciosa lungo una strada oscura, si  afferma nell’inesorabile, simbolica  teoria di croci, si infiltra allusiva in un corpo abbandonato al
 sole, si fa metafora inquietante nei corpi artificiali, dall’uomo creati e dall’uomo  distrutti,  assume infine, con le sembianze di un bimbo mai nato – ossessiva presenza  soffocata forse nel  profondo di ogni donna - il declamato aspetto dell’incubo. Non a  caso l’acqua, elemento  simbolico e primordiale, ritorna piu` volte, e fa da sfondo al  tramonto, al volo dei gabbiani, ai  corpi abbandonati.
 A tratti, la fotografia nega se stessa, dilatandosi fino a rendersi irriconoscibile, puro ed  evocativo segno grafico; per amplificarsi, in fine, riproponendo fotografie di volti  ripresi in vita  e posati sulla sepoltura, a esorcizzare l’oblio, e invocare l’immortalita`.  Dopo l’incubo c’e`, di  norma, il risveglio: a volte faticoso e sofferto, a volte sorridente.

 Il ritorno alla realta` che ci propone Giuliana, la fine del racconto – della commedia, si  potrebbe a questo punto dire -, e` garbato e sorridente: come si addice alla persona. E’  giusto  dare corpo e forma ai nostri fantasmi; non negare la morte, ma dare ad essa  spazio, nel cuore  e nelle viscere; accettare i suoi tangibili segni nei luoghi deputati, e  spesso fuggiti, e nel nostro  quotidiano; meditare sopra di essa. Ma alla fine, signori,  con un sorriso, distacchiamoci da  questo pensiero, e con un sorriso ritorniamo alla  vita. Grazie, Giuliana.
 
(Elisabetta Papone)

m.m.

____________

dal 27 giugno all'11 luglio 2007

Art For Health
Incontro tra l'arte contemporanea e la salute materno-infantile

Auditorium Parco della Musica - Foyer Sinopoli - Roma

Un drammatico bollettino di morte quello diramato il 12 giugno a Milano durante un incontro promosso da Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e Fondazione Chiesi per il lancio di un progetto contro l'asfissia neonatale nelle nazioni in via di sviluppo. Ogni anno gravidanza e parto uccidono 500 mila donne nel mondo. In tutto il pianeta 4 milioni di bimbi l'anno muoiono entro il primo mese di vita e 3,3 milioni nascono morti, di cui un milione (34%) smette di respirare proprio durante il travaglio. Senza contare l'emergenza asfissia neonatale, che ogni anno provoca il decesso di un milione di bebè e la disabilità di un altro milione, e che costringe a manovre di rianimazione il 5-10% dei nuovi nati (5-8 milioni). Numeri da epidemia in gran parte ignorati dai Paesi ricchi – ha ricordato Ornella Lincetto, neonatologa del Dipartimento Oms Making Pregnancy Safer - che contribuiscono al drammatico 'bollettino' per un esiguo 2%: per il 98%, infatti, questi dati riguardano la metà povera del globo. Vietato dimenticare, e' l'appello rivolto dagli esperti specie ai Paesi più fortunati come l'Italia: "Nella penisola - ha infatti riferito Virgilio Carnielli, direttore dell'Unita' intensiva neonatale dell'università di Ancona - ogni anno su mille nuovi nati ne muoiono 'solo' 4, con punte di 5-6 in alcune Regioni del Sud. Un dato inferiore persino a quelli registrati in Usa e Regno Unito, che scende ulteriormente se si escludono i nati prematuri. Di asfissia neonatale, infine, muore solo 0,5-1 bebe' italiano ogni mille nati". Ma la situazione resta drammatica in altri paesi. E proprio per sensibilizzare l'opinione pubblica su calamità spesso dimenticate contro cui ognuno di noi può fare invece una piccola parte, il Dipartimento di Salute Riproduttiva dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Ministero della Salute e IMAGINE Onlus promuovono la mostra Art For Health, che sarà inaugurata mercoledì 27 giugno alle 19.30 dalla ministra della Salute, Livia Turco e sarà visitabile fino all’11 luglio. Si tratta un evento artistico in cui le tele di Elisabetta Farina utilizzano l’arte contemporanea per promuovere la necessità di migliorare la salute riproduttiva e sessuale delle donne. Lo scopo è sensibilizzare il maggior numero di persone sulla salute come diritto per tutti. I quadri esposti all’Auditorium Parco della Musica, attraverso l’eredità del movimento della Pop Art, rappresentano donne di diverse origini etniche, geografiche e sociali, che lottano insieme per affrontare positivamente le circostanze avverse della vita. L’intento comune che le muove è quello di coinvolgere chiunque le osservi a guardarle, come persone libere, coraggiose e in grado di lottare per migliorare le proprie condizioni.

da Delta News del 16 Giugno 2007
n.m.

________________

Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

12 - 21 giugno 2007

ELISABETTA PAGANI

Reparto farfalle

presentazione di Donatella Airoldi

L’artista milanese presenta una serie di opere realizzate negli ultimi anni dal linguaggio sottile ed articolato che arriva in alcuni casi al recupero di un emblematico figurativo. Pretesti lucidi e coscienti con la funzione di porre la luce come soggetto ed oggetto in un dinamismo accennato che porta ad una dimensione altra e spirituale.

inaugurazione martedì 12 giugno alle ore 18,00

orario: martedì - venerdì dalle 17,30 alle 19,30 (fino al 21 giugno)

n.m.

________________

sino al 29 giugno 2007

"Il lavoro delle donne nell'Africa rurale"

Centro Culturale "Aldo Moro", Via Vittorio Emanuele II n. 79/b, Bricherasio (TO)

Mostra fotografica che racconta l'attività svolta in un particolare momento della giornata; alcuni pannelli descrivono la legislazione Africana sui diritti delle donne, il lavoro.

La galleria fotografica (Le fotografie sono state scattate da volontari del CCM che da anni si recano in Africa per migliorare lo stato di salute delle popolazioni rurali poverissime dei paesi in cui lavora) mostra immagini di donne al lavoro. Ogni fotografia racconta l'attività svolta in un particolare momento della giornata; mentre alcuni pannelli descrivono la legislazione Africana sui diritti delle donne, il lavoro. Le popolazioni dell’Africa Centro orientale sono in gran parte nomadi; vivono di pastorizia o di agricoltura di sussistenza. Solo questi stili di vita risultano compatibili con l’ambiente semidesertico o con un ambiente depauperato da guerre che durano da molti anni. Le donne hanno un ruolo importantissimo all’interno di queste comunità. Si occupano della casa/capanna, dell’approvvigionamento dell’acqua, della preparazione del cibo, della cura dei piccoli animali, della mungitura delle capre, della trasformazione del latte in prodotti derivati, della gestione dei bambini. Ma approvvigionare l’acqua può voler dire ore di cammino per arrivare al pozzo più vicino o al fiume e trasporto di pesi importanti. Preparare il cibo vuol dire raccogliere la legna, macinare i cereali, cuocere il cibo, attività da ripetere quotidianamente, non essendoci armadi o magazzini che consentano di avere riserve. Occuparsi della casa vuol dire costruire la casa capanna, tessere le stuoie necessarie per il rivestimento della struttura lignea, preparare le suppellettili e gli utensili necessari per la gestione quotidiana della capanna. Le gravidanze, che iniziano in età giovanissima e spesso si ripetono con ritmo annuale, non arrestano le attività lavorative di queste donne. Il lavoro delle donne inizia all’alba e termina quando tutto il resto della famiglia è a riposare.

La mostra sarà aperta dal 9 al 29 giugno 2007 - Orari: lunedì e mercoledì 15.00-17.30 martedì e venerdì 16.00-18.00 giovedì 17.00-18.30 - sabato 23 giugno 15.00-22.00. Ingresso gratuito

Per informazioni: Comune di Bricherasio e Biblioteca Regione Piemonte - Tel. Assessorato alla cultura Info: 0121.59105

n.m.

________________
9 giugno 2007
- " notte rosa "

donne donne eterne dee

mostra collettiva di installazioni delle artiste:

GRETEL FEHR
NADIA MAGNABOSCO
MARILDE MAGNI
DANIELA MIOTTO
VERONIQUE POZZI
ANTONELLA PROTA GIURLEO
SPELTA

cortile della via Cavour 82 - Corsico
dalle ore 17,30

Nell'ambito della Notte Rosa, organizzata dall'amministrazione comunale di Corsico in collaborazione con le associazioni culturali, l'associazione di donne Galassia ha proposto ad alcune artiste la realizzazione di una mostra di installazioni nel cortile di Via Cavour, 82 in un'antica casa del '700, ora completamente ristrutturata, nel centro della città.
Il tema della mostra, donne donne eterne dee, viene interpretato liberamente da ciascuna artista:

Gretel Fehr appende alla ringhiera una gabbietta all'interno della quale è chiuso l'angelo del focolare (stereotipo della donna-madre-moglie), appollaiata sul trespolo/mestolo di legno da cucina, senz'ali, cadute sul pavimento.

Anche Marilde Magni gioca sul tema della gabbia, presentando Gabbiadimatti una gabbia che intrappola e imprigiona, ma forse difende dall'ignoto.

Daniela Miotto dedica Venere di Milosevic al ricordo delle donne violentate e uccise nell'ex Jugoslavia durante le pulizie etniche.

La strega del mare di Nadia Magnabosco prende spunto dalla fiaba La sirenetta di Andersen; la strega è, per l'artista, una donna saggia che sa che se si rinuncia ad essere se stesse per adeguarsi ad altri ci si lacera e si perde la propria identità.

Veronique Pozzi, sta lavorando con persone sofferenti di problemi mentali, presenterà quindi una serie di piccoli collages ed assemblages sul tema della riconsiderazione e della non-discriminazione verso l'altro.

Le steli avvolte nei teli di Antonella Prota Giurleo vogliono restituire il simbolico della spiritualità connessa con il culto delle antiche dee; un sentire che si tramanda e appare, alle donne, riconoscibile, al di là della cenere del tempo e della distruzione.

Con il suo tappeto Spelta cerca di individuare e lavorare sui contrasti, sulle differenze e sui contrapposti; un tappeto rigido in contrasto con la consueta morbidezza dell'oggetto tappeto.

Visioni diverse, espressioni del sentire di ciascuna artista.
L'uscire dalle consuete pareti riservate agli addetti ai lavori costituisce un modo coraggioso di confrontarsi con un pubblico più ampio.
Le opere delle artiste possono diventare, poste all'interno del cortile di una casa, momento individuale e collettivo di riflessione sulla differenza di genere e sul simbolico femminile.

 

Associazione donne GALASSIA
Camera del Lavoro - via Ugo Foscolo, 17 -Corsico
Per informazioni: Silvana Gatta 339.4389688

n.m.

________________

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

IV RASSEGNA

POESIARTE MILANO

‘IL GIARDINO SEGRETO’

5 - 6 giugno 2007


Nel giardino nascosto e quasi miracoloso di Quintocortile, ubicato tra i vecchi cortili storici del Ticinese, un’operazione che pone ancora una volta al centro la relazione in un’atmosfera di convivialità e kermesse.
Ventiquattro artisti e ventiquattro poeti sono stati invitati a partecipare alla manifestazione con opere ideate e realizzate appositamente. A sottolineare l’unità di intenti gli artisti lavoreranno inglobando letteralmente nella loro opera un testo manoscritto dei poeti. Nell’era dell’individualismo più spietato gesti preziosi del volere andare incontro, e magari di riuscirci.

Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile nei giorni martedì 5 e mercoledì 6 giugno 2007 con interventi di poeti e musicisti dalle ore 17,30 alle ore 21

artisti: Alvaro Occhipinti, Donatella Bianchi, Alessandra Bonelli, Adalberto Borioli, LeoNilde Carabba, Salvatore Carbone, Loriana Castano, Francesco Ceriani, Silvia Cibaldi, Albino De Francesco, Mavi Ferrando, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Gino Gini, Marilde Magni, Gianni Marussi, Roberto Origgi, Stefania Scarnati, Stefano Sevegnani, Elisabetta Sperandio, Spinoccia, Enzo Rizzo, Armanda Verdirame, Guido Villa

musicisti: Adalberto Borioli (flauto), Sergio Del Mastro (clarinetto), Michael Leopold (tiorba), Oscar Meano (fagotto)

poeti: Sebastiano Aglieco, Claudia Azzola, Maria Carla Baroni, Alessandro Cabianca, Rinaldo Caddeo, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Mariella De Santis, Adele Desideri, Gabriela Fantato, Gilberto Finzi, Gabriella Galzio, Fabia Ghenzovich, Gabriella Girelli, Giampiero Neri, Guido Oldani, Angela Passarello, Enrico Pudilli, Maria Pia Quintavalla, Paolo Rabissi, Franco Romanò, Ottavio Rossani, Lelio Scanavini, Adam Vaccaro

Schema del programma di ciascuna giornata di Poesiarte Milano

17,30 - 18,00 incontro tra artisti, poeti, musicisti e pubblico
18,00 - 19,00 letture di n.6 poeti per circa sette minuti ciascuno intervallate da due esecuzioni musicali di dieci minuti ciascuna
19,00 - 19,30 break con visione opere degli artisti
19,30 - 20,30 letture di n.6 poeti per circa sette minuti ciascuno intervallate da due esecuzioni musicali di dieci minuti ciascuna
20,30 - 21,00 intervallo con aperitivo. (Per chi vuole portarsi la ‘cena al sacco’ c’è la possibilità di rimanere ulteriormente in giardino a chiacchierare fino alle 23)

m.m.

______________

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

2 giugno 2007

IL CORPO ATLETICO

Opere di Mavi Ferrando

a cura di Donatella Airoldi

Opere tra l'ironico e il grottesco realizzate dall'artista a partire dagli anni '80 sul tema del corpo anabolizzato. In mostra collages, dipinti e sculture.

sabato 2 giugno dalle ore 16 alle 19

m.m.

___________

30 maggio 2007

Alla Casa Internazionale delle donne la testimonianza di Marisela Ortiz Rivera sulla strage di donne a Ciudad Juárez

Via della Lungara, 19, ore 18.00 nella Sala Convegno (Primo Piano)

Ciudad Juárez costituisce un caso grave e insolito di violenza contro le donne. Sono già più di 430 le donne assassinate e oltre 600 quelle scomparse dal 1993. Le vittime sono quasi tutte giovani (di età compresa tra i 15 e i 25 anni), carine, magre e con i capelli lunghi. Tutte provenivano da famiglie povere e molte tra loro non erano originarie di Ciudad Juárez. Alla ricerca di migliori condizioni di vita, vi erano arrivate per lavorare come operaie in una delle numerose fabbriche di subappalto per l’assemblaggio di prodotti per l'esportazione (maquiladoras) che si trovano nella città. Altre erano impiegate, domestiche, studentesse, commesse, segretarie, etc. Nella maggior parte dei casi, i corpi ritrovati portano le tracce delle violenze estreme subite: stupro, morsi ai seni, segni di strangolamento, pugnalate, crani fracassati. Spesso il viso appare massacrato e irriconoscibile e in alcuni casi il corpo bruciato. Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino, altri abbandonati nei fossati, tra terreni incolti in mezzo al deserto e, solo raramente, sepolti in modo approssimativo e frettoloso. Il modus operandi degli assassini riprende quello dei serial killer: tutte le donne sono state uccise in luoghi diversi da quello in cui è stato rinvenuto il loro cadavere, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane e la tipologia delle sevizie è sempre la stessa. L’orrore di Juàrez verrà raccontato domani, 30 maggio a Roma, da Marisela Ortiz Rivera, fondatrice dell'associazione "Nuestras Hijas de Regresso a casa", nata per contrastare la situazione che si è creata nello Stato di Chihuahua. Ortiz porterà la sua personale testimonianza alla Casa Internazionale delle donne. "Nuestras Hijas de Regresso a casa", sta raccogliendo firme e adesioni per la petizione "Ni una mas!"- Non una di più", che da' il nome alla manifestazione promossa dalla Provincia di Cagliari, per dire basta alla violenza sulle donne. L’iniziativa a sostegno dell’Associazione “Nuestras Hijas de Regresso a casa", è a cura di Donne in Nero. Ortiz racconterà di come prima del 2001, i cadaveri delle vittime violentate e strangolate venivano sempre ritrovati, ma da quando le inchieste si sono moltiplicate, i corpi hanno cominciato a scomparire nel nulla. Le associazioni hanno calcolato che le donne scomparse sono circa 600 oltre ai cadaveri ritrovati, che sono poco più di 400. Far scomparire i corpi delle donne assassinate è diventata una specialità della criminalità locale. Il sistema abituale si chiama «lechada», un liquido corrosivo composto di calce viva e di acidi, che scioglie rapidamente la carne e le ossa senza lasciare traccia. «Nessuna traccia», è la parola d'ordine. Ridurre al nulla, cancellare, far scomparire completamente, sono le parole chiave. Per tutte le donne, Ciudad Juárez è diventato il luogo più pericoloso del mondo. Da nessuna parte, neppure negli Stati uniti dove pure i serial killer non mancano, le donne sono così gravemente minacciate. Dal 1998, diverse organizzazioni di difesa dei diritti umani si sono recate a Ciudad Juárez per esaminare la situazione in riferimento ai crimini sistematici commessi contro le donne dal 1993. Dopo la visita, la maggior parte di loro ha formulato delle raccomandazioni. Della vicenda si occupa anche Amnesty International con una prima inchiesta, nel 2003 sugli omicidi e la sparizione delle donne. Il suo rapporto, reso pubblico nell’agosto 2003, s’intitola : « Messico : assassinii intollerabili. Da dieci anni a Ciudad Juárez e Chihuahua, delle donne vengono rapite e assassinate ». Ciudad Juárez è una città di frontiera che conta circa un milione e mezzo di abitanti ed è situata in una regione desertica dello stato di Chihuahua al confine con gli Stati Uniti, a quattro chilometri da El Paso, Texas. Juárez sorge sulla linea di 3.500 Km di frontiera che separa il mondo sviluppato dal mondo in via di sviluppo: la sola frontiera al mondo ad avere questa particolarità. Ciudad Juárez attira le popolazioni povere degli stati dell’interno che arrivano a centinaia ogni mese alla ricerca di un lavoro o per tentare di attraversare il confine. Si stima che il 35% della popolazione economicamente attiva di Ciudad Juárez sia costituita da emigrati, sia uomini che donne. Dopo la firma dell’ALENA, Ciudad Juárez è diventata la più importante zona franca industriale di tutto il Messico. Nel 2003, c’erano 269 maquiladoras e 197 000 lavoratori e lavoratrici (2). Secondo le statistiche ufficiali nello stato di Chihuahua, le donne occupano il 48,3% dei posti di lavoro disponibili e hanno in media tra i 20 e i 22 anni ma si trovano anche delle minorenni (in Messico l’età legale per lavorare è 16 anni). A Juárez, il costo della vita è paragonabile a quello di El Paso e i salari nelle maquiladoras non superano in media i 4$ US al giorno per dieci ore di lavoro. Nel 2003, il 18% della popolazione viveva nella povertà più estrema, il 22% non aveva un servizio d’acquedotto e il 14% viveva senza acqua potabile. I nuovi arrivati si ammassano nelle bidonvilles costruite nella periferia della città, istallandosi su terreni incolti che appartengono spesso a grandi proprietari terrieri. La crescita incontrollata della città è avvenuta senza uno sviluppo parallelo delle infrastrutture e dei servizi. Le maquiladoras attingono da questo stesso bacino di popolazione impoverita la mano d’opera di cui hanno bisogno ma non partecipano in nessun modo allo sviluppo della città malgrado tutti i vantaggi (fiscali, infrastrutture moderne e gratuite, salari bassi) di cui beneficiano. Un lavoro ingente sarebbe necessario e parecchie risorse finanziare dovrebbero essere stanziate solo per asfaltare le strade che ancora non lo sono (il 44%), senza contare l’illuminazione spesso insufficiente e l’organizzazione dei trasporti pubblici. Anche il sistema di trasporto destinato agli operai delle maquiladoras non è sicuro. Non sorprende il fatto che molte ragazze scompaiano all’alba o la notte, all’uscita dal lavoro e anche in pieno giorno senza che nessuno se ne renda conto. Ciudad Juárez è una città violenta. Accoglie dal 1993, il cartello di narcotraficanti più potente del Messico. Attraverso Juárez transita l’80% della cocaina proveniente dalla Colombia e destinata al mercato americano. I narcotraficanti non hanno nessuna difficoltà a reclutare dei trasportatori che ricevono molto più denaro di quanto non potrebbero guadagnare sul mercato del lavoro formale. A Juàrez sono presenti più di 500 bande di strada che si dedicano ad attività criminali di ogni genere e spesso impongono ai nuovi membri lo stupro di una giovane ragazza per essere ammessi nel gruppo. I regolamenti di conto tra bande di strada rivali fanno registrare ogni giorno decine di vittime. In questa città, in cui il predominio maschile caratterizza ogni livello dell’organizzazione sociale, la violenza verso le donne si esprime tanto nell’ambiente domestico quanto in quello lavorativo. Le statistiche redatte dal Centro di crisi di Juárez, Casa Amiga, indicano che il 70% delle donne che vi si rivolgono per cercare aiuto sono state picchiate dai loro mariti, mentre il 30% lo sono state da qualcuno che conoscevano. Nel solo 2001, sono state presentate 4. 540 denunce per stupro (12 al giorno). Ugualmente, le molestie sessuali e le minacce di licenziamento da parte dei supervisori e dei proprietari delle maquiladoras alle donne che rifiutano le loro avances sono un fenomeno corrente. La povertà aumenta la vulnerabilità delle giovani donne. La violenza che regna a Juárez sembra essere quindi il risultato di un insieme di fattori. Le statistiche nazionali del 1998 classificano Ciudad Juárez come la città più violenta di tutto il Messico. In Messico ci sono diverse forze di polizia, ciascuna corrispondente a una delle diverse entità amministrative quali la Federazione, gli stati, il distretto federale e le amministrazioni comunali. Dall’inizio del mandato del presidente Vicente Fox, tutte le questioni legate alla sicurezza pubblica nazionale sono competenza del ministero della Sicurezza pubblica. La struttura fondamentale di questo ministero è l’Ufficio del procuratore (la Procuraduría General de la República – la PGR). In ciascuno dei 31 stati si trova una Procuraduría General de Justicia del Estado (PGJE). Riguardo al funzionamento di questi organismi la Commissione interamericana dei diritti dell’uomo ha denunciato l’assenza di autonomia strutturale degli Uffici del procuratore rispetto al potere esecutivofederale ed ha richiesto al governo messicano di modificare questo stato di fatto. La mancanza di coordinazione tra i corpi di polizia costituirebbe, secondo alcuni, la causa principale dell’elevato tasso di criminalità a Juárez. Stupisce, però, la perfetta convergenza tra i diversi gradi governativi, nel minimizzare il numero di omicidi e nel considerare le vittime le vere responsabili “perché passeggiavano in luoghi bui e indossavano minigonne o altre mises provocanti…” come affermò Barrio Terrazas quando era governatore dello stato di Chihuahua. In realtà la vera causa dell’aumento dei delitti sembra risiedere nell’intreccio tra impunità e negligenza del governo federale. Diverse testimonianze indicano che gli assassini sarebbero stati protetti, in un primo tempo, dai poliziotti di Chihuahua. Successivamente avrebbero beneficiato di appoggi negli ambienti del potere legati al traffico di droga. Alla fine del 1999, alcuni cadaveri di donne e bambine furono ritrovati vicino ai ranch di proprietà di trafficanti di cocaina. Tale coincidenza sembrava stabilire un legame tra gli omicidi e la mafia del narcotraffico, a sua volta legata alla polizia e ai militari. Ma le autorità rifiutarono di seguire questa pista. La strategia dei diversi governatori per «risolvere» gli assassinii seriali di donne a Ciudad Juárez ha portato a una sequela di manipolazioni e dissimulazioni, che in sostanza incolpavano degli innocenti. Un’altra strategia utilizzata è stata l’eliminazione di chi prendeva le difese dei falsi colpevoli. Diversi avvocati e talvolta i loro familiari, sono stati assassinati o hanno subito attentati, numerosi giudici, procuratori, giornalisti hanno ricevuto minacce di morte per costringerli ad abbandonare le inchieste sugli omicidi delle donne. Ma, più di tutto, questa vicenda oscura rivela l'onnipotenza dei narcotrafficanti, i legami tra ambienti criminali e potere economico e politico. Molte testimonianze dimostrano che alcuni omicidi di donne sono commessi durante orge sessuali da uno o più gruppi di individui, fra cui alcuni assassini protetti da funzionari di diversi corpi di polizia, in combutta con personaggi altolocati, a capo di fortune acquisite per lo più illegalmente, grazie alla droga e al contrabbando, e la cui rete d'influenza si estende come una piovra da un capo all'altro del paese. Per questo motivo questi crimini efferati godono della più completa impunità. Secondo alcune fonti federali, sei importanti imprenditori di El Paso, del Texas, di Ciudad Juárez e di Tijuana assolderebbero sicari incaricati di rapire le donne e di consegnarle nelle loro mani, per poterle violentare, mutilare e infine uccidere. Il profilo criminologico di questi omicidi si avvicinerebbe a quello che Robert K. Ressler ha definito "assassini per divertimento" (spree murders). Le autorità messicane sarebbero da molto tempo al corrente di tali attività e rifiuterebbero di intervenire. Questi ricchi imprenditori sarebbero vicini a certi amici del presidente Vicente Fox e avrebbero contribuito ai finanziamenti occulti della campagna elettorale che ha portato Fox alla presidenza del paese, mentre Francisco Barrio Terrazas, ex governatore di Chihuahua diventava suo ministro. Questo spiegherebbe perché nessun vero colpevole ha mai avuto fastidi con la polizia dopo la morte di oltre 400 donne.

(Fonti : • Rapport de la Commission québécoise de solidarité avec les femmes de Ciudad Juárez – aprile 2004 • La strage di donne a Ciudad Juárez di Sergio Gonzáles Rodriguez • La città della morte di Manuela Castellani • Messico: assassinii intollerabili. Report di Amnesty International, Agosto 2003)

(Delt@ Anno V°, N. 123 del 29 Maggio 2007)

n.m.

________________

28 maggio 2007

Il testamento di Maria Helena

performace di Antonella Prota Giurleo

Lunedì 28 maggio 2007 dalle ore 14,30 alle ore 18 si svolgerà alla Camera del Lavoro di Milano in corso di Porta Vittoria 43 il convegno "In ricordo di Carlo Gerli. Dal passato l'insegnamento per il futuro."

Nell'ambito del convegno sarà presentata la performance Il testamento di Maria Helena, progettata da Antonella Prota Giurleo e interpretata dall'artista stessa, da Fulvia Colombini, Iole Contino, Lella Corvi, Maria Carla Rossi, Patrizia Falcomata.

Nella sala Buozzi della Camera del lavoro di Milano, per opera di un gruppo di donne, la lettura del testamento poetico della pittrice Maria Helena Vieira da Silva si trasformerà in una festa di colori e permetterà ad ogni persona intervenuta di portare con sé il pensiero di una persona amata e la riflessione sul dono come atto che "crea e rafforza legami sociali"(*)

(*)Serge Latouche Decolonizzare l'immaginario. Il pensiero creativo contro l'economia dell'assurdo. Emi, 2002.

Per ulteriori informazioni: Antonella Prota Giurleo 02 45 10 13 08 347 03 12 744 a.protagiurleo@lombardiacom.it

n.m.

________________

dal 21/5/07 al 24/5/07

Jenny Holzer

American Academy - via Angelo Masina 5 - Roma

A Roma, dal 21 al 24 maggio, le proiezioni di luce di Jenny Holzer appariranno in diversi luoghi della città. For the Academy e' realizzato dall'American Academy in Rome, alla quale Jenny Holzer dedica l'evento, in collaborazione con l'Associazione Tevereterno e la Fondazione Volume!, sponsorizzato da FLOS e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune di Roma.

Il lavoro dell'artista si caratterizza per la proiezione di testi e versi poetici che illuminano architetture e paesaggi, realizzando una comunicazione semplice, diretta e incisiva. Le architetture scelte da Jenny Holzer diventano portatrici di poesia. Dalla facciata neoclassica dell'American Academy in Rome al Teatro di Marcello, da Castel Sant' Angelo a Piazza Tevere, nuovo spazio tra Ponte Sisto e Ponte Mazzini dedicato all'arte contemporanea sul fiume.

In quest'occasione, Jenny Holzer ha scelto di presentare testi di autori italiani come Antonella Anedda, Paolo Bertolani, Patrizia Cavalli, Franca Grisoni, Rosanna Guerrini, Jolanda Insana, Eugenio Montale, Pier Paolo Pasolini e Amelia Rosselli, insieme a quelli di Yehuda Amichai, Elizabeth Bishop, Henri Cole, Mahmoud Darwish e di Wislawa Szymborska.

21 maggio, American Academy in Rome e Fontana dell'Acqua Paola
22 maggio, Piazza Tevere
23 maggio, Teatro di Marcello
24 maggio, Castel Sant'Angelo

Inaugurazione: 21 maggio ore 21.30

Orario: dalle 21.00 alle 24.00

n.m.

________________

dal 20 maggio al 22 luglio 2007

Katharina Fritsch

GALLERIA CIVICA D'ARTE MODERNA - PALAZZO SANTA MARGHERITA
Corso Canalgrande 103 (41100) - MODENA
Mercoledì - Venerdì dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.30
Chiuso Lunedì e Martedì

Ombrelli colorati appesi al soffitto, un serpente nero e straordinari paesaggi monocromi sono alcuni degli elementi che popolano il misterioso mondo di Katharina Fritsch. La prima rassegna in un museo italiano della celebre artista, già protagonista del Padiglione Germania alla Biennale di Venezia del 1995, nasce in stretta relazione con l'idea di giardino e con la sede in cui la mostra ha luogo. Dopo aver partecipato alla collettiva EGOmania (2006), Fritsch torna alla Galleria Civica di Modena con una nuova serie di lavori che trovano nella Palazzina dei Giardini la loro più ideale collocazione.
Questa sede infatti, in origine un seicentesco Casino per balli e divertimenti edificato per volontà dei duchi Estensi, che furono mecenati di Boiardo, Ariosto e Tasso e dei rispettivi poemi cavallereschi, diventa il più suggestivo scenario per una delle più note artiste tedesche della sua generazione.
Curata da Milovan Farronato, organizzata e prodotta dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, la mostra sarà inaugurata domenica 20 maggio 2007 alle ore 12.

Nota al pubblico italiano per l'opera Rat King che accoglieva il visitatore alla Biennale di Venezia del 2001, una ruota di enormi ratti legati per le code a formare un gomitolo, presenta in questa occasione un'inedita serie di sculture e serigrafie il cui immaginario gravita attorno al tema classico del giardino inteso come percorso di conoscenza e di avventura formativa. Un giardino dentro il quale Fritsch mette in atto l'errare fisico e morale, il perdersi e il ritrovarsi sospinti da oggetti-icone carichi di una varietà di significati e rimandi.
Del giardino a Fritsch interessa l'ambivalenza, la sua capacità di comprendere la sorpresa, gli angoli oscuri, la storia di varie generazioni.
Il giardino circonda la casa, ma non definisce uno spazio intimo e corazzato rispetto alle intrusioni, nasconde sempre sul retro, oltre alle bordature di pietra, degli angoli tenebrosi. All'artista tedesca interessa seguire queste suggestioni per rincorrere elementi, motivi e simboli ambivalenti così come ambivalente è la natura stessa del giardino: se abbacinato dalla luce del giorno trasmette sensualità e partecipazione al mistero della natura, se invece cade la pioggia diventa improvvisamente minaccioso, segreto e selvaggio. Un luogo che riassume entrambi i topoi classici del poema cavalleresco: da un lato la selva, luogo dell'erranza senza meta, in cerca d'avventura, dove si incontra ciò che non si insegue e ci si può imbattere nel cedimento erotico e quindi morale; dall'altro il locus amoenus, applicazione del concetto di Eden, che nel giardino, come costruzione intorno a se stesso, diventa spazio artificiale a propria immagine e somiglianza.

Al visitatore il compito di divenire "cavaliere errante". Accolto inizialmente all'interno di un'installazione sonora - manifestazione delle voci e dei rumori della natura - è poi costretto a intraprendere due percorsi differenti e ad imbattersi così nell'alterità, nel peccato, nel mostruoso, nel ribaltamento superstizioso dei valori, nel residuo della memoria.
I motivi ricorrenti e le immagini, che subito diventano icone, sono suggeriti da altrettante sculture dalle sagome definite e dai colori saturi, ognuna abbinata a grandi serigrafie composte da più pannelli ritraenti scenari di giardini che prevalentemente rimandano a Essen, città natale dell'artista.
Le immagini provengono da foto scattate da Fritsch o da cartoline a lei spedite negli anni Settanta dalla sua famiglia: si tratta di un mondo pittorico in cui la materialità degli oggetti è distillata dalla memoria e dal sogno. Ogni pannello è virato in un solo colore. L'immagine sembra sbiadita al sole e i colori scelti tra quelli della liturgia cristiana.

Accompagnerà la mostra una pubblicazione con testi critici del curatore e la riproduzione delle immagini esposte in mostra.

Note Biografiche

Katharina Fritsch è nata nel 1956 a Essen, in Germania; vive e lavora a Düsseldorf. Perfetta simmetria, bisogno d'ordine, definizione minuziosa delle forme, sono aspetti che caratterizzano le sue opere scultoree. Per l'artista tedesca non si tratta di una questione morale, ma piuttosto di un tentativo di astrazione. Le madonne gialle, così come gli elefanti verdi o i topi neri sono presenze inquietanti per le loro proporzioni alterate e per la cura nella definizione dei particolari con cui sono realizzate. Fritsch attua un controllo minuzioso sulla forma, sulle cromie e sulla modulazione delle superfici, orientando il suo lavoro verso un'univoca possibilità di interpretazione e riconoscimento; non apre la discussione ma la costringe in un'unica direzione. Dietro un'apparente ordinarietà questi oggetti sono il risultato di un lento processo creativo, talmente accurato da impedire all'artista di avere, almeno nel corso degli anni Ottanta un'abbondante produzione. Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta si assiste ad una sorta di sviluppo narrativo: in sculture come Company at Table (1988) e Rat King (1993-94), l'artista trasferisce i principi che hanno caratterizzato i precedenti lavori all'interno di situazioni di comunicazione.
Artista ormai affermata internazionalmente e riconosciuta dalla critica, Katharina Fritsch ha rappresentato con Martin Honert e Thomas Ruff, la Germania durante la Biennale di Venezia del 1995. Il San Francisco Museum of Modern Art le ha dedicato una personale nel 1996, così come il Museum of Contemporary Art di Chicago e la Tate Modern di Londra, nel 2001. Un'ampia antologica le è stata dedicata nel 2002 dal K21 Kunstsammlung im Standehaus di Düsseldorf e un'altra le verrà dedicata dalla Kunsthaus di Zurigo nel 2009.


n.m.

________________

9 maggio – 30 luglio 2007

Lara Baladi

Brancolini Grimaldi Arte Contemporanea
Via dei Tre Orologi, 6/A
00197 Roma

Nata a Beirut nel 1969. Vive a lavora al Cairo.
Lara Baladi applica l’estetica del collage a diversi media come la fotografia, il video, l’installazione. Il suo lavoro sottolinea l’assurdità, i contrasti e le contraddizioni dell’Egitto tra modernità e tradizione. Per creare i suoi enormi collages Lara Baladi usa una varietà di immagini prese dai media più diversi come cartoni animati, riviste, video, pubblicità. Le immagini sono poi tradotte in piccole fotografie e riunite insieme a formare un grande mosaico dal disegno regolare. L’immaginario di Lara Baladi è rivolto soprattutto al mondo femminile: dalle bambole ai ritratti di famiglia; dalle guerriere dei videogiochi alle figure mitiche; dalle pin-up alle donne di carta dei fumetti. Un immaginario vasto di supereroine, che mixa il mondo occidentale e quello arabo.
I lavori di Lara Baladi sono un caleidoscopico universo di storie, forme e simboli, che si ispirano a memorie private, a favole, alla mitologia e agli archetipi femminili dell’immaginario popolare della cultura araba e occidentale.

Lara Baladi ha esposto a livello internazionale, in Medio Oriente, negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa. Ha partecipato a mostre internazionali itineranti come Africa Remix (2004-2007), I-Dentity (2005-2007), e Snap Judgements (2006-2008), curata da Okwui Enwezor all’ICP di New York. Più recentemente, Lara Baladi è stata selezioanta per gli Arts Projects alla prima Gulf Art Fair di Dubai nel marzo 2007. Nell’aprile 2007 partecipa alla Sharjah Biennale, dove presenterà nuovi lavori e installazioni.
La mostra di Brancolini Grimaldi è la sua prima personale in Italia.

vedi articolo Oriente e occidente, donne sospese tra sogno e realtà di Manuela De Leonardis

m.m.

______________________

Martedì 15 maggio 2007

CONVEGNO ARTEAMBIENTE

Gheroartè - Via Gramsci 4 - Stazione FS - Corsico (Mi)

Programma

h.9.30 accoglienza
9.45 Stefania Tussi e Marco Fantasia. L'esperienza di Gheroartè. Il vagone.
9.55 Antonella Prota Giurleo, artista e curatrice progetto ArteAmbiente
Presentazione e visione DVD raccolta documentazione inviata da artiste e
artisti che utilizzano materiali ecocompatibili e/o di recupero e/o di riciclo
10.45 Dario Ballardini, assessore all'ambiente di Corsico
11.00 Luca Rendina, artista e direttore artistico. Le esperienze di Art in Ice, Pietrarte e Fienarte a Livigno ( visione DVD)
11.15 Maria Cilena, gallerista. Arte e ambiente (visione DVD)
11.35 Maria Ferrucci, assessora alla cultura di Corsico
11.45 Interventi
12.10 Gretel Fehr, artista, curatrice della mostra SOS. Presentazione visione
mostra
12.30 - 13.30 pausa pranzo
13.30 Eliana Farotto, L'esperienza di Comieco (visione DVD)
13.45 Angelo Caruso, artista e direttore artistico. L'esperienza di sitart
(Visione DVD)
14.00 Bruna Brembilla, assessora all'ambiente della Provincia di Milano
14.15 Interventi
15.30 Roberto Borghi,  Arte e ambiente
16.00 chiusura

m.m.

____________________

3 maggio - 20 maggio 2007

S.O.S - Salire O Scendere

Gheroartè - Via Gramsci 4 - Stazione FS - Corsico (Mi)

Inaugurazione: Giovedì 3 maggio 2007 ore 18.30
Orari: da martedì a domenica, dalle 16 alle 20; lunedì chiuso


Artiste invitate: Rosa Maria Arau e Marina Biscola Baldis - Marisa Cortese - anna Rosa Faina gavazzi - Mavi Ferrando - Humus - Nadia Magnabosco - Marilde Magni - Monica Mazzoleni - Nada Pivetta - Antonella Prota Giurleo - Evelina Schatz -

Presentazione: Anna Aurenghi
Progetto: Anna Aurenghi e Gretel Fehr
Testo critico: Donatella Airoldi
Curatrice: Gretel Fehr
Collaborazione: Galleria Quintocortile - Milano
                           Associazione di Donne Galassia
Patrocini: Provincia di Milano, Città di Corsico
Grafica inviti: Marco Fantasia
Informazioni: Gheroartè 02 45 10 31 13 - 3494759779 - 3334333040
                       Sito internet : www.gheroarte.com
                       E mail: gheroarte@gheroarte.com
                       E mail: gretelfehr@libero.it

La vita, in fondo, è una lunga strada ferrata, due rotaie che corrono all'infinito, parallele. I vagoni sono il nostro limite di tempo. Gli scompartimenti le fasi della nostra vita. Qui c'è un vagone: ci sono 11 scompartimenti. Per ognuno un'artista con la sua installazione e un'opera nello spazio espositivo ( ex deposito merci della stazione). Materiali semplici ma complessi nella rielaborazione del riciclo. Riflessioni di pace e propositi di guerra alla crudeltà. Memorie di giocosa malinconia.
Facile salire. Bello scendere con qualcosa in più negli occhi e nell'anima.

Anna Aurenghi

 

I piaceri della vita si dimenticano nei vagoni pieni di gente, a volte si fanno viaggi
dissestati e si perde il respiro solo sperando in guanciali traslucidi dipinti alla chetichella. A volte ci sono treni che non partono neppure spingendoli forte e i viaggiatori spazientiti rincarano la dose di anfetamine furiose di bucato.
Alla stazione di Corsico c'è una carrozza parcheggiata su un binario laterale, lasciata come le vecchie cose abbandonate al sole e alla fitta pioggia. Da lì inizia un viaggio che condurrà, i passeggeri viandanti, in luoghi inusitati attraverso 11 installazioni realizzate da altrettante artiste nei suoi undici scompartimenti.
All'arte piace convivere con le situazioni più estreme e corrispondere sottili illusioni nell'immediato frastuono di binari fermi senza scambi parziali. E allora il vincolo di uno spazio definito quale è lo scompartimento di un treno diventa la stazione di partenza, undici stazioni per arrivare...dove?


Donatella Airoldi

PRESENTAZIONE MOSTRA SOS Salire O Scendere

Vi proponiamo un viaggio speciale.
L'appuntamento è a Corsico in questa stazioncina fs ex deposito merci della ferrovia. Siamo a due passi da Porta Genova, ma sembra di entrare in una dimensione antica, dove i ricordi si mescolano a idee di un futuro auspicabile. Il luogo si chiama Gheroartè. La mostra SOS Salire O Scendere.
Gretel Fehr,la curatrice, è il deus ex machina o, se volete, la capotreno che rende possibile il nostro viaggio.
Nell'erba, ci aspetta un vagone ferroviario; all'interno di esso, undici scompartimenti accolgono ognuno un'artista con la sua installazione. Si tratta sempre di materiali semplici, nel dovuto equilibrio con la natura, ma anche complessi nella rielaborazione del riciclo. Il filo conduttore che tutto accomuna e motivo del viaggio sta nella frase: SOS, Salire O Scendere.
L'acronimo SOS richiama alla memoria l'estrema richiesta di aiuto: accorrere a grida di aiuto, compreso quello della natura, è sempre stata la specialità delle donne, per altro, molto spesso ricambiate con l'indifferenza, o peggio, la violenza. Intanto, tutti continuiamo a percorrere questa lunga strada ferrata che è la vita, scandita da vagoni e scompartimenti che ne sono le fasi. Salire O Scendere dipende dal destino, ma anche da noi.
Sul nostro vagone, le undici artiste vi invitano a entrare per un poco nella loro personale esperienza.
Ali ricamate aiutano il viaggio di Rosa Maria Arau e Marina Biscola Baldis. Marisa Cortese "dimentica" piccoli oggetti pieni di musica e poesia, sparsi qua e là nello scompartimento. SOStare è l'invito che Anna Rosa Faina Gavazzi ci rivolge, affinché guardiamo l'immagine viaggiante che ci propone. Le 4 figure in legno di Mavi Ferrando salgono e scendono nella loro continua immobilità. Gli artisti di HUMUS ci fanno trovare un insolito e rigenerante "Scompartimento vegetale". Nadia Magnabosco accompagna le sue bambine di carta in viaggio nell'eterno enigma della crescita. Nello scompartimento di Marilde Magni, strani oggetti personali testimoniano il passaggio della viaggiatrice. "Che ti è successo in treno?": Monica Mazzoleni ci chiede di annotare un pensiero sui piccoli fogli di carta appuntati ovunque nel suo scompartimento. Nada Pivetta racconta di sé e del suo lavoro con le sue piccole sculture. Nulla meglio della cenere rende l'idea della fine e dell'inizio delle persone e della natura, dice Antonella Prota Giurleo che la utilizza per i suoi emozionanti lavori. Evelina Shatz, dalla Russia, evoca qui "I treni della mia vita" e ci coinvolge nella sua appassionata visione.
Vi aspettiamo dunque: non mancate! Facile salire. Bello scendere con qualcosa di più negli occhi e nell'anima.

Anna Aurenghi

La fisica ci aiuta a capire i movimenti dei corpi gassosi, sali scendi, riscaldamento e vaporizzazione della materia.
Vapore: sostanza aeriforme che si sviluppa da un liquido per evaporazione o ebollizione e, se da un solido, per sublimazione.
Sublimare, ancor prima dell'inflazionato significato psicoanalitico, vuol dire innalzare o elevare qualcuno o qualcosa a grandi onori. Gli antichi Sumeri avevano un capo amministrativo, il Sanga, e un gran sacerdote, l'En che secondo la tradizione poteva essere un uomo o una donna. I sacerdoti, ricordiamo la sacerdotessa dell'Ekishnugal di Nanna a Ur, offrivano oggetti di pregio al tempio, dedicandoli a una divinità, ovvero elevavano suppliche affinché gli Dèi concedessero benessere, fertilità e prosperità.
Ora, cosa è possibile elevare nella contemporaneità e praticità di una carrozza, non appartenuta al Re Sole, non con i cavalli bianchi, non con i fregi d'oro a maniglia, non a Parigi, non a Fontainbleau, ma ubicata nel cortile di una stazione ferroviaria nella città di Corsico?
Questo luogo contemporaneo, post-industriale, con un ferrovia reale che le scorre vicino e che bacia quotidianamente migliaia di clienti che vi trovano forsennatamente posto, questo luogo isolato, solitario, post-lavorativo, quasi in pensionamento forzoso con il sapore del vecchio tabacco delle sigarette con il pacchetto verde, le nazionali un po' stropicciate, rimaste forzosamente nella tasca dei pantaloni, questo luogo stranamente acido poetico che ha la nostalgia di quei corpi che sempre l'hanno vissuto, schiacciato, aspirato, chiuso con quelle piccole porte scorrevoli che non cedono a sorrisi inutili, cosa concede?
O meglio cosa lascia elevare in 11 scompartimenti chiusi con bagno comune annesso?
Ogni artista o gruppo di artiste porta l'opera in una corsia preferenziale a circuito chiuso. Salgono e creano il loro grande-piccolo luogo lasciando le loro irreplicabili impronte digitali.
Quale sublimazione potrà accadere con questa varietà di elementi e composizioni alchemiche? Partire per viaggi interiori ai bordi di liquefatte strade di cemento armato, sentirsi intrappolati da fessure longitudinali che non hanno appartenenza ma sensibilità visiva in incanti disperati di luoghi anchilosati rinchiusi nelle finestre di scompartimenti sottovuoto.
La carrozza tollera che il rito sia fatto da una persona alla volta, talora si potrà accedere allo scompartimento, talora ne sarà proibito l'accesso, ogni opera potrà essere vista o percepita passandovi accanto come in una processione che avanza lentamente, sostando incontrastati davanti a ciascuna stazione profana.
Maria Rosa Arau e Marina Biscolo Baldis, volare è sempre stato un desiderio condiviso, spiccare il volo per raggiungere l'alto cielo, scoprire che ognuno ha ali nascoste e scapole alate che attendono di essere finalmente utili, a volte vengono lasciate sui sedili in attesa di uso; Marisa Cortese, pezzetti di saggezza intrecciate a cartoline di parole, ci si può soffermare e introiettare corpuscoli di senso appesi al finestrino; Marilde Magni, serie di oggetti ritrovati o dimenticati, ombrelli per la pioggia, orologi, con una percezione inversamente proporzionale, specchi abbandonati nei guanciali; Nadia Magnabosco, le bambine buone sono composte, non urlano né dicono parolacce, raccolgono fiori e distribuiscono petali di desideri; Monica Mazzoleni, nei luoghi si depositano i nostri bagagli emozionali, raccattiamo sensazioni e le appendiamo con spilli appuntiti; anna Rosa Faina gavazzi, è un treno in corsa, due donne con coda e maglione a righe si trattengono a capo chino sul piccolo piano accanto al finestrino. Condizione delle donne lavoratrici senza sosta? Mavi Ferrando, piccole statue classiche lignee, con corpi abbondantemente piacenti, e capelli chiari al vento, potrebbero essere vissute nel VI millennio a. c. in Anatolia o nel Caucaso, con spruzzata di contemporaneità per le scale mobili di coiniana appartenenza; Nada Pivetta, sculture di terracotta policroma, titani silenti nascosti negli incavi della terra; Antonella Prota Giurleo, piccole travi scortate da tele piegate, il tutto imbevuto di grigio. Gradini appesi a fili invisibili. La cenere è vissuta come materia di partenza e arrivo; Evelina Schatz, dipinge con carta ricaricata e scritta l'intero scompartimento con racconti treniferi al sapore freddo di una Russia ghiacciata, vodka liquida e passione proibita al fulvo fulcro femminile; UMUS, collettivo che crea un piccolo appezzamento di terra vergine concimata e profumata in grado di creare un piccolo vagone alberato: si inizia con la semina dell'erba. A ogni visitatore saranno regalate semenze biodigeribili da coltivare nel vaso colorato posto sul proprio davanzale.
Corsico o Carsico, Del Carso. Rilievi Calcarei solcati da fenditure tali da permettere un rapido assorbimento delle acque e uno sviluppo della loro circolazione sotterranea.
Aghata Christie avrebbe scovato gli elementi per farne un grande giallo.
E scendere?
I piaceri della vita si dimenticano nei vagoni pieni di gente, a volte si fanno viaggi dissestati e si riprende il respiro solo sperando in guanciali traslucidi dipinti alla chetichella. A volte ci sono treni che non partono neppure spingendoli forte e i viaggiatori spazientiti rincarano la dose di anfetamine fresche di bucato, riprendono il dolore lacerato e si rinchiudono nei vagoni capestro.
E' inebriante scendere in binari senza sosta, cambiare il ritmo del respiro nell'attesa di una ritmata sinteticità dei tessuti, sprecare soldi di bassa lega nei campi di gioco assetati, rinchiudere sensazioni a fior di pelle in contenitori ermetici senza possibilità di respiro. O aprire uno sportello come tanti, senza visione angolare, tolto dagli altri limitrofi senza sforzo né tensione, ubicato in fondo alla ghiaia a sinistra, e poi scendere tre alti gradini. Nei viaggi lontani assapori suoni insentiti, lo sguardo si apre alle diversità fragili e non occorre nessuna parvenza di abito falsamente luccicante, deambuli con affaticamenti di voci e le diverse personalità aderiscono ad una sola immagine dissipatamente friabile con sguardi finiti nella limpidezza.
Chi potrebbe saggiare liquidi cristallini che contengono informi modalità di rilevazione, seguire infinite rotaie senza metalli attaccati, strattonare lunghe schede ferrose e rimanere con i brividi incatenati a traversie dai bordi fragili?
Scendi?

Donatella Airoldi

vedi SOS Salire O Scendere di Marcella Busacca

m.m.

_______________

da Sabato 5 Maggio a Domenica 13 Maggio 2007

COMUNE DI BUCCINASCO - PROVINCIA DI MILANO

collettiva di Arte Postale: Lavoro, fatica, creatività


Buccinasco - Cascina Robbiolo - salone I° piano - Via Aldo Moro n.7


Inaugurazione: Sabato5 Maggio 2007 ore 17.30


Interventi di Maurizio Carbonera, sindaco di Buccinasco; Guido Morano, assessore alla cultura; Nando Perrucci, coordinatore CGIL di zona; Antonella Prota Giurleo, artista, curatrice della mostra.

Orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Sabato e Domenica dalle ore 15.00 alle ore 18.00.
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
Testi: Maurizio Carbonera, Guido Morano, Nando Perrucci, Antonella Prota Giurleo
Sito internet: www.comune.buccinasco.mi.it

La Mail Art, Arte Postale, è nata negli anni Sessanta.
Si tratta di una modalità di comunicazione artistica che, utilizzando la posta ordinaria, permette di scambiarsi piccoli (ma non solo!) lavori artistici.
In occasione del centesimo compleanno della CGIL il sindacato di zona ha organizzato una mostra itinerante di Arte Postale sul tema del lavoro, della fatica e della creatività.
Il numero di adesioni è stato importante sia per quantità di partecipanti, 132, che per i paesi di provenienza, 15.
La qualità dei lavori è mediamente buona, in molti casi alta. Hanno partecipato molte artiste ed artisti le cui qualità professionali sono ampiamente riconosciute a livello dei singoli paesi.
Ciascuna, ciascuno può vedere le immagini delle opere sul sito del comune.

Partecipanti:
Argentina Fernando Marcelo Vera, Maria Angelica Chamorro, Patricia S.R. Chauvet, Graciela Gutierrez Marx, Claudia Lucius, Ida O., Mariana Perata, Alfredo West Ocampo Belgio Luc Fierens Brasile Paulo Bacedonio, Marithè Bergamin , Terezinha Bof Reis, Mara Caruso, Jeanete Ecker Koler, Jacira Fagundes, Terezinha Fogliato Lima, Luiza G.P.Gutierrez, Neiva Mattioli Leite, Tania Luzzatto, Adelaide Mertens, Maria Esther Mussoi, Simone Pompeo, Maria Julieta R.D. Ferreira, Mara Radè, Eduardo Rangel Baptista, Dorian Ribas Marinho, Heloisa M.Sonaglio, Jane Beatriz Sperandio Balconi Canada La Toan Vinh Grecia Thomai Kontou Germania Schoko Casana Rosso Finlandia Paul Tiilila Francia Julien Blaine, Manuel Vaz Giappone Ryosuke Cohen Italia Michele Alfano, Sebastiano Altomare, Carlo Annesanti, Rosa Maria Arau, Giovanni Bai, Alberto Baio, Vittore Baroni, Elisabetta Baudino, Giovanna Bellanca, Giuliana Bellini, Luther Blisset, Vera Benelli, Salvo Bonnicci, Alda Maria Bossi, Beppe Burgio, Renzo Calzavara, Bruno Capatti, Beppe Carrino, Francesco Ceriani, Cristina Clerici, Anna Consiglio, Letterio Consiglio, Natale Cuciniello, Annamaria Danese, Caterina Davinio, Giancarlo Degni, Miki Degni, Michele De Grandi, Antonia De Padova, Adolfina de Stefani, Monia Di Santo, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Giorgio Fiume, Pino Forzisi, Umberto Mario Garro, Alberico Gnocchi, Helene Gritsch, Carlo Iacomucci, Luigia Introini, Jane Kennedy, Silvana Lalomia, Lella Langscedel, Giancarlo Latini, Consiglio Letterio, Pino Lia, Elia li Gioi, Pierpaolo Limongelli, Salvatore Li Puma, Rosalba Locatelli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Vera Elvira Mauri, Sandra Mazzon, Attilio Milani, Lucrezia Minerva, Elisa Mazza e Mattia Pompei, Gilia Montanella, Stefano Morleschi, Clara Panico, Andrea Penzo, M.Elisabetta Piu, Giuseppe Prenzato, Antonella Prota Giurleo, Michele Protti, Giancarlo Pucci, Giuseppe Riccetti, Nino Rizzo, Enzo Salanitro, Matteo Sanfilippo, Sergio Sanseverino, Simona Sarti, Fabio Sassi, Antonio Sassu, Roberto Scala, Domenico Severino, Nino Sicari, Stefano Sini - Fossiant, Mariadolores Simone, Antonio Sormani, Spelta, Giovanni Strada da Ravenna, Maria Rosaria Tortorici, Piero Viti, Carlo Volpicella, Mario Vittoria, Odilia Zanini, Costanza Zappa, Giusi Zivillica. Norvegia Jaromir Svozilik Olanda Piet Franzen Spagna Kaos Pro, Isabel Jover, Cesar Reglero Campos, Valdor Uruguay Clemente Padin, U.S.A Rachel

n.m.

________________

8 - 18 maggio 2007

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

CARNE A PIACERE

a cura di Donatella Airoldi
presentazione di Giovanni Schiavo Campo

Questa è la seconda mostra di un nuovo ciclo metafora condensata dell’umana vita dal titolo ‘Pranzo completo’. Tali mostre si chiamano: ‘Penne all’arrabbiata’, ‘Carne a piacere’, ‘Crudité. Come è consuetudine nei temi che proponiamo sono presenti, oltre alla evidente vena ironica, diverse possibili e ambigue interpretazioni.
Un bel cosciotto di agnello o una spalla umana vagamente nuda? Carne, ovvero tutti gli esseri viventi.
Ci sono i bolliti misti che sono insiemi di carni lessate, ma che sono anche tutte le cose disordinate e articolate con stridore, sono i compromessi ideologici all’ultimo stadio, sono pezzi di mondo slegato e frantumato. Bistecche uguale occhi pesti e dis-piaceri, arrosti uguale braci, fumo, lente rosolature. Come chi sta sulla graticola aspettando docce fredde, o chi si inoltra nelle città torride riscaldate dalle marmitte e dagli impianti di raffreddamento.
Carne, piacere della carne, orrore della carne!

opere di: Bruna Aprea, Rosa Maria Arau, Zareh Baghoomian, Birthmark, Momò Calascibetta, Angela Colombo, Pietro Diana, Mavi Ferrando, Anna Finetti, Jane Kennedy, Gianantonio Ossani, Roberto Vecchione

inaugurazione: martedì 8 maggio alle ore 18,00

orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30 (fino al 18 maggio)

m.m.

_______________

27 aprile 2007


ore 18
Antigone: il tragico al femminile
a cura di Vera Maria Carminati

m.m.

_______________

sino al 23 aprile 2007

Silvia Cibaldi

sette pelli ho cambiato

Terzo Millennio

Via S.Andrea 12 - 20121 Milano
dalle 10 alle 20, orario continuato

In occasione del Salone del Mobile, Silvia Cibaldi, grande madre dell'arte, presenta pelli, abiti e dimore in cui ha pazientemente incastonato respiri, sospiri e pezzi di vita, creando un appassionato intreccio poetico di parole, materiali e oggetti scartati che recuperano corpo e comunicano emozioni a chi li guarda.

n.m.

________________

dal 15 al 22 aprile 2007


m.m.

________________

 

 

sino al 16 luglio 2007

Wack! : Art and the Feminist Revolution

Los Angeles Museum of Contemporary Art - – 152 Nirth Central Avenue – Los Angeles - Usa

The Museum of Contemporary Art (MOCA) presents the first international survey of a remarkable body of work that emerged from the dynamic relationship between art and feminism in and around the 1970s. WACK! Art and the Feminist Revolution-on view at The Geffen Contemporary at MOCA March 4-July 16, 2007-brings together the work of 119 artists from 21 countries to examine how the feminist movement fundamentally changed the way we see and understand art. More than eight years in the making, WACK! is organized by The Museum of Contemporary Art and curated by Ahmanson Curatorial Fellow Connie Butler-curator at MOCA for 10 years (1996-2006) and current Robert Lehman Foundation Chief Curator of Drawings at The Museum of Modern Art, New York. MOCA Director Jeremy Strick notes that, "MOCA is a most fitting institution to organize this groundbreaking exhibition given its tradition of mounting scholarly, ambitious, and risk-taking thematic surveys." Following its debut at MOCA, the exhibition will tour to the National Museum of Women in the Arts in Washington, D.C. (September 21-December 16, 2007); P.S.1 Contemporary Art Center in Long Island City, New York (Winter 2008); and the Vancouver Art Gallery in British Columbia, Canada (Summer 2008).

In the late 1960s through the '70s-a period marked by the resurgence of feminism-a fundamental shift in women's perceptions of their own social roles began to have an impact on contemporary art practices. As reflected in the exhibition's title, WACK! Art and the Feminist Revolution focuses on the intersection of art and feminism during this era and recaptures the idealism of the feminist movement. "WACK" is not an acronym in itself, but was chosen by curator Connie Butler to recall the acronyms of many activist groups and political communities from this time whose activities focused on women's issues and cultural production.

While the term "feminism" can be broadly defined, scholar and author Peggy Phelan states, "Feminism is the conviction that gender has been, and continues to be, a fundamental category for the organization of culture. Moreover, the pattern of that organization favors men over women." Embracing this definition, WACK! argues that feminism was perhaps the most influential of any postwar art movement-on an international level-in its impact on subsequent generations of artists.

In the past few decades, a canonical list of American artists have become identified with the feminist movement. The exhibition dismantles this canon through the inclusion of women of other geographies, formal approaches, socio-political alliances, and critical and theoretical concerns. The artists in WACK! do not necessarily all identify themselves or their work as feminist. Nonetheless, as artist Susan Hiller has said, "Art practice with no overt political content may, nevertheless, be able to sensitize us politically." The globalized model adopted by WACK! acknowledges the importance of artists working in their own communities and/or connecting with artists elsewhere and recognizes that while individual artists may work in relative isolation, their practice-and worldview-comes together through discourse, affinity, and relationship.

Influential proto-feminist work produced by artists in the years immediately prior to the florescence of the '70s is also featured, including work by important figures who were active through that crucial decade and beyond, but whose contributions in the mid-'60s anticipated new feminist aesthetics that took hold during the '70s. The scope of the exhibition also allows for the inclusion of the early work by such artists as Cindy Sherman and Lorraine O'Grady, representing a division between essentialist work of the '70s-which hypothesized a universal way to portray female experience -and a more theory-driven approach adopted during the '80s-which accounted for concepts like race, class, and sexual orientation.

Rather than following a chronological sequence, WACK!'s thematic organization encourages a dialogue between individual works from a wide range of media-including painting, sculpture, photography, film, video, and performance art. The themes are: Abstraction, Autophotography, Body as Medium, Body Trauma, Collective Impulse, Family Stories, Female Sensibility, Gendered Space, Gender Performance, Goddess, Knowledge as Power, Labor, Making Art History, Pattern and Assemblage, Silence and Noise, Social Sculpture, Speaking in Public, and Taped and Measured.

n.m.

________________________

dal 19 aprile al 3 maggio 2007

PROFONDAMENTE
dedicato a Sigmund Freud- cap. II
Collettiva a cura di Mimma Pasqua
testi di Donatella Airoldi, Mimma Pasqua, Paolo Stramba Badiale

BIBLIOTECA DERGANO BOVISA via Baldinucci, 76 – Milano.
Tram n° 3 fermata Piazzale Bausan. Passante metropolitana Bovisa.

“….; non fece altro che usare la memoria come i vecchi e dire la verità come i bambini.”    W. H. Auden – (1907 – 1973)    da: “Un altro tempo” (1940)

ARTISTI

Lorenzo Alagio, Mavi Ferrando, Piero Ferrini, Anna Finetti, Rebecca Forster, Giglio, Gino Gini, Claudio Grandinetti, Helene Gritsch, Anna Lambardi, Pino Lia, Giorgio Longo Ruggero Maggi, Marco Magrini, Luchino Malarazza, Massimo Maselli, Sandra Mazzon, Daniela Miotto, Diego Minuti, Elisabetta Pagani, Antonella Prota Giurleo, Federico Simonelli, Armando Tinnirello, Stefano Soddu, Roberto Vecchione.

35 artisti esplorano, in occasione del 150esimo anniversario della nascita di Sigmund Freud, quel profondo che l’inventore della psicoanalisi portò alla luce ne L’interpretazione dei sogni, e fece oggetto della terapia analitica.

VERNISSAGE giovedì 19 aprile h. 17,30

Presentazione a cura di Mimma Pasqua e intervista a Eva Hennigs sui suoi ricordi di Freud.

FINISSAGE giovedì 3 maggio h. 17,30

Conferenza del Dottor Paolo Stramba Badiale su Psicoanalisi e arte: Il gioco delle metafore..

Si prevedono visite guidate per scolaresche e per il pubblico.

…. l’opera d’arte rappresenta la tappa di una storia di cui il critico si fa cantore e che si è convenuto chiamare ricerca. La mostra è ispirata a Sigmund Freud, nel 150° anniversario della nascita, con opere che raccontano il mondo sommerso dell’inconscio di cui Freud fu lo scopritore....

Mimma Pasqua

… Freud, pertanto, non si limita a cercare nell’opera d’arte le pulsioni e i ricordi infantili rimossi, ma individua nel necessario adeguamento alla realtà il mezzo in grado di trasformare il sogno in un processo creativo ed artistico…

Paolo Stramba Babiale

…. Nel suo saggio sul Mosè di Michelangelo Freud scriveva: “ …E se avessimo preso sul serio dettagli che non erano nulla per l’artista,…?” Ogni segreto vale la pena di trattenerlo in estremità più lontane, lasciando l’inconsapevole nelle repliche successive…

Donatella Airoldi

m.m.

_______________

Martedì 3 aprile 2007, ore 18

Fili di donne, fili di vita
di Antonella Prota Giurleo

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

Presentazione DVD e testi di Donatella Airoldi, critica; Bruna Brembilla, assessora all'ambiente della Provincia di Milano; Luciana Tavernini, scrittrice.

Il video documenta le performances interpretate da diverse donne alla galleria Quintocortile di Milano e allo spazio d'arte Gheroartè di Corsico. E' stato realizzato su invito di zonadearte di Buenos Aires per la partecipazione a Buenos Aires zonadearte en accion 2007, nell'ambito dello scambio culturale Quebec - Buenos Aires che si svolgerà a Buenos Aires tra il 20 e il 25 aprile 2007.
Federica Condè e Clara Oliveti leggono alcune poesie di Gabriella Lazzerini.

m.m.

______________

fino al 14 giugno 2007

Antonia Pozzi
Nelle immagini l'anima

Fondazione Corrente
Via Carlo Porta 5
Milano

Fotografie 1929-38. A cura di Toni Nicolini e Ludovica Pellegatta

Nel 1929 la giovane poetessa milanese Antonia Pozzi, che negli anni trenta sarà allieva di Antonio Banfi e amica fraterna di Vittorio Sereni, Dino Formaggio e Remo Cantoni, scopre la fotografia. Nei dieci anni successivi, prima del suicidio avvenuto nel 1938, la Pozzi scatterà circa 2800 immagini, un fondo fino a oggi pressoché sconosciuto di cui Ludovica Pellegatta ha curato una prima, magistrale disposizione nel volume Antonia Pozzi. Nelle immagini l’anima. Antologia fotografica, che Ancora pubblica accompagnato da un testo biografico di Onorina Dino. Sono foto che parlano di un duplice percorso: immagini in qualche modo rese analoghe alla parola poetica, e insieme testimonianze di un interesse storico e antropologico verso la Lombardia rurale. Parte delle fotografie riflettono infatti il lavoro di ricerca compiuto da Antonia Pozzi a Pasturo in Valsassina e alla Zelata di Bereguardo sul Ticino per un ultimo progetto letterario, un romanzo storico la cui stesura non venne mai compiuta. Delle circa 70 immagini pubblicate nel volume, Toni Nicolini e l'autrice hanno selezionato una quarantina di scatti che saranno presentati alla Fondazione Corrente in una mostra a corollario della presentazione del volume (via Carlo Porta 5, a partire da mercoledì 28 marzo fino a giovedì 14 giugno). Oltre ai curatori interverranno Graziella Bernabò, autrice di una biografia di Antonia Pozzi, Onorina Dino, Antonello Negri, Fulvio Papi e Gabriele Scaramuzza.

m.m.

__________________

29 marzo - 15 luglio 2005

Antonietta Rahaël

Sculture in villa

Casino dei Principi - Villa Torlonia
Roma

Un’accurata selezione di 30 sculture, 10 dipinti e 20 disegni che rappresentano le fasi più rilevanti nell’arco dell’intera attività, dalla fine degli anni venti all’inizio degli anni settanta, di una delle artiste italiane più importanti del XX secolo.

vedi Antonietta Rahaël: Il mondo di un'artista acceso dal dolore

m.m.

_________________

March 23–July 1, 2007

‘Global Feminisms’


Judy Chicago - The Dinner Party, 1974

Brooklyn Museum - 200 Eastern Parkway - New York

The exhibition, a large-scale international survey of contemporary art, will inaugurate a study center devoted to art created from a feminist perspective.

Signaling an intent to take the study of new, often-critical visual expressions in new directions, the Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art at the Brooklyn Museum, the first facility of its kind in the United States, ventures far beyond American and European borders for the inauguration presentation.

"Global Feminisms" assembles works in a range of media by more than 100 women artists, most of whom are under 40 and two-thirds of whom have never before presented work in New York. Some 50 countries are represented, including a good number that seldom figure in the contemporary art discourse, such as Sierra Leone, Kenya, Russia, Yugoslavia, Costa Rica, Afghanistan, Indonesia and Taiwan.

The joint enterprise of two scholars, Maura Reilly, PhD, curator of the new center, and Linda Nochlin, PhD and Lila Acheson Wallace Professor of Modern Art at the New York University Institute of Fine Arts, the survey coincides with the 30th anniversary of the first major exhibition to explore the role of women in the history of Western art. Organized by Nochlin, with Ann Sutherland Harris, "Women Artists: 1550–1950" was presented at the Brooklyn Museum in 1977.

"In 'Global Feminisms,' we are attempting to construct a definition of 'feminist' art that is as broad and flexible as possible," says Reilly. "Linda and I kept asking what it means to be a feminist in radically different cultural, political and class situations. And we found not one definition, but many; hence, the term 'feminisms.'"

Despite real differences in the life situations and preoccupations of the artists, several threads of thought emerge as themes in "Global Feminisms." One is an interest in "Life Cycles" that transforms conventional conceptions of a woman's life into visual experiences that more closely mirror life as it is lived — and dreamed — today. Among the works featured in this section is a huge photograph by the London-based artist Melanie Manchot, featuring the artist's mother nude from the waist up, and laughing against a background of sky so blue it could grace a Hallmark card.

Reilly and Nochlin also found artists around the world exploring "Identities," be it racial identity, gender identity or concern with the concept of self. In this section, viewers will find a number of artists skewering notions of exoticism with hyperbolic send-ups of, for example, the contented Spanish peasant woman (Pilar Albarracín of Madrid); the butch lesbian in a never-ending ritual of binding (Mary Coble, Washington, D.C.); and the hip Asian chick doing karaoke as performed and documented for video by Taiwanese-born artist Hsia-Fei Chang.

Nowhere can the differences among women be grasped more clearly than in the section focusing on the recurring them of "Politics." Regina José Galindo is seen trailing a bloody footprint with each step as she walks from the Court of Constitutionality to the National Palace in Guatemala City, in memory of murdered Guatemalan women, in her performance videotape, Who Can Erase the Prints?, 2003.

Tania Bruguera, who has lived in Cuba and the United States, asks the viewer to consider the meaning of a Cuban flag woven of hair from countless anonymous Cubans. She entitled the 1995–96 work, "Estadistica (Statistic)."

Another exhibition theme is "Emotions." Japanese artist Ryoko Suzuki contributes a mural-sized installation of three photographs in which her face is bound tightly by pig's intestines — bullied into a kind of mute, anonymous submission. Bulgarian artist Boryana Rossa is among a number of artists represented in this section who wields a wicked humor, appropriating cultural clichés about women's histrionic emotions and blasting away at these assumptions, as in her video Celebrating the Next Twinkling, 1999.

"Global Feminisms" inaugurates The Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art, which was established in 2003 through funding from The Elizabeth A. Sackler Foundation. The center's 8,300-square-foot facility is on the museum's fourth floor.

Along with the opening "Global Feminisms," an icon of contemporary art returns to the public stage in March: Judy Chicago's "The Dinner Party" is to be a permanent centerpiece of the center. Also on view, is "Pharaohs, Queens and Goddesses," an exhibition drawn from the museum's Egyptian collection to illuminate the role of women in Egyptian art and life.

n.m.

______________________

sino al 30 aprile 2007

Angiola Churchill / Lucia Pescador

Camera con Vista


LATTUADA STUDIO - ARTE CENTRO - IL DIAFRAMMA
Via Dell'Annunciata 31 (20121)

La mostra “Camera con Vista”, di Angiola Churchill e Lucia Pescador, intende indagare alcuni aspetti di una linea poetica sotterranea, quella linea che contrappone alla componente “espressiva” una matrice “evocativa”di segno metafisico. Ovvero l’esigenza, comune a queste due artiste, di scegliere l’infinito come dimensione.

L’esposizione si articola in un dialogo tra spazi e oggetti, tra luci ed ombre, tra l’io e il mondo, una visione che si propone di dare visibilità alle emozioni.

Per Angiola Churchill l’opera non è più una composizione di elementi, ma lo spazio entro cui si mette in scena la lotta tra forme e colori nel dominio emozionale, una materializzazione dell’immagine che pone l’accento su una ricerca spaziale orientata verso la tridimensionalità, intesa non più come scultura, ma come integrazione reciproca tra spazio e opera. E’ il disegno la vera lingua di Angiola, un disegno vivo come una performance.

Lucia Pescador realizza una serie di catalogazioni, una catalogazione su carta spesso già utilizzata, pagine di registri, spartiti musicali, frammenti di diari, registri contabili, pagine di libri,…Il suo “Inventario di fine secolo con la mano sinistra”raccoglie varie voci in una sorta di storia del mondo che si realizza attraverso i segni e le immagini di altri sguardi: i bambini, gli stranieri, gli animali.

Entrambe le artiste hanno sempre messo in gioco nel loro lavoro il senso del fare manuale. Piegare, intrecciare, o disegnare, raccogliere, cercare…Entrambe creano delle installazioni in cui raccontano il proprio “stare al mondo” attraverso materiali fragili e desideri e “accumulazioni”. E l’incontro tra le due vive di un gioco di opposti e di equilibri, ordine e disordine, astrazione e rappresentazione, mettendo in evidenza il valore dell’immaginazione che nasce dall’incontro e dalla contrapposizione visiva dei meccanismi di pieno e di vuoto.

Un dialogo quello tra Angiola Churchill e Lucia Pescador che sembra immetterci all’interno di una mappa, con tutti i riferimenti per trovare il tesoro.

n.m.

______________________

sino al 15 luglio 2007

Italian Women Artists from Renaissance to Baroque

National Museum of Women in the Arts
Washington


In celebration of its 20th year, the National Museum of Women in the Arts will host the ground breaking exhibit Italian Women Artists from Renaissance to Baroque. This exhibition brings together paintings, prints, drawings and sculpture by prominent women painters, including Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Sofonisba Anguissola, Giovanna Garzoni and Elisabetta Sirani and presents them within a historical context. It will examine the position of women artists as second-class citizens, the economics of art production, and the cultural context both within Italy and beyond the country’s borders. Ultimately, it will address the ways in which these artists overcame "the conditions of their sex," to leave behind a fascinating visual legacy.

 

martedì 20 marzo 2007
ore 15.30
Centro Sociale di via Falcone 5/7a

Fili di donne nell’arte

incontro organizzato nell’ambito del ciclo “Saper fare di donne”
dall’’associazione di donne Galassia

condotto e coordinato da
Antonella Prota Giurleo
che esporrà la realtà delle artiste francesi e le presenze femmminili alla FIAC di _ Parigi nel 2006.

Saranno presenti le artiste italiane Nadia Magnabosco e Marilde Magni che illustreranno il proprio lavoro
Nina Bellomo che suonerà l’arpa.

Durante l’incontro saranno proiettate diverse immagini relative al lavoro artistico femminile.

n.m.

______________________

In concomitanza con la giornata mondiale della poesia una mostra dedicata al poeta Cecco Angiolieri

20 - 30 marzo 2007

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano


PENNE ALL'ARRABBIATE



a cura di Donatella Airoldi

Questa è la prima mostra di un nuovo ciclo apparentemente fatuo, nella realtà metafora condensata dell’umana vita dal titolo ‘Pranzo completo’.

Tali mostre si chiameranno : ‘Penne all’arrabbiata’, ‘Carne a piacere’, ‘Crudité.

Come è consuetudine nei temi che proponiamo sono presenti, oltre all’evidente vena ironica, diverse possibili e ambigue interpretazioni.

Penne all’arrabbiata sono ovviamente un succulento primo piatto piccante, ma sono anche coloro che scrivono feroci, e sono tutti i segni che ci portano al caos, grovigli e cumuli che seducono, e sono penne di uccelli uccisi, penne acuminate, penne d’oca usate rabbiosamente dai poeti maledetti, penne degli alpini, pennette o pennaccie rosse di peperoncino che se si mangiano danno fuoco alla vita, se si leggono ci fanno allucinare come Ginsberg o non ci fanno sperare più niente come Cecco.

opere di: Paolo Barrile, Alberto Casiraghy, Lorana Castano, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante, Mario Gatto, anna Rosa Faina gavazzi, Ruggero Maggi, Sandra Mazzon, Giorgio Nelva, Evelina Schatz, Armando Tinnirello

inaugurazione: martedì 20 marzo alle ore 18,00
alle ore 19 'Mise en espace' di e con Rita I.Giacchetti su testi di Cecco Angiolieri

orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30

m.m.

__________________________

20 marzo 2007 - 20 maggio 2007

Sabah Naim

Galleria Lia Rumma Napoli,
Via Vannella Gaetani 12
80121 Napoli

Il nuovo progetto dell'artista egiziana Sabah Naim esce dai confini delle pareti e occupa fisicamente lo spazio della galleria. Si tratta di un'installazione composta da leggerissime tele trasparenti sospese al soffitto, sulle quali sono stampate immagini singole a grandezza naturale della popolazione cairota. I teli obbligano l'osservatore a perdersi in un percorso labirintico che intende rievocare l'atmosfera caotica delle vie del Cairo, mentre la fragilità e la trasparenza del tessuto ci rimandano alla delicatezza espressiva e formale dell'arte araba. Le foto, scattate direttamente dall'artista o prelevate da giornali locali e vecchi album di famiglia, ci offrono una visione variegata della popolazione. Militari, anziani, ragazzini, donne sintetizzano la molteplice gamma culturale e sociale dei passanti. Sabah Naim vuole porre l'accento sulle relazioni tra gli individui e sulle difficili possibilità di contatto nella frenesia della vita contemporanea. La trasparenza dei tessuti crea uno stato di ambiguità tra realtà e finzione, obbliga ad un rapporto diretto con i soggetti e spinge a sentirsi parte integrante dell'opera. Il lavoro di Sabah Naim puo' essere considerato una sorta di reportage visivo che muove dalle sue vicende personali e familiari per spostarsi verso le origini culturali della sua terra. Le sue opere nascono da una combinazione tra immagini fotografiche, pittura e collage. Le immagini, quasi sempre in bianco e nero, sono spesso accostate ad elementi decorativi che rievocano nei motivi e nei colori il linearismo aniconico della tradizione artistica araba. In questo modo, al realismo dei personaggi, portatori del loro vissuto individuale, si contrappone l'astrazione del segno. In alcuni lavori questo contrasto tra astrazione e figurazione e' accentuato dalla presenza di giornali o di frammenti cartacei che, arrotolati o ripiegati secondo rigorosi schemi geometrici, sono posti accanto alle foto e conferiscono al supporto una consistenza materica.

Sabah Naim (Il Cairo, 1967) ha esposto nella Galleria Lia Rumma di Milano nel 2004. Ha partecipato a importanti appuntamenti internazionali e preso parte a mostre collettive in prestigiose sedi espositive, dalla sezione Smottamenti della 50ª Biennale di Venezia del 2005, ad Africa Remix - Contemporary Art of a Continent la mostra itinerante al Museum Kunst Palast di Düsseldorf, alla Hayward Gallery di Londra, al Centre Georges Pompidou di Parigi e al Mori Art Museum di Tokio. Tra le ultime mostre segnaliamo Napoli presente. Posizioni e prospettive dell'arte contemporanea presso il Museo PAN di Napoli. Le sue opere sono state acquisite dalle collezioni permanenti del British Art Museum di Londra, del Museum of Modern Egyptian Art e dall'Egyptian Ministry of Culture.

m.m.

__________________

sino al 5 aprile 2007
Oltre la polvere/Beyond the dust

Lida Abdul, Regina Jose' Galindo, Michal Rovner, Zineb Sedira


Zineb Sedira

Lo sguardo di 4 artiste internazionali dalle terre della violenza

Museo Archeologico Nazionale
Piazza Museo Nazionale, 19 - Napoli

 

La mostra "Oltre la polvere/Beyond the dust" a cura di Renata Caragliano e Stella Cervasio, si propone di presentare sguardi e voci di alcune artiste che affondano le loro radici in aree che vivono ed hanno vissuto atti di violenza, guerre, privazioni della libertà ed esilio, nell'impossibile normalità del quotidiano. Il titolo "Oltre la polvere" deriva da una raccolta di poesie della scrittrice Nelly Sachs, Premio Nobel 1966.

Le artiste invitate sono l'afghana Lida Abdul (Leone d'oro come migliore artista straniera alla Biennale 2005), la guatemalteca Regina Jose' Galindo (Leone d'oro come migliore artista straniera under 35 alla Biennale 2005), l'israeliana pluripremiata Michal Rovner e l'algerina Zineb Sedira (Decibel Award, Arts Council, Londra 2004).

Lida Abdul presenta la video-proiezione "White House" (2005) per cui e' stata insignita del premio alla Biennale di Venezia 2005 e inoltre alcune foto tratte dal video What we saw upon awaking (2006); Regina Jose' Galindo presenta un'installazione della sua performance documentata da una video-proiezione su tre schermi "Plomo" (Clases para aprender a manejar armas) (2006) e da tanti dei fogli usati come bersagli nella sua esperienza ad una scuola di tiro e infine alcune foto tratte sempre da "Plomo"; Michal Rovner presenta una video-proiezione su tre schermi "Ash" (2006) e una video-proiezione su pietra "Roma" (2004) dal famoso ciclo "Culture Zone". Una serie di proiezioni su pietre chiuse in vetrine dove e' la storia stessa ad essere esposta o piu' esattamente cosa ci rimane di essa: la sua archeologia.

Zineb Sedira presenta la video-proiezione su due schermi "Saphir" (2006) e alcune foto tratte sempre da "Saphir" (2006). Saphir e' il nome di un albergo di Algeri d'epoca coloniale, costruito negli anni Trenta da architetti francesi, ma e' anche una parola che tradotta dall'arabo vuol dire "l'ambasciatore".

n.m.

__________________

8 marzo 2007


La donna nell'arte

Giovedi' 8 marzo tutte le donne potranno accedere gratuitamente ai luoghi d'arte statali, ove saranno organizzati eventi, mostre, visite guidate, concerti e dibattiti intorno all'eterno femminino, curati ed allestiti dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in collaborazione con gli Istituti aderenti all'iniziativa. Per la prima volta il MiBAC, in occasione dell'Anno Europeo delle pari opportunità per tutti, e all'insegna della non discriminazione e della promozione dell'uguaglianza partecipa giovedi' 8 marzo 2007 alla Festa della donna con la manifestazione nazionale La donna nell'arte.

Tra gli eventi organizzati per questa occasione segnaliamo i molteplici appuntamenti ispirati alle maggiori artiste contemporanee e del passato, come le visite guidate che si terranno presso il Museo di Palazzo Reale di Genova alla scoperta delle protagoniste di tre capolavori della collezione: Caterina Balbi Durazzo, nel ritratto di Antonio Van Dyck, Venere, nella scultura di Filippo Parodi e Sant'Agnese, nella quattrocentesca tavola fiamminga; la mostra che la Biblioteca Universitaria di Bologna dedica ad una sua impiegata di particolare valore con Rita: La -Virginità Trionfante- e la presenza femminile nei fondi della Biblioteca Universitaria di Bologna; l'incontro con l'artista Mirella Bentivoglio che si terrà a Roma presso la Sala della Crociera, unitamente all'esposizione di alcune opere e pubblicazioni della stessa posseduta dalla Biblioteca; o, ancora, le iniziative inserite nel mese di celebrazione della -Festa delle Bambine- che il Museo di Arte Orientale Chiassone di Genova ed il Museo Nazionale Preistorico Etnografico Pigorini di Roma riservano, rispettivamente, alla conferenza Donne e femminilità nell'Arte giapponese ed alla mostra Hina-Matsuri. La festa delle bambine.

Ulteriori iniziative si propongono la ricostruzione - attraverso opere d'arte, giornali e periodici d'epoca, fonti letterarie ed archeologiche, documenti d'archivio, fotografie e ritratti - dei diversi ruoli e della mutevole condizione femminile nelle varie epoche e nelle diverse regioni: e' il caso della mostra La lunga marcia della cittadinanza femminile allestita presso l'Archivio di Stato di Roma; dell'esposizione che la Biblioteca Nazionale di Bari dedica all'Essere donna in Puglia; delle visite guidate alla scoperta del culto di Cibele in La Magna Mater ad Ostia Antica: storia di una dea presso gli scavi di Ostia Antica (RM) o delle vicende di un'emancipata sacerdotessa del culto imperiale con Donne che danno: il testamento di Cetrania Severina allestita presso il Museo Archeologico di Sarsina (FO); della conferenza Titinia e le altre. Ruoli pubblici e privati della donna nella società lunense che si terrà a Ortonovo Luni - La Spezia Museo Archeologico Nazionale di Luni ed Area Archeologica.

Di particolare interesse, infine, quelle mostre che intendono presentare la figura femminile cosi' come ci e' restituita da documenti pubblici e privati conservati presso Archivi e Biblioteche, e che, attraverso le tematiche affrontate contribuiscono all'innalzamento del livello di conoscenza culturale della condizione della donna nel corso dei secoli portando alla ribalta il tema, attualissimo, delle pari opportunità. Si inseriscono in tale filone le iniziative che si terranno presso l'Archivio di Stato di Pistoia e l'Archivio di Stato di Caserta; la mostra documentaria Dal baule di Giovanna alle pari opportunità, a cura dell'Archivio di Stato di Trieste e quella dedicata a La presenza femminile nelle carte d'Archivio allestita dalla Sezione Archivio di Stato di Castrovillari (CS); il contributo sulla condizione femminile offerto dall'Archivio di Stato di Vibo Valentia con Essere Donna. Ieri e oggi e la particolare rassegna plurisensoriale Un infuso di benessere con due cucchiaini di arte e fiaba in mostra presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona.

n.m.

__________________

8 marzo 2007

Politecnico di Milano - Campus Bovisa
Via Giovanni Durando 10 - Milano

Stanze del Tempo
Le arti le donne

a cura di Maria Cristina Loi

Giovedi' 8 marzo 2007, nello spazio mostre e nell'aula Carlo De Carli della Facoltà di Architettura Civile del Politecnico di Milano, via Durando 10, una giornata dedicata al lavoro femminile nelle arti.

Stanze del tempo. Le arti le donne- e' un progetto al cui centro e' posto il punto di vista femminile, nel rapporto fra memoria storica e presente.
L'iniziativa intende proporre un momento di riflessione e di dibattito sui modi in cui da sempre, nelle varie arti, il lavoro creativo delle donne manifesta caratteri propri e spesso sostanzialmente differenti dalla cultura consolidata dominante. Il progetto ha un carattere fortemente interdisciplinare, un omaggio al concetto di "assialità della cultura" caro a Giulio Carlo Argan, oltre che risposta a una sentita necessità : aprire la scuola all'incontro di piu' discipline, per promuovere un dibattito trasversale ricco, stimolante e aperto a molteplici suggestioni.

L'iniziativa si articola in tre momenti distinti :

ore 14:30, aula Carlo De Carli
Convegno
a cura di Maria Cristina Loi

Dopo la presentazione di Adriana Baglioni, Prorettore, Amalia Ercoli Finzi, Presidente Comitato Pari Opportunità del Politecnico di Milano, Antonio Monestiroli, Preside della Facoltà di Architettura Civile, Massimo Fortis, Direttore del Dipartimento di Progettazione dell'Architettura, Alberto Seassaro, Preside della Facoltà del Design, Arturo Dell'Acqua Bellavitis, Direttore del Dipartimento INDACO, interverranno : Cini Boeri, Chiara Baglione, Aurora Scotti, Anna Finocchi, Matilde Baffa Rivolta, Chiara Molina, Michela Alberti Merri, Eleonora Fiorani, Luisa Spinatelli.

Ore 18:00, spazio mostre
Performance
-Il cielo e' della mente-
Partitura per voce e immagini
di e con Paola Maffioletti

danzatrice: Stefania Mariani
attrice-danzatrice: Simona Di Maria
video art: Silvia Giulietti
direzione tecnica: Luca Lanzini
assistente alla regia: Simona Di Maria
(si ringrazia: Accademiadanza diretta da Susanna Beltrami)

ore 19:00, spazio mostre
Inaugurazione della mostra
-Stanze del tempo: la memoria, lo spazio interno, la città, il paesaggio-
a cura di Maria Cristina Loi

Opere di : Cini Boeri, Isabella Cuccato, Luisella Deiana, Franca Ghitti, Silvia Giulietti, Paola Marzoli, Marilisa Pizzorno, Luisa Spinatelli, Armanda Verdirame e delle donne architetto della Facoltà di Architettura Civile e del Dipartimento di Progettazione dell'Architettura

n.m.

__________________

fino al 24 marzo 2007

Bibi: un viaggio nel tempo


Biblioteca Comunale “Carlo Emilio Gadda”
piazza delle Associazioni
20077 MELEGNANO MI

a cura di Angela Huemer, regista tedesca appassionata lettrice di Bibi.

La mostra è dedicata a Karin Michaëlis, la scrittrice danese che tra le due guerre creò il personaggio di Bibi. I sei libri di avventure di Bibi, bambina libera, coraggiosa e indipendente, tennero compagnia a un‘ intera generazione di ragazzine italiane, ma anche di ragazzini, che quella libertà potevano soltanto sognarla.

La mostra darà modo ai visitatori di entrare nel mondo di Karin e Bibi, di vedere come è diventato il mondo che Bibi ha esplorato e di incontrare alcuni dei lettori e lettrici di prima e seconda generazione.

Sono esposte le lettere di alcuni dei più famosi amici della scrittrice, come Albert Einstein e Bertolt Brecht. Karin Michaëlis, attivista per i diritti umani e femminista “sui generis”, si prodigò con generosità straordinaria per aiutare i perseguitati dal nazismo.

La mostra è stata allestita a Colonia, a Salisburgo, alla Casa della letteratura di Copenaghen e nello scorso mese di gennaio a Sesto san Giovanni. Ha il patrocinio del settore cultura della Provincia di Milano e dell’Ambasciata di Danimarca.

L’inaugurazione è alle ore 17 di sabato 3 marzo. Per i bambini ci sarà un anteprima alle 16 con una performance teatrale di Mara Sfondrini. Per partecipare alla rappresentazione è necessaria la prenotazione.

Per le lettrici e i lettori di Bibi è previsto un incontro con Angela Huemer e Marina Morpurgo, giornalista e scrittrice, fissato per lunedì 5 marzo 2007, alle ore 21. L’incontro vuole far conoscere generazioni di lettrici e lettori di Bibi e di Karin Michaëlis.

Inoltre nei sabati 10, 17 e 24 marzo, alle ore 16, in biblioteca ci sarà la merenda letteraria con Bibi, una lettura in tre puntate del primo libro, a cura di Adriana Milani, lettrice ufficiale.

Durante il periodo della mostra sono inoltre previste visite guidate e animazioni teatrali e letterarie per le classi.

m.m.

___________________

dal 28/2/07 al 6/5/07

Lorna Simpson

Twenty-Year Survey of Artist's Work

Whitney Museum - 945 Madison Avenue 75th Street - New York

One of the leading artists of her generation, Lorna Simpson is well known for her photographic and film works, which often examine racial and gender identity. In works such as Call Waiting (1997), she depicts people of color engaging in intimate yet incomplete conversations that elude easy interpretation but seem to plumb the mysteries of identity and desire.

Lorna Simpson, a survey of the past 20 years of the career of the internationally recognized photographic and film/video artist, will be presented by the Whitney Museum of American Art from March 1 to May 6, 2007. Organized by the American Federation of Arts and curated by AFA Adjunct Curator Helaine Posner, the exhibition presents a sweeping view of the multi-faceted work of one of the leading artists working in the United States today. Shamim Momin, associate curator at the Whitney, will oversee the installation for the Museum.

Featuring both black-and-white and color works, Lorna Simpson includes approximately 17 of the artist's acclaimed image-and-text pieces (1985-92) and seven major photographs on felt (1994-2005). Also on view are six film installations dating from 1997 to 2004, including Call Waiting; Easy to Remember; Interior/Exterior; Full/Empty, a seven-part projection and related series of photographs; 31, a video calendar in which the artist closely observes a month in the public and private life of an unknown woman; and Corridor (2003), a work that juxtaposes the domestic meanderings of two women-one set in the 17th-century Coffin House (a noted historic structure in Newbury, Massachusetts), and the other in the 1938 house built by Bauhaus architect/designer Walter Gropius for his family in Lincoln, Massachusetts. As these enigmatic figures attend to their homes and the quotidian activities of their respective times, the viewer is irresistibly led to compare them-an action that is, in fact, central to the viewing of all of Lorna Simpson's work. The exhibition concludes with Simpson's recent photographs (2001-03), which consist of ghostly, silhouetted profiles of black women and men accompanied by the titles of paintings, songs, and films that date from the 1790s to the 1970s.

Lorna Simpson first became well-known in the mid-1980s for her large-scale photograph-and-text works that confront and challenge narrow, conventional views of gender, identity, culture, history, and memory. With the African American woman as a visual point of departure, Simpson uses the figure to examine the ways in which gender and culture shape the interactions, relationships, and experiences of our lives in contemporary multi-racial America. In the mid-1990s, she began creating large multi-panel photographs printed on felt that depict the sites of public-yet unseen-sexual encounters. More recently, she has turned to moving images-in film and video works such as Call Waiting, Simpson presents couples engaged in intimate and enigmatic yet elliptical conversations that elude easy interpretation but seem to address the mysteries of both identity and desire. When Lorna Simpson emerged from the graduate program at the University of California, San Diego, in 1985, she was already considered a pioneer of conceptual photography. Feeling a strong need to reexamine and re-define photographic practice for contemporary relevance, Simpson was producing work that engaged the conceptual vocabulary of the time by creating exquisitely crafted documents that are as clean and spare as the closed, cyclic systems of meaning they produce. Her initial body of work alone helped to incite a significant shift in the view of the photographic art's transience and malleability. In an exhibition catalogue essay, Okwui Enwezor, Dean of Academic Affairs at the San Francisco Art Institute, observes that, -Much of Simpson's work imbricates [creates overlaps of] language, speech, and text. Language is employed like a lever, to pry open the lid of the unconscious. Here text plays a subsidiary role. However, when it approximates speech, it functions like a memory trigger in relation to a visual cue. The text panels also confront the viewer with a fundamental contradiction between the sense of vision and voice as separate forms of knowing: between seeing and speaking. If we are to reconcile this contradiction, then much of Simpson's work is not simply annexed to text/image relationship, it is fundamentally audiovisual.

n.m.

__________________

dal 28/2/07 al 28/3/07

Rosetta Berardi

Maison de l'Unesco - Salle des Actes
125, avenue de Suffren - Parigi

Mercoledi' 28 febbraio 2007 alle ore 18,30, nella sede dell'UNESCO a Parigi, presso la SALLE DES ACTES, si inaugura la personale di Rosetta Berardi nell'ambito della Rassegna INTERNATIONAL WOMEN'S DAY 2007 che celebra l'8 marzo prossimo. L'esposizione dal titolo CHINDIART, presenze d'Oriente, e' composta di 21 tele, che l'artista ha realizzato appositamente per questo evento. Il titolo della mostra CHINDIART e' composto dalle iniziali (in francese e inglese) di Cina e India a significare la straordinaria sintonia grafica dei segni linguistici fondativi di queste due grandi civiltà. Per Rosetta Berardi l'interesse per la scrittura non e' nuovo. Già in passato aveva lavorato sul segno della punteggiatura e sulla parola. Segni grafici come -tracce nella memoria-.
La scrittura come mistero per un alfabeto visivo in cui la componente calligrafica assume una valenza simbolica. L'artista ha voluto dare un valore estetico e contemplativo alla scrittura considerando il segno grafico non come un semplice mezzo di comunicazione ma come fine stesso dell'azione pittorica. Una pittura in cui, appunto, la forma tende a trasformarsi in segno, cioe' in un elemento grafico riconoscibile a prescindere dai contenuti di senso. La -messa in scena- del segno e' un modo per diminuire la distanza fra questi popoli e fra loro e noi. Affascinata sia dai grafemi indiani sia dall'ideogramma cinese per la loro prepotenza figurativa e per la forte astrazione e concettualizzazione dell'immagine, Rosetta Berardi usa la scrittura per raggiungere il calore e il colore dell'India e della Cina. Scrive in catalogo Hans D'Orville, Direttore dell'Ufficio di Pianificazione Strategica dell'Unesco:
-L'UNESCO saluta il lavoro creativo e ispiratore di Rosetta Berardi, che illustra come la calligrafia possa svelare aspetti tangibili della cultura... La Giornata Internazionale della Donna, osservata globalmente l'8 marzo 2007, e' il giorno universale che unisce tutte le donne attorno al mondo e le ispira a realizzare appieno le loro potenzialità...All'UNESCO, noi crediamo che le donne artiste, attraverso le loro espressioni creative, abbiano grande potere al fine di cambiare il modo in cui le donne sono percepite nella società. Permetteteci percio' di guardare con ammirazione questa mostra e viverla come fonte d'ispirazione. I lavori di Rosetta Berardi testimoniano la capacità delle donne artista di contribuire alla piu' ampia agenda della comunità internazionale tramite l'uguaglianza dei generi, tramite il conferimento di potere alle donne di tutte le estrazioni sociali.

n.m.

___________________

sino al 22 aprile 2007

Konstfeminism


Annika Liljedahl

Göteborg Konstmuseum
Göteborg

A little over thirty years ago a group of women artists launched a new trend-setting aesthetic which introduced fresh questions and themes into the world of art. KONSTFEMINISM is an exhibition of feminist strategies and their effects on art as witnessed by the work of some two hundred artists in Sweden from the 1970s to today.

Artists of a feminist inclination call in question accepted value hierarchies and aim to find new emancipating strategies. One method has been to "infiltrate" the established art world by pandering to the demands of the art market while at the same time criticising by their choice of topics the very system within which they operate. These artists have also striven to reach the general public in new ways, including public demonstrations.

KONSTFEMINISM covers a wide span of both materials and techniques and embraces a broad range of subject matter – anything from everyday realism and genitalia to dreams and political visions. The feminist element is not dependent on the sex of the artist or on any stated feminist agenda, even if many of their works treat of the norms and injustices associated with sex and genus.

'art feminism': the collective term for feminist analysis and activism in the field of art as applied by Riksutställningar (the Swedish government organisation responsible for administration of travelling exhibitions), Dunkers Kulturhus, Helsingborg, and the Liljevalchs konsthall, Stockholm. The term refers to the art works themselves, to the artists, the general public, institutions, gallery owners and administrators, researchers, journalists etc.

'feminism': The view according to which women are subordinate to men and that this state of affairs should be righted. A host of varied sub-movements have arisen, resulting in the plural term ‘feminisms’ being frequently used.

The exhibition is a collaboration between Dunkers Kulturhus, Liljevalchs konsthall and Riksutställningar.

vedi     Le cento guerriere del genere di Giannina Mura

m.m.

______________________

sino al 28 febbraio 2007

Maria Micozzi - Don't rape Lilith


Archivio di Stato
Sede Via del Senato, 10, Milano


Lunedì - Giovedì: 10.00 - 18.00 / Venerdì: 10.00 - 15.00 Sabato: 10.00 - 14.00

Maria Micozzi, parte da un’idea forte per tessere la trama della sua esposizione: “Non violentare Lilith!” E’ la ricerca sulle ragioni dell’intolleranza e della violenza che impegna l’artista da anni. La violenza viene qui declinata al femminile e l’idea forte intorno a cui ruota la mostra è lo stupro. Parlare dello stupro è difficile, il linguaggio che normalmente lo esprime nei media, in genere, in qualche modo lo parcellizza, lo relega in ambiti eccezionali, lo allontana. I soggetti vengono stereotipati in una tipica diversità. Ci si difende sempre da ciò che è troppo grande perchè la psiche umana non riesce ad accogliere il troppo grande, ma la difesa posta in atto apre la strada ad un travisamento pericoloso, quello che il fatto venga decontestualizzato, tolto cioè dal contesto che gli dà senso; non dal contesto contingente, che, in un certo senso, è quello più attraversato dalla cronaca, ma piuttosto dai contesti più di fondo come quello storico e quello antropologico. Stuprum in latino sta per colpo e deriva dal verbo stupere , ammutolire, togliere la parole. Spegnere il linguaggio, annichilire il nome con cui ci diciamo e che ci dice. Ecco Lilith, la parlante e quindi la seduttrice la colpevole dei drammi di Adamo che diviene protagonista delle tele della Micozzi e che denuncia lo stupro identificandolo con l’archetipo fisico della violenza contro il “diverso temuto.” Vengono presentate opere sia a parete che istallazioni. I materiali, sono diversi e proprio il loro articolarsi struttura l’impegno creativo e lo spessore della sua poetica. Il tema trattato ha suggerito colori più forti e fondi; la compulsione e il trauma sembrano chiudere le opere in ossessioni monocromatiche. Il lavoro si articola attorno ad una simbologia linguistica di fondo e in quest’ottica tra i lavori costruiti e dipinti compaiono anche insiemi di “parole raccolte, parole fuggite” , come l’artista chiama i versi che entrano nell’allestimento dell’intera mostra.

n.m.

__________________

Fino al 10 marzo
Valentina Berardinone

Galleria Milano. Via Turati 14, Milano

«A flying attitude»: pittura «in volo» nell'installazione composta da canne di bambù e tessuti colorati sospesi e un libro d'artista con disegni, scritture e fotografie che ricostruisce un percorso immaginario.

n.m.

__________________

20 febbraio - 1 marzo 2007

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

SCOLLATI



a cura di Donatella Airoldi

In concomitanza con la settimana di Milano Moda proponiamo una mostra dall’insinuante e significativo titolo ‘Scollati’. Dopo le precedenti mostre sul tema della moda che abbiamo realizzato, ‘Unisex’, ‘Svestiti’ e ‘Travestiti’, una quarta pausa di riflessione per sgorgare dal pathos la consueta carrellata cittadina di vestiti, stile e sostanziale ripetizione.

‘Scollati’, ovvero abiti trasgressivi e sensuali magari a luci rosse, oppure insiemi frantumati, pezzi di mondo disunito e privo di collanti, o ancora visioni di esseri senza collo perché nati senza o perché decapitati.

opere e installazioni di: Chiò, Mavi Ferrando, Mario La Fortezza, Giò Lagòstena, Pino Lia, Giorgio Longo, Alberto Mari, Hera Mendikian, Maria Micozzi, Daniela Miotto, Marco Viggi

inaugurazione: martedì 20 febbraio alle ore 18,00
orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30

m.m.

_________________________

dal 17/2/07al 7/4/07

8 donne e un mistero
Collettiva femminile



Galleria Zaion -Salita di Riva 3 (Lanificio Pria) - Biella

Inaugurazione: Sabato 17 febbraio 2007 ore 18
Dal mercoledi' al venerdi' 16.30-19.30

Nel mondo dell'arte contemporanea si e' consumato un efferato delitto: e' stata messa in dubbio la predominanza maschile! Quale reato! Chi sarà il responsabile? Otto artiste:Antonella Bersani, Benedetta Bonichi, Ivana Falconi, Irina Gabiani, Francesca Gagliardi, Sarah Ledda, Benedetta Mori Ubaldini, Chiara Todero, sono sospettate di avere commesso questo delitto. Tutte le otto artiste hanno dell'ottime ragioni sospettate.

Chi avrà compiuto il delitto? Chi sarà veramente responsabile di questo misfatto? Sarà Benedetta Bonichi con le sue immagini -radiografiche- che, pur presentando un immaginario fantastico, derivano da raffinate elaborazioni di topoi dell'arte classica? O sarà Antonella Bersani che, nelle sue opere scultoree e nelle sue installazioni, rielabora, con una evidente cifra ironica, le certezze domestiche e gli antichi rituali del lavoro femminile?

O forse dobbiamo sospettare delle due straniere del gruppo: delle poetiche installazioni della georgiana Irina Gabiani, che indaga sul rapporto tra umano e divino, o delle ironiche e, talvolta, ciniche composizioni scultoree della svizzera Ivana Falconi, che con occhio attento interpreta manie e idiosincrasie della società contemporanea? E che dire delle altre quattro sospettate? La responsabile non sarà forse Francesca Gagliardi, attenta osservatrice dell'universo femminile che, nel suo lavoro, trasfigura, quasi a livello organico, le costanti della vanità muliebre, o forse Benedetta Mori Ubaldini, geniale scultrice che, attraverso le sue opere modellate con la rete da pollaio, ricrea un universo fantastico con accenti da una fiaba gotica?

Forse la nostra attenzione di improvvisati investigatori deve cadere sulla dolce Sarah Ledda, cosi' appassionata di cinema da ispirarsi ai classici di Hollywood per proporre una insolita e nostalgica rilettura del mondo in chiave cinemascope. E chi rimane ancora, ah si'- forse la piu' anticonformista fra le otto artiste, la pecora nera, l'inconsueta writer in gonnella, Chiara Todero, che allontanandosi dai muri delle periferie ci ripropone, con qualche sottintendimento autobiografico, su tela, il suo mondo cosi' vicino alla Kai Kai Kiki, e al tempo stesso, ingannevolmente fanciullesco.

Questo mistero avrà una risposta? Abbiamo rinchiuso le otto artiste e le loro opere in un loft a strapiombo sul torrente Cervo di Biella: la sede della galleria Zaion, Forse, la sera del 17 febbraio 2007, quando le tenebre allungheranno le ombre fino ad inghiottirle, e le acque impetuose del torrente ululeranno sotto le alte finestre della galleria, avremo una risposta. Forse.

n.m.

___________________

fino al 25 febbraio 2007

Australian Colours
Arte Aborigena Contemporanea


Casa del Pane - casello Ovest di Porta Venezia
MILANO

da martedì alla domenica dalle 11.00 alle 19.00

artisti: Ada Bird Petyarre, Gloria Petyarre, Kathleen Petyarre, Evelyn Pultara, Minnie Pwerle, Judy Purvis, Josie Petrick, Nancy Nungurrayi, Ronnie Tjampitjinpa, Ben Pushman, Petrina Neufeld, Troy Bennell, Donny Woolagoodja, Mabel King, Rita Mangalamurra, Eddie Calyon, Elisabeth Gordon, Genevieve James, Minnie Napanagka, Monica Wishput, Richard Tax, Rosie Nanyuma

Da uno scambio culturale con l'Australia nasce questa singolare esposizione, una raccolta di opere di elevato contenuto artistico e di assoluta originalità, che consente un inconsueto e prezioso contatto con il movimento pittorico contemporaneo degli Aborigeni australiani.
La collezione raccoglie la cosiddetta "arte dei deserto", che dall'inizio degli anni settanta ha dato vita ad un percorso che si snoda tra credenze arcaiche e nuove interpretazioni, ed una selezione di "arte urbana" di alcuni giovani artisti.
La mostra, ideata e prodotta da Aborigenacorp Sri e dall'Associazione Culturale ARTmida, è a cura di Armida Allevi, a ingresso libero, e comprende dipinti eseguiti dai più importanti artisti delle comunità Balgo Hills, Nyoongar, Papunya Tula, Utopia e Mowanjum.
L'arte aborigena contemporanea costituisce una fonte ricca d'ispirazione e di conoscenza culturale di valore inestimabile.
E' un'espressione di bellezza. potente e fortemente persuasiva che, dopo anni di sforzi e di lotte per essere ammessa nel gotha dell'arte contemporanea, si è giustamente conquistata una posizione di primo piano a livello internazionale.
Il richiamo che attrae i direttori di musei, i sovrintendenti alle gallerie d'arte ed i collezionisti privati, è la potente e sublime estetica, sostenuta ancora oggi dalle credenze e dai riti cerimoniali della più antica cultura vivente al mondo.
I pittori aborigeni australiani raffigurano in modo davvero unico, attuale ed innovativo credenze antichissime che resistono al passare del tempo.
La mostra, è un percorso affascinante che fa intuire e intravedere piccoli scorci del mondo aborigeno, impregnato di intimismo e sacralità nel rispetto della natura.
Sarà possibile scoprire che i loro "sogni", come questi artisti chiamano i tempi della creazione dei mondo, non sono forse tanto diversi dai nostri e che magari in fondo ad ogni tradizione e civiltà si possono ritrovare elementi comuni.

m.m.

_______________

fino al 1 giugno 2007

Pipilotti Rist
Gravity, Be My Friend

Magasin 3 Stockholm Kunsthall
Stockholm

"Come artista è nostro compito e dovere rendere coscienti i nostri sogni. Il nostro lavoro è quello di esaminare più da vicino i nostri sogni che normalmente sono messi da parte per amor della produttività. Per creare una distanza".As artists it is our task and duty to heed our dreams and the subconscious. It is our job to examine more closely everything that usually gets swept aside for the sake of productivity". Pipilotti Rist, 2006, dal catalogo

Pipilotti Rist è una delle più interessanti artiste contemporanee, molto conosciuta per le sue video installazioni simili a sogni. Esaminando sia la dimensione fisica che psicologica la sua esplorazione del nostro corpo, i nostri sensi, i rituali e i tabù sono divertimenti allo stesso tempo poetici, intimi e giocosi.

La mostra è la prima personale in Scandinavia e sono esposti sia lavori che sono centrali nella produzione di Rist che due nuovi lavori. Pipilotti Rist è nata nel 1962 e vive e lavora a Zurigo. Fin dall'inizio degli anni novanta è inclusa in un gran numero di mostre collettive e espone in personali nelle più prestigiose istituzioni in tutto il mondo.

vedi  Nel sogno di Pepperminta di Cloe Piccoli

m.m.

________________________

dal 3/2/07 al 23/4/07

Marisa Merz / Rachel Whiteread
Doppia personale

MADRE-Museo d'Arte Donna Regina
Via Luigi Settembrini 79 - Napoli
Orario: dal lunedi' al giovedi' e domenica ore 10 - 21 / venerdi' e sabato ore 10 - 24 / chiuso il martedi'

Intimo e visionario, il lavoro di Marisa Merz sin dagli anni sessanta introduce nel linguaggio della scultura contemporanea tecniche tradizionalmente considerate artigianali o appartenenti all’ambito femminile, ad esempio il lavoro a maglia, sovvertendone la destinazione e attribuendo alle procedure e ai materiali di volta in volta adottati piena dignita'. Le sue opere sono scandite dalla presenza di diverse temporalita': quella obbiettiva, legata al flusso degli eventi, e quella del ricordo. La memoria e' volontaria quando include tasselli dell’esistenza privata dell’artista [molto spesso compare nei titoli il nome della figlia] e involontaria quando presenta degli archetipi legati al mondo femminile. Il gesto del tessere e' un atto da sempre associato alla pazienza della donna, chiusa nello spazio privato della sua casa. L’artista sente di dover cambiare questa visione, di operare un’apertura: gli oggetti, le sensazioni, l’atmosfera legata alla familiarita' della sua abitazione possono confluire nell’arte, divenendo patrimonio collettivo. Cogliere questo movimento continuo dalla dimensione personale a quella pubblica secondo un’oscillazione di forme ed opere che trovano di volta in volta una loro specifica e sempre diversa dimensione espositiva costituisce una delle chiavi di lettura principali del lavoro della Merz e risulta fondamentale per comprendere alcune sue scelte, come il rifiuto di realizzare mostre personali che risale all’inizio degli anni ’80. Per molto tempo infatti l’artista ha accettato di partecipare soltanto ad occasioni espositive a dialogo con altri artisti, sempre con grande difficolta’ e costante riluttanza, per non sottoporre il proprio lavoro ad una installazione individuale, che potesse rappresentare con “una definizione e un’affermazione conclusiva". Tuttavia non le sono mancati ampi riconoscimenti e non v’e' dubbio che la sua figura d’artista sia assolutamente acquisita a livello internazionale. Tra le tappe fondamentali del suo percorso la partecipazione a Documenta 9 nel 1992, una importante mostra personale al Centro Pompidou nel 1994 e, invitata alla Biennale di Venezia del 2001, il Premio Speciale dalla Giuria.

La mostra napoletana alla cui installazione partecipera' direttamente l’artista e' stata concepita come una tappa ulteriore di questo processo di infinita definizione di un’opera ormai quarantennale che qui viene ripercorsa e indagata attraverso un corpus di opere particolarmente denso e significativo.

Rachel Whiteread (Londra 1963) e' una delle artiste piu' importanti della sua generazione. Sin dal 1988, dopo essersi laureata alla Slade School of Fine Art, Whiteread ha utilizzato per le sue sculture calchi di oggetti quotidiani: lo spazio sotto le sedie e i letti e all'interno di armadi, vasche da bagno e interni di case viene invertito cosicche' il vuoto diventa solido, il negativo si trasforma in positivo. L'oggetto da cui si e' partiti sembra essere stato assorbito dallo spazio, lasciando le tracce della sua presenza nel calco del vuoto che lo circondava. Attraverso la descrizione dell'assenza, l'artista riesce comunque a far emergere associazioni sensoriali grazie anche all'uso di materiali quali poliuretano, resine, gesso e gomma che acuiscono la percezione di qualcosa che non esiste piu', ma che una volta era indissolubilmente legato alla vita umana. Molti dei lavori di Rachel Whiteread presentano questo aspetto: da un lato sono nostalgici e confortevoli, dall'altro si rivelano sinistri e alieni. Il suo interesse si sposta progressivamente verso l'architettura intesa come spazio della collettivita' e della storia. Nel 1992 realizza la prima serigrafia Mausoleum Under Construction (Mausoleo in costruzione), basata su un'immagine di loculi cimiteriali, la cui struttura a griglia evoca le geometrie minimal.

L'anno successivo realizza per l'associazione londinese Artangel la sua prima commissione pubblica: House (Casa, 1993), monumentale calco di cemento di una casa vittoriana distrutta, realizzato in situ e a sua volta votato alla distruzione, stigmatizzando la speculazione edilizia in atto nel quartiere. Un tema su cui l'artista ritorna anche nel portfolio Demolished (Demoliti, 1996), che documenta tre fasi di "sparizione" di altrettanti condomini popolari. Su invito del Public Art Found, nel 1998 realizza Water Tower (Serbatoio dell'acqua), "doppio" in resina traslucida di un serbatoio, installato sui tetti di New York. Nel 2000 costruisce, dopo cinque anni di controversie, l'Holocaust Memorial (Memoriale all'Olocausto) nella Judenplatz di Vienna, una "biblioteca" inaccessibile costruita con calchi di libri rivolti verso l'interno. Nel 1993 ha ricevuto il prestigioso Turner Prize. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi importanti commissioni , tra cui ricordiamo per lo spazio pubblico, il Plinth nella centralissima Trafalgar Square a Londra nel 2001, e l’Uniliver Project alla Tate Modern sempre a Londra nel 2005. L’opera della Tate Modern e' un lavoro monumentale, dove si evidenzia il suo tentativo di rappresentare ambienti intimi e domestici a una scala inaspettata con migliaia di cubi bianchi accatastati l'uno sopra l'altro, ora ordinatamente ora alla rinfusa, a formare tante candide montagne di altezze diverse in mezzo alle quali lo spettatore si muove liberamente, con l'illusione di essere in un paese fantastico costituito da scatoloni di cartone. Nel 1997 ha inoltre rappresentato la Gran Bretagna alla XLVII Biennale di Venezia. Importanti mostre personali le sono state dedicate dai maggiori musei internazionali tra cui il Reina Sofia di Madrid, i musei d’arte moderna di Sao Paulo e di Rio de Janeiro, il Guggenheim Museum di New York, il Deutsche Guggenheim di Berlino, la Kunsthalle di Basilea. La retrospettiva in programmazione al MADRE di Napoli sara' la prima mostra museale della Whiteread in Italia. Per l’occasione l’artista creera' anche una grande installazione pensata appositamente per gli spazi dell’istituzione partenopea, utilizzando decine di case di bambola di varie epoche fino a formare un villaggio immaginario, reminiscente le ricostruzioni storiche negli allestimenti museali dei siti archeologici, analizzando e decostruendo la nostra percezione critica dei contesti abitativi.

n.m.

___________________

dal 3/2/07 al 6/4/07

Antonietta Raphael

Un lungo viaggio nel '900

Nuvole Galleria
Via Matteo Bonello, 21 - Palermo

L’Associazione Nuvole Incontri d’Arte, dopo dieci anni di attivita', produce una mostra di Antonietta Raphael (Kowno 1895 ca. - Roma 1975), un’artista che ha attraversato epoche e culture diverse, all’origine di una fitta trama di riferimenti indispensabili per leggerne l’opera. La mostra vuole essere anche un modo, nel decennale dell’associazione, di ricordare le radici familiari che ci legano a questa donna straordinaria, alla magica atmosfera della sua casa dove arte e quotidianita' erano una cosa sola.

Ancora bambina, ma gia' abbastanza grande da trattenere con se' memorie e ricordi, Antonietta Raphael fugge a Londra con la madre in seguito ai pogrom che sconvolgono le comunita' ebraiche nella Russia zarista del 1905. Qui vive per quasi vent’anni frequentando la comunita' yiddish dell’Est End, si diploma alla Royal Academy of Music e vive insegnando musica. Ha quasi trenta anni quando lascia Londra nel corso del 1924, per un viaggio solitario, senza una meta precisa: si ferma a Parigi per alcuni mesi e poi giunge a Roma con l’intenzione forse di proseguire verso la Grecia, forse l’Egitto. Ma Roma, con suoi colori mediterranei, e' una rivelazione. E poi qui incontra Mario Mafai e ne diviene, con alterne vicende, la compagna di una vita.

La mostra si articola intorno a due temi centrali:
- La maternita': Genesi n.1, grande scultura in bronzo del 1947, fara' da perno all’esposizione di un nucleo di disegni e piccole sculture che ruotano intorno alla figura femminile e della maternita', intesa come potenza generatrice: corpi di donna (talvolta possenti e spesso mutilati) insieme ai ritratti di famiglia, ci parlano dell’aspetto forte e severo della Raphael ma anche della sua solitudine;

- I viaggi e i sogni: Concerto, tela della fine degli anni ’60, fa da catalizzatore alla presentazione di oli, acquerelli e disegni frutto dei numerosi viaggi compiuti: in Cina, in Spagna, in Sicilia ma soprattutto nella memoria delle proprie origini, nei sogni e nella felicita' di una fantasia trasbordante.

In mostra anche le fotografie di Roberto De Paolis e il video di Giuseppe Zimmardi che ricostruiscono la magica atmosfera della grande antologica della scultura della Raphael nei Sassi di Matera del 2003.

n.m.

____________________

dal 3 febbraio al 1 marzo 2007

TRACCE

Biblioteca Gallaratese - Via Quarenghi 21 - Milano.
Testi: Paolo Daffara, responsabile della biblioteca; Loretta Lo Giudice
Curatrice: Antonella Prota Giurleo.
Inaugurazione: sabato 3 febbraio 2007 ore 17,30
Orari: lunedì - venerdì 9.30 - 21.30, sabato 9.30 - 19.30.


Artiste e artisti: Argentina: Gabriela Alonso, Alfredo West Ocampo Brasile: Marithè Bergamin, Theresina Bof Reis, Mara Caruso Maria Do Carmo Toniolo Kuhm, Miranda Deo, Jeanete Ecker Kohler, Therezina Fogliato Lima, Thereza Jacob, Luiza G.P. Gutierrez, Mesther Mussoi, Joel Silva, Jane Beatriz Sperandio Balconi, Neusa Thomè Cile: Daniela Lewin Finlandia: Paul Tiilila Giappone Junko Ono Yamaguchi e Shizue Morioca Portogallo: Josè Kuski Vieira Spagna: Agustin Calvo, Xacobe Melèndez Fassbender Italia: Elisabetta Baudino, Giannetto Bravi, Francesco Ceriani, Marisa Cortese, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Donatella Franchi, Luigia Introini, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Maria Grazia Musolino, Antonella Prota Giurleo, Michele Protti, Luca Rendina, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Attilio Tono e Veronique Pozzi, Claudio Jaccarino

"Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva,uno sfiatare di stantuffo copre l'apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso"
Se una notte d'inverno un viaggiatore, romanzo di Italo Calvino sulla scrittura e sul viaggio, o meglio sulla scrittura come viaggio, si apre così, con uno sbuffo che copre il primo capitolo.
E questa mostra ha in sé la metafora dello sbuffo, le artiste e gli artisti espongono infatti in biblioteca un'opera di venti centimetri per trenta mentre piccoli lavori sono inseriti tra le pagine dei libri.
I piccoli originali costituiscono tracce di un passaggio, come le cartoline (non casualmente, lo stesso formato) che talvolta si incontrano nei libri destinati al prestito o alla consultazione. Tracce o souvenir di viaggio che capitano in mano al futuro lettore. Sbuffi.
L'iniziativa ha il senso di riprendere una casualità d'incontro e vuole affermare il valore del dono.
Nella logica del mercato dell'arte il dono non è previsto; un alto numero di artiste e di artisti, accettando la proposta, dimostra, oltre alla propria generosità, che le regole si possono cambiare.
Ma il dono ha anche un aspetto di intimità, di quasi segretezza tra chi lo porge e chi lo riceve, e ciò fa dire a Loretta Lo Giudice: " C'è una sola cosa che mi dispiace in questa mostra e allo stesso tempo mi suggerisce il senso del gioco: il fatto che le cartoline siano nascoste e invisibili a quanti vedono la collettiva delle opere più grandi.
Una mostra che non si mostra, ma aspetta.
Singolare.
Le opere piccole -le cartoline- ci sono, ma in esposizione sono visibili solo i lavori più grandi, uno per ogni artista partecipante. Le altre 15 "tracce" del proprio sentire il viaggio -il tema - sono qui, tra i libri della biblioteca chissà dove, chissà per quanto tempo. Un gioco? Ben di più: una riflessione, tante possibili interpretazioni, sulla traccia che lascia in noi ogni passaggio o che noi lasciamo di esso."

vedi l'articolo di Marcella Busacca

m.m.

___________________________

dal 26/01/2007 - 25/02/2007

Yoko Ono per "Il giorno della Memoria"

Porta di S. Agostino
Bergamo – Città Alta

da martedì a venerdì: 15 – 20
sabato e domenica: 10 - 19 -lunedì chiuso


Il Comune di Bergamo, Assessorato alla Cultura e la GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea presentano al pubblico dal 26 gennaio al 25 febbraio 2007 il progetto dell’artista Yoko Ono in occasione del “Giorno della Memoria” presso la Porta di S. Agostino.

Il “Giorno della Memoria”, che ricorre il 27 gennaio, è l’anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz avvenuta nel 1945, ed è stato istituito in ricordo del genocidio e della persecuzione del popolo ebraico e dei deportati italiani nei campi nazisti.

L’Assessorato alla Cultura e la GAMeC ricordano questa importante ricorrenza attraverso una mostra di Yoko Ono, dopo le esperienze con Fabio Mauri (2005) e William Kentridge (2006). La personale si compone di tre installazioni We’re All Water, la rinnovata versione di Pieces of Sky e il lavoro inedito Mother Earth. L’opera We’re All Water, realizzata nel 2006, consiste in una serie di bottiglie in vetro trasparente riempite d’acqua ed etichettate con nomi di persona.
Pieces of Sky, come il titolo suggerisce, sono pezzi di un puzzle che rappresenta il cielo e che ciascun visitatore può prendere; l’opera viene di volta in volta contestualizzata collocando i “pezzi di cielo” in diversi contenitori come elmetti della Seconda Guerra Mondiale o, come in questo caso, in un’urna funeraria. Il terzo lavoro Mother Earth, che completa il progetto, è composto da tre manciate di terra provenienti da differenti aree cimiteriali: una cristiana, una musulmana e una ebrea e completato con testi dell’artista. Da sempre Yoko Ono esplora gli aspetti legati alle dinamiche della partecipazione e della comunicazione sostenendo che finché esiste dolore nel mondo non è possibile la felicità personale perché l’esperienza del singolo si lega con quella universale, cosicché i processi di trasformazione individuale si identificano con quelli di trasformazione politica. Temi centrali dei lavori di Ono sono i concetti di amore e pace, considerati dall’artista l’unica via verso il futuro dell’umanità.

Yoko Ono nasce a Tokio nel 1933 e alla fine della Seconda Guerra Mondiale si trasferisce con la famiglia a New York.
Nota al pubblico come compagna di John Lennon e per gli happening pacifisti organizzati, Yoko Ono è un’importante artista concettuale sin dall’inizio degli anni ’60, quando fonda, insieme ad un gruppo di giovani ispirati alla cultura non-occidentale, l’associazione libera di artisti d’avanguardia denominata Fluxus, dedita alla sperimentazione musicale, poetica e artistica. Qui Ono trova spazio per esplorare, prima tra tanti altri artisti (tra cui Ken Friedman, Ben Patterson, Giuseppe Chiari e Gianni Emilio Simonetti) l’arte concettuale e le performance artistiche. Un esempio delle sue performance è Cut Piece: l’artista, seduta su un palco, invitava il pubblico a tagliare con delle forbici i vestiti che indossava fino a restare nuda.
Il suo lavoro abbraccia un ampio campo di media: musica, film, scrittura, performance, pittura, installazione e scultura. I temi ricorrenti della sua opera sono l’amore e la pace, affiancati da riflessioni su partecipazione, comunicazione, filosofia e politica sessuale. Con le sue opere si occupa sia della vita interiore che di quella sociale, unendo esperienze di trasformazione personale con la possibilità di trasformazione politica attraverso l’azione. Famoso in questo senso è il manifesto “War is Over-if you want it”, realizzato nel 1969, insieme al compagno John Lennon, per protestare contro la tragedia umana della guerra in Vietnam. Della sua ispirazione artistica lei stessa ha dichiarato: “sono sempre dentro me stessa e in ascolto di quello che succede nella mia testa. Sono come un condotto per quei messaggi che arrivano attraverso me. Sono incuriosita da tutto, nello stesso modo, ogni giorno. Sono innamorata della vita, del mondo, ogni momento”.
Yoko Ono ha preso parte a Documenta a Kassel (1972) e alle Biennali di Vienna (2002), di Venezia (2003), di Liverpool, di Shanghai (2004) e, nel 2005, a quelle di Lione, di Taipei e di New York. Personali le sono state dedicate in numerose istituzioni museali e gallerie internazionali tra cui il Musée d’Art Moderne de la Ville di Parigi, l’ICA di Londra, il Museum of Contemporary Art di Tokyo e il Museum Moderner Kunst Stiftung Wörlen di Passau. Inoltre, ha partecipato a diverse mostre collettive, tra cui quelle presso la Kunsthaus di Zurigo (2002), il Centre Pompidou di Parigi (2005), il KW di Berlino (2005), la Kunsthalle di Düsseldorf (2005) e la Kunsthaus di Graz (2005).
Tra i riconoscimenti ottenuti si ricordano la Skowhegan Medal nel 2002 e il Lifetime Achievement Award conferitole dalla Società giapponese di New York nel 2005 mentre la retrospettiva a lei dedicata YES Yoko Ono ottiene il primo premio come miglior mostra attribuito dalla International Association of Art Critics di New York nel 2001.

n.m.

____________________

THE SHENKER INSTITUTE OF ENGLISH in collaborazione con AIDOS,
Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, presenta a Milano la mostra fotografica

INVISIBLE WOMEN
di Sheila McKinnon

Via Nirone 2, Milano

La mostra rimarrà aperta fino al 24 Marzo 2007,
dal lunedì al venerdì ore 10.00 -19.30
sabato ore 10.00 -12.30.

Per non dimenticare le donne invisibili nel cuore di tenebra del mondo.


Il nome di mia madre è affanno.

D'estate mia madre si affanna per l'acqua, d'inverno mia madre si affanna a cercare legna, tutto l'anno si affanna per il riso.
Il nome di mia madre è affanno.

Ragazza dodicenne di Seul

Sheila McKinnon ha colto attimi di quotidianità femminile in India, Etiopia, Yemen, Turchia, Mali, Kenya, Vietnam, Eritrea, Sierra Leone, Senegal e altri paesi. Un bagaglio di volti e storie che la fotografa ha raccolto negli anni fino alle recenti esperienze del Novembre 2006 in Congo e Nepal. Mani che lavorano senza posa, schiene piegate per trasportare legna e acqua, braccia che sorreggono i bambini. Una quotidianità faticosa e palese, ma al contempo così discreta da risultare invisibile. Una galleria di immagini emozionante, rese ancora più impattanti dalla stampa sui grandi pannelli. Scatti dai colori saturi, vividi e bellissimi - contrasti assoluti e potenti che riassumono la bellezza e il dolore. Le donne di Sheila McKinnon colpiscono per la dignità e, nonostante tutto, per la carica vitale che comunicano.

"Donne invisibili, le più povere tra i poveri. Eppure sono loro che reggono il sud del mondo. Sono loro che nelle zone rurali producono, conservano, preparano il cibo. In città svolgono le mansioni che nessun uomo vorrebbe fare. Sono loro che curano i bambini e gli anziani: la salute e l'educazione delle generazioni future è nelle loro mani. Nei momenti di guerra sono loro ad occuparsi dell'economia di sussistenza. Nei paesi del sud del mondo i bisogni primari giornalieri dipendono dal lavoro delle donne ma a loro è preclusa l'istruzione, non hanno alcun potere, nemmeno sul loro corpo."Daniela Colombo, Presidente AIDOS

"Le donne svolgono i due terzi del lavoro mondiale, guadagnano però solo il 5% delle entrate e la globalizzazione dell'economia è ovunque la causa dell'aumento della femminilizzazione della povertà. Ed è la povertà che aumenta le diseguaglianze e l'esclusione sociale delle donne, favorita non soltanto dalla mancanza di reddito, ma anche dall'analfabetismo. Alla soglia del 60esimo anno dalla conferenza delle Nazioni Unite e a 10 dalla Conferenza delle Donne a Pechino, a dispetto dei numerosi impegni presi dagli stati nazionali, in molte parti del mondo non soltanto le donne sono invisibili, in alcune aree del pianeta stanno anche lentamente scomparendo. Amartya Sen - premio Nobel per l'economia nel 1998 - ha recentemente dimostrato che tra Cina e India mancherebbero alla conta demografica circa 80 milioni di donne: non solo quale risultato del sottosviluppo, della fame, delle malattie." Francesca Zajczyk, Professore ordinario presso la facoltà di Sociologia dell'Università degli Studi Milano - Bicocca.

"Le donne invisibili poste al centro della creazione artistica di Sheila McKinnon s'illuminano d'intensa bellezza, attraversata dalla concreta speranza di trasformazione delle loro condizioni sociali. L'auspicio è che le donne invisibili diventino non solo artisticamente visibili, ma emblemi di una realtà sociale sottratta alla emarginazione o allo sfruttamento, creature concretamente liberate dalle necessità della vita materiale e immateriale, indispensabili alla realizzazione di uno sviluppo che coincida con un reale progresso umano.
Il fatto che siano rappresentate in modo artisticamente sublime è già un fatto rilevante, è un grande merito dell'arte, ma è altrettanto evidente che la politica debba dare un contributo decisivo, inseguire il sogno, coltivare il progetto di un'utopia concreta: quella di vedere unite le mani di quelle donne. Se mettessero insieme i loro occhi, le loro parole e i loro straordinari talenti rifarebbero il mondo. Se mettessero insieme tutto questo regalerebbero un cuore nuovo al mondo" Luca Nitiffi, Presidente Commissione Speciale Roma Capitale.

Sheila McKinnon è nata in Canada e vive da molti anni in Italia. Ha lavorato come fotografa e giornalista per varie testate Europee e Nord Americane: The New York Times, Newsweek, The International Herald Tribune, Die Welt, Beaux Arts Magazine ed altre. In Italia ha collaborato con La Repubblica, Il Messaggero, Corriere della Sera, L'Espresso, Panorama, Gente, Weekend Viaggi e tanti altri periodici. Ha viaggiato per il mondo con varie organizzazioni umanitarie, lavorando per UNICEF, FAO, Sant'Egidio, Africare ed altre.
Ha pubblicato diversi libri fotografici: The Sacred Fire, sui matrimoni in India, On Their Side - Dalla Parte dei Bambini, per UNICEF, sulla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia e The Islands of Italy, sulla Sardegna, le isole Eolie e la Sicilia, pubblicato da Houghton Mifflin, USA. Mostre personali: "Eyes" al Centro Culturale Canadese a Roma, mostra itinerante "On Their Side - Dalla Parte dei Bambini" per UNICEF Italia in tutte le principale città d'Italia.

La mostra di 28 gigantografie è corredata da un catalogo di 48 pagine che riproduce tutte le foto, con testi di Mariapia Garavaglia, Luca Nitiffi, Daniela Colombo, Francesca Zajczyk, e Barbara Santoro. Sono incluse poesie e frasi di donne, raccolte nei vari i paesi in via di sviluppo. Il volume è pubblicato da Shenker Publishing.

Le foto della mostra sono reperibili sul sito http://www.sheilamckinnon.com

n.m.

____________________

15 - 28 gennaio 2007

" Il peso dell'Arte "

Mondadori Multicenter
Milano via Marghera 28 MM1 De Angeli - tel. 02.480471
orari: Lu 13-24 / ma-do 10-24

mostra collettiva a cura di Gianni Ottaviani

Lucia Abbasciano - Roberta Barbieri - Donatella Bianchi - Mario Borgese - Salvatore Carbone
Anna Catacchio - Doretta Cecchi - Chio'- Alfredo Cifani - Elena Ciuti - Giovanna Deffenu - Fausta Dossi Mavi Ferrando - Davide Ferro - Anna Filippi - Veronica Gallinger - Antonio Gandolfo - Grazia Lavia
Nadia Magnabosco - Massimo Maselli - Enrica Meli - Alvaro Occhipinti - Giannantonio Ossani
Gianni Ottaviani - Lorenzo Pietrogrande - Antonella Prota Giurleo - Karl Heinz Reister - Gabriella Ruggeri Jeannette Rutsche -Oreste Sabatin - Francesca Sacconi - Licinio Sacconi - Sergio Sansevrino
Stefano Soddu - Elisabetta Sperandio - Pippo Spinoccia - Dino Turturici - Silvia Venuti - Cristina Ventura - Franco Vertovez

inaugurazione lunedì 15 gennaio ore 18,30

n.m.

____________________

Fino all'11 febbraio 2007

Kiki Smith
A gathering. 1980-2005"

Whitney Museum
New York


"Sin da quando emerse nei primi anni '80, Kiki Smith si è rivelata una delle artiste più affascinanti e originali del nostro tempo ed è una delle maggiori figure del mondo dell'arte contemporanea. Le sue riflessioni sulla condizione umana, il corpo, il regno del mito, la spiritualità e la narartiva sono diventati lavori di straordinario potere e bellezza non comune. In questa mostra Kiki Smith presenta un insieme delle varie tecniche che ha esplorato nella sua carriera incluse le sculture in plastica, bronzo, carta, vetro, porcellana e altri materiali, installazioni, stampe, disegni, fotografie, multipli, gioielli, libri d'artista, film e video. E' organizzata dal Walker Art Center di Minneapolis in collaborazione con l'artista".

vedi   Nudi di donne che provocano

m.m

______________________

sino al 28-01-2007

SABRINA MEZZAQUI
C'è un tempo

GAM - sala mostre piano terra
Orario: tutti i giorni 10-19, giovedì 10-23, chiuso lunedì


La GAM di Torino dedica una mostra personale a Sabrina Mezzaqui, una tra le figure più interessanti del panorama artistico italiano contemporaneo, e presenta nello spazio della sala mostre al piano terra, dedicato all’arte di oggi e alla fotografia, una serie di lavori inediti realizzati dall’artista appositamente per il Museo, insieme a due opere giunte in prestito da collezioni internazionali mai prima esposte in Italia nella loro versione completa: Le mille e una notte del 2004, e Odissea del 2003

Il titolo della mostra C’è un tempo è tratto da un passo del Quoelet, libro sapienziale del Vecchio Testamento, noto anche come libro dell’Ecclesiaste: C’è un tempo per nascere e un tempo per morire / un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante / Un tempo per uccidere e un tempo per guarire / un tempo per demolire e un tempo per costruire…l’intero passo è stato riletto e ricostruito dall’artista attraverso le parole trovate nei libri fondamentali di tutte le religioni, dai Veda ai Bhagavad Gita, fino al Corano. Dal ripensamento dei diversi tempi che scandiscono l’arco di un’esistenza e della storia dell’umanità prende le mosse una mostra che nelle stesse parole dell’artista, quando si iniziò a lavoraci ormai tre anni fa, vuole essere immagine del tempo che l’ha generata: “Vorrei che tutto questo tempo che ci separa dall’inaugurazione diventasse la materia prima delle mie opere che quest’attesa si sostanziasse in immagini e fosse, tutta intera, leggibile per chi verrà, vorrei che la mostra fosse fatta in fondo di null’altro che di tempo di lettura”.

La lettura non è soltanto una modalità imprescindibile del lavoro di Mezzaqui, ma anche un omaggio alla città di Torino, città di libri e di case editrici. Da questo sentimento di riconoscenza che l’artista ha per la tradizionale cultura di Torino nascono opere come Collana e come Coperte di Copertine. Entrambe partono da alcuni libri che fanno parte della storia intellettuale ed emotiva dell’artista. La prima è un nucleo di 33 libri, numero quanto mai simbolico nei grani delle collane di preghiera, dei quali è stata rielaborata la copertina presentati, in mostra, come una collana-scultura di volumi e, in catalogo, come miscellanea di citazioni. La seconda è un’opera installativa, composta di tre coperte appese nello spazio, stampate con motivi di copertine di libri prese da edizioni legate alla memoria personale dell’artista.

Un’opera fondamenteale in mostra è il video 2004-2006 composto con singole fotografie scattate ogni mese per l’arco di 3 anni, dal gennaio 2004 al dicembre 2006, ad un medesimo paesaggio con al centro una torre campanaria, rispettando ad ogni foto sempre la stessa distanza, angolatura ed altezza. Il video verrà compiuto durante l’aperuta della mostra con i due frame mancanti che saranno scattati e aggiunti in montaggio a novembre e dicembre 2006.

Si presenterà poi una grande installazione di due mandala, due lavori in carta a forma di rombo, alti 4 metri, posti uno di fronte all’altro, realizzati con fogli a quadretti ritagliati. Uno è il negativo-positivo dell’altro a creare tra i due uno spazio di energia e di meditazione. Così come rispondono alla matrice concettuale dei mandala orientali, intesi come disegni dell’impermanenza, anche i due video gemelli: Senza titolo, 2006, che riprendono gocce di pioggia che si espandono in cerchi sulla superficie dell’acqua e gocce di pioggia che vengono riassorbite in cerchi che si restringono sulla superficie porosa di sassi di fiume.

La mostra è per sua natura in stretto dialogo col catalogo edito da Hopefulmonster, non solo come si è già accennato per l’opera Collana, ma anche per un’altra opera, in carta, che partirà dal motivo in copertina: un volo d’uccelli, intitolato Segni, che dalle pagine si liberarà nello spazio della mostra. Il testo critico in catalogo è di Elena Volpato che ha inteso ripensare i nuovi e i vecchi lavori di Mezzaqui attraverso il continuo riemergere di una costante: “una forma unica sottesa alla sua ricerca: la linea della lettura, orizzonte primo della nostra attenzione, dove lettera segue a lettera, intervallando spazi, accorpando segni, sotto lo sguardo che riconosce e attende.” Il catalogo è impreziosito da un testo letterario dedicato al lavoro di Sabrina Mezzaqui, di Mariangela Gualtieri, scrittrice e poetessa.

Sabrina Mezzaqui è nata a Bologna nel 1964, vive e lavora a Marzabotto. Ha partecipato a numerose mostre collettive, tra le ultime (In) visibile (In) corporeo, presso il MAN di Nuoro nel 2005 e, nello stesso anno a “Ti voglio bene: from Italy with love”, Raid Projects a Los Angeles. Le sue ultime personali sono state “Sottolineature” presso la Galleria Continua di San Gimigniano e “Sabrina Mezzaqui” presso One Severn Street di Birmingham

n.m.

_____________________

dal 13/12/2006 all'11/02/2007

Grazia Toderi

Personale


PAC Padiglione d’Arte Contemporanea,
Via Palestro 14
orario: 9.30/19, giovedì fino alle 21, chiuso lunedì (Natale e 1° gennaio)
inaugurazione: mercoledì 13 dicembre 2006, ore 18.30


Il PAC prosegue la programmazione 2006 con la mostra di Grazia Toderi che presenta nuove opere create per l’occasione e un’ampia raccolta dei suoi video. Nella ricerca di Grazia Toderi (Padova, 1963), una delle più interessanti personalità emerse nella generazione artistica italiana dell’ultimo decennio, il teatro lirico italiano è un elemento fondamentale, presente al PAC con l’ultimo lavoro, inedito, realizzato con la collaborazione del Teatro alla Scala di Milano la scorsa estate. Grazia Toderi ha dedicato video di grande bellezza al Teatro La Fenice di Venezia, al Teatro Rossini di Pesaro, al Teatro Massimo di Palermo, al Teatro Comunale di Ferrara e a quello di Modena e ad altri più periferici, piccolissimi e preziosi. Attraverso la rilettura di questi luoghi decisivi nella cultura musicale, artistica e architettonica italiana Grazia Toderi propone un’interazione tra il patrimonio storico e il linguaggio contemporaneo dell’arte visiva. Ha inoltre, spesso, preso a tema le architetture a pianta centrale, arene e stadi italiani, europei e americani. Le sue immagini di queste architetture, rielaborate e arricchite da luci e movimenti, si trasfigurano in corpi siderali che si fanno tramite e luogo di sintesi tra lo spazio cosmico e quello umano. Al PAC un flusso continuo coinvolge tutto lo spazio ed evoca appunto il rapporto tra terra e cielo.
Nelle due proiezioni del nuovo video Scala nera, 2006, l’immagine del Teatro alla Scala è virata in una tonalità che allude al buio nel momento in cui sta per iniziare lo spettacolo. In una proiezione l’immagine è frontale; nell’altra il teatro, raddoppiato in modo da costituire una ellissi circondata dai palchi, ruota attorno al proprio asse. L’ovale nero, nucleo germinale e segreto, crea un’attrazione ipnotica. Da un lato la sua forma ellittica ci riporta al lavoro sugli stadi; dall’altro evoca una grande bocca che ricorda i ritratti dei personaggi delle commedie di Plauto, o del Giardino di Bomarzo. Questa ellissi nera diventa simbolo di una sedimentazione così profonda da diventare imperscrutabile.
L’altro nuovo lavoro si intitola Rosso Babele, 2006, due proiezioni video. Attraverso la sovrapposizione di riprese di città appare una materia rossastra, brulicante di luci, dalla quale si innalza, si sgretola, sprofonda una torre, formata dalla stratificazione di centinaia di livelli di trasparenza. Una moderna Torre di Babele che si intreccia alla moltitudine di città indistinte dove, sempre più spesso, il significato profondo del linguaggio fluttua tra crescita, moltiplicazione e distruzione, tra eccesso di informazione e impoverimento del messaggio. Il titolo si collega a quella tonalità notturna delle lampade ai vapori di sodio dell’illuminazione stradale. Un colore rossastro che non esiste nella tavolozza e che Toderi chiama “Rosso Babele”, proprio per la sua mobilità e indefinitezza per lo sguardo, ma anche per l’ossessivo sovrapporsi di livelli che attornia la Babele che stiamo attraversando.
La mostra si articola in un’ampia sequenza di proiezioni tra le quali troviamo: Zuppa dell’eternità e luce improvvisa, 1994, dove l’artista tenta di camminare e aprire un ombrello completamente immersa in una piscina, sperimentando l’assenza di gravità, tema che ritroveremo poi nel video dedicato alle riprese televisive dello sbarco sulla Luna, Nata nel ’63, 1996, in Ragazzi caduti dal cielo, 1998, e ne Il fiore delle 1001 notte, 1998, che collegano lo spazio dell’immaginazione filmica a quello cosmico. Il legame con la televisione e i media riappare nei video dedicati alle riprese televisive degli stadi, Il decollo, 1998, San Siro, 2000, Diamante, 2001, e in Q, 2003, ispirato invece al famoso quiz televisivo italiano “Rischiatutto”. Il rapporto reale e simbolico con lo spazio siderale trova un’ulteriore lettura nelle immagini prese dall’alto di Mirabilia Urbis, 2001, e di Milano, 2003, dove le luci intermittenti che brillano tra il tessuto urbano creano un collegamento con le costellazioni, e in Empire, 2002, dove nell’immagine satellitare notturna degli Usa, anch’essa brulicante di luci, sembra quasi che quei punti luminosi provengano dalla terra stessa e si immergano nel firmamento. L’attenzione ai monumenti architettonici storici ritorna in Rendez-vous, 2005, che riprende, in una doppia proiezione, la cupola della chiesa - progettata da Juvarra - di Sant’Uberto nella Reggia della Venaria Reale, vicino a Torino.

m.m

______________________

dal 10 Dicembre al 28 Gennaio 2007

TINA MODOTTI
Gli anni 1923-1929
Vintage prints


La Galleria Carla Sozzani presenta diciotto fotografie vintage di Tina Modotti, una delle personalità più avvincenti dell'intera storia della fotografia.
La vita di Tina Modotti, bellissima e travolgente, è un romanzo di appassionante trama che, esplorata da decine di biografie, rimane ancora oscura in alcuni anfratti. Arte, sesso, trasgressione, politica… un labirinto che spesso ha compromesso, con ambiguità, l'obiettiva valutazione di un'artista.
Le sobrie fotografie a carattere politico, assai note, sono parte ormai dell'immaginario collettivo quali simboli dell'eterna lotta per la giustizia e la libertà. Ma la sua produzione è stata molto ricca e soltanto di recente recuperata dall'oblio.
Sia pure nel breve periodo di sette anni - dal 1923 al 1930 - realizzò un patrimonio di immagini fino a oggi ignorate: ritratti, scene di vita quotidiana e piccoli eventi, architettura e paesaggi, sempre risolte con la maestria di un equilibrio compositivo molto originale e con la grazia disciplinata di chi usa lo strumento fotografico per raccontare davvero le minime storie dell'umanità.
Soltanto pochi anni di fotografia, eppure con la sua visione fresca e libera incide una delle più belle pagine della storia. Il suo atteggiamento nei confronti della realtà è flessibile, coglie armonie segrete con valenza simbolica e, nel contempo, le sue notazioni lievi sono pervase dall'attenzione intima ai dettagli, ritenuti insignificanti, dell'esistenza.
Tina Modotti, italiana sì, ma formatasi culturalmente nel vivido ambiente dei pittori muralisti Diego Rivera, Clemente Orozco e David Alfaro Siquieros, segna lo stile e l'attitudine al vedere così caratteristici e distintivi della fotografia messicana e, per prima, concilia la tradizione documentaria con la creatività espressiva.
Le fotografie in mostra sono esemplari per comprendere, infine, l'essenza del complesso lavoro di Tina Modotti. Un contributo culturale e storico determinante che dischiude insospettate prospettive di analisi su una grandissima artista della fotografia moderna.

n.m.

_______________

Germaine Richier


Germaine Richier e' la prima mostra antologica che l’Italia dedica alla grande scultrice francese, considerata uno dei piu' importanti protagonisti dell’avanguardia artistica del dopoguerra.

Germaine Richier attraversa la prima meta' del ‘900 scrutando le rotte di anni convulsi che finiscono con il divenire silenziose ispirazioni al suo percorso di ricerca. Nata nel 1902 a Grans (Bouches-du-Rhone, Francia) si trasferisce a Parigi nel 1926 dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Montpellier, dove lavora nell’atelier di Louis Guigues, uno degli assistenti di Auguste Rodin. Nella capitale francese inizia a frequentare lo studio di Emile-Antoine Bourdelle, apprendendo la difficile tecnica della scultura dei busti, da cui la mostra alla Collezione Peggy Guggenheim prende avvio. Infatti si potranno ammirare, tra gli altri, il Busto di Cristo (1931), il Busto n. 12 (1933-34) e La re'godias (1938), plastici e ancora carichi di realismo. Nel 1934, la Galleria di Max Kaganovitch le dedica la prima personale e due anni dopo riceve il prestigioso Premio Blumenthal per la scultura. Nel 1937 e' invitata all’Esposizione Universale di Parigi, nel 1939 alcune sue opere sono presentate all’Esposizione Universale di New York. Pur non abbracciando alcun movimento artistico o politico, Germaine Richier partecipa al fermento culturale di quegli anni frequentando a Montparnasse Henri Favier, Celebonovic Marko, Massimo Campigli, Alberto Giacometti, Raymond-Jacques Sabouraud e il suo fraterno amico Marino Marini. La guerra la porta a Zurigo dove prende con se' degli allievi e ricreando l’atmosfera del suo atelier, ritrova le conversazioni con gli amici che avevano lasciato la capitale, come Jean Arp, Le Courbusier e Fritz Wotruba. Nel 1945 Richier torna a Parigi: il secondo conflitto mondiale le ha consegnato una sperimentazione di forme e ambienti che non tarderanno a fare emergere la potenza espressiva delle sue sculture bloccate nel ricordo di movimenti svaporati ma indelebili.

Dal 1945 al 1959, anno della sua scomparsa, Germaine Richier completa un intenso cammino muovendo da una analisi espressionista delle figure, come ne L’uomo foresta, grande (1945-46), L’ orco (1949), L’uragana (1948-49), che testimoniano di una avvenuta osmosi tra uomo e natura, ad una composizione piu' ascetica ma affascinata dalla rappresentazione della deformita' (Il diavolo, 1950, La coppia, La formica, 1953) metafora dell’impatto brutale tra le creature viventi e l’ambiente che le circonda. Giunge infine a una composizione surrealista che completa l’ibridizzazione di essere umano e animale - La tauromachia e Idra entrambe del 1954 - in cui la metamorfosi e' parte integrante del linguaggio scultoreo. “Il ‘fantastico’ e' semplicemente uno stato dialettico della coscienza che vede nell’ibrido la constatazione della realta' e delle sue contraddizioni" - ebbe a dire Pierre Restany descrivendo queste stesse sculture che, insieme a quelle degli anni quaranta, saranno esposte nella mostra alla Collezione Peggy Guggenheim. La mostra germaine richier si propone di avviare in Italia la riscoperta della scultrice francese che fino ad oggi ha visto le sue rare opere custodite gelosamente nelle piu' importanti collezioni pubbliche, come la Tate Modern, Londra, il Centre Georges-Pompidou, Parigi, il MOMA, New York, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma.

Germaine Richier era solita ripetere “Amo la tensione, il secco, il nervoso". I piccoli bronzi del 1946 Il combattimento e La Lotta, ma anche Il griffu (1952) declinano questa predilezione per “esseri" privati della “carne" metabolizzata dall’ambiente che tutto divora e nei confronti del quale e' necessario disporre di uno schermo, la ragnatela di fili attorno alle sculture, in grado di definire uno spazio intermedio di protezione della figura umana. Le opere di Richier esprimono, oltre la sofferenza delle torture, l’angoscia della deformita', il senso imperativo della posizione nello spazio, il rigore elegante della postura, in altre parole il senso dell’umanita'. “Tutte le mie sculture - ha lasciato scritto l’artista - anche quelle che sembrano essere ispirate dall’immaginazione, si basano su qualcosa di vero, su una verita' organica…l’immaginazione necessita di un punto di partenza". L’essere umano e' il punto di partenza e di arrivo della ricerca di Germaine Richier che ha disegnato i drammi e i sogni della sua epoca combinando, in maniera rivoluzionaria, la violenza del linguaggio espressionista al mistero fantastico delle sculture “surrealiste" degli anni cinquanta. E per arrivare a questo risultato, l’artista usava pochissimi strumenti: “bisogna sentire le proprie mani, le proprie passioni, (…) perche' la scultura e' qualcosa di intimo e privato. E’ qualcosa che vive e che ha le proprie regole".

In occasione della mostra alla Collezione Peggy Guggenheim, vengono esposte per la prima volta, grazie alla generosita' dell’Archivio Francoise Guiter, le opere grafiche della scultrice -incisioni, acqueforti, acquetinte-, che permettono di ricostruire l’appassionante ricerca che l’artista dedica per anni alle tecniche di incisione. L’esposizione sara', inoltre, l’occasione per sperimentare la dimensione “ambientale" delle sculture di Richier attraverso il dialogo tra queste e il giardino di Palazzo Venier dei Leoni. L’Archivio Francoise Guiter ha acconsentito al prestito dell’imponente gruppo scultoreo La grande scacchiera (1959), le cui figure alte oltre due metri, del Re, la Regina, il Cavallo, la Torre e l’Alfiere interpretano una sorta di mandala della contraddittorieta' dell’esistenza umana. germaine richier e' accompagnata da un catalogo edito dalla Collezione Peggy Guggenheim, con saggi del curatore e del critico Giorgio Mastinu. Attenta la ricerca dedicata ai materiali iconografici, tra cui spicca la riproduzione di stampe originali delle foto delle opere che Richier fece realizzare a Brassai.

n.m.

_______________

dal 5 ottobre 2006 al 14 gennaio 2007 sarà a Milano, Palazzo Reale,

Tamara De Lempicka


Giunge a Milano la prima grande retrospettiva italiana su Tamara de Lempicka. A ottant’anni dalla prima mostra personale tenutasi nel capoluogo lombardo, presso la galleria del Conte di Castelbarco, la mostra introduce l’infinito fascino del lavoro e delle idee di Tamara alle nuove generazioni di visitatori.
Pittrice cosmopolita e icona dell’Art Déco parigina, Tamara de Lempicka ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un’epoca. Immagini della Parigi anni ‘20 e ‘30 di cui diventa la più brillante interprete.
Il suo talento precoce la rende presto protagonista stravagante della mondanità europea; si afferma nei Salons sin da giovane e dopo i grandi successi, prima a Parigi e poi in Italia, prosegue una folgorante carriera negli Stati Uniti.
La mostra ‘Tamara de Lempicka’ ripercorre la storia di questa affascinante artista, attraverso una meditata scelta di opere.
Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni.
La prima sezione comprende i lavori del periodo parigino, ispirati all’Art Nouveau, con opere come Portrait d’un joueur de polo (1922) e Portrait d’une fillette avec son ourson (1922); inoltre, si intende qui ricreare la personale mostra storica di Milano, del 1925, che ha consacrato il lancio e la carriera internazionale di Tamara de Lempicka.
Il legame dell’artista con il nostro paese è per altro ampiamente documentato fin dal 1911, anno in cui, ancora fanciulla, visita i musei di Firenze, Roma, Venezia; nasce da allora la passione per l’arte italiana, in particolare per Raffaello, Bronzino, Pontormo e Guido Reni; seguono altri viaggi di studio e nel 1926 è ospite di Gabriele D’Annunzio al Vittoriale.
La seconda sezione illustra la fase di ricerca e sperimentazione stilistica dell’artista, attraverso dipinti come Le baiser (1922) o Rue dans la nuit (1923), e l’approdo personale al neo-cubismo con Nu assis de profil (1923), La dormeuse (1923).
La terza sezione si focalizza sulle opere di grande impatto, i suoi famosi ritratti del periodo Art Déco: Portrait du Price Eristoff (1925), Portrait du Marquis d’Afflito (1925), Portrait de la Duchesse de La Salle (1925), Portrait de Son Altesse Impériale le Grand Duc Gabriel (1926) La tunique rose (1927), Le rêve (1927), Jeune fille aux gants (1930), Portrait de Pierre de Montaut (1930), Portrait de Marjorie Ferry (1932); ritratti unici nella geniale rappresentazione della società mondana durante i ferventi anni tra le due guerre.
Sono opere degli anni ‘20 e ‘30 che raffigurano tutto ciò che allora era considerato glamour e che rappresentava ‘il nuovo’: la Bugatti, il telefono, la donna che scia, le vedute urbane con grattacieli. Le donne esprimono un glamour gelido e perfetto, sembrano incontaminate dalla realtà: le labbra con rossetto rosso profondo e prezioso, le mani immacolate, le braccia ricoperte da gioielli sfavillanti e gli sguardi sicuri e sfidanti.
Immagini vicine all’artificio e al perfezionismo della fotografia di moda, ma sicuramente tutte strettamente legate alla vita e alla personalità di Tamara de Lempicka.
L’artista sviluppa in queste opere un concetto molto interessante: si allontana dalla costruzione razionalistica del ritratto e introduce quella che definisce ‘visione amorosa’ ovvero una visione deformata dai sentimenti che la pittrice prova per una persona o per un oggetto.
Nei suoi quadri, le figure quasi esplodono e tendono a fuoriuscire dalla tela in cui sono compresse, a pretendere una solidità che si contrappone all’effimero dei sentimenti; come se fossero interamente possedute, de Lempicka cattura le persone in pose in cui interviene l’ordine delle linee geometriche e della misura. D’altra parte l’artista ha dichiarato di aver quasi sempre ritratto gli uomini e le donne che ha amato. Le immagini oscillano così tra raffinata sensualità e gelido classicismo, apportando un nuovo contributo alla storia dell’arte degli anni ‘20 e ‘30. Nessun altro artista ha saputo interpretare i vari aspetti della corrente della Neue Sachlichkeit con la sensualità e l’erotismo delle sue figure. La presenza apparentemente cartellonistica delle persone ritratte, come catturati da un flash, non significa mai uniformità. Il marchese d’Afflito ha una presenza lunare, Arlette Boucard medusiana, mentre il Docteur Boucard, inventore del Lactéol, emana intelligenza positva. Alcuni sembrano sognatori inguaribili come Ira P. , altri invece olimpici nel loro distacco, come la Jeune fille aux gants e La Duchesse de La Salle in tenuta da cavalcata, è evidentemente di umore diabolico. Questa varietà psicologica all’interno di un’apparente monotonia stilistica controdistingue questi ritratti e costituisce un’elemento molto originale.
La quarta sezione comprende i quadri del periodo californiano. Opere dal carattere meditativo che rivelano un approccio iper-realistico nella rappresentazione della realtà: Madone (1937), L’Atelier à la campagne (1941), Le turban orange (1945), Chambre d’hôtel (1951).
Infine, il contributo di Tamara de Lempicka alla pittura moderna viene esposto nel contesto della moda e del design degli anni ‘20 e ‘30. Amante della bellezza, l’artista allestisce il suo studio in un edificio progettato dall’architetto Robert Mallet-Stevens, rappresentante di spicco dell’architettura modernista, e ne affida l’arredamento alla sorella Adrienne Gurwick-Gorska, che sceglie per lei gli oggetti più rappresentativi del gusto dell’epoca.
Nata a Varsavia nel 1898, trascorre la gioventù tra il collegio di Losanna, San Pietroburgo, Montecarlo, frequentando le località di villeggiatura della vecchia aristocrazia europea.
Nel 1916 sposa a San Pietroburgo Tadesusz Lempicki, il più ambito scapolo della città, in una cerimonia ostentamente fastosa (lo strascico della sposa Tamara va dall’altare alla porta della chiesa).
Alla vigilia della rivoluzione bolscevica lascia San Pietroburgo alla volta di Parigi, indiscussa capitale della vita artistica dei decenni fra le due guerre, dove nel 1920 s’inscrive all’Académie de la Grande Chaumière e diventa allieva di due pittori di scuole molto diverse nelle conclusioni figurative: il post-impressionista Maurice Denis e il pittore neo-cubista André Lhote. Presto Lempicka si annoia nel ruolo di allieva, e si presenta come artista indipendente affermando in quegli anni uno stile di perfezione e grandiosità.
Nel 1920 nasce la prima figlia Kizette, e Lempicka si divide tra ruoli di madre, moglie e artista.
Già dal 1922 espone per la prima volta ai Salons parigini, dove le sue presenze si intensificano con grande clamore di anno in anno. Nel 1925 il conte Emanuele di Castelbarco le organizza la prima grande mostra personale di Tamara de Lempicka nella sua galleria Bottega di Poesia al 14 di via Montenapoleone di Milano. L’anno seguente conosce D’Annunzio e trascorre un periodo al Vittoriale per ritrarre il poeta, ma la tormentata vicenda amorosa tra i due comprometterà l’esecuzione del ritratto. Lo stesso anno il Musèe des Beaux-Arts di Nantes sarà la prima collezione pubblica ad acquistare una sua opera (Kizette en rose, 1927).
Nel 1928, durante un viaggio a Montecarlo si separa dal suo primo marito Tadeusz de Lempicki. L’anno seguente esegue un ritratto della danzatrice andalusiana Nana de Herrera, amante del Barone Raoul Kuffner. Da lì a poco Tamara de Lempicka diventerà la baronessa Kuffner.
Nel 1929 parte in seguito alla commissione del ritratto Mrs. Bush per gli Stati Uniti, dove in seguito viene organizzata una sua mostra al Carnegie Institute di Pittsburgh.
Negli anni ‘30 Lempicka abita in un grande appartamento-studio in rue Méchain, disegnato da Robert Mallet-Stevens, e vi riceve aritisti, politici, ambasciatori e artistocratici. Lempicka era diventata la perfetta impersonificazione della ‘donna moderna’, una diva al centro della società e una pittrice i cui ritratti rispecchiavano il mondo di cui si circondava, le tout Paris, che era ai suoi piedi.
Nel 1939 si trasferisce con il secondo marito in California, dove diventa la regina della mondanità hollywoodiana. Le feste diventano il punto focale della vita mondana di Hollywood, cui protagonisti di allora tra cui Charles Boyer, Vicky Baum, Greta Garbo erano di casa nella villa dei Kuffner. Nei decenni seguenti espone a New York, Los Angeles e San Francisco.
Dopo la guerra fa spesso ritorno a Parigi e in Italia. Roma nel 1957 e Parigi nel 1972 le dedicano grandi mostre.
Si spegne a Cuernavaca in Messico nel 1980, dove si era trasferita dopo la morte del marito. Seguendo la sua ultima volontà le sue ceneri vengono sparse sul vulcano Popocatépetl.

testo ripreso dal sito http://www.skira.net

n.m.

______________________

dal 23/11/06 al 27/1/07

Kiki Smith


Galleria Raffaella Cortese
Via A.Stradella, 7 - Milano


Artista da sempre votata alla sperimentazione, Smith si avvicina all’incisione sin dalla prima meta' degli anni ottanta e da questo momento in avanti l’attivita' grafica sara' una pratica costante e significativa del suo lavoro.

La centralita' del corpo umano, in particolare quello femminile, resta un importante oggetto di indagine, sebbene gli interessi di Kiki Smith si aprono, a partire dagli anni novanta, al rapporto tra l’uomo e la natura. Ne sono un esempio “White Mammals" (1998), sette incisioni di mammiferi artici e albini, rappresentati non “in posa" ma fluttuanti su un fondo bianco che esalta il loro essere semplicemente dei corpi; o ancora “Falcon" (2001), in cui la grande abilita' dell’artista emerge nei dettagli del piumaggio.
“Constellations"(1996) testimonia il profondo interesse di Smith per l’astronomia. Nella litografia, la bellezza delle figure e' esaltata dal supporto di carta nepalese, usata spesso nei disegni.
“Banshee Pearls" (1991), litografia su 12 fogli realizzata assemblando dozzine di autoritratti in diverse grandezze, orientamenti ed espressioni, e' il primo di una serie di lavori dedicati all’autoritratto; un soggetto che l’artista indaghera' in modo particolare con questa tecnica.

Nel corso della sua ricerca artistica Kiki Smith ha tratto piu' volte ispirazione dalla letteratura, dal mito e dalla favole, cercando sempre di reinterpretare le storie dei personaggi “presi in prestito", da un punto di vista femminile e personale come nella serie delle Blue Print (1999) in cui confluiscono numerosi rimandi ai Maestri nordici (“Melancholia" in cui cita testualmente il titolo di un‘incisione di Albrecht Durer) e all’arte Vittoriana (“Emily D." che ritrae la poetessa Emily Dickinson).

In seguito l’artista realizza alcune grandi incisioni, acquarellate a mano, ispirata al celebre romanzo di Lewis Carroll “Alice nel paese delle meraviglie". Nascono “Pool of Tears 2 (After Lewis Carroll)" (2001)che interpreta l’episodio in cui Alice si trova immersa nelle sue lacrime in mezzo a grandi animali, e “Come away from her (After Lewis Carroll)" (2003) tratto dalla scena in cui gli uccelli abbandonano la bambina alla sua solitudine. La favola di “Alice nel paese delle meraviglie" e' esplorata anche nella scultura in porcellana bianca, Alice II (Feet Uncrossed), raffigurante un’Alice sognante e vulnerabile.
Nello stesso periodo Kiki Smith esplora anche la favola di “Cappuccetto Rosso", interpretata in termini di dominazione maschile, da cui trae numerose opere ma soprattutto le due grandi litografie, “Companions" e “Born".

Negli ultimi anni, l’artista si dedica a una serie di piccole sculture in porcellana di soggetti femminili: “Woman with Dog" (2003), Tahitian Girls with Feathers (2005), Me in a Corner (2005) e Lo (Seated) (2005)

n.m.

____________________

Unica Zürn
Ouvres

Halle Saint-Pierre
2, Rue Ronsard
75018 Paris


Dal 24/09/2006 al 04/03/2007

Cette exposition rend hommage à Unica Zürn, icône surréaliste au destin tragique, trop souvent demeurée dans l'ombre de son compagnon, Hans Bellmer. La trajectoire artistique d'Unica Zürn lui donne une place exceptionnelle et singulière dans le mouvement surréaliste. Son oeuvre graphique et littéraire, sous la forme d'anagrammes, de dessins automatiques et d'écrits en prose où elle mêle fiction et autobiographie, est marquée par le destin d'une vie en tension entre délire et création.
Unica Zürn offre, comme Artaud, une perspective sur la folie vécue de l'intérieur. L'aveu extatique de l'illumination que lui procure dans ses crises son envol intérieur donne à ses dessins et ses écrits un accent de vérité bouleversant. Cependant, son oeuvre se situe au-delà d'une forme nouvelle de subjectivité et renouvelle, par sa fécondité créatrice et son langage poétique, la magie de l'intelligence du monde.

vedi Unica Zürn di Giannina Mura

m.m

________________

Yayoi Kusama
Metamorfosi
Palazzina dei Giardini, c.so Canalgrande, Modena
15 settembre 2006 – 7 gennaio 2007

Orari: da martedì a venerdì 10,30 -13,00; 15,00 -18,00
sabato, domenica e festivi 10,30 -18,00
chiuso il lunedì
15,16 e 17 settembre, in occasione del festivalfilosofia 2006,
apertura dalle 10,00 alle 23,00
Festività: 1 novembre, 8 dicembre e 6 gennaio, 10,30 –18,00
25, 26 dicembre, 1 gennaio, 15,00 –18,00
Ingresso: libero

Persa dentro a un puntino e moltiplicata da muri di specchi: è così che vediamo Yayoi Kusama, la più importante artista giapponese vivente. Il fatto è che a Tokyo, negli anni cinquanta, era difficile essere una ragazza con desideri di originalità e indipendenza. Sostenuta da un narcisismo divertito ma devastata da una sensibilità ossessionata, spinta dal desiderio di porsi allo stesso livello dei maschi, aiutata dal suo talento multiforme, Yayoi Kusama se ne andò negli Stati Uniti dove visse tra il 1957 e il 1973.
Inserita nel fermento artistico di New York, non si sottrasse ad happening per la pace in Vietnam e soprattutto per l’autonomia femminile.
Malgrado abbia girato film, redatto riviste e partecipato ad attività sperimentali di ogni tipo, il suo lavoro è ampiamente riconoscibile per l’utilizzo di pallini, reticoli, specchi e tutto ciò che mette in crisi la percezione, comunicando il suo disagio con opere che generano da una parte un vissuto giocoso, dall’altra una perdita dell’orientamento. La sua poetica si è comunque incrociata con quella di molti protagonisti del nostro tempo: ricordiamo le collaborazioni col musicista Peter Gabriel, con il fotografo Nobuyoshi Araki, con lo stilista Issey Miyake.
Dopo la vasta notorietà raggiunta grazie a mostre tenute nei maggiori musei del mondo, in Italia l’hanno resa particolarmente nota le sue partecipazioni alla Biennale di Venezia, nel 1966 e nel 1993, quando fu scelta come rappresentante per la propria nazione d’origine: la ragazzina ribelle aveva vinto, anche se forse a prezzo del proprio stesso equilibrio.
Ora la Galleria Civica di Modena la invita a tenere la sua prima mostra personale in un museo italiano: inaugura infatti sabato 16 settembre alle 12 alla Palazzina dei Giardini in c.so Canalgrande a Modena la mostra “Yayoi Kusama”, organizzata e prodotta dalla Galleria Civica di Modena e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, a cura di Angela Vettese in collaborazione con Milovan Farronato.
Come la personale dedicata ad Ugo Rondinone, anche questa mostra rientra nell’ambito del festivalfilosofia, dedicato quest’anno al tema dell’Umanità, in programma a Modena, Carpi e Sassuolo il 15,16 e 17 settembre 2006 (www.festivalfilosofia.it).
I visitatori troveranno alla Palazzina dei Giardini quattro installazioni ambientali, quadri e sculture oggettuali. Progettata dall’artista medesima, la mostra si apre con un ambiente dedicato alla sfera e si prolunga con due ambienti oscurati, nei quali vengono distribuiti punti di colore illuminati: un modo per rendere appariscente quanto possa essere allucinato un semplice locale domestico. E per estensione, quanto estranee ci possano diventare le cose che consideriamo più vicine. In un attimo tutto si fa nemico, indecifrabile, ostile. Lo spettatore camminerà poi in una stanza fatta di forme biomorfe e trasformata in un divertente labirinto, per giungere poi ai quadri in cui l’artista dipinge con maniacalità i suoi cerchietti o riempie scatole, scarpe, contenitori improbabili di piccole forme inquietanti, come microrganismi che ci assediano e come piccole escrescenze che crescono senza controllo.
Ecco allora che emergono i fulcri su cui è disegnata l’esposizione e l’intera produzione dell’artista: l’odio/amore per il controllo, appunto, ma anche il fare manuale e la creatività in generale come antidoto all’ansia.
Yayoi Kusama non dice la sua età. Vive e lavora a Tokyo.
Per biografia, immagini e informazioni dettagliate consultare il suo sito www.yayoi-kusama.jp
Cura: Angela Vettese in collaborazione con Milovan Farronato
Ufficio Stampa Studio Pesci: Bologna, www.studiopesci.it, info@studiopesci.it, Tel. + 39 051 26 92 67
Ufficio Stampa Galleria Civica: Tel. +39 059 2032883 galcivmo@comune.modena.it
Info: Galleria Civica di Modena, c.so Canalgrande 103, 41100 Modena,
tel. +39 059 2032911, 2032940, fax 2032932

Vedi La casa dei sogni ha i mobili a pallini di A.D.Genova

m.m.

Segnalazioni artistiche del 2006
Segnalazioni artistiche del 2005
Segnalazioni sulla Biennale di Venezia 2005
Segnalazioni artistiche del 2004
Segnalazioni artistiche dal settembre al dicembre 2003
Segnalazioni artistiche dal marzo all'agosto 2003