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CRONACHE 2008
artiste nel mondo
(segnalazioni artistiche di Nadia Magnabosco e Marilde Magni)

e-mail: oltreluna@tiscali.it

 
 

inaugurazione 21 gennaio 2009


m.m.

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fino al 18 gennaio 2009

"Indiana"

reportage fotografico di Laura Salvinelli
su Sewa, il più grande sindacato di lavoratrici autonome indiane


Palazzo Incontro
Via dei Prefetti
Roma

Indiana è il reportage fotografico di Laura Salvinelli, in mostra da venerdì 19 dicembre a domenica 18 gennaio 2009 a Palazzo Incontro, in via dei Prefetti, che racconta i cambiamenti nel mondo del lavoro femminile in India attraverso le immagini delle donne unite e organizzate di Sewa (Self-Employed Women’s Association) il più grande sindacato di lavoratrici autonome indiane che ad oggi conta un milione di iscritte.
In India, su 100 lavoratori 93 appartengono al settore informale. I lavori più umili sono svolti dalle donne indù delle caste basse e dalle musulmane. Si tratta di rovistatrici e riciclatrici di rifiuti, portatrici di pesi e tiratrici di carri, sigaraie di bidi (le sigarette indiane per poveri), costruttrici di braccialetti, incensi e aquiloni, levatrici, manovali, sarte, ricamatrici e stampatrici di stoffe, arrotolatrici di stoppini per lumini votivi, cuoche, lavandaie, e cameriere di case, uffici e ospedali, mungitrici di vacche e raccoglitrici dei loro escrementi, e innumerevoli altre attività che si svolgono a casa o per strada.
Laura Salvinelli definisce le sue immagini dei "reportraits", ovvero un’unione tra reportage e portrait (inglese per ritratto).
Il ritratto diventa la finestra per raccontare la realtà più ampia di cui il soggetto è parte e questo attraverso uno sguardo non predatorio , ma di attenzione, cura e amore per la bellezza delle persone ritratte.
La Salvinelli predilige l’uso del bianco e nero che vede come una "una farfalla in via d’estinzione", una tecnica da difendere per evitare che scompaia.
La mostra è parte di un progetto più ampio nato con l’intento di dare visibilità a Sewa e allo straordinario lavoro della sua fondatrice Ela Bhatt, la rivoluzionaria gentile erede di Gandhi, che comprende anche il
libro di Mariella Gramaglia "Indiana. Dentro al cuore della democrazia più complicata del mondo" edito da Donzelli nel 2008.
L’importanza di Sewa si basa sull’empowerment delle sue iscritte, sia come lavoratrici che come donne: oltre che sindacato, è di fatto anche un grande movimento di liberazione delle donne. Fondamentale è anche la costruzione di una leadership femminile autonoma. Con la fondazione della sua Banca nel 1974, Sewa ha inventato il microcredito due anni prima della Grameen Bank del bengalese Muhammad Yunus.
Il microcredito ha rivoluzionato il concetto di chi è bancabile, aprendolo ai poveri rendendo così più degna la vita di milioni di esseri umani in tutto il mondo.
Scrive
Mariella Gramaglia: Laura Salvinelli non si limita a documentare le donne di Sewa, interroga invece la forza dei loro visi e dei loro sguardi. Nei suoi "reportraits", ritratti di distanze e di similitudini, si affida a un dialogo fra pari. Il corpo, fiabescamente femminile, non è mai negato. La dignità è nei gesti. L'autorevolezza negli sguardi lucenti delle leader e delle lavoratrici.
L’Assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma,
Cecilia D’Elia: Conoscere, attraverso l’obiettivo di Laura Salvinelli, situazioni e storie come quella di Ela Bhatt e del sindacato da lei fondato, aumenta il nostro desiderio di occuparci delle cose del mondo e la nostra comprensione del ruolo della politica nella vita quotidiana delle persone. Uno strumento per ascoltare, comprendere, progettare e contribuire al cambiamento della realtà.

vedi Indiana di Marina Forti

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fino al 18 gennaio 2009

MAYA LIN

Systematic Landscapes

De Young Museum

San Francisco, USA

"Systematic Landscapes is a major exhibition of new sculptures, drawgs, and installations by artist Maya Lin in recent years, lin has focused on a reconsideration of landscape in a time of ecological tension and changethis body of work engages the issue of our fragile connection to the environment in timely and poetic ways"

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Quintocortile - Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

venerdì 19 dicembre 2008 dalle ore 18,30 alle 21  i seguenti due eventi: 

dalle ore 18,30 alle 19,30 a conclusione della mostra Sacro-Profano performance 'al taglio' di Mavi Ferrando: per chi vorrà il ‘Sacro’ verrà separato dal ‘Profano'. 

sacroprofanoquintocortile
                                                                                                                 ( foto di Nadia Magnabosco)

Artisti: Rodolfo Berengo, Adalberto Borioli, Maria Elena Borsato, Maria Amalia Cangiano, Salvatore Carbone, Albino De Francesco, Antonio Falleti, Gretel Fehr,  Anna Finetti, anna Rosa Faina gavazzi, Jane Kennedy, Ornella Garbin, Helene Gritsch,  Nadia Magnabosco,  Marilde Magni, Alberto Mari, Gianni Marussi,  Elisabetta Pagani,  Edy Persichelli, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Raffaele Romano, Paola Zan

a seguire: aperitivo

dalle ore 20 alle 21  presentazione della rivista di strada bianchenere realizzata da Gretel Fehr e Antonella Prota Giurleo, grafica di  Mirko Bozzato, con esposizione delle opere pervenute; letture: Loretta Lo Giudice - sponsor: Città di Corsico  

Artisti: ARGENTINA: Gabriela Alonso, Maria Angelica Chamorro,Silvia Lissa, Daniela Mastandrea, Hilda Paz, Alfredo West Ocampo   BELGIO: Luc Fierens BRASILE: Regina Carmona  CANADA: La To Vinh CINA: Chen Li    EGITTO: Mohamed Aboud El Naga   FINLANDIA Pirjo Heino, Reija Remes, Iria Rentala, Paul Tiilila, Tarja Trygg INDIA: Shylesh B.O, Manu Chakravarthi K.N., Geetha Kekobad, Renuka Kesaramadu, S.Rajshekar, Rani Rekha, Bharati Sagar, Ramesh Terdal   ITALIA: Annabel Adler, Anna Aurenghi,  Elisabetta Baudino, Simone Beck, Giuliana Bellini, Bruno Bordoli, Giannetto Bravi, Maria Amalia Cangiano, Angela Caporaso, Alberto Casiraghy, Michele Ciacciofera, Gabriele Contini, Stefania Dalla Torre, anna Rosa Faina gavazzi, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Anna Finetti, Eliana Frontini, Ornella Garbin, Gino Gini, Giuseppe Insolia, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Alberto Mari, Gaia Vittoria Marturano, Elisa Mazza, Gualtiero Mocenni, Gilia Montanella, Jacqueline Orio, Nicola Palermo, Irene Petrella, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sassu, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Celina Spelta, Franco Tripodi, Giovanni Tufano, Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi NORVEGIA: Jaromir Svozilik   OLANDA: Paula Kouwenhoven, Dodog Soeseno ROMANIA: Mareia Balea   SPAGNA: Manoel Bonabal Barreiro, J.M. Calleja, Agustin Calvo Galan, Cesar Reglero Campos, Miguel Jimenez, Isabel Jover   URUGUAY: Clemente Padin.

a seguire: cibo, musica e aria di festa

m.m.

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dal 15 dicembre al 15 gennaio 2009

L'amore e' un cane che viene dall'inferno

nadiamagnabosco
L'uomo è la fogna dell'universo
- Nadia Magnabosco

Circolo Culturale Bertolt Brecht_Milano
Tel +39 3312995313 www.bertoltbrecht.it news@bertoltbrecht.it


...e porta con sé le proprie agonie Claudio Bettolo, Claudia Bonandrini, Massimo Brazzini, Silvano Bruscella, Stefano Calcinella, Giovanni Cerri, Giorgio Da Valeggia, Giorgio Del Basso, Anna Epis, Marina Falco, Ramona Gliga, Ivan Grebenshikov, Birgir Johansson, Nadia Magnabosco, Virginia Panichi, Lorenzo Pietrogrande, Branko Rakic, Giacomo Rossi, Alessandro Sala, Samuela Segato, Senso, Jacopo Silvestri, Angela Viola, Attilio Zanchi, Giulio Zanet, Sasha Zelenkevich.
A cura di: Lorenzo Argentino, Vera Carminati

COSÌ L’IDIOTA FA POLITICA

Una reazione dei sensi, una poesia carnale, senza redenzione. Un’epica dell’eroe ridotto all’osso, senza fronzoli. Los Angeles come Itaca, e come il mare. Insidie e donne, dee e puttane. Bukowski vuole una adesione totale alla terra. È ciò che reclama, con la forza di difendere un valore, senza ideologie. La finitezza resa estrema è la chiave per la comprensione dell’uomo. Un uomo che è urlo di dolore, belva che placa la sua fame, desiderio che non si lascia addomesticare. Un gatto, un uccello, la tigre, l’assassino. Sullo sfondo amore, sguardo di bambino: uno stupore che fa brillare di una luce pura, e tagliente, il senso di una bellezza semplice, ingenua, ingiusta. Immeritata come il dolore. Assurda leggerezza e notti come piombo: Bukowski scrive la contraddizione. Sull’orlo, sul confine, si muove tra due mondi, smascherandone le forze oscure, le intricate trame, alla luce impietosa di un sole splendido e lontano, di una luna fredda e del suo fascino terribile...

                                                                                                      Vera Maria Carminati


Inaugurazione: Lunedì 15/12/2008 alle ore 18.00

La mostra resterà aperta da lunedì a giovedì in orario da definire fino al giorno 14/1/2009

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14 dicembre 2008 - 16 febbraio 2009

Marlene Dumas

Measuring Your Own Grave

MoMa - New York

This exhibition of the work of the acclaimed painter Marlene Dumas, the first of its scale to be mounted in the United States, is organized by The Museum of Contemporary Art, Los Angeles, in association with The Museum of Modern Art. The exhibition includes approximately seventy paintings and thirty-five drawings, providing a comprehensive examination of the work of one of the most thought-provoking and fascinating artists working today. The exhibition opens with Dumas's earliest mature works from the late 1970s. While loosely chronological, it will also reflect Dumas's tendency to work in series, with key paintings grouped together. Through her focus on the human figure, Dumas merges themes of race, sexuality, and social identity with personal experience and art-historical antecedents to create a unique perspective on important and controversial issues of the day. The exhibition provides an opportunity to trace these themes over the course of the artist's career, and also provides access to paintings and drawings of extraordinary technical quality. The exhibition is accompanied by a fully illustrated catalogue.

vedi Marlene e la banalità del male di Adriana Polveroni

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dall'11 al 18 dicembre 2008

Rastros (tracce)
Libro d'artista collettivo dal Brasile all'Italia e ritorno


IBRIT ( Istituto Brasile Italia) - Via Borgogna 3 - Milano
Orari mostra: da lunedì a venerdì, dalle ore 11 alle ore 19.

MM1 San Babila Autobus 54 - 60 - 61 - 65 - 73 - 84 - 94 Tram 12 - 23 - 27
tel. 02 76 01 13 20 02 76 39 22 73 fax 02 76 01 12 96 - www.ibrit.it - info@ibrit.it


Artiste e artisti: Thereza Christina de Azevedo Iacob, Maria Luiza Cangeri, Mara Caruso, Francesco Ceriani, Maria Darmeli Araujo, Jacira Fagundes, Gretel Fehr, Dorali Konrad Schuck, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Ana Luz Pettini, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sormani
Letture: Loretta Lo Giudice in italiano, Regina Marques in portoghese
Curatrici: Mara Caruso per il Brasile, Antonella Prota Giurleo per l'Italia.


Artiste e artisti di Milano e di Porto Alegre si scambiano idee e proposte in una collaborazione tra culture, italiana e brasiliana, che dura da alcuni anni e che è alla base di questa mostra.
Il tema proposto è il viaggio, nelle sue diverse accezioni, reale o immaginario, la vita come viaggio, il sogno come viaggio della mente…
Partidas e Chegadas, Partenze e arrivi il titolo del libro collettivo a fisarmonica; tema interpretato con diverse sensibilità e modalità espressive, dalla pittura all'incisione, dalla computer art al collage.
Thereza Christina de Azevedo Iacob, Maria Luiza Cangeri, Mara Caruso, Francesco Ceriani, Maria Darmeli Araujo, Jacira Fagundes, Gretel Fehr, Dorali Konrad Schuck, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Ana Luz Pettini, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sormani, sette brasiliane e sette tra artiste ed artisti italiani , si confrontano in un rincorrersi di immagini e in uno scambio di visioni molto stimolanti.
Ma la mostra non finisce qui.
All'interno dei libri della biblioteca una sorpresa può attendere il lettore o la lettrice che ricorrono al prestito. Una cartolina? un segnalibro? cosa?
E' la metafora dello sbuffo della locomotiva che, come ha rilevato Paolo Daffara facendo riferimento a Se una notte d'inverno un viaggiatore, romanzo di Italo Calvino, è nascosta nei piccoli lavori che sono inseriti tra le pagine dei libri.
I piccoli originali costituiscono tracce di un passaggio, come le cartoline (non casualmente, lo stesso formato) che talvolta si incontrano nei libri destinati al prestito o alla consultazione. Tracce o souvenir di viaggio che capitano in mano al futuro lettore. Sbuffi.
Un'altra mostra, celata. " Una mostra che - come dice Loretta Lo Giudice - non si mostra, ma aspetta. Singolare."
L'iniziativa ha il senso di riprendere una casualità d'incontro e vuole affermare il valore del dono.
Nella logica del mercato dell'arte il dono non è previsto; un alto numero di artiste e di artisti, accettando la proposta, dimostra, oltre alla propria generosità, che le regole si possono cambiare.

E' il dono di Theresinha Bof Reis, Sirlei Caetano, Mara Caruso, Francesco Ceriani, Maria Darmeli Araujo, Rejane De Castro Zanchin, Miranda Deò, Maria Do Carmo Toniolo Kuhn, Bete Domingos, Jeanete Ecker Kohler, Jacira Fagundes, Gretel Fehr, Therezinha Fogliato Lima, Eny Herbest, Tania Luzzatto, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Neiva Mattioli Leite, Heloisa Matusiak Sonaglio, Adelaide Mertens, Lilia A. Messias, Terezinha Dirce Missel de Jesus, Mesther Mussoi, Vera Regina Presotto, Antonella Prota Giurleo, Eduardo Rangel Baptista, Luca Rendina, Iria Ana Ritter, Fatima Sigueira Borges, Joel Silva, Antonio Sormani, Jane Beatriz Sperandio Balconi, Neusa Thomè
Ma ancora non è finita: in occasione dell'inaugurazione l' IBRIT organizza un piccolo bazar di libri in portoghese a prezzo molto conveniente, e saranno letti brani sul tema del viaggio in portoghese e in italiano.
Buona lettura e buona visione a tutte e a tutti!
                                                                                     Antonella Prota Giurleo

Inaugurazione: giovedì 11 dicembre 2008 alle ore 18.30

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dal 10 al 19 dicembre 2008

Sacro/Profano

Quintocortile - Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617.

installazione di Mavi Ferrando con 22 interventi di 22 artisti
artisti: Rodolfo Berengo, Maria Amalia Cangiano, Salvatore Carbone, Albino De Francesco, Adalberto Borioli, Antonio Falleti, Gretel Fehr, Anna Finetti, anna Rosa Faina gavazzi, Jane Kennedy, Ornella Garbin, Helene Gritsch, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Alberto Mari, Gianni Marussi, Elisabetta Pagani, Raffaele Penna, Edy Persichelli, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Raffaele Romano, Paola Zan

a cura di Donatella Airoldi

E’ questa la settima grande installazione in legno che Mavi Ferrando ha realizzato avvalendosi, nelle sue parti componenti, dell’intervento di altri artisti in una sorta di lavoro a quattro mani con ciascuno di essi. All’origine sono 22 tavole di legno all’interno delle quali sono state individuate alcune forme poi asportate con un’operazione di traforo. Ciascuna tavola è stata quindi consegnata ad altrettanti artisti per la realizzazione degli interventi: nella porzione superiore una visione del Sacro, in quella inferiore una visione del Profano. Al termine della mostra una performance ‘al taglio’ dove il ‘Sacro’ verrà separato dal ‘Profano’.
Nella genesi dell’installazione si vede come all’origine il Sacro e il Profano quasi non si distinguano fra loro: sono indissolubilmente uniti, come una coppia simbiotica formata da elementi  simili e opposti in perfetta eguaglianza ed equilibrio. Ciascuno ha un proprio spazio vuoto di identità al di sopra o al di sotto. Ma nel tempo questo spazio si riempie, si popola, si articola, si colora, si differenzia. E questa differenziazione diventa sempre più pesante e insopportabile per una coabitazione coatta e alla fine l’antica coppia si separa. Per sempre. Restano le antiche similitudini e l’antica origine comune, ma o si è da una parte o si è dall’altra. Una  visione forse massimalista, ma senz’altro emblematica di uno stare in un mondo dove le le visioni del mondo radicalizzate sono sempre più diffuse. Ma qualcuno. già lo sappiamo. vorrà ancora mantenere l’antica fusione: il suo Sacro sarà ancora estremamente simile e in armonia con il Profano. E non vorrà separarsi. Lo sapremo alla performance.


inaugurazione: mercoledì 10 dicembre ore 18 - 19.30

orario: da martedì a venerdì dalle 17,30 alle 18,30 o su appuntamento 338.8007617

n.m.

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dal 2 al 16 dicembre 2008

ARTISTI PER PASOLINI -Tintacce e Tintine

Istituto Tecnico Sperimentale Pier Paolo Pasolini - via Bistolfi 15 Milano

A cura di Quintocortile - Donatella Airoldi e Mavi Ferrando con la collaborazione di Luigi Cannillo

Le opere di dodici artisti contemporanei realizzate appositamente in un'ottica interpretativa del pensiero del grande poeta-scrittore-cineasta.

Parafrasando il titolo del film ‘Uccellacci e uccellini’ una mostra in cui la complessità del reale viene suddivisa ironicamente in tinte: dolci, aspre, delicate, irriverenti. Due mondi paralleli e conviventi che abbracciano un po’ tutto, dal senso di vita all’estetica, dalle emozioni all’etica.

opere di: Silvia Abbiezzi, Adalberto Borioli, Maria Elena Borsato, Anna Boschi, Salvatore Carbone, Mavi Ferrando, Maria Luisa Grimani, Ruggero Maggi, Giancarlo Pavanello, Sergio Poddighe, Marina Scognamiglio, Armando Tinnirello

Inaugurazione: martedì 2 dicembre alle ore 11,00

Orari: da lunedì a sabato dalle ore 9 alle 14

n.m.

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Sabato 29 Novembre 2008 alle ore 17.00

sarà inaugurata la mostra a sostegno dei bambini del Tibet

Tibet e Spiritualità

Villa Casati - Sala Mostre Piazza Mazzini, 9
Cologno Monzese
sotto la direzione artistica di Ornella Garbin.

Più di 40 artiste e artisti, interpretando il tema della spiritualità del popolo tibetano nel contesto della grave situazione in cui vive, hanno donato le loro opere in favore del Villaggio dei Bambini Tibetani ( Tibetan Children Village) di Dhramsala.

Da alcuni mesi la Tibet Culture House, in collaborazione con il Comune di Cologno Monzese, ha aperto un conto corrente intestato al Villaggio dei Bambini Tibetani per raccogliere fondi a sostegno di un progetto di aiuto e supporto alle attività di questa istituzione, impegnata nell'educazione e nella cura dei giovani rifugiati tibetani in India.

Tale progetto, "Un tetto ai bambini tibetni profughi del tetto del mondo", si concretizzerà nella ricostruzione di una casa - scuola a Dharamsala che ospita numerosi giovani tibetani in esilio.I cittadini e visitatori della Mostra potranno , quindi, sostenere il progetto, acquistando una delle opere esposte. L'acquisto avverrà versando sul conto corrente dedicato una somma minima di 100,00 euro per ogni opera e il ricavato contribuirà a sostenere il progetto di aiuto al Villaggio dei Bambini Tibetani.

Come sapete, nel 1950 il Tibet ha perso la sua autonomia a seguito Come sapete, nel 1950 il Tibet ha perso la sua autonomia a seguito dell'invasione cinese. Da allora migliaia di tibetani, costretti all'esilio, hanno trovato rifugio in India, una migrazione che prosegue ancora oggi.
Nella cittadina indiana di Dharamsala ha sede, dal 1971, il primo e più grande Villaggio dei Bambini Tibetani, che ospita e cura l'istruzione e la salute dei bambini orfani esiliati e con il quale il Comune di Cologno Monzese ha avviato una collaborazione.

Siamo certi che accoglierete il nostro invito a partecipare all'inaugurazione e a visitare la Mostra, che sarà aperta dal 30 novembre al 10 dicembre 2008 con i seguenti orari:

giorni feriali: 16.00 - 18.30
sabato e festivi: 10.00 - 12.00 / 16.00- 18.30

locandina mostra

m.m.

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giovedì 27 novembre 2008 ore 18.30

anna Rosa Faina gavazzi

57 opere+5+”peccato!”

Tashidelekmilano

Via Marco Polo, 4 Milano

I fili del discorso si intrecciano con piccoli nodi che richiamano alla mente sottili mani volanti.
Mani veloci che ordiscono una trama di vita vissuta.
Gli anni corrono sui tappeti, ma non cadono, quando il filo viene tagliato.
Benvenuto a teatro! Guardati attorno… I quadri viventi qui recitano in diverse dimensioni.
Il sorriso incredulo dell’ultimo drago rivela un San Giorgio crudele e inaspettato.
Il Tridente sostiene Nettuno, dio di fumogene profondità.
E’ un peccato peccare? Il giudizio è una mano “santa” munita di forbici.
Tocca la trama dei tappeti tibetani e scopri tutti gli atti, o “quadri” dell’opera.
Tashi Delek a te! Benvenuto ancora e Lieta Benignità

Orari: novembre lun-sab 10.00-13.00 / 14.00-19.00
dicembre lun-dom 10.00-13.00 / 14.00-19.00

Presentazione: Anna Aurenghi
Curatori: Gianpaolo Tibaldi, Giulia Vitali
Musiche: Christophe Daverio
Voce narrante: Loretta Lo Giudice

la mostra proseguirà fino al giovedì 11 dicembre 2008

 

m.m.

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mercoledì 26 novembre 2008 ore 21

presentazione del primo numero della rivista d'arte di strada


Sala La Pianta -Via Leopardi 7   
 Corsico (Milano)  

Gretel Fehr e Antonella Prota Giurleo organizzano la pubblicazione e la distribuzione di una rivista d’arte di strada da diffondere in ambiti artistici e culturali. 
La rivista, redatta in  mille copie di 28 pagine ciascuna, è realizzata in fotocopie bianco e nero su carta riciclata in formato A5. Avrà uscita semestrale.
In occasione della presentazione del numero uno della rivista saranno esposti tutti i lavori pervenuti sino ad ora.

Artiste e artisti: ARGENTINA: Gabriela Alonso, Maria Angelica Chamorro,Silvia Lissa, Daniela Mastandrea, Hilda Paz, Alfredo West Ocampo BELGIO: Luc Fierens CANADA: La To Vinh CINA: Chen Li EGITTO: Mohamed Aboud El Naga FINLANDIA Pirjo Heino, Reija Remes, Iria Rentala, Paul Tiilila, Tarja Trygg INDIA: S.Rajshekar ITALIA: Anna Aurenghi, Elisabetta Baudino, Giuliana Bellini, Bruno Bordoli, Giannetto Bravi, Maria Amalia Cangiano, Angela Caporaso, Alberto Casiraghy, Michele Ciacciofera, Stefania Dalla Torre, anna Rosa Faina gavazzi, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Anna Finetti, Eliana Frontini, Ornella Garbin, Gino Gini, Giuseppe Insolia, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Alberto Mari, Gaia Vittoria Marturano, Elisa Mazza. Gilia Montanella, Nicola Palermo, Irene Petrella, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sassu, Stefano Soddu, Antonio Sormani, Celina Spelta, Franco Tripodi, Giovanni Tufano, Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi NORVEGIA: Jaromir Svozilik OLANDA: Paula Kouwenhoven, Dodog Soeseno SPAGNA: Manoel Bonabal Barreiro, J.M. Calleja, Agustin Calvo Galan, Cesar Reglero Campos, Miguel Jimenez, Isabel Jover URUGUAY: Clemente Padin.


Abbiamo deciso di dar vita ad una rivista d'arte di strada perché
ci piace pensare che arte e strada possano confrontarsi e andare d'accordo
l'abbiamo chiamata bianchenere perchè
ci piace pensare a pagine nelle quali le gradazioni del bianco, quelle del nero e le infinite dei grigi
diano il senso della varietà di pensieri e di saperi
abbiamo scelto di stamparla su carta riciclata perchè
ci piace pensare che cultura e natura possano vivere in armonia

Dario Ballardini, Assessore all’Ambiente di Corsico
Mirko Bozzato, Gretel Fehr, Antonella Prota Giurleo

Curatrici: Gretel Fehr, Antonella Prota Giurleo
Grafica: Mirko Bozzato
Musiche: Francesca Bongiorni, violoncello
Letture: Nina Bellomo
Patrocinio: Città di Corsico

Informazioni: gretel.f@libero.it - a.protagiurleo@email.it - cell. 340 366866 - 347 0312744

m.m..

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dal 20 novembre 2008 al 31/12/2008

ALT - ilcorpoèmio
Testimonianze delle artiste nell'anno delle Signore 2008

Camera del Lavoro. Corso di Porta Vittoria 43. Milano
Orari: da lunedì a venerdì 9 - 18; sabato 9 - 13.

A cura di: Quintocortile - Donatella Airoldi e Mavi Ferrando con la collaborazione di: Silvia Cibaldi, Gretel Fehr, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo; per la Camera del Lavoro Nerina Benuzzi e Tiziana Scalco

Artiste: Gina Abate, Lucia Abbasciano, Silvia Abbiezzi, Annabel Adler, Antonella Affronti, Anna Aurenghi, Daniela Baldo, Roberta Barbieri, Maria Carla Baroni, Clara Bartolini, Donatella Baruzzi, Rosanna Battaiotto, Elisabetta Baudino, Giuliana Bellini, Rosetta Berardi, Luisa Bergamini, Donatella Berra, Natalia Berselli, Petra Bialas, Bicci, Laura Bizzozero, Maria Elena Borsato, Anna Boschi, Daniela Brambilla, Donata Buccioli, Marina Buratti, Gabriella Calandra, Maria Amalia Cangiano, Angela Caporaso, Marilù Cattaneo, Ada Celico, Silvia Cibaldi, Rossella Cipressi, Eleonora Cirant/Elisabetta Pagani, Elena Colombo, Ilaria Commisso, Emanuela Comparetti, Graziella Contessi, Marisa Cortese, Nicoletta Crocella, Dade, Stefania Dalla Torre, Caterina Davinio, Carola De Agostini, Francesca De Lucia, Mirta De Simoni Lasta, Valeria Diamanti, Gabriella Di Trani, Fausta Dossi, Maria Teresa Fata, Gretel Fehr, Giovanna Ferioli, Mavi Ferrando, Lupe Ficara, Monica Fiori, Giuditta Fontana, Eliana Frontini, Patrizia Gabriele, Renata Galanti, Donatella Galeazzi, Ornella Garbin, Silvana Gatta, anna Rosa Faina gavazzi, Sabrina Ghiri, Flavia Girardi, Helene Gritsch, Ornella Guzzetti, Kalamari, Marisa Keble, Jane Kennedy, Kosty, Grazia Lavia, Patrizia Lonardi, Veronica Longo, Tania Lorandi, Marilena Maglio, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Silvia Majocchi, Paola Malato, Marina Mariani, Maddalena Mauri, Elisa Mazza, Libera Mazzoleni, Elena Menga, Emanuela Mezzadri, Maria Micozzi, Annalisa Mitrano, Patrizia Molinari, Sara Montani, Oriella Montin, Franca Munafò, Ester Negretti, Felice Alis Nusselein, Anna Olivares, Laura Oltolina, Betti Oneto, Jacqueline Orio, Daniela Pellegrini, Edy Persichelli, Mari Jana Pervan, Anna Petrungaro, Miriam Piccicuto, Patrizia Piodella, Laura Pitscheider, Marilisa Pizzorno, Marta Popescu Jianu, Tiziana Priori, Antonella Prota Giurleo, Milvia Quadrio, Giuseppina Geraldina Riccobono, Alina Rizzi, Tiziana Rosmini, Serena Rossi, Lucrezia Ruggieri, Marina Sanchez, Edi Sanna, Evelina Schatz, Stefania Selmi, Spelta, Gabi Summa, Micaela Tornaghi, Armanda Verdirame, Carla Veronese, Rosanna Veronesi, Angela Vinci, Paola Zan, Maria Grazia Zanmarchi


Inaugurazione:
giovedì 20 novembre 2008 alle ore 18 con rinfresco.Interventi di Nerina Benuzzi e di Tiziana Scalco, segretarie della camera del Lavoro di Milano; e di Donatella Airoldi, critica. Saluto di Onorio Rosati, segretario della CdLMMilano.



Testo critico: Donatella Airoldi

"… è la denuncia di una cultura che ancora vuole e vede le donne come vittime per eccellenza di violenze e omicidi quotidiani (veri o consumati a livello di massa nelle fiction televisive sempre più specializzate nei primi piani ravvicinati di donne massacrate).
Rivisitando l'antico slogan di battaglie vinte, 'il corpo è mio e me lo gestisco io' si è riformulata la frase emblematica: 'Alt - ilcorpoèmio'.
Vorremmo non vedere più sfregi sulle labbra delle donne, vorremmo non aver più pugnalate nel ventre, vorremo viaggiare con il nostro corpo, al sole o di notte, senza avvoltoi nel cielo che sibilano. Vorremmo essere ribelli.
Le opere della mostra vivono di un'intensità espressiva contagiosa. Sono cromaticità forti, opere in cui scopri una sensibilità in fase reattiva a vortice acceso, una sottile membrana fragile e fortissima ad un tempo. Sono corpi quasi inafferrabili, possenti, grintosi che sfidano gli eccessi e i dolori. A volte sono semplici cenni di esistenze fugaci e appena accennate come se la cancellazione potesse diventare uno strumento di affrancamento. Fotografie di luoghi angusti con corpi impercettibilmente vessati con il senso di una violenza invisibile che assorbe il colore nero. E sono piccole fanciulle con il vestito bianco e gocce di sangue che si svuotano sui candidi vestiti ricamati.
E' l'Alt urgente sprigionato e tramandato dalle opere di tante artiste che non vogliono tacere. …"

                                                                                                                              


le opere sono pubblicate sul nostro sito

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19 novembre 2008 - 2 febbraio 2009

Pipilotti Rist: Pour Your Body Out (7.354 Cubic Meters)

MoMa
11 West 53 Street
New York

Pipilotti Rist's lush multimedia installations playfully and provocatively merge fantasy and reality. MoMA commissioned the Swiss artist to create a monumental site-specific installation that immerses the Museum's Marron Atrium in twenty-five-foot-high moving images. Visitors will be able to experience the work while walking through the space or sitting upon a sculptural seating island designed by the artist.

vedi "Quando cresci, comprendi che certe cose sono inpossibili. Se no, diventi un artista" Pipilotti Rist di Assia Baudi di Selve

m.m.

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15 novembre 2008 ore 17

CAROL RAMA - Self-portrait

Castello di San Giorgio
Via Toselli
Legnano

Al Castello di san Giorgio di Legnano, dal 15 novembre al 1 febbraio 2009,  è in programma una mostra dedicata a Carol Rama, nel novantesimo compleanno della grande artista torinese. Quasi ottanta opere, alcune delle quali inedite, che illustrano in modo nuovo il lavoro e la personalità di una grande protagonista del Novecento.
Curata da Flavio Arensi, direttore degli spazi espositivi legnanesi, e Alexandra Wetzel, in collaborazione con l’Associazione Art Motive X 24 di Torino, Self-portrait si costruisce intorno a sei nuclei tematici forti: 1. Autoritratti, 2. Altri, 3. Rane, 4. Teatrini, 5. Seduzioni, 6. Feticci. Da queste direttrici parte il viaggio nel mondo di Carol Rama, della sua poetica innovativa e travolgente. In una intervista del 2004 affermava: “Ho scoperto di essere un’artista quando avevo più o meno 15 anni. Per me ogni problema era uno spunto. Invece di essere come le altre donne, pettegola e rompiscatole, io disegnavo. È un’opportunità incredibile.” Questa opportunità è diventata una della avventure artistiche più intriganti del Novecento, tanto da averle fatto guadagnare nel 2003 il Leone d'oro alla carriera in occasione della 50a Biennale di Venezia. Carol Rama è un’artista fortemente autobiografica, che non smette mai di raccontarsi e in questo racconto trascrive l’intero vissuto di un’epoca, con gli occhi lucidi della poesia. A differenza delle altre monografiche, quella legnanese non è una antologica che cerca di organizzare i differenti periodi creativi, piuttosto persegue l’intento di catturare lo spirito e le fascinazioni che ne hanno animato il lavoro, con un punto di vista nuovo che fa luce sulla sua lunga carriera.

"Immagino questa mostra dedicata a Carol Rama – afferma Flavio Arensi – come un proseguimento “sentimentale” della monografica di Käthe Kollwitz, del 2006. La città aveva allora preparato un omaggio al carattere forte di questa straordinaria artista tedesca, alle sue battaglie di civiltà. Oggi, presentare Carol Rama significa riprendere da dove avevamo lasciato, imparando da un’autrice che ha pagato a caro prezzo la libertà del suo gesto creativo, senza mai essere banale, anzi raccontando e raccontandosi con profonda verità. Due donne che hanno aperto e chiuso il Novecento con un coraggio quasi profetico e che in un certo senso segnano simbolicamente la strada culturale della mia collaborazione con la città di Legnano iniziata nel 2003".

Cenni biografici

Carol Rama (Torino 1918) è un'artista autobiografica. Ogni personaggio, ogni oggetto che compare sulla scena dell'opera trova il suo riscontro nella storia e nella memoria di Carol. Corpi femminili troncati, dentiere, letti di contenzione, sedie a rotelle, animali, scarpe e altro, sono i soggetti dei primi acquerelli, che negli anni della loro esecuzione (1936-1946) furono talmente anacronistici da risultare inaccettabili (la sua prima personale nel 1945 fu bloccata, le opere sequestrate). Questi lavori riflettono le angosce e le fantasie di una giovane donna, che ha dovuto di colpo confrontarsi con gli aspetti più traumatici della vita, dopo un'infanzia piuttosto protetta nella casa paterna. È del 1948 la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia.
Negli anni cinquanta, Carol sente il bisogno di uscire dai confini dell'autobiografia e entra a far parte del gruppo del MAC (Movimento Arte Concreta) torinese, elaborando un suo personale concetto di astrazione. A partire dagli anni sessanta la sua ricerca torna a scavare nel repertorio intimo, unendo la realtà di oggetti usati al suo intrinseco estro pittorico. Nascono dei dipinti definiti "bricolages" dall'amico Edoardo Sanguineti, il quale accompagna Carol e la sua opera fin dagli anni sessanta. Gli amici hanno un grande ruolo nella vita di Carol, a cominciare da quelli che frequenta a Torino, come Felice Casorati, Albino Galvano, Italo Calvino, Massimo Mila, Carlo Mollino e altri ancora. Durante i soggiorni del 1970 e 1971 con il suo gallerista Luciano Anselmino a Parigi e a New York, conosce Andy Warhol, Orson Welles e soprattutto Man Ray, che continua a frequentare fino alla morte di lui.
Il lavoro degli anni settanta è insieme intimo e di ampio respiro. Su formati spesso considerevoli, Carol Rama appende o stende e incolla camere d'aria che le ricordano la fabbrica di biciclette del padre imprenditore. Le camere d'aria, spesso usurate riparate rattoppate, creano una materia viva, pittorica, con un effetto visivo e tattile che ricorda l'anatomia umana.
In seguito all'incontro con Lea Vergine, il 1980 la vede presente con numerosi lavori degli anni trenta e quaranta nella mostra itinerante sulle grandi artiste del Novecento, intitolata "L'altra metà dell'avanguardia". Curata da Lea Vergine, le viene allestita nel 1985 la prima mostra antologica nel sagrato del Duomo di Milano. Ora inizia a essere apprezzato il lavoro dei primi anni, e questa è forse una delle ragioni per cui Carol torna alla figurazione, dall'inizio degli anni ottanta, con opere piene di fantasia, di bizzarrie, di racconti accennati e di allusioni privatissime. Carol Rama non ha più abbandonato il figurativo, ma col tempo le figure e i personaggi, legati sempre alla sua storia personale, si sono fatti più essenziali, quasi emblematici.
Mostre pubbliche, come la sala personale alla XLV Biennale di Venezia nel 1993, la collettiva del 1996 Inside the Visibile all'ICA di Boston (poi a Washington, Boston, Perth) o l'antologica allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1998, poi a Boston) la portano all'attenzione del pubblico internazionale.
Carol Rama è ormai conosciuta dalla cerchia degli estimatori dell'arte contemporanea, ma il grande riconoscimento pubblico le arriva soltanto nel 2003, quando le viene conferito il Leone d'oro alla carriera in occasione della 50. Biennale di Venezia. Nel 2004 le viene allestita un'ampia antologica presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino, che in seguito viene presentata al Mart di Rovereto e al Baltic Museum di Gateshead (GB). Il Museo cittadino di Ulm (D) e la Galerie im Taxispalais a Innsbruck (A) organizzano anch'essi nel 2004-2005 una grande mostra retrospettiva. L'estate del 2006 vede l'esposizione "Trama doppia" ad Alghero in Sardegna, con una personale di Carol Rama interpretata dallo stilista Antonio Marras. Nell'autunno dello stesso anno esce il Catalogo ragionato dell'opera incisa di Carol Rama, presentato in occasione di una mostra antologica di incisioni al Museo di Arte Moderna Ca' Pesaro di Venezia. La mostra "La passione secondo ABO", curata da Achille Bonito Oliva in occasione del Ravello Festival 2007, è incentrata sull'opera figurativa di Carol Rama. Sempre nel 2007, Gillo Dorfles presenta una rassegna di opere su carta al Museo Materiali Minimi d'Arte Contemporanea di Paestum. Nell’estate del 2008 Marco Vallora cura una grande mostra antologica di Carol Rama al Palazzo Ducale di Genova, in occasione del novantesimo anniversario della nascita.

La mostra proseguirà fino l 1 febbraio 2009

orari: da da martedì a venerdì 16.30-19.00; sabato 16.00-19.30;
domenica e festivi 10.00-13.00/15-19.30; lunedì chiuso

vedi Scandalo Rama di Francesca Bonazzoli

m.m.

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6 - 18 novembre 2008

PARVA NATURA
opere fotografiche di Anna Fasolis



Quintocortile - Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617.

a cura di Donatella Airoldi e Roberto Borghi
testi di Roberto Borghi e Lea Vergine

inaugurazione giovedì 6 novembre alle ore 18,00
orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30 su appuntamento

evento durante la mostra: giovedì 13 novembre alle ore 18 presentazione del libro Pulcinoelefante di Anna Fasolis con un testo di Lea Vergine. Saranno presenti Alberto Casiraghy e Lea Vergine

Anna Fasolis ha lavorato a lungo nel mondo della moda e del design. E’ stata il punto di riferimento in Italia di prestigiose case di moda parigine, come Guy Laroche e Lanvin, e ha collaborato con Enzo Mari, insieme al quale ha progettato nel 1963 la celebre lampada “Polluce”. Negli anni Settanta ha scelto di comunicare la sua passione per il disegno insegnando in varie scuole, sia primarie che professionali, nelle quali ha sperimentato modelli avanzati di educazione alla pratica artistica.

Non è per caso che questi modelli fossero tutti all’insegna della “naturalezza” dell’apprendimento, attraverso lo stimolo alla spontaneità e al gioco. Le foto di Anna Fasolis esposte presso il Quintocortile hanno infatti come soggetto la persistenza della natura, il suo continuo rinnovarsi e la sua spontanea bellezza. Le immagini in mostra sono state scattate negli ultimi anni con un apparecchio d’uso comune e riprendono dettagli di un giardinetto che si trova proprio di fronte all’abitazione milanese dell’artista.

Come scrive Roberto Borghi, “la natura in città – gli alberi che costeggiano i viali, i giardinetti ritagliati tra una strada e un’altra, i parchi di quartiere – emana spesso tristezza. Soprattutto a Milano, gli angoli di verde sono costantemente assediati dall’impeto distruttivo della metropoli, oppure a tal punto addomesticati da risultare artificiali. Sembra perciò incredibile che le foto di Anna Fasolis siano state scattate in un giardinetto della prima periferia milanese. La natura ritratta da queste immagini non ha nulla di triste o di vagamente artificiale: è anzi trasognata, a volte persino idilliaca, sempre e comunque pervasa da un senso di meraviglia. Ciò che Anna Fasolis cerca attraverso la fotografia è una perenne conferma allo stupore, alla possibilità che il reale sappia incessantemente sorprenderci. Per questa ragione osserva la natura in uno stato di attesa, come se si aspettasse che da un momento all’altro potesse avvenire qualcosa di prodigioso. E il prodigio in effetti si verifica: una foglia si tinge di un colore particolarmente intenso, un uccello si posa con disinvoltura su di un albero, la luce assume una tonalità suggestiva. Eventi minimi, che la fotografia rende però assoluti circondandoli di un’aura di unicità.”

n.m.

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3 - 4 - 5 novembre 2008

Tornare@Itaca

nadia-magnaboscomarilde-magni

Spazio Tadini di via Jommelli 24, Milano  

Manifestazione  itinerante d’arte e letteratura, ideata da Mimma Pasqua, la scorsa primavera proprio nel capoluogo lombardo.
Ispirata da intenti culturali e sociali, Tornare@Itaca si era , poi,  trasferita nei mesi estivi in Calabria,, dove  artisti, narratori e poeti, per diverse serate, avevano incontrato in vari luoghi di quella regione un pubblico attento e partecipe. Tra gli ospiti anche Carmine Abate.
 La Calabria è una regione tra le più difficili d’Italia, ma è anche una terra sorprendente, che ha ispirato grandi pensatori e viaggiatori del passato,  non solo per i suoi maestosi e variegati paesaggi montani e marini. L’intento è di farla conoscere meglio, al di là degli stereotipi, affrontando anche le questioni più difficili. Ecco perché alcuni scrittori calabresi saranno ospiti a Milano nei prossimi giorni.
Attraverso i loro libri entreremo nell’anima di uomini e donne di Calabria, dovunque il destino li abbia portati a vivere, poiché Itaca è il luogo del ritorno e delle emozioni, ma anche il luogo del riscatto e del riconoscimento sociale. Itaca è la Calabria, Itaca è il mondo.
I ventinove artisti presenti, dopo un lavoro di documentazione e riflessione collettiva sul tema, e attraverso installazioni, video, opere scultoree e pittoriche, interpretano il viaggio/ritorno nella geografia delle emozioni. Le loro opere saranno degna cornice per gli incontri con gli scrittori calabresi invitati a Milano.
Salvatore Anelli, Patricia Bueno, Luciano Castellano, Luce Delhove, Mavi Ferrando, Franco Flaccavento,  Rebecca Forster, Cesare Galluzzo, Helene Gritsch, Anna Lambardi, Pino Lia, Giorgio Longo, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Marco Magrini, Tonino Milite,Giuseppe Miniaci, Daniela Miotto, Giglio Pasotti, Salvatore Pepe, Lucio Perna, Lucia Pescador,Tarcisio Pingitore, Antonio Pugliese, Alfredo Pizzo Greco, Mirella Saluzzo, Vincenzo Trapasso.
Insieme a Mimma Pasqua ha curato la parte artistica Franco Gordano, mentre le serate di letteratura sono state preparate da Pierluigi Pedretti. Nella serata inaugurale sarà presente il poeta, scrittore commediografo calabrese Ciccio De Marco il quale leggerà alcune delle sue poesie

Lunedì 3 novembre:
Gioacchino Criaco (Anime nere, Rubbettino) con Gianmarco Martignoni

Martedì     4 novembre :
Franco Araniti ( Di quel via vai…D’amore, Città del Sole) con  Pino Polistena 
                                       
Mercoledì  5 novembre: 
Mario De Filippis ( Operazione Alarico, Iride-Rubbettino) con Giorgio Boatti
  
 Franco Araniti, originario di Reggio Calabria, ma cosentino d’adozione, raccoglie in questa sua ultima fatica poetica oltre trent’anni di impegno civile, di passione e indignazione per la sua terra. Appena uscito in una raffinata edizione curata da Città del Sole, “ Di quel viavai…D’amore” è il libro che compendia una vita. Tra la sua produzione vi è una curiosità: dal glottologo John Trumper ha ripreso poeticamente una lingua gergale perduta, quella degli antichi calderai di Dipignano (CS).

Gioacchino Criaco, che vive fra la Calabria e Milano, con “Anime nere”, edito da Rubbettino, esordisce con un romanzo dalle forti ambizioni, che racconta di tre giovani aspromontani, che apprendono la vita attraverso un codice d’onore particolare, quello della violenza. Emerge un quadro desolante della Calabria e dell’intero paese ( molte le pagine sulla Lombardia) dominato dalla forza inarrestabile della ‘ndrangheta. una fra le più pericolose organizzazioni criminali mondiali.
 
Mario De Filippis, cosentino, fa dell’ironia la cifra dominante del suo delizioso e amaro “Operazione Alarico”, edito da Iride. Il romanzo, che sferza con sottile humour  un certo malcostume calabrese, racconta la storia di un “ antieroe” dei nostri giorni, cioè di un umile impiegato della Soprintendenza ai Beni Culturali di Cosenza, che viene incaricato dal suo odiato capo di coadiuvare l’amministrazione comunale nell’organizzare un Grande Evento culturale incentrato su Alarico, il leggendario re dei goti che, proprio, nella città bruzia morì. Tra due anni il 1600° anniversario.

m.m.

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dal 16 al 30 ottobre 2008

Il Circolo Culturale Bertolt Brecht e l'Associazione Sassetti Cultura
con il patrocinio della provincia di Milano presentano

L'amore e' un cane che viene dall'inferno
Nel segno di Bukowski


nadia-magnabosco
L'uomo è la fogna dell'universo - Nadia Magnabosco

Sassetti Cultura - via Volturno, 35 - Milano

Un progetto di Attilio Zanchi e Lorenzo Argentino
Settore giovani: Anna Epis e Aldo Torrebruno
A cura di Vera Carminati


Espongono: Claudio Bettolo, Claudia Bonandrini, Massimo Brazzini, Silvano Brucella, Stefano Calcinella, Giovanni Cerri, Giorgio Da Valeggia, Giorgio Del Basso, Anna Epis, Marina Falco, Ramona Gliga, Ivan Grebenshikov, Birgir Johansson, Nadia Magnabosco, Virginia Panici, Lorenzo Pietrogrande, Branko Rakiæ, Giacomo Rossi, Alessandro Sala, Samuela Segato, Senso, Jacopo Silvestri , Angela Viola, Attilio Zanchi, Giulio Zanet, Sasha Zelenkevich


Artisti che hanno saputo farsi carico della contraddizione raccolgono suggestioni bukowskiane e modulano la loro voce sui racconti dell’antieroe. Fanno vibrare la potenza di quanto è restituito – intatto, pulsante – dalla parola, dal verso, dal diario, nella fluidità del colore, nella plasticità del segno, forte o morbido, nell’aura di una presenza sospesa: l’arte fuori e dentro il quotidiano fluire degli eventi. Odori, suoni, voci: tutto è nella pagina, una poesia che striscia “come un cobra” e afferra – nodo di dolore inestricabile – la gola. La finzione è realtà: nel movimento delle parole sono il ritmo della vita e della narrazione. Nelle immagini – visioni, suggestioni, presenze – di questa collettiva, le atmosfere di Bukowski. Tracce di un viaggio. Impronte sull’anima. Emozioni così poco retoriche da diventare concrete. Un segno, un sasso, una macchia. Il residuo di qualche passaggio. Astratto e tangibile. Corpo e silenzio. Pieno e cavo. Fantasia ed esistenza. L’arte che plasma l’immaginazione e l’arte della materia. Bukowski è qui, con tutte le sue contraddizioni. È la contraddizione dell’identità e del terrore di perderla, dell’affermazione del proprio valore e del sacrificio – sangue che stilla – di ogni passione. La passione è esplosione interiore, incontenibile se autentica, contrasta il grigiume squamoso, le tenebre, le cravatte. È l’indisciplina salvifica e distruttrice che Massimo Brazzini coglie: baci, occhi e cuore. Un attaccamento alla vita, alla sua radicalità nel valore dirompente degli impulsi primigeni. Un ritorno all’origine con Giacomo Rossi. L’anima e la scrittura ricondotti a istinto, fisiologia, movimento, forza universale, al loro ancestrale emergere. Un’insorgenza che ha la necessità del corpo, dell’urgenza e la libertà dell’arte, la bellezza di un cosmo perfetto e doloroso.L’identità è anche il luogo in cui prende sostanza l’incubo di una testa decollata, con Lorenzo Pietrogrande. Il prete, la sua promessa di una giustizia ultraterrena per chi si attiene alle regole e il matador, sacerdote della violenza, dell’eccesso ritualizzato, sono le due opposte minacce a cui la difesa ultima della propria singolarità deve opporsi. I due templi nei quali Bukowski non ha trovato pace, a costo di soffrire l’assurdità e il non senso della mancanza di valori garantiti. Nulla per un poeta è peggio della decapitazione: l’anima va difesa contro quanti mirano a strapparla. A estirpare identità come erbacce. Fosse anche la morte – ultima contraddizione – per affermare se stessi, nella solitudine, nell’autenticità. Dove trovare il fondo dell’uomo? Nella scelta della mortificazione, nella schiavitù dell’alcool: Anna Epis – ironica e dissacrante – confonde whisky e tisane nelle bottiglie e nei bicchieri. È una contraddizione ancora una volta estrema: tra il male della dipendenza e il riso, ultima figura del disincanto, cui Bukowski ci ha educato. Dov’è l’identità? È nello sguardo sugli altri, a distanza. Una solitudine desiderata e amata. Una solitudine da spettatore in cui Bukowski si rifugia, sottraendosi allo scorrere scontato della vita, per osservare, scavare, sorridere, occhio e corpo, sguardo e creazione. Nell’immagine di Giovanni Cerri, la sospensione dei rimandi triti del quotidiano. Il primo gesto, interiore, perché la poesia diventi quello che è. Precipitato di vita su un foglio. Vita essa stessa: “è il coltello di un accattone,/ è un tulipano, / è un soldato…” E gli altri allora? Che ruolo hanno in questa ricerca del proprio più profondo marchio? Gli altri per Bukowski sono ancora una contraddizione. Sono lo spettacolo – così emergono da concrezioni di colore gli sguardi abissali di Marina Falco, la curvatura di una spalla, la piega delle labbra. Lo spettacolo rispetto al quale il poeta si distingue. Ma sono anche il pubblico dei reading, cui il poeta dà in pasto se stesso, pur di essere riconosciuto, pur di trovare un altro sguardo, che lo confermi nella sua esistenza, nel suo sforzo di esistere. La solitudine ricercata e necessaria per la poesia – come l’alcool – è l’ambiguità della stanza di Giorgio da Valeggia. In essa riparo e prigione, attesa e presentimento di morte, forse una nuova vita, forse la grevità del lutto. Se la stanza è carcere e spazio esteriore dell’io, il corpo è il suo santuario. Da amare o da violare. Il dolore disperato di una metamorfosi e di una mutilazione nell’urlo – scavato e mai udito – di Alessandro Sala. Il piacere di un abbraccio intuito nell’universo intimo di Samuela Segato: nei come costellazioni, la pelle un pianeta. La donna è il luogo del riposo, finalmente. E – altra contraddizione – è la strega di Nadia Magnabosco. Un colpo di tacco ed ecco il sorriso sbieco del poeta disincantato, dell’uomo in balia di un femminino eterno che medica e maledice. La donna “magica e terribile” sa guardare al fondo, oltre le brutture, debolezze, diffidenze, dipendenze, per trovare orsetti di cenere e conchiglie di musica; su una riva dura, rovine e relitti. Claudio Bettola disegna un’isola per il viaggio di Ulisse. Un’isola di memoria e oblio, dove l’infanzia e la vecchiaia chiudono il cerchio, in un mare dalle onde di vetro. È questa l’identità ultima? I primi anni, la formazione, la violenza subita come cifra di una condanna già consumata, come un brutto film da cui non si riesce a uscire? Frammenti e istanti ritagliati da Giorgio Del Basso negli schemi perfetti di cornici preconfezionate dove vedersi vivere. Oppure il desiderio mai sopito “irresponsabile e negativo di non essere mai uguale a loro”… Mai come quelli che non sopportano la vita, le sue contraddizioni, che cercano di correggerla e addomesticarla. Contro l’asservimento agli schemi - poteri e contropoteri - Attilio Zanchi popola la tela di macchie, vibrazioni, gocciolature, emozioni cromatiche e curve vive. La rivoluzione dell’utopia. E l’artista afferma la propria identità come Bukowski: è gesto graffiante, mai contento, mai definitivo. Una necessità quasi animale bracca le nostre umane, comode abitudini. Con un’acredine micidiale e una nostalgia dolce.

inaugurazione giovedì 16 ottobre 2008 ore 18.30 - tutti i giorni dalle 15.30 alle 18.30

ore 19.30 presentazione del libro di Paolo Roversi:TACCUINO di una SBRONZA

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sabato 11 ottobre ore 18.00

LIBRERIA ARCHIVI DEL '900 
Milano, Via Montevideo n°  9

inaugurazione della mostra

"Dipingere l'immenso. Traduzioni pittoriche della letteratura del Novecento"
 a cura di Cinzia Bollino Bossi


nadia magnabosco                                                           marilde magni

In occasione del decennale di Archivi del '900 abbiamo invitato un gruppo di artisti a realizzare un'opera ispirata alla letteratura novecentesca. In ogni dipinto comparirà la scrittura, con una citazione dall'opera stessa, in una sorta di antologia pittorica del Novecento: da Oscar Wilde a Carlo Lucarelli, passando per Quasimodo, Pavese e Nazim Hikmet, per citarne solo alcuni; i quadri saranno pagine su cui leggere le loro parole, quelle più note e quelle meno conosciute.
Tale scelta si colloca nella tradizione espositiva di Archivi del '900, custode delle esperienze dell'avanguardia nel segno della poesia pittorica, e da sempre attenta a coniugare immagine e scrittura. Tra gli artisti invitati, molti sono già stati protagonisti di mostre presso Archivi del '900.

La mostra proseguirà fino al 30 ottobre 2008 con i seguenti orari: dalle 10 alle 14 e dalle 15 alle 19, dal martedì al sabato.

m.m.

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dal 10 al 25 ottobre 2008

LiBrIta

Biblioteca Gallaratese - Via Quarenghi 21 - Milano
MM1 BONOLA - Bus 68, 69, 40, 80. Telefono: 02 88464270
Orari: lunedì - venerdì 9.30 - 21.30, sabato 9.30 - 19.30.

Artiste e artisti: Thereza Christina de Azevedo Iacob, Maria Luiza Cangeri, Mara Caruso, Francesco Ceriani, Maria Darmeli Araujo, Jacira Fagundes, Gretel Fehr, Dorali Konrad Schuck, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Ana Luz Pettini, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sormani

Curatrici: Mara Caruso per il Brasile, Antonella Prota Giurleo per l'Italia.

Inaugurazione: venerdì 10 ottobre 2008 alle ore 17,30,
letture di Loretta Lo Giudice

Il libro che viene presentato in LiBrIta alla Biblioteca Gallaratese di Milano è il frutto di una collaborazione tra artiste ed artisti di Brasile e Italia.
Un'idea nata da un messaggio arrivato via mail dal Brasile, dall'artista e curatrice Mara Caruso, all'Italia, all'artista e curatrice Antonella Prota Giurleo.
" Facciamo" chiede Mara "un libro insieme? Sette tra artiste ed artisti brasiliani e sette milanesi potrebbero fare ciascuno e ciascuna due lavori , noi vi manderemmo sette dei nostri e voi sette dei vostri così ciascun gruppo avrebbe una copia del libro con quattordici opere. Noi esporremo la nostra copia alla Semana do livro de artista a Porto Alegre. Il tema al quale abbiamo pensato è Partenze e arrivi "
Si può resistere a un invito così? Anche se arriva in mezzo ad una serie di impegni e a cavallo delle vacanze estive? Certamente no.
E così sette artiste brasiliane (Thereza Christina de Azevedo Iacob, Maria Luiza Cangeri, Mara Caruso, Maria Darmeli Araujo, Jacira Fagundes, Ana Luz Pettini) e sette tra artiste e artisti italiani (Francesco Ceriani, Gretel Fehr, Dorali Konrad Schuck, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sormani) si cimentano con il tema del viaggio, tema sul quale già ci si era confrontati in una mostra, Tracce, nella stessa biblioteca nel 2007.
Un libro a fisarmonica nel quale è possibile verificare come diverse sensibilità e modalità espressive, dalla pittura all'incisione, dalla computer art al collage, si confrontino armonicamente in un rincorrersi di immagini e in uno scambio di visioni molto stimolanti.
In occasione dell'inaugurazione, alla quale saranno presenti le artiste e gli artisti italiani, la Biblioteca curerà in modo particolare la presentazione di testi di letteratura brasiliana e Loretta Lo Giudice leggerà brevi brani sul tema del viaggio tratti da testi di scrittori e scrittrici brasiliane e italiane.

n.m.

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18 ottobre 2008 – 25 gennaio 2009

Louise Bourgeois per Capodimonte

Napoli, Museo di Capodimonte
via Miano 2
Orario mostra 10.00 - 19.00
Mercoledì chiuso

Per la prima volta in Italia, verrà inaugurata a Napoli, nel Museo di Capodimonte, un’esposizione che include le opere eseguite lungo l’arco di tutta l’attività di Louise Bourgeois. L’artista - divenuta negli ultimi decenni una icona della modernità - presenta un insieme di lavori che segnano il percorso della sua produzione artistica

dal secolo scorso fino ai nostri giorni, in una consapevole riflessione che coniuga la poetica e gli assunti individuali con il dettato linguistico delle avanguardie artistiche contemporanee.
Nata a Parigi nel 1911, si trasferisce col marito Robert Goldwater nel 1938 a New York, dove vive e dove ha avuto modo di iniziare la sua carriera artistica vera e propria, spaziando, con la sua vastissima produzione, nell’uso di tecniche diverse, ma sempre specialmente rivolta alla creazione di forme scultoree.
La scultura coinvolge il corpo e quindi ha il potere di esorcizzare i demoni; è come definita la traccia della sua ricerca sempre tesa a scandagliare i traumi, le paure, le sofferenze. Le prime emozioni della sua infanzia in Francia sono trasferite nell’oggettività di grandi e piccole sculture attraverso un’ampia varietà di materiali dalla compattezza del marmo, al soffice dei tessuti e materiali sintetici.
L’esposizione a Capodimonte comprende circa sessanta opere, incluse due nuove installazioni della celebre serie delle Cells, mai esposte prima.
Le opere saranno collocate lungo il percorso del museo e nei nuovi spazi espositivi aperti di recente, in un dialogo con i dipinti e gli oggetti delle antiche e prestigiose collezioni permanenti del Museo di Capodimonte, a testimonianza, ancora una volta, della grande attenzione che la Soprintendenza e il suo più celebre Museo hanno da tempo riservato all’arte contemporanea.
Nella Sala Causa saranno esposte, varie sculture sospese (hanging sculptures), in tecnica mista, realizzate dagli anni ’60 ad oggi, tra cui il famoso Arch of Histerya (1993); nel cortile centrale della Reggia la grande Maman (1999) accoglierà, con l’inquietante altezza di oltre nove metri i visitatori, mentre, Crouching Spider (2003), occuperà lo spazio centrale della Sala degli Arazzi d’Avalos.
La cell, Peaux De Lapins, Chiffons Ferrailles A’ Vendre, è lo scrigno delle sue dolorose ossessioni e sarà allestita – per la prima volta - in una delle sale della pittura del Seicento napoletano, accanto alle due versione dell’ Apollo e Marsia, realizzate da Jusepe de Ribera e da Luca Giordano.
Nella grande sala dedicata a Luca Giordano, sarà esposta –anch’essa per la prima volta - la cell The last Climb, che rappresenta lo scorrere del tempo ed il percorso della vita.
Una preziosa raccolta di lavori di piccola dimensione troverà una degna cornice nelle vetrine della Wunderkammer, al ‘piano nobile’ del Museo, in un affascinante confronto con i preziosi manufatti dell’antica e celebre raccolta di Casa Farnese.
L’esposizione intende testimoniare, inoltre, la molteplicità di tecniche, materiali e soluzioni che l’artista utilizza, compresa la grafica più recente.
In conclusione, un ‘omaggio’ più che dovuto a una delle personalità più rilevanti e significative del panorama dell’arte contemporanea.
La mostra è progettata e realizzata dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli e dallo Studio Louise Bourgeois; promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Campania, dall’ Assessorato al Turismo e ai Beni Culturali della Regione Campania, in collaborazione con la Provincia di Napoli e il Comune di Napoli.

vedi

Splendida Louise! di Marilde Magni

E la Bourgeois sale in "Cell" di Gabi Scardi

Louise Bourgeois di Antonella Barina

m.m.

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dal 11ottobre 2008 - ore 18.30

inaugurazione della mostra personale di

JUTTA MAHNKE


c/o il Vecchio Municipio,
Via Milano, 3 Cologno Monzese (MI)

sino al 25 ottobre 2008
orari
dal lunedì al sabato dalle 16,00 alle 19,00

m.m.

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dal 3/10/08 al 11/1/09

Meret Oppenheim


Kunst Meran/o Arte - via Cassa di Risparmio Portici 163 - Merano (BZ)

La mostra vuole ripercorrere l'attività dell'artista raggruppando le opere attraverso alcuni fondamentali nuclei tematici o per le particolarità tecniche ed estetiche, mettendo in luce alcune attività parallele al lavoro di artista che per lei sono state molto importanti. Vengono presi in considerazione soprattutto gli ultimi vent'anni di vita e di lavoro della Oppenheim dagli anni '60 fino al 1985 attraverso l'esposizione di oltre 60 tra carte, disegni, oggetti. In particolare saranno mostrate opere in cui l'artista ha sviluppato alcuni temi centrali del suo lavoro come l'indagine sugli archetipi estremamente importanti per l'estetica surrealista. In particolare saranno esposti lavori sul tema degli animali nel loro significato simbolico inconscio o il complesso rapporto dell'artista con la natura (le nuvole, le montagne, la nebbia, i cambiamenti del paesaggio). Una sezione sarà dedicata al tipico gioco surrealista chiamato CADAVRE EXQUIS in cui emerge una concezione nuova dell'opera d'arte come lavoro collettivo, ma anche come gioco in cui la casualità e' dominante e portatrice di misteri e nuovi significati.
Ma anche l'attività dell'artista come poetessa e ideatrice di lavori teatrali per bambini, riceverà uno spazio proprio per ricostruire la sua complessa personalità che non e' nota al grande pubblico. In particolare saranno esposti alcuni video di letture poetiche o di recitazioni testi drammaturgici.

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Sabato 20 settembre 2008

nell'ambito della Notte Bianca per la Pace, organizzata dalla Città di Corsico
Associazione di donne GALASSIA. c/o Camera del Lavoro. Via Foscolo 17. 20094 Corsico (Milano)
Paciamoci
collettiva di installazioni, sculture, fotografie e video
Cortile di via Cavour 82 a Corsico


Artiste e artisti:
Amalia Cangiano, Angelo Caruso, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Mavi Ferrando, Gretel Fehr, Roberto "Birillo" Gotta, Nadia Magnabosco e Marilde Magni, Daniela Miotto, Luca Rendina, Evelina Schatz, Giancarla Ugoccioni
Letture:
Federica Condè, Silvana Gatta, Loretta Lo Giudice, Clara Oliveti, Maria Carla Rossi, Diana Rojas, Evelina Schatz (da Gandhi, Madri della Plaza de mayo, Laboratorio Kimeta, Virginia Woolf, Gabriella Lazzerini, don Milani, Evelina Schatz, Madre Teresa di Calcutta, Costituzione della Repubblica italiana)
Improvvisazioni musicali effetti sonori di Roberto "Birillo" Gotta, batteria di Giorgio Marzocchi, chitarra di Pino Di Staso

Inaugurazione: ore 17,00 con performance
Durata: sino alle 24 della sera stessa
Curatrice: Antonella Prota Giurleo a.protagiurleo@email.it
Informazioni: Silvana Gatta, presidente Galassia 339 4389688

Nell'ambito della Notte Bianca per la pace, organizzata dall'amministrazione comunale della città di Corsico in collaborazione con le associazioni culturali per sabato 20 settembre 2008, l'associazione di donne Galassia ha proposto ad artiste ed artisti la realizzazione di una mostra di installazioni, opere bidimensionali, video e perfomance nel cortile di un'antica casa del 1700, ora completamente ristrutturata, nel centro della città.
Il tema della mostra, Paciamoci, viene interpretato da ogni artista avendo presente i temi del rispetto dei diritti della natura, delle persone, degli animali e degli oggetti, rispetto dei diritti che sta alla base di qualsiasi politica di pace.
Visioni diverse, espressioni del sentire di ciascun artista.
L'uscire dalle consuete pareti riservate agli addetti ai lavori costituisce un modo coraggioso di confrontarsi con un pubblico più ampio.
Confrontarsi sul tema della pace ha voluto dire ragionare sul significato del termine e su come comportarsi nella vita quotidiana, all'interno della casa e all'esterno, nella città e nel mondo, su un tema sul quale si pensa di essere tutte e tutti d'accordo ma sul quale poi si verificano differenze forti.

. Pace per noi significa scegliere la non violenza come pratica politica; significa costruire luoghi di ragionamento aperti dove la pratica di relazione conduca alla mediazione quale momento più alto della democrazia politica. Con - vincere, non vincere.
Una convinzione che si ritrova sia nell'opera di Nadia Magnabosco e di Marilde Magni, un'asse da stiro in metallo - simbolo della vita quotidiana femminile - posta in verticale a rappresentare la resistenza, la perduranza e la non scalfibilità del coraggio di una delle tante madri di Plaza de Mayo che in quella di Evelina Schatz, che scriverà in varie forme, e leggerà, in italiano e in russo una sua poesia sulla pace; il linguaggio della pace deve assumere le diverse lingue del mondo, per essere compreso e condiviso da tutte e da tutti.

. Pace significa scegliere consumi ecocompatibili, ridurre i consumi ai bisogni reali,
praticare la cultura della cura come recupero di competenze di genere ( cura delle persone, delle cose, degli animali e delle piante, della Terra, della memoria). Significa lavorare meno, recuperare tutto.
Molte artiste e molti artisti hanno elaborato il loro agire artistico utilizzando solo materiali ecocompatibili e/o di recupero. E' il caso, in questa mostra, di Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Roberto "Birillo" Gotta, Luca Rendina,
Francesco Ceriani presenta un lavoro di legno, quasi una nave che vola, un segno di viaggio, non proprio di piacere, un po' di speranza, un po' di fuga...
Francesco Cucci con Volontà di Costruire la Pace realizza un' installazione che attraverso l'equilibrio e la tolleranza tra gli elementi, in un legame elastico, esprime l'idea della pratica della coesistenza e del rispetto
Gretel Fehr ricerca frammenti di lavorazione di specchi in plexiglass come supporti alle sue stampe digitali. In Prost si brinda alle guerre, si brinda alla pace. Senza fine per le guerre, con tanta speranza per la pace
Mavi Ferrando in Scalata di pace elabora una serie di figure che cercano faticosamente, arrampicandosi su una griglia metallica, un cammino, in salita, verso la pace.
Roberto "Birillo" Gotta recupera giocattoli da "guerra" rotti, per costruire un collage polimaterico simbolico che affronti in senso ironico il tema della guerra
Luca Rendina utilizza legno di recupero con un piccolo inserto in terracotta per realizzare una
scultura componibile formata da più elementi, ispirata al quadro di Giorgio De Chirico del 1927 "mobili nella valle"

.Pace significa dare valore all'affettività e assumere il dolore come categoria politica, come discrimine nelle scelte. Escludere, uccidere procura dolore, occorre perciò accogliere, vivere, aver cura. Occorre trovare le somiglianze tra le differenze e su esse agire. Tutte, tutti avremmo diritto alla felicità; i bambini e le bambine hanno diritto a crescere felici.
Su questa tematica si confrontano le opere di Amalia Cangiano, Angelo Caruso, Daniela Miotto, Giancarla Ugoccioni.
Amalia Cangiano nel suo tondo La fusione del macrocosmo col microcosmo rappresenta il corpo umano, che racchiude in sè il cielo, la terra, le stagioni, come l' universo, come ricerca di equilibrio e di pace.
Angelo Caruso innalza un palo, una sorta di vessillo su cui appendere e incidere i propri sogni e le proprie speranze. Attorcigliate intorno al palo 200 bandiere di tutto il mondo intrecciate come sono gli intrecci d'interessi di quelli che fanno le guerre e di quelli che si dicono per la pace.
Daniela Miotto presenta una tela dipinta a tempera con soggetti figurativi che simboleggiano la disperazione e la sofferenza attraverso l'urlo e la deformazione fisica.
Giancarla Ugoccioni ha ritratto donne messicane in diverse situazioni per esprimere la sacralità nel quotidiano, qualità che nella frenesia dello stile di vita occidentale spesso si dimentica.

                                                                     Antonella Prota Giurleo

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Dal 13 al 25 ottobre 2008

Tornare @Itaca

Vertigo Centro Internazionale di ricerca per la Cultura e le Arti Visive Contemporanee
Via Rivocati 63, 87100 Cosenza
tel. e fax 0984 75212, - c.f. 98051770786 - P.Iva 02641990789

Sabato 13 settembre alle ore 18.30 s'inaugurerà la nuova stagione artistica (la sesta) di Vertigo, il Centro d'arte contemporanea in via Rivocati 63 a Cosenza, con la mostra collettiva itinerante "Tornare @ Itaca", curata dal critico d'arte Mimma Pasqua con la collaborazione del poeta e vice presidente di Vertigo Franco Gordano. 29 artisti (Salvatore Anelli, Patricia Bueno, Luciano Castellano, Luce Delhove, Mavi Ferrando, Franco Flaccavento, Rebecca Forster, Cesare Galluzzo, Alfredo Granata, Helene Gritsch, Anna Lambardi, Pino Lia, Giorgio Longo, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Marco Magrini, Tonino Milite, Giuseppe (Pino) Miniaci, Daniela Miotto, Giglio Pasotti, Salvatore Pepe, Lucio Perna, Lucia Pescador, Tarcisio Pingitore, Antonio Pugliese, Alfredo Pizzo Greco, Mirella Saluzzo, Vincenzo Trapasso) da ogni parte d'Italia per soffermarsi sul tema del "Viaggio come ritorno". La mostra che durerà fino al 25 settembre approda da Milano dove nei mesi di maggio e giugno scorsi è stata ospitata alla Biblioteca Comunale Cassina Anna e alla Libreria Archivi del '900 e da Grimaldi dove è stata ospitata presso il Palazzo Comunale per tutto il mese di agosto e fa parte di un più ampio progetto che ha previsto anche serate di letteratura e poesia.

sabato 13 ottobre alle 18,30 presso l'Associazione Culturale Vertigo
in Via Rivocati 63, ci sarà l'inaugurazione della mostra
www.tornareaitaca.it

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CLICKING THE TERRITORY
Window of light and darkness

A cura di Pina Inferrera e Micaela Mander
Rassegna video a cura di Cristina Guerra e Giovanna Lalatta
Testi critici di Cristina Guerra, Micaela Mander, Olivia Spatola

TENUTA BERTOTTINA   S.P.  78 dir Robbio Vespolate (Novara)
inaugurazione 13 SETTEMBRE 2008 ORE 17.00       fino al 5 ottobre

Artisti:        Sergio Alessio, Antonella Aprile,   Matthew Broussard,     Umberto Corni,  Heidi De Felice, Gaetano Fracassio, Piero Ferrini, GeO, Pina Inferrera,
                  Pino Lia,      Anne Liebhaberg,    Marilde Magni,         Luisa Mazza,             Franco Mazzucchelli, Elena Milani, Guido Nosari, Elisabetta Pagani,
Nunzio Pizzuto, Cristina Sansigolo, Grazia Simeone, Maria Pia Scuderi,                         Vittorio Tonon, Simona Vajana.

orario apertura mostre: sabato e domenica dalle 15.00 alle 19.00 e su appuntamento

UNA CASA DI CARTA PER MIA MADRE
A cura di Micaela Mander

MUSEO MALANDRA via XXV Aprile Vespolate (Novara)
inaugurazione 20 settembre 2008 ore 17          fino al 12 ottobre

Artisti:                 Zina Borgini, Maria Amalia Cangiano, Anna Finetti, Pina Inferrera,                 Nadia Magnabosco, Marilde Magni,  Sandra Mazzon, Elisabetta Pagani,            Antonella Prota Giurleo,   Lucrezia Ruggeri, Celina Spelta.

Ore 17.30 presentazione del libro di Ada Celico "Una casa di carta per mia madre", Rubattino editore
relatrice: Luciana Tavernini - attrice teatrale: Francesca Contini

Clicking the territory partecipa alla Giornata del Contemporaneo organizzata da AMACI
4 ottobre 2008

Direttore artistico Pina Inferrera - Produzione ed organizzazione Associazione Culturale IdeaVita per l'Arte Contemporanea.

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fino al 30 agosto 2008

"Tornare @ Itaca"

Palazzo Comunale
Grimaldi (Cs)


Si svolgerà nelle serate dell'1, 2 e 3 agosto, presso il Palazzo Comunale di Grimaldi, la Rassegna itinerante di letteratura, poesia e arte contemporanea "Tornare @ Itaca" ideata e curata dal critico d'arte milanese (d'origini calabresi) Mimma Pasqua. Essa approda da Milano dove nei mesi di maggio e giugno scorsi è stata ospitata alla Biblioteca Comunale Cassina Anna e alla Libreria Archivi del '900.
Voluta dall'Amministrazione Comunale di Grimaldi e dalla locale Pro-Loco, la Rassegna, che sarà aperta dal Sindaco dr. Pino Albo e che per le tappe calabresi si giova della collaborazione dei poeti e scrittori cosentini Franco Gordano e Pierluigi Pedretti, ospiterà nella prima serata, dedicata alla letteratura, il noto scrittore italiano, di origini calabresi, Carmine Abate, con letture di brani dai suoi libri, e nella seconda, dedicata alla poesia, il poeta calabrese Franco Araniti e i siciliani Giuseppe Condorelli e Paolo Lisi.
La terza serata vedrà l'inaugurazione e la presentazione a cura di Mimma Pasqua che leggerà alcuni suoi testi, della mostra dedicata (come tutta la rassegna) al tema del viaggio (in particolare "viaggio come ritorno"), alla quale partecipano ben 29 artisti da ogni parte d'Italia (Salvatore Anelli, Patricia Bueno, Luciano Castellano, Luce Delhove, Mavi Ferrando, Franco Flaccavento, Rebecca Forster, Cesare Galluzzo, Alfredo Granata, Helene Gritsch, Anna Lambardi, Pino Lia, Giorgio Longo, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Marco Magrini, Tonino Milite, Giuseppe (Pino) Miniaci, Daniela Miotto, Giglio Pasotti, Salvatore Pepe, Lucio Perna, Lucia Pescador, Tarcisio Pingitore, Antonio Pugliese, Alfredo Pizzo Greco, Mirella Saluzzo, Vincenzo Trapasso).
Seguirà la lettura di alcune prose degli scrittori calabresi Ada Celico e Franco Gordano e del milanese Paolo Orsi.
Le serate, che avranno inizio tutte alle ore 21.30, saranno arricchite anche da un intervento poetico di Giovanni Iacino e uno narrativo di Franco Filice, oltre che della presenza dell'attrice Elena Scuderi e dell'Ensemble di fiati "A. Rendano" di Grimaldi diretto dal maestro Giosuè Marino.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni (esclusa la domenica) fino al 30 agosto (anche con visite guidate da prenotare presso la Pro-Loco di Grimaldi) dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 18.30 alle 21.30
e dal 15 al 25 settembre successivi presso lo Spazio Vertigo di Cosenza (via Rivocati, 63), dove sarà trasferita.

vedi il sito www.tornareaitaca.it

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fino al 28 settembre 2008

Frida Khalo

San Francisco Museum of Modern Art
San Francisco

Mexican artist Frida Kahlo began painting in 1926, while recovering from a near-fatal bus accident, and soon became captivated by the medium's expressive possibilities. Kahlo's folkloric style, influenced by Mexican popular art, and her fantastical imagery earned her recognition among the Surrealists, but her intriguing persona and unmistakable originality propelled her beyond the confines of a specific movement to become a leading figure in modern art. This exhibition, commemorating the centennial of the artist's birth, brings together paintings that span her career, along with a selection of her own collection of photographs, most of which have never been on public display.


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fino al 21 settembre 2008

Women Impressionists:
Berthe Morisot, Mary Cassatt, Eva Gonzalès, Marie Bracquemond



Legion of Honor
San Francisco

Women Impressionists: Berthe Morisot, Mary Cassatt, Eva Gonzalès, Marie Bracquemond is a groundbreaking exhibition that showcases the innovative styles and contributions of the four major women artists of Impressionism. The Legion of Honor is the exclusive venue in the U.S.
for Women Impressionists, which features over 140 works. By bringing many works together for the first time, the exhibition offers a rare opportunity to directly compare the work of these women artists.
In a day when a woman leads the House of Representatives and another campaigns for president of the United States, it might be hard to imagine a time when the work of four women painters was marginalized because of strict social rules and the artists’ gender. For many decades, Berthe Morisot, Mary Cassatt, Eva Gonzalès, and Marie Bracquemond were treated with critical ambivalence and lacked major public exhibitions. Women Impressionists at the Legion of Honor will be the first exhibition in the U.S. to collectively represent these four
artists.

While the four artists--three French women and one American living in Paris--have diverse biographies, each overcame obstacles to contribute to the development of Impressionism in the late nineteenth century. Morisot, Cassatt, Gonzalès, and Bracquemond exhibited works that were as innovative as those of the male members of the Impressionist circle.

Each section of Women Impressionists serves as an individual retrospective for one of the four artists. Gonzalès, who died prematurely in childbirth, and Bracquemond, who stopped painting due to the discouragement of her husband, each have a smaller body of work in the exhibition; for many visitors, this will be an introduction to these artists.

Berthe Morisot (1841–1895): Women Impressionists presents over 60 examples of Morisot’s works, including oil paintings, drawings, and pastels. Morisot was the only woman to exhibit in the first Impressionist exhibition in 1874, and she became one of the most
prolific members of the Impressionist circle.


Mary Cassatt(1844–1926): Born in Pittsburgh, Pennsylvania, Cassatt was the only American member of the Impressionist circle. Women Impressionists features over 35 works by Cassatt, including examples of her oil paintings, pastels, and prints.


Eva Gonzalès
(1849–1883): The only formal pupil of Edouard Manet, Gonzalès became known for her characteristic style of portraiture and her use of subtle emotion and richness of detail in her works. This exhibition presents approximately 15 works by Gonzalès, including the finest examples of her oil paintings and pastels.


Marie Bracquemond (1840–1916): Women Impressionists marks the most comprehensive exhibition of Marie Bracquemond’s work since a 1919 retrospective organized by her son Pierre at a Paris gallery. The exhibition features approximately 20 works by Bracquemond, including watercolors, drawings, and oil paintings


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fino al 14 settembre 2008

Lee Miller

The Art of Lee Miller

San Francisco Museum of Modern Art
San Francisco

One of the most unconventional female artists of the 20th century, Lee Miller was admired for her classical beauty, intelligence, and photographic talent. This retrospective spans her career as a photographer and explores her transformation from muse and model to groundbreaking artist in her own right. Born in New York in 1907, Miller modeled for Vogue before meeting Man Ray in Paris in 1929. Inspired by his work, Miller began creating her own striking surrealist photographs. Later, she became a war photographer for British Vogue and was the only woman in combat photojournalism in Europe during World War II. After the war, she continued a nimble photographic practice, with later work including high-comedy portraits of art-world friends such as Max Ernst, Alfred H. Barr Jr., and Saul Steinberg.

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fino al 28 settembre 2008

Louise Bourgeois

Guggenheim Museum
New York

La spirale – Io amo la spirale – rappresenta controllo e libertà”. Parole pronunciate da Louise Bourgeois per spiegare il ricorrere di tale forma nelle sue opere, e che rendono ancora più affascinante il percorso che si snoda all’interno del Solomon R. Guggenheim di New York, dove fino al 28 settembre è possibile visitare la grande retrospettiva dell’artista francese, organizzata dallo sforzo congiunto della Tate Modern di Londra, del Centre George Pompidou di Parigi e del museo newyorkese. Dopo aver sofferto di un allestimento claustrofobico e non adeguatamente valorizzante nei due musei europei, le opere di questa straordinaria veterana dell’arte contemporanea trovano ora finalmente uno spazio che offre loro respiro e rilievo. Una passeggiata all’interno della celebre rampa a spirale del Solomon R. Guggenheim richiama alla mente il titolo dato da Louise Bourgeois all’opera da lei realizzata nel 2003 per la Tate Modern, “I do, I undo, I redo”, ovvero “faccio, disfo, rifaccio”. Le oltre 200 opere esposte nella mostra attraversano un arco temporale di sette decadi, a partire dal 1938 fino al 2007, e sono raggruppate in sezioni distinte, facilmente distinguibili per ordine cronologico, scelta dei materiali, processo creativo e caratteristiche fisiche. Nonostante la grande varietà di mezzi utilizzati e risultati ottenuti dall’artista, tutte le opere sono profondamente legate tra loro dalla ricerca interiore di Louise Bourgeois, la cui indagine si addentra nelle tematiche del ricordo e della memoria, della famiglia e della maternità, della violenza e della dolcezza, della sessualità e della corporeità.
La prima sezione di opere comprende alcuni dipinti di piccola scala che rappresentano figure ibride tra corpo umano e strutture architettoniche, stabilendo un legame tra la persona e il luogo in cui vive e suggerendo complesse metafore tra il concetto di casa e lo stereotipo della femminilità.
Una seconda sezione presenta i “Personages”, sculture totemiche realizzate dall’artista sulla terrazza del suo studio nell’East Side di Manhattan, circondata dai crescenti grattacieli newyorkesi. Nonostante il carattere apparentemente astratto di tali opere e l’evidente riferimento all’architettura modernista nella forma e nei dettagli, per l’artista ciascuna scultura contiene un esplicito riferimento autobiografico, e rappresenta una persona a lei cara da cui ha dovuto separarsi nel trasferimento dalla Francia agli Stati Uniti. Paesaggi, elementi corporei e riferimenti autobiografici si fondono nel terzo corpus di opere dell’artista, realizzato negli anni ’60, in contrasto con le rigide strutture rigorosamente geometriche di artisti quali Sol LeWitt e Donald Judd. Le opere di Louise Bourgeois, create con materiali duttili e plasmabili quali il lattice, la cera e il gesso, alludono a parti intime del corpo umano, suggerendo colline, abitazioni primitive, grotte e cavità nascoste, opponendosi all’idea di costruzione razionale per evocare il concetto di evoluzione, metamorfosi e indeterminatezza. La serie culmina con il celebre “The Destruction of the Father”, in cui l’artista celebra la fantasia infantile di fare a pezzi e offrire in pasto il tirannico padre. Il passaggio al successivo gruppo di lavori è segnato dall’uso di materiali tradizionali, quali il marmo e il bronzo, nella resa dei “cumuli” che rimandano a nuvole, falli, montagne e seni; l’uso di materiali non tradizionali ritorna invece nella quinta sezione di lavori, realizzati negli anni ’80 come risposta alle contemporanee tendenze artistiche verso l’installazione. Si tratta delle celebri “celle” il cui titolo allude da una parte agli spazi costretti e soffocanti delle prigioni, dall’altra alla meditazione e al raccoglimento dei monasteri. In esse, l’artista gioca al tempo stesso un ruolo di narratrice e creatrice, assemblando insieme oggetti comuni e sculture da lei plasmate, rappresentando in ciascuna di esse una sensazione fisica e psicologica di dolore. Lo spettatore è invitato a esplorare le “celle” attraverso finestre e fessure, che aprono uno spiraglio su racconti di affetto domestico e solitudine, quotidianità e sofferenza. L’ultima parte della mostra espone le opere più recenti dell’artista, realizzate in tessuto, un materiale estremamente inusuale per la scultura, data la sua mancanza di struttura e solidità, ma caro all’artista, il cui ricordo infantile è strettamente legato alla tappezzeria materna. Seguendo il consueto percorso di autoriflessione e progressivo sviluppo, Louise Bourgeois ritorna alle origini del suo lavoro di scultrice, presentando un gruppo di “Personages” in tessuto ai quali affianca figure umane abbracciate, menomate, sofferenti, frutto di memorie individuali e riflessioni generali sulla condizione delle persone. Ben lungi dall’essere un punto fermo e definitivo nella celebrazione di un’artista la cui ricerca sembra non potersi mai interrompere, nonostante l’età avanzata e i riconoscimenti ottenuti, la retrospettiva di Louise Bourgeois coinvolge lo spettatore in un discorso aperto, fatto di pensiero ed emozioni, ricco di spunti e suggestioni.

Shana Forlani

vedi Nel mondo di Louise: Grattacieli, ragni-mom, ironia sexy di Adriana Polveroni

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dal 4/7/08 al 24/9/08

Nancy Spero
Dissidances

MACBA - Plaza dels Angels 1 - Barcelona

vedi Nancy Spero

Nancy Spero (Cleveland, Ohio, 1926) is one of the pioneers of feminist art and was a key figure on the dissident New York scene of the 1960s and 70s, along with artists like Martha Rosler and Adrian Piper, to whom the MACBA has already devoted individual retrospectives. As an artist and activist, her career is an ongoing example of commitment to the political, social and cultural scene in which we live. A proof of this is her response to the recent warlike events in which her country has become embroiled, events that have resituated her work in the forefront of our times.

Nancy Spero. Dissidances is the first major retrospective of this artist's work to be mounted in both Europe and the United States. The show brings together works that extend from her beginnings as a student at the Art Institute of Chicago, never before exhibited, to her recent presentation at the 2007 Venice Biennale. The title of the exhibition, taken from the text by He'le'ne Cixous for the catalogue, suggests a potential reading which subsumes two basic aspects of the artist's work: its critical, non-conformist nature in terms of the politico-artistic situation she has lived through during her career and the importance of movement and of the body as vehicles for articulating her discourse. Organized chronologically, the exhibition presents her work as a unitary project in which past and present become blurred, as in the ancient fables and narratives that have been an inspiration to her.

In 1959 Nancy Spero and her husband, Leon Golub, both of them figurative painters established in Chicago, moved with their children to Paris, where they lived from 1959 to 1964, fleeing the preponderance of abstraction on the North-American art scene. In that city Spero made contact with literary, more than artistic, intellectual circles and got deeply involved in readings that would be fundamental, later on, for her work, as in the case of the writings of Artaud. During these early years the artist created a series of works grouped together under the title of Black Paintings (1959-1960). These are figurative pictures of a lyrical expressionism, focusing on themes like night, maternity and lovers, through which characters wander against dark backgrounds laboriously created via the accumulation of layers of paint. The feeling of isolation and impasse that these works transmit correspond to the artist's personal and professional situation at the time.

Spero and Golub returned to New York in 1964, at a moment when opposition to the war in Vietnam and the Civil Rights movement had begun to play a huge role in her country. Her political commitment helped her to escape from her isolation and endowed her with a voice of her own, which would henceforth become the basic research motif in her work. Spero jettisoned painting on canvas, a medium she considered to be male, and settled for the use of paper, whose fragility endowed her painting with a new temporality, procedural quality and expressiveness, as occurs with the series War (1966-1970). In them, Spero gives free rein to her anger and disgust vis-à-vis the war, through manifestos in which she introduces explicit gender imagery and many-layered metaphors about the obscenity and violence of power. Her works are suffused with tongues and phallic bombs, helicopters and defecating mushroom clouds and phrases from military slang. This is an obsessive set of pictures that creates a sort of hieroglyph or visual writing.

In 1969 Spero distanced herself from the politico-military debate of the time in order to create a group of works based on texts by the French poet Antonin Artaud, the Artaud Paintings (1969-1970). In them she compulsively cites the poet in order to express and exorcise the ire and alienation she was feeling as an artist. These works evolved towards the vast Codex Artaud (1971-1972), consisting of 34 scrolls made up of sheets of paper glued end-to-end. Open-ended in format, this multifarious piece, which recalls ancient writings, marks the mature phase of her work and became a turning point in the art of the 1970s. Unlike that of her conceptualist contemporaries, the language in it is obscene and manually written, like a graffito, giving her work a different sort of corporeality that distances it from the official discourses of the time.

Spero's participation in the feminist movement - she collaborated with WAR (Women Artists in Revolution) and carried out protests and actions to demand an equal amount of representation for men and women in museums - led the artist to deal with issues like women's torture and pain, whilst conveying their strength and freedom. This is the way Torture of Women (1976) came into being, an epic work which combines terrifying images, quotes and testimonies of the atrocities committed by South-American dictatorial regimes against women, according to the reports of Amnesty International and other sources. The piece, a 38-metre-long scroll of fourteen panels, obliges the spectator to traverse the space in a rather unorthodox manner, a formula she would develop in her subsequent works.

The First Language (1981) is her next mega-scroll and marks a point of inflection in her career. With it she abandoned the written word in favor of the female body as a vehicle for expressive language. In this work Spero adopts a deliberately optimistic tone in order to underline the power of the imagination and of hope, in opposition to tyranny and domination. The piece consists of 22 horizontal panels in which female figures proceeding from various historical moments alternate in an extended space, combining presence and emptiness on the blank page. The naked bodies - some of them fragmentary - follow one another and move, leap, fall, stretch, cower and repeat, creating a personal alphabet.

By the end of the 1980s Spero tended more and more towards the hand-printing of figures and backgrounds, and extended her lexicon to include architecture. In this way she did away with any obstacle between the work and the space it was shown in, obliging viewers to participate much more actively by altering their way of looking and their position. In 1998 Spero produced an installation called Let the Priests Tremble- in the Ikon Gallery in London, the central part of which we reproduce in the exhibition. In it, strong, athletic women dance to the sound of a passage from an essay by He'le'ne Cixous from her book The Laugh of the Medusa. Nancy Spero's rapport with the female writing of authors like Cixous and Kristeva is a recurring theme in critical essays on her work. The artist's interest is also shown in explicit affirmations like, "One cannot advance if it's not in a new direction. The French feminists speak of -e'criture fe'minine' and I try to with -peinture fe'minine'." The text by Cixous published in the catalogue to our show presents, like some intimate story, the profound relationship between these two artists.

The 1980s and 90s were years in which she created numerous exhibitions and achieved critical recognition. From then on, Spero's work became more exuberant and affirmative, and expressed - as she put it - a kind of "utopia" involving the possibility of change. Even so, she didn't turn her back on themes and procedures that had interested her since the beginning of her career, like pain, destruction or violence, the both of them becoming two sides of the same coin in terms of her artistic and personal world. The exhibition reflects this duality in two neighboring rooms in which, without following any chronological order, works that establish a dialog between grief and joy are mixed together. Worth highlighting, among these, is Ballad of Marie Sanders, an installation the artist has created in a variety of ways and in which, for the first time in years, she reworks the text with a 1934 Bertolt Brecht poem about a Gentile woman tortured for having had sexual relations with a Jew, as a way of recording the suffering concealed beneath oppressive regimes.

At the end of the 1990s color acquired greater importance in Spero's work, the monumental Azur (2002) being a good example of this. In this piece, which borrows its title from a poem by Mallarme', the artist deliberately uses color and seeks new and surprising ways of composing a picture, dotting the space with female creatures and creating a dreamlike sequence in which they move without temporal restrictions against a geometrically patterned background. Here, color is handled with the same skill she used to handle text with in the 1970s; by repeating it, combining it, superimposing it, taking liberties with it, leaving it blank, while foregoing the traditional opposition between figure and ground, abstraction and figuration.

Finally, in Maypole: Take No Prisoners (2007), an installation produced for the Venice Biennale, Spero has gone back to a recurrent theme in her work and, alas, in the politics of her country: war. The piece is a maypole with 200 treated and painted aluminum heads that, in the words of the artist, she has cannibalized from her war paintings of the 1960s. With this piece we close the temporal circle of her trajectory; we go back to the beginning and encroach on the chronological boundaries of the retrospective.

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fino al 28 settembre 2008

"Carol Rama. L'occhio degli occhi"
Opere dal 1937 al 2005


Sottoporticato, Palazzo Ducale - Genova

Orario: da martedì a domenica 15-20, chiuso lunedì
biglietto unico: € 3,00
biglietto cumulativo Carol Rama + Turismo d'autore + Torre e Carceri:
intero € 8,00 ridotto € 6,00
info tel. 0105574064-065

 

Carol Rama è un'artista autobiografica. Ogni personaggio, ogni oggetto che compare sulla scena dell'opera trova il suo riscontro nella storia e nella memoria dell'artista. Palazzo Ducale rende omaggio alla famosa pittrice torinese, per i suoi novant'anni, presentando una mostra antologica di oltre 100 opere, dai lavori iniziali degli anni '30 fino ai più recenti del 2005. Mostra e catalogo, a cura di Marco Vallora, sono accompagnati da interventi di Gillo Dorfles ed Edoardo Sanguineti, di cui sono in mostra anche le poesie dedicate all'amica artista. Protagonista della scena dell'arte nazionale e internazionale del Novecento, Carol Rama ha ricevuto nel 2003 il prestigioso riconoscimento del Leone d'oro alla carriera in occasione della 50ª Biennale di Venezia.
La Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale di Genova promuove una mostra antologica di Carol Rama nell'anno del suo novantesimo anniversario della nascita.
Sarà presentato un centinaio di opere, dai lavori iniziali degli anni '30 fino ai più recenti del 2005.
Mostra e catalogo saranno curati da Marco Vallora, storico e critico dell'arte, che ama esplorare i rapporti tra le arti come quello tra pittura e letteratura, musica e cinema, e che ha esordito ventenne proprio scrivendo di Carol Rama. In tal senso sono stati invitati a intervenire due degli amici più cari – e di più lunga data – di Carol Rama: Edoardo Sanguineti e Gillo Dorfles.
L'amicizia tra il poeta genovese Edoardo Sanguineti e Carol Rama nasce alla fine degli anni '40 del secolo scorso e ha trovato espressione in versi e in prosa con saggi critici, testi letterari, acrostici e poesie, che accompagnano fin dal 1964 l'opera pittorica dell'artista-amica. Anche queste poesie saranno in mostra, accanto alle opere che le hanno ispirate.
Gillo Dorfles è uno dei fondatori del Movimento Arte Concreta (MAC), a cui Carol Rama aderì nel 1954. L'amicizia tra i due artisti proseguì anche dopo la conclusione del movimento e ha avuto modo di rinnovarsi ancora di recente, in occasione di un'antologica di opere su carta di Carol Rama, curata da Gillo Dorfles presso il Museo di Materiali Minimi d'Arte Contemporanea di Paestum (estate 2007).
La mostra ripercorre la storia della ricerca di Carol Rama, fin dall'Autroritratto con pullover del 1937, le Appassionate e le Dorine degli anni 1930 e '40, attraverso il periodo delle opere "concrete" degli anni '50, i "bricolage" con collages di artigli animali e occhi di bambola degli anni '60 e le "gomme" degli anni '70. Dagli anni '80, fino agli ultimi lavori del 2005, assistiamo al ritorno alla figurazione, con opere che spesso integrano la pittura con il collage di materiali congeniali all'artista. Come una lucida eco, con un occhio al passato e con ironica lucidità.

vedi Carol Rama

m.m.

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dal 7/7/08 al 7/8/08

Ma-donne: 12 artiste interpretano la donna contemporanea
Maria Amalia Cangiano - Marilù Cattaneo - Sylvia Dabbah - Anna Finetti - Emanuela Franco Sonia Quarone - Maria Pia Redaelli - Maddalena Rossetti - Silvia Salvarani - Celina Spelta - Thula - Micaela Tornaghi


Spazio Tadini
Via Jommelli, 24 Milano (MM Loreto-Piola)

La violenza sessuale è diventata reato contro la libertà personale e sessuale nel 1996. Prima di allora rientrava tra i delitti contro la morale e il buon costume. Questa legge fu sancita ben 51 anni dopo l'ammissione delle donne al voto (1945). In quel cinquantennio altre leggi avrebbero potuto accelerare il riconoscimento sociale della donna come individuo non in relazione all'uomo e alla famiglia. Nel 1960, per esempio, fu permesso loro di accedere a tutte le professioni prima riservate solo all'altro sesso, nel 1965 fu data la parità remunerativa, nel 1969 l'adulterio, sia maschile che femminile, non fu più un reato, nel 1975 si abolì la patria potestà per parlare di potestà genitoriale, nel 1978 fu permesso l'aborto, nel 1981 fu abrogata la rilevanza penale del delitto d'onore e del matrimonio riparatore in cui la donna - moglie, figlia o sorella - rappresentava una sorta di "contenitore" dell'onore maschile a cui era giustificata la difesa.
Oggi, sono bastate queste leggi a cambiare il ruolo e l'immagine della donna nella nostra società? La donna è oggi liberata da secoli in cui è stata culturalmente o la madre/santa o la sgualdrina/donnaccia?
La collettiva Ma-donne chiede alle artiste donne di interpretare questa contrapposizione. L'invito è quello di esprimere attraverso il linguaggio pittorico qual è l'immagine che meglio può rappresentare il processo evolutivo della figura femminile nella nostra società.
Se nel Dolce Stil Novo la donna era una figura angelicata quasi priva di carnalità, figura di mediazione tra l'uomo e Dio, oggi la donna è presente con la sua fisicità ovunque. La sua corporeità non è più solo oggetto, ma è anche consapevole macchina di seduzione che la donna usa a suo consumo. In questo fine non rientra solo la maternità, ma anche il suo piacere, il suo bisogno di conquista sociale.
La donna è oggi madre e amante e "donnaccia" e manager di se stessa nel mondo del lavoro. Ma sebbene la molteplicità dei ruoli sociali o la parcellizzazione dell'identità oggi appartenga ad entrambi i sessi, nella donna questi ruoli sono anche opposti tra loro, quasi fino ad annullare gli uni gli altri. L'uomo può essere padre, marito, amante e manager e tutto fila liscio, tutto rientra nel suo ruolo storicizzato nei secoli dei secoli. Per la donna no. O è sacra o profana, o è dolce o è forte, o è madre o amante a fatica queste sfaccettature convivono senza atriti, senza annullare a volte l'individuo.
L'essere donna oggi sembrerebbe l'essere frutto di una contraddizione di termini. Ma-donne, ma comunque donne ne esprime il senso, è una provocazione, un percorso, un riflessione con l'occhio delle donne che raccontano se stesse, i loro conflitti di identità, ma anche le loro soluzioni.

Melina Scalise

n.m

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dal 24 giugno al 7 settembre 2008

“Save As…” Arte contemporanea dalla Turchia
a cura di Derya Yücel

Triennale Bovisa - Via Lambruschini 31, 20156 - Milano

Triennale Bovisa presenta la mostra “Save As…” Arte contemporanea dalla Turchia, la prima iniziativa culturale che porta Milano verso l’Expo e che sarà aperta in Triennale Bovisa dal 24 giugno al 7 settembre 2008.

Per la prima volta in Italia viene presentata una collettiva dedicata all’arte contemporanea turca con il duplice scopo di dare visibilità e spazio a questa cultura emergente e vivace, ma anche di rendere omaggio al paese che ha concorso con l’Italia all’assegnazione dell’Expo 2015. La mostra, che sarà inaugurata dal sindaco di Milano Letizia Moratti e dal sindaco di Istanbul Mimar Kadir Topbas, trova la sua perfetta collocazione in Triennale Bovisa, la sede dedicata all’arte contemporanea della Triennale di Milano che rafforza il suo legame con la Turchia già avviato l’anno scorso con un accordo di reciproca collaborazione con santralistanbul (centro per l’arte contemporanea di Istanbul Bilgi University), organizzatore dell’esposizione insieme con la Triennale.

“Save As…” non si presenta come una mostra tematica, esaustiva e riassuntiva dell’arte contemporanea in Turchia, ma come uno spaccato delle sue tendenze.
Non si prefigge di costruire una rappresentazione nazionale, ma si basa su un approccio che stimola diverse reazioni e molteplici punti di vista e riflessioni.
La mostra tenta di instaurare un legame tra le varie ricerche artistiche evitando di stabilire
un rigido legame tra identità e spazi, di restringere l’arte ad alcuna specifica identità geografica e di schematizzare i lavori in relazione ai differenti paesi. Si tratta di 30 artisti che riflettono il loro lavoro sul passato e sul presente con le loro voci, ansie, vite e ricerche.
Una delle finalità della mostra, come tutte le mostre internazionali, è quella di creare una piattaforma che contenga la libera circolazione di artisti e opere, che connetta artisti che condividono radici culturali, storiche, geografiche, condizioni politiche ed economiche e che hanno simili pensieri, ansie e paure.
L’arte turca contemporanea è al contempo un processo continuo e conseguenza dei grandi
cambiamenti cominciati alla fine degli anni Sessanta e ai primi anni Settanta. Da allora l’arte turca ha cercato di diventare più libera e indipendente rispetto alla tradizione, alla società, all’educazione. Il punto di partenza della mostra può essere identificato con il lavoro di Nil Yalter, datato 1974, il suo primo video che rappresenta una critica nei confronti della posizione sociale in cui è costretta la donna. Il suo lavoro mira a distruggere il cliché della danza del ventre come espressione culturale della Turchia.

Il tema della condizione della donna come cittadina di seconda classe, del suo stato, dell’oppressione e della violenza nei suoi confronti, dei costumi e codici sociali che la riguardano è al centro dei due lavori di Canan Senol and Sükran Moral degli anni 2000.
Il colpo di Stato del 12 settembre 1980 ha avviato un processo che ha portato conseguenze non solo da un punto di vista economico, politico e sociale, ma anche in campo artistico.
Posizioni apolitiche portano l’artista a rivolgersi al mondo interiore, alla realtà individuale.
Inoltre negli anni Ottanta nasce in Turchia il mondo privato dell’arte, un mercato, gallerie.
Vengono organizzate una serie di mostre che evidenziano come ormai la tradizione sia stata superata, emergono nuovi linguaggi, si mostrano lavori che guardano alla situazione artistica internazionale.
Gülsün Karamustafa e Ayse Erkmen sono due artisti esemplari dei cambiamenti di quegli anni.
La Biennale Internazionale di Istanbul del 1987 ha dato un enorme contributo alla produzione artistica in Turchia. Parallelamente si sono sviluppate altre strade. Mostre tenute in spazi alternativi o gallerie si moltiplicano e creano le basi per il raggiungimento di un indipendente, unico e internazionale livello dell’arte.

Tappa fondamentale che ha portato alla realizzazione di Save as… è la mostra “Modern and Beyond”, aperta in occasione dell’inaugurazione di santralistanbul nel settembre del 2007, che ha presentato il panorama dell’arte turca dal 1950 al 2000 e che ha innestato importanti discussioni sul tema ed esplorato nuovi punti di continuità e di divergenza all’interno della storia dell’arte turca. Istanbul e la Turchia sono stati da sempre crocevia di diverse culture, ma dagli anni Novanta con le prime manifestazioni della globalizzazione, Istanbul diventa la vera e propria finestra commerciale e la via d’uscita della cultura turca.
Nel paese si creano gruppi di identità culturale, etnici, sessuali, di genere, religiosi che portano per la prima volta alla ribalta temi così intimi da essere stati fino ad allora mantenuti all’interno della sfera personale.
Da questi anni gli artisti pongono al centro il proprio mondo privato e sociale. Dinamismo, diversità, sperimentalismo sono propri di quel periodo.
La maggior parte degli artisti in mostra si sono formati in questo tempo.
Questi artisti hanno trasformato i valori estetici e li hanno declinati nelle varie tecniche ed esperienze, hanno inaugurato temi e dibattiti che continuano a essere attuali, Erinç Seymen con il suo lavoro ironico e dissacrante sui centri di potere del paese, Extrastruggle sia ironico sia provocatorio sulle trasformazioni sociali, Mürüvvet Türkyilmaz che cambia la percezione attraverso la somiglianza delle forme, Ferhat Özgür e Burak Delier sono tutti artisti che con le proprie opere criticano i costumi, la società, la politica, il potere.
Borga Kantürk, Ceren Oykut, Dilek Winchester, Esra Ersen, Bashir Borlakov con i suoi paesaggi dalla tranquillità inquietante, Genco Gülan mette in mostra il suo DNA e ci fa ripensare al concetto di unicità, Selim Birsel, Selda Asal, Serkan Özkaya presenta l’estetica di un momento, Sener Özmen, Ramazan Bayrakoglu, Volkan Arslan, Neriman Polat, Murat Morova, Leyla Gediz, Gül Ilgaz, Yasemin Özcan Kaya, Ha Za Vu Zu.

Due performance saranno realizzate la sera dell’inaugurazione.
L’artista Eser Selen invita il visitatore a essere testimone mentre lei unisce il suo corpo con lo spazio e Nezaket Ekici che tocca vari punti critici come l’identità culturale e sessuale, i taboo, le tradizioni e il rapporto con il presente. Quest’ultima artista insieme a Selda Asal,
Canan Senol, Neriman Polat, Sükran Moral, Gül Ilgaz compone il Tribute to Pippa Bacca, in ricordo della giovane artista milanese, uccisa tragicamente in Turchia qualche mese fa.

vedi "Quest'arte al femminile combatte la violenza"

n.m

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sino al 29 giugno 2008

Johar! Territori del sacro.
Continuità e tradizione delle culture indigene in Jharkhand (India)

a cura di Daniela Bezzi (22 maggio - 29 giugno)

Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini”
Salone delle Scienze - Piazzale G. Marconi, 14 - Roma

Prosegue fino al 29 giugno, negli spazi del Salone delle Scienze, la mostra "Johar! Territori del Sacro – Continuità e tradizione delle culture indigente in Jharkhand (India)", prima ricognizione mai tentata in Italia (e con questa ampiezza e ricchezza di motivi anche in Europa) nell'ambito così poco indagato delle culture adivasi, ovvero indigene, dell'India.

Una ricognizione che - per ovviare il rischio di generalizzazione e tentare la migliore "messa a fuoco" possibile sull'intreccio tuttora vivissimo delle sue devozioni e tradizioni - si limita ad una particolare regione, il Jharkhand, e ad una particolare area, quella di Hazaribagh.
Johar! , il titolo scelto per la mostra, è infatti il saluto, il benvenuto, l'invito a condividere che gli abitanti del Jharkhand si scambiano ogni volta che si incrociano lungo il cammino.
Johar! dunque come "percorso di immagini" all'interno di un'India che è sempre stata remota e che sta diventano sempre più invisibile. Johar! come progetto di ascolto e ricerca da quel che resta delle sue culture e tradizioni, sotto la crescente pressione di modernità.

Principale motore narrativo della Mostra è la tradizione delle case dipinte nelle aree circostanti Hazaribagh, che ogni anno, in due particolari festival, vedono impegnate le donne-artiste dei villaggi: per celebrare la stagione dei matrimoni (Khovar Festival, da febbraio a giugno) e quella dei raccolti (Sohrai Festival, nel mese di novembre).

Proprio per sottolineare la straordinaria vena creativa di questa action painting al femminile, il Museo ha inaugurato la Mostra il 22 maggio scorso (Notte del Dialogo Interculturale) con la performance che già nei giorni precedenti aveva visto in azione le artiste Putli Ganju, Philomina Tirkey Imam e Juliet Fatima Imam, all'interno dell'Evento Vicino/Lontano di Udine, partner di questa loro tournèe in Italia. Concentrate, senza bisogno di schizzi nè tavole preparatorie, con tratti e pennellate sicure, le tre artiste hanno in poche ore completato i Pannelli Giungla che fanno ora da cornice ai tre Grandi Murals già eseguiti a Udine, su tela sapientemente trattata con fango e colla per replicare con la massima fedeltà possibile la granulosità di un muro di villaggio.

Ed è con questo magnifico Trittico in progress (sono già previsti ulteriori arricchimenti) che si apre il percorso espositivo della Mostra. Nelle sale successive, e particolarmente in quella centrale, lo sguardo si apre su una collezione di opere nei più vari formati e media (su carta, tela, o ricamate a punto ledra) nel dialogo con la propria originaria iconografia: la ricorrenza del Pashupati, Signore degli Animali (o della Creazione), prototipo del Shiv; la "radice" del Tridente, così simile a una pianta; la sacralità del paesaggio, la pregnanza di alcune conformazioni megalitiche. Ciò che il nostro vocabolario definirebbe "anima dei luoghi" e che i tribali di questa regione chiamano sarna, la loro religione.

L'altro aspetto non meno straordinario di queste tradizioni è la mai interrotta continuità con le numerose incisioni rupestri del circondario, come la Mostra accenna nella sala successiva: dove alcuni motivi ricorrenti nelle opere, soprattutto nella tradizione del khovar (la cava originaria) sono accostati alle rilevazioni di alcune cave e siti archeologici minuziosamente catalogati da Bulu Imam, fondatore della Sanskriti Foundation di Hazaribagh e anche della Tribal Women Artists Cooperative. Tipica inquisitive mind dell'India di oggi, Bulu Imam invoca una maggiore consapevolezza di questo patrimonio ed è impegnato per tutelarne la sopravvivenza nel confronto sempre più invasivo con lo sviluppo, per lo più minerario. Su questo particolare aspetto la Mostra riserva gran parte dell'ultima sala ai fotoreportages di Mario Popham e Robert Wallis che in Jharkhand hanno lavorato a lungo.

Completa la Mostra un'opera che l'artista italiano Tarshito Nicola Strippoli ha creato lavorando con la Tribal Women Artists Cooperative di Hazaribagh: intitolata Mandala dell'Unione può considerarsi una promettente germinazione tra la forza di una tradizione che si è trasmessa intatta per millenni e la pulsione sperimentale di una contemporaneità in grado di cogliere anche nell'estrema lontananza geografica e di tradizione l'espressione di un'arte che dalla Terra - vissuta come generatrice, Madre. ma anche come casa dipinta, ogni anno rinnovata e resa bella - attinge motivi, colori, materiali, ispirazione.

vedi India, la lotta delle donne-pittrici «Il progresso minaccia i nostri murali»

n.m

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sino al 28 giugno

Ritratto e autoritratto
Triplice evento dedicato alla fotografia al femminile

Sala Giubileo
Riva 3 novembre, 9 - Trieste

Dopo il successo dell'anno scorso verrà inaugurata la seconda edizione della mostra -Ritratto e autoritratto-, ideata e organizzata da Marisa Ulcigrai, che sarà presentata sul piano critico dall'architetto Marianna Accerboni: alla presenza della Consigliera Regionale di Parità del FVG,: un autoritratto, quello proposto in mostra, che le autrici non rivolgono solo a se stesse, ma allargando anche la propria sfera d'immagine all'esterno, ad altri soggetti e al territorio, i quali vengono affrontati secondo spunti interpretativi diversi. La rassegna propone infatti un'ampia e variegata sequenza di immagini fotografiche realizzate soprattutto attraverso il mezzo digitale, da tredici artiste. Un'iniziativa questa, che rappresenta il risultato di un lungo e approfondito itinerario di lavoro, svolto con passione da Marisa Ulcigrai assieme a un gruppo numeroso e variegato di personalità femminili, riuscendo alfine a decrittarne l'animo.

Espongono: Margherita Ballicora, Nidia Bianco, Donatella Davanzo, Adriana De Caro, Fabiola Faidiga, Martina Kocevar, Michela Novel, Ester Olivo, Valentina Oppezzo, Bruna Rota, Lara Savron, Marisa Ulcigrai.

In concomitanza con la vernice della rassegna avrà luogo la presentazione ufficiale dell' Associazione FOTOGRAFAREDONNA, fondata e presieduta da Marisa Ulcigrai, quale naturale evoluzione dei workshop da lei condotti negli ultimi anni. L'associazione - che riunisce fotografe professioniste, artiste, cultrici e appassionate dell'arte del terz'occhio - si propone la promozione a livello locale, nazionale e internazionale della cultura e della creatività femminile in campo fotografico e artistico mediante attività di formazione, produzione fotografica e organizzazione di mostre fotografiche e artistiche e di convegni atti ad approfondire la conoscenza della produzione artistica di genere.

n.m

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dal 17/6/08 al 29/6/08

Angela Vinci


Pura Contaminazione
a cura di Rosangela Arcidiacono
Circolo culturale 500 gr.
Via Bara dell'Olivella 67 Palermo


Rispettando il suo modus operandi, Angela Vinci ha fatto del viso umano l'oggetto privilegiato della sua pittura, una pittura forte, espressionista, dal tratto personalizzato e dal colore deciso, arricchita dalla capacità di cogliere e trasmettere l'imperscrutabile molteplicità della mimica umana. Mediante una pennellata disinvolta ma allo stesso tempo irruenta e vigorosa, la pittrice scandaglia l'interiorità dei suoi soggetti, esponendoli in un equilibrato connubio di luce, forma e colore. In questa serie di neonati emerge il netto contrasto tra purezza e contaminazione, e come quest'ultima possa inevitabilmente invadere la prima. Individui con ancora addosso le tracce del loro turbolento percorso, spauriti, dolenti, ingenui e ignari, attraverso la percezione del mondo esterno, sembrano subire una deprivazione totale del perduto paradiso terrestre. Come in un deja vu', la struggente e ansiosa consapevolezza del cambiamento, del misterioso e minaccioso confine naturale che li circonda, preannuncia il mancato soddisfacimento di bisogni precedentemente soddisfatti. Una paradossale saggezza, esternata da uno sguardo scrutatore e già critico, li rende drammaticamente consci di cio' che il mondo non potrà offrirgli. Dai loro sguardi fissi e penetranti, si innesca la possibilità del confronto, la denuncia stessa dell'artista nei riguardi di un mondo corrotto, violento, contaminato e contaminante, un mondo che, in poche ore di vita, si riflette nei loro visi induriti e contratti, con un'autenticità priva di adulazione che li fa apparire tutt'altro che divini. Lontani dal risolvere il grande mistero del -perche'-, ormai catturati nella morsa della vita, non hanno altra scelta che lasciare liberamente vagare i tratti del loro volto. (Lavinia Rao)

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10 - 23 GIUGNO 2008

GRAZIA LAVIA

White Poetic Dress - Il Bianco Vestito di Emily Dickinson

BAR MAGENTA - Via Carducci 13 - Milano
Tutti i giorni dalle 8 alle 2


Un Abito Bianco, un Abito che protegge, che veste di Poesia e di Leggenda, ma nello stesso tempo diventa Gabbia. Gabbia per lo spirito inquieto di Emily, per suoi amori lacerati/laceranti. Gabbia che la isolò dal mondo reale, ma che fece esplodere da lei un universo incantato di parole, di fulminanti e annichilite visioni.
Emily Dickinson, poetessa, visse nell'800, ubbidì sempre a suo padre, negli ultimi 20 anni della sua vita, vestita di bianco, non uscì quasi mai dalla sua stanza, non si concesse alla vista di nessuno, non pubblicò le sue poesie.
Una vita negata, apparentemente. Ma la sua grande libertà di pensiero e un sottile erotismo, che la avvicina alle grandi mistiche, la faceva volare via...

n.m

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7 giugno 2008

Associazione di donne GALASSIA Città di CORSICO
Rosa Shocking
Mostra collettiva di installazioni e di fotografie
Cortile di via Cavour 82 a Corsico (Milano)

Artiste: Patrizia Di Siro, anna Rosa Faina gavazzi, Gretel Fehr, Luigia Introini, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo, Giancarla Ugoccioni, Maria Grazia Zanmarchi

Sabato 7 giugno 2008 dalle ore 17,30 alle ore 24, nell'ambito della Notte Rosa, organizzata dalla Città di Corsico
Inaugurazione: ore 17,30 con performance ideata da anna Rosa Faina gavazzi; violoncello Christophe Daverio, voce recitante Roberto Borghi

Rosa Shocking
Assetate d'amore, come le piante da fiore a Giugno chiedono l'acqua.
Tenere come piccole rose selvatiche, dolci come rose già aperte, sfatte come rose sfiorite ma disperatamente profumate.
Offriamo gioia noncuranti del dolore e vita noncuranti della morte.
Disposte a tutto, per un affetto sincero…anche a chiudere la verità nel cassetto più alto dell'armadio e non guardarci più dentro.
Tutta la vita per un abbraccio…un abbraccio Rosa Schocking.

                                                                                                                  Anna Aurenghi

Nell'ambito della Notte Rosa l'associazione di donne Galassia ha deciso di presentare, nel cortile di una casa di ringhera del 1700, situata nel centro della città, una mostra di artiste contemporanee che hanno elaborato nel loro lavoro il tema dell'appartenenza al genere femminile.
Patrizia Di Siro riprende fotograficamente, in bianco e nero, fiori di mezza età, che restituiscono il senso della bellezza anche nello sfiorire.
anna Rosa Faina gavazzi presenta …come un sogno fuggendo… un passaggio dell'Odissea viene interpretato da improvvisazioni del violoncello che si fondono con una lettura della versione originale in greco montata su suoni di onde del mare e con la voce narrante in italiano mentre l'opera peccato! fa da sfondo all'azione.
Gretel Fehr gioca ironicamente con il tema dello specchio al quale chiedere: "Specchio, specchio delle mie brame, come sta Venere nel reame?" . Lo specchio rispecchia, lasciando a chi osserva la risposta.
Luigia Introini propone tre immagini in bianco e nero della serie Mettere al mondo il mondo, indagine fotografica sulla maternità, tema caro all'artista
Nadia Magnabosco prende spunto dalla fiaba di Cenerentola per porre una domanda: Cenerentola vorrà veramente sposare il principe o forse teme che la bella scarpina possa nascondere qualche spina?
Marilde Magni presenta l'abito da volo di "Phurì Bibi", la Vecchia Zia che, invisibile, vola sopra il mondo per proteggere i Gitani. Il suo abito da volo è un fragile intreccio di carte geografiche, simbolo delle infinite strade che percorre.
Antonella Prota Giurleo interpreta liberamente, anche attraverso l'utilizzo di materiali ecocompatibili e di recupero, la relazione con la Madre Terra e la necessità vitale della sua sopravvivenza.
Giancarla Ugoccioni fotografa donne di ieri, incontrate, ricordate, testimoni di gesti antichi e di riti quotidiani, in contatto profondo con il ciclo vita - morte - vita
Maria Grazia Zanmarchi racchiude nelle stoffe brandelli e spirali di emozioni che imprigiona poi nel gesso che immobilizza i percorsi emotivi tracciati per racchiuderli in un abbraccio bianco, come grande silenzio.

Viene presentato anche Rose d'arte, di musica e di poesia, libro d'artiste elaborato per rendere visibile il legame tra le arti interpretate da donne.
Le artiste che hanno interpretato il tema proposto sono: Elisabetta Baudino, Giuliana Bellini, Leci Maria Bohn, Mariuccia Carboni, Mara Caruso, Lella Corvi, Eleonora Cumer, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Clara Figueira, Silvana Gatta, Graziella Gola, Luigia Introini, Silvia Lissa, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Elisa Mazza, Veronica Menni, Antonella Prota Giurleo, Mara Radè, Dianella Stabilini, Neusa Thomè, Maristela Winck, Maria Grazia Zanmarchi.

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4 - 5 giugno 2008

Quintocortile con la collaborazione di Milanocosa presenta la V RASSEGNA - POESIARTE

‘Segni resistenti’ tra luoghi e nonluoghi

a cura di: Donatella Airoldi e Mavi Ferrando (Associazione Quintocortile)
con la collaborazione di: Laura Cantelmo, Luigi Cannillo, Adam Vaccaro (Associazione Milanocosa)

Questo quinto appuntamento di Poesiarte Milano dal titolo “Segni resistenti - tra luoghi e nonluoghi”, vuole essere un momento di riflessione sull’altalena tra riconoscimento ed estraniazione che vive ciascuno di noi in un mondo che oscilla paurosamente tra caos e deserti, rovine pittoresche e grattacieli alti un chilometro, piazzette con gli amici e gironi infernali che ci intrappolano tra gli svincoli delle strade. Oltre cinquanta tra poeti, artisti, musicisti partecipano a questa manifestazione in un’atmosfera di convivialità e kermesse. Alle pareti un’imponente ‘quadreria’ di opere contemporanee quale contributo visivo ai temi della Rassegna.

Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile nei giorni mercoledì 4 e giovedì 5 giugno 2008 con interventi di poeti e musicisti dalle ore 17,30 alle ore 21

poeti: Massimo Arrigoni, Claudia Azzola, Maria Carla Baroni, Rinaldo Caddeo, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Annamaria De Pietro, Adele Desideri, Gabriela Fantato, Gabriele Favagrossa, Alberto Figliolia, Umberto Fiori, Luigi Fontanella, Nicola Frangione, Meeten Nasr, Giampiero Neri, Guido Oldani, Luigi Olivetti, Enrico Pudilli, Filippo Ravizza, Margherita Rimi, Marco Saya, Adam Vaccaro, Giuliano Zosi

artisti: Donatella Bianchi, Biancoshock, Adalberto Borioli, Maria Elena Borsato, Salvatore Carbone, Marilù Cattaneo, Francesco Ceriani, Angela Colombo, Dade, Albino De Francesco, Valeria Diamanti, Fausta Dossi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Fernanda Fedi, Gino Gini, Jane Kennedy, Anna Lambardi, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Gianni Marussi, Emanuela Mezzadri, Roberto Origgi, Giuseppe Orsenigo, Gianni Ottaviani, Sergio Poddighe, Antonella Prota Giurleo, Raffaele Romano, Stefania Selmi, Antonio Sormani, Elisabetta Sperandio, Micaela Tornaghi, Spinoccia, Roberto Vecchione

musicisti: Marco Saya, Giuliano Zosi

Info: Associazione Quintocortile - Mavi Ferrando, Donatella Airoldi - tel. 338 8007617 quintocortile@tiscali.it

Associazione culturale Milanocosa – Adam Vaccaro – tel. 347 7104584 info@milanocosa.it

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IN MARCIA PER CLIMA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE, 7 GIUGNO MILANO

Il clima sulla terra sta cambiando, ma tardano decisioni condivise ed efficaci della politica per contrastare questa emergenza planetaria. Spetta dunque a noi sollecitarle e soprattutto operare una conversione di civiltà che fermi la febbre del Pianeta. Possiamo farlo ripensando il modo di produrre energia, di consumarla per muoverci, abitare, lavorare senza dilapidare le risorse comuni quali l'acqua, l'aria, la vita sulla Terra.

Ci mettiamo in “MARCIA PER IL CLIMA” organizzando a Milano il 7 giugno una grande manifestazione nazionale promossa da un'ampia alleanza delle associazioni italiane.

Al mattino dalle ore 10 ai Giardini di Porta Venezia piazze tematiche, spettacoli, mostre, concerti, incontri pubblici per fermare tutti insieme la febbre del pianeta. Dalle ore 15 CORTEO, partenza da Piazza San Babila

SITART

partecipa con

"UN SEGNO PER IL CLIMA"

40 stendardi

creati da artisti, studenti, da varie nazioni

tutte le immagini degli stendardi e i comunicati della giornata su

http://www.sitart.org/eventi/sitart/unsegno/perilclima.htm

 

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fino all'8 giugno 2008

La moda etica di Christina Kim



Museo internazionale e biblioteca della Musica,
Palazzo Sanguinetti, Strada Maggiore 34.
Bologna

Dal 10 maggio all'8 giugno l’ISA (Istituto di Studi Avanzati dell’Università di Bologna) diretto dal prof. Dario Braga, in collaborazione con il Comune di Bologna e con il Museo internazionale e biblioteca della musica presentano per la prima volta a Bologna un progetto di Christina Kim, clothing designer di Los Angeles di origine coreana.

Il progetto consiste in una mostra presso il Museo della Musica e in tre installazioni nel centro di Bologna.

Christina Kim riprende e amplia a Bologna le idee portanti della sua esperienza nel campo del design: il livello artistico degli oggetti fatti a mano, e l'integrazione di materiali riciclati e di tecniche tradizionali nella produzione di abiti moderni, sia standardizzata che in esclusiva.

Le installazioni all'aperto verranno esposte presso:
- Palazzo della Mercanzia
- Portico della Morte in Via de’ Musei
- Arco fra Pavaglione e via Clavature

In occasione di questo evento si terranno anche:

-Tavola rotonda su "Arti e tecniche del riciclo", lunedì 12 maggio, alle 17.30, presso il Museo internazionale e biblioteca della musica, Strada Maggiore 34.

- "Riciclato, fatto a mano, eco-sostenibile". Intervista di Giovanna Franci a Christina Kim.

-Incontro con Christina Kim presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, giovedì 15 maggio, dalle 12 alle 14, Aula Arcangeli, Pinacoteca

-‘Caffè-scienza’ venerdì 16 maggio, dalle 17.00 alle 19.00 presso il Museo della musica.

L'evento si svolge durante "Slow Food on Film", il Festival Internazionale di cinema e cibo promosso dal movimento Slow Food e dalla Cineteca del Comune di Bologna (7/11 maggio, Cittadella della Manifattura delle Arti).

            vedi La politica dello scarto nelle stoffe di Christina Kim di Paola Colaiacomo

m.m.

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dal 21 maggio al 6 giugno 2008

Antonella Prota Giurleo

TELARAÑA - Fili sul Mare Oceano



Spazio Guicciardini - Via Guicciardini, 6 - Milano

Antonella Prota Giurleo è andata in Perù per gettare dei "Fili sul Mare Oceano", come indica il sottotitolo della mostra "TELARAÑA": il suo lavoro infatti nasce dal desiderio di individuare punti di contatto e creare relazioni tra ciò che si fronteggia, e si ignora, o si guarda con malcelato astio. Le sue opere, in tessuto e sabbia su legno, i video ("Mani di donne raccontano" e "Vite colorate") e le fotografie realizzate in diversi luoghi (tra i quali ci sono le carceri femminili di Milano e di Lima), sono un andare verso le relazioni fra donne, persone, popoli, territori, in controtendenza con le chiusure e le separazioni. La distanza viene interpretata dall'artista come una lente, un modo per vedere e per unire i punti che separano chi osserva e chi è osservato: vive qui il concetto della metafora della ragnatela, che compenetra e aderisce, si espande e lega, ed assieme vive. "TELARAÑA" appunto è una tela, un intreccio compatto di fili, una sorta di "ragno benefico". La ragnatela è però anche densa e vischiosa, ed è anche inevitabilmente una trappola, un sotterfugio: la realtà va fatta cadere dentro nell'arte, va convogliata con una certa sottile abilità, per essere poi compiuta, placata.

Inaugurazione: martedì 20 maggio, ore 18.00 con presentazione di Roberto Borghi
Orari: dal lunedì al venerdì, 9.30 - 12.30 / 14.30 - 18.30; sabato e festivi chiuso

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dal 22 al 28 Maggio 2008

“Provvisorial_mente la public art Governa la Piazza”

Piazza Governo Provvisorio - Milano

Artisti: Betti Oneto, Ruggero Maggi, Mme Duplok, Pino Lia, Anna Finetti, Angelo Caruso

.Il Consiglio di Zona 2 di Milano in collaborazione con SITART presentano un evento di Urban Art con installazioni Site Specific in Piazza Governo Provvisorio

Jacqueline Ceresoli storico e teorica del cittastrattismo presenta l’evento.

“L’arte si mette in Piazza del Governo, diventa un’opera pubblica che ci racconta storie di nomadi erranti quali siamo, rappresentando trame urbane di ordinaria follia con leggerezza e poesia. Gli artisti interagiscono con il luogo e in questa piazza, attraverso le opere ci invitano a “spaziare” intorno alle trame complesse della nostra società ibrida, metamorfica, malata d’indifferenza e d’individualismo. Sono installazioni che rispecchiano le nostre debolezze, mancanze, solitudini, intolleranze, ma anche illusioni e speranze di poter realizzare una Città umanistica, dove le piazze diventano luogo dello scambio, parchi, giardini e viceversa.

Provvisorial_mente osserviamo queste opere Site-specific in Piazza del Governo, come cartografie emozionali che rielaborano saperi, la memoria e il vissuto di questo specifico territorio, nella speranza di ampliare la nostra conoscenza di un mondo sempre più dinamico, inafferrabile, in cui l’istante non si da il tempo di trasformarsi in memoria. In questa piazza, agorà delle differenze si riflette un microcosmo racchiuso in uno spazio fisico e simbolico di condivisione concettuale, in cui l’arte è anche un vessillo di tolleranza e di aggregazione multirazziale in sintonia con la natura, il territorio come progetto ideale di un’architettura dell’umanità.”

Inaugurazione: Giovedì 22 Maggio ore 18,00

INTERVERRANNO
Luca Lepore – Presidente del Consiglio di Zona 2 Milano<
Giulio Gandolfi - Presidente della Commissione Urbanistica (CdZ2)
Jacqueline Ceresoli – storico e critico d’arte teorica del Cittastrattismo.
Performance: “Vicolo dell’artista Provvisorio” di Claudio Gavina
Concerto: Movimento Flaneur “NonMiPiaceIlToot ”progetto parallelo di NonMiPiaceIlCirco! con Jack Azzarà in concerto con didjeridoo e percussioni.

tutte le informazioni su: http://www.sitart.org/eventi/sitart/provvisorial_mente/Governa.htm

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13 - 27 maggio 2008

Quintocortile
viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617
e-mail : quintocortile @ tiscalinet.it - www.sitart.org/spazi/quintocortile.htm


METALLI


a cura di Donatella Airoldi

presentazione di Roberto Borghi

12 scultori a confronto: tridimensionalità, spazialità, volume, dominio plastico. Consumo ecocompatibile e consapevole bellezza.

opere di: Giovanni Campus, Pietro Coletta, Rino Crivelli, Mavi Ferrando, Alberto Ghinzani, Antonio Paradiso, Alfredo Pizzo Greco, Fausta Squatriti, Mauro Staccioli, Thea Vallé, Grazia Varisco, Eugenio Zanon


inaugurazione: martedì 13 maggio alle ore 18,00

orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30 (fino al 27 maggio)

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mercoledì 7 maggio 2008
dalle ore 21 alle ore 23

GALASSIA - ACLI Il Sogno
LETTURA DI SCRITTURA DI DONNE. 2008
Bem Viver - via Monti
Corsico


Antonella Prota Giurleo



presenterà alcuni testi scritti da diverse autrici
( Anna Banti, Georgia O' Keeffe, Elena Poniatowska, Meret Oppenheim, Frida Kahlo)
sull'attività artistica femminile.
Le letture saranno a cura di Maria Carla Rossi.
L'ingresso è libero per tutte le donne interessate.

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dal 30 aprile al 6 maggio 2008

Il sole della luce scotta

Mostra collettiva della serie 'Ultimo mercoledì del mese di fehr&ferrando' con opere di venticinque artisti contemporanei

artisti:
Giuliana Bellini, Angelo Caruso, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Stefania Dalla Torre, Carola De Agostini, Pino Deodato, anna Rosa Faina gavazzi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, LePrincipesse, Ligowsky, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Emanuele Magri, Monica Mazzoleni, Maria Mesch, Antonella Prota Giurleo, Walter Puppo, Luca Rendina, Evelina Schatz, Antonio Sormani, Spelta, Tamaso, Franco Tripodi
a cura di:
Gretel Fehr e Mavi Ferrando

presentazione di:
Donatella Airoldi


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23 aprile 2008 dalle 21 alle 23

GALASSIA - ACLI Il Sogno
LETTURA DI SCRITTURA DI DONNE. 2008

Bem Viver - via Monti
Corsico

Nadia Magnabosco e Marilde Magni

presentano

Il cornetto acustico di Leonora Carrington

Letture di Maria Carla Rossi; coordinamento di Antonella Prota Giurleo.
La partecipazione è libera e gratuita per tutte le donne interessate.


Il testo, apparso nel 1974, affronta in modo fantastico e a tratti esilarante il tema della vecchiaia; la storia di una vecchia signora, Marion Letharby, noventanovenne, ricoverata in un ospizio dai suoi parenti, e della sua relazione con una cara amica e con i personaggi che si ritrovano alla Confraternita del pozzo di Luce si snoda attraverso sognanti e fantastiche avventure per approdare alla speranza dell'alba di un nuovo mondo.

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9 - 22 aprile 2008 

Quintocortile
viale Col di Lana 8 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617
e-mail : quintocortile @ tiscalinet.it - www.sitart.org/spazi/quintocortile.htm


ALT - ilcorpoèmio
Testimonianze delle artiste nell'anno delle Signore 2008

Prima esposizione di una raccolta di circa 100 opere realizzate da altrettante artiste sul tema del corpo delle donne

Nello sconcerto e nell'indignazione che accomuna le donne in questo momento storico che vede diffusi ed evidenti tentativi da parte di molti di riportare la condizione delle donne verso una inaudita regressione, Quintocortile con la collaborazione di alcune artiste ha dato il via a una serie di iniziative visive-visibili per riaffermare dei principi che si ritenevano non più discutibili e per dire basta alle violenze di genere.

La mostra sarà itinerante e in progress. La raccolta di ulteriori adesioni proseguirà fino a maggio.

a cura di:
Donatella Airoldi, Mavi Ferrando con la collaborazione di Silvia Cibaldi, Gretel Fehr, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo

presentazione di Donatella Airoldi

artiste:

Gina Abate, Silvia Abbiezzi, Annabel Adler, Antonella Affronti, Anna Aurenghi, Roberta Barbieri, Clara Bartolini, Rosanna Battaiotto, Elisabetta Baudino, Giuliana Bellini, Rosetta Berardi, Luisa Bergamini, Natalia Berselli, Petra Bialas, Bicci, Laura Bizzozzero, Maria Elena Borsato, Anna Boschi, Marina Buratti, Maria Amalia Cangiano, Marilù Cattaneo, Ada Celico, Silvia Cibaldi, Eleonora Cirant/Elisabetta Pagani, Emanuela Comparetti, Graziella Contessi, Marisa Cortese, Nicoletta Crocella, Caterina Davinio, Francesca De Lucia, Mirta De Simoni Lasta, Valeria Diamanti, Gabriella Di Trani, Fausta Dossi, Maria Teresa Fata, Gretel Fehr, Giovanna Ferioli, Mavi Ferrando, Lupe Ficara, Monica Fiori, Giuditta Fontana, Eliana Frontini, Patrizia Gabriele, Renata Galanti, Ornella Garbin, Silvana Gatta, Anna Rosa Faina Gavazzi, Sabrina Ghiri, Flavia Girardi, Helene Gritsch, Ornella Guzzetti, Kalamari, Marisa Keble, Jane Kennedy, Kosty, Grazia Lavia, Patrizia Lonardi, Veronica Longo, Tania Lorandi, Marilena Maglio, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Silvia Majocchi, Maddalena Mauri, Elisa Mazza, Libera Mazzoleni, Elena Menga, Maria Micozzi, Annalisa Mitrano, Patrizia Molinari, Sara Montani, Oriella Montin, Franca Munafò, Ester Negretti, Felice Alis Nusselein, Anna Olivares, Laura Oltolina, Jacqueline Orio, Daniela Pellegrini, Edy Persichelli, Miriam Piccicuto, Marilisa Pizzorno, Tiziana Priori, Antonella Prota Giurleo, Alina Rizzi, Serena Rossi, Lucrezia Ruggieri, Marina Sanchez, Evelina Schatz, Stefania Selmi, Gabi Summa, Micaela Tornaghi, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi


inaugurazione:mercoledì 9 aprile alle ore 18

Quintocortile, viale Col di Lana 8, Milano
da martedì a venerdì dalle 17,30 alle 19,30

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vedi presentazione e immagini

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dal 22 aprile al 7 maggio
Maria Teresa Gavazzi
:Il Pollaio, un capriccio: disegni, pollage, musica e starnazzi


progetto di Maria Teresa Gavazzi in collaborazione con Giovanni Tufano
a cura di Elena Di Raddo e Gretel Fehr
con la collaborazione straordinaria di Georgia Cadenazzi
testo critico di Elena Di Raddo
testo filosofico di Ginevra Quadrio Curzio
cantata di Anna Aurenghi

TUFANOSTUDIOVENTICINQUE
tel/fax 0289420303, viale col di lana, 14 - 20136 Milano
inaugurazione lunedì 21 aprile 2008 alle ore 18*

Una mostra di disegni della serie The Tennis Court e di collage da Fashion Beasts, ritagliati e adattati ad animali da cortile e non, con divertissement dal vivo a libero sviluppo giocoso, secondo lo stile di Maria Teresa Gavazzi, già inaugurato nel 2000 da Tufanostudio25 con la performance Il Canile, pittura da cani.
Faranno da colonna sonora le improvvisazioni al violoncello di Francesca Giomo sul coro a più voci dei presenti in mostra e delle Galline di Bolgheri, registrate da Clateo Caprotti e mixate da Alessandro Giomo.
Per far parte del Pollaio non occorre essere polli, basta mettersi una maschera e recitare la propria parte.

*per chi ha problemi di vista, il giorno dell'inaugurazione, sarà a disposizione l'audio-guida parlante Beatrice Carugo


Maria Teresa Gavazzi, é nata a Milano, ha passato l'infanzia in Brasile, ha studiato pittura all'Accademia di Brera a Milano, fusione del ferro all'Art Institute di Chicago e ritratto in Fotoreportage al London College of Communication. Attualmente vive e lavora a Londra.
Ha esposto in diverse gallerie e spazi istituzionali, come la Biennale di Osaka, Palazzo Bricherasio a Torino e il Nederlands Foto Museum.

Tutti nel "pollaio"

Si apra la scena: entri il re, il politico, il giocatore di tennis, il pollo. All'apertura delle porte ecco manifestarsi nello spazio - galleria, museo, studio di un artista - un mondo eccentrico, imprevedibile.
La banalità non fa parte del modo di vedere le cose di Maria Teresa Gavazzi: tutto ciò che la sua immaginazione produce, che il suo sguardo tocca attraverso la macchina fotografica o che la sua pittura riproduce sulla tela è semplice realtà, trasfigurata però dalla sorpresa e da un'acuta osservazione. Dalle immagini rubate nelle strade e nella metropolitana di Londra, ai disegni ispirati agli accessori di moda (Fashion Beast) e ad alcuni modelli sociali (The Tennis Court), il punto di partenza è la dimensione del quotidiano, con i gesti o le situazioni che si ripetono come automatismi tutti i giorni, ma rese esperienze uniche attraverso uno sguardo curioso. Gli animali sono spesso il veicolo attraverso il quale dialogare in modo divertente e ironico con alcuni aspetti del nostro vivere quotidiano. Ispirandosi al mondo del fumetto e del cartoon l'artista inventa un linguaggio diretto, fatto di segni e situazioni semplici, ma veramente disarmanti.
E' da questa combinazione, di genuinità e di sottile ironia, che nasce il "pollaio": ironica e stravagante metafora della vita stessa, delle sue gerarchie, dei suoi costumi, privilegi ed emarginazioni. Un luogo chiuso, imploso su se stesso, dove si riproducono gli stessi meccanismi che regolano la società contemporanea.
Il pollaio, del resto, è, come molti ambienti della realtà sociale ed economica, soprattutto un luogo che produce. Come metaforicamente nel pollaio i meccanismi che regolano i rapporti tra gli individui sono quelli che la società del consumo impone a tutti i livelli, dalla vita nelle fabbriche a quella anonima negli uffici: microcosmi lavorativi in cui i ruoli, come maschere, nascondono e talvolta opprimono le singole esistenze. Entrando nell'ambiente di lavoro, siamo tutti chiamati a giocare un ruolo prestabilito, a seguire regole non scritte e meccanismi che ci permettono di sopravvivere, di essere accettati socialmente. Ed il mondo del lavoro è oggi il modello di ogni nostro agire in tutti gli ambiti della società. E' a questa condizione cui intende opporsi l'artista, ironicamente, nel suo happening, che - come nella tradizione dadaista - si avvale di forme linguistiche diverse: dalla pittura, alla musica, alla performance.
Nello spazio della mostra tutti sono chiamati a partecipare al lavoro collettivo concepito da Maria Teresa Gavazzi, semplicemente indossando una maschera. Un gesto che non è privo di significato, in quanto implica l'accettazione di uno status, o meglio ne sottolinea la consapevolezza.
Tra starnazzi, rumori, chiacchiere, amplificazione delle mille parole che scorrono nella vita, ciascuno è chiamato a prendere il suo posto, a guardare alle cose di ogni giorno con uno sguardo diverso, più consapevole. Se l'ironia salverà il mondo, allora anche questo piccolo momento di vanagloria potrà contribuirne alla salvezza.

Elena Di Raddo

come la leggerezza in arte
così il pollo nell'estetica:
volatile terricolo,
è il paradosso dell'inconsistenza
che necessariamente si accompagna alla sostanza -
sotto le piume niente...
Ginevra Quadrio Curzio

"Chicchirichì!"
Il gallo ha cantato, il pollaio si è svegliato.
È successo un fatto nuovo, il galletto ha fatto l'uovo.
La gallina l'ha covato, ma non sa che cosa è nato.
Si stupisce questo sì, ma lo adotta lì per lì.
Se la nascita è un mistero, che si fa nel mondo vero?
Anna Aurenghi

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6 aprile - 1 giugno 2008

XIII BIENNALE DONNA

MONA HATOUM
Undercurrents

Palazzo Massari PAC
Corso Porta Mare, 5
44100 Ferrara

Orari d'apertura: da martedì a domenica, 9.00-13.00 e 15.00-18.00
Chiuso il lunedì. Aperto anche il 23 e 25 aprile, 1 maggio

Inaugurazione: sabato 5 aprile, ore 18.00

Mona Hatoum è l'artista scelta per rappresentare la XIII edizione della Biennale Donna, organizzata dall'UDI-Unione Donne in Italia di Ferrara in collaborazione con le Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, in un'importante mostra personale che si terrà al Padiglione d'Arte Contemporanea di Ferrara dal 6 aprile al 1 giugno 2008.

Con una carriera che abbraccia più di venticinque anni, Mona Hatoum è una personalità artistica di primo piano a livello internazionale. Le sue opere sono state esposte in mostre personali e collettive nelle gallerie e nei musei più prestigiosi di Europa, Stati Uniti, Canada e Australia.
Si tratta di una scelta importante e qualificante che prosegue e conclude un percorso di indagine avviato nelle ultime due edizioni della Biennale Donna, orientato a rappresentare una produzione di artiste donne incentrata sui temi del nomadismo geografico e dell'identità culturale, coinvolgendo artiste diverse per origine geografica, formazione socio-culturale e generazione.

Mona Hatoum è nata a Beirut da una famiglia palestinese ed è stata costretta all'esilio nel 1975 quando, in concomitanza con un suo viaggio a Londra, in Libano scoppia la guerra civile, impedendole di ritornare nel suo paese d'origine. Dopo aver frequentato scuole d'arte a Londra, diventa celebre alla metà degli anni Ottanta per una serie di performance e video che, con grande intensità, si concentrano su tema del corpo in situazioni di conflitto. L'artista ha poi trasportato la riflessione su queste tematiche anche nelle installazioni di grandi dimensioni e nelle sculture, che, dall’inizio degli anni Novanta, diventano il suo principale mezzo espressivo. Mona Hatoum ha sviluppato un linguaggio in cui oggetti familiari, domestici, come sedie, letti, culle e utensili da cucina, si trasformano in entità estranee e minacciose nelle quali scorre una vena, nascosta ma sempre presente, di ostilità e pericolo.

La rassegna, a cura di Lola Bonora, si apre con alcuni esempi dei primi video e performance e presenta una selezione di oltre 50 opere di tecniche diverse, incluse grandi installazioni, sculture, fotografie e lavori su carta, la maggior parte delle quali non sono mai state esposte in Italia. Inoltre saranno in mostra alcune opere recenti del tutto inedite.

Numerose iniziative collaterali legate alle tematiche sviluppate dall'artista sono previste nel periodo di apertura della mostra, tra le quali una tavola rotonda in collaborazione con l'Università degli Studi di Ferrara, una rassegna cinematografica con opere di registe provenienti dall'area mediterranea, workshop di studenti dell'Istituto d'Arte Dosso Dossi di Ferrara e In Tensione, un'installazione di Maria Vittoria Perrelli dedicata a Mona Hatoum presso Zuni Arte Contemporanea.

  Vedi articolo Nell'arte di Mona Hatoum una pratica minacciosa di Arianna Di Genova

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fino al 22 giugno 2008

Patti Smith

Land 250


Fondation Cartier
261 boulevard Raspail, a
Paris

La Fondation Cartier di Parigi ha inaugurato ieri una mostra di foto e lavori artistici dal titolo "Land 250", ispirata alla macchina Polaroid usata dalla cantante 61enne, la cui musica ha ispirato una generazione di band come i Clash, i REM e gli Smiths."Dal 1967 mi sono dedicata a scrittura, disegno e arti visive, film e fotografia", ha detto la cantante americana ai giornalisti ad un'anteprima per la stampa."E' l'inizio di un dialogo tra me e la gente per mostrare la diversità del mio lavoro ... una porta aperta che accoglie la gente nel mio mondo".Nel suo classico look -- jeans, maglietta bianca e cravatta nera -- Smith ha detto di aver iniziato a scattare foto Polaroid nel 1995 dopo la morte di suo fratello e suo marito."Mi sentivo così male. Non riuscivo a scrivere o a disegnare. Scattavo Polaroid perché è così semplice, immediato, dava una risposta immediata alle mie esigenze creative, mi aiutava a riprendere fiducia come artista in un momento molto difficile".Molti degli oltre 200 scatti in bianco e nero in mostra hanno un significato molto personale, come le pantofole indossate dal fotografo Robert Mapplethorpe, che era suo amico.
La mostra riproduce l'atmosfera intima di un loft, con poltrone, chitarre e amplificatori.
Ma vi sono anche oggetti singolari, come una pietra raccolta dal fiume dove la scrittrice inglese Virginia Woolf si suicidò.

vedi anche I "sepolcri" di Patti Smith- Una grande mostra

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18 - 28 marzo 2008

TINTACCE E TINTINE

Quintocortile
Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

a cura di Donatella Airoldi

In concomitanza con la giornata mondiale della poesia e dell’inizio di primavera un omaggio di dodici artisti a Pier Paolo Pasolini.

Parafrasando il titolo del film di Pasolini ‘Uccellacci e uccellini’ una mostra in cui la complessità del reale viene suddivisa ironicamente in tinte: dolci, aspre, delicate, irriverenti. Due mondi paralleli e conviventi che abbracciano un po’ tutto, dal senso di vita all’estetica, dalle emozioni all’etica.

opere di: Silvia Abbiezzi, Adalberto Borioli, Anna Boschi, Salvatore Carbone, Mavi Ferrando, Maria Luisa Grimani, Aghim Muka, Giancarlo Pavanello, Marilisa Pizzorno, Marina Scognamiglio, Armando Tinnirello

inaugurazione: martedì 18 marzo alle ore 18,00

orario: da martedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30

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7 - 8 - 9 marzo 2008

Undici artiste raccontano in immagini

"Una casa di carta per mia madre"
libro
di Ada Celico
Rubbettino Editore

Spazio Tadini,
Via Jommelli, 24 - Milano

"Rivolgendosi alla madre morta, la voce narrante dipana il groppo doloroso di un abbandono che è cominciato molto prima della demenza senile e della tragica fine della donna e con il filo del discorso pesca e riconnette quasi inavvertitamente pose, battute e situazioni, tanto nella vita intima di una famiglia quanto nello sfondo ambientale di una terra difficile. E' come se la figlia solo ora con la madre si risolvesse a rielaborare il lutto comune dal quale comincia la loro storia di donne abbandonate." Nicola Merola

Programma

Venerdì 7 Marzo
ore 19,00 - Inaugurazione mostra

Critica d'Arte: Micaela Mander

Artiste: Zina Borgini, Maria Amalia Cangiano, Anna Finetti, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Sandra Mazzon, Maria Micozzi, Elisabetta Pagani, Lucrezia Ruggieri, Celina Spelta, Teri Volini.

ore 21,00 - Presentazione del libro

Relatrice: Luciana Tavernini
Attrice teatrale: Francesca Contini

Sabato 8 Marzo

Dalle ore 15 alle 20 - Apertura mostra
Ore 18,00 - Letture poetiche
Poete: Giusi Busceti, Ada Celico, Antonella Doria, Luciana Gravina, Anna Petrungaro, Melina Rende, Marta Rodini.
Interventi: Adalberto Borioli

Domenica 9 Marzo

Dalle ore 15 alle 19 - Apertura mostra

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fino al 9 marzo 2008

"Il velo di Maja":
Marjane Satrapi ovvero dell'ironia dell'Iran;



Casa del pane
Casello Ovest di Porta Venezia, Milano

1 - 6 marzo e 9 marzo: ore 10.00 - 18.00
7 marzo: ore 10.00 - 21.00
Festa della Donna, 8 marzo: ore 10.00 - 24.00

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fino al 5 maggio 2008
Niki de Saint Phalle


Tate Liverpool
Albert Dock
Liverpool
The first UK exhibition of the French artist Niki de Saint Phalle. Beautiful, flamboyant, daring, provocative and fiercely independent, she emerged in the 1960s as a powerful and original figure in the highly masculine international arts world. The exhibition will include her acclaimed Shooting Pictures 1961 and larger sculptural works.

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Lalla Romano, un secolo
Mostra antologica di manoscritti, documenti, dipinti, disegni e fotografie

Nell'ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Lalla Romano (1906-2001), la città di Roma le rende omaggio con una grande mostra antologica, ripartita in sei prestigiosi luoghi di esposizione, dove sarà documentata l'espressione complessiva della scrittrice e pittrice, attraverso un ricco e suggestivo percorso biografico e tematico: dall'infanzia alla prima giovinezza, dalla maturità artistica a quella letteraria. Si indagherà inoltre, per la prima volta, la produzione di Lalla Romano nell'ambito della grafica durante gli anni Trenta e Quaranta. Durante il periodo espositivo avranno luogo incontri, letture, visite guidate e un laboratorio didattico di pittura, aperto alle scuole. Cinque cataloghi accompagnano la mostra: due pubblicati dalla Regione Piemonte, gli altri da Nino Aragno Editore, dalla Casa delle Letterature e da Weber & Weber.

La Mostra intende esporre, per la prima volta a Roma, una selezione dell'opera letteraria e pittorica di Lalla Romano 'edita e inedita' alla luce degli attuali sviluppi della ricerca critica e come sintesi degli eventi celebrativi programmati per il Centenario della sua nascita.
L'esposizione, nell'insieme degli eventi proposti, si svolge nei seguenti luoghi della città di Roma:
Biblioteca Nazionale Centrale, Sede della Regione Piemonte in Roma, Sala Clementina/Complesso Monumentale del San Michele, Biblioteca Casanatense, Casa delle Letterature e Galleria 196.

Presso la Biblioteca Casanatense e la Biblioteca Nazionale si svolgerà il "Percorso letterario":
Lettura critica di manoscritti, documenti e prime edizioni (prof. Ferroni, dott. Ria, dott.sse Giulia Raboni e Emanuela Sartorelli). Il catalogo della sezione letteraria (saggio critico introduttivo di Giulio Ferroni, a cura di Antonio Ria, con Giulia Raboni ed Emanuela Sartorelli, su progetto di Dante Isella).

La mostra allestita nel Salone Monumentale della Biblioteca Casanatense corrisponde alla Sezione IV dell'intero percorso ed e' intitolata Scrivere: "La mia maniera di essere". Manoscritti, documenti, corrispondenza, libri, fotografie sull' attività letteraria (1941-2001).
Nella sezione, curata da Giulio Ferroni e Antonio Ria con Giulia Raboni e Emanuela Sartorelli, si esporranno in sequenza cronologica i manoscritti delle opere letterarie di Lalla Romano nelle loro varie stesure fino a quella dattiloscritta, alla bozza di stampa ed alla prima edizione. Saranno altresi' esposte le successive edizioni e traduzioni dei suoi libri.
Inoltre, insieme con foto d'epoca ed altri documenti, si potranno vedere i libri che hanno ispirato la sua formazione, presenti nella sua biblioteca personale.
Sarà posta in visione una selezione della corrispondenza con amici e con altri intellettuali, scrittori, artisti, maestri, ecc. (Bacchelli, Montale, Vittorini, Calvino ed altri), allo scopo di ricostruire la sua vicenda intellettuale in un dialogo continuo con altri protagonisti del Novecento.
Per l'occasione, sarà ricomposto con gigantografie lo "studio/biblioteca" di Lalla Romano.

Sempre presso la Casanatense sono inoltre previsti tre incontri:
6 marzo ore 16.30: Concerto Jazz dedicato a Lalla Romano
8 marzo ore 11.00: Conferenza. Lalla Romano nostra contemporanea a cura di Adele Cambria
26 marzo ore 16.30: Incontro: Lalla Romano vista da vicino: scopriamo insieme il suo carattere con la grafologia, una lettura grafologica dei manoscritti di Lalla Romano esposti in mostra, tenuta dalla dott.ssa Paola Urbani della Biblioteca Casanatense.


Biblioteca nazionale centrale di Roma
Viale Castro Pretorio, 105 - tel. 06.4989339/344
Una giovinezza inventata
L'infanzia, l'adolescenza, la giovinezza e il periodo universitario (1906-1928)
Fotografie dell'infanzia di Lalla realizzate dal padre Roberto Romano; documenti di questo periodo, sulla vita e alcune opere della scrittrice. Inaugurazione: mercoledi' 27 febbraio, ore 17.30
Orari d'apertura: lunedi'-venerdi' 10.00-18.30 / sabato 10.00-13.00
Incontri
Lettura dai libri sull'infanzia/giovinezza di Lalla Romano, a cura di Giuliana Zagra, con letture di Michela Caruso e Francesca Gatto.
4, 11 e 25 marzo, ore 17.00


Sede della Regione Piemonte in Roma
Via delle Quattro Fontane, 116 - tel. 06.47825651
La mia aria
Lalla Romano e il Piemonte (1928-1946)
Dipinti e disegni presentati nella prima mostra personale a Torino presso Palazzo Lascaris nel 1937; manoscritti e documenti riguardanti il Piemonte (Demonte e Cuneo) e gli -anni torinesi-.

Inaugurazione: mercoledi' 27 febbraio, ore 19.00
Orari d'apertura: lunedi'-venerdi' 10.00-16.00
Incontri
13 marzo, ore 16.30: Marco Vallora, «La pittura di Lalla Romano, tra -maestri- e colleghi piemontesi».
20 marzo, ore 16.30: Giovanni Tesio, «L'aria -piemontese- di Lalla Romano».


Sala Clementina - Complesso Monumentale
di San Michele a Ripa Grande
Via di San Michele, 25 - tel. 347.1935851
La probità dell'arte
Pittura (1924-1947)
Settanta opere fra dipinti e disegni, selezionate da Maurizio Calvesi.
Grafica e arti applicate (1932-1947)
Progetti grafici di copertine di libri per altri scrittori; il «Salotto del musicista»; alcuni mobili disegnati da Lalla Romano nel 1932.

Inaugurazione: mercoledi' 27 febbraio, ore 16.30
Orari d'apertura: martedi'-venerdi' 10.00-19.00
sabato e domenica 10.00-22.00
Laboratorio di pittura per bambini e ragazzi
I laboratori didattici sono curati dal pittore Marco Filippetti, in collaborazione con Simonetta Druda, responsabile del Servizio Educativo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio per il Comune di Roma.
Per informazioni e prenotazioni: tel. 06 58895318/294


Biblioteca Casanatense
Via di S. Ignazio, 52 - tel. 06.6976031
Scrivere: «la mia maniera di essere»
Manoscritti, documenti, corrispondenza, libri, fotografie sull'attività letteraria (1941-2001)
Libri della scrittrice nelle varie stesure e edizioni; foto d'epoca, documenti e una selezione della corrispondenza con amici, scrittori, artisti (Bacchelli, Montale, Vittorini, Calvino-); alcune opere fondamentali per la sua formazione; ricomposizione fotografica dello -studio/biblioteca-.

Inaugurazione: mercoledi' 27 febbraio, ore 12.00
Orari d'apertura: martedi', mercoledi', sabato 10.00-13.00
giovedi' e venerdi' 15.00-18.00
Incontri
6 marzo, ore16.30: concerto dedicato a Lalla Romano.
8 marzo, ore 11.00: Adele Cambria, «Lalla Romano nostra contemporanea».
26 marzo, ore 16.30: Paola Urbani, «Lalla Romano vista da vicino: scopriamo insieme il suo carattere con la grafologia».


Casa delle Letterature
Piazza dell'Orologio, 3 - tel. 06.68134697
Le parole tra noi leggere (1941-2001)
Le prime edizioni delle opere letterarie; il rapporto con Cesare Pavese, attraverso libri con dediche, documenti e lettere; una serie di disegni inediti su Roma, testimonianza di un soggiorno romano della giovane Lalla; una selezione dalla ricerca inedita «Uno sguardo amoroso: Lalla Romano nelle fotografie di Antonio Ria», accompagnata da una video-proiezione.

Inaugurazione: martedi' 26 febbraio, ore 17.30
Periodo espositivo: 27 febbraio-13 marzo
Orari d'apertura: lunedi'-venerdi' 9.30-18.30
Incontro
11 marzo 2008, ore 15.30-20.30: «Le parole tra noi leggere», omaggio a Lalla Romano, a cura di Giulio Ferroni e Maria Ida Gaeta in collaborazione con Paolo Di Paolo, con interventi, testimonianze e invito alla lettura di Andrea Cortellessa, Rosetta Loy, Elio Pecora, Sandra Petrignani, Laura Pugno, Lidia Ravera, Carola Susani, Chiara Valerio.


Galleria 196
Via dei Coronari, 194 - tel. 06.6892472
Un paesaggio ritrovato.
A Demonte e in Valle Stura sulle tracce di Lalla Romano
Nella mostra fotografica di Alessandro Vicario i paesaggi, i colori e le atmosfere dei luoghi natali della scrittrice.

Inaugurazione: giovedi' 6 marzo, ore 19.00
Periodo espositivo: 6 marzo-13 aprile
Orari d'apertura: lunedi' 16.00-19.30
martedi'-sabato 10.00-13.30 / 16.00-19.30


n.m.

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5 mars - 2 juin 2008

Louise Bourgeois



Centre Pompidou - Paris

11h00 - 21h00

Organisée par le Centre Pompidou en collaboration avec la Tate Modern de Londres, cette exposition rétrospective de l'oeuvre de Louise Bourgeois présente plus de 200 oeuvres (peintures, sculptures, installations, dessins, gravures, objets) réalisées entre 1940 et 2007. Elle insiste particulièrement sur les dix dernières années de création de cette artiste âgée de 96 ans qui ne cesse de renouveler son langage artistique.

Née en France en 1911 et vivant à New York depuis 1938, Louise Bourgeois est une des artistes majeures de la fin du 20e et du début du 21e siècles. Traversant divers mouvements artistiques comme le surréalisme, l'expressionnisme abstrait, le minimalisme, elle développe un langage personnel qui rejoint les pratiques les plus contemporaines et exerce une grande influence sur de nombreux artistes. Son oeuvre, qui oscille entre figuration et abstraction, obéit à une logique subjective, basée sur l'émotion, la mémoire, la réactivation des souvenirs d'enfance.

L'exposition est présentée en deux parties : un parcours chronologique dans la Galerie 2 et une "exposition dans l'exposition" dans la Galerie d'art graphique du Musée, réunissant dessins, gravures et sculptures de petit format pour rendre compte de la permanence de certains thèmes et de la diversité des techniques et matériaux employés.

m.m.

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dal 16 febbraio al 30 novembre 2008

Votes for Women


Brooklyn Museum, New York
Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art, Herstory Gallery, 4th Floor

Votes for Women, the latest exhibition to be presented in the Herstory Gallery of the recently opened Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art, explores Susan B. Anthony’s contribution to the American suffrage movement, the contributions of eight other important American suffragists, and Victoria Woodhull’s historic run for the United States presidency in 1872.

The exhibition draws upon the Susan B. Anthony place setting in The Dinner Party by Judy Chicago, and the lives of women whom Chicago chose to name as significant contributors to the fight for women’s rights in America. Votes for Women examines the methods and tactics used throughout the generations of the suffrage movement with more than sixty objects and images from the days of Anthony’s leadership of the movement, to the increased activism after her death in 1906, to the ratification of the Nineteenth Amendment in 1920.

Votes for Women is curated by Melissa Messina, Independent Curator and former Research Assistant for the Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art.

n.m.

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21 febbraio 2008

A Milano Stereotipi di genere e…nuove identita’

Verrà inaugurata giovedì 21 febbraio presso la Camera del Lavoro di Milano (Corso di Porta Vittoria 43), alle ore 16.00 la mostra fotografica di Lilli Barchiesi, Stereotipi di genere e…nuove identita’che resterà aperta fino alla fine del mese.

Giornalista, negli anni dal 1974 al ’79 ha collaborato, come fotogiornalista, a quotidiani e settimanali principalmente sulle tematiche del mondo femminile, registrando, con passione e partecipazione, gli eventi di quel tempo che ancora oggi mostrano la loro rilevanza ed un rinnovato interesse.

Lilli Barchiesi ha altresì partecipato ad innumerevoli mostre fotografiche in diverse città italiane.

Oggi molte conquiste vengono rimesse in discussione, come la legge 194/78 contro l’aborto clandestino.

Per questa ragione l’autrice ha selezionato dal suo archivio fotografico un centinaio di immagini di quel periodo, di cui molte inedite. Ha ritrovato momenti, sensazioni, emozioni dai tanti visi, per lo più sconosciuti, eppure tra loro molto simili nel trasmettere tensione, o allegria oppure rabbia in una condivisa voglia di libertà, di giustizia e nell’aspirazione a vivere con serenità la vita di coppia, la maternità, la famiglia ed il lavoro.

L’aurice crede che la “memoria” sia importante e per questo desidera condividerla, unitamente alle emozioni, con altre donne e uomini proponendo una rivisitazione di quelle immagini. Tra le quali viene evidenziata, per grevità di significato, una lapide mortuaria nella quale si annuncia la morte di una donna , senza volto né identità, censita unicamente come “madre di 10 figli”.

Barchiesi, ancora, desidera dedicare queste immagini a tutte le donne, quelle che hanno avuto un ruolo protagonista, ma, soprattutto alle donne che hanno percorso e continuano un loro cammino di dignità e conquiste anche senza vederlo segnato con il loro volto ed il loro nome.

tratto da http://www.deltanews.it/mostre/200208.htm

n.m.

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dal 17 febbraio al 12 maggio 2008

WACK!: Art and the Feminist Revolution

P.S.1 Contemporary Art Center
22-25 Jackson Ave at the intersection of 46th Ave
Long Island City, 11101

P.S.1 Contemporary Art Center presents WACK! Art and the Feminist Revolution, the first comprehensive, historical exhibition to examine the international foundations and legacy of feminist art.

The exhibition spans the period of 1965 to 1980 and includes 120 artists and artist groups from the United States, Central and Eastern Europe, Latin America, Asia, Canada, Australia, and New Zealand. WACK! includes work by women who operated within the political structure of feminism as well as women who did not necessarily embrace feminism as part of their practice, but were impacted by the movement. Comprising work in a broad range of media—including painting, sculpture, photography, film, video, and performance art—the exhibition is organized around themes based on media, geography, formal concerns, collective aesthetic, and political impulses. The exhibition is accompanied by a fully illustrated catalogue.

n.m.

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dal 23 al 29 febbraio 2008

aquiloni risalgono dal mare


BLANCO cafè 20094_spazio circolare superiore_
via Milano ang.via Concordia_Corsico / MI

artisti: Angelo Caruso _ Francesco Cucci
Francesco Ceriani _ Alessandro Ligabue
Emanuele Magri _ Antonella Prota Giurleo


inaugurazione: sabato 23 febbraio ore 19:00 con aperitivo

orari: da martedì a domenica dalle 18:00 alle 2:00

presentazione: Roberto Borghi

Non fidatevi del titolo di questa mostra. L’immagine idilliaca degli“aquiloni” che “risalgono
dal mare”, come in ogni idillio che sirispetti, nasconde un’insidia semantica, una trappola linguistica diordine matematico. Il conto non torna: la “somma” proposta dal titologenera una cifra di senso fuorviante, che tradisce il significato deisingoli addendi. Gli “aquiloni” che “risalgono dal mare” evocano unclima fiabesco e balneare, etereo e vacanziero, infantile e rasserenante. Gli “aquiloni” però sono degli oggetti appuntiti epenetranti, delle vere armi improprie, l’eccesso di “risalita” producerovinose cadute, il mare è tra le brodaglie più inquinate in cui ci sipossa immergere. Perciò, se una morale deve essere tratta dalla mostra
e dal suo titolo, e se tocca a me farlo, io vi propongo questa: diffidate delle immagini globali, delle immagini che creano atmosferevacue e confortanti; diffidate delle immagini che producono atmosfere;diffidate delle immagini: è l’unico modo di prenderle sul serio; o no?

Roberto Borghi

progetto: ultimo sabato del mese di fehr&ferrando

a cura di: Gretel Fehr e Mavi Ferrando

m.m.

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20 - 29 febbraio 2008

ALLARME

Quintocortile Viale Col di Lana 8 - 20136 Milano

a cura di Donatella Airoldi

Nei timori e tremori di un anno bisestile le opere lucide e provocatorie di undici artisti che ci allertano con alcune delle vicende del mondo attuale. Sono bambini crocefissi, guerre fin troppo evidenti, diritti negati, figure capovolte appese per un filo e prossime a precipitare. E sono prati di plastica, colori striduli e ingombranti, scansioni inesorabili di quanto ci circonda e ci incatena.

opere e installazioni di:

Eugenio Alberti Schatz, Nicoletta Crocella, Carla Crosio, Stefania Dalla Torre, Mavi Ferrando, Giorgio Longo/Daniela Miotto, Gianni Marussi, Mario Palmieri, Giuseppe Prenzato, Sergio Sansevrino, Monika Wolf

inaugurazione: mercoledì 20 febbraio alle ore 18,00

alle ore 19,15 performance con: Giuseppe Prenzato, Margery Fontana, Elisabetta Galluccio

orario: da lunedì a venerdì dalle ore 17,30 alle 19,30

m.m.

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2 febbraio 2008 ore 18,00

Inaugurazione della Mostra personale di

Silvia Cibaldi

7 pelli ho già cambiato

presso la casa Bioecologica
Viale Piemonte, 28
Busto Arsizio

orari: dal martedì al sabato ore 9-12 / 16-19

I

m.m.

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n.m.

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Fino al 27 gennaio 2008

L’ENVERS ET L’ENDROIT



Collection de l’Art Brut
11, av. des Bergières
Lausanne – Svizzera
Orari di apertura: da martedì a domenica dalle 11 alle 18


Un interessante appuntamentocon l'arte nella famosa città svizzera di Losanna. Fino al 27 gennaio propone "L'envers et l'endroit" (Il dritto e il rovescio ), lavori di ago, merletto, tappezzeria, eseguiti da Jeanne Tripier, Madge Gill, Agnés Richter e tante altre donne spesso internate in ospedali psichiatrici. A partire dal 26 febbraio 1976 il Castello di Beaulieu, un antico albergo del XVIII secolo vicino al centro di Losanna, è sede di museo. Piccolo, discreto, circondato da un silenzioso giardino, del vecchio hotel conserva l'aria tranquilla e un poco civettuola, alla quale non sfugge il corsivo della scritta in ferro battuto che sormonta l'entrata: Collection de l'Art Brut. E' stato Jean Dubuffet, creatore della collezione, e grande fautore dell'Art Brut, a scovare una per una queste artiste dimenticate, indenni dalla cultura mercificata.. Dubuffet si oppose con decisione all'idea di una semplice "sezione speciale per i matti", convinto com'era che i meccanismi delle creazione artistica siano esattamente gli stessi, in tuttoi gli esseri umani, compresi i nostri compagni che spesso eseguono i lavori sotto dettatura degli spiriti, convinti nella loro umiltà di non potere nemmeno aspirare, senza il loro aiuto, a prendere il pennello in mano. Da giacche sformate e cappelli di carta emergono in bianco e nero i volti delle autrici e gli sguardi febbrili. Le smorfie scomposte svaniscono solo quando sono ritratte al lavoro, che s'intuisce come unica attività, alla quale si attende anche a scapito del sonno e della fame. Le biografie non le definiscono, come di consueto, per gli studi fatti e i premi conseguiti: a presentarle è solo la loro nuda e sofferente umanità.         Giovanna Nigi


m.m.

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fino al 24 febbraio 2008

Gisèle Freund

Ritratti d'autore


A cura di Elisabeth Perolini e Grazia Neri

Galleria Carla Sozzani
corso Como, 10 - Milano
Orari: Mart, ven, sab e dom 10.30-9.30;
Merc e giov 10.30-21; Lune 15.30-19.30

La mostra ripercorre per oltre mezzo secolo- dagli anni '20 al '90- la vita professionale di questa grande fotografa. Le immagini esprimono l'incredibile percezione visiva di Gisèle Freund, influenzata da diversi incontri, milieux e culture, ed ispirata dalle luci e i colori dei vari paesi in cui ha vissuto e viaggiato. Le fotografie esposte rivelano la sensibilità del suo obiettivo, capace di proporre con intelligenza atmosfere.

Un esempio di libertà:
Gisèle Freund scrive negli anni -80 una sua definizione estremamente onesta sul lavoro del fotografo e sul ruolo della fotografia che mi piace riportare qui: -Nella sua funzione sociale, la foto e' oggi un mass media di importanza capitale, perche' niente uguaglia la forza di persuasione dell'immagine, accessibile a tutti. Per un esiguo (aggiungo a quei tempi n.d.r.) numero di fotografi pero', e io sono tra quelli, l'immagine e' ben piu' che un mezzo d'informazione: attraverso la macchina fotografica essi esprimono se stessi-.
Mi premeva riportare questa definizione perche' io trovo che con poche parole Gisèle dia una valutazione precisa del valore della sua grande produzione fotografica. Produzione che non e' ancora stata esaminata nella sua interezza, ma che e' stata resa possibile dalla incredibile vita di questa artista. Ho una grande ammirazione per la forza morale, la positività, l'entusiasmo e la grandissima cultura non solo letteraria, ma anche politica, di questa intellettuale che ha vissuto una delle vite piu' autenticamente libere (malgrado le grandi difficoltà obiettive, guerra e fuga dai nazisti, malattia e miseria, sradicamenti improvvisi), che io conosca, cosa che non sarebbe stata possibile senza la sua grandissima intelligenza e senza la mitica figura paterna. Non c'e' giorno che non si legga da parte di studiosi neurologi filosofi una nuova definizione sull'intelligenza e una che mi e' cara sostiene che l'intelligenza e' la capacità di adeguarsi alle circostanze.

Premessa: non una rassegnazione ma la possibilità data dalla flessibilità della propria mente, del proprio carattere, nutrita da una visione interdisciplinare del mondo, di adeguarsi alle mutevoli situazioni che la vita riserva sia per nostra scelta sia per destino. Ma perche' questa flessibilità e' possibile? Secondo me per un desiderio intimo di libertà, libertà di esprimere se stessi nel privato, nel pubblico, nel lavoro con quello che noi siamo malgrado le circostanze, per uno spirito avventuroso e un carattere positivo, per una educazione che privilegia l'altro rispetto a noi stessi, ricca di stimoli intellettuali, di letture precoci, di accettazione, di fatica e di studio, non vissuti come un peso, ma come una chiave di apertura verso la conoscenza e la mancanza di pregiudizio.

Cosa ha fatto di cosi' straordinario Gisèle? Di fronte agli sradicamenti e alle avversità improvvise si e' immediatamente resa operosa nel continuare la sua opera di documentazione rivolta a due settori precisi: il ritratto di intellettuali e politici, e il reportage. Non si e' mai scoraggiata, ha trovato in se stessa la forza di adeguarsi a mondi e luoghi sconosciuti. Cosa ha significato come figura mitica per me?
Prima ancora di sapere che la fotografia avrebbe avuto una parte importante nella mia vita, avevo da ragazza una voracità di lettura sulla quale costruivo e cercavo di capire il mio desiderio di libertà e soprattutto una ricerca di definizione della stessa.

Nei libri che leggevo e che amavo notavo sempre che la quarta di copertina riproduceva spesso la foto dell'autore che guardavo a lungo (si e' estremamente infantili in questo gioco, per fortuna) come se attraverso quello scrutare avessi potuto vedere oltre quello che avevo letto. A fianco della fotografia leggevo spesso una citazione G.Freund. Forse da li' la mia passione per il diritto d'autore?

Quando a 18 anni la fotografia entro' inaspettatamente nel mio mondo e mentre la mia curiosità verso di lei diventava una necessaria ossessione, cominciai a considerare questo nome, Gisèle Freund, come un mito. Ma come aveva potuto accostarsi a tutti gli scrittori contemporanei viventi in Paesi e Continenti diversi?

Come poteva riempire l'immaginario di migliaia di persone con i visi di James Joyce, Virginia Woolf, Jean Cocteau, Raymond Queneau, Victoria Ocampo e altri ed altri ancora? Come aveva potuto trascorrere cosi' tanto tempo e serate con i piu' grandi intellettuali e politici di un'epoca cosi' significativa?
....
Come aveva potuto realizzare una vita in cui la sua femminilità pur non essendo repressa (un matrimonio, un divorzio e dei compagni di lunga durata) aveva potuto competere con gli uomini in situazioni di difficoltà? Lei, con le conseguenze di una poliomelite con la quale pur zoppicando attraverso' nel 1943 il Cile, l'Argentina, la Patagonia fino a Punta Arenas?

Intorno agli inizi degli anni -70 un giorno le scrissi una lettera esprimendole la mia ammirazione e le chiesi di rappresentarla. Accetto' immediatamente e scoprii allora altri infiniti tesori della sua produzione, ma soprattutto cominciai ad apprezzare la sua biografia, la sua vita, la sua incredibile curiosità, la capacità di critica, la sua conoscenza politica delle cose. E cominciai a leggere i suoi scritti sulla fotografia e soprattutto il suo celebre libro -Fotografia e Società- (edito in Italia da Einaudi e recentemente ripubblicato in una nuova sofisticata edizione); uno dei libri piu' importanti per capire la fotografia, l'etica della commercializzazione, la nascita dei -magazines-.

Gisèle Freund scrive a proposito dell'incredibile consistenza della sua collezione di fotografie: -Non ho mai preteso di fare un'opera d'arte ne' di inventare nuovi linguaggi, ma ho voluto rendere visibile quel che mi stava a cuore: l'essere umano, le sue gioie, le sue pene, le sue speranze, le sue angosce- con un linguaggio accessibile a tutti-. E queste parole si riferiscono per me alle sue prime fotografie sulla nascita del nazismo a Francoforte e al suo primo grande reportage sugli scioperi dei minatori inglesi o alle foto dei Palestinesi e degli Ebrei scattate nel 1981.

Gisèle non ha mai smesso di fare soprattutto due cose: fotografare gli intellettuali che lei prediligeva e fotografare gli avvenimenti che accadevano dove lei si trovava o dove si recava per fare chiarezza. Non ha mai fotografato cadaveri, ma proprio per questo le sue foto hanno una forte componente politica. Le foto private fatte per Life di Evita Peron crearono un certo imbarazzo diplomatico con il governo argentino.

Ho incontrato Gisèle per l'ultima volta nel mio ufficio nella primavera del 1996, quando Lanfranco Colombo aveva fatto una mostra nella sua Galleria chiamata -Itinerari-. Aveva 86 anni ed era vispa e positiva come sempre. Scherzando con le sue piccole infermità si rallegrava di soggiorni in Bretagna che la ristoravano e del fatto che aveva ripreso a lavorare per Libèration.
Abbiamo parlato di collezionismo e lei si sorprendeva felicemente e con civetteria della quantità di fotografie che le venivano richieste di scrittori celebri: non sono un'artista, diceva (e lo ha scritto diverse volte), per me invece lo e' ed e' stata una maestra. Da lei ho imparato l'importanza della didascalia corretta, del -credito del fotografo-, dell'integrità di un servizio, del recupero delle immagini preziose. Da lei ho appreso che la positività e il coraggio rendono la vita ricca e senza noia, da lei che adorava il suo papà ho trovato ancora una volta la forza di ricordare mio padre che per quel poco che ha vissuto cosi' tanto mi ha dato nell'aprirmi allo studio e alla lettura.Tra le fotografie appese nel mio appartamento c'e' la sua foto di Andre' Malraux, bellissimo e affascinante, passionale. Sembra un attore dell'epoca. Per fare un ritratto cosi' bisogna avere una conoscenza della persona ritratta sia attraverso le sue opere sia attraverso i suoi scritti.

Ho molti rimpianti. Quando Gisèle Freund ha incontrato la allora bellissima e giovane Susan Sontag (entrambe autrici di due opere fondamentali sulla fotografia: Freund -Fotografia e Società-, Sontag - Sulla Fotografia-) che cosa si sono dette? Come hanno interagito? Non sapevo di questa foto che ritrovo ora per la prima volta in questa mostra, non sapevo di questo incontro, e ora non posso chiederlo a nessuna delle due. E quando Paul Valèry, invitato nel 1939 dalla Sorbona di Parigi a celebrare il centenario della nascita della fotografia, scrisse un memorabile testo nel quale segnalo' che: -La fotografia abituo' gli occhi ad aspettare cio' che questi devono vedere, e dunque a vederlo-; chissà, tra tante altre importanti considerazioni sul mezzo, quanto avrà discusso con Gisèle che proprio in quel periodo fece un ritratto meraviglioso dello scrittore accanto alla sua disordinata scrivania.

Mi auguro che la Francia raccolga in futuro tutta l'opera e tutti gli interventi di questa straordinaria artista e le dedichi un museo. Chiudo con una frase da lei scritta in -Memoires de l'Oeil-: -Nei momenti di pericolo il mio istinto di conservazione si risveglia. Esso mi ha salvato la vita diverse volte-.
Cosi' ha attraversato una vita mitica ed invidiabile che ci ha riempito di doni. Ha ragione la storica di fotografia Lydia Oliva nell'affermare -Non si puo' isolare l'opera di Gisèle Freund dalla sua vita-.

                                                    Grazia Neri

m.m.

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La Selene Edizioni continua coraggiosamente la sua ricerca sull'arte delle donne intrapresa con la collana "L'altra metà dell'arte" e ci regala il bel testo di Diego Sileo sull'attività artistica dell'artista messicana Remedios Varo, colmando un vuoto di documentazione davvero inspiegabile per una così fertile produzione. Il libro di Sileo, di cui riportiamo di seguito un brano introduttivo, non si limita tuttavia all'analisi delle opere della Varo ma descrive l'ambiente intellettuale e artistico in cui Remedios si muoveva ricorrendo a fonti documentative originarie e a testimonianze dirette, come l'intervista - davvero preziosa - con l'artista Leonora Carrington. Il testo si avvale inoltre dell'introduzione, appassionata e illuminante, di Arturo Schwarz.

 

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Nell’arte di Remedios siamo chiamati a esaminare una serie di campioni dispersi in un puzzle pieno di rimandi interni, di accostamenti a distanza, di allusioni e aperture verso spazi che non vengono mai immediatamente dichiarati – ovvero a navigare, per usare un termine di moda, all’interno di un mondo complesso e dotato di mille spiragli, attraverso i quali si intravede qualcosa che assomiglia più a una domanda che a una spiegazione. E allora bisogna lasciare che le immagini e le suggestioni crescano dentro di noi e trovino la loro collocazione. Remedios è convinta che tutto sia connesso con qualcosa d’altro, e quel che a lei effettivamente interessa è proprio questa connessione, la cui ricerca nella mente umana caratterizzò la sua vita a partire dall’adolescenza. Solo nella nostra mente – sosteneva Breton – «la vita e la morte, il reale e l’immaginario, il passato e il futuro, il comunicabile e l’incomunicabile, l’alto e il basso, terminano di essere visti come contraddizioni»3. Quello di Remedios è lo sguardo di un antropologo che non si interroga più sulla differenza fra realtà e sogno, ma semmai sulla loro continuità. Il mondo è un insieme di cose e pensieri, di avvenimenti e linguaggio. Nessun confine è più tracciabile, la cultura (del rituale) ha inghiottito la natura (del desiderio), l’ha resa inseparabile da sé, in un intreccio appiattito e fallimentare in cui, disperatamente e problematicamente, continuiamo a cercare qualcosa che non sappiamo che cosa sia. Gli anni che passò con i surrealisti in Francia riaffermarono questa sua ricerca, ma solo quando si stabilì in Messico ebbe modo di forgiare con estrema accuratezza la sua visione combinatoria dell’arte e della vita, in dialogo costante con la ricca storia culturale del paese. Qui, lontano dagli orrori della guerra, Remedios Varo trovò una nuova patria, una nuova dimensione a lei sicuramente più consona, stabile, sicura e realisticamente magica. Non solo Frida quindi. In Messico si nascondeva ai più Remedios Varo, esponente di spicco della cosiddetta altra metà del surrealismo, sperimentatrice geniale, infaticabile promotrice di cultura e di se stessa, il cui territorio d’azione non è mai stato vano, poiché le opere di questa artista, derivate dai mondi antichi dei collegi monastici e dell’accademia d’arte, dai mondi delle avanguardie della Barcellona repubblicana e della Parigi surrealista, dai mondi terribili della guerra civile spagnola e dell’occupazione nazista della Francia e, infine, dal mondo surreale del Messico risultano emblemi audaci di un’articolata condizione umana, realizzate con quella intraprendenza che stravolge il concetto di normalità. Nell’arco della sua vita non vi fu spazio per leziose e stucchevoli banalità da ricca dama borghese di inizio secolo; qui si avverte una forza lacerante, fatta di delusioni, distruzioni, paure, ma anche amori, successi ed esaltazioni. Remedios ha vissuto drammaticamente e intensamente il mondo esterno, il che sta a significare una vita rivoluzionaria, ma non rivoltosa, che ha interagito, in totale autocoscienza, con il difficile movimento del surrealismo. Da bambina la divertivano le avventure e i viaggio immaginari, da grande soffrì le contingenze della guerra e dell’esilio. Molta dell’importanza che Remedios concedeva ai viaggi e ai viaggiatori, ai sinistri incontri con stravaganti personaggi, può essere interpretata come una sua peculiare maniera di esorcizzare le paure di una donna adulta che accondiscende alle fantasie della sua infanzia. Esiliata dal suo paese, si imbarcò in una peregrinazione che la portò a interiorizzarsi sempre più, alla ricerca di radici più profonde e più stabili. Remedios Varo non ha però combattuto all’ombra dei grandi del surrealismo, ma la sperimentazione di tecniche, stili, strutture e la sua grande abilità pittorica le fecero guadagnare un posto in prima linea. Una donna che ha preso la sua angoscia, il suo male di vivere e lo ha steso sulla tela, per poterlo così affrontare in maniera più concreta. Che non si sia trattato poi di un burattino mosso dal suo celebre compagno Benjamin Péret lo dimostrano le sue opere e la sua vita. Eppure la storiografia, soprattutto quella italiana, l’ha emarginata a lungo, l’ha spesso archiviata come personalità degna di menzione solo in quanto legata a uno dei leader del surrealismo, secondo la convenzione della musa ispiratrice, come proiezione del desiderio maschile, e molte delle sue opere giacciono, sconosciute al mondo, nelle case di anonimi collezionisti. Dunque, era giunto il momento di portare alla ribalta l’arte di una protagonista assoluta del poco conosciuto surrealismo femminile. Perché proprio Remedios? La vita l’aveva spesso estromessa, costretta a una peregrinazione continua, lontana dai suoi affetti più cari, in talune circostanze anche rinchiusa in prigioni fisiche e mentali, ma Remedios non si arrese mai e riuscì a immortalare in maniera straordinaria la più grave sofferenza dell’uomo: la sua stessa vita. Si trattava quindi di scrivere un testo che potesse essere un giusto riscatto dai censimenti secolar-sessuali che l’hanno sempre e solo relegata in antologie didattiche, vere raccolte lapidarie di nomi e date. Ma Remedios, rimettendo in discussione la propria condizione storico-artistica e il ruolo sociale, ha scardinato convenzioni, pregiudizi e comportamenti millenari, ed era ormai giunto il momento che tutto questo le venisse riconosciuto. Nel mese di luglio 2004 sono così partito per il Messico, destinazione: Città del Messico. Due mesi sulle tracce di Remedios Varo; due mesi di caccia grossa alle sue opere e a qualsiasi tipo di documento che mi parlasse di lei; due mesi di tempo per rivivere il sogno surrealista messicano descritto da André Breton e Antonin Artaud. Impresa quanto mai ardua per cui sono occorse caparbietà e tenacia luciferina, pazienza e seraficità oltre la soglia dell’ammissibile, e tanta, tanta ostinazione nel voler portare a compimento il primo studio italiano su Remedios Varo. I brevi tempi di lavoro sul campo, le ricerche condizionate dai miei limitati mezzi economici, la scomparsa improvvisa di Lourdes Andrade – la principale studiosa messicana di Remedios che avrei tanto voluto incontrare a Città del Messico – e soprattutto la personale paura che tutti i miei sforzi scadessero in una semplice rassegna pseudofemminista di una sconosciuta pittrice surrealista sono stati tra gli ostacoli da abbattere man mano che il mio progetto assumeva una struttura più definita. In altre pagine saranno menzionate tutte le persone e tutte le fonti che hanno contribuito a rendere ciò una realtà, ma ce ne sono alcune che ho l’obbligo e il piacere di ricordare qui: Teresa Arcq, curatrice del Museo d’Arte Moderna di Città del Messico; Elena Duiar, direttrice del Centro Nazionale di Investigazione, Documentazione e Informazione delle Arti Plastiche di Città del Messico; Elda Mónica Guerrero, direttrice della Biblioteca delle Arti di Città del Messico; Claudia Irán Jasso Apango, responsabile dei Fondi Speciali della Biblioteca delle Arti di Città del Messico. A loro sono profondamente grato per quel che mi hanno saputo raccontare e segnalare sulla vita e sulle opere di Remedios. Un ringraziamento particolare a Leonora Carrington, l’ultima vera signora del Surrealismo, che ha accettato di incontrarmi, in un afoso pomeriggio messicano, per parlare di sé e della sua amica Remedios. Infine, miei indispensabili compagni di viaggio sono stati i testi della professoressa Janet A. Kaplan – Unexpected Journeys; The Art and Life of Remedios Varo (1988) e della critica d’arte Lourdes Andrade – Remedios Varo. Las metamorfosis (1996), a oggi le uniche due e sole biografie autorizzate di Remedios Varo, che hanno saputo condurmi per mano nelle tante e difficili tappe della vita di Remedios e, soprattutto, mi hanno saputo coinvolgere in uno dei tanti viaggi inaspettati della sua arte.

n.m.

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dal 4/12/07 al 9/3/08

L'arte delle donne - dal Rinascimento al Surrealismo


Palazzo Reale
P.za Duomo 12 - Milano

lunedì 14.30-19.30; giovedì 9.30-22.30; gli altri giorni - domenica compresa - 9.30-19.30


L'iniziativa si propone, nell'Anno Europeo delle Pari Opportunità, di promuovere ed evidenziare il ruolo della donna nell'arte e di recuperare il valore scientifico, sociale e antropologico delle opere di alcune fra le piu' illustri artiste della storia, cosi' come di figure meno note, ma egualmente rilevanti nel panorama creativo internazionale, nonche' analizzare com'e' cambiata l'immagine della donna artista nel corso degli ultimi cinque secoli.

La mostra presenterà oltre 200 opere realizzate tra il XVI e il XX secolo da 110 artiste, tra cui Rosalba Carriera, Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Nathalie Gontcharova, Camille Claudel, Tamara de Lempicka, provenienti da musei e collezioni di 14 paesi, europei ed extraeuropei, quali il Museo Nacional del Prado e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, il Centre National d'Art et de Culture Georges Pompidou di Parigi, il National Museum of Women in the Arts di Washington, la Galleria degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli.

"Certo in nessun'altra età", ebbe modo di scrivere Giorgio Vasari nelle sue Vite, "s'e' cio' meglio potuto conoscere, che nella nostra; dove le donne hanno acquistato grandissime lettere". Il percorso espositivo non poteva quindi che prendere inizio proprio dal Rinascimento, quando, in Italia e in Europa, il caso di una donna artista non rappresentava piu', come nel Medioevo, un fenomeno isolato.
Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana sono alcune delle prime artiste attive nel Cinquecento italiano.
Figura mitica, per aver ricevuto, vecchissima e cieca, l'omaggio di una visita di Anton van Dyck, Sofonisba Anguissola (c.1535-1625), cremonese, si specializzo', come le sue sorelle, soprattutto nel ritratto e nell'autoritratto, introducendo un tema che avrà, nelle biografie delle artiste, uno speciale rilievo e un preciso significato, destinato a divenire uno dei filoni principali della produzione femminile fino ai nostri giorni. "Dama di honore de la Reyna" di Spagna, l'Anguissola, di cui si espongono due tra le opere maggiori, (Autoritratto al cavalletto e Partita a scacchi) fu la prima donna a godere dell'appoggio dei monarchi europei.
Lavinia Fontana (1552-1614), sua quasi coetanea bolognese, divenne a sua volta ritrattista ufficiale delle famiglie nobili della città. Figlia di uno dei protagonisti del manierismo bolognese molto attivo a Roma a metà del Cinquecento, Lavinia si formo' alla scuola del padre, animata da un gusto eclettico che univa ai modelli tosco-romani e parmensi i primi sentori di quello spirito nuovo che avrebbe nutrito la "riforma" dei Carracci.
Era assai frequente che le artiste fossero figlie o sorelle e mogli di artisti.
È il caso di Marietta Robusti (c.1550-1590), figlia di Tintoretto, detta la Tintoretta, presente col suo luminoso Autoritratto della Galleria degli Uffizi, che fa cenno alla sua educazione musicale, in accordo con le regole educative del tempo.
Ma e' la romana Artemisia Gentileschi (1593-1654) ad avere ricoperto un ruolo fondamentale nell'affermazione della donna artista, non solo perche' fu una grande pittrice, ma anche perche' fu lei a ispirare, negli anni Settanta del secolo scorso, un nuovo interesse di natura femminista e sociale, su tutto il mondo femminile nelle arti. Figlia di Orazio Gentileschi, caravaggista della prima ora, subi' violenza da Agostino Tassi, pittore raffinatissimo, e lo denuncio'. La raccolta degli atti del processo per lo stupro subito e' uno dei primi documenti di questo tipo e spiega l'oscuro fascino che, unendosi a quello della sua pittura, la trasformo' in una eroina senza tempo. Continuo' a dipingere scene dove il sangue gronda purpureo e lascio' alcune delle piu' stupefacenti immagini di Giuditta, l'eroina biblica. Giuditta, Susanna, Betsabea divengono i soggetti preferiti di Artemisia e delle artiste seicentesche, che scelsero di rappresentare donne eccezionali della storia classica e della storie biblica, femmes fortes in cui identificavano il loro stesso destino.
Elisabetta Sirani (1638-1665), figlia di un pittore allievo di Guido Reni, Giovanni Andrea Sirani, ebbe un destino opposto a quello di Artemisia. Dedita soltanto alla sua arte, visse soli ventisette anni, lavorando indefessamente, ma mori' all'improvviso, forse avvelenata. Entro' quindi nella leggenda: era donna, era pittrice, era figlia di un pittore. La morte giovane aggiunse un'aura alla sua figura; il sospetto avvelenamento trasformo' l'intera vicenda in giallo.
Nel Settecento il palcoscenico delle donne dell'arte si apre per accogliere biografie straordinarie, quali quelle dell'italiana Rosalba Carriera (1675-1757) specializzata nella raffinatissima tecnica del pastello qui rappresentata da uno splendido Autoritratto e da un Ritratto maschile, che fu attiva presso le maggiori corti d'Europa, da Parigi a Vienna e della svizzera Angelica Kauffmann (1741-1897), colta interprete di un precoce neoclassicismo ancora intriso di grazie rococo', splendidamente rappresentato nelle due opere in mostra, Erminia e l'Immortalità.
Con l'Ottocento le schiere s'infoltiscono: ecco dunque Berthe Morisot (1841-1895) cognata di Edouard Manet e protagonista dell'Impressionismo e delle sue battaglie, specializzata nella resa di temi domestici e intimi, Eva Gonzale's (1849 - 1883),e l'americana Mary Cassatt (1844 - 1926), scoperta da Degas e da lui introdotta nell'ambiente impressionista.
Suzanne Valadon (1867-1938), madre di Maurice Utrillo, fu una figura in intelligente equilibrio tra i due secoli, tanto da anticipare molte delle visioni fauviste o cubiste. Negli stessi anni si consumo' la vita tormentata di Camille Claudel, (1864-1943) maggior scultrice dell'Ottocento, la cui esistenza fu segnata dalla relazione con Auguste Rodin, suo maestro. La mostra accoglie il famoso ritratto che la giovane allieva esegui' dell'amante, e un bronzo raffigurante La Valse. Grande scultrice, potente artigiana, infaticabile lavoratrice, era la sola donna dell'atelier di Rodin che potesse tagliare il suo marmo - compito da uomini. Allo stesso tempo e' interprete delicata e sensibilissima di una misura che declinava il modello rodiniano nella sfumatura piu' moderna delle curve e dei motivi decorativi: abbasso' il tono stentoreo e monumentale del maestro, per scoprire la forza anche dentro una scultura di dimensioni inferiori.
Si giunge cosi' al Novecento, attraverso l'opera elegantissima di Elisabeth Chaplin (1890-1982), francese di origine ma di cultura italiana, di cui si espongono due capolavori provenienti dalla Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti, alle prime avanguardie e all'inglese Vanessa Bell (1879-1961), protagonista, con la sorella Virginia Woolf, di un movimento straordinariamente vivace nell'Inghilterra tra i due secoli.
Artiste quali Gabriele Münter (1877-1962), Marianne von Werefkin (1860-1938), Paula Modersohn-Becker (1876-1907) e Käthe Kollwitz (1867-1945), presente con un nutrito gruppo di opere, vissero da protagoniste l'atmosfera cosmopolita della Germania del primo espressionismo gareggiando con le prime donne italiane lanciate nell'entusiasmo mediatico del futurismo.
Meteore fuori dal coro, Tamara de Lempicka (1902-1980) e Frida Kahlo (1907-1954) sconcertano non solo con le opere, ma anche con le loro biografie. Autrici di altissima individualità, seppero tracciare linee uniche e indipendenti tra le correnti del secolo.

Il Novecento spalanca la complessità del contemporaneo presentando voci sparse, ormai non piu' elencabili secondo un ordine, ne' di nazione, ne' di tendenze, come Meret Oppenheim (1913-1985), indiscussa protagonista di uno sperimentalismo sempre all'avanguardia.

n.m.

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tremate, tremate, le bambine sono tornate

Loredana Lipperini

"Ancora dalla parte delle bambine"


Feltrinelli Editore . Euro 15


Quali sono i modelli delle “nuove” bambine? Che cosa sognano di essere? Madri? Ballerine? Estetiste? Mogli di calciatori? Quanto è cambiato il mondo delle immagini in cui le bambine diventano donne? Dai fumetti alla tv, dalla scuola a internet, Lipperini insegue i miti, i conflitti, i sogni, le miserie, l’ansia di riscatto che abitano nel giovanissimo immaginario femminile.


Le eroine dei fumetti le invitano a essere belle. Le loro riviste propongono test sentimentali e consigli su come truccarsi. Nei loro libri scolastici, le mamme continuano ad accudire la casa per padri e fratelli. La pubblicità le dipinge come piccole cuoche. La moda le vuole in minigonna e tanga. Le loro bambole sono sexy e rispecchiano (o inducono) i loro sogni: diventare ballerine, estetiste, infermiere, madri. Questo è il mondo delle nuove bambine.
Negli anni settanta, Elena Gianini Belotti raccontò come l’educazione sociale e culturale all’inferiorità femminile si compisse nel giro di pochi anni, dalla nascita all’ingresso nella vita scolastica. Le cose non sono cambiate, anche se le apparenze sembrano andare nella direzione contraria. Nessuno, è vero, impone più il grembiulino rosa alle bambine dell’asilo, ma in tutti i toni del rosa è dipinto il mondo di Barbie e delle sue molte sorelle. Libri, film e cartoni propongono, certo, più personaggi femminili di un tempo: ma confinandoli nell’antico stereotipo della fata e della strega. Ancora: l’immaginario recente tende a fotografare una scuola divisa in bulli e brave alunne, ma è proprio nel (presunto) rispetto delle regole che si fonda, da sempre, la creazione di un piccolo branco femminile che, crescendo, tramanderà a sua volta frustrazione, sudditanza, impotenza, rancore alle proprie figlie.
Del resto, basta gettare uno sguardo al mondo adulto: al mondo occidentale, per essere esatti, dove è in atto quella che non sembri esagerato chiamare una guerra contro le donne, con relativi morti e feriti. Viceversa, la rappresentazione e la narrazione del femminile dipingono un panorama ancora una volta rosa: dove le donne sarebbero potenti come gli uomini perché in grado di licenziare un subordinato, o di consumare sesso, con lo stesso cinismo.
Sembra legittimo chiedersi cosa sia accaduto negli ultimi trent’anni, e come mai coloro che
volevano tutto (il sapere, la maternità, l’uguaglianza, la gratificazione) si siano accontentate delle briciole apparentemente più appetitose. E bisogna cominciare con l’interrogarsi sulle bambine: perché è ancora una volta negli anni dell’infanzia che le donne vengono indotte a consegnarsi a una docilità oggi travestita da rampantismo, a una certezza di subordine che persiste, e trova forme nuove persino in territori dove l’identità è fluida, e fluidissimi dovrebbero essere i generi, come il web.
Per dirla con Pink, la popstar che nel video Stupid girls denunciava tempi cupi per il femminismo, bisogna dunque capire come sia possibile che le ragazze che volevano diventare presidenti degli Stati Uniti abbiano partorito figlie che sognano di sculettare seminude al fianco di un rapper. E per farlo, occorre tornare negli stessi luoghi dove le bambine compiono ancora oggi il loro apprendistato al secondo sesso: la famiglia, la scuola, il mondo dei media, l’immaginario dei libri e dei cartoni.


n.m

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fino al 6 aprile 2008

Doris Salcedo

Shibboleth


Tate Modern - Turbine Hall
Londra

Doris Salcedo’s Shibboleth is the first work to intervene directly in the fabric of the Turbine Hall. Rather than fill this iconic space with a conventional sculpture or installation, Salcedo has created a subterranean chasm that stretches the length of the Turbine Hall. The concrete walls of the crevice are ruptured by a steel mesh fence, creating a tension between these elements that resist yet depend on one another. By making the floor the principal focus of her project, Salcedo dramatically shifts our perception of the Turbine Hall’s architecture, subtly subverting its claims to monumentality and grandeur. Shibboleth asks questions about the interaction of sculpture and space, about architecture and the values it enshrines, and about the shaky ideological foundations on which Western notions of modernity are built.

In particular, Salcedo is addressing a long legacy of racism and colonialism that underlies the modern world. A ‘shibboleth’ is a custom, phrase or use of language that acts as a test of belonging to a particular social group or class. By definition, it is used to exclude those deemed unsuitable to join this group.

‘The history of racism’, Salcedo writes, ‘runs parallel to the history of modernity, and is its untold dark side’. For hundreds of years, Western ideas of progress and prosperity have been underpinned by colonial exploitation and the withdrawal of basic rights from others. Our own time, Salcedo is keen to remind us, remains defined by the existence of a huge socially excluded underclass, in Western as well as post-colonial societies.

In breaking open the floor of the museum, Salcedo is exposing a fracture in modernity itself. Her work encourages us to confront uncomfortable truths about our history and about ourselves with absolute candidness, and without self-deception.

Doris Salcedo was born in 1958 in Bogotá, Colombia, where she lives and works. A monographic display of her work can be seen on Level 3 as part of the Poetry and Dream collection displays.

m.m.

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fino al 6 gennaio 2008

The Art of Lee Miller

Victoria & Albert Museum
Cromwell Road, London

Lee Miller (1907 - 1977) is one of the most remarkable female icons of the 20th century - an individual admired as much for her free-spirit, creativity and intelligence as for her classical beauty. Charting her transformation from muse to ground-breaking artist, this centenary exhibition provides a unique exploration of her life and unprecedented career as a photographer.

Born in Poughkeepsie, New York, Miller began her modelling career on the cover of American 'Vogue' before meeting Man Ray in Paris in 1929. She became both his lover and muse and under his guidance started to produce her own imagery.

m.m.

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dall'11/10/07 al 3/02/08

Kara Walker
My Complement, My Enemy, My Oppressor, My Love

Whitney Museum
945 Madison Avenue 75th Street - New York

Kara Walker: My Complement, My Enemy, My Oppressor, My Love, the artist's first full-scale American museum survey, features works ranging from her signature black-paper silhouettes to film animations and more than 100 works on paper. Among the most complex and prolific American artists of her generation, Walker has gained international recognition for her room-size tableaux depicting historical narratives haunted by sexuality, violence, and subjugation, but made using the genteel 18th-century art of cut-paper silhouettes.

Over the years the artist has used drawing, painting, colored-light projections, writing, shadow puppetry, and, most recently, film animation to narrate her tales of romance, sadism, oppression, and liberation. Walker's scenarios challenge conventional readings of American history and expose the collective, and ongoing, psychological injury caused by the legacy of slavery. After its presentation at the Walker and the Whitney, the show will travel to the Hammer Museum, Los Angeles.

n.m.

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dal 10 ottobre 2007 al 20 gennaio 2008

Louise Bourgeois

Tate Modern Level 4
Bankside London SE1 9TG

Orari: da domenica a giovedì, 10.00–18.00
venerdì e sabato, 10.00–22.00

Tate Modern present the first major survey in the UK of the work of the French born artist Louise Bourgeois (b.1911). The exhibition spans seven decades of varied and prolific artistic output ranging from small scale experimental works to large scale installations from the 1980s and 1990s.

Beginning with her earliest drawings, prints and paintings, the show will feature more than 200 works in many different materials, including her most recent works using fabric. The exhibition will include well known pieces, such as The Blind Leading the Blind 1947-49 and Cumul I 1969 and Cell (Eyes and Mirrors) 1989-93.

This exhibition will provide an unprecedented opportunity to reassess her work. Over a long career Bourgeois has worked in dialogue with most of the major international avant-garde artistic movements of the twentieth century, from Surrealism to Abstract Expressionism to Conceptual art, but has always remained uniquely apart, powerfully inventive and often at the forefront of contemporary practice. Engaging in a wide variety of both modern and traditional techniques Bourgeois has explored her themes in a great variety of styles from abstraction to the realism of the ready-made.

Born in Paris, Louise Bourgeois studied under Léger in the 1930s before moving to New York in 1938. Her first exhibition of sculptures was held in New York in 1949. Her 1982 solo exhibition at the Museum of Modern Art in New York was the museum’s first ever retrospective of a female artist, revealing a sculptor of immense distinction working with a complex variety of materials which included marble, bronze, latex, fabric and mirrors. In 2000, her vast installation, I Do, I Undo, I Redo, was the first commission in The Unilever Series for Tate Modern.

The exhibition is curated by Frances Morris, Head of Collections (International Art) Tate Modern, Marie-Laure Bernadac, Curator, Louvre and Jonas Storsve, Curator, Centre Pompidou, with assistance from Ann Coxon, Assistant Curator, Tate Modern. It is organised by Tate Modern in collaboration with the Centre Pompidou, Paris. The exhibition will tour to Centre Pompidou in Spring 2008, The Solomon R Guggenheim Museum in New York in Summer 2008,Los Angeles Museum of Contemporary Art in Autumn 2008 and the Hirshhorn Museum & Sculpture Garden, Washington D.C. in Spring 2009.

It will be accompanied by an ambitious publication providing an overview of Bourgeois, not only as an influential creator of sculpture, installation, drawing and printmaking but also as a writer, critic and diarist. It will include items from 39 contributors and unpublished material by Bourgeois. The catalogue will also feature an illustrated biography as well as a full chronology.


vedi Dove ci mettiamo, ai margini o nel vortice? di Stefano Jossa
vedi Louise Bourgeois- sotto il segno della metamorfosi di Achille Bonito Oliva

m.m.

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29 settembre 2007 - 07 gennaio 2008
Yoko Ono
Sognare

Museo di Santa Caterina
Piazzetta Mario Botter, 1, Treviso 31100
Orari: martedì-domenica, ore 9.00-12.30 / 14.30-18.00
A cura di Jon Hendricks

L’Associazione Culturale Lazzari, il Comune di Treviso e l’Archivio Bonotto di Bassano del Grappa promuovono l’esposizione “sognare”, una rassegna dedicata alle opere dell’artista Yoko Ono.
L’evento, ospitato dal Museo di Santa Caterina di Treviso, avrà come oggetto lavori storici ma anche alcuni inediti dell’autrice, in una collocazione site specific. L’artista inserirà infatti le sue installazioni in maniera tale da favorirne il dialogo con il contesto museale e stimolare il rapporto intrinseco tra il valore storico dell’edificio, delle opere in esso esposte e la forza espressivo-concettuale delle sue creazioni contemporanee.
La mostra si articolerà all’interno dei Chiostri del Museo e in alcune sale dedicate agli eventi temporanei.

La volontà di stabilire una relazione tra arte e vita, la forza della temporaneità per superare la staticità dell’opera: questi sono solo alcuni spunti per una riflessione sulla ricerca creativa di Yoko Ono. L’artista americana è considerata una delle più significative autrici contemporanee; dagli anni Sessanta a oggi ha spaziato in vari ambiti culturali, dalla musica alla poesia, dalle arti visive alla performance. Il tutto, sempre animato da una forte carica intellettuale e concettuale.

L’esposizione trevigiana si sviluppa in un percorso che tocca vari aspetti della produzione di Yoko Ono. Dalla storica performance Blue Room Event (che verrà proposta durante l’inaugurazione) alla proiezione di alcuni video come Happy X-Mas War is Over e Onochord, la mostra è un viaggio metaforico attraverso la poetica della Ono. Di particolare interesse anche le installazioni Sky Watch Ladders e Wish Tree, emblematiche del rapporto diretto che si instaura tra l’opera d’arte e il fruitore. La concezione non rigida della creazione, che distingue l’autrice, parte dal presupposto che i lavori si mutano per differenti motivi: la corrosione del tempo, le scelte politiche o gli eventi accidentali. Come ha dichiarato in passato l’artista americana in un’intervista: (…) ho voluto rendere il “cambiamento” una mossa positiva: far crescere l’opera chiedendo alla gente di partecipare e contribuire con i propri sforzi. Yoko Ono affronta i mutamenti come un fattore positivo, tanto che ama metterli in pratica volutamente mediante l’intervento dei fruitori.
Sarà inoltre esposta a Santa Caterina un’imponente scultura in marmo intitolata Play It By Trust. Un’opera suggestiva, che verrà posizionata all’ingresso del Museo divenendo il simbolo della mostra trevigiana.

Yoko Ono negli anni Sessanta entra a far parte di Fluxus gruppo di artisti che sviluppa una peculiare concezione delle arti visive. L’operare di un autore non può concretizzarsi unicamente con i mezzi tradizionali del fare artistico e limitarsi al solo momento creativo, questo il concetto chiave di Fluxus.
Di primaria importanza è la nozione di intermedialità, la commistione di generi espressivi globali; tramite un rapporto diretto con la quotidianità, la ritualità di tutti i giorni diventa arte.

Yoko Ono nasce a Tokyo nel 1933, e a vent’anni si trasferisce con la propria famiglia a New York. Negli anni Sessanta è uno dei membri di spicco del movimento Fluxus, libera associazione di artisti d’avanguardia sviluppatasi all'inizio degli anni '60.
La Ono è tra i primi ad esplorare l’arte concettuale e le performances. Particolarmente importante nelle sue opere è la relazione tra Arte e Vita, fondata sul senso della casualità quotidiana; durante la sua lunga e proficua carriera espone in alcuni dei maggiori musei del mondo. Da ricordare, il MOMA e il Withney Museum di New York, l’ICA di Boston, il Reykjavic Municipal Art Museum in Islanda, il Sogetsu Museum di Tokyo. Inoltre prende parte alle maggiori rassegna contemporanee, tra le quali la Biennale di Venezia e la Documenta di Kassel.

Per l’occasione verrà realizzata una pubblicazione che avrà come oggetto il percorso espositivo proposto da “sognare” e che ripercorrerà, in particolare, le diverse fasi di progettazione e realizzazione di Play It By Trust, approfondendo il valore della contestualizzazione dell’opera nel centro storico.

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da Il Venerdì di Repubblica del 28 settembre 2007

Yoko Ono torna in Italia e fa una mossa contro la guerra
di Anna Lombardi

Un cartellino in cima a una scala di legno con su scritto "Respira". Leggenda narra che John Lennon s'innamorò di Yoko Ono dopo aver visto questa sua opera esposta in una galleria londinese. Certo, oggi lei afferma di voler "essere ricordata dalla gente prima come artrista e poi come compagna di John", ma le scale sono rimaste elemento importante delle sue opere concettuali. Tanto che, anche nella mostra che sarà inaugurata domani al Museo di Santa Caterina di Treviso, e che sconfinerà in alcuni spazi storici della città con una quindicina di opere, molte delle quali progettate per l'occasione, c'è anche un'installazione "a pioli": Sky Watch Ladders (scale per guardare il cielo), realizzata coinvolgendo l'intera cittadinanza che ha donato le vecchie scale a cavalletto che troverete esposte.
   Ma i visitatori saranno chiamati a interagire anche con un'altra opera, Play it by Trust (gioca credendoci): immensi scacchi, realizzati da scalpellini locali con lo stesso tipo di marmo prediletto da Canova, su una scacchiera di sole caselle bianche, a simboleggiare l'azzeramento dei conflitti. Come dire, gli anni passano, ma Yoko Ono è rimasta una pacifista convinta (ricordate i sit-in con Lennon, nel grande letto circondato da striscioni con le parole no war?).
  A convincere l'artista a ideare una mostra specificamente per la città di Treviso è stato Luigi Bonotto, imprenditore tessile e collezionista di opere di Fluxus (il movimento artistico nato a metà anni Sessanta di cui la Ono è stata una dei principali esponenti) in collaborazione con l'associazione culturale Lazzari.
  "Ha accettato per amicizia" racconta Bonotto "non sapeva nemmeno dove fosse Treviso. Poi ha mandato il suo curatore a vedere lo spazio e si è entusiasmata. Per ricambiare, in occasione del suo arrivo, ho organizzato una rimpatriata di vecchi amici Fluxus, italiani e stranieri...". E durante la serata inaugurale, Yoko Ono riproporrà una storica performance del periodo Fluxus, Blue Room Event (evento della stanza blu), dove cercherà di trasmettere al pubblico l'impressione che la stanza si tinga completamente di blu.

m.m.


Segnalazioni artistiche del 2009
Segnalazioni artistiche del 2007
Segnalazioni artistiche del 2006
Segnalazioni artistiche del 2005
Segnalazioni sulla Biennale di Venezia 2005
Segnalazioni artistiche del 2004
Segnalazioni artistiche dal settembre al dicembre 2003
Segnalazioni artistiche dal marzo all'agosto 2003