CRONACHE 2010
artiste nel mondo
(segnalazioni artistiche di Nadia Magnabosco e Marilde Magni )

 


1- 5 dicembre 2010

6 ° Salone Internazionale del Libro d'Artista

 


Central House of Artists (Krimsky Val, 10, Mezzanino, sala № 3)
Mosca

Curatore: Michail Pogarskij
Organizzatori: Design Studio "Triangular Wheel", Galleria "Oggetti d’Arte”
Comitato dei curatori: Michail Pogarskij, Evelina Schatz, Andrej Suzdalev PR: Caterina Gogoleva


"Libro d'artista", l'annuale fiera internazionale di Mosca, è uno degli eventi russi più significativi della città di Mosca. In cinque anni, il salone ha riunito più di 300 artisti provenienti da diverse città della Russia, Ucraina, e da USA, Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda e Norvegia. "Libro d'artista" si tiene tradizionalmente in parallelo con una delle più grandi fiere russe del libro "Nonfiction”. All’edizione di quest’anno prendono parte artisti provenienti da Italia, Francia, Svizzera, Germania, Turchia, Giordania, Ungheria, e molte città della Russia.

All’interno della mostra, si segnala il progetto speciale "Guerra e Pace", che è stato lanciato nel giugno di quest'anno a Milano e ha raccolto oltre 30 artisti italiani e russi. “Guerra e pace di Tolstoj fu pubblicato quasi 150 anni fa – scrive la curatrice Evelina Schtaz. – La guerra di Napoleone è finita da quasi 200 anni. La Seconda guerra mondiale da 65. Le guerre del mondo si sono svolte quasi senza interruzione, quella dei 30 anni, quella dei 100 anni, e infine le guerre del secolo ventesimo, chiamato ‘breve’ (Hobsbawm) perchè il suo tempo è stato consunto dalle guerre, compresa la Guerra fredda in tempi di pace. Insomma, guerra non-stop. Come inforcare la guerra? Come disseminare il mondo di pace quando nello stesso cielo regna il cannibalismo? Perché la materia stellare è cannibale. Allora commettere il miracolo della creazione. Create, amici. L’unica risposta.”

Un altro progetto speciale è “Il letto - Libro dei sogni”, che attraverso la forma artistica del libro-oggetto ci immerge nel misterioso, intricato mondo illustrato del subconscio. Chi di noi da bambino non finiva di leggere il libro con una torcia elettrica sotto le coperte, perso nel suo mondo fantastico? E poi, nei sogni, chi di noi non diventava eroe di questi libri? Il letto si trasforma in un portale che ci porta dalla realtà grigia al regno della poesia e dei sogni ... E diventa una specie di copertina del libro-sogno. Spesso, al risveglio, cerchiamo di verbalizzare le immagini secondo sottili segni-codici, depositati nella periferia della memoria, ricreando così l’illusorio "Libro del sogno". Questo progetto, che ha coinvolto noti artisti contemporanei, ci mostra un nuovo e insolito concetto di libro, e ci offre la possibilità di riflettere sulle sfumature dell'immagine artistica che si avvicina al sogno effimero. Gli allestimenti relativi a questo progetto si sviluppano nell’area a sinistra dell'ingresso alla Casa Centrale degli Artisti, e nella sala 3 del mezzanino.

m.m.

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dal 25 novembre al 15 dicembre 2010


ETICOATELIER C/O BANCA POPOLARE ETICA
via musei, 31 - 25121 Brescia, Italy
www.eticoatelier.net

Inaugurazione 25 novembre 2010 ore 18

La posizione di condanna e lo schierarsi per una cultura che non tollera la violenza sono i passi fondamentali per affrontarla. La mostra-evento (S)oggetti contundenti, completa di documentazione e pubblicazione, è tutta al femminile ed ha lo scopo di fare riflettere le donne su cosa sia un (S)oggetto contundente e come sia indispensabile reagire alla violenza con l’arma della denuncia e della richiesta di aiuto.

Orari: dal lunedì al venerdì dalle 8.45 alle 13.45. – pomeriggio dalle 14.30 alle 17.00 su appuntamento tel: 030 2400988 - Ingresso libero

Catalogo: edizioni apARTe
Ufficio stampa: Gretel Fehr – gretel.f@libero.it
Curatrice: Tania Lorandi
Testo critico di presentazione: Tania Lorandi

Opere di: Pippa Bacca, Rosanna Borgo,Titti Botticchio, Clara Conci, Corinna Conci, Valentina Crivelli, Carla Crosio, Eleonora De Montis, Patrizia Diamante, Mavi Ferrando, Raffaella Formenti, Eliana Frontini, Micaela Giuseppone, Cecilia Guastaroba, Fabienne Guerens, Pina Inferrera, Marie Ligier, Rosaria Matarese, Ezia Mitolo, Maila Navarra, Melania Piumino, Alessandra Sawicki, Raffaella Simone

Attrici: Domitilla Colombo, Camilla Mangili

Testi di: Donatella Airoldi, Lorenza Amadasi, Maria Carla Baroni , Rosarita Berardi, Paola Casulli, Anna Maria Carroli, Corinna Conci, Gabriela Fantato, Gretel Fehr, Vittoria Latella, Cristina Laghi, Tania Lorandi, Francesca Maffioli, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo, Maria Puliatti, Giuseppina Geraldina Riccobono, Carla Roncato

In una sezione della mostra:

ALT- ilcorpoèmio
a cura di Donatella Airoldi e Mavi Ferrando

Opere di:

Gina Abate, Lucia Abbasciano, Silvia Abbiezzi, Annabel Adler, Antonella Affronti, Anna Aurenghi, Daniela Baldo, Roberta Barbieri, Maria Carla Baroni, Clara Bartolini, Donatella Baruzzi, Rosanna Battaiotto, Elisabetta Baudino, Giuliana Bellini, Rosetta Berardi, Luisa Bergamini, Donatella Berra, Natalia Berselli, Petra Bialas, Bicci, Laura Bizzozero, Maria Elena Borsato, Anna Boschi, Daniela Brambilla, Donata Buccioli, Marina Buratti, Gabriella Calandra, Maria Amalia Cangiano, Angela Caporaso, Carmen Carlotta, Marilù Cattaneo, Ada Celico, Silvia Cibaldi, Elena Ciocca, Rossella Cipressi, Eleonora Cirant/Elisabetta Pagani, Elena Colombo, Ilaria Commisso, Emanuela Comparetti, Graziella Contessi, Marisa Cortese, Nicoletta Crocella, Dade, Stefania Dalla Torre, Caterina Davinio, Carola De Agostini, Francesca De Lucia, Mirta De Simoni Lasta, Valeria Diamanti, Gabriella Di Trani, Fausta Dossi, Maria Teresa Fata, Gretel Fehr, Giovanna Ferioli, Mavi Ferrando, Lupe Ficara, Monica Fiori, Giuditta Fontana, Eliana Frontini, Patrizia Gabriele, Renata Galanti, Donatella Galeazzi, Ornella Garbin, Silvana Gatta, anna Rosa Faina gavazzi, Sabrina Ghiri, Flavia Girardi, Ornella Guzzetti, Kalamari, Marisa Keble, Jane Kennedy, Kosty, Grazia Lavia, Patrizia Lonardi, Veronica Longo, Tania Lorandi, Marilena Maglio, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Silvia Majocchi, Paola Malato, Marina Mariani, Maddalena Mauri, Elisa Mazza, Libera Mazzoleni, Elena Menga, Emanuela Mezzadri, Maria Micozzi, Annalisa Mitrano, Patrizia Molinari, Sara Montani, Oriella Montin, Franca Munafò, Ester Negretti, Felice Alis Nusselein, Anna Olivares, Laura Oltolina, Betti Oneto, Jacqueline Orio, Daniela Pellegrini, Edy Persichelli, Mari Jana Pervan, Irene Petrella, Anna Petrungaro, Miriam Piccicuto, Patrizia Piodella, Laura Pitscheider, Marilisa Pizzorno, Marta Popescu Jianu, Tiziana Priori, Antonella Prota Giurleo, Milvia Quadrio, Giuseppina Geraldina Riccobono, Alina Rizzi, Tiziana Rosmini, Serena Rossi, Lucrezia Ruggieri, Marina Sanchez, Edi Sanna, Evelina Schatz, Stefania Selmi, Spelta, Gabi Summa, Micaela Tornaghi, Armanda Verdirame, Carla Veronese, Rosanna Veronesi, Angela Vinci, Paola Zan, Maria Grazia Zanmarchi


Vernissage:
ore 18.00 - La Dottoressa Maria Puliatti presenta dal suo ultimo libro: Psicosomatica del dolore cronico pelvico femminile, il capitolo: Il ruolo dell'abuso sessuale nel dolore femminile. Parlerà del suo prossimo libro: Il ruolo dell'abuso sessuale nei disturbi del comportamento alimentare. Un approccio integrato al trattamento.
ore 19.00 - Corinna Conci e Clara Conci svolgono due performance con loro installazioni nel vicolo accanto alla galleria.
ore 19.30 - Camilla Mangili, recita il monologo di S. Montalto: Il lupo nel buio
ore 20.00 - Domitilla Colombo, recita il monologo di S. Montalto: Canto del sangue.
2 monologhi da: Varianti di stupro (5 monologhi per donna sola).
ore 20.30 - Tania Lorandi presenta la mostra e il libro: (S)oggetti contundenti.
ore 21.00 - Buffet

Catalogo: (S)oggetti contundenti - edizioni apARTe
Denunciare i (S)oggetti contundenti introduzione di Tania Lorandi
Coesione di Gretel Fehr
Il 25 Novembre Una Commemorazione e un Impegno Internazionale di Vittoria Latella
Arte, Violenza e Politica di Nadia Magnabosco
Mendieta, Salcedo e Galindo di Marilde Magni
La mostra (S)oggetti contundenti note critiche di Antonella Prota Giurleo
A Pippa Bacca di Carla Roncato
Alt il corpo è mio di Donatella Airoldi
La rivolta della poiesis di Francesca Maffioli
Poesie di Lorenza Amadasi, Maria Carla Baroni, Rosarita Berardi, Paola Casulli, Anna Maria Carroli, Corinna Conci, Gabriela Fantato, Cristina Laghi e Giuseppina Geraldina Riccobono
Perchè mai, (S)oggetti contundenti? intervista di T. Lorandi alla Dottoressa Maria Puliatti.
(S)oggetto contundente al di sopra di ogni sospetto di Tania Lorandi

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sino al 4 dicembre 2010

Maria Lai. Le fate operose

Galleria dell’Incisione
Via Bezzecca 4 - 25128 Brescia

“Giocavo con grande serietà, a un certo punto i miei giochi li hanno chiamati arte.”

La mostra è formata in prevalenza da opere su carta e da collages, ceramiche, tele e libri cuciti. Tra i lavori più suggestivi esponiamo una piccola serie di “Fate operose”, carte realizzate con fili d’oro e d’argento e stoffe preziose, ispirate alle mitiche Janas, nate per magia da uno sciame d’api, che insegnarono alle donne sarde a filare e tessere. Le opere esposte coprono un arco temporale che va dal 1945 al 2008: una sintesi del percorso eclettico ma coerente della Lai.

Articolo on line di Valerio Gardoni:

Alla Galleria dell’Incisione, via Bezzecca, 4 a Brescia, sino al 3 dicembre la mostra di una quarantina di opere dell'artista sarda Maria Lai. Personaggio fuori dai canoni, fortemente legata alla tradizione della sua terra, l'artista rielabora fiabe e leggende e le rende universali attraverso un linguaggio semplice e colto, che esprime con i materiali più vari: matita, acquarello, carta, filo, sassi, ceramica, telai.
Nell’arte, Maria Lai, innesta un valore superiore all’emotività visiva, alla creazione d’un opera, all’espressione artistica; nelle sue opere c’è il racconto del viaggio, “è l’ansia d’infinito” dell’animo e della caparbia vita di donna. Novant’uno anni (nata a Ulassai, Ogliastra, Sardegna nel 1919) trascinati come si trascina un aratro che a fatica spacca la terra, quella dei pregiudizi che ai suoi tempi erano ancora vivi e radicati nella società maschilista. Condizione di cui il mondo dell’arte non era immune.
Terra dura la Sardegna dell’infanzia di Maria Lai, essere isolani significava essere isolati nella sorte designata alla sopravvivenza compressa tra i conflitti, disseminata di miseria, un universo dove persino sognare era una beffa al destino. Il destino lo si può costruire con la forza dell’ostinazione e la mente lasciata libera di sognare. Maria Lai si trova unica donna nel corso d’arte a Roma e poi a Venezia negli anni prima della seconda guerra.
La vita di Maria Lai è valsa un film: “ Ansia d’Infinito”,regia di Clarita di Giovanni in programmazione mercoledì 3 novembre al cinema Nuova Eden, via Nino Bixia, 9 a Brescia. Il film ha vinto nel settembre 2010 il premio Asolo nella sezione biografie. Il film racconta l’esperienza artistica come un viaggio inedito dentro se stessi, nostalgia verso la terra natale lontana e per molti ostile, una ricerca artistica appassionata e appassionante, rendono il film un’alchimia di materia e di silenzi.
Nella mostra alla Galleria d’Incisione l'artista sarda Maria Lai è formata in prevalenza da opere su carta e da collages, ceramiche, tele e libri cuciti.
Tra i lavori più suggestivi esponiamo una piccola serie di “Fate operose”, carte realizzate con fili d’oro e d’argento e stoffe preziose, ispirate alle mitiche Janas, nate per magia da uno sciame d’api, che insegnarono alle donne sarde a filare e tessere. Le opere esposte coprono un arco temporale che va dal 1945 al 2008: una sintesi del percorso eclettico ma coerente della Lai. Coi suoi libri cuciti ha partecipato alla Biennale di Venezia del 1978 in un progetto multimediale. Nell'81 ha ideato un'opera comunitaria di eccezionale portata e ampiezza: "Legarsi alla montagna", che ha coinvolto in una performance corale tutto il paese di Ulassai e che è documentato da un film di Tonino Casula e dalle foto di Piero Berengo Gardin.
Dice di se Maria Lai: “Ero analfabeta ma piena di favole. Ciò che ho fatto dopo, da adulta, è iniziato a quell’età. Mani, occhi, parole, diventavano collegamenti tra realtà e sogno. Ero una capretta ansiosa di precipizi, che non si poteva tenere nel recinto, anche se il lupo la stava aspettando. Le mie montagne non sono poi tanto terribili, se, oltre ai precipizi e ai lupi, ci sono anche le nuvole. Eccomi infine all’ultimo mio naufragio in Sardegna. Che non è un ritorno a casa.Il viaggio è la casa. Non solo la mia casa, ma quella di tutti noi. Siamo sulla terra, che gira a circa trenta chilometri al secondo, in un viaggio che è pur sempre un viaggio speciale, dove non si distingue la partenza dal ritorno. La vera nostalgia non è quella per un’isola. E’ l’ansia di infinito. La partenza era la mia pagina bianca -La vita è una frase incompiuta- diceva Virginia Wolf, solo la morte la conclude.”

n.m

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In occasione della presentazione, a cura del Comitato acqua del Corsichese,  del libro Salvare l'acqua
 
VENERDI' 3 DICEMBRE alle ore 21
 
alla Sala La pianta in via Leopardi a Corsico (Milano)
 
verrà esposta la mostra di
 
MAIL ART: ACQUA BENE COMUNE


Curatrice: Antonella Prota Giurleo per il Comitato Acqua del Corsichese

L’acqua è una risorsa di tutte e di tutti, necessaria e irrinunciabile per lo svolgimento della vita delle donne e degli uomini, degli animali, delle piante, della terra intera.
L’acqua è vita, pensare di vendere l’acqua, di privatizzarla,  come si sta facendo in Italia e in altri paesi, è come pensare di vendere la vita: è una follia.
Sul tema dell’ Acqua, bene comune è stata organizzata una  convocazione di arte postale
Incredibile e inattesa la risposta di artiste ed artisti ( e non solo) dall’Italia e da diversi paesi del mondo. Ogni giorno decine di buste contenenti lavori; nelle buste spesso più di un lavoro.
Una quantità di lavori che, non a caso, saranno appesi con piccole mollette a corde, a comporre un’installazione collettiva che richiama l’idea del bucato.
Centinaia tra disegni, dipinti, collage, fotografie, computer art, testi, dicono l’attenzione e la volontà di tante persone, l’idea condivisa e consolidata che l’acqua debba essere e restare pubblica.

Artiste e artisti:
ITALIA    Opere visive:
Aphra, Alessandra Boghetich, Angelo Riviello, Anna Boschi, Anna Martinetti, anna Rosa Faina gavazzi, Antonella Prota Giurleo, Antonio Sassu, Gruppo sin estetico, Antonio Sormani, Caterina Azzoni, Caterina Davinio,  Cinzia Mastropaolo, Claudio Jaccarino, Cristina Volpi, Daniela Brambilla, Daniela Dente, Domenico Severino, Elena Castagnola, Elisa Mazza, EmanuelaMezzadri, Emilio Morandi, Enrico Franchi, Ester Motta, Fausta Dossi, Fausta Squatriti, Federica Scacchi, Filippo Soddu, Francesca Mottola, Francesca Romana Corradini,  Francesco Ceriani, Gabriele Bianconi, Gabriele Genchi, Gerardina Busillo, Giancarla Ugoccioni, Gianmario Masala, Gianni Franchi, Gilia Montanella, Giuliana Bellini, Giovanni StraDA DA Ravenna, Laura Cristin, Lella Corvi, Lia Battaglia, Loredana Scarian, Luca Grilli, Ludovica Mottola, Maria Amalia Cangiano, Maria Grazia Zanmarchi, Maria Tonino, Marilde Magni, Maurizio Barraco, Mimmo Di Caterino, Mirko Bozzato, Nadia Magnabosco, Natale Cuciniello, Nicola Antolini, Nicola Palermo, Odilia Zanini, Ornella Garbin, Paola Zan, Pino Lia, Roberto Scala, Rolando Zucchini, Rosanna Corsini, Rosanna Veronesi, Ruggero Maggi, Salvatore Pepe, Salvatore Vargas , Serena Rossi, Silvana Gatta, Silvio Gamba, Stefania Selmi, Stefano Azzena, Stefano Marchetti, Stefano Soddu, Tarcisio Pingitore , topylabris , Veronica Menni, Wanda Reali   Testi:  Anna Martinetti, Antonello Quarta, Grazia Lombardi, Maria Antonietta Russo, Maria Carla Baroni, Mimosa Prota Giurleo, Paolo Beverina, Rosanna Veronese,  Silvana Colombi, Silvana Gatta, Valeria Pirovano
ARGENTINA  Alfredo West Ocampo, Maria Angelica Chamorro, Rosana Beeckman, Silvia Lissa , Zulema Eleo  BELGIO  Liza Leyla  BRASILE  Bete Domingos, Carmem Jardim , Fatima Siqueira Borges , Heloisa M. Sonaglio , Hugo Pontes , Iara A. Delia, Iara Saltiel, Ieda F. Mariano , Jane Beatriz Sperandio Balconi , Jeanete Ecker Kohler , Lavinia Thys , Luiza G.P. Gutierrez , Mara Caruso , Maria Da Gloria Jesus De Oliveira , Maria Darmeli Araujo, Maria Do Carmo Toniolo Kuhn , Marilia Saltiel Renck , Sirlei Caetano , Tania Luzzatto, Theresina Bof Reis , Thereza Cristina de Azevedo Jacob , Therezinha Fogliato Lima  Projeto Circular Alexandra Eckert, Amanda Borges, Anderson Zang, Anita Porto, Art´Mara, Bibiana Laís Carvalho, Ceiça Alles, Cenir Barpp, Dai Linck, Débora Souza, Elisandra Galle, Fabiane Stoffel, Fabiano Mendes, Fernanada de Christo, Janaísa Gälzer, Kátia M. Algaier, Lina C., B., Lippert, Lívia dos Santos, Lurdi Blauth, Mara Wunder, Morga Luz, Natália Hübner, Silvana Maranzana, Suellen Schott, Tereza Preussler, Tessa Nogueira, Vera WildBULGARIA Nadezda Blagoeva CROAZIA Mari Jana Pervan  DANIMARCA Marina Salmaso   FINLANDIA Aila Koivisto, Aila Rautanen, Anja Mattila - Tolvanen, Eeva Maija Maula, Eira Viertoma, Irene Kaunisto, Irja Rantala , Kana Wusitalo, Meeri Lindfors , Nina Nahkala, Nonna – Nina Mäki, Paul Tiilila, Perttu Rukakowsi, Reija Remes, Ritta Forstrom, Siha Ojala, Stig Ronn, Tarja Trygg, Tarjo Hlopainen GERMANIA Klaus Groh  GIAPPONE    Jun Tagami,  Keiichi Nakamura    GRAN BRETAGNA   Sna Khan   GRECIA Georgia Gregoriadon  INDIA Renuka Kesaramadu   ITALIA GERMANIA Gretel Fehr   MALAYSIA Suzlee Ibrahim  ROMANIA Corneliu Ionescu   SPAGNA Carmen Teresa Troll, Eva Figueras Ferrer, Gustavo Vega, Isidro Lopez Aparicio, Pere Salinas, Sergi Quinonero, Valdor  URUGUAY  Clemente Padin

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E' in libreria

Io e le spose di Barbablù

di Ada Celico

Quando lo conosci è bello e gentile, non sembra il Barbablù della fiaba, che uccide tutte le sue mogli. Magari te lo sposi. Poi, un giorno, il primo colpo, una sberla, un calcio. L’orrore esplode e tu te ne vergogni e non lo confidi a nessuno, perché tanti dicono che le Donne Maltrattate se la sono cercata. Preferiscono pensare che l’uomo violento che malmena la moglie vesta i panni di un reietto della società. Non è così…

In, Io e le spose di Barbablù, Amanda è una donna che ce l’ha fatta. Ha spezzato le catene, ed è partita verso la salvezza. Unico bagaglio, una valigia azzurra e una sacca piena di libri. Ada Celico, nello svolgersi della narrazione, dà voce anche a quelle che non ce l’hanno fatta, alle donne di cui la cronaca si occupa per il lampo di una notizia, per poi dimenticarle. Anche loro parlano in questo libro, che vuole essere una denuncia ma anche un messaggio di speranza.

m.m.

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dal 13 al 20 novembre 2010

QUIPUS
Fiber Art Exhibition

Palazzo San Bernardino - Via Plebiscito - Rossano, Italy
orario: tutti i giorni, 9 - 13, 16 - 19

progetto curatoriale di Settimio Ferrari e Francesca Londino

Artisti: Silvia Beccaria - Gloria Campriani - Filli Cusenza –
Maria Barbara De Marco - Caterina Morelli - Nadia Magnabosco - Marco Querin - Valeria Scuteri - Maria Luisa Sponga - Rosa Spina - Natale Serraino

OPENING: Sabato 13 novembre, 6.00 pm

Che cos’è un nodo? Generalmente il termine
“nodo” richiama metaforicamente le complicazioni insolubili, le tensioni accumulate, gli arresti nel fluire degli eventi e delle esistenze oppure le strozzature del linguaggio. Eppure, il nodo è un linguaggio, un muto linguaggio che esige di essere spiegato prima di poter spiegare. Basandosi ...sul concetto di nodo sono stati riuniti undici artisti, provenienti da diverse località italiane, in una mostra collettiva, intitolata Quipus (nodi), ospitata nella Sala Grigia di Palazzo San Bernardino a Rossano. Il progetto espositivo, curato da Settimio Ferrari e Francesca Londino, per conto della Sezione di Rossano della Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, è promosso dalla Regione Calabria - Coordinamento Progetto Donna, con il patrocinio dell’Assessorato al Turismo di Rossano.
Gli artisti invitati, accomunati dalla scelta di utilizzare materiali tessili per la rappresentazione del proprio personale alfabeto visivo, partono da una visione transartigianale per proporre inediti livelli di interpretazione e di utilizzo della fibra, della corda o del tessuto. La congruenza delle loro proposizioni in transito, che fondono con disinvoltura tradizione e innovazione, ci pone al centro di una avventura visiva in cui il reale/irreale è inconfutabile epicentro. Delle opere in mostra si può dire solo quello che non sono: non pittura, non scultura, non oggetto, ma contemporaneamente tutte queste possibilità di essere insieme. Il lavoro di questi artisti, infatti, non è mai finalizzato a provocare le cose, ma a lasciarle fluire nell’infinita esiguità del loro esistere, nella libertà del loro destino. Un modo per consolidare il concetto di un’opera aperta ad un costante processo di esperienza e d’interpretazione. Le opere scandiscono così uno spazio potenzialmente infinito, ma sempre ricondotto dall’artista all’unicità di un’esperienza vissuta. Oggetti, frammenti di realtà, l’esperienza di vivere il presente vengono fagocitati dalla materia primaria che costituisce le opere: dalle forme che si fondono con fibre tessili di diversa natura (naturali, artificiali, sintetiche o inorganiche), dalla nascita di una cosa dentro un’altra cosa, dallo spessore di un filo che si intreccia ad un altro filo. Siamo così davanti ad un percorso in progress che sposta ogni punto di riferimento: siamo davanti ad un linguaggio estetico e metamorfico che si traduce in possibilità inaspettate che sfiorano la vertigine di una dimensione altra. Un trapasso dolce e sconvolgente dall’epifania alla diafanità in cui le forme sembrano provenire da un luogo irreale, unendo inventiva e tecnica esecutiva, materia e disegno, linguaggio e narrazione, emozione e logica: confondendo in un certo senso la gestualità del tessere con la creazione stessa del mondo. D’altronde molte delle più antiche civiltà consideravano la tessitura, intesa nella sua valenza simbolica di ordito e trama degli eventi, come un atto sacrale e magico. Come dimenticare Clotho, Lachesis e Atropo, “madri della Vita/Morte/Vita”, abili filatrici nell’arte di intrecciare nodi tra gli accadimenti.

                                                                           Francesca Londino

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16 - 30 novembre 2010
 
intonAzione

di anna Rosa Faina gavazzi e Pietro Pirelli

Quintocortile
Viale Bligny 42 - 20136 Milano

a cura di Roberto Borghi
 
In mostra l’Idrofono di Pietro Pirelli con le interazioni e le fotografie di anna Rosa Faina gavazzi.
 

L’IDROFONO è uno strumento musicale creato dall’artista-compositore Pietro Pirelli, fatto disegnare da  Carlo Forcolini,  che non produce suono alcuno.  Mettendo in vibrazione un velo d’acqua attraversato da un fascio luminoso il musicista suona la luce producendo immagini vibranti.
L’artista-fotografa anna Rosa Faina gavazzi proietta le proprie opere composte da forme astratte e note musicali, le  tuffa nell’acqua per una improvvisazione visiva e sonora a quattro mani. Le forme fluttuanti e misteriose  si materializzano in successione.
Ne nascono alcune opere ‘statiche’ dei due artisti, a completare l’esposizione.

inaugurazione: martedì 16 novembre ore 18 (fino al 30 novembre)
 
orario: da martedì a venerdì 17,00 - 19,00  (chiuso il 25 novembre)
 
 
m.m.

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Sabato 6 novembre 2010, ore 16.30

CONSULTA REGIONALE PER LE PARI OPPORTUNITÀ
DELLA VALLE D'AOSTA
Auditorium della Biblioteca Regionale di Aosta - Via Torre del lebbroso, 2

CERIMONIA DI PREMIAZIONE
DEL CONCORSO INTERNAZIONALE
LETTERARIO, FOTOGRAFICO E PER ILLUSTRAZIONI

"DONNE IN OPERA 2010" (VI EDIZIONE)
IL CORPO RACCONTA

Partecipa la scrittrice LAURA FACCHI, madrina del concorso
Letture dell'attrice PAOLA ZARAMELLA

Sabato 6 novembre 2010, alle ore 16.30, si svolgerà presso l'auditorium della Biblioteca Regionale di Aosta la cerimonia di premiazione della Sesta edizione del Concorso internazionale letterario, fotografico e per illustrazioni "Donne in opera".
Il Concorso "Donne in opera" è stato anche quest'anno promosso dalla Consulta Regionale per le Pari opportunità, con il patrocinio dell'Ufficio della Consigliera Regionale di Parità e con il coordinamento organizzativo dell'Associazione culturale Solal.
Il tema prescelto per questa Sesta edizione è stato: IL CORPO RACCONTA.

Più di 300 partecipanti hanno inviato racconti, poesie, illustrazioni e fotografie da numerose città italiane, dalla Francia e dalla Svizzera, mettendo in evidenza, come indicato dal bando, il significato simbolico e culturale del corpo delle donne e raccontandone l'uso mediatico in contrapposizione con il vissuto e l'esperienza quotidiana delle "donne reali".
La Giuria del Concorso ha selezionato 20 opere a carattere letterario (racconti e poesie) e 20 a carattere grafico e visivo (illustrazioni e fotografie). Sono state, inoltre, scelte 6 opere di Mail art o arte postale ritenute particolarmente efficaci e meritevoli di segnalazione.

LE VINCITRICI DELLA SESTA EDIZIONE DEL CONCORSO "DONNE IN OPERA"


SEZIONE RACCONTI E POESIE
20 opere selezionate
MOIRA BERTI (Lucca)
LAURA DELLA MAGGIORE (Lucca)
RENATA DI SANO (Caserta)
COLETTE DUSOTHOIT (Pau FR)
MARIA NATALIA IIRITI (Reggio Calabria)
DANIELA KAREWICZ (Firenze)
HAYDÉE LAZZERI (Firenze)
CAMILLA MARRONCINI (Firenze)
MARIA VITTORIA NARDINI (Lucca)
CLAUDIA NARDON (Aosta)
SIMONETTA PADALINO (Saint-Christophe)
MARIA ROSA PANTE' (Vercelli)
FRANCA POLLA (Trento)
CHANTAL PORTIER (Parigi FR)
GIOVANNA ROIATTI (Udine)
DEBORAH SCANAVINO (Aosta)
SYLVIE SCHMITT (Annecy FR)
MONICA VODARICH (Ravenna)
BARBARA WAHL (Aosta)
ORIETTA ZEREGA (Allein)

SEZIONE FOTOGRAFIE E ILLUSTRAZIONI
20 opere selezionate
LUCIA BERTINI (Firenze)
MARIA ELENA BORSATO (Milano)
SOPHIE BRUNODET (Valtournenche)
LUCIA CALZOLARI (Firenze)
LORENA CARBONARA (Bari)
PAULINE CARLIOZ (Annecy FR)
GAIA COSTANTINI (Donnas)
CRISTINA COUT (Gressan)
CATERINA DI IULIO (Gressan)
DIA ELZA (Gif-sur-Yvette FR)
ILARIA GRADASSI (Arezzo)
ANTONELLA IUS (Barcellona ESP)
VALENTINA LASAGNI (Reggio Emilia)
NADIA MAGNABOSCO (Milano)
GRAZIA MARZANO (Lucca)
ANTONELLA PROTA GIURLEO (Milano)
MILENA RAIMONDI (Milano)
MARGHERITA RASO (Aosta)
PAOLA SANFILIPPO e ROBERTA BRAGAGNOLO (Alessandria)
RAFFAELLA SANTAMARIA (Aosta)

MAIL ART
MONIQUE COUDERT (Marly le Roi FR)
DONNE IN CAMMINO/VOCI DAL FUTURO (Firenze)
ANNE-MARIE POINTET (Annecy FR)
ELENA SELLERIO (Savona)
DANIELLE SUBLET-FISSET (Annecy FR)
ELISA TERRAZZINO (Donnas)

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Martedì 2 novembre 2010

PICASSO SCONOSCIUTO: PASSIONE, INTUITO E POESIA

Ore 17.30 – Darkladies: artiste sull’orlo dell’abisso.

Intervento di Marilde Magni e Nadia Magnabosco

Ore 18.00 – Tiziana Confalonieri legge Alda Merini

Ore 18.30 – Inaugurazione della mostra “Alda Merini: Un angelo dalla pelle troppo sottile”

A cura di Giulia Bonetti e Daniela Pacchiana

Espongono: Guglielmo Clivati - Birgir Johansson - Silvia Faini - Riccardo Faini Tandem Fracchetti - Diego Randazzo - Enrico Redolfi - Chiara Rizzolo - Serena Rossi - Vincenzo Rocchi - Sara Russo - Celina Spelta - Sonia Valsecchi - Tiziana Vanetti

La mostra resterà aperta tutti i giorni dalle ore 15.30 alle ore 18.30 fino al 7/11/2010

n.m

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dal 3 al 30 novembre 2010

LA SCRITTURA NELL'ARTE
collettiva di installazioni e di opere bidimensionali

Biblioteca Gallaratese - Via Quarenghi 21 – Milano. – MM1 BONOLA

Artiste e artisti: Fernanda Fedi, Antonella Prota Giurleo, Antonio Sormani, Franco Tripodi
Curatrice: Antonella Prota Giurleo.

Inaugurazione: Mercoledì 3 novembre 2010 alle ore 17,30 con letture   di Daniela Aronica e di Loretta lo Giudice                     

Orari: da lunedì a venerdì  9.30 –  21.30,  mercoledì mattina chiuso;
sabato 9.30 – 19.30.

Amo profondamente leggere, amo i libri e le tracce di scrittura sui fogli, amo osservare alfabeti sconosciuti e scoprire la bellezza delle forme, amo le biblioteche, quelle pubbliche, soprattutto, ma anche quelle private. Entrando in una casa l’occhio mi corre intorno e mi ritrovo ad osservare quadri e a scorrere i titoli dei libri accarezzandone il dorso, gioendo nello scoprire in biblioteche di amiche e di amici libri che mi sono stati o mi sono compagni.
Accumulo da sempre carta scritta, mi è impossibile entrare in una libreria o in biblioteca ed uscire, nonostante la determinazione iniziale, senza almeno un libro in mano. Non posso pensare che un libro possa essere buttato o destinato al macero, così recupero, recupero, recupero… e accumulo, accumulo, accumulo.
Questa passione, che talvolta sfocia nella fissazione, è diventata spunto per questa mostra su La scrittura dell’arte. Un titolo suggerito da Franco Tripodi che mi sembra restituisca il senso del legame profondo che unisce l’una all’altra, e non solo perchè le prime forme di scrittura erano ideogrammi, né perchè la pittura ha costituito per secoli l’unica forma di conoscenza e sapere per le classi escluse dall’istruzione, ma per la sapienza che sottende l’una e l’altra, sapienza che sa coniugare sapere e saper fare, così nella scrittura come nella pittura e in tutti i linguaggi visivi.
Ho pensato che sarebbe stato interessante mettere a confronto, a partire dal comune amore per la lettura e per la scrittura, il modo attraverso il quale Fernanda Fedi, Antonio Sormani, Franco Tripodi ed io esprimiamo queste passioni attraverso il linguaggio dell’arte.
Esponendo le nostre opere in una biblioteca, naturalmente: la biblioteca Gallaratese, una biblioteca che amo, come tante altre, ma nella quale trovo quel di più di disponibilità e di competenza che mi fanno sentire a casa.Fernanda Fedi utilizza abitualmente segni che si riferiscono a scritture o che ne costituiscono l’alfabeto. Segni che riportano all’antico, all’archetipo stesso della scrittura e alle sue origini, in un continuum di tempo e di spazio che riporta alla magia di una modalità di espressione e di comunicazione che affascina sia per la bellezza dei segni che per la sapienza dell’invenzione.Antonio Sormani indaga, attraverso la pittura, il rapporto tra forma e oggetto in una ricerca di equilibrio sospeso tra figurazione e astrazione. Chi osserva può, attraverso il suo personale ricordo di forme, ridefinire il soggetto dipinto. Tracce di scrittura, lettere talvolta accostate per ragioni puramente estetiche e brevi frasi inserite nella composizione rimandano ad una conoscenza e ad un sapere collettivo delle proprietà della scrittura anche quando questa risulta incomprensibile.
Franco Tripodi nel 1993 ha inventato, per gioco, un alfabeto per comunicare in codice; un alfabeto nel quale ad ogni simbolo corrisponde una lettera. Il gioco, come spesso accade, ha quasi costretto l’artista, ammaliato dalla bellezza dei segni, ad un’analisi profonda e ad una rielaborazione dei segni che sono divenuti parte integrante del suo lavoro artistico.

In questa biblioteca mi sono stati messi a disposizione libri destinati al macero, libri che ho trasformato in libri d’artista o in forme geometriche, che ho sepolto sotto la cenere o sotto la stoffa del burka. Anche nelle situazioni più difficili, come in carcere o laddove alle donne viene vietato l’accesso all’istruzione, la scrittura è stata ed è sinonimo e motivo di sopravvivenza.

Antonella Prota Giurleo

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dal 28/10/10 al 14/11/10

Felicita Frai
Ricordo dell'artista



Galleria Ponte Rosso, via Brera, 2, Milano
mart-sab 10-12.30 e 15.30-19, dom 15.30-19

Presentazione di ELENA PONTIGGIA

La Galleria Ponte Rosso dedica questa mostra a Felicita Frai, straordinaria artista praghese trasferitasi in Italia ancora giovanissima, scomparsa pochi mesi fa all'età di 100 anni. Sono esposti venti dipinti e una selezione di litografie realizzati dagli anni 40 ad oggi. Ha raccontato di se' Felicita Frai, (autopresentazione al libretto “Un po' vere, un po' sognate”, 2000):
Dopo le parole generose che tanti hanno scritto di me, voglio spiegare come ho trovato la strada della mia pittura. Una biografia dovrebbe riassumere le notizie quando si nasce, si impara, si espone, si viene premiati, e cosi' via. Io dico solo che sono nata a Praga il 20 ottobre 1909, sotto Francesco Giuseppe, Imperatore d'Austria. Poiche' all'inizio non ero consapevole di chi fossi e del perche', fingo di essere nata nel 1936 in Italia. Volevo disegnare, dipingere, inventare immagini: era il momento dell'arte monumentale e io volevo imparare l'affresco, il mosaico, lo stucco lucido e altre tecniche. Achille Funi, che conobbi a quel tempo, stava affrescando la Sala della Consulta a Ferrara e diventai sua allieva. Imparare a fare cio' che sognavo fu per me fonte inesauribile di felicità e energia, e nel contempo di serenità. In seguito realizzai su commissione un pavimento di mosaico e una parete affrescata a Trieste. I soggetti erano sirene, giocolieri, nature morte, cavalli marini e pesci. Italo Balbo invito' molti artisti a Tripoli dove disegnai i cartoni di un grande mosaico per il bagno turco dell'albergo Uaddan, e i vestiti e le ali degli angeli ai lati dell'altare della Chiesa di San Francesco Nuovo. Gli abiti dei frati francescani, raffigurati da Achille Funi, finirono poi a Milano, in casa sua. Qualcuno, per gioco, li indossava. Una sera Domenico Cantatore e Leonardo Sinisgalli vennero in quella casa. La visita a sorpresa dei due giovani amici diede vita ad un delizioso racconto di Domenico, pubblicato da Gio' Ponti nella collana Edizioni di via Letizia, con il titolo “Interno”.
Stabilitami a Milano, dopo l'esperienza di Tripoli, incontrai di colpo le reali difficoltà: nessuno comperava i quadri di una pittrice. Bisognava inventare qualcosa per sopravvivere con i colori, i pennelli e le tante altre materie. Trovare nella realtà professionale posto per cio' che avevo sognato, fu una vera affermazione di vita. Poiche' ogni materia ha i suoi arcani, un filo d'erba ha i suoi segreti, lo dice Katsushika Hokusai, il grande artista giapponese. Seguirono anni di lavoro per cinque transatlantici. Cantieri navali a Genova, lontani, lontani, sotto le tempeste, oppure in agosto sotto una vetrata rovente, un esercito di pulci e fumi di ddt. Capannoni con correnti gelide e infine la morte dell'Andrea Doria in fondo all'oceano. Per noi artisti un grande lavoro e un doloroso ricordo. Dai miei dipinti inventati ho trovato la chiave per interpretare la realtà nei miei ritratti. E dai miei ritratti ho capito come esprimere la vita nelle figure inventate. Ho iniziato con mia figlia piccola. I miei committenti erano quasi tutti aristocratici che per tradizione hanno la quadreria, grandi industriali, intellettuali, medici, anche qualche persona ambiziosa. Ho dipinto bambini, adolescenti in fiore, signore e nonne. Tre soli sono i ritratti maschili. Dal vero un disegno di Giuseppe Ungaretti (in mostra), un olio del signor Mutti di Parma e un quadro di Napoleone Bonaparte, per forza maggiore non dal vero. Di ritratti ne ho fatti piu' di cento, le cornici antiche di casa erano sempre disponibli. Rinunciare ad una cosi' affermata capacità fu quasi eroico, pero' non volevo appartenere per sempre alla categoria dei ritrattisti e infine mi sono stancata. Devo tutto il senso della mia vita alla pittura, alle mie immagini, anche se simili, ma sempre aperte ad altre, un po' vere e un po' sognate.
Concludo ringraziando mia figlia Piera per i buoni consigli e per avermi aiutato, per questo libretto, con tanta pazienza e amore, nella ricerca dei miei ricordi.

Inaugurazione: giovedi' 28 ottobre ore 18

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MERCOLEDI’ 27 OTTOBRE
ACLI "BEM VIVER CAFE’"-
via Monti,5 - Corsico

Dalle ore 21 alle ore 23

Per il ciclo “Lettura di scrittura di donne” sarò io (Silvana Gatta) a presentare

LEONOR FINI, Le realtà possibili     di Jocelyne Godard 

Ho conosciuto, attraverso la biografia della Godard, questa donna straordinaria, artista a tutto sesto nelle arti visive, (pittura, grafica, scenografia,  costumi teatrali, creazioni di moda e, infine, scrittura) e mi piacerebbe farla conoscere a chi ancora non l’ha scoperta. Perciò vi aspetto.

Silvana Gatta

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dal 22 al 31 ottobre 2010

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dal 14 ottobre al 7 novembre 2010

recensione di Marcella Busacca

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14-24 0ttobre 2010

MITICI MONDI

CASTELLO SFORZESCO
Strada Sotterranea - via XX Settembre
Vigevano (PV)

inaugurazione giovedì 14 ottobre alle ore 18,30
 

orario: martedì-venerdì 16,00 alle 19,30 -
sabato e domenica 10,00 -12,30 / 16,00 -19,30

quattro mostre a cura di Donatella Airoldi
nell'ambito della 9^ Rassegna Vigevano Centro Storico:  'MITICA - MITI E FALSI MITI in letteratura e non solo'
 
'Scrittura...strumento della mente' di Giorgio Bacciocchi
'Librellule' di Giulia Dalaj Comenduni
'I quattro elementi' di Alessandra Bonelli
'Fantamitosie' di Mavi Ferrando
 

Nelle sale della Strada Sotterranea Nuova del Castello di Vigevano le 4 mostre 'Mitici mondi' ci immergono in una sorta di affresco delle grandi epoche dell'umanità in un sincretismo  complessivo che  va dal mondo primordiale e archetipico di Alessandra Bonelli a quello popolato e animato da figure mitologiche di Mavi Ferrando per arrivare, passando dal mondo finalmente umano di Giorgio Bacciocchi,  a quello inquietante, ipertecnolocico e digitale di Giulia Comenduni.

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fino al 30 ottobre 2010


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23 ottobre- 2 novembre 2010

Lucia Abbasciano

Poesia delle emozioni

Spazio " Rocco Scotellaro"
Via Cesarea, 49 -Vigevano (Pv)

Inaugurazione 23 ottobre ore 17,30
da martedì a sabato 17-19
domenica 10-12 e 17,30-19

a cura di Cristina Rossi

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dal 5 al 12 ottobre 2010

Segni nel tempo
Angela DI BARI opere 2005-2010

Mostra personale a cura di Micaela MANDER


Associazione culturale "IL LABORATORIO"
Via del Moro, 49 - ROMA (Trastevere)
Orario: tutti i giorni ore 18:00 - 23:00
Inaugurazione martedì 5 ottobre 2010 ore 19


Angela Di Bari ha dedicato gli ultimi cinque anni della sua vita alla pratica dell'incisione. Uno studio attento, appassionato, assiduo, l'ha portata a familiarizzare con le diverse tecniche che quest'affascinante arte mette a disposizione, imparando a padroneggiarle, e ad abbinarle a soggetti via via più personali.
Entrare in una mostra di Angela Di Bari significa perciò avvicinarsi al suo mondo, nel senso più intimo del termine: da un lato infatti ci si accosta a una personalità caparbia e tenace, che in poco tempo ha fatto propri i segreti di un antico mestiere, ancorché non facili e banali. Dall'altro, si entra nel suo immaginario, fatto di colori ma anche di forti contrasti chiaroscurali, dove favole e ambienti si alternano, restituendoci letture, brani di vita, esperienze.
Angela Di Bari si forma infatti come studiosa di lingue dell'Europa orientale, e questo spiega la scelta che viene qui presentata nella seconda parte della sala della presente mostra: la "magica" Praga informa col suo spirito anche fogli che proprio Praga non rappresentano, ma, pur riportandoci in Italia, evocano il senso di mistero che in genere viene associato alla città boema, la sua fumosità sfuggente, tra la creazione del Golem e la metamorfosi di Kafka. E quale soggetto migliore, dunque, per poter applicare l'acquatinta, la vernice molle, o per poter utilizzare una tavola di presspan invece del più comune zinco?
Ma l'attenzione verso il magico non esclude l'amore per il quotidiano, e i suoi oggetti: il visitatore entra innanzitutto in una sala le cui pareti iniziali sono dominate dai colori del bergamotto e delle foglie di platano, incontra il coperchio di una vecchia scatola portapipe, e gli oggetti di ogni cucina, bollitori, teiere, etc. Ma è un quotidiano che sfuma nella favola, come testimonia la bozza di copertina per Alice nel paese delle meraviglie. E che ancora confonde, passando dalla precisione maniacale del bulino, dal tratto deciso della puntasecca, alle sfumature dell'acquatinta.
E il colore compare pure, lo sottolineiamo, nella seconda parte della mostra, e sempre in relazione a cose: i libri, questa volta, forse l'oggetto amato per eccellenza dall'artista-studiosa, che in una parete presenta una selezione di ex libris da lei creati, per privati e per biblioteche. Biblioteche che ancora ci portano a est...
Angela Di Bari, insomma, rivela, circolarmente di foglio in foglio, di parete in parete, le sfaccettature di un'anima che osserva e riprende (vari i d'après che si è scelto di esporre), che ama temi quali la natura morta e il paesaggio, che adora la sua casa; ma l'anima di Angela Di Bari è anche nera, persa nei gorghi del mistero, e sensibile ai paesaggi invernali, difficili, freddi, che sono appena al di là da noi, a volte solo al di fuori di una finestra.
E la mostra svela pure il percorso di Angela Di Bari quale artista: in ogni parete si accostano soggetti ripresi e soggetti inventati, soggetti che si ispirano alla realtà, e visioni magiche e fantastiche, tecniche diverse, anni diversi. A voi cogliere continuità e differenze, suggestioni contenutistiche e formali che circolarmente ritornano, all'interno di una crescita continua e coerente.

                                                Micaela Mander

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DIAMANTE CITTA’ DEI MURALES
MURALESPANSO 2010

SCRIVERE IL MARE
Immagine, mito, leggenda, storia

a cura di Gabriele Marino

Franca Bernardi, Gabriella Di Trani, Teresa Pollidori e Rosella Restante, gruppo di artiste romane dell’associazione culturale FUORICENTRO di Roma, hanno partecipato alla realizzazione di murales nella città di Diamante nel mese di settembre 2010 nell’ambito della manifestazione, MURALESPANSO 2010 curata da Gabriele Marino.

L’evento, che si ripete con cadenza annuale dal 1981, quest’anno ha visto la partecipazione di circa 20 donne artiste italiane e straniere.

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21 settembre - 5 ottobre 2010

EVELINA SCHATZ

CAPRICCIO DEL CERCHIO

 
Quintocortile
            Viale Bligny 42 - Milano 

a cura di Donatella Airoldi, Mavi Ferrando
presentazioni di Donatella Airoldi, Mikhail Pogarskij, Evelina Schatz

Opere in legno, ceramica, specchio, carta, metallo, vetro, tela.
Comun denominatore il tondo e la consueta ironia che caratterizza le opere dell'artista russa.

inaugurazione: martedì 21 settembre alle ore 18,30

alle 19,30 performance di Tibe

alle 20,00 Trio Jazz Cortellessa (gt), Valdina (dr), Cappelletti (bs) 

orario: martedì - venerdì dalle 17,00 alle 19,00

catalogo in Galleria

eventi in mostra:

 martedì 28 settembre alle ore 18,30
presentazione del libro di Bruno Galluccio ‘VERTICALI’ , ed. Einaudi,
sarà presente l’autore

performance di Alberto Mori

martedì 5 ottobre alle ore 18,30 
serata di lettura e musica ‘Al ballo dei cerchi’ 

poeti: Antonella Anedda  Roma, Maria Attanasio  Sicilia, Franco Buffoni Roma, Bruno Galluccio Napoli, Josif Galperin Mosca, Franco Gordano Cosenza, Adele Desideri Milano, Alberto Mori Crema, Akim Sambaev Mosca, Evelina Schatz Mosca-Milano, Fausta Squatriti Milano, Tibe Varese, Pier Paolo Venier Trieste-Milano, Simone Zanin Pordenone

con il Patrocinio di:

Museo d'Arte Moderna - Mosca, Accademia di Belle Arti della Russia, Istituto di Cultura Italiana di Mosca, Associazione Italia Russia - Milano

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dal 20 settembre al 2 ottobre 2010

C.A.B.A. Conselice Art Book Archive -
Mostra di Libri d'artista in Biblioteca

Biblioteca comunale “Righini Ricci”
via Garibaldi, Conselice (Ravenna)

Con la mostra di Libri d'artista in Biblioteca che si inaugura a Conselice (RA)  il 20 settembre 2010 alle ore 17,30 si ufficializza l'apertura del ”Conselice Art Books Archive-C.A.B.A.”. L’intento di istituire un Archivio del Libro d'artista presso la Biblioteca Comunale “Righini Ricci” è quello di far conoscere a livello non solo locale l’opera di artisti contemporanei che lavorano con il libro e conseguentemente di incentivare l’amore per l’arte, la lettura, la scrittura e quindi potenziare capacità di ricettività e rielaborazione critica negli utenti della Biblioteca.

Artisti: Amato Maria Agata, Babini Paola, Baracchi Tiziana, Baroni Vittore, Bellarosa Mariano, Bergamini Luisa, Bhody Anan Heriz, Boschi Anna, Caccaro Mirta, Caccavale Alfonso, Candini Manuela, Caravita Lamberto, Ciani Piermario, Conti G.Paolo, Corsitto Carmela, Ferrara Roberta, Galatà Maria Grazia, Gallingani Alberto, Garavini Lia, Giberto Filippo, Jandolo Benedetta, Lambo Michele, Lenzini Pietro, Magni Marilde, Marchionni Angela, Romeo Claudio, Roncoroni Fanna Mariapia, Santoro Emanuela, Renato Sclaunich, Silvi C.Fulgor, Strada Giovanni&Renata, Ego_Tek, Vitali Ivano, Zanelli Betty.

Testo di presentazione critico: Con la mostra di Libri d'artista in Biblioteca che si inaugura a Conselice il 20 settembre 2010 alle ore 17,30 si ufficializza l'apertura del ”Conselice Art Books Archive-C.A.B.A.”
L’intento di istituire un Archivio del Libro d'artista presso la Biblioteca Comunale “Righini Ricci” è quello di far conoscere a livello non solo locale l’opera di artisti contemporanei che lavorano con il libro e conseguentemente di incentivare l’amore per l’arte, la lettura, la scrittura e quindi potenziare capacità di ricettività e rielaborazione critica negli utenti della Biblioteca.
Le opere esposte sono state donate dagli artisti ed andranno a costituire il primo nucleo dell'Archivio al quale, ci auguriamo, se ne aggiungeranno altre nelle future mostre in fase di ideazione.
Il libro d’artista nasce, nell’accezione più diffusa e condivisa, con le Avanguardie storiche del Novecento ed in particolare con il Futurismo. Fortunato Depero fu tra i primi autori Futuristi a creare libri d’Artista che ora sono nuovamente visibili a Rovereto nella sua Casa d’Arte Futurista con molti altri esempi di arti “pure” ed applicate di quel movimento tutto italiano che fece capo a Filippo Tommaso Marinetti. Si tratta di “pezzi unici”, realizzati con tecniche miste tra le quali primeggia il collage che si alterna a parti stampate con caratteri tipografici ed a pagine, o frammenti di esse, tratte dalla quotidianità e dal mondo della pubblicità; le copertine sono cartonate o spesso di lamiera come a volte anche le pagine rilegate con cuciture o imbullonate.
Un rinato interesse sul libro d’artista si è verificato a partire dagli anni sessanta con Bruno Munari di cui si conservano in Biblioteca i “Libri tattili” e con il concettuale Emilio Isgrò con  le sue cancellazioni di alcune parole o intere righe; ma soprattutto negli U.S.A. con gli artisti di Fluxus  attraverso operazioni che tendono ad una decontestualizzazione per cercare un “senso diverso” ad una stessa opera, in linea con le tracce che il Dadaismo ed in particolare Marcel Duchamp lasciarono in eredità al secondo decennio del XX secolo.
Il libro d’artista è anche parte integrante dell’Arte postale o Mail Art e viene inteso come “oggetto” ed insieme “luogo di cultura” per l’artista e per il fruitore: questa la teoria proposta dalla storica dell’arte Daniela Palazzoli in pubblicazioni note e condivisa dal mondo dell’arte visuale e concettuale. Diversi artisti presenti in mostra sono esponenti di punta di questo network internazionale che usa il mezzo postale per la libera diffusione di lavori e la partecipazione di idee, ed è in futuro a questo canale che ci rivolgeremo nelle  mostre che intendiamo organizzare a cadenza biennale. (Lamberto Caravita)

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dal 20 settembre al 3 ottobre 2010
Utopia Urbana settembre - Mostra fotografica

25 settembre 2010 ore 18
Milano ti amo - Milano ti odio
-
Serata di Poesia



Negozio Civico Chiama Milano - Largo Corsia dei Servi, - Milano

L'iniziativa, a cui partecipo come poeta e della cui parte letteraria ho la cura, è una mostra fotografica dal titolo, Utopia Urbana. Difatti, l'ideatore e artista ha elaborato graficamente una serie di sue foto che riguardano la città di Milano. Le foto elaborate in modo utopico, sono una sorta di omaggio dell'artista alla città amata e odiata.
Su questa linea i poeti che interverranno con le letture delle loro poesie alla serata del 25 settembre 2010, Milano ti amo- Milano ti odio, esprimeranno con i loro versi gli stessi sentimenti. L'odio, ovviamente, è un odio letterario.
(Ada Celico)

Ideatore organizzatore dell'iniziativa: Giuseppe Denti
Curatrice della mostra fotografica e della serata di poesia: Ada Celico
Foto di : Giuseppe Denti
Poeti partecipanti: Franco Araniti, Ada Celico, Giuseppe Denti, Gianfranco Gandini, Lamilanoviolenta, Eliseo Oberti, Mari Jana Pervan, Anna Petrungaro, Concetta Perrone, Daniele Sasson, Valeria Vaccari.

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Sabato 18 settembre dalle ore 18 alle ore 24

Culture di pace
collettiva di installazioni e video
nell'ambito della Notte Bianca per la pace, organizzata dalla Città di Corsico

magnabosco_magni

Cortile di via Cavour 82 a Corsico (Milano)

Artiste e artisti: Mirko Bozzato e Gianmario Masala, Giuseppe Denti, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco e Marilde Magni, Veronica Menni, Antonio Sormani, Tufano, Maria Grazia Zanmarchi


Inaugurazione: ore 18 con letture di testi a cura di Fabio Anelli e di Daniela Aronica
Interventi: Silvana Gatta, presidente associazione Galassia
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
Testo: Antonella Prota Giurleo e Silvana Gatta
Informazioni: 347 03 12 744 a.protagiurleo@email.it ; silvana.gatta@tiscali.it

Pace: un'utopia così necessaria da pretendere una ricerca sia individuale che collettiva per la sua realizzazione.
Un'utopia che presuppone il dispiegarsi di parole e di azioni che esprimono e rendono effettivi quei diritti essenziali che permettano lo svolgersi di una vita dignitosa e felice.
Le artiste e gli artisti che hanno accettato l'invito dell'associazione di donne Galassia a partecipare alla mostra Culture di pace hanno diversamente interpretato il tema.
Costituzioni e leggi di differenti stati del mondo esplicitano i diritti fondamentali degli uomini e delle donne. Descrivendo brevemente le opere presenti in mostra desidero riferirmi agli articoli della Costituzione italiana che mi sembrano stare al fondo delle opere stesse, non perchè ogni artista abbia da essa direttamente tratto ispirazione ma perchè avverto, nel dire e nell'agire di ciascuna e di ciascuno, una forte volontà di rispetto: di sé, delle persone, degli animali, delle cose, della terra e dell'universo tutto, una volontà che va oltre le giuste affermazioni di principio.
Il "rifiuto della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie" è evidenziato nelle opere di Maria Grazia Zanmarchi, di Giuseppe Denti, di Veronica Menni, di Gretel Fehr e nell'installazione a due mani di Marilde Magni e di Nadia Magnabosco.
Maria Grazia Zanmarchi ha incontrato le parole di Mohandas Karamchand Gandhi nel suo libro autobiografico "La mia vita per la libertà" ed ha trasformato le pagine, arrotolandole, in cannucce; cannucce che ha poi intrecciato per creare una passerella, un ponte di pensiero e di cultura tra popoli ed idee.
Giuseppe Denti ha pensato un'installazione - performance a partire dall'icona di pace simboleggiata dalla colomba, che appare in diverse fotografie e anche sulle magliette che visitatori e visitatrici indosseranno per essere fotografate. Un modo per assumere su di sé parole e pensieri di pace, un'affermazione di principio, un "vestirsi" di pace.
Marilde Magni e Nadia Magnabosco hanno, cito le loro parole, " un modo di pensare il mondo in cui la violenza non trova spazio". Da artiste impegnate oltre che nel proprio lavoro anche nella ricerca sulle artiste, contemporanee e del passato, hanno trovato una testimonianza del loro disagio nelle parole di altre. E, per proteggerci da chi sceglie la violenza come forma di soluzione dei conflitti, hanno appeso allo scheletro di un ombrello parole, fili colorati e campanelli. Un dono per il mondo, perchè impariamo a opporre la forza della ragione e della gentilezza, la scelta della non violenza come pratica di vita a chi sceglie percorsi differenti.
E' ancora il rifiuto della guerra, sottolineato da una denuncia, ad ispirare Help, l'installazione di Gretel Fehr: un nero manichino, non a caso femminile, con un foro all'altezza del seno è interamente ricoperto dalla scritta aiuto tradotta in diverse lingue. La forma è disseminata di pasta, maltagliati dipinti di nero con una striscia bianca a simulare proiettili. Una denuncia nei confronti di una nota marca di pasta la cui proprietà, al 49%, appartiene ad un'industria d'armi che ha nella sua produzione anche le mine antiuomo. Ai lati del manichino e sotto di esso l'inserimento di specchi e la scritta pace.
Veronica Menni prende a prestito parole, simboli, non a caso tra essi i cerchi olimpici, e testi di canzoni ( Imagine e Mettete dei fiori nei vostri cannoni) che traccia su t-shirt e canottiere; t-shirt e canottiere appese, come al mercato, con degli ometti ad un bastone sospeso. Aria e luminosità per esplicitare la necessità di un diverso sistema del mercato e dell'economia fondato su regole basate sull'apprezzamento delle diversità, della cultura, dello sport come legame tra i popoli ( nell'antica Grecia la guerra si fermava durante i giochi olimpici), della gentilezza come forma di approccio.
Ed è al tema dell'accoglienza e del "diritto di asilo" che si può riferire l'opera di Mavi Ferrando dal titolo Danze nella quale due coppie di sculture colorate esprimono simbolicamente la differenza tra due popoli. L'artista sostiene che "La vicinanza tra diversi a volte può essere pungente se vista da vicino, ma da lontano ciò che emerge sono soprattutto gli effetti della vicinanza: uno stare insieme che unisce e pacifica perchè la musica e il ritmo sono condivisi".
Il diritto a "manifestare liberamente il proprio pensiero" sta alla base dell'opera di Antonio Sormani che, nella sua ricerca sul tempo, accumula una serie di agende, costruendo una piccola colonna dall'andamento sinuoso composta da agendine accuratamente incollate, impossibili ad aprirsi. Piccola colonna che poggia su un altrettanto piccolo pilastro a base rettangolare sul quale è annotata, rovesciata, la scritta 1983 - 2009. Un periodo, uno spazio di vita nell'arco più ampio del tempo.
La "tutela del paesaggio e del patrimonio storico" è alla base delle opere di Ruggero Maggi, di Mirko Bozzato e di Gianmario Masala.
Mirko Bozzato e Gianmario Masala in un dvd che raccoglie fotografie scattate dal primo nel territorio del parco Agricolo Sud Milano e rielaborazioni digitali del secondo desiderano far conoscere, al fine di proteggerlo, un territorio importante sia dal punto di vista ambientale che umano.
Ruggero Maggi in una bandiera di pace lunga 30 metri che, appesa ad un balcone, invade lo spazio del cortile, alterna i vocaboli pace e pece, in un gioco di parole nel quale è evidente il riferimento alle guerre per il petrolio e ai disastri ambientali, non ultimo quello provocato dalla BP nel Golfo del Messico.
La "pari dignità sociale, l'uguaglianza davanti alla legge e il diritto al lavoro" costituiscono il nucleo del video realizzato in occasione della performance Proteggiamo la costituzione ideata da Tufano. Nel video uomini e donne provenienti da differenti paesi e abitanti a Corsico recitano, ciascuna nella propria lingua di origine, l'articolo 3 della nostra Costituzione. Una lavoratrice italiana legge invece l'articolo 4. Ciascuna, ciascuno, estrae da un bidone della spazzatura il foglio accartocciato sul quale è stampato l'articolo e, dopo averlo letto in occasione di una riunione sindacale organizzata dal gruppo Donne CGIL alla sala La Pianta di Corsico, lo appende ad una vetrata, perchè tutte, tutti, possano prenderne visione.


Silvana Gatta, presidente di Galassia
Antonella Prota Giurleo, curatrice della mostra

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dall'11 al 26 settembre 2010

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23/30 Settembre 2010 

ARTE LIBRO BOLOGNA  - Festival Libro D’arte  Centro Documentazione Donna Santa Cristina   
Via Del Piombo 5 - Bologna
ore 9/18 chiuso domenica
Inaugurazione 23 settembre ore 12

Indomita verba in calco labile installazioni  per Ed. Beatrix V.T. 2010
1- Quartetto delle virtù indomestiche
2- Sul filo. Ensemble.

L'ideatrice del progetto, Angela Marchionni, fin dal 2007, col contributo di esperte curatrici e artiste/i  sviluppa un ambizioso affresco collettivo, armonico e corale, in cui esprimere tramite il gesto singolare e unico del lavoro artistico, il segno irriducibile dell'arte rispetto all'ingegnose falsità di economia, scienza, religioni e politica che precipitano la contemporaneità in un caos privo di libertà e di regole.
In un iter complesso, l'in di indomestiche diviene rapporto vitale che trapassa misura e forma data, per aprire infine allo sguardo gli invisibili fili su cui è ancorata la passione umana di dare/cambiare misura, narrazione, storia. Le/gli artiste/i dunque strumenti, le opere scrittura. Protagonista: il silenzio del segno.

- Cronistoria: Indomita verba in calco labile
All'invito del Centro Donna di esporre la propria opera, Marchionni rilancia col progetto di una installazione multipla e corale, scommettendo con Petronici un libretto anomalo per un'opera musicale che riveli la forza irrinunciabile del pensiero femminile.
Sul filo. Ensemble è una installazione di libri d'artista a cura di Benedetta Jandolo, Manuela Candini Ed. Beatrix V.T  2010 appositamente creati per il Centro Donna di Bologna e liberamente tratti da: Quartetto delle virtù indomestiche di Angela Marchionni, Roberta Ferrara, testo critico Elena Basile, musiche Fiorella Petronici, poster Valentina Zanardi ed.lim 50/50 di: Indomita verba in calco labile per il convegno Matriarcato: utopia  o eutopia, Palazzo Malvezzi 2009 a cura di Ass. Armonie.

Per le opere dell’installazione del Quartetto delle virtù indomestiche:  Lamberto Caravita, Mirta Carroli, Rossella Piergallini hanno ricevuto come traccia di lavoro, testo poetico di Angela Marchionni e richiesta di materia.

Per le opere: Sul filo. Ensemble: Loredana Alberti, Maria Agata Amato, Paola Babini, Toni Bellucci, Luisa Bergamini, Mario Boldrini, Nedda Bonini, Anna Boschi, Manuela Candini, Antonio Caranti, Bruno Capatti, Carmela Corsitto, Roberta Ferrara, Mara Gessi, Benedetta Jandolo, Ruggero Maggi, Angela Marchionni, Roberto Marino, Gloria G. Persiani, Rossella Ricci, Emanuela Santoro, Marilena Scavizzi, Greta Schödl, Valentina Zanardi, oltre il testo, hanno ricevuto un rocchetto di filo per realizzare in completa libertà di tecnica e materia la pagina formato 40x40 dell'intero libro concerto. I rocchetti sono vecchi, di uguali dimensioni  (altezza cm. 12x diam.6) contengono ancora il loro filo, ognuno un suo diverso colore, sono  in legno e alcuni riportano anche la data di produzione e il nome della fabbrica dove erano in uso.

m.m.

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fino al 12 novembre 2010

GIORNATA DEL CONTEMPORANEO
Sesta Edizione organizzata da AMACI www.amaci.org
LIBERA MAZZOLENI

immagini da Dibutade - testo di Eleonora Fiorani

Dieci.due! international research contemporary art
Via Volvinio 30/passo carraio 20141 Milano
(MM2 p.za abbiategrasso uscita v. medeghino) - tel. 02 58306053 - 349 2814715 pm - www.diecipuntodue.it - dieci.due@libero.it
aperto da martedì a venerdì dalle 1530 alle 19 e su appuntamento
art director Maria Rosa Pividori

inaugurazione sabato 9 ottobre 2010 h.17 - performance “noi” h.20

Nelle immagini della performance dell'artista Libera Mazzoleni, nei pochi frammenti di un racconto di Kafka condensati nella voce di Riccardo Longoni, prendono corpo le immagini presentate nella mostra. Un percorso di ricerca articolato, nato dalla figura di Dibutade, che qui si offre allo sguardo nella forma di quell'apertura di senso che abita nel cuore stesso della nostra esistenza.

n.m.

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dal 12/9/10 al 30/1/11

Shifting the Gaze: Painting and Feminism



The Jewish Museum - 1109 Fifth Avenue at 92nd Street - New York


Feminist challenges to creative and institutional limits have been widely influential in art since the 1960s, with the emergence of the women's art movement in the United States. The Jewish Museum will present Shifting the Gaze: Painting and Feminism, an exhibition exploring the widespread impact of feminism on contemporary painting over the last fifty years, from September 12, 2010 through January 30, 2011. The exhibition focuses on art at the crossroads of societal shift and individual expression. Shifting the Gaze places feminist art in a larger context exploring its roots in Abstract Expressionism, Pop and Minimalism, and extending to the present, when feminist impulses remain vital in recent works targeting the representation of women in popular culture. The exhibition examines interactions of the politics and theory of feminism with the practices and styles of painting. Feminist ideas and aesthetics transformed art, opening up the field to the full range of women's experience, history and material culture. Feminism retains its power to inspire new ideas and challenge old ones, shifting the gaze to unexplored perspectives. It remains an active force in contemporary art today.

Shifting the Gaze: Painting and Feminism, with over 30 paintings and several sculptures and decorative objects, is largely drawn from The Jewish Museum's collection and also includes select loans. Works by 27 artists such as Judy Chicago, Louise Fishman, Leon Golub, Eva Hesse, Deborah Kass, Lee Krasner, Louise Nevelson, Elaine Reichek, Miriam Schapiro, Joan Snyder, Nancy Spero, and Hannah Wilke, among others, are arranged thematically. Seven works in Shifting the Gaze have been acquired over the last three years.

Gestural and Abstract Expressionist paintings created at the dawn of feminism in postwar America open the show. Although their contributions were minimized by male artists and critics, in the 1960s and 1970s, Eva Hesse, Judy Chicago, and Miriam Schapiro broke through professional and social impediments by reinventing abstraction as a vehicle for feminism. These artists transformed the mainstream while creating women-centered art and institutions. Next are mostly self-portraits that demythologize the female body and male representations of it. Feminist theory discredited the “male gaze” – the practice of depicting women as objects of male sexual desire. To supplant the representation of women as idealized Venuses and Madonnas, feminist artists developed honest images of women, often portraying their own nude bodies. The moral urgency to possess the gaze resonates in Lee Lozano's ambiguous yet charged symbolic imagery, and Hannah Wilke's searching self-portraits. The third group features embroidery, collage and fan painting as examples of the 1970s art movement, Pattern and Decoration, which sought to reinvigorate previously denigrated women's work. Feminist painters redeemed these forms, bringing them into the realm of fine art as a radical source of new techniques and personal narratives that challenged the established histories of art. The rethinking of craft continues to this day. Politics, the Holocaust and war are then examined through feminist interpretations. In the mid-1960s female activists like Nancy Spero added their voices to the political dialogue with bold images decrying the victimization of women. The artists layer mixed media, texts, and found imagery to graphically confront abuses of power in the twentieth and twenty-first centuries. The following section explores the use of writing and text in art. In the 1980s, feminist artists became increasingly interested in religion, overcoming its patriarchal associations. Inspired by Jewish philosophy and liturgy, Louise Fishman, Joan Snyder, and other painters sought ways to represent values and rituals with texts, symbols, and calligraphic markings. A final gallery is devoted to popular culture and satire. This section, bridging Pop paintings of the 1960s and satirical works from the 1990s to the present, emphasizes the ways in which painters investigate connections between identity and popular culture. Some artists appropriate mass-media images while others rely on direct observation of people and things. The gay and lesbian Jewish experience especially influenced the reevaluation of feminist art of the 1990s, when a younger generation deployed sophisticated irony to reopen debates about gender and representation. Jewish painters have played decisive roles in founding and sustaining major feminist art groups and theories while continuing to develop their own avant-garde art. The selected works reveal Jewish and feminist commitments to both social justice and personal freedom. The works on view are animated by the tensions between individual expression and collective politics, and a traditional medium and radical action.

Shifting the Gaze examines the ways that artists (male and female) challenge discrimination, advocate self-expression and invent new forms of beauty, breathing life into the medium and offering fresh visions of the world. Much of the feminist movement aimed to overcome the male-dominated modes of heroic and formalist painting. To this day, artists inspired by feminism take on taboo subjects and stretch techniques in abstraction, decoration, collage, embroidery and representation.
As part of the Shifting the Gaze exhibition section on The Jewish Museum's website (http://www.thejewishmuseum.org), a list of over 550 woman artists who have been shown in special exhibitions at the Museum since 1947 will be made available.

n.m.

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dal 4 settembre al 31 ottobre 2010    

“WORK TO WORK”
MAIONESE 2010


Cecilia Ravera Oneto 1918/2002

En Plein Air
Stradale Baudenasca
Pinerolo Torino

L’associazione En Plein Air organizza presso gli spazi di Pinerolo nell’ambito del progetto Maionese 13ma edizione la mostra "work to work "che rientra nelle  iniziative legate all’attività museale del circuito pinerolese.
Con l’adesione del Conservatore della Pinacoteca Civica d'Arte di Palazzo Vittone, Pinerolo, Prof. Mario Marchiando Pacchiola, abbiamo individuato fra i vari artisti presenti  la pittrice Cecilia Ravera Oneto (1918/2002), figura rappresentativa utile a condurre  un’indagine sulla società e le condizioni umane. 
La stessa logica sperimentale nacque già nel 2009 con la mostra Alda e le altre,  come omaggio a quella figura straordinaria che fu la poetessa Alda Merini; nel  2010 vogliamo invece relazionarci ad una pittrice che ha attraversato il ‘900 e le cui  opere, di indubbia qualità, sono esposte in sedi prestigiose non sono in Italia.
Cecilia Ravera Oneto nasce nel 1918 e muore nella sua Liguria nel 2002, un  lungo percorso umano che si intreccia, fin dall’adolescenza, con l’esperienza  artistica approdando dal 1953 ai percorsi espositivi. Dagli esordi pittorici naturalistici,  in chiave post-impressionista, approderà a un personale linguaggio  pittorico a partire dalla metà degli anni cinquanta con uno sguardo attento al  paesaggio industriale e alla ricerca scientifica con un fare pittorico di forte sapore  espressionista. 
La sua ricerca si concluderà con un ritorno ai temi iniziali ma ormai stravolta da una  segno materico fortemente personalizzato.
Work to work è un progetto che, a partire dal ciclo sul paesaggio industriale  di Cecilia Ravera Oneto, intende esplorare la creatività contemporanea appellandosi  ai molti codici visivi che transitano nell’immaginario attuale. 
Work to work è un titolo con almeno una duplice valenza: work allude a lavoro in  quanto opera ma contiene in se proprio l’idea del lavoro a cui fanno riferimento  le fabbriche della Oneto. 
Il termine fabbrica implica del resto anch’esso una duplice accezione: edificio in senso  stretto ma anche luogo del lavoro, delle catene di montaggio. L’approdo tardivo dell’Italia  alla rivoluzione industriale è cosa nota e, guardando all’oggi, anche le fabbriche sono  altra cosa con l’automazione imperante e il terziario ormai in fieri e i nuovi lavori in una 
società capitalistica precarizzata in un divenire incerto…

Cecilia Ravera Oneto vede mutare il paesaggio ligure e ne registra il cambiamento, con un fare pittorico dapprima ancora intriso di superfici post-impressioniste con  echi futuristi per poi approdare al suo personale sguardo espressionista.
Partendo da qui, gli artisti invitati sono sollecitati a realizzare/produrre/concepire il loro work.

Associazione enpleinair
Elena Privitera
Marco Filippa
Carla Bertolino

Patrocini: Regione Piemonte_Provincia di Torino_ Comune di Pinerolo_ Fondazione CRT

ARTISTI 
Alex Astegiano Savigliano, Javier Balmaseda Cuba_Andorra,
Daniela Bozzetto Torino, Marina Buratti Alessandria,
Gian Luigi Braggio Torino, Caterina Bruno Cavour ,
Charles Jean Paul Torino/Francia, Chen Li Torino/Cina,
Elena Clari Torino, Martina Dinato Padova, 
Tiziano Ettorre Verzuolo, Daniele Ferrarazzo Genova, 
Bernardetta Ghigo Pinerolo, Giancarlo Giordano Racconigi,
Sara Grazio Venezia, Tere Grindatto Pinerolo,
Marco Lampis Pinerolo, Natasa Korosec Brescia /Croazia 
Giuliana Marchesa Albissola, Pietro Mancini Roma,
Enza Miglietta Lecce, Francesco Muro Torino,
Martha Nieuwenhuijs Torino, Andrea Nisbet Torre Pellice,
Simona Palmieri Rimini, Marina Pepino Fossano,
Mirella Sannazzaro Pinerolo, Rédha Sbaihi Torino/Algeria,
Angela Sepe Novara Torino,  Alessandra Turolla Torino

m.m.

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5 settembre 2010

Siamo liete di segnalare che Michela Murgia ha vinto il premio Campiello 2010 con l'Accabadora recensita sulla nostra rubrica in data 9 febbraio 2010 e che Silvia Avallone ha vinto il Campiello Opera Prima con il romanzo Acciaio recensito in data 27 luglio 2010.

n.m.

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dal 15/7/10 al 24/10/10

Francesca Woodman

Retrospettiva


Palazzo della Ragione - piazza dei Mercanti, 1 - Milano
mart-dom 9.30-19.30, giov 9.30-22.30, lun 14.30-19.30

a cura di Marco Pierini e da Isabel Tejeda

Dal 16 luglio al 24 ottobre 2010, al Palazzo della Ragione di Milano si tiene la grande retrospettiva dedicata a Francesca Woodman (Denver, 1958 - New York, 1981), uno dei talenti piu' precoci e interessanti della seconda metà del Novecento. L'esposizione, curata da Marco Pierini e da Isabel Tejeda, realizzata dal Comune di Milano - Cultura e da Civita, in collaborazione con SMS Contemporanea di Siena, l'Espacio AV di Murcia (Spagna) e l'Estate di Francesca Woodman di New York, presenta 116 fotografie tra cui 15 immagini esposte in esclusiva per Milano e cinque video che ripercorrono tutta la carriera dell'artista, interrottasi a 22 anni.

Figlia d'arte - la madre Betty e' ceramista e il padre George, pittore e fotografo - Francesca Woodman comincio' a lavorare a soli tredici anni di età, con la sua prima macchina fotografica e l'uso dell'autoscatto. Negli anni a venire, ha continuato a usare se stessa come soggetto privilegiato delle sue foto, rappresentandosi sia in contesti domestici, con la predilezione per ambientazioni vintage e decadenti, che in mezzo alla natura, da sola o con amiche, nel vivo di azioni e performance appositamente progettate.

All'amica Sloan Rankin, che le domandava perche' utilizzasse spesso se stessa come modello, la Woodman rispondeva -e' una questione di convenienza. Io sono sempre disponibile-. La frase, ironica e schietta, ci aiuta a comprendere da un lato l'aspetto dell'indagine sull'Io e sulla propria intimità che contraddistingueva la sua ricerca, dall'altro la condizione di giovane artista adolescente che negli anni Settanta sosteneva da sola i costi di produzione del proprio lavoro. Anticipatrice di tendenze e tematiche che connoteranno l'arte contemporanea negli anni successivi ed erede della tradizione artistica occidentale dell'autoritratto, Francesca Woodman colpi' la comunità artistica per la maturità e la coerenza concettuale delle opere che creo' in nove anni di intensa attività.

Il percorso espositivo segue le orme tracciate dalle sue serie fotografiche piu' significative, che si identificano con i luoghi dove sono state create e ripercorrono i passaggi essenziali della sua biografia: una ha per scenario Boulder, nel Colorado, datata agli anni della scuola superiore; un'altra riguarda l'intenso periodo di formazione presso la Rhode Island School of Design di Providence; infine, quella che fra 1977 e 1978 venne eseguita a Roma.
New York, da una parte, e la natura incontaminata della MacDowell Colony nel New Hampshire rappresentano le fasi estreme della sua opera. All'interno del suggestivo Palazzo verrà ricreata anche l'installazione Swan Song (La canzone del cigno), realizzata da Francesca a Providence nel 1978 ed esposta per la prima volta in Italia in occasione di questa mostra. Le 5 fotografie di grande formato (circa 1 metro x 1 di grandezza) rappresentano una rottura degli schemi convenzionali che prevedevano di appendere l'opera all'altezza degli occhi. La Woodman progetto' l'installazione in modo da collocare le stampe ad altezze variabili, alcune molto in alto e altre all'altezza del pavimento, in funzione del flusso narrativo delle immagini e sfruttando le caratteristiche architettoniche del contesto in un dialogo tra artista e spazio che diventa parte dell'opera.
Completano l'esposizione cinque frammenti video, parte dei pochissimi realizzati dall'artista durante i corsi della RISD, recentemente restaurati e pubblicati dall'Estate. Testimonianza del lavoro performativo dell'artista, sono un utile strumento che ci mostra l'artista modella e regista al tempo stesso.

Quasi tutta la produzione di Francesca Woodman vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo. Di se' non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica, caricata di particolari significati; al contrario, la propria immagine e' sempre inserita nell'universo delle cose, come fosse parte di esse. Spesso, il corpo dell'artista si assimila con l'intonaco dei muri, gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre, si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, oppure ne tornisce le forme purche' siano sempre colte come frammenti, come particolari. Uno dei tratti caratteristici e ricorrenti della sua cifra espressiva e' l'assenza del volto, tagliato dall'inquadratura, o solo nascosto da maschere, dai propri capelli, da una torsione del collo o del busto, e la dimensione performativa, ben evidenziata anche dai pochi minuti dei video girati dall'artista.

Accompagna la mostra un catalogo Silvana Editoriale con saggi dei due curatori e di Rossella Caruso e Lorenzo Fusi.

Francesca Woodman nasce il 3 aprile 1958 a Denver, Colorado. Il padre George e' un pittore, la madre Betty una ceramista. Tra 1965 e 1966 la famiglia Woodman trascorre un anno a Firenze, dove Francesca frequenta la seconda elementare in una scuola italiana. Rientrati negli Stati Uniti Francesca frequenta la scuola pubblica a Boulder, nel Colorado, e prende lezioni di pianoforte. Ad Andover, nel Massachusetts, sceglie di iscriversi nel 1972 all'Abbot Academy, una scuola privata per sole donne, tra i pochi licei americani con corsi d'arte. Subisce l'influenza di una delle insegnanti, la fotografa Wendt Snyder McNeill, che ritroverà poi alla Rhode Island School of Design di Providence. A questo periodo risalgono le prime fotografie, stampate nella camera da letto trasformata in studio fotografico. Ogni estate la famiglia soggiorna ad Antella, vicino Firenze, in un casale immerso nella campagna che avevano acquistato nel 1969. Tra 1973 e 1974 frequenta ad Andover la Phillips Academy e ha come insegnante di fotografia Don Snyder, fratello di Wendy Snyder McNeill. Torna in estate ad Antella con la famiglia. Tra 1974 e 1975 frequenta la scuola secondaria a Boulder, diplomandosi nel giugno del 1975. Nel vecchio cimitero della cittadina universitaria esegue una serie di scatti che la ritraggono mentre attraversa una stele tombale. In estate torna ad Antella. Dell'estate del '76 e' un gruppo di fotografie, sempre eseguite con l'autoscatto, dove il suo corpo nudo e' immerso in un paesaggio desertico. A partire da settembre frequenta a Providence un'Accademia di belle arti: la Rhode Island School of Design (RISD). Aaron Siskind e' tra i suoi professori, suoi compagni e amici Sloan Rankin, George Lange e Arlene Shechet. L'appassionano le fotografie di Man Ray, Duane Michals, Arthur Felling Weegee. Risiede in un grande appartamento semivuoto nell'edificio industriale di Pilgrim Mills, dove ambienta numerose fotografie. Appartengono inoltre al primo anno della RISD le serie Depht of field, Charlie the model, Door in abandoned house, Abandoned house, Space2, Polka dots, Spring in Providence. Tra il 1977 e il 1978 e' in Italia con l'amica Sloan Rankin per seguire i corsi europei della RISD che ha sede in Palazzo Cenci, nel centro di Roma. Conosce i proprietari della libreria antiquaria Maldoror, Giuseppe Casetti e Paolo Missigoi, che allestiranno la sua prima personale in Italia. Stringe amicizia con Sabina Mirri, Edith Schloss, Giuseppe Gallo, Enrico Luzzi, Suzanne Santoro. Sviluppa le serie Angels, già iniziata a Providence, e realizza le Eel series, la Serie del guanto (1977) e Self-deceit (1978). Del soggiorno romano sono anche alcuni autoscatti dove si ritrae nuda con il corpo sporcato da diverse sostanze (farina, pigmenti, gesso) che nella stampa in bianco e nero acquistano valore materico, a contrasto con la liscia compattezza dell'incarnato. Nell'autunno del 1978 torna a frequentare a Providence l'ultimo semestre della RISD e nel gennaio 1979 consegue il B.F.A. in fotografia e si trasferisce a New York. Trascorre l'estate a Stanwood, Washington, e stampa un gruppo di fotografie di dimensioni varie e con un insolito sviluppo orizzontale, che ripropongono il tema dei corpi nudi o vestiti in comunione panica con la natura. A novembre allestisce alla Woods-Gerry Gallery (RISD) la personale Swan Song, un omaggio a Proust, del quale legge l'opera completa. Nell'intenzione di affermarsi come fotografa sperimenta anche la fotografia di moda (Fashion photographs), ispirandosi al lavoro di Deborah Tuberville, tra gli autori ai quali manda i suoi dossier. Nella primavera del 1980 lavora al Temple project, una sorta di ricostruzione della facciata dell'Eretteo, dove modelle avvolte da panneggi classicheggianti sostituiscono le cariatidi. Durante l'estate, come artista residente della MacDowell Colony (Peterborough, New Hampshire), sviluppa in alcune serie di provini a contatto il tema delle corrispondenze con gli elementi naturali: le sue braccia, rivestite di corteccia, sono rami di betulla; il suo corpo, ricoperto da tessuti fiorati, si confonde con il terreno. In questo periodo sperimenta anche le blueprints (cianografie), alcune delle quali furono esposte all'Alternative Museum di New York. Nel corso dell'anno partecipa a due mostre collettive presso la galleria newyorchese di Daniel Wolf, dove conosce i critici Peter Frank e Max Kozloff e il collezionista di opere surrealiste Timothy Baum. Nel gennaio 1981 esce l'edizione a stampa di Some disordered interior geometries (Synapse Press, Philadelphia), uno dei sei quaderni fotografici progettati durante il soggiorno romano. Il 19 dello stesso mese abbandona volontariamente la vita.

n.m.

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10 luglio 2010

" notte rosa "

Il centro di Nun

Cortile della via Cavour, 82 - Corsico
dalle ore 17 alle ore 24, nell'ambito della Notte Rosa, organizzata dalla Città di Corsico

ESPONGONO:

Giuliana Bellini, Loriana Castano, Fernanda Fedi,
Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante,
Sara Montani, Nadia Magnabosco, Marilde Magni,
Mari Jana Pervan, Antonella Prota Giurleo,
Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi

Inaugurazione: ore 18 con performance: letture di poesie in lingua araba e in lingua italiana; interventi di Jolanda Guardi, Anna Schoenstein, Antonella Prota Giurleo.
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
Testo critico: Cristina Rossi

L' associazione di donne GALASSIA ha deciso di aderire alla Notte Rosa, serata dedicata alle donne, organizzata dalla città di Corsico per sabato 10 luglio 2010, presentando, nel cortile di una casa di ringhiera del 1700, situata nel centro della città, una mostra di opere bidimensionali di artiste contemporanee.
In mostra il lavoro di collaborazione tra
- Università degli Studi di Milano, Fac. di Scienze Politiche, Dipartimento di Lingue e Culture Contemporanee, Corso di Laurea in Mediazione Linguistica e Culturale e Corso di Laurea in Lingue, Culture e Comunicazione Internazionale, corso di Traduzione Specialistica Arabo, docente prof. Jolanda Guardi;
- la casa editrice A Oriente! di Anna Schoenstein;
- il gruppo di artiste invitate dall'artista e curatrice Antonella Prota Giurleo

La mostra delle tredici donne artiste presenta lavori ispirati ai versi della poetessa marocchina Touria Ikbal. Un mondo femminile plurale carico di un potere dirompente; la pluralità, secondo il Corano, è un dono di Allah.
Se l'arte incarna ogni sorta di viaggio, tutto il fascino di un mondo lontano si sprigiona nelle opere delle artiste, che hanno potuto accostarsi, nella traduzione italiana, alla poetica di Touria Ikbal.
Ho letto questi lavori in sequenza come frammenti lirici al confine tra scrittura e segno; una scrittura delle origini fatta di materiali e tecniche che rimandano a motivi decorativi mutuati dalla ceramica, alle pitture sul corpo fatte con l'henna, alle sabbie del deserto, miscelate con la pasta del colore, ai collages multimaterici, ai graffiti, dove il dinamismo del segno denuncia una certa carica eversiva.
Una pluralità di voci femminili che si sviluppa e si tramanda secondo il racconto di sé, attraverso una parola fondante, quella poetica, quella che conduce a un dialogo salvifico, a un'apertura, a una scoperta di verità invisibili, come la donna invisibile dietro al velo, metafora di tutti i veli che siamo chiamati a sollevare.
Ogni opera è legata a un pensiero, a un'eco che la parola poetica stimola, creando così un'emozione legata non solo alla qualità dei lavori, ma al progetto nel suo insieme, semplice nella sua concezione e carico di suggestioni nei suoi esiti.

Cristina Rossi, 10 luglio 2010

n.m.

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fino al 19 settembre 2010

LOUISE BOURGEOIS. THE FABRIC WORKS

Studio Emilio Vedova
Zattere 51-Venezia
Orario 10.30 - 18.00, chiuso il martedì

La Fondazione Emilio e Annabianca Vedova dal 5 Giugno al 19 Settembre amplia il suo territorio operativo e architettonico affiancando al Magazzino del Sale il recuperato Studio di Emilio Vedova, Zattere 51, che diventa un ulteriore spazio pubblico per esposizioni e incontri con l’arte. Tale arricchimento coincide con la presentazione, in contemporanea, di due importanti e originali mostre, curate da Germano Celant e dedicate ad aspetti mondialmente inediti dell’opera di Louise Bourgeois, con i suoi “The Fabric Drawings”, mai esposti nella sua complessità, quanto del lavoro di Emilio Vedova con il suo potente intreccio, mai completamente analizzato, tra pittura e scultura.
Nel Magazzino del Sale, la cui macchina espositiva è stata disegnata da Renzo Piano, dal 5 Giugno si terrà una mostra sorprendente, per la sua novità, di una protagonista assoluta dell’arte moderna e contemporanea, la scultrice Louise Bourgeois, a cura di Germano Celant in collaborazione con Jerry Gorovoy dello Studio Bourgeois, New York.
Nello spettacolare spazio veneziano sarà presentata, con un allestimento architettonico disegnato per ospitare disegni e sculture, la produzione quasi sconosciuta di opere realizzate in stoffa, come la ricca sequenza dei suoi Fabric Drawings, realizzati dal 2002 al 2008, o la leggera presenza delle sue Cells, come Conscious and Unconscious, 2008.

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15 - 25  giugno 2010

Quintocortile- Viale Bligny 42 Milano

con il Patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca

GUERRA E PACE
Mostra internazionale del
LIBRO d’ARTISTA e QUASI-LIBRO

a cura di Evelina Schatz

 

A quasi 150 anni dalla pubblicazione di 'Guerra e pace' di Tolstoj una mostra internazionale di libri d'artista e quasi-libri che ne attualizza i contenuti nei suoi risvolti attuali.
La mostra, dopo questa anteprima milanese, si sposterà a Mosca presso il Museo  Majakovskij, poi al CDCh, fiera del libro e quindi l’anno prossimo al Museo Tolstoj.

artisti:
Eugenio Alberti Schatz, Boris Bel’skij, Loriana Castano, Maura Cantamessa, Francesco Cucci, Fausta Dossi, En Nico, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Gino Gini, Claudio Granaroli, Enzo Guaricci, Alexandr Lavrent’ev, Pino Lia, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Maiorova Marica, Margherita Mariani, Mauro Olgiati, Valentina Persico, Lucia Pescador, Michail Pogarskij , Antonella Prota Giurleo, Francesco Puggioni, Victor Ribas, Giovanni Rubino, Evelina Schatz, Stefano Soddu, Anna Spagna, Fausta Squatriti, Andrej Suzdalev, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi, con una selezione di studi sulla guerra di Manuel Schatz (1916-1999), veterano della II Guerra Mondiale

durante l'inaugurazione la performance di Giovanni Rubino "Fare memoria"

inaugurazione: martedì 15 giugno 2010 alle ore 18,30

orario: da martedì a venerdì dalle 17,30 alle 19,30

m.m.

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June 16 to October 10, 2010

Women Artists. Breaking Down Barriers, 1965-2000
Works from the collection of the Muse'e national des beaux-arts du Que'bec


curator Pierre Landry

50 women artists. 110 remarkable works produced between 1965 and 2000. During those 35 years, women were actively involved in the major art movements. They trained a critical eye on their surroundings and on themselves. They engaged, liberated and asserted themselves. They broke down barriers.

The exhibition features paintings, sculptures, installations, photographs and videos by some of the most celebrated women of the Quebec art scene, including Raymonde April, Claudie Gagnon, Betty Goodwin, Diane Landry, Jana Sterbak and Irene Whittome.

The works have been selected from among the some 2,600 pieces by women in the collection of Muse'e national des beaux-arts du Que'bec.

Along with the exhibition, the Muse'e is launching a 300-page, lavishly illustrated book on 20th-century women artists, Femmes artistes du xxe sie'cle. Collection du Muse'e national des beaux-arts du Que'bec (in French only). It features an essay by MNBAQ Executive Director Esther Tre'panier on the 1900-1965 years and another by the exhibition curator, Pierre Landry, MNBAQ Curator of Contemporary Art, on the period from 1965 to 2000. The first title in the "Arts du Que'bec" collection, the book also includes 101 biographies of Quebec WOMEN artists.

n.m.

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dal 15 al 18 giugno 2010

Alba Savoi – Scripturae

Biblioteca Vallicelliana – Salone Borromini
Piazza della Chiesa Nuova 18 – 2° piano - Roma

Martedì 15 giugno 2010 alle ore 17,00 nel Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana di Roma, Mario Lunetta terrà la presentazione della monografia antologica di Alba Savoi, raccolta in catalogo per le Edizioni d’Arte Félix Fénéon a cura di Beniamino Vizzini.

In concomitanza della presentazione si inaugurerà la mostra Scripturae, esposizione di circa 30 libri-oggetto della stessa autrice.I libri in mostra, sono tutti pezzi unici eseguiti negli anni. Dai lontani anni ’77 Memorandum e ‘88 Di-aria, con le loro caratteristiche pieghe scrittura, libri, più volte citati in cataloghi specifici dall’artista/critico Mirella Bentivoglio, ai libri in terracotta Terre lontane – appunti di viaggio degli anni ’90, legati ad esperienze di viaggio. Scritture e colori dalle terre anatoliche e dai geroglifici egiziani. Si cita, tra i tanti, i libri dedicati ai Poeti: a Baudelaire, Il fiore del Mare del ’96, ispirato dalla raccolta di versi del Poeta I fiori del male, citato dalla critica Ivana D’Agostino e dalla stessa Mirella Bentivoglio, ed a Il libro e il fiore, di Vasilj Andrevic, del ’99; Fino ad arrivare al 2009 con il Libro sfera presentato alla mostra, Cogli una sfera e fai crescere un bambino, dedicato ai bambini di Africa Si.

Apertura: 9,00 – 13,00 / 17,00 – 19,00

E-mail informazioni: b-vall@beniculturali.it

n.m.

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7-8 giugno 2010

VII RASSEGNA
POESIARTE
MILANO

"FINESTRE"

 

Quintocortile
            Viale Bligny 42 - Milano 

Questo settimo appuntamento di Poesiarte Milano dal titolo “Finestre” prende spunto dal nuovo luogo di Quintocortile  in cui si svolgerà la prossima Rassegna: sotto le finestre della casbah di viale Bligny 42.
E poi ‘finestre’ sono soprattutto quadri del passato e del presente, aperture che collegano fra loro i diversi gradi temporali in una sfaccettatura di situazioni soggettive che, insieme e sommate fra di loro, ci restituiscono un affresco complessivo del fluire e divenire della realtà contemporanea.
 
Organizzazione a cura di: Mavi Ferrando, Donatella Airoldi (Associazione Quintocortile)
Con la collaborazione di Adam Vaccaro, Laura Cantelmo (Associazione Milanocosa)
 
Poesiarte Milano  si svolgerà  a Quintocortile (nuova sede) nei giorni lunedì 7 e martedì 8 giugno 2010 con interventi  di poeti e musicisti dalle 17,30 alle 19,30. Seguirà visione delle opere in mostra con presentazione degli artisti e aperitivesca kermesse fino alle 21.
Ciascuna giornata vedrà l’intervento di 13 poeti e di alcuni musicisti che presenteranno loro lavori sul tema secondo un calendario prestabilito. Quarantatre artisti invitati realizzeranno ed esporranno un’opera sul tema della manifestazione.
 

 
artisti:
Giuliana Alberti, Donatella Bianchi, Adalberto Borioli, Maria Elena Borsato, Pierluigi Boschetti, Michela Buttignon, Salvatore Carbone, Silvia Cibaldi, Angela Colombo, Nicoletta Crocella, Albino De Francesco, Giuseppe Denti,  Antonio Falleti, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante, Barbara Gabotto, Mario Gatto, Ornella Garbin, Gino Gini, Giacomo Guidetti, Jane Kennedy, Grazia Lavia, Pino Lia, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Gianni Marussi, Emanuela Mezzadri, Marco Mucha, Roberto Origgi, Elisabetta Pagani,  Mario Palmieri, Laura Pitscheider, Marta Popescu, Luca Rendina, Raffaele Romano, Stefania Selmi, Roberto Sommariva, Antonio Sormani, Elisabetta Sperandio, Armando Tinnirello

poeti:
Sebastiano Aglieco, Massimo Arrigoni, Maria Carla Baroni, Marco Bellini, Rinaldo Caddeo, Luigi Cannello, Laura Cantelmo, Lorena Carboni, Annamaria De Pietro, Mariella De Santis, Gabriela Fantato, Gabriella Girelli, Eugenio Grandinetti, Stefano Guglielmin, Giorgio Morale, Guido Oldani, Mariella Parravicini, Maria Pia Quintavalla,  Paolo Rabissi, Anthony Robbins, Franco Romanò, Marco Saya, Franco Santamaria, Adam Vaccaro,  Aky Vetere, Giuliano Zosi

musicisti:
Marco Saya, Claudio Repentini e il duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti

      PROGRAMMA

dalle 17,30 alle 19,30 letture dei poeti con un intermezzo musicale

dalle 19,30  alle 21 visione delle opere degli artisti con aperitivo 

Lunedì 7 giugno 

Massimo Arrigoni, Mariella De Santis, Anthony Robbins, Gabriela Fantato, Mariella Parravicini, Marco Bellini, Marco Saya

Intermezzo musicale con Marco Saya e Claudio Repentini

Franco Santamaria, Gabriella Girelli, Giuliano Zosi, Franco Romanò, Eugenio Grandinetti, Adam Vaccaro

Martedì 8 giugno

Sebastiano Aglieco, Maria Carla Baroni, Stefano Guglielmin,
Giorgio Morale, Paolo Rabissi, Lorena Carboni, Laura Cantelmo

Intermezzo musicale col duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti

Luigi Cannillo, Guido Oldani, Annamaria De Pietro, Rinaldo Caddeo,
Maria Pia Quintavalla, Aky Vetere

m.m.

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martedì 8 giugno 2010 dalla 17 alle 19

La sposina “sbagliata”

Casa editrice A Oriente! , Piazza Wagner 1, Milano


Artiste e artisti:
Alessandra Boghetich, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Giuseppe Denti, Donato di Poce, anna Rosa Faina gavazzi, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Isabella Gobbato, Michele Lorenzelli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Gianmario Masala, Veronica Menni, Mari Jana Pervan, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, topylabris, Stefania Tussi , Florence Valero, Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi


Progetto e coordinamento: Antonella Prota Giurleo
Curatrice: Anna Schoenstein
Testi: Anna Schoenstein, Antonella Prota Giurleo

Il destino di un errore

Se un errore ha sconquassato, devastato, distrutto la tua vita … bene, ripeti quell’errore.” 
In un’epoca dove niente sembra aver più il potere di sorprendere e stupire, il nostro sguardo non può fare a meno di posarsi su ciò che appare differente, speciale:  l’errore, con la sua imprevedibilità, ci regala un’emozione.
Il destino non è mai gentile con gli errori, spesso li attende impietoso il Cestino. Per una volta, il destino di un errore è stato fiabesco, filosofico, spirituale, ironico: alcune copie “sbagliate” di “La Sposina”, racconto indiano di Citra Mudgal, pubblicato dalla nostra casa editrice A Oriente! per la traduzione italiana di Alessandra Consolaro, sono state trasformate in arte.
Per ringraziare Antonella Prota Giurleo, coordinatrice dell’iniziativa, le artiste e gli artisti per questa preziosa riflessione sulla trasformazione e sulla chance curiosa che abbiamo di poter sbagliare, dopo l’esposizione presso l’Università degli Studi di  Torino, la casa editrice “A Oriente!”, nata per dialogare con le culture orientali, invita nella propria redazione ad ammirare la mostra di Libri d’Artista ispirati alle copie sbagliate de “La Sposina”.                                                                 
                      
                        Anna Schoenstein                                      

Succede che una splendida donna, Anna Schoenstein, ideatrice e direttrice di un’altrettanto splendida casa editrice, A Oriente! comunichi a un’artista, tra una chiacchiera e l’altra, di avere alcune copie sbagliate di un libro.
Il testo, La sposina di Citrā Mudgal, tradotto dalla lingua hindi da Alessandra Consolaro, è un piccolo gioiello.
Naturalmente il volume è stato poi pubblicato nel formato e con la copertina corretta ma sarebbe un peccato che, per un errore di tipografia, le copie sbagliate  restassero in magazzino.
Così l’artista, che è anche curatrice, propone ad altre artiste e ad alcuni artisti di elaborare un’opera a partire da un errore. Si tratta di donne e di uomini che amano la lettura, l’arte, la poesia, la musica; tutte, tutti avranno cura del piccolo testo e lo restituiranno diverso nella sua preziosità.
                                                                   Antonella Prota Giurleo

m.m.

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Giovedì 3 giugno 2010

Scatole_Cilindri
2 installazioni collettive

Associazione Gheroartè - laboratori di espansione creativa
c/o Ex Stazione FS di Corsico
via Gramsci 4, 20094 Corsico (MI)
tel/fax 02/45103113 - 3334333040
gheroarte@gheroarte.com
www.gheroarte.com

In mostra dal 4 al 13 giugno su appuntamento

Inaugurazione dalle ore 18:00 con:
Alessandro Molteni interpreta il monologo Il Tognela
Clara Oliveti legge una fiaba di Mimosa Prota Giurleo
Kumudu Rajapaksha, Pinky Vishaka Perera e Kumari Madurawalage interpretano una danza dello Sri Lanka
Nasser El Hefny, Bahaa Alì e Ashraf Khakil interpretano una danza araba.

Da due elementi di recupero, un cilindro e una scatola, artiste e artisti hanno elaborato un'opera.
Le piccole opere sono state accostate a formare due installazioni collettive.
Ogni giorno le installazioni muteranno forma attraverso la modifica di posizione di alcuni cilindri e di alcune scatole.

Artiste e artisti:
Ada Celico , Antonella Prota Giurleo, Antonio Sormani, Attilio Tono, Donato Di Poce, Francesco Ceriani, Gianmario Masala , Gretel Fehr, Isabella Gobbato, Luca Rendina, Lucrezia Ruggieri, Maria Amalia Cangiano, Maria Grazia Zanmarchi, Mari Jana Pervan, Marilde Magni, Mavi Ferrando, Michele Lorenzelli, Mirko Bozzato, Monika Wolf , Nadia Magnabosco, Pino Lia, Raffaele Romano, Rosanna Veronesi, Silvia Giorgetti, Stefania Tussi, Stefania Scattina, topylabris, Veronica Menni e studenti del liceo artistico Boccioni

n.m.

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dal 2/6/2010 al 5/6/2010

Acqua, bene comune
Mail art

a cura di Antonella Prota Giurleo

Parco Ex Pozzi
Via Alzaia Trento - Corsico (MI)
Ingresso libero

L'acqua e' una risorsa di tutte e di tutti, necessaria e irrinunciabile per lo svolgimento della vita delle donne e degli uomini, degli animali, delle piante, della terra intera.

L'acqua e' vita, pensare di vendere l'acqua, di privatizzarla, come si sta facendo in Italia e in altri paesi, e' come pensare di vendere la vita: e' una follia. Sul tema dell' Acqua, bene comune e' stata organizzata una convocazione di arte postale Incredibile e inattesa la risposta di artiste ed artisti ( e non solo) dall'Italia e da diversi paesi del mondo. Ogni giorno decine di buste contenenti lavori; nelle buste spesso piu' di un lavoro.

Una quantità di lavori che, non a caso, saranno appesi con piccole mollette a corde, a comporre un'installazione collettiva che richiama l'idea del bucato. Centinaia tra disegni, dipinti, collage, fotografie, computer art, testi, dicono l'attenzione e la volontà di tante persone, l'idea condivisa e consolidata che l'acqua debba essere e restare pubblica.

Opere visive di:

ITALIA
Opere visive:
Aphra, Alessandra Boghetich, Angelo Riviello, Anna Boschi, Anna Martinetti, anna Rosa Faina gavazzi, Antonella Prota Giurleo, Antonio Sassu, Gruppo sin estetico, Antonio Sormani, Caterina Azzoni, Cinzia Mastropaolo, Claudio Jaccarino, Cristina Volpi, Daniela Dente, Domenico Severino, Elena Castagnola, Elisa Mazza, EmanuelaMezzadri, Emilio Morandi, Enrico Franchi, Ester Motta, Fausta Dossi, Fausta Squatriti, Federica Scacchi, Filippo Soddu, Francesca Mottola, Francesco Ceriani, Gabriele Bianconi, Gabriele Genchi, Gerardina Busillo, Giancarla Ugoccioni, Gianmario Masala, Gianni Franchi, Gilia Montanella, Giuliana Bellini, Giovanni StraDA DA Ravenna, Laura Cristin, Lella Corvi, Lia Battaglia, Loredana Scarian, Luca Grilli, Ludovica Mottola, Maria Amalia Cangiano, Maria Grazia Zanmarchi, Maria Tonino, Marilde Magni, Maurizio Barraco, Domenico Mimmo Di Caterino, Mirko Bozzato, Nadia Magnabosco, Natale Cuciniello, Nicola Antolini, Nicola Palermo, Odilia Zanini, Ornella Garbin, Paola Zanzottera, Pino Lia, Roberto Scala, Rolando Zucchini, Rosanna Corsini, Rosanna Veronesi, Ruggero Maggi, Salvatore Pepe, Salvatore Vargas , Serena Rossi, Silvana Gatta, Stefania Selmi, Stefano Azzena, Stefano Marchetti, Stefano Soddu, Tarcisio Pingitore , topylabris , Veronica Menni, Wanda Reali

Testi:
Anna Martinetti, Antonello Quarta, Grazia Lombardi, Maria Antonietta Russo, Maria Carla Baroni, Mimosa Prota Giurleo, Paolo Beverina, Rosanna Veronese, Silvana Colombi, Silvana Gatta, Valeria Pirovano
ARGENTINA Alfredo West Ocampo, Silvia Lissa , Zulema Eleo
BELGIO Liza Leyla
BRASILE Heloisa M. Sonaglio , Hugo Pontes , Lavinia Thys , Maria Da Gloria Jesus De Oliveira , Maria Darmeli Araujo
BULGARIA Nadezda Blagoeva
DANIMARCA Marina Salmaso
FINLANDIA Aila Koivisto, Aila Rautanen, Anja Mattila , Eeva Maija Maula, Eira Viertoma, Irene Kaunisto, Irja Rantala , Kana Wusitalo, Meeri Lindfors , Nina Nahkala, Nonna - Nina Makki, Paul Tiilila, Perttu Rukakowsi, Reija Remes, Ritta Forstrom, Siha Ojala, Stig Ronn, Tarja Trygg, Tarjo Hlopainen
GERMANIA Klaus Groh
GIAPPONE Jun Tagami
GRAN BRETAGNA Sna Khan
GRECIA Georgia Gregoriadon
INDIA Renuka Kesaramadu
ITALIA GERMANIA Gretel Fehr
MALAYSIA
ROMANIA Corneliu Ionescu
SPAGNA Carmen Teresa Troll, Eva Figueras Ferrer, Gustavo Vega, Isidro Lopez Aparicio, Pere Salinas, Sergi Quinonero, Valdor
URUGUAY Clemente Padin

Inaugurazione: Mercoledi' 2 giugno 2010 alle ore 17,45

n.m.

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Cicip Ciciap Via Gorani 9 Milano

Giovedì 27 maggio dalle ore 19,30 il circolo Cicip&Ciciap ospita una serata  di  proiezioni e ragionamento sull’arte e il lavoro di artiste che, a partire dall’appartenenza di genere, utilizzano materiali ecocompatibili e/o di recupero per la realizzazione delle proprie opere.
La serata,  curata da  Antonella Prota Giurleo e  Cristina Rossi, vede gli interventi di Antonella Ortelli, Catia Riva, Elisabeth Klerks,  Gretel Fehr, Maria Pace, Marilde Magni, Nadia Magnabosco, Patricia Cicogna, Rosanna Veronesi.

Una tesi da dimostrare: la ricerca sui materiali ecocompatibili e l’utilizzo di materiali di recupero in arte costituiscono una caratteristica di genere nel lavoro delle artiste.
Una caratteristica che corrisponde all’attenzione alla terra e all’ambiente, al  mondo umano e animale ma anche al mondo delle cose; attenzione che si esplicita nel non buttare, nel tenere da conto, perchè tutto, prima o poi, può tornare ad essere utile.

Antonella Prota Giurleo

m.m.

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L'Associazione di donne GALASSIA, in collaborazione con il circolo ACLI - Il Sogno, organizza incontri di LETTURA di SCRITTURA di DONNE. In ogni incontro una donna presenterà una scrittrice amata, ne traccerà un breve profilo biografico e racconterà succintamente la trama del libro prescelto, di cui verranno lette alcune pagine. Seguirà uno scambio di opinioni.

La partecipazione è gratuita e aperta a tutte le donne interessate.

Il prossimo incontro sarà:

Mercoledì 26 maggio dalle ore 21 alle ore 23
al Bem Viver Cafè in via Monti,5 a Corsico - saletta di sotto.

Nadia Magnabosco e Marilde Magni presentano
Antonia S. Byatt "Le storie di Matisse"

Coordinamento di Antonella Prota Giurleo
Letture di Maria Carla Rossi

e.mail:silvana.gatta@tiscali.it - tel. 339.4389688

n.m.

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May 16 – July 16, 10am – 1 pm

Ni Una Mas (“Not One More”)

Leonard Pearlstein Gallery
3401 Filbert Street, Philadelphia, PA 19104 [map]
(between N. 34th and 36th Streets)

Ni Una Mas is a powerful two-month long exhibition featuring more than 70 works of art by 20 international artists, including works or participation by Yoko Ono, Kiki Smith, Nancy Spero, Irish activist painter Brian Maguire and local artists Arlene Love and Jen Blazina organized by Drexel University through a collaboration of academic, student and institutional departments. The goal of Ni Una Mas is to raise awareness about gender violence and, in particular, crimes against women in the Mexican border town of Juarez. During the exhibition, Ni Una Mas will hold multiple events including lectures, concerts, film screenings and Artmarch, a public rally/performance arts piece designed to raise awareness against these crimes. Work of noted forensic artist and Philadelphia native Frank Bender will also be included in the exhibition. Ni Una Mas will demonstrate to students and the Philadelphia region that art can be a force for social change.

www.drexel.edu/westphal/gallery

UPDATE: IN THE FIRST 3 MONTHS OF 2010, 34 WOMEN HAVE BEEN REPORTED MISSING, ACCORDING TO A REPORT FROM THE STATE ATTORNEY GENERAL’S OFFICE FOR THE NORTHERN ZONE IN JUAREZ

n.m.

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dal 13/5/10 al 1/8/10

Eva Hesse - Studioworks

Fundacio Antoni Tapies - Arago' 255 - Barcelona

Curated by Briony Fer and Barry Rosen

Although the artistic career of Eva Hesse (1936-1970) lasted only ten years, her production has had a lasting influence on the history of art in the second half of the twentieth century. Through her small works, or -Studioworks', this exhibition shows Eva Hesse's contribution to sculpture's radical transformation at a time when the nature of the artistic object itself was being questioned. Alongside her large-scale sculptures, the American artist Eva Hesse produced a great many small experimental works in a remarkably unusual range of materials, including latex, fibreglass, wire-mesh, cheesecloth, masking tape and wax. These small works have often been called -test-pieces', on the assumption that they were made to test out materials and techniques in preparation for other more ambitious work. However, it is clear that they were rarely only technical experiments. The studioworks show Eva Hesse's radically innovative use of materials, but they also demonstrate - as a collection-in-miniature of her working methods - her radical transformation of sculpture at a time when the very nature of the art object itself was in crisis. As much as other seminal artists of the 1960s such as Andy Warhol or Donald Judd, Eva Hesse redefined the nature of the aesthetic encounter in a way that still has repercussions for us today.

Eva Hesse. Studiowork

Eva Hesse's career was abruptly cut short by her tragic death of a brain tumour in May 1970 at the age of 34. She left a studio full of work, both finished and unfinished, as well as many smaller studioworks. In 1979, a large group of these smaller pieces was given by Hesse's sister, Helen Hesse Charash, to the Berkeley Museum of Art. Others had been given away by the artist herself during her lifetime as gifts to friends such as fellow artist Sol LeWitt. Still more, notably the group of papier-mâche' shapes shown in public for the very first time in this exhibition, were simply stored away after her death. The studioworks are made the focus of this exhibition, bringing them back together from diverse collections and placing them in the context of some of her larger pieces. Hesse's intense artistic career spanned just ten years in total, but her output has proven to be of crucial importance to the history of twentieth century art. Eva Hesse began as a painter in 1960, having studied at Yale, and only later turned to sculpture. It was in 1965, during a year spent in Germany with her then husband, the sculptor Tom Doyle, that she started to make three dimensional work. At first these were highly coloured reliefs, made of shapes that resembled weirdly textured body-parts - breasts, nipples, penises - combined together to look like wildly dysfunctional erotic machines. Her studio in the German town of Kettwig was in an old disused textile factory where she found abandoned bits of machinery that she combined with string and papier-mâche'. By the time she returned to New York after a year in Europe her work had transformed: it was now strongly sculptural, even when it hung on the wall. Works that were attached to the wall like a picture instead behaved, or rather misbehaved, as if they were so many part-objects, with palpable textures, pendulous shapes and quirky protrusions. In their visceral as well as sometimes comic effects, these objects seemed very far removed from the smooth contemporary finishes of Minimalism. Like a return of the hidden, Hesse brought the sensual bodily qualities of art back into play. In September 1967 Eva Hesse first began to use latex, which she bought in liquid form from a supplier on Canal Street in Lower Manhattan. Shortly afterwards she started to experiment with fibreglass. These were synthetic materials. But rather than suggest technological or industrial surfaces, Hesse used them to map a radically different bodily topography. Hesse's work is full of allusions to the body without being a conventional depiction of the body. More and more, as she discovered new materials, she relied on their often bizarre and sensual effects to make the sexual reference for her, rather than incorporate recognisable body-shapes. Although her work is often characterised as -organic' in opposition to the -geometric' vocabulary of the Minimalists, in fact her work tends to disallow straightforward oppositions of this kind - preferring to work with shapes and structures that were both organic and geometric at the same time - as if art were a way of making a contradiction in terms into a material thing. The term -test-piece' was not one that Hesse herself used to describe her small experimental works. If anything, in her notes, she referred to -samples'. The term -test-piece' got attached to them after her death, partly by default. It was - like -prototype' - an expression of the times, revealing a desire to link art with the language of industry. This was a time when artists often had work made by fabricators to their specification, when art was divested of the aura of the individual expressive trace of the artist's touch. Hesse carried on making smaller objects herself but, like so many artists at this time, used fabricators and assistants to make the large-scale pieces. But the term -test-piece' arguably links her work too much with the technophilia then prevalent, and not enough with its sheer corporeality and bodily associations. The renaming -studiowork' coined in the title of this exhibition is intended as a more elastic term to describe this deeply enigmatic range of objects, which are neither purely technical experiments nor necessarily finished pieces in their own right. They are liminal, falling somewhere between the two and resisting easy categorisation. The status of the studiowork is precarious. A reasonable definition might be that studiowork is work without necessarily becoming -a work'. These are things made by Hesse on a daily basis, handmade and often intricate objects that invite us to think not only about the processes of art but what impulses - both conscious and unconscious - drive the making of art. It might even be that making small things like this in the studio not only provides a way of working things out, of thinking through making, but even prolongs the process of making - deferring an end product in favour of process. The compulsive desire to repeat is evident in much of the studiowork and the techniques deployed by the artist, like threading, folding, cutting, piercing and winding, are often based on repetitive actions and gestures. Looking at the objects is also to see these actions unfolding. Something that initially seems almost accidental and throwaway, like an oddly shaped piece of latex, takes time to look at - and as you look, the gestures that went into making it become clearer. So something that initially looks like a piece of studio debris can come into being as an object as you look at it. The studiowork is at that tipping point between origin and leftover. There is a photograph of a table in Hesse's apartment that shows some of the studioworks scattered across the surface strewn with other ephemera, including reviews of her own show at the Fischbach Gallery in 1968, flyers and leaflets for shows by her artist-friends like Carl Andre and Ruth Vollmer, and much else. This photo was actually taken by her friend the artist Mel Bochner as part of an unfinished series of photographs of artist's work tables - which fitted with Bochner's own interest in -working drawings' and what he called the -upstream of art' - that is, the work that went into the artwork. Seen from this point of view, the photograph is much more than simply a document of Hesse's table. It is itself a work that is comparable to Hesse's studiowork: a work about making work. Hesse's table was made for her by Sol LeWitt and had a grey grid painted on it. The stuff of art and life that is scattered across it plays out a dynamic of order and accident that characterises all her work. Of course it is possible to trace links between the studioworks and Hesse's large-scale works, but this can all too easily explain them away. They can also be thought of in relation to her continuous process of drawing - a practice she maintained throughout her career. This exhibition aims to focus on the studiowork as a group of material objects that deserve attention in their own right, rather than as subsidiary to some other aspect of her work. As such, they reflect her working process, running the gamut between small works, models, samples, partial works, spare parts, trials, fragments, to abandoned bits and pieces. They fall somewhere beneath the threshold of sculpture as it is usually understood. And yet they have the materiality that we associate with sculptural objects. They are part of a history of what can be called -sub-objects' - things that get made in the studio and which are not thrown away but at the same time are not endowed with the imprimatur of a one-off finished piece. The debris of artist's studios has a certain allure. Since the late nineteenth century, photographers have exploited the seductive shadows of the studio, from Rodin through to Giacometti, to create the aura of art in the making. However, Hesse's studiowork, whilst part of a larger historical context of sub-objects, also breaks with the traditional mythology of the studio as a mysterious private realm. For one thing, Hesse herself exhibited some of the little experimental pieces in a glass pastry case at the back of her first major solo show of sculpture held at the Fischbach Gallery in New York at the end of 1968. Alongside the case were some latex buckets and sleeves. This suggests that she wanted them to be seen in public. They had leached out of the confines of the studio to enter the public realm of the exhibition. From now on they had a life outside the studio as well as inside. Placing the studioworks in glass cases was one way of arranging and showing them. The idea of grouping them together is fundamental to Hesse's approach to all her work, much of which consists of multiple elements in fairly random arrangements. The accidental look is important. It suggests something more temporary than permanent. Her large-scale work was often made so that it could expand to occupy the space in which in would be situated - the units could be spread out more in a larger space or contract in a small room - or a hanging piece might vary in length according to the height of the ceiling. The distribution of the little test-pieces in the glass cases is simply another version of this: never intended to be fixed but always imagined as fluid and mutable arrangements. There is a lot of discussion nowadays about the fragility of the materials that Hesse used. This has become an urgent problem for museums and conservators because the works have so deteriorated, especially the latex pieces. To a certain extent, however, the changes wrought by time on the materials were very much part of their appeal for Hesse. She was well aware that latex was a perishable material. She even chose to use it partly because it was - because it meant that it had time built into it. Latex hardens over time and changes colour. Many of the latex pieces, including the studioworks, have turned a deep amber colour and are brittle, as compared with the creamy white and supple material it once was. Depending on how thick it is, a layer can be translucent, but over time it will become opaque. Fibreglass too changes colour, turning from clear and transparent to yellowy green. Although she liked their temporality, it is hard to know what she would have made of their disappearing altogether. The deterioration of the materials can make them look like ruins but it is still possible to get a sense of Hesse's preoccupations. In particular, Hesse was concerned with light - exactly what makes her materials deteriorate, of course, but which also animates them. Light filters through her materials to different degrees, showing her interest in opacity and translucency. Over the course of 1969, Hesse worked on a large-scale piece that ended up as Contingent. It was made up of eight separate panels suspended from the ceiling and at right angles to the wall. Each panel was made of a mixture of fibreglass and latex-coated cheesecloth. Each was different from the next and deliberately irregular. During the making of this piece, executed by her assistants, Hesse had to interrupt her work process because of health problems. But she got it done and it was exhibited in a group show at Finch College in New York. She also made other panels associated with it, one of which she gave to her friend Naomi Spector and which is now in the National Gallery of Art in Washington. Although this was always called a -test-piece', it is worth noting that it was a gift and therefore, one might assume, also more than just a test-piece. Naomi Spector herself has always said that she never considered it anything other than a work. There is another, little known work, which has rarely been shown but which is exhibited here. Considerably longer than the others, the single panel began, according to Hesse's notes, as part of the larger work but later she decided that it was a separate piece. That is to say, the status of the object changed over time. It began as one thing and became something else. Although it was sold as a separate piece during her lifetime, it is unclear which way round Hesse would have intended to hang it. Or rather, following the logic of her work, it could plausibly be hung either parallel or perpendicular to the wall. The flexibility of orientation is, characteristically, not fixed but open. If the work is viewed from a distance, it almost looks like a materialist antidote to a Rothko painting. It has the same vertical ladder of lighter and darker bands, but instead of layers of paint these are layers of liquid latex painted onto cheesecloth next to sections of translucent fibreglass and polyester resin. Looked at very closely, it is possible to see the irregular grid of the loose weave of the cheesecloth through the latex. Hesse's work challenged assumptions about what sculpture should look like but also, through introducing the possibility of multiple orientations, she opened the object to the expanded situation of its setting. This is true of all her work, although it is not only anticipated but is dramatically played out in the often open-ended experiments that make up studiowork, where in many cases it is impossible to say -which way around' an object should go. When Hesse bought some canvas boat bumpers from a marine supplier she covered them with dangling strings like so much pubic hair - making a readymade strange and transforming it into an uncanny object. The three-cornered star shape invites the viewer to think of rotating and touching it. The extreme tactility of the materials does not literally need to be handled in order to incite such a powerful and volatile sense of touch. As a consequence, looking and touching become intimately entwined. This open-endedness is nowhere more apparent than in the paper bowls that Hesse probably made in the last year of her life. These are rather different form her earlier use of papier-mâche', where she moulded newspaper around an inflated balloon and then painted it in a hard shell of enamel paint. In some of these later pieces, strips of paper are laid on in a grid and left bare; in others tissue paper is moulded around a curved shape to make a surface that is barely there. Some of Hesse's studioworks are almost viscerally material. Others are almost unbearably ephemeral in their effect. But a powerful logic holds them together - a logic that plays between presence and absence, materiality and immateriality. They may not in the end be -test-pieces' in the sense of that term as it is applied in industrial design. But there is a sense in which they do test out our capacity to see them as sculpture. They are prototypes, not for designs or finished products but of a kind of looking that is full of sense and touch. In this way, the processes of making are translated into the processes of looking. Rather than marginal to the -main' work, the studiowork is at the very heart of Hesse's approach to making art. It is Hesse at her most extreme, and therefore allows us to see her radical contribution to the history of sculpture.

n.m.

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sino al 23 luglio 2010

Dorothea Tanning
Early Designs for the Stage

Drawing Center
35 Wooster Street
(between Broome and Grand Streets)
New York, NY 10013

Dorothea Tanning: Early Designs for the Stage will present approximately twenty hand-drawn ballet costume designs by Dorothea Tanning (b.1910) created in collaboration with the early modernist choreographer, George Balanchine. Dating from 1945–1953, the designs will be shown together for the first time, and will be accompanied by archival photographs and ephemera related to the staged productions. This series explores the dynamic intersections of dance, performance, visual art, and costume, while drawing important parallels to Tanning’s early discoveries in both painting and sculpture. Taking the form of traditional fashion plates, the blithely rendered drawings are suggestive of bodies in motion and portrayals of outlandish characters through the quirky detailing and sensual drapery of the costumes. This exhibition is curated by Assistant Curators Joanna Kleinberg and Rachel Liebowitz.

And on June 10th, they'll be having a panel discussion:

Dorothea Tanning: A Dialogue Between Visual Art and Performance
Panel Discussion
Thursday June 10, 6:30 PM
Moderated by Joanna Kleinberg and Rachel Liebowitz, the co-curators of Dorothea Tanning: Early Designs for the Stage, this discussion will focus on the relationship between the visual arts and performance in the twentieth century with a particular focus on Tanning's collaboration with George Balanchine throughout the 1940s and 50s, which challenged both artists to expand their ideas about their own work, and the viewer's perception of the dynamic intersections of dance, performance, design, and visual art. Panelists will include Ann Temkin, The Marie-Josée and Henry Kravis Chief Curator of Painting and Sculpture at The Museum of Modern Art; Robert Greskovic, freelance writer and dance critic for The Wall Street Journal; and Anna Finke, Wardrobe Supervisor for Merce Cunningham Dance Company.

n.m.

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dal 4 al 15 maggio 2010

ARTISTI PER LA SALUTE

Galleria Derbylius, via Pietro Custodi 16, Milano
tutti i giorni 14-19
Apertura della mostra: martedì 4 maggio, ore 18.30
Presentazione ufficiale della mostra e del relativo un libro-catalogo: martedì 11 maggio ore 18.30

Hanno aderito all’iniziativa e sono presenti nella mostra:
Minou Amirsoleimani, Salvatore Anelli, Leonardo Anfolsi, Caterina Arcuri, Tamara Aureli, Marco Bagnoli, Marco Baj, Luigi Ballarin, Helenio Barbetta, Clara Bartolini, Donatella Baruzzi, Pietro Bellani, Luciana Bertorelli, Tomaso Binga, Lorenzo Viscidi Bluer, Marité Bortoletto, Ugo Bortolin, Claudio Bozzaotra, Virginia Cafiero, Teresa Campioni, Luigi Francesco Canepa, Maria Amalia Cangiano, Mara Cantoni, Leonilde Carabba, Salvatore Carbone, Marco Cardini, Anna Caré, Alberto Casiraghy, Ezio Centini, Mimmo Centonze, Lella Cervia, Olivier de Champris, Luis Ciccognani, Diego Cinquegrana, Gigi Conti, Mary Crenshaw, Stefania Dalla Torre, Gianfranco De Angelis, Giancarlo Dell'Antonia, Adriana Del Vento, Danilo De Mitri, Giulio De Mitri, Pier Giorgio De Pinto, Claudio Di Carlo, Dagmar Dost-Nolden, Lisa Eleuteri Serpieri, Luisa Elia, Valentina Fabi, Barbara Fässler, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Vincenzo Ferrari, Piero Ferrini, Walter Festuccia, Anna Finetti, Domenico Fittipaldi, Annunziata Fiumi-Loosli, Raffaella Formenti, Pietro Fortuna, Manuela Gaja, Lucia Gangheri, Gian Antonio Garlaschi, Gianni Garrera, Anna Rosa Gavazzi, Vincent Giannico, Pippo Gianoni, Gino Gini, Patrizia Gioia, Jean-Pierre Giovanelli, Anna e Giuliano Grassi, Massimo Grossi, Pino Guzzonato, Heidi Hirvonen, Said Iherchiouen, Pina Inferrera, Emily Joe, Faouzi Laatiris, Anna Lambardi, Elisabeth Lanza, Moumene Larbi, Mohamed Larbi Rahali, Rosanna La Spesa, Marialisa Leone, Pino Lia, Tania Lorandi, Bruno Lucca, Dante Maffei, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Rita Mandolini, Walter Manzini, Giovanni Marinelli, Davide Martinazzo, Claudia Masolini, Rosaria Matarese, Salvatore Mauro, Constantin Migliorini, Alzek Misheff, Elena Modorati, Patrizia Molinari, Albano Morandi, Emilio Morandi, Letizia Nicolini, Antonio Noia, Massimo Orsini, Martina Pancrazzi, Daniele Papuli, Claudio Parentela, Giancarlo Pavanello, Laura Peluffo, Gianpiero Pileri, Antonella Piro, Marco Porta, Lucio Pozzi, Michele Principato, Antonella Prota Giurleo, Nuccia Pulpo, Mariagrazia Quaranta, Erminio Riva, Fiorella Rizzo, Aldo Roda, Dayse Rodrigues, Filippo Rolla, Raffaele Romano, Annamaria Russo, Vitantonio Russo, Gino Sabatini Odoardi, Rosemarie Sansonetti, Antonio Sassu, Salvatore Sava, Salvatore Scalora, Evelina Schatz, Manuel Schatz, Batoul Shimi, Flavio Sciolé, Federico Simonelli, Stefano Soddu, Afro Somenzari, Sandro Soravia, Antonio Sormani, Anna Maria Spagna, Valdi Spagnulo, Daniela Spaletra, Celina Spelta, Micaela Spinazzè, Aldo Spinelli, Fausta Squatriti, Franco Summa, Armando Tinnirello, Alessandro Traina, Ur5o, Luisa Valentini, Franco Vertovez, Rita Vitali Rosati, Mauro Vitturini, Carlo Volpicella, Insa Winkler, Paola Zampa, Settimia Zerboni

Da sempre la medicina accompagna l’uomo. Dopo un lunghissimo periodo di visione magica del rapporto tra uomo, salute e contesto, il mondo occidentale si è mosso verso una specializzazione crescente, perdendo di vista la visione complessiva. Il progredire della medicina ha portato a conoscenze che svelano l’incredibile complessità del corpo umano, evidenziando, tra l’altro che molti elementi psicologici influenzano il sistema immunitario, fino addirittura a determinare guarigioni “miracolose”: oltre antibiotici, chirurgia e altre pratiche mediche, sono parte della terapia la comunicazione col paziente, la fiducia nella cura, la voglia di guarire, la serenità del contesto.
Eppure uno sguardo sulle strutture ospedaliere ci rivela immediatamente che queste sono state spesso progettate per i medici, e non per i malati, che un ospedale è vissuto, percepito, sentito in tutti gli aspetti come luogo di malattia, e non di guarigione, che stanze, colori, arredi, odori, rumori in tali ambienti sono connotazione di sofferenza, e non di speranza. Perché allora trasformare i luoghi della cura in luoghi della salute? A ciò è possibile contribuire attraverso la presenza stimolante e positiva di numerose opere d’arte, che distolgano la mente da quella parte di segnali ambientali che possono influire negativamente, e conducano l’ammalato a percorsi più introspettivi, improntati a ottimismo e speranza, piuttosto che a incertezza e ansia.
Da queste considerazioni è nato il progetto “Disegnando Allegria”, coordinato dal prof. Marco Maiocchi del Politecnico di Milano, che vede la collaborazione dell’Istituto dei Tumori di Milano, e dell’Istituto Tecnologico de Estudos Superiores di Monterrey - Mexico, per proporre soluzioni innovative per il miglioramento del contesto ambientale dei luoghi di cura, attraverso arte e design.
Nell’ambito di tale progetto è stata organizzata a Milano un’esposizione permanente di opere di artisti internazionali; a fronte di una semplice richiesta di regalare un loro lavoro che trasformasse un contesto di malattia in uno di speranza, tali artisti hanno mostrato grande sensibilità e generosità, donando un lavoro, che resterà esposto nei reparti dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.
Oltre 160 artisti hanno inviato una loro opera: una mostra di tutti i lavori sarà organizzata presso la Galleria Derbylius di Milano, via Pietro Custodi, 16 dal 4 al 15 maggio 2010; le opere saranno poi trasferite nella loro sede definitiva, all’Istituto Nazionale dei Tumori in Milano, via Venezian, 1.
160 artisti: con diversi stili, diverse tecniche, diverse nazionalità, diverse età, diverse esperienze, che si accettano l’un l’altro e accettano il reciproco confronto. Accanto a giovani e poco noti, sono presenti nomi ormai affermati. Siamo di fronte a una meravigliosa “scultura vivente” di beuysiana memoria, in cui assistiamo al la solidale, libera collaborazione e comunicazione tra uomini di differenti culture, origini, religioni, stati sociali, economici e politici.
I risultati? Innanzitutto il calore, la vicinanza, il segnale del dono. Poi gli effetti sui malati: se si facesse una misura della cura delle terapie e dell’esito delle stesse prima e dopo il cambiamento del contesto con la presenza artistica, ci potrebbero riscontrare delle differenze? Sono pronto a scommettere che ci sarebbero, e grandemente positive! Come potrebbe essere altrimenti, se medici, pazienti e il personale tutto sono esposti ogni giorno alla vivifica visione dell’artista?
La mostra sarà trasformata in esposizione permanente nel corso del mese di giugno 2010 all’Istituto Nazionale dei Tumori, via Venezian, 1, Milano.

recensione di Marcella Busacca

       m.m.

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dal 20 maggio al 5 settembre 2010

Christiane Löhr - Dividere il vuoto

Villa e Collezioni Panza-Fai
Piazzale Litta 1 - Biumo (Varese)
Orari: h. 10.00/18.00; ultimo ingresso h. 17.30

Nel suo lavoro troviamo la poesia delle piccole cose della natura. L’artista - con le composizioni che costruisce unendo i fili d’erba - ci mostra la bellezza di un mondo delicato, che continua anche quando è privato della vita. E’ piccolo il materiale che l’artista usa e quindi anche le opere che crea. Rivela il paziente lavoro di chi ama le minuscole cose che ci circondano. Si riscopre così la nostra vera natura. Siamo viventi come le erbe dei prati. Torniamo a conoscere le nostre origini lontane, ma che anche oggi ci danno nutrimento.”
Così Giuseppe Panza di Biumo descrive il lavoro di Christiane Löhr, le cui opere sono esposte nella mostra “Christiane Löhr. Dividere il vuoto”, organizzata dal FAI – Fondo Ambiente Italiano dal 20 maggio al 5 settembre: nelle Scuderie di Villa e Collezione Panza oltre cinquanta opere tra disegni, sculture e installazioni, la maggior parte delle quali realizzate esclusivamente per gli spazi espositivi del museo.

Christiane Löhr - artista tedesca le cui opere fanno parte della Collezione di Giuseppe Panza dal 2003 - crea sculture e installazioni attraverso il contatto diretto con la natura e la sua relazione con lo spazio. L’artista utilizza materiali inconsueti come i semi di diverse piante - cardo selvatico, edera, graminacei - oppure crini di cavallo per realizzare le sue installazioni che, come microcosmi lievi e raffinatissimi, rimandano a un'architettura immaginaria, preziosa e complessa, ma allo stesso tempo espressione di una solidità rassicurante.
L’allestimento si snoda nei tre spazi delle Scuderie della Villa. Nella Scuderia Grande Christiane Löhr ha concentrato la sua ricerca creando undici gruppi di sculture, installate su basi di legno e concepite come isole.
Nella Limonaia, invece, si evince, con l’alternanza di disegni e sculture collocate direttamente sulle pareti, un movimento continuo: il risultato è la lettura di un ambiente che appare intimo, leggero e arioso.
Nella Scuderia Piccola, infine, si sviluppa un’installazione che rimanda anche all’uso originario del luogo: una forma tubolare - composta da tantissimi fili di crine di cavallo annodati - taglia lo spazio nella sua lunghezza. L’artista crea con le sue opere forme finite che si aprono a infinite associazioni. Fragili e delicate e insieme robuste ed eterne, le sue installazioni interagiscono anche in questa sede con il vuoto che le circonda, come nell’intento di sottrarre forza vitale alla trasparenza dell’aria.
La sua arte è sospesa tra la leggerezza apparente delle sue costruzioni e la semplicità dei materiali utilizzati che, parte integrante del mondo in cui viviamo, rimandano a forme pure ed eleganti libere da inutili sofisticazioni.


Christiane Löhr – Cenni biografici
Christiane Löhr (Wiesbaden, 1965) vive e lavora tra Colonia e Prato. Ha studiato all'Accademia di Düsseldorf con Jannis Kounellis. Ha ricevuto, tra numerosi premi e riconoscimenti, nel 2000 la Borsa di studio per la residenza alla Cité Internationale des Arts (Parigi) e per il soggiorno in India con il DAAD, nel 2002 il Warhol Grant, Headlands Center for the Arts, San Francisco. Tra le principali esposizioni personali si ricordano: Das Übergewicht des Kleinen, Mittelrhein-Museum Koblenz 1997, Wie die Dinge den Raum berühren, Kunstmuseum Bonn 2003, Tendersi dentro – stretching towards the inside, Fattoria di Celle, Gori Collection, Pistoia 2004, Sortint de l'embull, Fundació Pilar i Joan Miró, Palma de Mallorca 2009. Tra le colletive: Basics, Kunsthalle Bern 2002, Il racconto del filo. Cucito e ricamo nell’arte contemporanea, MART Rovereto 2003, XII Biennale Internazionale di Scultura, Carrara 2006, micro-narratives, Museé d’Art Moderne de Saint-Etienne Métropole 2008, green platform, CCCS, Palazzo Strozzi, Firenze 2009, Linie Line Linea, Contemporary drawing, Kunstmuseum Bonn, State of Mind, Panza Collection, Lucca Center of Contemporary Art, Dead or Alive, Museum of Arts and Design, New York 2010. Nel 2001 partecipa alla 49º Biennale di Venezia nella sezione Arsenale, a cura di Harald Szeemann.

 m.m.

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fino al 28 Maggio 2010

Mara Pepe
così non è

DIECI.DUE! international research contemporary art
Via Volvinio 30 20141 Milano - 02 58306053
art director Maria Rosa Pividori
www.diecipuntodue.it

a cura di Matteo Galbiati testi di Eleonora Fiorani, Matteo Galbiati, Angela Madesani
inaugurazione: mercoledì 5 Maggio 2010 ore 18,30 - 21
aperto da martedì a venerdì dalle 15,30 alle 19 e su appuntamento


Le opere di Mara Pepe sono forme nette, esibite nella loro geometrica perfezione, presenze mute dell'oggetto mentale reificato in due o tre dimensioni a seconda che si dispongono a parete, in orizzontale, o si estroflettano nello spazio, in un'elevazione della forma a struttura geometrica, ergendosi in verticale. Sono strutture che mettono in questione l'idea stessa di scultura, ne danno un altro modo di essere rovesciandone i termini. Sono corpi di plexiglas trasparenti, resi monocromi dalla vernice, per cui sono lente e schermo nello stesso tempo e il "fare" dell'artista opera, modificandola, sulla potenzialità ottica della materia mantenendosi entro i confini di un linguaggio rigorosamente formale. ... (dal testo di Eleonora Fiorani)
...Se prendiamo ad esempio il dato più evidente, quell'affinità della sua espressione, legata ad un'astrazione minimale, trovato un iniziale punto di contatto con la corrente storica pone subito un netto distinguo: sarebbe un errore gravissimo vincolare la sua opera al Minimalismo, di cui lei scardina il principio base, che privilegia la presenza dell'opera come riduzione estetica puramente oggettuale. Non ci sono emozioni, allegorie, rappresentazioni, azioni, gesti. Mara Pepe invece pratica continui sezionamenti, alla sua opera che la portano a rintracciare la telluricità vitale di ciò che si nasconde sotto la pelle esterna, piatta e fredda, della scultura. Non si limita ad un algido e freddo distacco rispetto alla propria azione ed interviene con decisa passione sugli oggetti della sua arte, violandone le superfici, alterandone le strutture, tagliandone la pelle, ferendone l'aspetto. Queste azioni non sono rispondenti però ad un'emozione incontrollata, ma sono condotti sempre ad una misurata logica. La riduzione ai minimi termini ci fa parlare quindi di un Minimalismo di forma ma non d'espressione, né tanto meno di contenuto, che ci suggerisce fin dall'inizio, e con una certa immediatezza, il non farci mai bastare l'apparente, il dato superficialmente oggettivo, ovvio e scontato, della prima lettura, del primo livello di visione. ... (dal testo di Matteo Galbiati)
... Le sue sono metafore, ancora una volta in contrasto con le teorie minimaliste, della condizione esistenziale. Le cose sono sempre diverse dall'apparenza. La forma diviene un punto di partenza per giungere ad altre riflessioni. Mara Pepe privilegia i tempi lunghi, di esecuzione certo, ma anche di lettura. Per comprendere appieno il suo lavoro, occorre un avvicinamento profondo, bisogna soffermarsi davanti alle opere, guardarle e penetrarle con lo sguardo. Nel corso degli anni Pepe ha portato il visitatore all'osservazione dei contenuti, attraverso accessi privilegiati. ...(dal testo di Angela Madesani)

n.m.

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Mercoledì 5 maggio dalle ore 14,30 alle ore 16

La sposina "sbagliata"
collettiva di libri d'artista

Università degli Studi di Torino Dipartimento di Orientalistica
Palazzo Gorresio Via Giulia di Barolo 3A - Torino - Aula3
Mezzi pubblici: Bus 55-56-68-61 Tram 13-15-18

Artiste e artisti:
Martine Boubal, Francesco Ceriani, Francesco Cucci, Giuseppe Denti, Donato di Poce, anna Rosa Faina gavazzi, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Isabella Gobbato, Michele Lorenzelli, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Gianmario Masala, Veronica Menni, Peppe Monetti, Mari Jana Pervan, Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, topylabris, Stefania Tussi , Florence Valero, Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi


Progetto e coordinamento: Antonella Prota Giurleo
Curatrici: Alessandra Consolaro, Anna Schoenstein

Informazioni:
Antonella Prota Giurleo 3470312744 a.protagiurleo@email.it
Alessandra Consolaro 3281555260 alessandra.consolaro@gmail.com

Succede che una splendida donna, Anna Schoenstein, ideatrice e direttrice di un'altrettanto splendida casa editrice, A Oriente! comunichi a un'artista, tra una chiacchiera e l'altra, di avere alcune copie sbagliate di un libro.
Il testo,
La sposina di Citra Mudgal, tradotto dalla lingua hindi da Alessandra Consolaro, è un piccolo gioiello.
Naturalmente il volume è stato poi pubblicato nel formato e con la copertina corretta ma sarebbe un peccato che, per un errore di tipografia, le copie sbagliate restassero in magazzino.
Così l'artista, che è anche curatrice, propone ad altre artiste e ad alcuni artisti di elaborare un'opera a partire da un errore. Si tratta di donne e di uomini che amano la lettura, l'arte, la poesia, la musica; tutte, tutti avranno cura del piccolo testo e lo restituiranno diverso nella sua preziosità.
Ed ecco che i libri d'artista vengono presentati all'Università di Torino dove Alessandra Consolaro insegna lingua e letteratura hindi.

                                                                     Antonella Prota Giurleo

Il destino di un errore

Un errore. Una svista tipografica, uno scambio di copertine. Semplicemente, qualcuno si è sbagliato.
In una cultura che ammette solo la banalità della perfezione, senza essere più capace di riconoscere il fascino di ciò che non è perfetto e l'emozione dell'imprevedibilità, l'errore diventa la magnifica distinzione, la grande originalità che si trasforma in arte. Libri che non avevano altra destinazione che il macero sono diventati musa ispiratrice per una mostra di Libri d'Artista: … torri scolpite di errori, echi di album della sposa, bomboniere in bilico tra Oriente e Occidente, opere di pura astrazione, immaginario occidentale e la quintessenza dello sbaglio: un artista che smarrisce un'opera sull'errore.
"Il libro in carta è defunto. W il libro!", come se si parlasse di una religione "nuova" che va a sostituirne una "vecchia": nell'epoca che decreta la fine della carta stampata e l'affermarsi di innovativi sistemi di lettura - o meglio, di nuovi mercati - fortemente inquinanti e solo apparentemente liberalizzanti, essere responsabili di ogni foglio di carta stampata, prendersi cura delle pagine d'inchiostro è una sorta di impegno morale.
"A Oriente!", una casa editrice di lingue orientali, un'esperienza tra gli alfabeti dell'Oriente e una riflessione, anche questa del tutto orientale sul Caso e il Destino.
Una mostra dedicata all'amore per i libri e certo anche al destino, ma soprattutto alle meravigliose opportunità che ci dona la capacità, teneramente umana, di commettere errori.
Errori, meravigliosi errori. Affascinanti come opere d'arte.

                                                                                 Anna Schoenstein

n.m.

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dal 24 aprile 2010 al 09 maggio 2010

TIBET di Terra e di Cielo
a cura di Ornella Garbin

CASA CERETTI - Via Roma, 42 - Verbania - Intra

Mostra collettiva d'arte contemporanea
organizzata dall'Associazione Tibet Culture House

Orari: 10:00-12:00 | 15:00-18:00 - Chiusura lunedì - Ingresso libero

Sabato 24 aprile 2010 alle 18,00 si inaugura a Verbania presso Casa CERETTI Museo del Paesaggio, la mostra "TIBET di Terra e Cielo" - mostra collettiva d'arte contemporanea. L'esposizione organizzata dall'Associazione Tibet Culture House di Cologno Monzese (MI), è patrocinata della Città di Verbania - Provincia Verbano Cusio Ossola.

Finalità della mostra è creare un "ponte sensibile" per conoscere e capire meglio la cultura tibetana e la sua condizione.L'arte contemporanea può favorire così l'approfondimento di valori etici, oltre che estetici, ma soprattutto far sì che nessuno dimentichi l'inalienabilità del diritto alla vita e alla libertà.

All'inaugurazione saranno presenti Marco Zacchera -Sindaco di Verbania-, Lidia Carazzon -Assessore alla Cultura, rappresentanti delle associazioni di solidarietà con il Tibet e numerosi artisti. Introdurranno la mostra Chophel Tamding, Presidente della Tibet Culture House, e Ornella Garbin, curatrice.

Venerdì 30 aprile e venerdì 7 maggio sono previste due conferenze dedicate alla Medicina Tradizionale e alla situazione tibetana, presso l'Hotel il Chiostro Verbania Intra - ore 21.00, organizzate dall'Associazione Tibet Culture House (info: tamchoe@hotmail.com)

Artisti in mostra: Carla Arosio, Giancarlo Bertoncini, Gabriele Bianconi, Adalberto Borioli, Maria Elena Borsato, Carmen Carlotta, Elena Ciocca, Gian Paolo Ciurlo, Marisa Cortese, Dade alias Daniela Dente, Antonio Di Mauro, Fausta Dossi, Giuseppe Fabris, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Ornella Garbin, Luigi Gentilini, Maria Luisa Grimani, Kalamari, Rosella Lamperti, Maria Clotilde Licini, Alberto Maderna, Ruggero Maggi, Francesco Magli, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Marco Malagola, Albino Marcolli, Alberto Mari, Emanuela Mezzadri, Anna Olivares, Aldo Pancheri, Irene Petrella, Silvia Porro, Tiziana Rosmini, Gian Rusconi, Dante Spotti, Mario Tonino, Paolo Ugolini, Maria Grazia Zanmarchi.

n.m.

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dal 15 aprile al 9 maggio 2010

IL MURO
1989 - 2009
Rassegna d'Arte Contemporanea

Mikalojus Konstantinas Čiurlionis National Art Museum
address: V. Putvinskio g. 55, LT-44248, Kaunas Lituania

Zilinskas Art Gallery
Neoriklausomybes 12 – Kaunas Lituania

inaugurazione
sabato 15 aprile 2010 ore 18
orario da martedì a domenica ore 11:00 – 17:00

 a cura di Enzo Fornaro, Mario Napoli
testi di  Maura Ghiselli,  Elena Putti
collaborazioni Julie Azoulay, Silvia Barbero

Con il Patrocinio di
Mikalojus Konstantinas Čiurlionis National Art Museum e Istituto Italiano di Cultura, Vilnius

Artisti partecipanti

Paolo Ancarani, Antonella Aprile, Tommaso Arscone,  Mario Bardelli, Serena Basei, David Biasini, Raffaella Bisio, Bucciarelli&Miglio, Gabriele Buratti, Virginia Cafiero, Sara Calzolari, Silvia Cappiello, Luigi Carpineti, Gianfranco Carrozzini, Rossana Tara Cassoletti, Cristina Cattaneo, Rossana Chiappori, Meri Ciuchi, Milly Coda, Nicoletta Conio, Nelli Cordioli, Valerio Cosimo, Giuliano Crepaldi, Carolina Cuneo, Marina Dagnino Isnaldi, Riccardo Dametti, Daniela Da Riva, Valentina De Chirico, Gigi Degli Abbati, Elena Del Fabbro, Luca Di Castri, Walter Di Giusto, Maria Di Nitto, Angela Di Sanza, Cira D’Orta, Sabrina Faustini, Saverio Feligini, Enrico Francescon, Alfredo Galleri, Francesca Galleri, Maria Gambacorta, Gianluigi Gentile, Luisa Giovagnoli, Fabio Giovinazzo, Lilli Gloria, Riccardo Laggetta, Grazia Lavia, Rodolfo Lepre, Nadia Magnabosco, , Marilde Magni, Giuseppe Manneschi, Graziella Gemignani Menozzi, Massimo Micci, Marcella Mineo, Manuela Moscato, Munico, Riri Negri, Peter Nussbaum, Gabriella Nutarelli, Sofia Paoletti, Paola Pappalardo, Lucia Pasini, Giuliana Petrolini Arcella, Giuliana Piccardo, Elisabetta Piu, Sergio Poggi, Marco Ponte, Luana Resinelli, Alessandro Rietti, Stefania Rizzelli, Guido Rosato, Enrico Paolo Rossi, Cristina Ruffoni, Sergio Saracino, Simona Sarti, Valentina Scattolin, Katia Scotti, Giuliana Silvestrini, Gabriella Soldatini, Giovanni Soncini, Alberto Sordi, Claudio Spoletini, Rosaria Stevanazzi, Alessandro Tambresoni, Ivan Tosi, Barbara Tuso, Maria Vittoria Vallaro, Elena Verardo.


Satura organizza una mostra a tema nella ricorrenza del ventennale della caduta del Muro, invitando gli artisti a produrre un’opera ad hoc sull’evento, lasciando la più ampia libertà alle interpretazioni. Il risultato è stato presentato in una grande esposizione a Palazzo Stella, nel novembre scorso; ora la mostra si sposta nei paesi dell’Est Europeo per arricchirsi di altre testimonianze.

Prima tappa di questo percorso Kaunas - Lituania ospiti del Mikalojus Konstantinas Čiurlionis National Art Museum. Il museo e' dedicato a Mikalojus  Čiurlionis un grande artista lituano, musicista, scrittore e pittore simbolista. Si tratta di uno dei più importanti musei della Lituania e comprende oltre alla sede principale altre succursali e gallerie. La sua collezione e' costituita  dalle opere di Ciurlionis, oltre ad opere di arte folkloristica lituana, reperti dell'antico Egitto e numismatica. Nelle sedi correlate come la Zilinskas Art Gallery, dove la mostra viene ospitata,  sono conservate molte opere dal XVII al XX secolo.

m.m.

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18 aprile-13 giugno 2010

XIV Biennale Donna 2010 Ferrara

Memorie velate
arte contemporanea dall’Iran


Ferrara - Padiglione di Arte Contemporanea

Orari
da martedì a domenica 9.00 – 13.00 | 15.00 – 18.00
Aperto 1 maggio e 2 giugno 2010

“MEMORIE VELATE. Arte Contemporanea dall’Iran” è la mostra collettiva scelta per la XIV edizione della Biennale Donna, promossa dall’UDI – Unione Donna in Italia di Ferrara, in collaborazione con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e i Musei Civici di Arte Antica del Comune di Ferrara, in programma dal 18 aprile al 13 giugno 2010 al Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara.

La mostra ripercorre l’esperienza di sei artiste contemporanee iraniane già affermate a livello internazionale: Shirin Fakhim, Ghazel, Firouzeh Khosrovani, Shadi Ghadirian, Mandana Moghaddam e Parastou Forouhar. Sei donne che oltre ad aver vissuto un tormentato passato, a partire dalla Rivoluzione Islamica del 1979, fino alla guerra Iran-Iraq (1980-1988), portano soprattutto la testimonianza della gravosa condizione della donna in uno dei Paesi mediorientali più conservatori. Nella cultura iraniana la discriminazione della donna è infatti ancora un argomento prioritario e anche se tentativi di cambiamento sono stati fatti, la donna iraniana è tuttora collocata nei gradini più bassi della scala sociale, considerata come una cittadina di “seconda classe”.
Filo conduttore della mostra sono le memorie di un passato ed un presente ancora in bilico fra desiderio di modernizzazione e volontà di salvaguardia delle tradizioni culturali e religiose islamiche, in un delicato ma altrettanto articolato percorso visto dagli occhi di coraggiose donne, instancabili portavoci di una realtà che vuole essere raccontata.
L’indagine che ne consegue ritrae volutamente l’esperienza di artiste che hanno seguito percorsi diversi, presentando le riflessioni sia di chi ha scelto di rimanere in Iran, sia di chi già da anni ha deciso l’esilio, in uno stato di nomadismo geografico obbligatorio che però non dimentica la forte identità culturale.
La rassegna ripercorre temi quali il ruolo sociale e familiare della donna nel mondo islamico, il legame con il proprio Paese e la speranza di un cambiamento verso un futuro più democratico, il tutto proposto con ampia varietà di linguaggi espressivi: dalla video arte all’installazione, dalla fotografia ad opere site specific realizzate appositamente per la Biennale, fino ad arrivare al documentario, un genere che sta vivendo in Iran un importante sviluppo espressivo.
La mostra si apre con la presentazione di alcuni dei più significativi lavori mai esposti in Italia della giovane Shirin Fakhim, sculture a grandezza naturale che con audacia ed evidente provocatorietà affrontano il tema del grande aumento di prostitute a Teheran, triste risultato del ripudio, degli abusi domestici o della vedovanza subiti da donne che “perdono la propria dignità” come previsto da regole religioso-sociali. La rassegna prosegue con la complessa video-installazione di Ghazel, artista già affermata a livello internazionale che porta alla Biennale un’opera in esclusiva italiana, un intimo diario quotidiano fortemente autobiografico che racconta gesti, atteggiamenti e parentesi di vita di una donna dalla multipla e complessa identità. L’unico documentario presente in mostra, quello della giovane giornalista e documentarista Firouzeh Khosrovani, riporta invece la concezione del corpo femminile dalla Rivoluzione Islamica fino ad oggi, quando anche i manichini femminili nelle vetrine dei negozi di Teheran diventano oggetto di attive controversie che sfociano nell’inverosimile decisione di mutilarne le forme femminili.
La privata riflessione sull’individualità femminile trova una giusta espressione nelle opere della fotografa Shadi Ghadirian, originali e suggestivi scatti che evidenziano le contraddizioni dell’Iran odierno rivelandone le incoerenze e sostenendo che dopo la modernizzazione della tecnologia deve arrivare quella dei valori. Di grande impatto visivo e tipicamente concettuali sono i lavori composti da cemento, capelli veri e specchi di Mandana Moghaddam, installazioni dalla forte tensione creativa che giocano sull’inaspettabile bilanciamento fra la forza maschile e quella femminile, resa con una finezza caratteristica predominante del percorso artistico di Moghaddam. A chiudere la mostra le opere di Parastou Forouhar, controversa artista che ha vissuto in prima persona la violazione dei diritti umani a causa della brutale uccisione dei suoi genitori, all’epoca oppositori politici in Iran. L’arte di Forouhar, indubbiamente influenzata da una dolorosa storia personale, si concentra infatti su temi quali la libertà di pensiero e la lotta per i diritti delle donne.
La mostra curata da Silvia Cirelli, è organizzata da un comitato scientifico composto da Lola Bonora, Anna Maria Fioravanti Baraldi, Dida Spano, Anna Quarzi, Ansalda Siroli, Antonia Trasforini, Liviana Zagagnoni, ed è sostenuta da Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara e Regione Emilia-Romagna.
In occasione della esposizione sarà edito un catalogo bilingue italiano ed inglese che contiene le riproduzioni di tutte le opere esposte e apparati biografici, unitamente a contributi critici della curatrice Silvia Cirelli e della critica d’arte Rose Issa.

Alla Biennale Donna verranno poi affiancate una serie di iniziative collaterali strettamente legate al filo conduttore della mostra, come una rassegna cinematografica, presentazioni letterarie e dibattiti.

vedi Memorie velate

m.m.

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11 - 20 maggio 2010

L'errare dei segni di Alessandra Bonelli

Incandescenti, attraversiamo i muri di Giulia Comenduni

              

       

         Quintocortile
            Viale Bligny 42 - Milano 

            a cura di Donatella Airoldi
     presentazioni di Mariella De Santis e Emilio Pappini

inaugurazione: martedì 11 maggio ore 18
orario: da martedì a giovedì dalle 17,00 alle 18,30
                  

Una doppia mostra personale con un comune filo conduttore: la carta.

Alessandra Bonelli presenta una serie di opere su carta: in esse, l'estrazione del particolare, la rappresentazione per frammenti trasforma l'immaginario a reperto mnemonico fino quasi alla sua parziale cancellazione. Una grande installazione dal titolo 'Lacerti' ce ne fornisce una visione emblematica.

Giulia Comenduni presenta una serie di opere sulla carta: suggestiva sequenza di fotografie realizzate prendendo a soggetto la carta: pagine di libri che formano parabole, curve, sinusoidi, copertine che si trasformano e si deformano fino a diventare completamente altro, lontanissimo dall'origine e al limite dell'indecifrabile

m.m.

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fino al 27 maggio 2010

Martina Bacigalupo

Umumalayika

FNAC
Via Torino ang Via della Pula-Milano

Martina Bacigalupo, nata nel 1978 a Genova, con il progetto fotografico intitolato Umumalayika (in lingua swahili significa "angelo") ci racconta il presente di Francine, una donna africana del Burundi straziata dall’orrendo delitto di suo marito che, a colpi di machete, le ha tagliato ambedue le braccia. Il racconto disegnato dall’obiettivo di Martina si svolge su due piani contrapposti: le immagini in bianco e nero rappresentano con crudezza ciò che Francine è nella nuda realtà di ogni ora del giorno; le immagini a colori esprimono con leggerezza ciò che Francine è nei sogni che l’accompagnano e l’aiutano ad amare la vita ancora, per sempre, nonostante tutto.

m.m.

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dal 23 Aprile al 9 Maggio 2010

La scatola degli affetti
Fotografie a foro stenopeico di Patrizia Di Siro



Atelier Foto Paolo Aldi
Palazzo Cosmi – Via Rialto 47 – Rovereto (TN)

"Espongo a Rovereto la prima edizione de “La scatola degli affetti”, lavoro tuttora in corso.
Le 21 fotografie qui esposte sono state riprese nel 2009 e ritraggono famiglie, coppie o gruppi,  tutti coloro insomma che in qualche modo condividono nella loro vita, o per gran parte della loro vita, spazi e tempi comuni. Ogni gruppo è stato ripreso nel suo proprio ambiente e, quando possibile ed esistente, insieme al suo oggetto personale del desiderio/ossessione.
Sono state realizzate grazie alla collaborazione degli amici che hanno voluto sottoporsi ad una inusuale lunga esposizione davanti ad una scatola apparentemente vuota sperando che non passasse di lì, proprio in quegli interminabili secondi, qualcuno che li conosceva.
Ci siamo divertiti!
Il divertimento che nasce dalle cose che ci imbarazzano è irresistibile e così la fotografia a foro stenopeico si ritrova ad avere alcuni insospettabili simpatizzanti in più.
E ancora, coloro che pensavano che ne sarebbe risultata un’immagine che li ritraeva con un’espressione perlomeno “idiota”, si sono ricreduti quando l’hanno vista, coloro che pensavano di essere in grado di stare fermi ben più a lungo, anch’essi si sono ricreduti, così come quelli che pensavano di non riuscire a stare fermi per più di un secondo. Insomma tutti si devono ricredere davanti alla scatola vuota e allo scorrere lento del tempo, lentezza alla quale siamo così disabituati ".

Patrizia

m.m.

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dal 17 aprile al 22 maggio 2010

"IL PAESE SENZA PUNTA"

antonella_prota_giurleo
opera di Antonella Prota Giurleo

Spazio Eventi della Fondazione Museo Arti e Industria di Omegna
Tel. 0323/887233 - 0323/866141
programma su www.rodariparcofantasia.it
Organizzatore Responsabile Mauro Caldera
Curatrice Marisa Cortese

Artiste e artisti:
ANITA ARPAIA - CARLA BONECCHI - M. CECILIA BOSSI - TEGI CANFARI - PIER CATTANEO - GIOVANNI COMPAGNI - GIANNI COSSU - FINA CURRA' - MARIANO FILIPPETTA - MAXIMILIAN FLIESSBACH - ORNELLA GARBIN - VITTORIO GIANINETTI - GIORGIA GRIORIADOU - GEETHA KEKOBAD - PAULA KOUWENHOVEN - MONICA LASCONI - ALFONSO LENTINI - CHEN LI - M. GRAZIA MARTINA - ANNA MASSINISSA - VALENTINA MAYER - SUSANNE MULLER - MARTINO PALUMBO - ANTONIO PICARDI - ANTONELLA PROTA GIURLEO - MAURA RABELLI - BARBARA REALE - RODOLFO RIOS ZERTUCHE (OCEANO) - ROBERTO RIPAMONTI - PACA RONCO - TINA SALETNICH - BIANCA TANGANDE - ERIKA WAGNER - ALESSIA ZUCCHI


Nell'anno in corso 2010 si celebra, soprattutto nelle città in cui ha vissuto,Omegna, Orvieto e Roma, la ricorrenza dei 30 anni dalla morte ed i 90 dalla nascita di Gianni Rodari. In considerazione di ciò, la Fondazione Museo Arti e Industria di Omegna, con il Parco della Fantasia "Gianni Rodari", con il Centro Studi "Gianni Rodari" di Orvieto, e l'Associazione Siviera, hanno ideato ed ospitato un ciclo di mostre di opere dì artisti capaci di rendere con i linguaggi artistici più diversi, alcune tra le più belle favole di Gianni Rodari.

Vernice 17 Aprile
Orari visita: martedì/venerdì: 9.30/12,30 - 14/17 - sabato e domenica 14,30/18,30
Orari laboratori con i bambini: sabato e domenica: dalle 15 alle 17

n.m.

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dal 10 al 17 aprile 2010

SIMPOSIO INTERNAZIONALE D’ARTE CONTEMPORANEA
DI ANIANE (FRANCIA)
  

Salle des Fêtes Etienne Sanier ANIANE 34150

Curatrice: Martine Boubal

Al simposio parteciperanno ventisei tra artiste ed artisti di nove differenti paesi:

Italia: Antonella Prota Giurleo; Germania: Dorothea Fleiss; Serbia: Vince Juhas, Mirjana Milic; Polonia: Bartosz Fracezk, Anna Fracezk; Gran Bretagna: Antony White; Romania: Mirela Traistaru; Spagna: Giuseppe Strano Spitu; Stati Uniti: Djordje Gavric; Francia: Martine Boubal, Neda, Christian Pioch, Florence Valero, Mary Van Gool, Rose Moreno, Anne Bru, Genevieve Armand, John Sergeant, Anne Marie Desfours, Michelle Villaret, Christine Pioch, Myriam Vergely, Alain Devault

n.m.

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dal 14 aprile al 9 maggio 2010

Biennale di arti visive “Materiali Resistenti “ – IV edizione
Mostra
LE SORELLE DI ARTEMISIA - LA DONNA TRA ARTE E LIBERTÀ



Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà - corso Valdocco 4/a, Torino

Inaugurazione martedì 13 aprile, ore 17.30

In occasione del 65° anniversario della Liberazione, l'Associazione Arte Totale in collaborazione con la Fondazione ECM organizzano e promuovono la quarta edizione della biennale di Arti Visive "Materiali Resistenti", con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Settimo Torinese. In continuità con i principi e le finalità che hanno animato e contraddistinto le edizioni precedenti, saranno riproposti, attraverso alcuni linguaggi delle arti visive, i temi della pace e della libertà, quali valori universali che governano l'umana coesistenza. Tutte le espressioni creative si confrontano con i grandi ideali e con gli eventi della storia, e diventano veicoli di idee capaci di costruire percorsi di conoscenza e di riflessione. L'arte e la Resistenza trovano quindi un terreno comune nella condivisione di principi quali la libertà, la partecipazione, la passione e l'intervento. L'edizione 2010 sarà inaugurata il 13 aprile al Museo Diffuso della Resistenza di Torino, dove sarà ospitata fino al 9 maggio, per poi spostarsi dal 14 maggio al 13 giugno presso la Casa dell'Arte e dell'Architettura "La Giardinera" di Settimo Torinese.

Questa edizione in particolare si presenta in una veste tutta al femminile e propone opere di pittura, grafica e fotografia realizzate da 30 artiste piemontesi. Le opere in mostra propongono, quale tema dominante, il rapporto tra la donna e l'arte in relazione al valore della libertà, con un esplicito riferimento alla Lotta di Liberazione, a tutte le esperienze di resistenza e alle battaglie civili tese a conquistare diritti e dignità negati alle donne, nel passato e nel presente. Anche il linguaggio dell'arte nelle storiche lotte per l'emancipazione femminile ha permesso alle donne la libera espressione delle proprie idee, dei sentimenti e delle emozioni che ancora oggi, nel contesto di numerose realtà etniche, sociali e culturali, sono limitate o del tutto negate. Da qui il riferimento, nel titolo della manifestazione, alla pittrice Artemisia Gentileschi, donna dal grande talento artistico operante a Roma nel XVII secolo, che riuscì a superare pregiudizi e ostacoli sociali in un contesto storico particolarmente complesso, simbolo quindi della dignità femminile e della libertà di espressione conquistata proprio tramite l'arte. In occasione della mostra sarà visibile anche il documentario NON AVER PAURA! Donne che non si sono arrese dedicato al progetto teatrale sulla Memoria "Non mi arrendo, Non mi arrendo!" promosso da SPI-CGIL Torino, che ha coinvolto oltre cinquanta donne - protagoniste della guerra di Liberazione in Piemonte e delle successive battaglie per l'affermazione dei diritti sociali e civili - che si raccontano attraverso il linguaggio del teatro. In un dialogo a più voci e tra generazioni, trasmettono alle giovani studentesse che le affiancano in scena un nuovo senso della storia e il loro stesso coraggio per non arrendersi.

Le artiste:
Laura Avondoglio, Daniela Baldo, Maura Banfo, Ines Daniela Bertolino, Barbara Bonfilio, Laura Castagno, Liliana Cecchin, Clotilde Ceriana Mayneri, Simona Chiefari, Costanza Costamagna, Carla Crosio, Maria Erovereti, Nadia Fiorenza, Anna Madia, Olga Maggiora, Paola Malato, Adriana Mazzetti, Jolanda Mensio, Riccarda Montenero, Ines Lidia Montero, Michela Pachner, Rosa Quaglieri, Daniela Rissone, Valeria Sangiorgi, Maria Antonietta Rossetti, Maria Troglia, Dede Varetto, Tatiana Veremeienko, Elisabetta Viarengo Miniotti, Alma Zoppeggi.

n.m.

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Incontro con Elisabetta Baudino


Spazio Unione Femminile
Corso di Porta Nuova 32 - Milano

Inaugurazione
Sabato 27 marzo 2010, ore 18
Presentazione di Vera Maria Carminati.

La mostra proseguirà il 28 e 29 marzo dalle ore 10 alle ore 19

Artista ed insegnante di formazione filosofica, Elisabetta Baudino ha sviluppato un percorso che, iniziato con lo studio del colore nei laboratori di acquarello di orientamento steineriano, è approdato negli ultimi anni ad una ricerca di linguaggi e materiali diversi: oggetti recuperati, materiali poveri, colori, parole. Ha avuto molteplici riconoscimenti in spazi espositivi importanti e ha espresso le sue riflessioni teoriche sull’arte in momenti collettivi anche di pensiero femminile (XII Simposio IAPh, Associazione Internazionale delle Filosofe, Roma, 31 agosto – 3 settembre 2006,).
“Dal 1998 ha esposto e coordinato progetti artistici sempre accompagnati da una riflessione filosofica, partecipando ad una visione dell’arte intesa come pratica connessa ad ogni campo dell’attività umana e caratterizzata da una forte tensione etica.” Ne sono testimonianza i differenti ambiti collettivi in cui Elisabetta si è mossa: dall’Associazione di donne in arte “Oltreluna”, con cui è cresciuta e ha avuto un confronto appassionato; alla progettualità ambiziosa, felicemente riuscita, di laboratori didattici e formativi, rivolti agli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario “Italo Calvino” di Noverasco, dove ha sperimentato con i giovani la possibilità di un riutilizzo entropico dei materiali in disuso nella scuola, con l’esplicito riferimento alle intuizioni artistiche di Beuys, le cui opere Elisabetta apprezzava.
Così scrive Anna Maria Carminati nel presentare la mostra di Elisabetta al Circolo Bertold Brecht “Figure in tempi variabili” (Milano 7-18 novembre 2005):
Non è solo la profondità del concetto e dell'interpretazione - solido orizzonte delle figure di questa artista -, ma uno spessore di ricordi e di attese, un tempo sedimentato nell'interiorità e disteso oltre lo sguardo bambino del desiderio. Dalla loro dimensione ancestrale e senza tempo, figure archetipe di donna-albero sembrano indicare, con la forza del paradosso, il fluire incessante della vita e il radicamento come condizione ineludibile, convergenza di limite e ricchezza.
Il nostro desiderio, a un anno dalla scomparsa di Elisabetta, è quello di restituire voce e sguardo alle sue parole e alle sue opere, ridando loro ancora luce e altro tempo attraverso una mostra antologica dei suoi lavori più significativi, dove scrittura e immagini si incontrano per svelarsi reciprocamente e testimoniare di una ricerca di senso, di “un punto di equilibrio”, come scrive Elisabetta, “tra i paradossi dell’intelletto e del corpo”.

m.m.

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http://gianmariomasala.blogspot.com/2010/04/arteambiente-2010-on-last-march-18-i.html

m.m.

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dal 17 al 30 marzo 2010

GRAFFIATE

presso la nuova sede di Quintocortile
nella storica casbah di Viale Bligny 42 a Milano

inaugurazione: mercoledì 17 marzo 2010 alle ore 18

a cura di Donatella Airoldi

opere di: Eugenio Alberti Schatz, Donatella Berra, Loriana Castano, Francesco Ceriani, Chiò, Paolo Dell'elce, Valeria Diamanti, Anna Filippi, Giò Lagostena, Michelangelo Miani, Antonella Prota Giurleo, Sergio Sansevrino, Marina Scognamiglio, Marco Sperandio

Nella settimana che vede la giornata mondiale della poesia una mostra poetico-horror che va dalle delicatissime e dolcissime linee ricavate col punteruolo a tragici graffi (finti) sulla pelle. Nella primavera le braccia graffiate non si possono nascondere.

eventi in mostra: venerdì 19 marzo alle ore 18,30 concerto con musiche di Guido Boselli e testi di Vito Trombetta - per violoncello e voce recitante (nell'ambito della Rassegna 'Festival 5 giornate')
orario: da martedì a giovedì dalle 17 alle 19 (dal 17 al 30 marzo 2010)

m.m.

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dal 18/3/10 al 4/4/10

Marisa Villa Vanetti -
Le acrobate

Galleria D'arte Moderna La Torre
viale Tunisia, 18 - Milano - 02 29510480

Inaugurazione 18 marzo ore 18.30

In esposizione opere di Marisa Villa Vanetti, artista contemporanea che punta la sua attenzione sulla donna raccontandone la fatica per raggiungere, attraverso l'innata forza interiore, la propria affermazione e il proprio ruolo in un mondo che ancora le oppone discriminazione.
L'artista espone opere pittoriche e scultoree.

Marisa Villa Vanetti torna nuovamente a cimentarsi in questa bella personale con il tema della donna nella società. E lo fa senza clamore di voci, senza esasperazione di atteggiamenti, ma utilizzando gli strumenti a lei congeniali della pittura e della scultura. Due strade che l'artista percorre da sempre con forza e convinzione, sorretta da consensi e riconoscimenti. Due strade che convergono nell'ideologia che Marisa Villa Vanetti, donna-madre-artista, ha maturato nel tempo: la dolorosa fatica che la donna sopporta per affrancarsi, per conseguire un proprio ruolo nel sociale, in sintesi per affermare la propria identità. Tematica che si e' delineata nel percorso progettuale e creativo dell'artista già dal 2005. Erano allora tele dominate da un fondo bianco simulante la luce, una luce in grado di far vibrare, ma anche di consumare, frammentandole, membra di donne colte nel busto, nell'essenza della loro sofferta capacità di generare. Private del volto, esse precipitano tuttavia nell'anonimato mentre la mancanza degli arti inferiori impedisce loro di muoversi, di divenire nel tempo. I dipinti che Marisa Villa Vanetti ora espone irradiano una nuova, pur timida, presa di coscienza e di maturata consapevolezza da parte dell'artista e di conseguenza nell'universo delle sue creature. I busti, a noi frontali, e con diverse posture, sono fasciati da vestiti, moderni jeans o piu' morbidi panneggi, ed e' proprio l'indumento che ci racconta l'identità della donna, proteggendola e qualificandola con un nome. Sono i -Ritratti-, composizioni di grande forza evocativa: stesure veloci di colore liquido e segni sicuri a definire le figure mostrano la capacità di sintesi raggiunta dall'artista, frutto di un lavoro continuo. Non a caso appaiono sempre le mani, simbolo di un'operosità tutta femminile. La produzione scultorea di Marisa Villa Vanetti si esprime in differenti tipologie, riconducibili sempre ad un cambiamento in ascesa o ad un gap da oltrepassare. Nelle sculture dal titolo -Salti-, la donna, definita da un corpo forte e vitale, siede su un masso dalla forma arrotondata ed e' pronta a balzare in avanti, ad allontanarsi da quell' ingombro gravidico. Di grande lievità sono le sculture in creta e ferro dedicate alle -Acrobate-, dove le membra piene delle figure femminili sono sapientemente bilanciate dalle ariose strutture in ferro cui le acrobate si aggrappano, con fiduciosa dipendenza. Ma nel percorso verso la gestazione della personalità della donna ecco un'ulteriore e decisiva tappa: e' la -Guardiana- precorritrice di nuove e future figure femminili. Posta all'ingresso della mostra, e' in piedi e nella mano regge un ferro (rudimentale scettro?). Forte nella sua nudità primigenia, ci osserva-
                                                                                                                         
(Vittoria Colpi)

La mostra prosegue dall'8 al 18 aprile 2010 presso
Associazione Sassetti Cultura
via Volturno, 35 Milano
aperta tutti i giorni dalle 15 e 30 alle 18 e 30

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dal 12 al 31 marzo 2010



Venerdì 12 marzo alle ore 18.00, presso la Sala Planet dell’Università del Melo di Gallarate, via Magenta 3, Silvia Cibaldi, importante artista riconosciuta a livello internazionale (ha esposto a Praga e Vienna), inaugurerà la mostra personale delle sue opere “C’è un tempo. Tempo interiore della coscienza”. La mostra è la sesta tappa del programma di esposizioni previste presso la Galleria d’Arte dell’Università del Melo, che proseguirà fino a fine 2010 con nuove mostre ogni mese.

"Da anni non organizzo mostre personali per scelta, tranne in casi eccezionali. Partecipo a mostre di gruppo e collettive a tema quando l’argomento proposto mi piace. Nel 2008 ho esposto alla casa biologica di Busto Arsizio per una mostra da inserire nel trentennale dell’associazione dei liberi artisti varesini di cui sono socia. Ora nel 2010, grazie a mia figlia Duilia, ho conosciuto il dott. Predazzi, direttore del Melo di Gallarate, che ha organizzato una rassegna dal titolo accattivante: l’arte invisibile. Decido che è tempo di mettere a confronto vecchie opere rivitalizzate con quelle di nuova produzione. C’è un tempo di memoria, tempo di gioco, tempo di silenzi e sogni, tempo di spiritualità, di riflessione, di consapevolezza, di amicizia, di regine. La mia prima mostra è del 1966. Ora è tempo di bilanci personali in un luogo e con persone che sanno far vibrare le corde da tempo silenziose per un concerto aperto a tutti quelli che sanno ascoltare."                     (silvia cibaldi)

La mostra sarà aperta tutti i giorni, dalle ore 16.00 alle ore 19.00, fino al 31 marzo. L’ingresso è libero e gratuito. Per visite guidate in compagnia dell’artista durante i fine settimana e per informazioni rivolgersi al numero 0331 708224 oppure 0331 776083.

n.m.

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m.m.

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dal 6 al 14 marzo 2010

FIORI D'ACCIAIO:
IL CORAGGIO DELLE DONNE NELL'ARTE

Teatro "Verdi" - Via G. Verdi, 14 - Corsico

La "Stabile città di Corsico" e Galassia Associazione di donne, con il patrocinio del COMUNE DI CORSICO presentano

"FIORI D'ACCIAIO" opera teatrale di R. Harling
Direzione: Piera Brussolo. Regia: Miriam Borroni
con Daniela Aronica, Ester Baldrighi, Piera Brussolo, Manuela Gorla, Mariangela Porotti, Anna Serpe.

"IL CORAGGIO DELLE DONNE" Mostra d'arte contemporanea
Curatrice e coordinatrice Silvana Gatta
Opere di Gretel Fehr, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Veronica Menni, Antonella Prota Giurleo

Due associazioni, La "Stabile Città di Corsico" e "Galassia", unite da un fine comune, dare voce al coraggio delle donne, propongono una mostra d'arte che, fondendosi in un percorso che si interseca con un "bucato di pensieri stesi", accompagnerà spettatori e spettatrici alla visione dell'opera teatrale che compiutamente darà risalto al concetto espresso dalle artiste.

Inaugurazione e Prima: Sabato 6 marzo 2010 - ore 21,00
Informazioni e prenotazioni
per lo spettacolo teatrale: Sala La Pianta- Via Leopardi,7: mercoledì 3 marzo, giovedì 4 marzo, giovedì 11 marzo, dalle ore 17 alle ore 19.
Costo biglietto: €. 6,50.
per la mostra d'arte contemporanea: Ingresso libero - tel. 339.4389688 silvana.gatta@tiscali.it
Data repliche: Domenica 7 marzo - ore 15,30; Sabato 13 marzo - ore 21: Domenica 14 marzo - ore 15,30.

n.m.

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8 marzo 2010 dalle 12 alle 14

8 MARZO DONNE
Azienda Valassis Milano

Interventi di:
Tina Tortorella, delegata sindacale;
Dora Maffezzoli, Roberto D’Arcangelo, Gualtiero Quetti, funzionari sindacali
Antonella Prota Giurleo, artista
Lavoratrici Valassis
Installazione:      Il bucatino, composta con i contributi delle lavoratrici
Performances: di Antonella Prota Giurleo con la collaborazione delle lavoratrici: 
Il testamento di Maria Helena
Il filo
Il muro dei desider
i

Informazioni:Tina Tortorella 333 49 13 159 tor_tina@alice.it
                     Antonella Prota Giurleo 347 0312744 a.protagiurleo@email.it

Le rappresentanti sindacali della Valassis, azienda di 89 dipendenti, in grande maggioranza donne, hanno voluto organizzare, anche in vista del rinnovo della RSU, un 8 marzo che espliciti valori e competenze del genere femminile.
Nel corso dell’iniziativa, dopo i brevi interventi sindacali, si svolgerà la performance Il filo, performance ideata da Antonella Prota Giurleo che prevede il coinvolgimento delle lavoratrici presenti, e che, richiamando una frase di Adrienne Rich, esplicita la necessità di legami forti tra donne, legami che l’artista ritiene ormai ben presenti e saldi,  per la costruzione di un mondo nel quale il sesso femminile e il sesso maschile assumano ed esplicitino, a partire da sé e dall’assunzione cosciente del proprio genere, competenze e saperi.
Successivamente, attraverso la visione delle opere e la lettura di scritti di alcune artiste considerate madri simboliche, Berthe Morisot, Marie Laurencin e Georgia O’Keeffe, si svolgerà una discussione tra le lavoratrici su temi che si riferiscono alla propria crescita come donna: la relazione con la madre, la relazione con le altre donne, la bellezza e la creatività ( la predilezione per i fiori, l’attenzione affettiva espressa attraverso la preparazione dei cibi, la cura del mondo delle cose espressa nel tenere da conto), la gioia e il dolore.
Sugli stessi temi le lavoratrici sono state invitate a produrre testi o immagini ( disegni, dipinti, fotografie) proprie o di altre, che saranno esposte in un’installazione, Il bucatino.
A tutte sarà consegnato un testo di Nerina Benuzzi, segretaria della Camera del lavoro di Milano, dal titolo Le mele. Testo che esplicita l’affettività femminile espressa anche attraverso il dedicare tempo ed energie alle persone amate attraverso quel di più che sta nella preparazione dei dolci.
Consuetudine questa ripresa anche dalle lavoratrici della Valassis. Durante il periodo di maggiore pressione all’interno dell’azienda, nel corso della difficile trattativa per impedire  la chiusura/trasferimento e la conseguente perdita del posto di lavoro,  quando il pericolo era più alto, a turno, il venerdì, una lavoratrice portava una torta per condividere con le altre donne un momento di convivialità e di benessere.
Al termine della discussione sarà presentato Il testamento di Maria Helena. Il  testo poetico Il testamento dell’artista Maria Helena Vieira da Silva costituirà il punto di partenza per una performance nel corso della quale sarà donato a tutte le persone presenti un collage che esprime il pensiero dell’artista sulle vita. Un dono che  introduce una piccola contraddizione nel mercato dell’arte, mercato che, in quanto tale, prevede la vendita, mai il dono.
Le lavoratrici della Valassis, a differenza di quelle della maggior parte dei luoghi di lavoro, non hanno la possibilità di segnare della propria presenza lo spazio lavorativo, in quanto l’organizzazione del lavoro su due turni, mattina e pomeriggio, prevede che due diverse donne utilizzino la stessa scrivania. Impossibile quindi disporre sulla scrivania le foto dell’attore preferito o dei figli o i loro disegni o una pianta o un portamatite, lo spazio condiviso non permette la personalizzazione.
Ma, anche qui, la creatività, caratteristica femminile  che in quest’azienda si esprime anche attraverso la fantasia e la competenza visiva in quanto più del dieci per cento delle lavoratrici proviene dal liceo artistico, ha trovato il modo di segnare il proprio spazio.
La creatività, la capacità cioè di trovare soluzioni, ha introdotto una regola non scritta ma forte della condivisione: ci sono tre cassetti in ogni scrivania, il primo è per la cancelleria, il secondo per la donna che fa il turno del mattino e il terzo per quella che svolge il turno pomeridiano o viceversa.
E, nel cassetto, i segnali di sé e, forse, i sogni. Sogni che potrebbero uscire e trasformarsi in desideri. E qui sta il senso dell’ultima performance che concluderà l’incontro prima del rinfresco. Una serie di post it gialli con la scritta Voglio sui quali ciascuna potrà esprimere il proprio volere e che, tutti insieme, costituiranno Il muro dei desideri.

m.m.

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dal 19 febbraio al 16 maggio 2010

“Donne. Avanguardia femminista negli anni ‘70"

GNAM, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti 131 - Roma

Artiste in mostra: Helena Almeida, Eleanor Antin, Renate Bertlmann, Valie Export, Birgit Jürgenssen, Ketty La Rocca, Suzanne Lacy / Leslie Labowitz, Suzy Lake, Ana Mendieta, Martha Rosler, Cindy Sherman, Annegret Soltau, Hannah Wilke, Martha Wilson, Francesca Woodman, Nil Yalter

In un momento di rinnovato interesse internazionale per l'arte delle donne e per l'arte femminista la Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea, in collaborazione con Sammlung Verbund di Vienna, offre al pubblico una scelta di 200 opere di 17 artiste che negli anni Settanta hanno trattato da pioniere temi come il corpo, l'identità femminile e la differenza uomo-donna, oltre ad aver messo in discussione il proprio ruolo attraverso la ricerca di nuovi linguaggi o, anche, utilizzando riferimenti surrealisti e concettuali.

La mostra che intende attirare l'attenzione su una tematica e su un decennio non ancora sufficientemente esplorati, presenta per la prima volta in Italia una significativa scelta tematica e cronologica tra i molteplici lavori della Sammlung Verbund di Vienna, una collezione d'impresa costituita a partire dal 2004, che riunisce artisti di fama internazionale dagli anni Settanta ad oggi, e si accresce seguendo due filoni di ricerca: uno performativo e focalizzato appunto sulle avanguardie femministe, l'altro basato sullo studio e la destrutturazione degli spazi. A tale proposito la direttrice della Sammlung Verbund e curatrice della mostra, Gabriele Schor, afferma: "Ho voluto definire il movimento artistico femminista degli anni '70 avanguardia femminista per sottolinearne il ruolo storicamente precursore".

In mostra una scelta dei primissimi lavori di Cindy Sherman, realizzati nel 1975-76 e ancora poco noti, mentre saranno esposte in Italia per la prima volta le opere di Birgit Jürgenssen, Renate Bertlmann, Annegret Soltau e Nil Yalter.

Orari di apertura martedì - domenica dalle 8.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude alle 18.45) Chiusura il lunedì. Biglietti Intero 10 euro, ridotto 8 euro, Ridotto per i cittadini UE fra i 18 e 25 anni. Gratuità per i cittadini UE sotto i 18 e over 65 anni.

vedi Donne d'avanguardia di Lea Mattarella
vedi Arte femminista di Francesca Giuliani
vedi Le cattive Ragazze degli Anni Settanta di Manuela Gandini

n.m.

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dal 1 al 20 marzo 2010

TRAME PER TUTTE LE STAGIONI
Mostra Poetica sul colore dei dodici mesi
ROSANNA VERONESI

Studio Tufano
Viale Col Di Lana, 14 - Milano
tel/fax 02 89 42 03 03
tufanostudio25@libero.it


Inaugurazione Lunedì 1 marzo dalle ore 18.30
con poetiche e musica di artisti, performance di Christa Wibbelt dalle ore 19

Durata Mostra dall'1 al 20 marzo 2010 - pomeriggio su appuntamento

Rosanna Veronesi è un'artista che affronta in maniera trasversale il complesso mondo dell'arte, non dipinge quindi solamente, ma è curatrice - attualmente una delle anime di Tufanostudio25 - è scrittrice, giornalista ed editore - al suo attivo la creazione di Area - occupandosi anche di attività di recupero del disagio sociale. Sempre operando con grande attenzione e sensibilità. Per questa mostra ha realizzato dodici disegni poi telati con velature colorate per cercare di rappresentare il Colore dei Mesi, coinvolgendo amici e artisti, invitati a comporre dei testi - che saranno letti nel corso della serata - che descrivano, appunto, i colori dei mesi. L'inaugurazione sarà accompagnata dalla performance della stilista Christa Wibbelt, i cui abiti - in sintonia con le opere di Rosanna Veronesi - saranno indossati da ragazze naturalmente portatrici di differenti colori.
Un pensiero ricorrente, come lo scorrere del tempo, delle stagioni, dei singoli mesi, riguarda l'interpretazione del colore che cambia, muta, trasformando paesaggi, cose, visione del mondo che ci circonda. Così è l'occasione e l'interpretazione di questa mostra e, al tempo stesso, l'inizio sullo scenario di una prossima primavera, con il suo costante accostamento degli acidi e vibranti colori. Una visione tutta personale, che stende sulla carta il corpo di ciascun mese e che diviene un gioco di rimandi e velature: immagini che sfumano con l'intento di sottolineare un nuovo significato. La serata di apertura è arricchita dalla partecipazione di
CHRISTA WIBBEL stilista
Presentazione di BARBARA CHIRIZZI - GRETEL FEHR
Legge le sue poesie e le poetiche d'artista ADA CELICO
ANTONELLO QUARTA accompagna con le sue composizioni musicali
Artistie/i contribuiscono con le loro poetiche a dare ulteriore forma all'insieme: - ANNA AURENGHI - GIOVANNI BAI - ADA CELICO - GRETEL FEHR - TANIA LORANDI - NADIA MAGNABOSCO - JANAMARI - ANTONELLA PROTA GIURLEO - e naturalmente GIOVANNI TUFANO

n.m.

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al 24 febbraio al 2 aprile 2010

“In&Out. A portrait of Iranian art”

Project B
Via Boria Borgonuovo 3 Milano


ProjectB presenta In&Out in collaborazione con Xerxes Art di Londra. Un esercizio culturale per portare in Italia alcuni tra gli artisti iraniani più rappresentativi che affrontano tematiche legate al tema dell’identità attraverso differenti media svelando come l’arte contemporanea iraniana vada vista al di là della cultura, della nazionalità e della religione, con un occhio da chi vive dentro e chi fuori dall’Iran.
Accanto agli artisti che vivono all’interno dei confini nazionali, esiste un numero significativo di artisti nati in Iran ma che vivono e lavorano all’estero.
Questi ultimi fanno parte del cosiddetto movimento della Diaspora Iraniana, che fu coinvolto nei turbolenti eventi della rivoluzione e nel periodo immediatamente successivo.
Concetti come l’esilio, l’alienazione, la nostalgia, l’indigeno, il femminismo, la libertà e assimilazione culturale, o l’assenza di tutto ciò pervadono questo insieme di opere altamente raffinate.
In occasione della mostra un evento unico: la proiezione di Road, documentario di Abbas Kiarostami, 32 minuti, 2004. Il film ripercorre la fotografia del regista iraniano e segue il suo viaggio fuori Tehran, in cui produce immagini di pura poesia.
Artisti: Navid Azimi-Sajadi; Jamshid Bayrami; Nader Davoodi; Parastou Forouhar; Dariush Gharahzad; Khosrow Hassanzadeh; Mahmoud Kalari & Ali Rahbar; Hossein Khosrojerdi; Abbas Kiarostami; Farsad Labbauf; Ahmad Morshedloo; Malekeh Nayini; Afshin Pirhashemi; Seifollah Samadian, Mitra Tabrizian; Sadegh Tirafkan.

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dal 23/2/10 al 30/3/10

Bad girls
Good girls go to heaven, bad girls go everywhere!


Piazza Ivrea - Genova

Caterina Gualco - UnimediaModernContemporary Art - e Clelia Belgrado - VisionQuesT gallery - sono liete di annunciare la mostra « Bad Girls : good girls go to heaven, bad girls go everywhere », che si inaugurerà nei due spazi di Piazza Invrea a Genova, martedi' 23 febbraio 2010 dalle 18:00 alle 21:00.

L'idea di una mostra insieme e' nata non solo dalla posizione delle due gallerie che si affacciano su Piazza Invrea, nel cuore di Genova, a un passo da Piazza San Lorenzo, ma anche dal desiderio di continuare il lavoro di sinergia che le gallerie genovesi stanno portando avanti da qualche tempo.

Saranno presenti in mostra 43 artiste: Marina Abramovic, Vanessa Beecroft, Connie Bellantonio, Stefania Beretta, Daniela Carati, Silvia Camporesi, Sandra Chiesa, Alessia De Montis, Niki De Saint-Phalle, Tracy Emin, Ivana Falconi, Limbania Fieschi, Francesca Galliani, Nan Goldin, Zoe' Gruni, Dorothy Hong, Carla Iacono, Mirta Kokalj, Noris Lazzarini, Silvia Levenson, Manon, Federica Marangoni, Mary Ellen Mark, Malena Mazza, Paola Mongelli, Charlotte Moormann, Shirin Neshat, Anna Oberto, Yoko Ono, Meret Oppenheim, Orlan, Gina Pane, Alessandra Pedonesi, Carol Rama, Elettra Ranno, Bettina Rheims, Gretta Sarfaty, Carolee Schneemann Sandy Skoglund, Berty Skuber, Kiki Smith, Alessandra Vinotto, Laura Zicari

Sono tre generazioni di artiste contemporanee, il cui lavoro si muove fondamentalmente nell'ambito dell'installazione, della performance, della fotografia e del video accomunate da una energia specificamente femminile. Scrive Viana Conti: ''Dare appuntamento in galleria alle cosiddette Bad Girls della storia dell'arte, non intende ricalcare la formula glamour di una compilation musicale, di un film di richiamo erotico, di un serial televisivo, di un disinibito affondo letterario... ma intende dare immagine a una provocazione autoironica, storicamente e visivamente ben architettata dalle galleriste Caterina Gualco, attiva dagli anni Settanta, e Clelia Belgrado, di una generazione successiva, interessata alla storia e alla contemporaneità del linguaggio fotografico. La donna, tendenzialmente oggetto di rappresentazione, qui e' finalmente soggetto; prendendosi ora la libertà di volgersi verso qualsiasi interesse, si dispone alla ricerca di un'autorappresentazione di ordine ontologico, in cui la propria immagine non cessi di illuminare gradualmente una realtà interiore ancora oscura: la propria. Questa rassegna multimediale al femminile, un po' anarcoide, un po' canzonatoria, senz'altro politicamente scorretta, muove dagli anni Quaranta per arrivare fino ad oggi''. E le nostre Bad Girls, potrebbero tutte dire con Mae West - la vessillifera delle cattive ragazze: «When I'm good, I'm very good, but when I'm bad, I' m better ».

Catalogo con testo di Viana Conti in galleria. - Galleria Vision Quest Contemporary Photography piazza Invrea, 4 r - Genova e UnimediaModernContemporary Art c/o Palazzo Squarciafico Piazza Invrea, 5/b Lun-sab 15.30-19.30, mattino e festivi su appuntamento

n.m.

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dal 13 febbraio al 14 marzo 2010

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n.m.

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sino al 7 marzo 2010

Ambientarte 2009
I Edizione
Rassegna d'Arte riservata ad artisti che utilizzano materiali di riciclo

Manifestazione d'Arte promossa dal Comune di Gaeta
Sindaco Antonio Raimondi - Patrocinio Regione Lazio Provincia di Latina Camera di Commercio di Latina
A cura dell'Associazione Culturale Novecento - Presidente Antonio Lieto

Artisti partecipanti provenienti da ogni parte d'Italia:
Paola Abbondi - Modesto Adamo - Marcello Aprea -
Giovanni Ariano - Daniela Barzaghi - Kika Bohr-
Antonella Boscarini - Giovanni Bravini -
Maria Amalia Cangiano - Carmine Cerbone -
Silvia Cibaldi - Cosmo Cinisomo - Andrea Colaianni -
Nicoletta Crocella - Francesco Cucci - Salvatore Dell'Anno -
Giuseppe De Spagnolis - Mavi Ferrando - Ornella Garbin -
Ilaria Berenice Gasperoni - Ruggero Maggi -
Nadia Magnabosco - Marilde Magni -
Francesco Martelli - Rosario Mazzella -
Gianluca Menegon - Antonio Menenti - Kosmo -
Mario Palmieri - Antonella Prota Giurleo -
Annalisa Ramondino - Samuel Roncen - Patrizio Vellucci.

L'esposizione si tiene presso la Pinacoteca Comunale d'Arte Contemporanea "Giovanni da Gaeta" in Via De Lieto n. 2 Gaeta. Apertura dal 5 Dicembre 2009 al 7 marzo 2010. Le opere esposte sono 55. La rassegna o parte di essa sarà ospitata presso lo Yacht Med Festival che si terrà a Gaeta dall ' 11 al 18 aprile 2010 e radunerà tutto il mondo della nautica da diporto compresi i più grandi costruttori di imbarcazioni che esporranno nelle acque del porto la loro ultima produzione.

La mostra è stata programmata dall'Associazione Culturale Novecento che gestisce la Pinacoteca Comunale di Arte Contemporanea "Giovanni da Gaeta".

La Mission è quella di dimostrare che l'Arte, al solito, arriva sempre prima e già da tempo lancia messaggi allarmanti sul trattamento che l'uomo riserva all'ambiente. I materiali usati dagli artisti, apparentemente esausti, trovano nuova vita e lanciano messaggi in contesti totalmente diversi da quelli in cui sono nati. Il rifiuto deve perciò essere considerato una potenziale risorsa ed essere trattato come tale rimanendo nel suo ambito chimico, senza inquinare.

Durante l'apertura della mostra sono stati organizzati convegni e tavole rotonde intorno alle denunce fatte dagli artisti attraverso le loro opere.

n.m.

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dal 3 al 20/2/2010

no War, please!

microbonowarplease

Biblioteca Chiesa Rossa - Via San Domenico Savio, 3 Milano
Tel. 02 884 65991
Mezzi pubblici: MM2 Abbiategrasso, Tram 3, Tram 15, Bus 79


Alberto Maria Maderna, Aleksandra Erderljan, Alessandro Bombardini, Alessia Brozzetti, Alma Islambegovic, Andrea Margheriti, Andreina Argiolas, Anna Epis, Antonella Prota Giurleo, Antonio Eusebio, Antonio La Malfa, Antonio Marciano, Antonio Sassu, Barbara Crimella, Cadi Salama, Calogero Marrali, Calogero Tuzze', Claudio Parentela, Claus (Claudia Lauro), Cristina Cattaneo, Cristina De Marchi, Davide Di Taranto, Domenico Severino, Eleonora Pullano, Elidon Mucaj, Elvira Vera Mauri, Erika Riehle, Fran Forman, Frances Crocetti, Francesco Lasalandra, Gabriela Diana Gavrilas, Gerardo Marzullo, Giada Fioramonti, Gian Paolo Ciurlo, Gianluca Centrone, Gianna Maria Pesce, Giuliano Cotellessa, Giuseppe D'Alia, Ilaria Dolino, Leo Nilde Carabba, Lia Battaglia, Luca Biondi, Luca Squarcialupi, Luigi Caiffa, Luigi Spagnolo, Marcella Zardini, Marco Bellomi, Marco Lamanna, Margherita Calzoni, Maria Elena Borsato, Maria Sabina Segatori, Marianna Mendozza, Mariano Bellarosa, Marilde Magni, Marta Idda Maryse Marconi, Me and Jesus (Salvatore Palazzo), Meliha Druzic, Michele Cutrano, Mirta Caccaro, Nadia Magnabosco, Nadia Sabbioni, Olga Vanoncini, Ornella Garbin, Paolo Camplone, Paolo Chirco, Paolo Ollano, Patrizia Pecorella, Roberto Contini, Rosa Maria Taffaro, Rosalba Cutrano, Rosanna Giani, Ruggero Maggi, Santina Chirulli, Santo Giunta, Sebastiana Vitello, Simona Vajana, Stefania Recalcati, Stefano Vitellaro, Tijana Kojic, Tiziana Rosmini, Valentina Berna Berionni, Valentina Majer, Veronica Menni, Vincenzo Inrgasci', Vincenzo Todaro
A cura di: Anna Epis e Aldo Torrebruno


Inaugurazione: mercoledì 3/2/2010 alle ore 18.00


Quando abbiamo deciso di lanciare l'iniziativa di No war, please! eravamo in dubbio: il rischio quando si sceglie un tema così ampiamente dibattuto è sempre quello di cadere nella facile tentazione del qualunquismo, del pacifismo pronto all’uso, acritico e generico, di non contribuire seriamente al dibattito.
Per contro, ci sembrava necessario, per la prima occasione in cui un’iniziativa di microbo.net si spostava dal non-luogo per eccellenza, la Rete, a luoghi fisici, non occuparci di un tema “qualsiasi”, ma di chiedere agli artisti di confrontarsi con un tema importante, pesante, per il quale valesse la pena impegnarsi. Per andare oltre questa contraddizione abbiamo deciso di seguire la via tracciata da una bellissima frase di Gianni Rodari, che permettesse a tutti di orientarsi in un tema così spinoso, richiamandosi all’atteggiamento dei bambini – a cui Rodari ha dedicato tutta la sua vita di scrittore – che nascono naturalmente bendisposti verso i propri simili, naturalmente disposti all’amicizia, naturalmente contrari alla guerra (di cui, peraltro, sono poi le vittime più deboli e più indifese). Con l’occhio del bambino possiamo osservare il multiforme collage di No war, please!: ogni artista ha saputo dare il proprio contributo, e tali contributi, così eterogenei, trovano una inattesa armonia nel tutto (dis)organizzato che è possibile osservare nella mostra. Si ha la sensazione che ci siano richiami tra le opere, che si stia osservano un organismo dalle molte parti, talvolta contraddittorie nelle forme, ma assolutamente consonanti nella sostanza: non è un urlo disperato quello di No war, please! ma un messaggio di speranza, trasmesso in linguaggi artistici differenti, che ci sembrano ripetere, con Rodari “Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte né per mare né per terra: per esempio, la guerra”

Anna Epis e Aldo Torrebruno | microbo.net


La mostra resterà aperta da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle 19.15;
mercoledì dalle 15.00 alle 19.15; sabato dalle 10.00 alle 18.15

info: http://www.microbo.net/winnerextra.asp?ID=25

n.m.

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dal 6 al 21 febbraio 2010

XX AUTORI PER IL MURO

giusepppedenti

daniele_sasson

n.m.

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14 febbraio - 14 marzo 2010

Elena Bianchini, Editt Davidovici,
Jaya Schuerch, Virginia Tentindò

DonnaScultura
VIII edizione

a cura di Valentina Fogher e Chiara Celli



Chiesa di Sant'Agostino,
Pietrasanta
Orario apertura: 16,00-19,00 / lunedì chiuso

L'arte al femminile. Quattro scultrici internazionali si raccontano, tra esperienze di vita e percorsi creativi, in un comune progetto espositivo. DonnaScultura è un'iniziativa degli Assessorati alla Cultura e alle Pari Opportunità del Comune di Pietrasanta, a cura di Valentina Fogher e Chiara Celli. Protagoniste di questa VIII edizione saranno l'italiana Elena Bianchini, l'americana Jaya Schuerch, la rumeno-canadese Editt Davidovici e l'argentina Virginia Tentindò.
DonnaScultura racconta la storia di quattro scultrici che hanno stabilito a Pietrasanta il centro della loro creatività. Quattro donne di diversa provenienza. Quattro diversi percorsi e linguaggi espressivi. Quattro profili d'artista. La sacralità e la riservatezza dei loro mondi, il loro universo di pensiero e di emozioni si rivelano al pubblico consentendo di leggere l'opera da un privilegiato punto di osservazione, di partecipare, fase dopo fase, al processo creativo da cui nasce la loro scultura. In questo nuovo viaggio nella scultura al femminile emergono le personalità di Elena Bianchini (Italia, Lucca 1935), Jaya Schuerch (Usa, Santa Barbara - California 1958), Editt Davidovici (Romania, Iasi 1946), Virginia Tentindò (Argentina, Buenos Aires 1931). Ciascuna ha privilegiato una tecnica, un tema, forme e materia. La mostra, attraverso le opere esposte, oltre quaranta, consentirà di ripercorrerne il cammino artistico. In particolare sarà illustrata con fotografie, disegni e bozzetti, la genesi di una scultura che ciascuna considera particolarmente significativa nel proprio percorso creativo.
Sin dagli anni '60 Elena Bianchini si dedica alla pittura e proprio quando la sua carriera sembra avviata in un susseguirsi di esposizioni e positivi riscontri, una pausa di riflessione la conduce, ad inizio anni '90, alla scultura. Una scultura figurativa, calda e materna, in bronzo o terracotta, tutta incentrata sull'uomo e la sua complessità esistenziale.
Da sempre legata alla scultura, Jaya Schuerch, dopo un percorso formativo compiuto tra la Svizzera e gli Stati uniti, approda a Pietrasanta una prima volta nel 1986, quindi nell'88, fino alla decisione di fondare alle porte della città un suo spazio personale, lo Studio Pescarella (2001), insieme a Neal Barab e Lotte Thuenker. Una personalità forte che si rivela anche nelle sue opere, il cui fermo astrattismo è fortemente pervaso di energia, d'impeti divergenti o armonici incontri che sembrano traspirare dalla materia stessa.
Editt Davidovici, benché nata in Romania, trascorre la sua infanzia in Israele, ma, poco più che ventenne, si trasferisce in Canada, che diventa la sua patria d'adozione, dove inizia a dedicarsi alla pittura e alla scultura, coltivando la propria formazione artistica. Docente di scultura alla Koffler Gallery School di Toronto, negli anni Ottanta giunge in Italia, a Carrara, per affinare la conoscenza della pietra e da allora stringe un fecondo rapporto creativo con Pietrasanta. Un pulito astrattismo ne caratterizza le opere, quasi simboli di una vera e propria libertà espressiva.
Da giovanissima Virginia Tentindò scopre la sua passione per la scultura. A tredici anni inizia a frequentare la scuola di Belle Arti, a quindici tiene la sua prima personale, a diciotto inaugura la sua galleria. Un percorso fulmineo che passa da significative esperienze in Francia e in Svezia, prima di approdare in Versilia negli anni Settanta. Qui perfeziona le sue tecniche di lavorazione dedicandosi soprattutto alla terracotta, ma anche al bronzo e al marmo. Il suo mondo creativo è popolato di antiche creature dalle forme sinuose. Idoli di una lontana cultura che affonda solide radici nella fertilità della terra, generatrice di ogni forma di vita.
Alessia Lupoli

m.m.

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10 febbraio 2010 ore 17,30


Presentazione del terzo numero della rivista d’arte di strada


Biblioteca Gallaratese, Via Quarenghi 21, Milano ( MM1 Bonola)

Gretel Fehr e Antonella Prota Giurleo organizzano la pubblicazione
e la distribuzione di una rivista d’arte di strada da diffondere gratuitamente in ambiti artistici e culturali.
La rivista, redatta in mille copie di 28 pagine ciascuna, è realizzata in fotocopie bianco e nero su carta riciclata in formato A5.
Ha uscita semestrale ( quando riesce).
In occasione della presentazione saranno esposti tutti i lavori pervenuti sino ad ora.

ARTISTI: S. Rajshekhar Nature, India: Regina Carmona, Brasile; Silvia Lissa, Argentina; I.M. Nagaray, India; Tarja Trigg Finlandia; Manuchakravarthi K.N., India; Corneliu Ionescu,Romania; Jaromir Svozilik, Norvegia; Maria Angelica Chamorro, Argentina; Satish Shivarudraiah, India; Gretel Fehr, Italia – Germania; Francesco Cucci, Italia; Roberto Sommariva, Italia; Alberto Mari, Italia; Clemente Padin, Uruguay; Stefano Soddu, Italia; Maria Amalia Cangiano, Italia; Rani Rekha, India; Simone Beck, Italia; Eliana Frontini, Italia; Angela Caporaso, Italia; Dodog Soeseno, Olanda; Hilda Paz, Argentina

AUTRICI E AUTORI DEI TESTI pubblicati sul numero 3:
Rosalba Signorello, Domenico "Mimmo" Di Caterino, Donato Di Poce, Luciana Tavernini
TESTOCRITICO DI PRESENTAZIONE:
Abbiamo deciso di dar vita ad una rivista d’arte di strada perchè ci piace pensare che arte e strada possano confrontarsi andare d’accordo;
l’abbiamo chiamata bianchenere perchè ci piace pensare a pagine nelle quali le gradazioni del bianco, quelle del nero e le infinite dei grigi diano il senso della varietà di pensieri e di saperi;
abbiamo scelto di stamparla su carta riciclata perchè ci piace pensare che cultura e natura possano vivere in armonia

m.m.

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13 February 2010 - 25 April 2010

LEE LOZANO


Moderna Museet - Stockholm


Lee Lozano (1930–1999) belongs to the generation of artists who were active in New York in the 1960s and early 1970s. She was a seminal figure on the largely male-dominated art scene.


Within merely twelve years, Lozano produced radical, often provocative, independent and multifaceted works, verging on pop art, minimalism and conceptual art, but always in her own way. When Lozano left the New York art scene in the early 1970s with her Drop Out Piece, her style had developed through a rapid succession of phases. Towards the end of the 1960s, she abandoned painting entirely, in favour of conceptual art in the form of text-based investigations, Language Pieces. Unlike many of her male colleagues, Lee Lozano never received the recognition she deserved and is therefore still relatively unknown. Among other aspects, her relevance lies in the way she challenged both female and male stereotypes.

Moderna Museet’s retrospective exhibition aims to highlight Lee Lozano and present her oeuvre for the first time to a Nordic audience. The exhibition is produced by Moderna Museet.
Curator: Iris Müller-Westermann

n.m.

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February 12–September 12, 2010

Kiki Smith: Sojourn

Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art, 4th Floor
Brooklyn Museum - New York

In this exhibition, acclaimed artist Kiki Smith presents a unique, site-specific installation exploring ideas of creative inspiration and the cycle of life in relation to women artists. Kiki Smith: Sojourn draws on a variety of universal experiences, from the milestones of birth and death to quotidian experiences such as the daily chores of domestic life. An important eighteenth-century silk needlework by a young woman named Prudence Punderson, The First, Second and Last Scene of Mortality (Collection of the Connecticut Historical Society), which provided original inspiration for Smith’s installation, is included in the exhibition. Punderson’s stark depiction of a woman’s journey from childhood to death in the years leading up to and immediately after the United States gained its independence intrigued Smith because rather than following the stereotypical rites of passage in a woman’s life of the period—marriage, family, and domestic life—this young woman chose to depict a life of the mind for her subject, presenting a woman engaged in creative work.

In Sojourn, Smith, who is known for a psychologically acute, non-narrative approach to constructing installations, begins from the position of the adult female artist and cycles through a series of experiences and artistic genres that venture far beyond the autobiographical. Religion, mythology, and spirituality surface repeatedly throughout Smith’s work, and in this installation, the Annunciation is used as a metaphor for identifying the unknown and unexpected sources female artists draw upon for inspiration. Sojourn presents a variety of work by the artist in a range of media, including unique sculpture, cast objects, collage, drawing, and photography. To extend the conceptual relationships she will develop in the Sackler Center galleries, Smith will also incorporate two eighteenth-century period rooms in the Museum’s nearby Decorative Arts galleries into her project.


The exhibition at the Brooklyn Museum is the fourth site-specific installation of a long-term project by the artist that originated at Museum Haus Esters, Krefeld, Germany (March 16–August 24, 2008), before traveling to Kunsthalle Nürnberg (September 18–November 16, 2008) and Fundació Joan Miró, Barcelona (February 19–May 24, 2009).

n.m.

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L'opera Abito da lavoro di Marilde Magni, una maglia-carta  ottenuta lavorando ai ferri fili di parole dello Statuto della CGIL,è esposta permanentemente alla Camera del Lavoro di Milano

vedi il sindacato, il lavoro

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sino al 31 gennaio

è possibile vedere al BEM VIVER di Cosico, in via Monti, le immagini e i testi raccolti dal Gruppo Donne CGIL Giambellino Corsico sul tema:
Il lavoro che c'era, che c'è, che non c'è

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                 marilde magni                                    nadia magnabosco

Abbiamo pensato di affrontare la crisi uscendo dalla solitudine.Cerchiamo di riflettere, il più possibile all’insegna della leggerezza, sulla crisi e sui problemi, ma anche e soprattutto sul valore, sui valori che, come donne, possiamo e sappiamo portare nel nostro piccolo grande mondo. Abbiamo chiesto ad amiche e amici, donne e uomini che lavorano e operano nei più diversi settori di inviarci pensieri, disegni, storie, fotografie, pagine di diario sul tema del lavoro: quello che c’era, quello che c’è, quello che non c’è più. Abbiamo ricevuto contributi di testi e di immagini dal cerchio, grande, delle nostre relazioni. Ci hanno scritto l’operaia della Hitman ormai pensionata e l’artista dalla Finlandia, la critica d’arte e l’insegnante precaria, la giovane con contratti a progetto e la segretaria CGIL, il lavoratore e la lavoratrice del settore del commercio e la poeta milanese, e tante altre. Ci hanno mandato immagini donne e uomini che hanno lavorato o lavorano in zona e artiste e artisti da diverse parti del mondo, soprattutto dall’America Latina, a ricordarci, se ce ne fosse bisogno, che la crisi è mondiale. Abbiamo deciso di esporre tutti i contributi ricevuti in una installazione collettiva, una sorta di bucato. Testi e immagini appesi con le mollette a riprendere simbolicamente un lavoro “femminile” e una modalità di espressione pubblica, il tendedero, che ci viene dall’Argentina. Poichè lo spazio espositivo al Bem Viver non è stato sufficiente per esporre tutto il materiale, abbiamo inserito in un raccoglitore tutti i testi con le immagini relative ed i lavori realizzati dalle artiste e dagli artisti.

Autrici e autori dei testi:

Santo Alderuccio, Piera Ambroselli, Pinuccia Barbieri per il Gruppo di Lavoro della Libreria delle donne di Milano, Primo Casali, Lucia Cavalieri, Rosanna Corsini, Silva Cristofari, Nerina Benuzzi, Carmela Di Paola , Nicoletta Fasani, Raffaella Frigiolini, Carla Galimberti, Ornella Garbin, Silvana Gatta, Gabriella Lazzerini, Angela Marino, Licia Rita Roselli, Cristina Rossi, Paul Tiilila, Rosanna Veronesi.

Autrici e autori delle immagini:

Gabriela Alonso, Piera Ambroselli, Paco Ariza, Giuliana Bellini, Franco Bonini, Giulio Calegari, Maria Angelica Chamorro, Iole Contino, Massimo Cuomo, Darmeli, Nicoletta Fasani, Gretel Fehr, Raffaella Frigiolini, Ornella Garbin, Marcela Graba, Graciela Gutierrez Marx, Pirjo Heino, Luigia Introini, Silvia Lissa, Grazia Lombardi, Jim Lorena, Tania Lorandi, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Angela Marino, Veronica Menni, Antoni Mirò, Gilia Montanella, Emilio Morandi, Hilda Paz, Marcela Peral, Irma Petrella, Antonella Prota Giurleo, Perla RaMa, Daniela Re, Tulio Restrepo, Tere Roquero, Maria Carla Rossi, Jaromir Svozilik, Paul Tiilila, Alejandro Uribe, Rosanna Veronesi, Alfredo West Ocampo

Antonietta Aucello, Iole Contino, Grazia Lombardi, Antonella Prota Giurleo, Daniela Re, Maria Carla Rossi

n.m.

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Fino al 29 gennaio 2010

“Pinturas de rua - i figli del Brasile raccontano”


Istituto Brasile-Italia - Via Borgogna, 3 Milano

Si chiamano “meninos de rua”, bambini di strada: Martina Seminara, l’illustratrice e curatrice di questa mostra, è andata a trovarli nella struttura-associazione Casa do Menor di Miguel Couto, alla periferia di Rio,e con loro ha giocato con colori e forme, macchie e materiali particolari. Il risultato è “Pinturas de rua”, una mostra che fino al 29 gennaio racconta di questi bimbi e del loro abbandono, ma anche della bellezza di una rinascita: è’ la mostra dei sorrisi degli ex bambini di strada della Casa do Menor.

Per tutta la durata della mostra raccoglieremo nella sede dell’IBRIT materiale artistico per i bimbi della Casa do Menor di Miguel Couto.
www.ibrit.it

n.m.

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dal 23 gennaio al 14 febbraio 2010

Sex-Zwangsarbeit in NS-Konzentrationslagern
(La Prostituzione forzata nei lager nazisti)


"Women of Ravensbruck." Drawing by Ravensbrück prisoner Helen Ernst. Ravensbrucker Zeichnungen. © (MRG/SBG). (Original in Historisches Museum Schwerin, Germany.

Museo della Liberazione di Via Tasso - Roma


Per la prima volta in Italia una mostra che illustra la costrizione alla prostituzione subita da molte prigioniere del regime nazista e rende nota una pagina di estrema crudeltà rimasta finora nascosta alla conoscenza e alla coscienza civile e politica del nostro paese. L' esposizione si propone di far luce su una delle pratiche più criminalmente dimenticate in uso nei lager nazisti: quella di forzare alcune prigioniere a prosituirsi per soldati e prigionieri. Fotografie delle "case di piacere" create accanto ai campi di concentramento, schede identificative delle detenute costrette alla prostituzione, ma anche "buoni premio" che i prigionieri di sesso maschile ricevevano dalle SS per una "visita al bordello" come ricompensa per la buona condotta all’interno della macchina lavorativa, questi i reperti che sarà possibile osservare tra i pannelli in mostra.

L'iniziativa è stata organizzata dalla cooperativa sociae "Be Free":"Ci interessava approfondire il tema dell'utilizzo storico dello sfruttamento del corpo delle donne", spiega la presidente di "Be Free" Oria Gargano, motivando così la scelta di una cooperativa normalmente impegnata nell'assistenza concreta alle donne vittime di tratta, violenza e discriminazioni, di organizzare questa iniziativa di interesse storico e culturale.

"Le donne costrette alla prostituzione erano le cosiddette "prigioniere asociali", ovvero donne recluse per crimini comuni o crimini politici – spiega l'organizzatrice della mostra e operatrice di Be Free, Antonella Petricone – mentre gli utilizzatori erano inizialmente solo i membri della polizia di stato, ma successivamente anche i prigionieri considerati meritevoli di premio". Come spiega la Petricone le motivazioni che hanno spinto ad allargare ai prigionieri l'accesso ai bordelli sono, secondo la documentazione analizzata, relative al "timore del diffondersi dell'omosessualità nei campi, ma anche di malattie sessualmente trasmissibili".

L'esposizione presenta la documentazione della prostituzione forzata di oltre 200 donne, in gran parte provenienti dal campo di concentramento di Ravensbruck. Proprio a Ravensbruck la mostra è nata ed è stata ospitata per due anni; l'esposizione, il cui titolo originale è in tedesco “Sex-Zwangsarbeit in NS-Konzentrationslagern” (Prostituzione forzata nei campi di concentramento nazisti), è stata creata dal gruppo di studiosi di Vienna “Die Aussteller”, e successivamente è stata trasformata in laboratorio e mostra itinerante dal gruppo di studenti della Universität der Künste di Berlino.

n.m.

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19 gennaio 2010

Antonella Prota Giurleo

dell' ASSOCIAZIONE DI DONNE GALASSIA condurrà a Corsico presso il Centro Falcone, Via falcone5/7 un incontro sul tema

"l'arte e le artiste"

Attraverso la proiezione di immagini e il racconto orale si esamineranno le artiste che hanno partecipato alla FIAC ( Fiera Internazionale di Arte Contemporanea) svoltasi nell'ottobre 2010 e le artiste presentate alla mostra Elles in corso sino al maggio di quest'anno al Beaubourg ( ufficialmente, Centre Pompidou).
L'ingresso  è libero e l'incontro è aperto a tutte le donne interessate.

m.m.

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dal 18 gennaio al
9 aprile 2010

REGINA.FUTURISMO, ARTE CONCRETA E OLTRE

Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea
Palazzo Panella, Via Matteotti 53,
Palazzolo sull’Oglio (BS)

Inaugurazione
sabato 16 gennaio 2010 ore 11.30

Date mostra 18 gennaio 2010 - 9 aprile 2010
Orari da lunedì a venerdì 9-13 / 14.30-18.30
sabato e domenica e festività su appuntamento

La Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea, in collaborazione con il Museo Regina di Mede, presenta la mostra “REGINA. Futurismo, arte concreta e oltre”, ovvero l’intero percorso creativo della scultrice futurista lombarda Regina Cassolo Bracchi (Mede, 1894 - Milano 1974) dagli esordi degli anni venti alle ultime produzioni degli anni settanta, in una delle più complete antologiche mai realizzate, con oltre 140 opere tra sculture, disegni, taccuini e bozzetti, alcuni di questi assolutamente inediti e mai sino ad oggi esposti.
La rassegna è curata da Paolo Campiglio, con il patrocinio della Regione Lombardia - Culture Identità e Autonomie della Lombardia, della Provincia di Brescia - Assessorato alle Attività e Beni Culturali Valorizzazione delle Identità, Culture e Lingue locali e del Comune di Palazzolo sull’Oglio - Assessorato alla Cultura, Comune di Mede. Dall’ultima antologica di Luciano Caramel nel 1991, gli studi sulla figura di Regina,  considerata tra le maggiori interpreti femminili del 900 italiano che dal Secondo Futurismo approda all’Astrattismo, si sono moltiplicati, tanto da sollecitare l’esigenza di una revisione critica del suo lavoro che include anche una  vasta produzione grafica e di bozzetti su carta.
Proprio i disegni e i bozzetti presenti in mostra alla Fondazione Ambrosetti seguono l'intera attività della scultrice e pongono l’attenzione sul momento progettuale, affiancandosi alle sculture vere e proprie in un costante richiamo tra disegno e scultura.
L’esposizione, articolata in sei momenti principali, è organizzata seguendo un percorso cronologico.
Gli anni della formazione e delle prime sculture, tra la fine degli anni venti sino all’inizio degli anni trenta, sono caratterizzati da una produzione ancora figurativa.  Agli anni trenta appartengono invece le opere in alluminio ritagliato di ispirazione futurista e la produzione non figurativa, ed è proprio in questo periodo che, dopo aver conosciuto Marinetti nel 1931, Regina frequenta gli artisti del secondo futurismo milanese (Bruno Munari, Ricas, Cesare Andreoni e Giuseppe Scaini), firmando nel 1934 il Manifesto Tecnico dell’aeroplastica futurista e partecipando sino al 1940 a tutte le esposizioni di aeropittura.
Negli anni quaranta Regina procede verso una maggiore astrazione, come evidenziano i disegni relativi agli studi sui fiori e, forte di questa esperienza, negli anni cinquanta aderisce al Movimento Arte Concreta (MAC), giungendo a de - materializzare sempre più la scultura.
Nuovo è anche l’approccio ai materiali quali ferro, plexiglas, marmo e in linea con le premesse del gruppo appare l’adesione a un’estetica geometrica. Negli anni 1955 e 1957 Regina è invitata alla Biennale di San Paolo del Brasile, alla Prima rassegna italiana d'arte concreta, alla Biennale di Milano e alla Permanente. Negli anni sessanta continua le esperienze astratte e nel frattempo si interessa, con una serie di disegni e tavole, al linguaggio non verbale, ai suoni della natura e del paesaggio.
Al periodo giovanile appartengono opere come La popolana (1925 ca.), un ritratto inedito esposto originariamente alla I Mostra Sindacale Lombarda di Milano nel 1928.
Con la definitiva maturazione intorno al 1930 e la sperimentazione di materiali nuovi quali latta e alluminio, che permettono una facile modellazione manuale e si allineano a un’estetica meccanica, nascono le prime opere futuriste come Spiaggia (1930), La signora provinciale (1930-31) e il Ritratto del nipote (1930-33). Il periodo più vivo dell’aereoscultura è invece testimoniato in mostra da progetti inediti per L’amante dell’aviatore, realizzata nel 1935.
Nel 1934-35 la produzione della scultrice appare in clima con  le ricerche non  figurative che, da Fausto Melotti a Lucio Fontana, interessavano il contesto milanese gravitante attorno alla Galleria del Milione.
Una sala è interamente dedicata a Il paese del cieco (1936), prima riflessione sul linguaggio e sulle sensazioni di un non vedente, lavoro emblematico che rappresenta un punto di arrivo nell'arte di Regina, con abbondanza di studi preparatori in carta e di varianti in alluminio.
La ricerca degli anni quaranta è testimoniata da sculture astratte in gesso o in marmo come Fiore (1945),  Scultura spaziale (1947) e Ritratto di Mariuccia Rognoni (1948), in cui la forma si semplifica e si libera in una composizione equilibrata e armonica col mondo della natura.
La de-materializzazione scultorea si compie nelle strutture in plexiglas del periodo MAC, come le sculture multicolore sospese e le composizioni con fili di ferro ed elementi in plexiglas. Sempre agli anni cinquanta appartengono le opere Sputnik (1952) e Terra-Luna (1955), suggestionate dalle nuove scoperte scientifiche in campo spaziale.
La ricerca sul linguaggio non verbale, che in parte riprende gli studi degli anni trenta, è presentata, per la prima volta al pubblico, nella sala dedicata alle nove tempere su carta trasparente de Il linguaggio del canarino (1966), nelle quali Regina ha decifrato e illustrato il linguaggio del suo canarino. Proprio in queste opere il tema della traduzione del linguaggio degli animali in poesia visiva e disegno raggiunge l'acme più lirico dell'intera produzione dell'artista, da sempre rivolta anche al mondo degli animali e della natura.
La mostra rappresenta indirettamente anche un omaggio a Vanni Scheiwiller che, grande estimatore della moglie del pittore Luigi Bracchi, ne conservò la memoria dando vita alle prime monografie dedicate all’artista, la cui cifra stilistica è sempre stata una moderna ‘avanguardia mentale’ così descritta dalla stessa Regina: «I miei pensieri non sono mai fissi, sono sempre disposta a cambiare opinione».
Per l’intera durata della retrospettiva è previsto un programma di attività didattiche, sia per le scuole, sia per adulti con bambini, ideati e realizzati da Valeria Depalmi, Cinzia Cassinari ed Elisabetta Bernardelli della cooperativa Educarte. I laboratori prenderanno spunto dagli aspetti più significativi dell’iter artistico di Regina quali l’innovazione plastica, il disegno, la sperimentazione dei materiali, la suggestione delle tecnologie spaziali, per tradurre e dare vita a piccole architetture astratte, a decorazioni artistiche e sculture mobili.
La mostra è accompagnata da un catalogo edito e realizzato dalla Fondazione Ambrosetti Arte Contemporanea, con il contributo della Fondazione Banca Popolare di Bergamo onlus.

vedi Una Regina dell'arte in viaggio nel Futurismo di Chiara Gatti

vedi La Regina del secondo Futurismo di Renato Barilli

m.m.

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30 gennaio - 28 febbraio 2010


Palazzo Te incontra il contemporaneo: Lucia Pescador, Gabriella Pauletti, Sonia Costantini

Palazzo Te - Viale Te 19 - Mantova
Tel +39 0376 323266


Palazzo Te a Mantova, dal 30 gennaio al 28 febbraio 2010, ospita nell’Ala Napoleonica, l’unica area della villa ideata e progettata da Giulio Romano che non presenta il suo intervento pittorico, le mostre monografiche di Lucia Pescador, Gabriella Pauletti e Sonia Costantini.
I lavori delle tre artiste, che approdano a differenti risultati espressivi, dall’installazione all’astrattismo, si arricchiscono nel confronto con la grande arte del Maestro manierista.

La mostra Wundernachtkammer per Mantova di Lucia Pescador è allestita in una piccola stanza “di servizio” di Palazzo Te fino ad oggi esclusa dal percorso di visita museale. La scelta insolita dello spazio espositivo, oltre a confermare l’originalità del progetto a cura di Gabriella Belli, è perfettamente funzionale alle esigenze dell’artista che, ispirandosi alla città di Mantova, ai temi del teatro e degli animali, reinterpreta la tradizione enigmatica delle Stanze delle Meraviglie.
A partire dal XVI secolo, il termine tedesco Wunderkammer designa l’ambiente privato in cui ambiziosi e gelosi collezionisti d’arte erano soliti conservare oggetti con caratteristiche straordinarie (per forma, dimensione, materiale e provenienza) sia appartenenti al mondo della natura (naturalia) sia creati dalle mani dell’uomo (artificialia).
Lucia Pescador realizza un “montaggio” raffinato e visionario di disegni, immagini, illustrazioni, fotografie, indumenti e oggetti, in parte selezionati dal suo repertorio di opere dagli anni Ottanta a oggi – perlopiù dall’Inventario di fine secolo con la mano sinistra – e in parte inediti.
Numerosi “frammenti” che vanno a comporre l’installazione illustrano la città di Mantova, il Gabinetto Scientifico del Liceo Virgilio e il Teatro Bibiena. Mentre al teatro e agli animali si rifà la scelta di maschere, ritratti di attori degli anni Quaranta, illustrazioni di volpi, serpenti e coccodrilli. Peculiari sono sia le citazioni di maestri come Mondrian, Depero, Monet, sia i rimandi ad altri temi come la religione o il fumetto. Il filo conduttore della sua opera è la notte, che riecheggia la segretezza, il mistero.
“Di fatto – spiega l’artista – riempio pareti, da cima a fondo, lavorando sull’accumulo e la stratificazione, con disegni di tante misure utilizzando carte già adoperate, mischiate con oggetti e foto. Dispongo tutto vicino in modo che ne esca una sola voce, quella di un coro”.

Le carte di Gabriella Pauletti, esposte nella Loggia Meridionale di Palazzo Te, rappresentano spesso un sofferto tentativo di avvicinamento o di approssimazione tra mondi, cose e persone, raffigurano incontri possibili che il più delle volte esprimono la conflagrazione di uno scontro.
L'esposizione Versus, curata da Paolo Campiglio, presenta una decina di opere ed è incentrata su alcune tappe dell'avventura creativa dell'artista mantovana. Accanto alle carte catramate, che ricordano delle costellazioni, per l'impiego di differenti materiali come lustrini e terre, vi sono le ultime lastre di metallo segnate a grafite e carboncino, a cui si affiancano alcune tele emblematiche di una ricerca più che ventennale. Tra queste ricordiamo la serie dei ponti e quella dei segni liberi su carta giapponese, che rappresentano un felice controcanto di luce e segno rispetto all'oscurità espressa delle composizioni caratterizzate da toni bruni, neri e grigi.
L'avverbio versus che dà il titolo alla mostra pone l'attenzione sull'ambiguità espressa dalle opere dell'artista, tendenti certamente a un avvicinamento, ma al tempo stesso disposte a chiudersi a riccio per difendersi, o addirittura a esprimere un conflitto, una conflagrazione di forze ed energie.

L’intervento della mantovana Sonia Costantini, esposto nella Camera delle Vittorie di Palazzo Te consiste in 4 quadri monocromatici di grandi dimensioni e dà conto di una accurata riflessione sul rapporto di intima reciprocità tra il colore e la luce. Il colore è inteso come valore assoluto: tema, sostanza, materia, corpo opaco che reagisce alla luce, trasformandosi.
Inserendosi nella tradizione della “pittura di colore”, con la mostra Armonie per accordo, a cura di Federico Sardella, l’artista invita il visitatore a fruire dell’opera d’arte con atteggiamento empatico: quando la pittura si manifesta nella più totale dimensione monocromatica è infatti indispensabile che l’occhio dell’osservatore si disponga a cogliere ogni vibrazione della tessitura.
Eseguiti con una tecnica mista, acrilico e olio su tela, di formato quadrato, i dipinti esprimono la trasparenza del colore nei toni del Rosa di Avignone, Terra Verde e Azzurro Cenerino. Mentre il quarto pezzo, esposto separatamente nella piccola stanza adiacente, si presenta nell’assoluto del Blu Reale. Con le opere di Sonia Costantini si apre un dialogo suggestivo con la grande arte del passato. Le tele monocromatiche appaiono come “momenti d’espansione” dei meravigliosi affreschi giulieschi che decorano l’antica residenza dei Signori di Mantova.
“L’opera d’arte – spiega l’artista – definisce lo spazio che la circonda, e in virtù di questo assume per sé un valore altro che ne arricchisce il senso. Il linguaggio della pittura è carico di storia e di memoria stratificata”.

Le mostre Wundernachtkammer per Mantova di Lucia Pescador a cura di Gabriella Belli, Versus di Gabriella Pauletti a cura di Paolo Campiglio e Armonie per accordo di Sonia Costantini a cura di Federico Sardella, organizzate dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te con la collaborazione del Comune di Mantova, Provincia di Mantova, Museo Civico di Palazzo Te e MAC Francesco Batoli, sono corredate da cataloghi monografici editi da Tre Lune.

n.m.

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Lunedì 26 gennaio 2010 dalle ore 18 alle ore 21

CLARA BRASCA

ARTE DALL'ARTE

Galleria Maria Cilena
Studio per l’arte contemporanea
Via C. Farini, 6-Milano

La mostra prosegue fino al 28 febbraio
da martedì a venerdì, dalle ore 15 alle 19

Abitare il quadrato, Spazio pittorico, Poststorico, sono alcuni titoli che danno una ragione  della ricerca di Clara Brasca, artista milanese che ha esposto molte  delle sue opere  anche all’estero. Disvelamento è un quadro bianco nel quale è raffigurata  l’insondabile oscurità di un taglio di Fontana, dal quale immaginavamo l’accesso ad un’altra dimensione, si affaccia inaspettatamente una Venere neoclassica, che ritorna titubante nella speranza di venire nuovamente accolta e considerata il centro e il motore dell’arte.
Il tema della mostra è un motivo costante dell’iter pittorico, che  Clara Brasca  periodicamente riprende e  sviluppa  in sequenze di opere dal vario contenuto espressivo, in occasione di vari appuntamenti espositivi. Compie un viaggio artistico nel quale la contemporaneità è considerata come simultanea al passato e la storia come un eterno presente, da elaborare e da cui attingere.   
Gli autori e le opere del passato sono un patrimonio storico di linguaggi codificati, disponibili per nuove interpretazioni ma in questo caso non possiamo parlare di omaggi  o citazioni, perché non si tratta di rifare un capolavoro alla “maniera di”  De Chirico, Picasso e molti altri, ma di una appropriazione attraverso il proprio vissuto, la cultura odierna, le proprie emozioni  per modificarlo e reinterpretarlo alla luce del  presente. In un’epoca in cui tutto è già stato detto, scritto, dipinto e i margini d’azione per il nuovo, soprattutto in pittura sono minimi, diventano secondo il pensiero di Clara Brasca  possibili nuove aperture solo muovendosi liberamente nella Storia, raccogliendo e ricomponendo i  frammenti  del sapere di questa cultura  e rielaborandoli.
Le tele esposte raffigurano figure femminili che si muovono e abitano gli spazi astratti di Mondrian, Malevic, Fontana e la ricerca cromatica è ridotta  a volte al semplice bianco e nero,  per concentrarsi maggiormente sulla dimensione spaziale. 

m.m.

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sino al 14 febbraio 2010

Gender Check
Femininity and Masculinity in the Art of Eastern Europe

MUMOK Museum of Modern Art
Ludwig Foundation Vienna
www.mumok.at

'Gender Check' is the first comprehensive exhibition featuring art from Eastern Europe since the 1960s based on the theme of gender roles. 20 years after the fall of the Berlin Wall, the curator Bojana Pejic, along with a team of experts from 24 different countries, has put together a selection of over 400 works including paintings, sculpture, installations, photography, posters, films and videos. With over 200 artists, the exhibition paints an exceptionally diverse picture of a chapter in art history that until recently had been largely unknown and that could also act as an important addition to contemporary gender discourse.

'Gender Check' follows the changes in the representation of male and female role models in art – especially as they develop under different socio-political conditions. The exhibition, initiated and supported by the ERSTE Foundation, shows the interrelationship between art and history following both a chronological and thematic approach:

Up into the 1960s, heroic male and female workers were the dominant figures in the socialist realist tradition of art. The intended realitytransforming program of a 'sexless society' propagated by the state was met with irony and unmasked by unofficial art at the time. Following the period of collective state utopian aesthetics, different individual and more open tendencies could be found on a local level – periodically provoking a hostile response – that created independent spaces for nonconformist art. Beginning in the 1970s, ideals of femininity and masculinity were reexamined beyond the propagandist clichés of the past: Self-portraits and representations of the body and subjectivity began to hint at a newfound self-confidence also reflected in openly displayed sexuality that called heterosexual standards and heroic ideals of masculinity into question. Even many of the abstract pieces worked with anthropomorphic forms and the relationship between the sexes within society.

The emancipation from role models went along with an emancipation from traditional means of expression, as new media and art forms like photography, film, video and performance became increasingly important. At the same time, more and more female artists began to gain in prominence.

With the fall of the wall in 1989 and the end of socialist regimes, new challenges became evident in the face of rising nationalism and neoliberal influences from the west. The newly won freedoms came hand in hand with neoconservative role constraints that soon also became the topic of artworks. A critique of chauvinist, militaristic, misogynist and xenophobic ideologies were expressed in the context of feminist theory. Homosexuality began to be brought up. Clichés about motherhood and traditional religious-inspired ideals of femininity and patriarchal power structures came under critique. To underline the political and public significance of female identity, allusions came to be made to historical allegories of femininity.

Curator Bojana Pejic

n.m.

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sino al 7 gennaio 2010

INDOMITABLE WOMEN SHOW
Audiovisual Selection of the Barcelona Art Contemporari Festival 10.0 – Pandora’s Box

CCCB ·Centre de Cultura Contemporania de Barcelona
c/ Montealegre, 5, 08001, Barcelona, Spain

Curator: Macu Morán · Curatorial Assistant: Francesca Tusa

Curated by Macu Morán, the Indomitable Women exhibition gathers a selection of audiovisual artworks developed within the past four decades, in an attempt to glimpse the ethereal something that is a backdrop to the feminine artistic praxis. Homage to those passionate artists who fearlessly redefine contemporary aesthetic and thought, taking us all towards new futures, conceived for an advanced, dynamic and multi-faceted society.

Passion is the basis and sustenance of this exhibition. Impulses from women with very different stories, beating for so many other beings, finally brought into the practical philosophy that art invites with an admirable passion. The selection certainly bespeaks of a passionate process, throughout proposals and reflections developed with the necessary wisdom to allow total freedom of creation under diverse circumstances. Artists with a passion to create something different, to leave their particular imprint, fearlessly redefining contemporary aesthetics and thought.

They are indomitable because no one has been able to cast them into a mould designed through a long history developed for and by men. They are indomitable because both endogenous and exogenous domination mechanisms have not worked on them. Indomitable because of being immune to the standard guidelines, the product of mental paradigms that come from implicit and unconscious assumptions beliefs, and cultural values that restrain creativity and repress ideas, towards the obedient acquiescence to the predominant masculine role, established in most societies since the origins of humankind.

Indomitable, once again, because of embracing the audiovisual medium as a genuine form of artistic expression, embodying the temporal dimension as an active player in the universe of perceptions and multiplying the experience with countless visual impacts, which choreograph at the retina an everlasting sensation.

Passionate women who know how to give time to time in the artistic practice, who have not been stopped by the recalcitrant resistance of conservative reactionaries afraid of change and specific to each generation. Women with their own voice and criteria, who, by vocation, have let their imagination fly and take us all towards new futures, conceived for an advanced, dynamic and multi-faceted society. What is will no longer be; what was is no more. Intrinsically bound to change, time does not stop; neither does it repeat itself. Wise are those creators who have an inspiring muse and travel companion in this juncture.

The Indomitable Women selection provides a space for an important group of artists to transmit the essential features of women’s freedom of creativity and its possibilities, able to cope with multiple proposals in the aesthetic, form and content, while always loyal to the duty of evolution inherent in art, and acquiescent with its revolutionary power. Gathering works developed within the past four decades, the show is an attempt to glimpse that ethereal something that is a backdrop to women's artistic praxis. The flux of conscience that emanates from their works, intimate monologues of oscillating thought, images, wishes, emotions, curiosities and reflections, which contain surprising conceptual, aesthetic and, of course, technical and technological links.

The show is an effort to discover the characteristics of the female point of view behind the camera as a pertinent discursive thread that has not been sufficiently analyzed, exhibited or recognized. It invites to reflect upon the perception and vital behavior that designates the various approaches of the female creative nature and, on a deeper level, concerns anchored in the psyche over time, perceptible thanks to the cross-historic cut.

Distinguishing art as a flux of currents of thought that promotes the creation of innovative notions, which subtly filter through society, permuting the rooted structure of masculine values and refuting a society that identifies with them and is programmed to serve their interests. Meanings and signifiers which have created and continue to create their imprints in contemporary art history, confronting past times and generating new ideas and original perspectives. It is essential to give visibility to these works, which just by existing de-construct the male-centered subjacent discourse, and point to a more fair social progress.

Work elaborated with the virtuosity that only passion can conceive, and that in the de-codification state offers an open reading to the viewers, allowing them to have an intimate relationship to the codes and sub-codes proposed in each work by this splendid group of artists and indomitable women.

n.m.

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“Existence denied”
Mostra fotografica di Andrea M. e Magda C

Alternative Information Center di Beit Sahour, Betlemme

La mostra “Existence denied” dei fotografi Andrea M. e Magda C. è presente dal 17 ottobre presso l'Alternative Information Center di Beit Sahour, Betlemme: Il nostro lavoro ha avuto come scenario i quattro venerdì dello scorso Ramadan, momento in cui crediamo risulti più facile comprendere il vero volto di un “checkpoint” e più difficile nasconderne il vero significato da parte dell'autorità israeliana, momento in cui risulta più evidente ciò che accade nella vita quotidiana di ogni abitante dei Territori Occupati Palestinesi. L'intento delle immagini della mostra è quindi prima di tutto spostare l'attenzione sulla vera natura di un checkpoint. “Checkpoint” dall'inglese letteralmente significa “punto di controllo”, ma difficilmente sentirete questa parola pronunciata da un Israeliano o da un Palestinese. Il termine più usato è “machsom” dall'ebraico “barriera” e la differenza tra questi due concetti ci rende il reale significato di questo strumento di privazione del diritto. Ma per ironia della sorte “machsom” significa secondo la terminologia della kabbalah ebraica “barriera tra questo mondo e quello spirituale” e mai come durante il Ramadan tale parola risulta essere piu' appropriata. Centinaia di migliaia di Palestinesi che hanno cercato di recarsi alla moschea di Al-Aqsa a Gerusalemme per la preghiera del venerdì si sono visti rifiutare in maniera aggressiva e immotivata il loro diritto al movimento ed il loro diritto alla preghiera, protetti tra l'altro dagli articoli 13 e 18 della dichiarazione universale dei diritti dell uomo. Con le nostre foto abbiamo inoltre cercato di sottolineare, allo stesso tempo, l'arroganza e la prepotenza dei militari israeliani, e la resistenza pacifica e composta del popolo palestinese che nemmeno per un secondo ha sconfinato nella violenza o nella risposta alle ostilità ricevute. Sfidando il caldo torrido del sole d'agosto, il digiuno imposto dal corano, la lunga estenuante fila di attesa ed i malori che ne sono conseguiti, questa gente ha dovuto subire ulteriormente i maltrattamenti, l'umiliazione e nella maggior parte dei casi il rifiuto di recarsi a Gerusalemme. Solo le donne sopra i 45 anni, gli uomini sopra i 50 ed i giovani sotto i 16 anni, sono stati autorizzati a passare ed il fatto che sia stato rifiutato il passaggio durante i venerdì di preghiera a chi non rientrasse nelle fasce d'età consentite, pur possedendo il permesso giornaliero di lavoro per recarsi da Betlemme a Gerusalemme, dimostra ulteriormente come queste “barriere” non abbiano nessuna relazione con la sicurezza. Tutto ciò anzi non fa altro che accrescere la sensazione di impotenza ed umiliazione che porta inevitabilmente all'odio nei confronti dell'unica faccia della società israeliana (i soldati) che ai palestinesi è consentito conoscere. Stiamo organizzando in questo periodo delle esibizioni all'estero ed in Italia. Chiunque sia interessato alle foto o all'organizzazione di una mostra, possa darci anche semplici consigli o suggerimenti, può contattarci all'indirizzo mad_kamboui@hotmail.com o telefonare ai numero 00972(0)59.85.86.275 oppure 0039.328.678.52.66. Tutti i nostri contatti così come le foto del reportage sono visibili sul sito: http://www.andrea-magda.com/.

n.m.

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dal 15 al 22 dicembre 2009 e dal 12 al 27 gennaio 2010

VOLUTE

opere di Mavi Ferrando

nella nuova sede di Quintocortile - Viale Bligny 42 - Milano

presentazioni di Roberto Borghi, Chiara Gatti, Evelina Schatz

inaugurazione martedì 15 dicembre alle ore 18


orario: da martedì a giovedì dalle 17 alle 19 - dal 15 al 22 dicembre 2009 e dal 12 al 27 gennaio 2010

vedi Mavi Ferrando di Antonella Prota Giurleo

n.m.

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fino al 28 febbraio 2010

ANTENATE DI VENERE


Castello Sforzesco, Sala Sforzesca
Milano

LA TERRACOTTA più antica della storia raffigura una donna dai seni generosi, anzi enormi, e dai fianchi larghi. La Venere di Vestonice sta comodamente nel palmo di una mano, con i suoi 11 centimetri di altezza, ha quasi 30.000 anni ed è stata ritrovata nel 1925 in Moravia. Un pezzo più unico che raro, che anticipa di 20.000 anni la tipologia di figure femminili diffusa in età neolitica. Da oggi è esposta eccezionalmente al Castello Sforzesco nella mostra Antenate di Venere, prodotta dal Comune e dall' associazione Capodanno Celtico e curata da Venceslas Kruta e Alena Humplova (catalogo Skira). Sono circa 150 pezzi, quasi tutti provenienti dai musei della Repubblica Ceca: tra i molti vasi e oggetti di uso quotidiano, spicca una trentina di statuette femminili che costituiscono la vera attrazione. Queste piccole donne di terracotta sono le discendenti della Venere di Vestonice e sono databili tra il 6.000 e il 4.000 a.C., quando l' uomo scoprì l' agricoltura e smise di essere esclusivamente cacciatore. Molte le ipotesi sulla loro natura: c' è chi le crede divinità, altri figure erotiche, leggendole come una sorta di "Playboy" preistorico, mentre per le femministe americane erano l' espressione di una società matriarcale. Da non perdere la Figuretta femminile intagliata in un molare di cinghiale e il vaso a forma di donna seduta, in cui le mani sono sostituite da due scodelline.

Michele Tavola da La Repubblica del 5/12/09

m.m.

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fino al 22 gennaio 2010

SPOSE IN VIAGGIO / BRIDES ON TOUR
Pippa Bacca Silvia Moro

FONDAZIONE MUDIMA
via Tadino 26, 20124 Milano
tel. +39 02.29.40.96.33 fax +39 02.29.40

Inaugurazione mercoledì 9 dicembre 2009 - ore 18.30


La Fondazione Mudima inaugura la mostra “Spose in viaggio / Brides on Tour”, un progetto realizzato nel 2008 da Pippa Bacca e Silvia Moro in collaborazione con Byblos Art Gallery di Verona. Le due artiste, animate dalla forte determinazione di portare a compimento il loro progetto, hanno lavorato con dedizione alla sua preparazione e alla messa a punto della rete di connessioni e ospitalità servite a supporto del progetto e del viaggio. Così facendo hanno percorso in autostop i paesi del Mediterraneo sconvolti da recenti guerre, con lo scopo di portare un messaggio di pace, speranza e solidarietà, attraverso il viaggio stesso e una serie di rituali/performances di grande valore simbolico. Pippa Bacca e Silvia Moro sono partite da Milano vestite in abito da sposa, attraversando la Slovenia, la Crozia, la Bosnia, la Serbia, la Bulgaria, sino ad arrivare in Turchia, dove il percorso è stato bruscamente interrotto dalla tragica morte di Pippa, che non ha però distrutto la fiducia nel loro positivo messaggio e la volontà di spiegare i significati racchiusi in questo progetto, ricco di sfaccettature. La mostra documenta e rivive le tappe più importanti vissute nel viaggio di Pippa e Silvia attraverso diverse sezioni espositive avvalendosi di sezioni multimediali e della documentazione originale raccolta durante il viaggio: opere prodotte in collaborazione con le persone incontrate, fotografie, ricordi, testimonianze, oggetti. Pippa Bacca e Silvia Moro, attraversando paesi sconvolti da guerre fratricide e odi etnici, hanno innescato un sistema di relazioni e di scambi dove la pace, la speranza, il confronto e la solidarietà sono divenuti le vere tappe che hanno scandito il loro viaggio, sostenuto dalla volontà e dal coraggio di impersonare e dar voce al simbolico femminino, generatore di vita e creatore di relazioni feconde. Proprio come inno alla vita Pippa Bacca ha realizzato durante il viaggio la "Lavanda dei piedi" alle ostetriche del posto, come simbolo di riconoscenza e gratitudine verso queste donne che permettono alla vita di nascere in luoghi in cui la guerra troppo spesso non ne ha rispetto. Come ha scritto Giorgio Bonomi nel testo in catalogo, il viaggio di Pippa Bacca “ha aperto la mente e il cuore di tanta gente, in tutto il mondo, per cui il male si è trasformato, dialetticamente, in bene: è penetrato in profondità, così, il messaggio che l’arte di Pippa voleva comunicare, cioè la fratellanza e l’amore tra i popoli, e gli individui, tra il tu e l’io”. Silvia Moro ha invece utilizzato l’antichissima arte del ricamo che ha varcato i confini territoriali e culturali ancora prima di quelli linguistici, chiedendo alle donne che ha incontrato in ogni paese di realizzare ricami sul suo abito che contaminandone il bianco, rivelano e testimoniano la rete di connessione e relazioni possibili come dissolvimento dei limiti territoriali, culturali e linguistici, in nome della pace. Martina Corgnati ben sottolinea nel suo testo in catalogo l’attitudine di Silvia Moro verso il progetto: “La rinuncia sistematica all’autorship a favore dello scambio e della condivisione, il rifiuto di fermarsi sull’opera, l’oggetto risolto, compiuto e concluso a favore di un insistente e persino umile processualità; il rifiuto, in altre parole, della verticalità dell’io a favore dell’orizzontalità del noi, un noi femminile, indefinito, aperto, non barriera ma rete, non dogma ma tentativo, almeno tentativo di osmosi e di condivisione”. Saranno anche in mostra le opere fotografiche di Sirio Magnabosco, il fotografo che ha raccolto dal vivo le testimonianze video-fotografiche dei rituali-performances quotidiane come il lavaggio degli abiti, le persone, i loro mestieri, l'interazione con i luoghi, la visita alle associazioni culturali, i rapporti con gli artisti locali. Il 9 dicembre alle 18.30 verrà inoltre presentato il catalogo del progetto “Spose in viaggio” con i testi critici di Martina Corgnati e Giorgio Bonomi, che interverranno all’inaugurazione.
La mostra rimarrà aperta fino al 23 dicembre e riaprirà dal 7 al 22 gennaio 2010 lun.-ven. 10.30/12.30 - 15.30/19.30

n.m.

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fino al 30 gennaio 2010

Dorothea Tanning

Beyond the Esplanade: Paintings, Drawings and Prints from 1940 to 1965
Frey Norris Gallery and Annex
456 Geary Street, San Francisco, CA 94102


Beyond the Esplanade surveys a fascinating period in the career of one of the most intriguing artists and writers of the last century. After extensive travel and living for some time in Sedona, Arizona and the Loire Valley in France, Dorothea Tanning now lives back in New York City, the same city where she came to prominence in 1942. That year Julien Levy, the gallerist who effectively introduced the United States to Surrealism, visited her studio. Levy was so impressed by Tanning's painting Birthday (now in the Philadelphia Museum of Art), that he quickly offered her a solo exhibition in his eponymous gallery in 1944. This exhibition was well received and positioned Tanning as one of the more significant artists in the country at the time. As a thinker and artist, Tanning’s life with her husband, the renowned painter Max Ernst, served as the epicenter for encounters and electrifying exchanges with many of the most significant creatives alive. From Joseph Cornell, Truman Capote, Merce Cunningham, George Balanchine, John Cage and Dylan Thomas to Alberto Giacometti, Joan Miro and James Merrill, Tanning’s autobiography Between Lives sometimes reads like a bildungsroman - Tanning found herself quickly surrounded by genius, yet remained sufficiently grounded to allow this to inspire and not overshadow her own emerging oeuvre. The exhibition's title painting, Beyond the Esplanade (1940), speaks to the strength of will, creative unorthodoxy and story of artistic blossoming that would define Tanning’s evolving vision. Through work that cleaves rather closely to Surrealist paradigms of the biomorphic, erotic and the power of chance association, Tanning matured into a period of prismatic abstraction that calls to mind the shattering of semi-precious gems across the surface of her paintings. In Daphne (1943), Fatala (1947) and The Witch (1949), the intensely self-revelatory and still self-obscuring tones of her signature paintings demonstrate a sharp and witty intelligence struggling with the effects of, and often dismissive assumptions conjured by, her own physical beauty. This struggle is probably best encapsulated in the expression of the solitary and seductive but perhaps drowned woman depicted in Beyond the Esplanade, or the more confessional passages of her autobiography. Paintings like Vorace Veracite (1956) and Ignotti Nulla Cupido (1960) epitomize the jewel-like beauty of the second and third decades of Tanning’s career, a transition from a tone of discomfiting sexuality to embracing a distinct abstract language, one defined by color, hidden imagery and intricacy bolstered by clever poetic titles. Tanning would later experiment with what is now called installation art (such as Hotel du Pavot, Chambre 202 of 1973) and soft sculptures which the artist understood would not last, would be ephemeral combinations of plump twisting curves and functional furniture with titles like Pincushion to Serve as a Fetish (1979). In the 1980’s Tanning began to concentrate more on her writing, authoring several books and becoming a much celebrated poet, with poems appearing in The Best American Poetry 2000 and The New Yorker. Beyond the Esplanade is the most comprehensive look at Tanning's early career to appear in an American gallery since the Philadelphia Museum of Art hosted "Birthday and Beyond" in 2000, to celebrate their acquisition of this seminal painting. A 48 page catalogue accompanies the exhibition with an essay by Surrealism scholar and art historian Amy Lyford.

n.m.

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dal 28 novembre 2009 al 14 febbraio 2010

'Yayoi Kusama
'I want to live forever'

Padiglione d'Arte Contemporanea
Via Palestro 14 Milano


Curata da Akira Tatehata, direttore del National Museum of Art di Osaka, la mostra è dedicata alla protagonista indiscussa dell'arte contemporanea giapponese.

Oltre a dipinti figurativi e astratti di recente realizzazione, sculture di grandi dimensioni e installazioni create nell'ultimo decennio, sarà esposta anche una selezione di disegni risalenti agli anni '50 e '60.

In mostra anche Narcissus Garden, l'installazione-scultura presentata per la prima volta alla XXXIII edizione della Biennale di Venezia (1966). Kusama produsse questo ambiente interattivo composto da 1500 sfere metalliche con l'assistenza di Lucio Fontana. In una presentazione improvvisata sul prato del Padiglione Italiano, Kusama, vestita in kimono, puntò l'attenzione sugli aspetti commerciali usualmente velati della Biennale, vendendo ogni sfera a 1.200 lire. Più di quaranta anni dopo, Narcissus Garden arriva per la prima volta a Milano.

Kusama produsse i suoi primi enormi dipinti ''infinity'' alla fine degli anni '50 a New York. Oggi compone ancora questi quadri, come lo spettacolare ''I Want to Live Forever'' a cinque pannelli (2008). I suoi ultimi lavori figurativi, come ''Cosmic Space'' (2008), riflettono un'ossessione per la mortalità, oltre che per la solitudine, il vuoto e i misteri dell'universo fisico e metafisico. Nelle sue sculture, Kusama fa uso continuo di specchi, come nell'opera ''Passing Winter'' (2005) o nel complesso ambiente ''Aftermath of Obliteration of Eternity'' (2008), che utilizza un sistema di semplici ma ingegnosi strumenti ottici per creare un'interazione senza fine di luce riflessa. Il più recente gruppo di sculture monumentali di Kusama ''Flowers that Bloom at Midnight'' sono fiori barocchi dai colori accesi, che misurano in altezza tra 1,5 e 5 metri.

vedi Zucche e lanterna magica è il mondo di Kusama di Barbara Casavecchia

m.m.

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dal 25 novembre 2009 al 14 febbraio 2010

Marianne Werefkin
L'amazzone dell'avanguardia

Museo di Roma in Trastevere

Coltissima e carismatica pittrice, protagonista della grande rivoluzione artistica dei primi del Novecento, Marianne Werefkin si confrontava quotidianamente con gli artisti-amici Jawlensky, Kandinsky, Mùnter, Marc, Klee parlando di arte, cultura simbolista ed esoterismo contribuendo così ad aprire a Kandinsky una nuova via artistica.

Nata da una famiglia dell’alta nobiltà russa — il padre generale della Fortezza di Pietro e Paolo a San Pietroburgo, la madre pittrice e discendente da un’antica stirpe di principi cosacchi — Marianne Werefkin è una delle artiste più interessanti del panorama europeo di inizio Novecento ma è rimasta quasi sconosciuta al pubblico italiano. La sua opera è stata fondamentale, a livello sia teorico che pittorico, per la nascita nel 1909 della “Neue Kùnstlervereinigung Mùnchen” (Nuova Associazione degli artisti di Monaco) e di conseguenza del “Blaue Relter” (Cavaliere Azzurro), ponendo così le basi per la nascita della moderna arte astratta. Un’arte che doveva esprimere soprattutto le emozioni interiori, non la “verità della vita” ma la “vita vera”.

Per lunghi periodi rimane lontana dall’esercizio della pittura: incomincia, infatti, a dipingere nel 1906, strutturando le forme con l’uso puro del colore e stilizzando le linee senza mai entrare nell’astrazione pura.

La sua produzione artistica può essere distinta in tre momenti significativi. Il primo, riscontrabile negli schizzi in lapis e matite colorate, vede l'influsso delle correnti mistiche e dell’arte di Kubin e Redon. Il secondo, evidente in diverse opere e schizzi del 1907, è influenzato dall’arte francese impressionista e neo-impressionista nell’iconografia (con le scene di città, caffè e spettacoli teatrali) e dall’opera di Gauguin e Nabis nello stile (con l’uso espressivo del colore e delle linee). Ma in questa fase è soprattutto l’arte di Edvard Munch ad avere influenzato fortemente la sua pittura, per l’uso simbolico e antinaturalistico del colore, per la pennellata fluente e per i richiami iconografici. Nel terzo periodo, con le opere degli anni 1908-13, la Werefkin giunge infine al suo stile lirico, espressivo, personale in cui le forme, le linee e i colori sono spesso assorbiti da una tonalità dominante. Infine, con il suo trasferimento in Svizzera, che si conclude ad Ascona dove risiede negli ultimi 20 anni della sua vita, la sua arte da un lato segue una forma più mistica e visionaria, dall’altro esprime i suoi sentimenti più umanitari e vicini alle problematiche umane.

m.m.

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fino al 17 gennaio 2010 

NIKI DE SAINT PHALLE



Museo Fondazione Roma  
via del Corso, 320 - Roma  

tutti i giorni dalle 10 alle 20 (lunedì chiuso).

Inaugurerà il prossimo 4 novembre al Museo Fondazione Roma una grande retrospettiva sull’arte di Niki de Saint Phalle, una mostra mainstream di sicuro appeal per un pubblico di massa, ma quantomeno eterogeneo.
In effetti è la prima volta che in Italia si apre un’antologica dell’artista, grande e inimitabile protagonista del Nouveau réalisme insieme a Robert Rauschenberg e Jean Tinguely (suo secondo marito). In mostra 100 opere esposte in un percorso di quattro capitoli tematici: le origini, Nana-Power, Tarot Garden e Spiritual Path.
Ovvero: i Tiri (le prime opere, l’artista sparava con la carabina su opere in gesso, in modo da colorarle con le tinte nascoste in sacchetti di pittura); le Nanas (le fanciulle, in francese), le celebri sculture che rappresentano donne dalle forme esagerate, distorte e libere. Poi l’esperienza del Giardino dei Tarocchi, con le sue grandi sculture realizzate nella tenuta della famiglia Caracciolo, a Capalbio (ispirato al Parc Güell di Barcellona); infine il lavoro “di coppia”, con Jean Tinguely, da cui nacquero diversi lavori, tra cui ad esempio la Fontana Igor Stravinsky, di fianco al Centre Pompidou.
Molte delle opere di Niki de Saint Phalle sono installate in luoghi pubblici, e non è chiaro come questa importante parte del suo lavoro possa essere rappresentata con efficacia in una mostra all’interno di un museo. Per chi avesse voglia di viaggiare alla scoperta dei lavori di Niki de Saint Phalle, alcune destinazioni: la stazione ferroviaria di Zurigo, il bellissimo Grotto nel giardino Herrenhäuser ad Hannover, il parco Kit Carson a Escondido, in California. E ancora Gerusalemme, Duisburg…


vedi Niki de Saint Phalle: l'intimismo si fa pop di Lea Mattarella


m.m.

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dal 26 settembre 2009 al 10 gennaio 2010

Angels of Anarchy: Women Artists and Surrealism

Manchester Art Gallery
Mosley Street, Manchester M2 3JL

Angels of Anarchy is the first major exhibition in Europe to explore the crucial role that women artists played in the surrealist art movement. The exhibition features over 150 artworks, including paintings, photography, sculpture and surreal objects, created by three generations of artists from around the globe. The 32 artists are some of the most important and influential artists of the 20th century, including Frida Kahlo, Lee Miller, Meret Oppenheim and Leonora Carrington. These were radical, revolutionary women whose work still inspires, and sometimes shocks, today. The exhibition explores five different themes which show how women surrealist artists created artworks which challenged and subverted tradition. These themes are landscape, portrait, still life, interior and fantasy.
Portrait/Self Portrait: Traditionally, portraiture has represented women as passive muses or erotic objects. This was strongly evident in art by the male surrealists. The artists in this exhibition set out to challenge this notion. The artworks in this section show how they developed strategies to present identity as something that is not fixed, but is transformative and continually changing, something that can be manipulated to play with and disturb image and gender boundaries. Photographic and painted self portraits feature alongside little explored photographs of women surrealists by women surrealists, such as Dora Maar's and Lee Miller’s candid images of their contemporaries, as well as rarely seen images of Frida Kahlo by Lola Alvarez Bravo, including a poignant portrait of Kahlo’s studio after her death.
Landscape: Women surrealist artists subvert the traditional landscape in different ways. Rock formations, beaches and desert sandscapes take on human characteristics. In Ithell Colquhoun’s Scylla, rocks take on the shape of a pair of thighs and in L’Esprit saint Jane Graverol transforms the female silhouette into a rocky seascape. Throughout this section images of rocks, holes, gaps and spaces in the landscape, such as Lee Miller's Portrait of Space or Eileen Agar's Rocks at Ploumenach, are represented as bodily parts and become imbued with erotic significance. The artists depict environments which are barren, desolate and impermanent, as if in a state of transformation. This represents the nomadic lifestyle of constant travelling and moving from place to place experienced by many of the artists represented.
Interior: Interiors in the world of women surrealist artists become strange, unfamiliar and uncanny spaces. They oppose the traditional view that a woman’s place in the world is confined to the home. Some artworks examine conventional, eroticised representations of women in bedroom scenes. In other works, domestic interiors are depicted as dark, claustrophobic or barren spaces - the stuff of nightmares, such as Dorothea Tanning’s Eine Kleine Nachtmusik or Remedios Varo’s Insomnia. Interior spaces take on different meanings, redefined as the spaces inside the artist’s head – spaces of memory, dream, desire and, above all, of freedom of imagination and expression.
Still Life: Traditional still life painting usually features subject matter such as arrangements of food, flowers or objects. Women surrealists reworked still life to challenge how women's roles and bodies have traditionally been represented. They often draw comparisons between body parts and food, using surrealist puns and juxtapositions to 'dish up' the objectification of women in a male-dominated world.Some artists used found materials and animal matter such as wood, cork, coral and embalmed birds to assemble beautiful, but sinister surreal objects. Other artists put themselves into the artwork, such as Francesca Woodman’s torso in her photograph Three Kinds of Melon and Mimi Parent's own hair in the object Maitresse.
Fantasy: Fantastic scenarios played a significant role in women surrealists' artistic production. Fantasy offers fertile ground to explore unconscious drives and desires, but also to examine the uncanny and the world of dreams alongside the world of everyday life. The artists delved into the world of dreams, myth, folklore and fairytales. Images of goddesses, visionaries and hybrid beings are re-worked to tell new stories and present alternative identities for women. The sphinx, which in classic mythology has the head and breasts of a woman, the body of a lioness and the wings of an eagle, is a repeated figure (seen in Jane Graverol’s L’Ecole de la Vanité). The angel is also a recurring figure and one of the key symbols of women surrealists, as a gender-ambiguous divine messenger operating between worlds.

n.m.

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dal 26 settembre 2009 al 10 gennaio 2010

Francesca Woodman


Santa Maria della Scala
piazza Duomo
Siena

inaugurazione venerdì 25 settembre ore 18.30

sms contemporanea, il centro di arte contemporanea del Santa Maria della Scala di Siena, in collaborazione con l’Espacio AV di Murcia e l’Estate di Francesca Woodman di New York presenta una grande mostra retrospettiva di Francesca Woodman composta da 114 fotografie, alcune delle quali inedite.

Nata a Denver nel 1958, figlia degli artisti Betty e George Woodman, Francesca cominciò a lavorare col mezzo fotografico a soli tredici anni di età, quando realizzò il primo autoscatto. Nei nove anni che separano questo esordio dall’abbandono volontario della vita, avvenuto nel gennaio 1981 a soli ventidue anni, l’artista ha continuato a fotografare se stessa in ambienti domestici, in mezzo alla natura, sola o con amiche, nel vivo di azioni e performance appositamente progettate.
Le serie fotografiche più significative si identificano con i luoghi dove sono state realizzate e ripercorrono i passaggi essenziali della sua biografia: la prima ha per scenario Boulder, nel Colorado, e data agli anni della scuola superiore, la seconda riguarda l’intenso periodo di formazione presso la Rhode Island School of Design di Providence, seguita da quella, molto ricca, che fra 1977 a 1978 venne eseguita a Roma. New York, da una parte, e la natura incontaminata della MacDowell Colony nel New Hampshire rappresentano le fasi estreme della sua opera.

Quasi tutta la produzione dell’artista vive nel rapporto tra il proprio corpo, oggetto e soggetto degli scatti, e il proprio sguardo, nella dialettica cioè che s’instaura fra la Francesca Woodman artista e la Francesca Woodman modella di se stessa. Di sé non offre mai alcuna visione idealizzata, eroica, caricata di particolari significati; al contrario, la propria immagine è sempre inserita nell’universo delle cose, come fosse una di esse o, meglio ancora, parte di esse. Ecco allora che il corpo di Francesca quasi si assimila con l’intonaco dei muri, gioca con la propria ombra, compare da porte e finestre, si nasconde tra i mobili e gli oggetti; la luce ne sfalda la consistenza piuttosto che esaltarla, oppure ne tornisce le forme purché siano sempre colte come frammenti, come particolari. Tratti caratteristici e ricorrenti sono anche l’assenza del volto, tagliato via dall’inquadratura - o nascosto da maschere, dai propri capelli, da una torsione del collo o del busto - e la dimensione performativa, ben evidenziata anche dai pochi minuti di video girati dall’artista che sarà possibile vedere nel percorso della mostra.

La mostra, a cura di Marco Pierini e Isabel Tejeda, è accompagnata da un catalogo edito dalla Silvana Editoriale con testi di Isabel Tejeda, Marco Pierini, Rossella Caruso e Lorenzo Fusi.

m.m.

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10 dicembre 2009 – 17 gennaio 2010

Fausta Squatriti

Museo d’Arte Moderna di Mosca, POSSIJSKAJA AKADEMIA CHUDOZESTV Ul. PRECISTENK’A, 21,

La mostra, organizzata e curata da Evelina Schatz, poeta, storica dell’arte, membro effettivo dell’Accademia Internazionale di futurologia di Mosca, e molto altro, eminente personaggio della cultura sia russa che italiana, sarà accompagnata da un esauriente catalogo in russo, italiano e inglese, edito da CHARTA, con testi inediti di Evelina Schatz, Vitaly Patsjukov, Mikhail Pogarsky,  Alberto Di Mauro, Elisabetta Longari, Angela Madesani

Installazioni, opere a muro e tridimensionali, presenteranno la ricerca dell’artista compiuta dal 1998 ad oggi, in quattro  cicli tematici.

Fausta Squatriti, artista visiva, poeta, narratrice, saggista, docente, esperta di editoria d’arte, è  nota in Italia e all’estero già dagli anni ’60, avendo esposto in prestigiose gallerie, in capitali europee e americane, New York, Huston, Honolulu, Stoccolma, Caracas, Ciudad Mexico, Caracas, Tel Aviv, Parigi, Ginevra, Milano, Dusseldorf, ed altre,  partecipando a numerosissime esposizioni di gruppo e di tendenza, si è sempre differenziata dalle ricerche in atto, pur partecipandovi in prima persona.
 Ha al suo attivo parecchi testi di poesia e prosa pubblicati, e collabora a riviste specializzate, sia in arte che in letteratura, con testi creativi e critici.
La sua ricerca sul linguaggio la porta ad avvalersi liberamente delle tecniche a lei utili, dalle più antiche come l’acquarello o il disegno, alle fusioni in resina, alle stampe digitali, alle costruzioni in ferro, acciaio e pietra, con un suo personalissimo linguaggio che assume dentro al proprio lavoro le istanze  proposte dalle avanguardie del ‘900, facendo dell’opera il luogo della meditazione etica sull’esistente, insistendo, in modo sempre profondo, specie negli ultimi vent’anni, sulla dolorosa contraddizione insita nella società di impronta occidentale, ma non solo.

Emblematico è il titolo dato alla mostra, preso a prestito dal linguaggio simbolico cristiano, “ECCE HOMO” : ecco qui l’uomo, nel suo dolore, nella sua miseria, e nella sua misteriosa grandezza, a causa della quale è spesso denunciato, perseguitato, esattamente come accadde a Cristo di fronte a Ponzio Pilato.
Una situazione che non ha mai smesso di ripresentarsi.

I cicli che saranno esposti riguardano dieci anni di ricerca attorno alla storia dell’umanità, della sua gloria e della sua miseria, e della natura così come è stata adattata, sia in positivo che in negativo, diventando anch’essa parte della incessante elaborazione della realtà, nelle mani dell’uomo.

Requiem per la specie e per la macchina”. 1997-98
La solitudine dell’umanità e delle sue macchine, create a imitazione della forza muscolare, ora abbandonate per nuove tecnologie che imitano sempre più l’intelligenza umana e non la sua forza. La carne viva si crea in laboratorio, le nuove tecnologie ragionano come l’intelligenza, un robot bambino, cresce e apprende, diventerà adulto.
 La macchina umanistica ha un vecchio corpo in disuso. Era giunto il tempo di rendergli onore con un Requiem.

Beata solitudo sola beatitudo”. 2002-05
E’ il motto della vita monastica. Ma per chi monaco non è, non dovrebbe esserlo. Eppure esiste anche a solitudine dei luoghi, che ci parlano della disillusione, assai meglio degli umani protagonisti.  Costruzioni fatte per essere abitate dall’uomo, decadute, inutili, patetiche. La natura strumentalizzata, impoverita, abbandonata. Luoghi e natura, ugualmente sventrati, lasciati a marcire lentamente, prima che ci si decida a farli sparire, avanzi che costa troppo caro rimuovere, e che dalla loro presenza/assenza, testimoniano la propria obsoleta esistenza.

Ecce homo”. 2005-09
E infine, la solitudine dell’alienazione mentale, l’osservazione della soglia tra ragione e follia, tra norma e normalizzazione del fuori norma, come diventano le ossessioni della mente malata. I corpi di chi possiede una mente malata, sono relitti, abbandonati perché inservibili, accuditi il meno possibile.  Eppure conservano, gli ammalati presenti in questo ciclo di lavoro di Squatriti, una dignità stupefacente. A capo chino, stanno abbracciati l’uno all’altro sulla branda sfondata, a seno nudo, si rifanno il letto, camminano lungo un corridoio. Tengono la testa bassa, non hanno nulla da guardare.
Per loro, dice tutto lo sguardo, diritto nel nostro, inguardabile, di una scimmia torturata da esperimenti scientifici. In quel muso/volto quasi umano, sta il dolore immenso di chi non sa perché sta soffrendo.

 “ Storia al nero”. 2009
Il ciclo comprende tre opere tridimensionali.
 “ Ritratto dell’artista da giovane”. “Sudario”. “Alter ego ”.
I tre lavori riguardano l’epilogo dell’indagine sul dolore.
L’artista non è più in grado di continuare a vedere il male, non riesce più a sopportare il dolore, la disillusione. La sua testa si è rotta, gli strumenti ingenui per vedere amorevolmente, per capire meglio il mondo vicino, da lui stesso creato, binocolo, cinepresa, flash, con i loro astucci, sono ridotti a calchi grigi, pietrificati con estrema esattezza, come ritrovati sotto la lava di Pompei. La residua innocenza, rappresentata da un cestino dell’asilo di un bambino dei primi del novecento, è stata ridicolizzata. La voglia di costruire, raffigurata nell’ installazione da un fascio di liste di legno ben legati tra loro, pronti per essere trasportati e usati, anch’essa non ha più ragione di esistere. Questi oggetti circondano la stele di acciaio lucidissimo, asettica come un appoggio da obitorio,  sulla quale sta infissa, come misero trofeo di guerra, e monumentino funebre, la testa dell’artista, da giovane.
Il titolo è un omaggio a Dylan Thomas, così come “Storia al nero” è omaggio alla Yourcenar.

Sudario è un drappo, annodato su se stesso, un grumo organico sgocciolante, e irrigidito anch’esso dentro una colata lavica. Sta appeso a un gancio di ferro ruggine, a sua volta infisso in un cerchio di lucido acciaio. Agli altri ganci, manca qualcosa da reggere.

Alter Ego  è un trittico le cui due ante sono tenute socchiuse, lasciando intravedere l’interno in acciaio a specchio, ove sta appeso, a testa in giù, un faro potente, ora immerso nel bitume, relitto ed emblema di una luce che è stata drammaticamente oscurata. Si riflette nell’algida bellezza dell’acciaio, divenendo quasi organico.
 Le ante all’esterno sono decorate a stampa con teschi dipinti da una mano abile e leggera, nel settecento, sul catafalco di  una chiesa di campagna, quando la morte, evento naturale e poco contrastato, era tratteggiata con eleganza.

m.m.

 

 

Segnalazioni artistiche 2009
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Segnalazioni artistiche dal marzo all'agosto 2003