CRONACHE 2013
artiste nel mondo
(segnalazioni artistiche di Nadia Magnabosco e Marilde Magni )

 

dal 14 novembre al 21 dicembre 2013

Leggere le cArte

Mostra personale di Antonella Prota Giurleo

Biblioteca Gallaratese - Via Quarenghi 21 – Milano
Inaugurazione:  Giovedì 14 novembre 2013 alle ore 17.30


Orari: da lunedì a venerdì  9.30 –  21.30,  mercoledì mattina chiuso; sabato 9.30 – 19.30.


Laboratorio: Costruisco un collage Sabato 23 novembre 2013 ore 15.30
Performance: Lettura di cArte Venerdì 13 dicembre 2013 dalle ore 15 alle ore 18
Informazioni: Biblioteca Gallaratese Telefono: 02 88464270
                      Francesca Barzo per visite guidate di scolaresche
                 347 0312 744
Come raggiungere:  MM1 BONOLA – Bus 68, 69, 40, 80.

Sarà che quando devi buttare giù un idea, un pensiero improvviso, scrivere un appunto, un indirizzo, se non sei così accorta da tenere in borsa un taccuino, vai a cercare un pezzo di carta, qualunque, il retro del biglietto del tram, un angolo di tovagliolo.
“... la carta mette in moto i miei sensi, la vista, il tatto, l'olfatto, “ scrive Antonella Prota Giurleo: è l'interesse per la fisicità delle cose che muove da sempre la sua ricerca poetica. La materia cartacea innanzitutto,  e la scrittura che le è così intimamente connessa, ritagli, frammenti, oggetti trovati, un elenco evidentemente aperto, in tutte le  forme possibili che le si configurino nel pensiero come una composizione prima ancora di concepire la tecnica con la quale assemblarle, che sia collage, libro d'artista, quadro, scultura, o manifesto e video, come nel caso di questa mostra.
Ed è proprio attraverso la scelta  degli accostamenti che prende consistenza il gesto creativo il cui intento non è di approdare a un effetto, al contrario è proprio il materiale, per la forte identità che lo contraddistingue e le potenzialità che gli sono insite a condurre la ricerca dell'artista. Non solo per il significato del linguaggio adottato, il collage in questo caso è la tecnica prediletta, ma anche per il modo in cui si sviluppa il percorso narrativo : ho avuto modo  di seguire l'artista  nel corso del  momento iniziale della sua ricerca, quello della raccolta dei materiale, e  ho  percepito il suo rapporto istintivo,  la sua sensibilità per la materialità del “reperto”,  per l'ambiente dal quale esso proviene   che mette in moto il suo pensiero creativo. Poi la selezione, gli accostamenti del “ raccolto” piccole cose cui viene  restituita anche attraverso la vitalità del colore, quella grandezza che sta  nella coscienza del quotidiano.
La carta ritagliata e colorata divenne per Matisse, negli ultimi suoi anni di vita, l'unico suo mezzo d'espressione  ” ... le forbici possono acquistare più sensibilità della matita”  ebbe a dire egli stesso, facendo così del collage una forma d'arte autonoma e una disciplina artigianale sofisticatissima tale da restituire alla forma un'importanza pari a quella che le veniva data dal colore.
Cristina Rossi

m.m.

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Libri e segnalibri, d’artista naturalmente

Libreria Popolare di via Tadino  

Una mostra collettiva presso la Libreria Popolare di via Tadino, in via Tadino 18 a Milano, che verrà inaugurata venerdì 29 novembre 2013 alle ore 17,30.
La mostra, a cura di Antonella Prota Giurleo, proseguirà fino al 31 dicembre e potrà essere visitata dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.30, il lunedì dalle 15.30 alle 19.30.

Le artiste e gli artisti che hanno realizzato i segnalibri sono Giuliana Bellini, Clara Brasca, Giuseppe Cafagna, Davide Casari, Chiò - Marina Chiocchetta, Francesco Ceriani, Pino Deodato, Monia Di Santo, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Claudio Jaccarino, Pino Jelo, Isabel Jover, Chen Li, Gianni Maffi, Lorenza Morandotti, Lorenzo Pellegrinelli, Antonella Prota Giurleo, Tiziana Priori, Cesar Reglero Campos, Evelina Schatz, Antonio Sormani, Franco Tripodi.
Dal Brasile, Mara Caruso e 18 artiste del gruppo Gralha Azul: Jane Balconi, Leci Bohn, Marithê Bergamin, Sirlei Caetano, M. Julieta Damasceno Ferreira, Maria Darmeli Araújo, Iara D’Elia, Maria do Carmo T. Kuhn, Therezinha Fogliato Lima, Luiza Gutierrez, Eny Herbst, Jeanete E.Köhler, Neiva M.Leite, Tânia Luzzatto, Erminia Marasca Soccol, Ieda Mariano, Vera Presotto, There Reis.
I libri d’artista sono di Dana Sikorska e Alexandra Espinosa.

Un alto numero di artiste e artisti, originari di diverse parti del mondo, su invito di Antonella Prota Giurleo, ha dato credito all’idea del critico italiano Roberto Borghi di sostenere, attraverso la propria opera, la cultura.
Sarà quindi possibile ammirare, nella Libreria popolare di via Tadino, una mostra, inconsueta, di segnalibri d’artista realizzati per favorire l’iniziativa di una piccola libreria indipendente.
I segnalibri non saranno solo esposti, ma verranno anche donati a chi, con un acquisto di libri pari o superiore a € 42 (lo stesso numero dei segnalibri in mostra), contribuirà a sostenere la libreria.
Sarà inoltre possibile, durante tutto il periodo pre–natalizio, sia acquistare oggetti realizzati da detenute e detenuti che partecipano ai laboratori artistici ed artigianali condotti presso gli istituti di detenzione milanesi, sia contribuire, attraverso piccole donazioni, all’acquisto di materiali necessari per lo svolgimento dei laboratori.

m.m.

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fino al 18 gennaio 2014

Fausta Squatriti
Dal segno al progetto. Opere su carta (1957-2013)

Accademia di Belle Arti di Brera -
Biblioteca dell'Accademia
via Brera 28 Milano

L’Accademia di Belle Arti di Brera rende omaggio alla ricerca artistica di Fausta Squatriti (Milano 1941) con un’esposizione di opere su carta che corre parallela alle fasi della sua molteplice attività creativa, non solo grafica pittura e scultura, ma anche editoria, letteratura, teatro. Il percorso delle opere spazia dalla seconda metà degli anni Cinquanta all’intenso periodo degli anni Sessanta , documenta diverse avventure visive, dal segno espressivo e informale all’invenzione scritturale dei calligrammi in forma di paesaggio, dal tratto leggero delle chine ai disegni a matita, dalle forme colorate con gessetti e pastelli agli affioramenti trasparenti dell’acquarello, senza dimenticare i tratteggi incrociati, fitti e regolari, dell’incisione.
Negli anni Settanta l’artista amplifica le possibilità grafiche con composizioni in serigrafia, secondo modalità costruttive che riflettono sui valori strutturali della forma e sulle variazioni delle figure geometriche. Negli anni Ottanta Squatriti riprende confidenza con il segno espressivo inseguendo le metamorfosi della natura in un ciclo dedicato al regno vegetale, alle segrete morfologie dei fiori disegnati nel momento del loro svanire, oppure quando sono del tutto secchi, attorcigliati, spinosi, persino tragici. Parallelamente, il percorso delle opere prosegue con sovrapposizioni di colori squillanti, collages di frammenti colorati, accostamenti di forme sospese tra realtà e immaginazione, visione onirica e lucida allusione ai conflitti umani e disumani del mondo contemporaneo. L’autonomia del disegno si avverte nella qualità dei registri espressivi che l’artista ha scelto di volta in volta per indagare, ampliare e verificare le relazioni misteriose tra segno e colore, impulsi differenti che oscillano nel segreto equilibrio tra ritmi armonici ed elementi dissonanti.
Tra i fogli scelti per quest’esposizione, per la maggior parte inediti, figurano anche alcuni disegni di modella realizzati nei primi anni Sessanta nell’aula di Pittura a Brera, testimonianza di come l’esercizio di natura accademica potesse già esprimere la forma luminosa e sfumata del corpo, quasi anticipando il viaggio nelle mutevoli dimensioni del segno che caratterizza la visione immaginativa dell’artista.
Fausta Squatriti ha insegnato discipline grafiche all’Accademia di Belle Arti di Carrara e di Venezia e dal 1995 al 2008 a Milano, dove negli ultimi tre anni ha tenuto la cattedra di Decorazione.


m.m.

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dal 1 al 14 Novembre 2013

FARE ARTE a Scampia
COLLETTIVA DI ARTE CONTEMPORANEA
nadia-magnabosco marilde-magni

PAN. Palazzo delle Arti Napoli
Viale dei Mille 60 - Napoli

Inaugurazione VENERDI 1 NOVEMBRE alle ore 18 con performance

INGRESSO GRATUITO
Orari: tutti giorni, escluso martedì, dalle ore 9.30 alle ore 19.30 domenica e festivi dalle ore 9.30 alle ore 14.30


Da cinque anni la cooperativa Occhi Aperti organizza, in collaborazione con le associazioni del territorio, il Simposio internazionale di Arte contemporanea di Scampia.
Durante il simposio artiste ed artisti di diverse nazioni vivono e lavorano a CasArcobaleno, sede della cooperativa, intrecciando relazioni tra loro e con la popolazione del quartiere.
A Palazzo Roccella di Carafa, sede del PAN, sono esposte alcune delle opere realizzate dalle artiste e dagli artisti durante il simposio 2013 e la documentazione dei laboratori condotti sia dalle artiste e dagli artisti che da persone che risiedono in quartiere o a Napoli e che possiedono diverse competenze. I temi hanno spaziato, con particolare attenzione ai linguaggi visivi e alle diverse culture, dalla pittura al giornalismo, dalla cucina artistica alla poesia, dal disegno alla fotografia, dalla musica alla letteratura.

In mostra
- le opere create durante le giornate di lavoro dalle artiste e dagli artisti invitati quest'anno al simposio:
Maria Balzano Barbò, Fabio Cito, Katia Juhola, Antonella Prota Giurleo, Vittorio Tonon, Tony White, Anja Mattila Tolvanen, Evelina Schatz, Antonio Sormani.
- le elaborazioni realizzate dalle persone del quartiere durante i laboratori. In particolare quelli di Videogiornalismo condotto da Elisabetta Donadono di napolipost.it, di Fotografia con Fabio Cito, di musica con Elena De Rosa e Vox Alterna - Musicoterapia, di pittura con Katia Juhola e con Tony White e di cucina artistica: Cake Design con le Sweet ladies di Dream Team e Pizziamoci con con Patrizia Palumbo, Anna Turco e Cinzia Forgione.
- alcune opere realizzate da artiste ospiti a Scampia negli anni trascorsi: Marisa Cortese, Pirjo Heino, Renuka Kesaramadu, Chen Li, Isabel Jover.
- i libri d'artista di Giuliana Bellini, Giuseppe Cafagna, Monia Di Santo, Ornella Garbin, Katja Juhola, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo Dana Sikorska, Riitta Tarvainen, Vittorio Tonon, Rosanna Veronesi, Tony White sviluppati a partire dai testi della casa editrice Marotta e Cafiero

Durante la mostra sarà possibile interagire con la realtà del quartiere sia attraverso visite che partecipando ad alcune iniziative. Tra queste lunedi 11 novembre dalle 17 alle 19 un laboratorio di musicoterapia condotto da Elena De Rosa e Vox Alterna e, giovedì 14, sempre nello stesso orario, un finissage a carattere musical artistico.

Cura e coordinamento: Occhi Aperti società cooperativa sociale ONLUS, Centro Educativo Luigi Scrosoppi - C.E.Lu.S., associazione di promozione sociale onlus.

Informazioni: fratel Enrico: 3473364487 occhiaperti.onlus@gmail.com
Antonella Prota Giurleo 3470312744 e- mail: a.protagiurleo@email.it

Collaborazioni: Arrevutammoce, Casa editrice Marotta e Cafiero, Centro Hurtado - As. AQuaS, Circolo di Legambiente La gru, Comunità Irene, Consorzio Proodos, Dream Team - donne in rete, federazione ConSidera, fuoricentroscampia, Gridas, napolipost.it, Noi & Piscinola, Progetto adolescenti La Freccia, Singin' Glory Gospel Choire, Vox Alterna - Musicoterapia

Occhi Aperti è una società cooperativa sociale nata a Scampia dall'incontro tra una comunità dei Fratelli delle Scuole Cristiane e alcuni giovani impegnati nel proporre percorsi educativi efficaci e condivisi; al nostro cammino si sono unite le Suore della Provvidenza. Ogni giorno condividiamo le nostre vite con le donne e con gli uomini di Scampia, napoletani e Rom.
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Fare Arte a Scampia .. olio di gomito e calli alle mani...quando la periferia diventa centro di proposta civica


                                     di: Fabio Pascapè

Squilla il telefono è Antonella Prota Giurleo. Mi chiama da Milano. Conduce laboratori con le detenute della Casa Circondariale di San Vittore. Come tutte le persone che hanno scelto di praticare i territori della frontiera sociale è diretta e va subito al sodo. "Come va?" mi chiede. Non me la sento, come si suol dire, di "sgranare il Rosario" e parafrasando Von Clausewitz sintetizzo "teniamo la posizione". Il discorso sarebbe molto più lungo ma Antonella lo conosce bene. E' una questione di scelte. Questa Amministrazione con grande coraggio ha scelto di mantenere aperto il PAN nonostante una drammatica situazione congiunturale. Sin dall'inizio è stato chiaro che si poteva fare affidamento solo su limitate risorse interne. Il guanto di sfida è stato raccolto e sono ormai due anni e mezzo che la struttura produce utile civico. Ma è già tanto. In genere la prima cosa che si taglia in momenti di crisi sono proprio le spese per la cultura. Antonella Prota Giurleo cura la mostra collettiva di arte contemporanea "Fare arte a Scampia" arrivata alla sua quinta edizione. L'iniziativa è promossa dalla cooperativa sociale "Occhi Aperti" che insieme ad altre associazioni del territorio, organizza un simposio internazionale che porta a Scampia artiste ed artisti da tutto il mondo. Vivono e lavorano insieme e con la comunità, ospitati da Casa Arcobaleno. Le produzioni artistiche realizzate vengono poi messe in mostra e per la seconda volta il Pan le accoglie.

Sono "tosti" quelli della cooperativa. Silenziosi e tosti. Amano misurarsi con l'impegno civico ... quello estremo. Sono quelli, ad esempio, della "Scuola lasalliana della seconda opportunità". Accolgono ragazze e ragazzi espulsi, esclusi, senza più speranza di concludere un ciclo formativo e conseguire un titolo di studio. Quelli che tutti evitano perchè creano solo problemi. Tosti ma sorridenti. Olio di gomito e mani rese callose dalla fatica quotidiana di costruire percorsi di inclusione... Fratelli delle Scuole Cristiane, Suore della Provvidenza, Gesuiti, volontari... Ma questa è una storia che vi racconterò un'altra volta...

Per cultura e formazione mi sono sempre adoperato per una città nella quale il nome del quartiere dal quale si proviene potesse perdere significato. Sono cittadino napoletano, insomma, senza necessità di specificare se sono di Posillipo, di Chiaiano, di Scampia, del Vomero... Non mi hanno mai convinto quelle visioni bipolari che finiscono con il sovrapporre centro a periferia, quartieri bene a quartieri meno agiati, quartieri operai a quartieri borghesi, e via distinguendo, etc. Non che nella sostanza le differenze non vi siano... naturalmente. Altro è l'arietta primaverile di Posillipo altro è l'acre respiro della Terra dei Fuochi o l'olezzo della discarica di Chiaiano... sia ben chiaro. Ho fermamente creduto però che ai cittadini napoletani dovesse essere garantito un set di diritti di base uguale per tutti indipendentemente dal quartiere di appartenenza e provenienza in una visone prospettica della città come "Città diffusa". Alla inaugurazione di "Fare Arte a Scampia", però, qualcosa ha modificato questa convinzione. "Ringraziamo Scampia" ha esclamato Fratello Enrico Muller. Avevo appena finito di formulare i miei indirizzi di saluto, auspicando una città inclusiva nella quale il nome stesso dei quartieri potesse perdere senso e significato. Improvvisamente però l'appartenenza ad un quartire ha ricominciato ad avere senso. E' diventato quasi un punto di vanto. Di fronte a me le algide sale del PAN affollate dalla gente di Scampia che celebrava la sua identità civica, urlando al mondo il suo progetto di cambiamento. Alle pareti le opere degli artisti coinvolti nel Simposio: Maria Balzano Barbò, Fabio Cito, Katia Juhola, Antonella Prota Giurleo, Vittorio Tonon, Tony White, Anja Mattila Tolvanen, Evelina Schatz, Antonio Sormani. Intorno i prodotti dei laboratori tenuti con la gente di Scampia come Videogiornalismo di Elisabetta Donadono di napolipost.it, Fotografia di Fabio Cito, Musica di Elena De Rosa e Vox Alterna, etc.. Olio di gomito. Qualcuno mi sussurra che l'intera iniziativa è costata mille euro. Sorrido e considero tra me e me. Quando i soldi scorrevano nei fiumi dello spreco allora se ne potevano fare cento, mille di "Fare arte a Scampia". Ma questa è un'altra storia.

L'inaugurazione continua. Mi sento immerso nei fatti, nei gesti concreti di cittadinanza, sento poche parole a fronte di tanta concretezza... Tanti sorrisi, emozioni, mani callose di attivismo civico, le proposte di chi non solo non si è arreso e non è andato via ma possiede la sua terra, la difende, la migliora. Cittadini attivi e proattivi e non meri abitanti lamentosi. Mi si avvicina un giovane gesuita. Mi mostra il progetto di rivestire le pareti di cemento della chiesa del rettorato di Scampia con un mosaico coloratissimo. Una interminabile catena di persone che si tengono per mano ricoprirà la facciata. L'accento è del nord, lui è di Vicenza... il tono è sommesso ma la voce è "ferma di occhi chiari"... sono convinto che ci riuscirà. L'assessore Nino Daniele racconta la felicità come diritto al quale non rinunciare mai, a qualunque costo, in qualunque situazione ci si trovi... anche quelle più difficili ed estreme. Ma anche come gesto che completa il suo senso nel dono... Fratello Enrico apre bustoni di patatine e versa bevande. Tarallucci, aranciata e sorrisi portano la serata al suo termine. Come sempre resto per ultimo a raccogliere le ultime annotazioni sul mio "taccuino emozionale". Sono cambiato. Dire "sono di Scampia" ha assunto un senso profondamente diverso. Da Scampia parte un progetto, partono proposte concrete e toste nella loro semplicità. Scampia emerge nella "città diffusa" ma troppo spesso indifferente e rivendica "nel fare" la sua identità. Olio di gomito e mani con i calli. Grazie Scampia...

n.m.

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E' uscito il n. 101di Leggendaria
http://www.leggendaria.it/

nadia-magnabosco
in copertina un'opera di Nadia Magnabosco

Le “Pratiche”, per così dire, ci hanno preso la mano. E così, in apertura di questo fascicolo non trovate il consueto Tema, ma un’ampia sezione che riporta esperienze di cultura che è già politica, per parafrasare un titolo ben noto alle nostre lettrici. Pratiche che sono anche esperimenti di scrittura: come si riferisce – con che lingua, registro, parole – non solo i contenuti di un incontro, ma anche le emozioni (Sandra Giuliani in dialogo con Dacia Maraini); come si riflette su di sé a partire da un testo che ci apre la mente (Alessandra Poli) o su una scuola estiva che diventa esperienza e confronto plurale e intergenerazionale (Pamela Marelli), o ancora ascoltando donne di altri paesi, paesi in cui il conflitto agito con la violenza o le armi rischia continuamente di tacitarle (Elisabetta Gatto).

Nelle pagine di TerreMutate trovate sia un affettuoso ricordo di Giovanna Marturano, una delle ultime costituenti, sia il resoconto dell’incontro – anche questo una “pratica” inusuale – delle donne aquilane con la presidente della Camera Laura Boldrini (Nicoletta Bardi). E poi, è tutto da leggeer il lungo Reportage dalla Colombia (Stefania Sinigallia), paese virtualmente assente dall’informazione nostrana, ma cruciale per gli equilibri dell’America Latina.

In Primopiano e Letture, questa volta c’è una messe davvero straordinaria di buoni libri, ma anche un piccolo blocco di testi che discute di come le donne affrontano il cancro (Silvana Maja e Nadia Tarantini) e un bel ritratto di Francesca Spada, la “comunista” amica di Ermanno Rea e Anna Maria Ortese nella Napoli degli anni Cinquanta (Edda Melon).

Dulcis in fundo, trovate in appendice la IV parte del nostro feuilleton: le ultime puntate del romanzo a sei mani di Lidia Ravera, Chiara Mezzalama e Gaia Formenti chiudono la storia delle nostre tre leggendarie donne sull’Isola.

n.m.

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fino al 6 gennaio 2014

Jagoda Buic

Theatrum Mundi

Museo Revoltella
Vai Diaz 27
Trieste

Per la prima volta in Italia una grande retrospettiva di Jagoda Buić. Nell’anno in cui la Croazia entra nell’Unione Europea, Trieste presenta un evento espositivo inedito, dal forte potere evocativo, dedicato alla grande artista dalmata e alla sua opera: monumentali sculture tessili, composizioni in carta, collage, bozzetti e costumi teatrali, un video del 1983.
«Sono forme che, nei materiali, nei volumi, nelle strutture affondano le radici nel mare e compongono uno scenario che si fa Theatrum Mundi dove la tragedia predomina sul dramma e dove il dramma prevale sulle cronache del quotidiano».
Dalle parole che Predrag Matvejević rivolge all’opera di Jagoda Buić prende il titolo la grande retrospettiva “Theatrum Mundi” che la citta di Trieste e il suo Museo Revoltella, in collaborazione con il MUO di Zagabria, dedicano all’artista dalmata nell’anno in cui la Croazia entra nell’Unione Europea. Dal 19 ottobre 2013 al 6 gennaio 2014 i prestigiosi spazi del Museo triestino presentano per la prima volta in Italia una rassegna completa dedicata a Jagoda Buić, scenografa, costumista, regista ma prima di tutto artista di fama internazionale le cui opere si trovano in alcuni dei Musei più importanti del mondo come il Metropolitan di New York, il Musée d’art moderne de la Ville de Paris, il Museo d’Arte Moderna di Zagabria, Stedelijk di Amsterdam, per citarne solo alcuni.
«A Jagoda Buić e alla sua arte mi legano, tra l’altro, anni di emigrazione trascorsi tra “asilo ed esilio”». E, ancora, ricorda Matvejević «Ci incontravamo per tutta l’Italia e Francia, specie a Parigi e Venezia, in diverse città europee, nella Jugoslavia che crollava davanti ai nostri occhi pieni di miseria. Più volte visitavamo anche Trieste.
Cercavamo di scoprire la sua straordinarietà: quello che il nostro amico Claudio Magris chiama “un’identità di frontiera”. Sono lieto che la mostra di Jagoda Buić sia presentata a Trieste, in questa città, dove soffia la stessa “bora“ come nella Dalmazia, nella sua Spalato nativa».
Come spiega Miroslav Gašparović, direttore del MUO di Zagabria «la mostra al Museo Revoltella di Trieste è la prima presentazione completa di questa grande artista croata di fama mondiale al pubblico italiano. La mostra include tutti i segmenti del suo lavoro: arte tessile, arazzi, sartoria teatrale, scenografia, video, fino alle opere di carta fatte negli ultimi anni che assumono, indubbiamente, accanto al lavoro teatrale e all’arazzo, un posto speciale nell’insieme della sua opera».
L’itinerario della mostra si svolge e si intreccia negli spazi del V° e del VI° piano del Museo Revoltella dove una serie di grandiose installazioni ambientali “tessili” si alternano alle opere costruite in carta. Il profondo legame dell’artista con il teatro risulta evidente dall’effetto scenografico che riesce ad ottenere attraverso la disposizione dei suoi lavori: figure, colonne, volumi, pannelli, forme spesso ispirate al mare che, sempre, dialogano o interagiscono drammaticamente con lo spazio che le accoglie. Nelle opere tessili della Buić realizzate con materiali unici quali gomene, crine, iuta, lino, trecce, filacci si ritrovano, intatte, la forza e la “sapienza” della sua terra di mare, aspra e tormentata, ricca di storia e di bellezza.
A testimoniare – come afferma Gillo Dorfles – «la capacità della Buić di trasformare ogni suo progetto inventivo in una nuova formatività tridimensionale» sono gli arazzi e le installazioni ambientali come Frondeggiare Nero o Ambiente Nero (Grand Prix alla Biennale di San Paolo nel 1975). In mostra le creazioni di Jagoda Buić che Dorfles definisce “vere e proprie sculture”, dialogano con le recenti composizioni del ciclo Carta Canta e con gli ultimi e inediti collage. Qui la materia carta assume forme e consistenze imprevedibili, in una sequenza di grande suggestione. Nuvola e Vento, Paesaggio Nero e Paesaggio Bianco rappresentano trasposizioni visuali dei legami primordiali su una mappa, Uccello Nero e Uccelli Scappati delineano l’energia del volo, il movimento, la fuga; Vele e Camicia Bianca puntano sull’oggettività elevata fino a un simbolo. «... Mi pare che nella prima serie di collages Jagoda Buić sia stata più propensa a soluzioni sontuose, rapporti cromatici più ricchi, più elementi strutturali, e che le soluzioni nuove dimostrino sobrietà, concisione. La gamma di composizioni e colori, tagli e spunti, angoli e curve, pieghe e asprezze, davvero crea effetti melodiosi o armoniosi, mai perdendo, naturalmente, la qualità della credibilità ottica e dell’evocazione tattile. Se finora Jagoda Buić era stata caratterizzata da un’immaginazione lirica e da un senso di contrasti drammatici, nel suo lavoro con la carta si è potuta abbandonare più liberamente a giochi creativi ed evocazioni poetiche di esperienze, stati, memorie » commenta Tonko Maroević nel suo intervento in catalogo. Il percorso espositivo è completato da disegni, bozzetti e costumi che l’artista ha realizzato per la messa in scena di rappresentazioni teatrali passate alla storia quali, ad esempio, il Riccardo III del 1997 al Teatro Gravella di Zagabria, Amleto del 1974 a Dubrovnik, il Re Lear del 1901 nell’isola di Brioni. Una citazione a parte merita il bellissimo video del 1983 Sole, sabbia, suono – realizzato in Florida – che, sempre Maroević, descrive come «un impianto nello spazio aperto… sulla sabbia di una grande spiaggia aveva lasciato che il vento gonfiasse e mettesse in moto un lungo “tubo” di plastica di un intensa bianchezza e trasparenza che il vento poi muoveva aleatoriamente, alzava e ribassava in maniera dinamica in diverse direzioni. La videoregistrazione testimonia l’effetto quasi percussorio dell’opera, una realizzazione che entra nel rapporto più diretto con il vento e la luce». «Davanti ai lavori di Jagoda Buić si dovrebbe passare lentamente, come davanti ai “Quadri di una esposizione” di Mussorgsky». Perché – come ha scritto Predrag Matvejević «una sorta di musica li lega tra loro, che permette e, a tratti, impone di fermarsi».
Ma le opere della Buić non si fermano e, dopo i grandi musei del mondo, a Trieste trovano un palcoscenico che si fa “Theatrum mundi”.

m.m.

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fino al 19 gennaio 2014

Louise Nevelson

Fondazione Puglisi Cosentino
Palazzo Valle
Via Vittorio Emanuele II
Catania

La retrospettiva, a cura di Bruno Corà, annovera oltre 70 opere della scultrice americana di origine russa Louise Berliawsky Nevelson (Pereyaslav-Kiev, 1899; New York, 1988), e narra il contributo che l'artista ha dato allo sviluppo della nozione plastica: nella scultura del secolo scorso la sua opera occupa un posto di particolare rilievo, collocandosi tra quelle esperienze che, dopo le avanguardie storiche del Futurismo e del Dada, hanno fatto uso assiduo del recupero dell'oggetto e del frammento con intenti compositivi. La pratica dell'impiego di materiali e oggetti nell'opera d'arte, portata a qualità linguistica significante da Picasso, Duchamp, Schwitters e altri scultori, nonché l'assemblage - spesso presente anche nell'elaborazione della scultura africana - esercitano una sensibile influenza sin dagli esordi dell'attività della giovane artista, che emigra con la famiglia negli U.S.A nel 1905, stabilendosi a Rockland nel Maine.

Nel 1986 la collettiva Qu'est-ce que la Sculpture Moderne?, presso il Centre Georges Pompidou a Parigi, consacra Louise Nevelson tra i più grandi scultori della sua epoca. L'artista seguita a lavorare sino alla sua scomparsa, sopravvenuta a New York il 17 aprile del 1988, mentre le sue opere vengono acquisite da noti musei e collezionisti privati negli Stati Uniti e nel mondo.

Il percorso di mostra racconta l'attività della Nevelson, che prende avvio dagli anni Trenta, con disegni e terrecotte, consolidandosi poi attraverso le successive sculture: gli assemblage in legno dipinto degli anni '50, alcuni capolavori degli anni '60 e '70 e significative opere della maturità degli anni '80, provenienti da importanti collezioni nazionali e internazionali di istituzioni quali la Fondazione Marconi e la Louise Nevelson Foundation, il Louisiana Museum of Modern Art di Humlebaekin in Danimarca, il Centre national des arts plastiques in Francia e la Pace Gallery di New York.

vedi Louise Nevelson: "io che parlo al legno" di Mariella Pasinati

m.m.

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1 - 11 ottobre 2013

I libri sanno volare
collettiva di libri d’artista

 Spazio espositivo della  Camera del lavoro di Milano.
Corso di Porta Vittoria 43. Milano

Inaugurazione: 1 ottobre 2013 dalle ore 17 alle ore 19
Orari: dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore18

Una parola inventata, Librartarsi, restituisce il senso del progetto I libri possono volare, progetto che vede la sua naturale conclusione in questa mostra presentata alla Camera del Lavoro di Milano.
Librartarsi, ribaltare cioè il proprio futuro attraverso l’arte e il libro. Ma anche, attraverso arte e letteratura, librarsi, volare alto,  come possono volare le idee che i libri e le opere d’arte offrono a chi ad esse si rivolge.
Il progetto ha previsto tre fasi:
- una  mostra di libri d’artista creati da artiste ed artisti realizzata nella biblioteca della sezione femminile della Casa Circondariale di San Vittore a Milano
-un laboratorio nel corso del quale le donne detenute sono state invitate a creare un proprio libro d’artista
- la realizzazione della mostra odierna
Il libro d’artista si ispira al concetto di libro, assumendone spesso, ma non necessariamente,  la forma. Generalmente si tratta di un’opera unica o di un’edizione a bassa tiratura, ovviamente numerata, firmata e datata.
Diverse artiste ed artisti, molte detenute ed alcuni detenuti hanno realizzato libri in forma di fisarmonica, rotoli, scatole o altri oggetti che raccolgono pagine quando non fogli volanti o assemblati nelle modalità più varie.
Utopia e concretezza, volare alto e agire nel concreto sono gli elementi che hanno dato origine al progetto e caratterizzato i diversi momenti di lavoro.
Elementi che, pur non potendo essere compiutamente rappresentati,  appaiono nella documentazione fotografica realizzata da Mirko Bozzato e da Monia Di Santo, nelle opere esposte e nel cofanetto che racchiude le impressioni verbali e visive di chi ha dato vita e forma al progetto.
Nel corso dell’inaugurazione parleranno Graziano Gorla, Segretario generale della Camera del Lavoro di Milano; Gloria Manzelli, Direttrice della Casa circondariale di San Vittore; Paola Bentivegna, Segretaria della Camera del lavoro di Milano e  Antonella Prota Giurleo, artista e curatrice. Patrzia Falcomatà darà voce, attraverso la lettura di un testo, al sentire delle donne detenute.
Parteciperanno Mirko Bozzato e Monia Di Santo, fotografi; artiste e artisti professionisti; donne che hanno partecipato al laboratorio artistico a San Vittore.
In mostra resteranno esposte per tutto il tempo previsto le fotografie;  i libri d’artista, pezzi unici da tutelare, saranno visibili in occasione dell’inaugurazione e di visite guidate concordate con Antonella Prota Giurleo.
I nomi di autori e di autrici sono indicati in ordine alfabetico evitando la suddivisione tra professionisti dell’arte e non.
I libri d’artista presentati in mostra sono stati realizzati da:

Abhel, Alexandra Espinosa, Anicasia Gomez Medina, Anna Saponaro, Antonella Prota Giurleo, Antonio Sormani, Anja Mattila Tolvanen, Carmen Abrudan, Caroline Gaete, Cesar Reglero Campos,  Dana Sikorska, Emanuela F, Evelina Schatz, Fernanda Fedi, Fize Lushi, Francesca Brandoli, Gemma Montoya,  Gino Gini, Giuliana Bellini, Gretel Fehr, Hanane, Hasnaa, Isabel Jover, Laila, Licia Roselli, Lidia Barrientos, Luana Triestino, Manuela, Marco Baglio, Maria Castillo,  Marilde Magni, Marisa Cortese, Markela Tafa, Matilda Drogai,  Mayelin Gonzales, Mavi Ferrando, Michela Cacciapuoti, Michela De Paoli, Mihaela Schiteanu, Nadia Magnabosco, Narthaly Palominos, Natasha Girardi, Nicole Macy, Nicole Popolizio, Paola Cabeza, Paola Cardona,  Patricia Acosta, Paul Tiilila, Pino Lia, Pirjo Heino, Rita Cucer, Rosanna Veronesi, Ruggero Maggi, Samantha Lottici, Sanela Hruszic, Shang, Silvia Kalina, Sofia Sudi,  Sully Torres, Franco Tripodi, Veronica Folini,  Josephine Santiago, Jessica Braidic, Wang.

m.m.

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dal 4 al 27 ottobre 2013

NOW! Giovani Artiste Italiane

Ex Refettorio del Complesso San Paolo
Sede Via Boccaleone 19, Ferrara 44100

Dal 4 al 27 ottobre 2013, all’Ex Refettorio del Complesso San Paolo, sarà presentata la mostra NOW! Giovani Artiste Italiane, organizzata dall’UDI Ferrara e dal Comitato Biennale Donna. Inserita nel progetto “Dentro le Mura”, la collettiva presenta i lavori di quattro artiste italiane under 35 – Ludovica Carbotta, Silvia Giambrone, Laurina Paperina, Elisa Strinna – ed è curata da Lola G. Bonora e Silvia Cirelli.

Proseguendo l’ormai consolidato compito di promuovere le voci femminili della scena contemporanea, il Comitato Biennale Donna questa volta esplora le eccellenze della giovane arte nostrana, esaltandone la versatilità sia espressiva che linguistica e indagandone le peculiarità tematiche. In un momento storico e sociale in cui la giovane creatività fatica a emergere e ad avere la giusta visibilità, la mostra NOW! vuole confermare quanto sia vivace e talentuoso il panorama artistico italiano, incubatore di dinamiche presenze che hanno saputo sviluppare percorsi artistici di risonanza non solo nazionale ma anche internazionale.

Lontana dal tentativo di definire una specificità generazionale e tanto meno di genere, l’esposizione non vuole circoscrivere la dimensione estetica dell’arte emergente, quanto, al contrario, valorizzarne le differenze nell’approccio linguistico e nella grammatica stilistica, allo scopo di stimolare riflessioni sulla multiforme contemporaneità italiana.

 

n.m.

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dal 12 al 27 settembre 2013

“45 Aspetti di Ubu”
Evento promosso dal Collage de 'Pataphysique e curato da Tania Lorandi

Allo Studio Vundes nella corte di via Federico Confalonieri, 11 a Milano - uscita della metro: Gioia o Garibaldi

Ore 15.30 - Inaugurazione della mostra

Alessio Balduzzi, Attilio Fortini, Sergio Sansevrino, Nadia Magnabosco, Roberto Pulita, Emiliano Alfieri, Francesco Del Zompo, Marc Décimo, Eric Rutten, Cristina Cherchi, Donato Cerbasi, Mariano Bellarosa, Lavinia D’Elia, I Santini Del Prete, Thieri Foulc, Emilio Minotti, Pietro Antonio Bernabei, Matteo Perico, Paella, Maria Susy Lughezzani, Annamaria Scotti, Vittore Baroni, Claudio Beorchia, Diego D’Ambrosi, Alessio Larocchi, Patrizia Da Re, Carmen Carlotta, Pao, Lucio Arrillaga, Cecilia Guastaroba, Claire Kirkpatrick, Francesco Mandrino, Mattila Tolvanen, Paolo Pavan, Pierangela Orecchia, Bernd W. Plake, Alvise Bittente, Sandra Noto, Anna Maria Raimo, Ubú Rave, Alfonso Caccavale, Gino Luigi Sansone, Alma Vanina Estrella, Danai Ortiz de Zàrate, Massimo Geranio.

e altri lavori fuori concorso di:
Marco Garofalo, Marco Maiocchi, Riewert Erich, Roberto Spagnuolo, Emanuele Gabellini, Raffaele Rizzo, Mario De Carolis.

Dal 13 settembre si può visitare la mostra su prenotazione telefonando al numero: 393/9140523 o scrivendo all’indirizzo: mail@marcogarofalo.com

Ore 16.00 - Premiazione delle 3 opere (ex aequo) del concorso “Ubu sotto tutti gli aspetti”.

Al [.BOX] videoart project space

Dalle 18.00 alle 18.30 - Proiezione dei cortometraggi di animazione:
- “Ubu” di Geoff Dunbar, (Inghilterra) 1978. Durata 17:42.
- “Ubu” di Manuel Gomez, (Belgio) 1994. Durata 9:30.

Allo Studio Vundes

Dalle 19.00 alle 20.30 - Cena Ubuffet
Dalle 16.00 alle 21.00 ci si può fare fotografare con la maschera di Ubu nell’installazione di Tania Lorandi.
Dalle 16.00 alle 21.00 proiezione in loop di film su Ubu, titoli a sorpresa.
Dalle 16.00 alle 21.00 Ubukshop con pubblicazioni e oggetti patafisici.

Al [.BOX] videoart project space

Dalle 21.00 alle 23.00 - Proiezione e presentazione dagli autori di
- “I due uomini liberi” di Elena Romiti (con la partecipazione de I Santini Del Prete), cortometraggio di animazione, (Italia) 2013. Durata 8:00.
- “Uburb’s” di COM-1 e Muriel Zanardi, video, (Belgio) 2013. Durata 7:00
- “Ecce Ubu” di Luca Ferri, lungometraggio, (Italia) 2012. Durata 60:00.

http://ubuconcorso.wordpress.com/

n.m.

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7 settembre -31 dicembre 2013

a cura di Elena Privitera e Marco Filippa
inaugurazione sabato 7 settembre ore 18,30
orario sabato e domenica 15,30 > 18,30
altri giorni su appuntamento tel 0121 340253 o epa@epa.it
Ass. Culturale En Plein Air strad.le Baudenasca n.118-10064 Pinerolo (To)

Le stanze del Futuro
La struttura della mostra è tutta in questo titolo che è, a tutti gli effetti, il sottotitolo della mostra: le stanze del futuro. L'allestimento si articolerà come un susseguirsi di spazi che, come filo conduttore ha come tema il futuro e andrà a costituirsi integralmente nel corso del tempo come un work in progress. Il tema del 2013 risponde alle inquietudini e alle incertezze del presente e proprio per questo abbiamo deciso di affidarci a una regia curatoriale plurima coinvolgendo questa volta, non soltanto gli artisti "consacrati" o emergenti, ma anche coloro che si stanno muovendo nell'ambito artistico pur frequentando ancora le istituzioni scolastiche. Futuro: quello che viene dopo; prima c'è il presente e prima ancora il passato. Questo in una visione lineare ma ne esistono anche altre, meno lineari, alcune addirittura circolari. E poi cos'è il tempo, se non la percezione e l'esperienza di quello che viviamo, soprattutto; cognizione del tempo e quindi capacità di avere visioni del futuro se non è già sopraggiunta la nebbia a offuscare tutto. Il tempo non esiste, sostiene Julian Barbour e, per certi versi, dicono la stessa cosa, i Buddisti; celatamente, si parla di reincarnazione anche nei Vangeli e ne discende che ogni visione puramente lineare cada a pezzi. L'arte per sua natura insegue da secoli (ma solo apparentemente) uno spirito cronologico, un avanzare nel tempo smentendo il pensiero visivo precedente. E' in realtà riduttiva una visione meramente cronologica e la contemporaneità, superate le stagioni solide del pensiero moderno, si scioglie nei mille rivoli di un pensiero laterale, divergente, fragile, aperto, dove coesistono esperienze ed esiti formalmente inconciliabili che affondano le loro radici nel tempo con molteplici ramificazioni.


Elenco Artisti
Laura Ambrosi, Joel Angelini, Alessandra Baldoni, Emanuele Borello, Paolo Bovo, Daniela Bozzetto, Orietta Brombin, Caterina Bruno, Augusto Cantamessa, Antonella Casazza, Elisa Cella + Silvia Serenari, Chen Li, Alessia Clema, Claudio Contini + Tiziano Ghione, Carla Crosio, Domenico Doglio, Marco Da Rold, Ronit Dovrat, Marco Filippa + Tiziano Ghione, Federico Galetto, Elio Garis, Franco Giletta, Gian Carlo Giordano, Laura Govoni, Tere Grindatto, Maria Felix Korporal, Mario Ernesto Laratore, Marco Lavagetto, Margherita Levo Rosenberg, Nadia Magnabosco, Andrea Nisbet, Samuele Papiro, Mario Pasqualotto,Marina Pepino, Milena Racca, Elisabetta Rosso, Ornella Rovera, Rèdha Sbaihi, Cristina Seimandi, Valter Luca Signorile, Ivano Sossella, Luigi Stoisa, Tea Taramino, Laura Valle, Luc Vandervelde, Sabina Villa
Studenti:
segnalati da Carla Crosio liceo artistico Ambrogio Alciati di Vercelli . Trino le allieve : Giorgia Apiletti, Anna Elvira Gallo, Alessia Tripodi classe 5 liceo indirizzo design
segnalati da Laura Valle Accademia Albertina di Torino: Marco Altavilla, Diego Bonelli, Martina Cenna, Mars Tara,Chiara Ventrella
segnalati da Alessia Clema Istituto d'istruzione superiore "G.Soleri" - "A.Bertoni" di Saluzzo gli allievi: Alessia Volpin, Andrea Monge Cunigla, Tania Occelli, Alessia Rizzo, Francesca Buffo, Laura Bertorello, Alessandra Parigi, Cristina Giagnotti e Luca Ribotta
A cura di Maria Rosa Piromalli Docente di Italiano per Stranieri presso l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova
Fra sogno e realtà - Giovani e immigrati, il sogno di un futuro oltre frontiera
Gli artisti provengono da Scuole d'Arte e Accademie di Belle Arti Europee; tra questi sono presenti sette Studenti del Progetto Erasmus; hanno studiato all'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova: Laura Adrover, Spagna, Resaldo Ajazi, Albania, Eisam Darawshi, Palestinam Inna Dimitrova, Bulgaria, Zlatolin Donchev, Bulgaria, Jordi Gonzalez, Spagna, Mihail Ivanov, Bulgaria , Shagayegh Kashiloo, Iran, Nikolay Kitanov, Bulgaria, Kristina Kostova, Bulgaria, Omar Lopez, Spagna, Cesar Perales, Spagna, Ainhoa Pomares, Spagna, Fang Shu, Cina, Yuko Wakasugi, Giappone.
A cura di Antonella Bonetto Studenti Liceo Scientifico M.Curie di Pinerolo
Alcuni artisti della Collezione enpleinair
Luca Bernardelli, Giuseppe Bombaci, Hubert Duprilot, Karpuseeler, Giovanni Manfredini, Serghej Potapenko, Claudio Rotta Loria, Barbara Tutino, Anna Valla.
Performance di Adriana Ribotta
Performance musicale di ESS&ESS DUO Susto e Soranzio

n.m.

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E' in distribuzione il n. 100 di Leggendaria
http://www.leggendaria.it/


in copertina un'opera di Marilde Magni

"Eccoci al nostro numero 100! Festeggiate con noi questo traguardo, che vuol essere anche un rilancio, perché Leggendaria in questi 17 anni di pubblicazioni ininterrotte è cambiata, e noi con lei, e con voi, e con il mondo in cui viviamo e su cui esercitiamo il nostro sguardo...
Il Tema lo abbiamo dedicato a “Generazioni&Narrazioni”, due questioni che si intrecciano sempre più spesso nelle nostre pagine, ma che questa volta sono il fuoco di una riflessione specifica: come si racconta l’esperienza agita in fasi diverse delle nostre vite, come ad esempio quella, decisiva, di riconoscersi come donna? Come funziona la memoria, quali tecniche di narrazione possono restituire gli accadimenti in cui ci si imbatte con la percezione dell’inestricabile commistione tra io e noi? Parlano in queste pagine donne giovani, adulte e mature: generazioni diverse appunto, con un diverso bagaglio di esperienza e saperi e relazioni, in una pratica sempre più necessaria per favorire l’ascolto reciproco. E la questione che emerge con forza come terreno di confronto, forse inevitabilmente di questi tempi, è quella del femminicidio, forma precisa e storicizzata della violenza contro le donne che è da sempre al centro della riflessione e delle pratiche del femminismo e che Leggendaria segue e discute sin dai suoi primi numeri. Di rappresentanza discutono i testi che trovate in “Pratiche”, mentre in TerreMutate riportiamo annotazioni e commenti sull’incontro all’Aquila dello scorso maggio. Due specialissimi reportage sembrano parlarci di mondi opposti eppure coevi: il Pakistan nelle settimane di primavera in cui si è votato e l’India rurale, sulle tracce dei culti matriarcali. In Primopiano, Letture e Under15 c’è solo l’imbarazzo della scelta: vi proponiamo una cinquantina di titoli che ci hanno appassionato, interessato, incuriosito..."

m.m.

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dal 16 agosto al 1 dicembre 2013

Meret Oppenheim. Retrospective

Martin-Gropius-Bau, Berlin

To mark the centenary of Meret Oppenheim's birth in Berlin on October 6, 2013, the Martin-Gropius-Bau Berlin is dedicating a first major retrospective to the artist. Oppenheim became famous with her work "Le Déjeuner en fourrure" (1936), a teacup, saucer and spoon that the artist covered with fur. The piece is one of the masterpieces of Surrealist art and is part of the collection of the Museum of Modern Art in New York. Meret Oppenheim created works that combined different materials in a playful and humorous way.

The exhibition at Martin-Gropius-Bau in Berlin shows the whole spectrum of Meret Oppenheim's oeuvre, which in its independence and diversity is still seen a pioneering force even today. The exhibition is curated by Heike Eipeldauer.

video Retrospettiva

n.m.

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sino all'11 novembre 2013

LES PAPESSES
Camille Claudel, Louise Bourgeois, Kiki smith, Jana Strebak et Berlinde de Bruyckere

Avignon, Palais des Papes


Ce titre de l'exposition estivale renvoie à l'histoire de Jeanne la Papesse, cette incroyable légende médiévale antérieure à la venue des papes à Avignon. Un personnage érudit et charismatique venu de l'autre côté du Rhin fut élu pape et régna comme tel au IXe siècle, jusqu'à ce qu'on découvre que ce représentant de Dieu sur terre était enceinte. Lors d'une procession publique, l'enfant fut délivré prématurément en couche. Jeanne la Papesse et son enfant décédèrent sur l'ancienne place Saint Pierre de Rome. L'imaginaire médiéval reprit cette histoire largement diffusée par le décaméron de Bocacce ; aujourd'hui encore, une chaise percée permettrait à la fin d'un conclave de vérifier le sexe du pape nouvellement élu au Vatican pour ne pas renouveler la nomination d'une autre papesse...

C'est sous l'égide de cette figure emblématique qu'ont été sélectionnées cinq femmes artistes, telles des papesses de l'art moderne et contemporain : Camille Claudel, Louise Bourgeois, Kiki smith, Jana Strebak et Berlinde de Bruyckere. dans l'exposition, les oeuvres dialogueront d'un lieu à l'autre (les oeuvres monumentales au Palais des Papes, les petites sculptures et oeuvres sur papier à la Collection Lambert).

Elles tisseront ensemble des liens esthétiques et thématiques : la filiation père/mère/enfant, chère à Camille Claudel, Louise Bourgeois ou Kiki Smith, le corps en métamorphose, l'alchimie médiévale reliant les êtres et les planètes...

Toutes les cinq reprennent la tradition de la sculpture, souvent réputée pour être la plus difficile des pratiques (plus traditionnelles -marbre, terre cuite, plâtres, bronze, cire - et contemporaines - tissus cousus, verre, céramique, papier mâché...)

http://www.lespapesses.com/

http://next.liberation.fr/arts/2013/08/05/des-papesses-appelees-a-regner_923037

http://mad.lesoir.be/arts/international/73269-les-papesses/

n.m.

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Martedì 6 agosto 2013 dalle ore 15,30 alle ore 17,30

Trasformare libri in libri d'artista

Municipio. Sala consiliare. Via Trento e Trieste. Sormano (Co)

Artiste e artisti: Giuliana Bellini, Giuseppe Cafagna, Monia Di Santo, Ornella Garbin, Katja Juhola, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo Dana Sikorska, Riitta Tarvainen, Vittorio Tonon, Rosanna Veronesi, Tony White

Curatrice Antonella Prota Giurleo
a.protagiurleo@email.it

Alcuni testi editi dalla casa editrice Marotta e Cafiero, nata nel 2010, con sede nel quartiere napoletano di Scampia sono stati consegnati ad artiste ed artisti. A ciascuna e a ciascuno è stato chiesto di intervenire sul testo, interpretandolo.

Giuliana Bellini ha scelto il testo colpita dal titolo, La leggenda del chiodo assassino, che le ha permesso di immaginare, immediatamente, il tipo di intervento: un chiodo che affonda nelle pagine del libro stesso, a partire dalla copertina, lasciando in esse la traccia della bruciatura.

Giuseppe Cafagna ha interpretato il Block Notes di Gaetano Savoca come un blocco di appunti fotografici da sfogliare, magari in metropolitana. Il fotografo ha incollato sulle pagine diverse immagini scattate in occasione del terzo simposio di Scampia, simposio al quale ha partecipato. Un libro di appunti per riportare alla memoria presenze e attività cui alcune sottolineature operate sul testo possono rimandare.

Monia Di Santo ha scelto il libro dal titolo L'isola. L'artista, fotografa, ritiene che ogni persona sia un'isola piena di immagini che rappresentano sentimenti e ricordi dai quali ogni persona deriva il proprio sé. Alcune pagine sono state bruciate per rappresentare le ferite, i dolori più o meno profondi che ognuno prova e che cerca di ricucire in qualche modo (filo e ago, cucitrice, scotch, colla) continuando a riempire la propria vita di fotografie, ricordi, sentimenti, persone, esperienze. Le immagini si sovrappongono alle parole rappresentate anche da ritagli di giornale.

Ornella Garbin ha posto sulla copertina un occhio cuore perché dalla poetica dell'autrice ha colto una sua visione del mondo e delle sue cose.
La copertina in bianco e nero è sembrata all'artista troppo triste, le è parso che mancasse un tocco di rosso-cuore; all'interno invece ha ridisegnato la finestra che l'occhio-cuore inquadrava, e qui il disegno evidenzia la tristezza, la visione ravvicinata e quindi il disincanto della Corvese.

Katja Juhola, artista finlandese, ha inserito sulle pagine immagini, disegnate e dipinte, che rimandano all'esperienza del 5° Simposio d'arte di Scampia. Sfogliando il libro si vedono le vele, dorate, i lunghi e gli alti palazzi del quartiere, le scritte d'amore disegnate sui muri, gli angeli che qui lavorano e operano.Katja ha grande capacità di relazionarsi, pur nelle difficoltà linguistiche, con le bambine e i bambini soprattutto, e con gli adulti in generale. Ha perciò consentito e talvolta richiesto, di fronte alla curiosità e all'interesse di giovani e meno giovani, l'intervento diretto di altre ed altri sulle pagine

Nadia Magnabosco ha scelto il libro ispirata dal suo bel titolo: storie di un mondo fantastico, quei mondi fantastici che da bambina le permettevano di liberare la sua immaginazione per costruire mondi a suo piacere, per essere qui oppure là, per essere sé stessa o qualcun'altra, per farsi piccola oppure grande, come un'Alice che - alla ricerca della "giusta" dimensione e collocazione nella propria storia - s'inventa infinite soluzioni perché, appunto, non sia sempre la stessa storia. Così l'artista ha cambiato solo la copertina del libro: augurandosi che "ognuno ci guardi dentro e dica cosa vede".

Marilde Magni ha studiato i suoi interventi sul libro Il tempo di Connie di Laurana Berra. L'artista ha realizzato, contrariamente alla sua attitudine al lavoro tridimensionale, una sorta di quaderno di appunti visivi frutto della riflessione dell'incontro tra le suggestioni delle parole e i materiali di recupero con i quali ella solitamente lavora.

L'artista polacca Dana Sikorska, prendendo spunto dal titolo del testo, La casa nuova di Massimo Russo, ha utilizzato il libro aperto come piano di appoggio. Ogni piccola struttura, case, chiesa, alberi, è stata realizzata ritagliando pagine del testo stesso in forma quadrata per comporre, attraverso la tecnica giapponese dell'origami, un delicato paese.

Un viaggio interessante di Donato Mauriello per Riitta Tarvainen, la gallerista critica finlandese ospite del simposio, ha cambiato titolo divenendo My favorite colours.
Una serie di pennellate, talvolta dipinte su pagine variamente ritagliate, si accompagnano a disegni di fiori. Il tutto nei colori amati da Ritta: rosa, blu, grigio e i colori solari appaiono dietro i tagli stesi anche in forma di onda e sfumati assumendo colorazioni più chiare e più scure.

Vittorio Tonon ha scelto l'operazione su un libro per costruire il suo intervento al simposio. Il testo, Museum, ha cambiato titolo in Contaminazioni Museum e, ovviamente, aspetto. L'artista ha lavorato sulle immagini cogliendone le suggestioni ed evidenziando le contraddizioni. Così l'acqua fuoriesce da un pozzo per allagare la città; la solitudine appare nella sua crudezza e nella sua trasversalità rispetto alle culture per essere rielaborata attraverso la gioia, contagiosa, delle bambine.
Diversi interventi realizzati con disegno, pittura, collage e fotomontaggio, alcuni più intensi ed altri minimi, sulle pagine e sulle numerose immagini fotografiche, molto equilibrati e rigorosi, in una contaminazione rispettosa.


Rosanna Veronesi ha sottolineato l'idea dell'ombra mentre tutte le pagine vengono solcate da nuovi passaggi che riprendono, trasformano, solcano le immagini. Immagini che sono forzatamente delineate in un nuovo percorso che tende a raggruppare il singolo racconto e che ancora , ricucito, può ricomporsi in una nuova visione per una nuova storia.


Tony White ha utilizzato il testo di Mauro Parisi, La scuola nel pallone, per trasformarlo in un libro di letteratura povera, simbolicamente riferito all'arte povera della quale abbiamo visto diversi esempi nel giro d'arte nella metropolitana di Napoli. Tony ha cancellato molte righe del testo con un pastello nero, talvolta aggiungendo a lato alcune immagini riferite al proprio lavoro artistico che vede una ricerca molto particolare sul tema della mano e dei tavoli.


Anch'io, come molte artiste, ho scelto il testo in base alla suggestione del titolo: Esmeralda e le altre di Maria Visconti, pensando ad una serie di racconti riferiti a donne.
Ho scoperto poi, leggendo, che le protagoniste sono donne vinte. Il testo è diventato quindi un librino in cui le pagine assumono la forma del quadrato, il più antico simbolo della madre terra. Le pagine, che non permettono più la lettura delle diverse storie, sono superfici sulle quali si rincorrono lettere e parole, musica e colori in un gioco di relazioni, costruito per superare il dolore e affermare il diritto di libertà, che diventa politica.

Antonella Prota Giurleo


_il_libro_diventa_un_opera_d_arte

n.m.

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dal 7 Luglio al 28 Luglio 2013

"TACCUINI D'ARTISTA"
I PERCORSI NASCOSTI DELLA CREATTIVITA'

MOSTRA INTERNAZIONALE ITINERANTE

Archivio Internazionale "Taccuini d'Artista" di Donato Di Poce
( 118 Artisti - in rappresentanza di 12 nazioni)

nadia.magnabosco
Capolavori nascosti di Nadia Magnabosco

AxA - Palladino Company - Via Colle delle Api, 170 - Campobasso

Mostra a cura di: Donato Di Poce e Mauro Rea
Direttore Artistico: Mauro Rea
Partner della Mostra: Migranze Aps - Associazione di promozione sociale
http://www.taccuinidartista.it/

Inaugurazione Domenica 07 Luglio ore 20,00

"il "taccuino d'artista" e' tante cose: non solo e non piu' un diario, non sempre e non ancora un libro d'artista, non solo un insieme d'idee o una "poesia visiva", qualcosa di piu' di un "Carnet de voyage" o di uno "Cahier" delle intenzioni, poi potrei dire che e' una lavagna magica di memoria e di desiderio e un feticcio artistico, ma che e' soprattutto:

Una grammatica di icone, segni e scritture
La genesi inconscia di un fondamentale e nuovo medium comunicativo
Un'azione creativa e un libro di sogni
Un esercizio di liberta', creativita' e d'intimita' con il mondo

Se, poi mi chiedessero: Qual e' l'importanza storica e la novita' estetica dei taccuini? Dovrei rispondere che il taccuino d'artista forse e' la piu' importante novita' stilistica contemporanea, ma e' allo stesso tempo una riscoperta di un medium che gia' nel Rinascimento con Leonardo da Vinci aveva trovato il suo piu' geniale interprete, in cui l'artista ascolta il suo respiro e inventa il suo linguaggio"..

                                                                        ESTRATTO DELL'INTRODUZIONE DI DONATO DI POCE

ELENCO ARTISTI IN MOSTRA

Acquati Wallendorf Elena
Angeli Sergio
Antonucci Alessandro
Apostolo Roberto
Balena Vincenzo
Beeme Jose'
Bello Marisa-Spagnul Giuliano
Bencini Ennio
Blaiotta Gaetano
Boschi Anna
Briganti Catia
Butte Aube
Caremi Angela
Carlotta Carmen
Casiraghy Alberto
Cerri Giovanni
Chen Li
Cibaldi Silvia
Cinini Ferdinando
Classe III F-Scuola Di Vona-MI
Colantoni Domenico
Colnaghi Franco
Colucci Gerardo
Conti Carlo Marcello
Conti Paolo
Costanzo Giancarlo
Cotellessa Giuliano
Crisanti Giulio
D'Onofrio Sara
Danelli Maria Elena
De Sanctis Nico
Di Caterino Mimmo-Ardau Barbara
Di Poce Donato
Di Poce - Fettolini - Mariani
D'Onofrio Sara
Donora' Luigi
D'Orazio Paolo
Dossi Fausta
Dossi Roberto
Epeo
Fadini Luciano
Falco Marina
Fedi Fernanda
Fehr Gretel
Ferrario Anny
Fettolini Armando
Formenti Raffaella
Franco Manuela
Gabriele Sergio
Gatto Agnese
Gallingani Alberto
Geranio Massimo
Gini Gino
Gismondi Federico
Giunta Valeria
Gregorovich Nevia
Guaricci Enzo
Izumi Oki
Korporal Maria
Korzekwa Cynthia
Lauria Anna
Lentini Alfonso
Liuzzi Oronzo
Lombardi Mara
Lome
Lorandi Tania
Magnabosco Nadia
Manzoni Gian Ruggero
Marchesi Stefano
Mariani Luigi
Martin Monica
Orazio Gaetano
Massaro Pietro
Mazzini Manuela
Medda Italo
Merini Alda
Mesch Maria
Micozzi Maria
Miglietta Enza
Milot Mirashi Alfred
Minedi Gabi - Maria Patrizio
Mitrano Annalisa
Montenero Riccarda
Nasseredine Ali'
Orazio Gaetano
Pace Achille
Pagani Elisabetta
Pecci Guido
Pezzuco Francesco
Picariello Antonio
Piselli Mario
Porta Catherine
Prota Giurleo Antonella
Ragozzino Luciano
Rea Mauro
Rinaldi Franco
Rizzi Alina
Rosi Chiara
Rossi Di San Polo Claudia
Sacheli Enzo
Sangermano Paolo
Savoi Alba
Sergio Gianfranco
Sergi Stefania
Sbarbati Stefania
Schatz Evelina
Selvetti Miriam
Serra Mario
Soddu Stefano
Stradivarius
Tamegaya Fumiyo
Tina San
Ubaldi Roberta
Verdirame Armanda
Vetrano Marzia

n.m.

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X RASSEGNA
POESIARTE MILANO

‘LE STANZEDI GEA'

17 - 19  giugno 2013
con mostra ed eventi  fino al 25 giugno


Quintocortile
Viale Bligny, 42 - Milano 

Questa X edizione di Poesiarte Milano prevede una molteplicità di protagonisti: artisti, poeti, musicisti, un gruppo di giovani del Servizio Civile Internazionale (SCI) che terrà un campo di lavoro proprio all’interno della famigerata casa cosmopolita Bligny 42 e infine parte degli abitanti della casa stessa.
Per questo il tema scelto, nella previsione di possibili momenti interattivi allargati, si riferisce alla terra intesa come una sorta di grande condominio nel quale convivono tutti. Le stanze sono le Nazioni e Gea la Terra Madre che  contiene ogni differenza.
Gli artisti e i poeti tratterranno nelle loro opere un Paese ciascuno in modo libero. Momenti performativi e ludici con l’interazione di abitanti e volontari concluderanno la Rassegna.

a cura di Donatella Airoldi, Mavi Ferrando (Associazione Quintocortile)
con la collaborazione di Claudia Azzola, Laura Cantelmo, Annamaria De Pietro, Adam Vaccaro (Associazione Milanocosa)
e con la partecipazione di: Comitato Bligny 42, Società Civile Internazionale - Sezione di Milano, Arci Bellezza, ANPI Vigentina Milano

artisti: Jerzy Babicz, Donatella Berra, Rodolfo Berengo, Francesca Betti, Donatella Bianchi, Adalberto Borioli, Fosca Campagnoli, Maria Amalia Cangiano, Lamberto Caravita, Loriana Castano, Doretta Cecchi,  Francesco Ceriani, Chiò, Diego Cusano, Giulia d’Anna, Albino De Francesco, Giuseppe Denti, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mauro Felugo, Mavi Ferrando, Simonetta Ferrante, Nicoletta Frigerio, Eliana Frontini, Ornella Garbin, Mario Gatto, Gino Gini, Carola Guaineri, Jane Kennedy, Giò Lagostena, Pino Lia, Maria Clotilde Licini,  Gustavo Maestre,  Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Maria Mesch, Oriella Montin, Lucia Pescador, Sergio Poddighe, Gino Predolin, Antonella Prota Giurleo, Raffaele Romano, Cristina Ruffoni, Sergio Sansevrino, Placido Scandurra, Evelina Schatz, Stefania Selmi, Anna Spagna, Celina Spelta, Elisabetta Sperandio, Fausta Squatriti, Armando Tinnirello, Rosanna Veronesi, Giacomo Zanetti.

poeti: Claudia Azzola,  Maria Carla Baroni,  Rinaldo Caddeo, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo,  Alfredo de Palchi, Annamaria De Pietro, Mariella De Santis, Nelvia Di Monte, Antonella Doria, Gio Ferri, Gabriella Girelli,  Guido Oldani, Angela Passarello,  Maria Pia Quintavalla,  Anthony Robbins,  Marta Rodini, Franco Romanò, Tiziano Rossi, Tiziano Salari,  Fausta Squatriti,   Adam Vaccaro, Aky Vetere, Giuliano Zosi.

musicisti: Adalberto Borioli, Raffaele Nobilee il duo Poemus, Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti.

SINTESI PROGRAMMA

Lunedì 17 e Martedì 18 giugno dalle ore 17:

performances dei poeti e intermezzi musicali con Adalberto Borioli e il duo Poemus di Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti, dalle 17,00 alle 19,30. A seguire visione delle opere in mostra con gli artisti e aperitivo finale.

Mercoledì 19 giugno alle ore 21:

interazioni poetiche nel cortile grande con i volontari del Servizio Civile Internazionale, gli abitanti della             casbah e intermezzi musicali con il violinista Raffaele Nobile. 

Lunedì 24 giugno alle ore 21:

action painting collettiva sul tema della Rassegna a guida di Stefania Selmi e Jerzy Babicz con interazioni musicali dei Futhark e delle loro cornamuse. Nel cortile grande. 

La mostra resterà aperta fino al 25 giugno dal lunedì al venerdì dalle ore 17 alle ore 19

vedi X Rassegna Poesiarte Le stanze di Gea di Marcella Busacca

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fino al 1 settembre 2013

Mujer- La Vanguardia Feminista de los anos 70-
Obras de la Sammlung Verbund Viena

Circulo de Bellas Artes
Calle de Alcalà 42 - Madrid

Horario: de martes a sábados de 11:00 > 14:00 y de 17:00 > 21:00 domingos y festivos de 11:00 > 14:00 lunes cerrado

La historia del arte ha cincelado una imagen femenina construida por las manos de un hombre. Esta iconología filtrada fue puesta en cuestionamiento por la vanguardia feminista de la década de los setenta del siglo XX. Las artistas vinculadas a esta corriente impulsaron una identidad de la mujer renovada y enunciada con un discurso provocativo y poético, además de irónico.

Las veintiuna artistas que integran esta exposición, comisariada por Gabriele Schor, Directora y Conservadora de la Sammlung Verbund, Viena, redefinen y expanden las coordenadas del arte feminista, plasmando en su obra el estudio de su cuerpo, y su tránsito, como autoras, entre el sujeto y el objeto del arte. Mujer. La vanguardia feminista de los años 70 es una exposición que proviene de la colección Sammlung Verbund, Viena y contiene obras de las siguientes artistas: Helena Almeida, Eleanor Antin, Renate Bertlmann, Valie Export, Esther Ferrer, Alexis Hunter, Sanja Ivekovic, Birgit Jürgenssen, Ketty La Rocca, Leslie Labowitz, Suzanne Lacy, Suzy Lake, Ana Mendieta, Rita Myers, Martha Rosler, Cindy Sherman, Annegret Soltau, Hannah Wilke, Martha Wilson, Francesca Woodman y Nil Yalter.

m.m.

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fino al 1 settembre 2013

Autoritratti. Iscrizioni al femminile nell'arte italiana contemporanea

Museo di Arte Moderna (MAMbo)
via Don Minzoni 14 - Bologna

orari: lunedì-venerdì 10.00/17.00 - sabato-domenica 12.00/17.00

Il tema, proposto da Uliana Zanetti ed elaborato da un gruppo appartenente allo staff femminile del MAMbo con inediti sconfinamenti di ruolo, ha suscitato l'interesse di affermate artiste, critiche, studiose e direttrici di musei italiane che hanno aderito all'iniziativa, la cui collaborazione si traduce in diverse modalità di ricerca e divulgazione – mostre, seminari, video-interviste, pubblicazioni – sviluppate in un confronto continuo fra le partecipanti.

La mostra presenterà opere di artiste affermate, in gran parte realizzate per l'occasione e riferite a diversi nuclei tematici elaborati da Emanuela De Cecco, Laura Iamurri, Arabella Natalini, Francesca Pasini, Maria Antonietta Trasforini e dal gruppo di lavoro del museo. A questi si aggiungono il contributo dedicato a Maria Lai da Cristiana Collu (direttore del MART di Rovereto), l'intervento curatoriale di Letizia Ragaglia (direttore del Museion di Bolzano). L'associazione a.titolo, composta da Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Lisa Parola e Luisa Perlo, cura la realizzazione di un'opera di Anna Scalfi Eghenter appositamente commissionata dal MAMbo nell’ambito del progetto Nuovi committenti. L'elaborazione complessiva del progetto si è avvalsa inoltre dei contributi teorici di Federica Timeto.

Le artiste sono: Alessandra Andrini, Paola Anziché, Marion Baruch, Valentina Berardinone, Enrica Borghi, Anna Valeria Borsari, Chiara Camoni, Annalisa Cattani, Alice Cattaneo, Daniela Comani, Daniela De Lorenzo, Marta Dell'Angelo, Elisabetta Di Maggio, Silvia Giambrone, goldiechiari, Alice Guareschi, Maria Lai, Christiane Löhr, Claudia Losi, Anna Maria Maiolino, Eva Marisaldi, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Maria Morganti, Margherita Morgantin, Liliana Moro, Chiara Pergola, Letizia Renzini, Moira Ricci, Mili Romano, Anna Rossi, Elisa Sighicelli, Alessandra Spranzi, Grazia Toderi, Sabrina Torelli, Traslochi Emotivi, Tatiana Trouvé, Marcella Vanzo, Grazia Varisco.

vedi Autoritratti. Iscrizioni al femminile nell'arte italiana contemporanea di Maria Paola Forlani

m.m.

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Fare arte a Scampia

CasArcobaleno    Via Arcangelo Ghisleri  110  
Quartiere Scampia  Napoli

Inaugurazione: domenica 7 luglio alle ore 18,30 a


Artiste e artisti: Maria Balzano, Fabio Cito, Katia Juhola, Antonella Prota Giurleo, Vittorio Tonon, Tony White,  Anja Mattila Tolvanen,  Evelina Schatz, Antonio Sormani.
Libri d’artista: Giuliana Bellini, Giuseppe Cafagna, Monia Di Santo, Ornella Garbin, Katja Juhola, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Dana Sikorska, Riitta Tarvainen, Vittorio Tonon, Rosanna Veronesi, Tony White
Critica: Ritta Tarvainen
Progetto artistico: Antonella Prota Giurleo
Coordinamento: Enrico Muller, Antonella Prota Giurleo e Francesca Rametta
Informazioni: fratel Enrico: 3473364487  
Antonella Prota Giurleo 3470312744 
Il link del simposio è http://www.artescampia.blogspot.it/ e su www.facebook.com  SIMPOSIO INTERNAZIONALE D'ARTE CONTEMPORANEA A SCAMPIA 5° EDIZIONE
Cura e coordinamento: Occhi Aperti società cooperativa sociale ONLUS, Centro Educativo Luigi Scrosoppi - C.E.Lu.S., associazione di promozione sociale onlus.
Collaborazioni: Arrevutammoce, Casa editrice Marotta e Cafiero, Centro Hurtado – As. AQuaS, Circolo di Legambiente La gru, Comunità Irene,  Consorzio Proodos, Dream Team – donne in rete, federazione ConSidera, Gridas, napolipost.it,  Noi & Piscinola, Progetto adolescenti La Freccia, Singin' Glory Gospel Choire, Vox Alterna – Musicoterapia, Maria Pirò.

Anche quest’anno, da domenica 30 giugno a domenica 7 luglio, si è svolto il Simposio di arte contemporanea di Scampia.
Il simposio, ormai alla sua quinta edizione, ha visto la presenza di artiste e di artisti provenienti da diversi paesi europei che vivranno a CasArcobaleno a contatto con la popolazione del quartiere di Scampia.
Si sono alternati  momenti di lavoro individuale e collettivo ad altri di conoscenza della città di Napoli, del territorio del quartiere di Scampia e delle persone che lo abitano.
Vari laboratori sono stati condotti sia dalle artiste e dagli artisti che da persone che risiedono in quartiere o a Napoli e che possiedono diverse competenze.
Saranno  presentati  un catalogo autoprodotto,  con la  grafica di Mirko Bozzato,  che recherà i testi di Ritta Tarvainen, Enrico Muller e Antonella Prota Giurleo e la documentazione fotografica in dvd realizzata da Fabio Cito.

In mostra:
.  le opere create  dalle artiste e dagli artisti durante le giornate di lavoro
.  le elaborazioni realizzate dalle persone del quartiere  durante i laboratori
.  i libri d’artista sviluppati a partire dai testi della casa editrice Marotta e Cafiero di Scampia

m.m.

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dal 19/6/2013 al 15/12/2013

Joana Vasconcelos

Museo Gucci - Palazzo della Mercanzia
piazza della Signoria, 10 - Firenze
Orario: 10-20
Ingresso: 6 euro


L'arte di Joana Vasconcelos è caratterizzata dalla decontestualizzazione di ciò che è comune e familiare – oggetti d'uso domestico, cucchiai di plastica, ma anche icone nazionali – e dalla decostruzione di come vengano universalmente identificate le certezze, in particolar modo in riferimento ai generi sessuali, alla classe sociale ed alla nazionalità.

Vi è un pensiero politico nel lavoro della Vasconcelos. La Rivoluzione dei Garofani del 1974, il regime autoritario e la cultura patriarcale di Salazar costituiscono lo sfondo e il contrappunto alla sua incredibilmente energica re-invenzione dell'identità portoghese, soprattutto femminile. L'artista ha ereditato ed assimilato sia il linguaggio visivo e i temi interpretati da Marcel Duchamp nei suoi "readymade", sia il consumo di massa esemplificato dall'arte pop di Andy Warhol e Claes Oldenburg e le sovversive, a tratti ironiche voci femministe di Louise Bourgeois e Eva Hesse. Soprattutto, Joana Vasconcelos incorpora nelle sue opere il tradizionale artigianato portoghese, utilizzando per i suoi lavori l'uncinetto, la filigrana e le ceramiche sia come pratiche artistiche che come soggetti storici.

Red Independent Heart (Coração Independente Vermelho) (2008) – Sospeso al soffitto, Red Independent Heart è formato da migliaia di coltelli, forchette e cucchiai di plastica traslucida fusi fra loro e modellati su di una struttura in ferro per creare una splendida, elegante immagine di un cuore roteante che si muove al suono tradizionale del fado. Il cuore è l'interpretazione in plastica di un monile classico della gioielleria portoghese, "Coração de Viana - Il cuore di Viana", qui riprodotto in scala monumentale. Simbolo della città di Viana do Castelo, nel nord-ovest del Portogallo, "Il cuore di Viana" è realizzato con la tecnica della filigrana, una particolare lavorazione ad intreccio che utilizza fili metallici invece che tessili ed è praticata nella città portoghese fin dal Medioevo. Il titolo dell'opera proviene dal fado: si tratta di una frase della canzone "Estranha Forma de Vida", che arricchisce il lavoro di un altro importante elemento di storia portoghese, le canzoni della cantante Amalia Rodrigues. L' amatissima voce della Rodrigues ha infatti caratterizzato la cultura popolare portoghese dalla metà del secolo scorso: è un vero simbolo del Portogallo, come il Cuore di Viana che accompagna dolcemente.

Lavoisier (2011) – L'opera è costruita in scala più ridotta rispetto a Red Independent Heart: la sua forza sta nel significato. Lavoisier è realizzata con un lavello da cucina in acciaio inossidabile intorno a cui si intrecciano coloratissimi tessuti, tipici del lavoro di Joana Vasconcelos. La tecnica dell'uncinetto rimanda ad una delle opere più conosciute dell'artista, "Contaminacion" (2008), dove questa idea chiave è stata esplorata su larga scala. I tessuti realizzati a mano, la loro morbida consistenza e i vivaci colori creano un elemento di contrasto con il lavello di un freddo grigio acciaio, simbolo di una domesticità soffocante. I fili colorati avvolgono l'oggetto con una gioiosa creatività che ricorda la natura dilagante e sovversiva di "Contaminacion". L'opera racconta la relazione tra il mondo industriale e quello tradizionale e artigianale, tra l'umano e il moderno, rivelando l'ambiguità del progresso.

a cura di Francesca Amfitheatrof

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dal 31 aggio al 29 giugno 2013

DADAMAINO (1930-2004)


Galleria Gruppo Credito Valtellinese
corso Magenta 59 -Milano

Si inaugura il 30 maggio la prima ampia mostra retrospettiva che la città di Milano, e in particolare la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, dedica a Dadamaino dopo la sua scomparsa.
La Galleria Gruppo Credito Valtellinese, spazio milanese dell’omonima Fondazione, propone dal 31 maggio al 29 giugno un'importante retrospettiva che raccoglie le opere più significative prodotte dal 1958 al 1998.

Cresciuta nel vivace ambiente milanese degli anni ’50, in cui la giovane generazione tenta vie diverse rispetto all’informale, Dadamaino è da subito nell’avventura di Azimut con Piero Manzoni ed Enrico Castellani, e guarda a Lucio Fontana come al proprio maestro.
Le serie dei Volumi e dei Volumi a moduli sfasati, con i quali prende parte alle maggiori mostre europee del tempo, la afferma come una figura primaria dell’arte nuova.
Vengono in seguito l’adesione a Nouvelle Tendance, opere di più chiara ispirazione ottico - cinetica e neocostruttiva, e una lunga stagione di fervida militanza politica.
Alla metà degli anni ’70 Dadamaino avvia la sua stagione di straordinaria maturità, con serie come Alfabeto della mente e I fatti della vita, che espone in una sala memorabile alla Biennale di Venezia del 1980.
Inizia qui il suo lungo viaggio nel segno insignificante e nel tempo della scrittura, che ne fa per certi versi una figura affine ad artisti come Roman Opalka e Hanne Darboven.
Nascono dagli anni ’80 serie come Il movimento delle cose, che presenta alla Biennale di Venezia nel 1990, Passo dopo passo, Sein und Zeit, che la consacrano come una delle figure di maggior spessore poetico della ricerca contemporanea.
Tra le grandi personali che si tengono in quegli anni, fanno spicco quella al Padiglione d’arte contemporanea di Milano nel 1983, alla Casa del Mantegna di Mantova e alla Stiftung für Konkrete Kunst di Reutlingen nel 1993, al Museo di Bochum nel 2000.
La mostra presenta un ampio repertorio di opere che documentano tutte le stagioni di Dadamaino, in cui figurano tra l’altro realizzazioni imponenti come una versione de Il movimento delle cose, inedita, che si sviluppa su una lunghezza di trenta metri.
La mostra, prodotta e organizzata dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese in collaborazione con l’Archivio Dadamaino, è a cura di Flaminio Gualdoni con Stefano Cortina, coordinamento di Susanne Capolongo.
Per l’occasione viene edito un ampio catalogo con testi introduttivi dei curatori e di Elena Pontiggia.

m.m.

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dal 26 aprile al 22 giugno 2013

Maya Lin
Here and There


Pace, 32 East 57th Street
New York Ny 10022

Pace presents Here and There, a two-part exhibition of new work by American artist Maya Lin in New York and London this spring. Here and There is on view at Pace, 32 East 57th Street, New York from April 26 through June 22, and at Pace London, 6-10 Lexington Street, from March 22 through May 11.
Lin explores aspects of the natural world through sculpture and drawing, focusing on mapping as a way to translate the enormity of a place to a scale that we can see and understand. The New York presentation of Here and There concentrates on the geography of Manhattan and New York State (Here), while the London exhibition explores natural phenomena within but also beyond London, extending to Europe, Asia, Africa, and the Arctic (There).
Employing technological methods to study and visualize topographies and geographic phenomena, Lin creates sculptures that interpret the natural world through a twenty-first century lens. By abstracting natural forms into a single material – marble, wood, silver, or steel – she reveals things that are often hidden below the surface or beyond sight, merging rational order with notions of beauty and the transcendental.

vedi Maya Lin's New Memory Is a City by Carol Kino

Maya Lin di Marilde Magni

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18 maggio-8 giugno 2013


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dal 3 al 12 maggio 2013


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dal 16 aprile al 21 luglio 2013

LOUISE NEVELSON

Museo Fondazione Roma
Palazzo Sciarra - Roma

Sarà aperta al pubblico dal 16 aprile al 21 luglio 2013 presso il Museo Fondazione Roma, nella sede di Palazzo Sciarra, la mostra Louise Nevelson, promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei con Arthemisia Group. L’esposizione, realizzata con il patrocinio dell’Ambasciata Americana e in collaborazione con la Nevelson Foundation di Philadelphia e la Fondazione Marconi di Milano, annovera oltre 70 opere della scultrice americana di origine russa Louise Berliawsky Nevelson (Pereyaslav-Kiev, 1899; New York, 1988).
La retrospettiva, a cura di Bruno Corà, narra il contributo che l’artista ha dato allo sviluppo della nozione plastica: nella scultura del secolo scorso la sua opera occupa un posto di particolare rilievo, collocandosi tra quelle esperienze che, dopo le avanguardie storiche del Futurismo e del Dada, hanno fatto uso assiduo del recupero dell’oggetto e del frammento con intenti compositivi. La pratica dell’impiego di materiali e oggetti nell’opera d’arte, portata a qualità linguistica significante da Picasso, Duchamp, Schwitters e altri scultori, nonché l’assemblage - spesso presente anche nell’elaborazione della scultura africana - esercitano una sensibile influenza sin dagli esordi dell’attività della giovane artista, che emigra con la famiglia negli U.S.A nel 1905, stabilendosi a Rockland nel Maine. La Nevelson, insieme a Louise Bourgeois, ha segnato in maniera imprescindibile l’arte americana del XX Secolo.
La mostra racconta, attraverso un percorso emblematico, l’attività della Nevelson, che prende avvio dagli anni Trenta, con disegni e terrecotte, consolidandosi poi attraverso le successive sculture: gli assemblage in legno dipinto degli anni ’50, alcuni capolavori degli anni ’60 e ’70 e significative opere della maturità degli anni ’80, provenienti da importanti collezioni nazionali e internazionali di istituzioni quali la Fondazione Marconi e la Louise Nevelson Foundation, il Louisiana Museum of Modern Art di Humlebaekin in Danimarca, il Centre national des arts plastiques in Francia e la Pace Gallery di New York.
Il percorso è arricchito da foto originali e riproduzioni di importanti fotografi, come Pedro E. Guerrero e Robert Mapplethorpe, che ritraggono l’artista nel suo studio.
Nel 1986 la collettiva Qu’est-ce que la Sculpture Moderne?, presso il Centre Georges Pompidou a Parigi, consacra Louise Nevelson tra i più grandi scultori della sua epoca. L’artista seguita a lavorare sino alla sua scomparsa, sopravvenuta a New York il 17 aprile del 1988, mentre le sue opere vengono acquisite da noti musei e collezionisti privati negli Stati Uniti e nel mondo.
Con la mostra dedicata a Louise Nevelson il Museo Fondazione Roma conferma il proprio impegno per la diffusione della cultura internazionale e, in particolare, della conoscenza della personalità e del tratto figurativo di esponenti femminili che hanno apportato un contributo significativo all’arte contemporanea. Un percorso, questo, iniziato con le esposizioni dedicate a Niki de Saint Phalle (2009) e Georgia O’Keeffe (2011), che, passando per Louise Nevelson, si arricchirà nella seconda metà del 2013 della mostra su Barbara Hepworth.
Il catalogo, edito da Skira, accanto alle immagini delle opere, include il saggio critico del curatore Bruno Corà e alcuni testi storico-critici di Thierry Dufrêne, Thomas Deecke, Aldo Iori e una conversazione con Giorgio Marconi, Presidente della Fondazione Marconi, che ha diffuso in Italia l'opera della Nevelson.

vedi La scultura è femmina! A Roma la retrospettiva di Louise Nevelson
di Gabriella Valente

m.m.

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fino al 24 maggio 2013

Fondazione Mudima
Via Tadino 26 -Milano
orari: da lunedì a venerdì 11/13 e 15/19,30

La grande mostra “Les magiciens de la terre” inaugurata al Centre Georges Pompidou da Jean-Hubert Martin nel 1989 ha portato alla ribalta internazionale l’arte contemporanea africana.
La mostra presso la Fondazione Mudima, che tra gli altri artisti ne ripresenta due tra quelli “scoperti” da Jean-Hubert Martin (Esther Mahlangu, Seni Camara), attinge agli intensi rapporti che la Fondazione Sarenco ha con le collezioni private di Italia, Francia, Germania, Olanda e Belgio e agli innumerevoli viaggi africani compiuti dall’artista Sarenco in terra d’Africa per quasi trent’anni, alla scoperta di tanti talenti artistici.
Lo sguardo attento di Achille Bonito Oliva ha portato alla selezione di 6 artisti: “tre donne artiste straordinarie, e tre uomini, artisti straordinari. Un bel pareggio in terra d’Africa. Questa mostra fa il punto sulla grande qualità e sull’emozione che procura l’Arte Africana Contemporanea a noi addetti ai lavori e, spero, al pubblico del nostro paese”.
In mostra le sculture di SENI CAMARA (Senegal), MIKIDADI BUSH (Tanzania) e JOHN GOBA (Sierra Leone) e i dipinti di ESTHER MAHLANGU (Sudafrica), GEORGE LILANGA (Tanzania) e MARGARET MAJO (Zimbabwe). Inoltre saranno esposte 4 sculture di circa 4 m di altezza dell’artista SARENCO (Marinetti, Apollinaire, Tzara, Breton) e il lavoro fotografico di PAOLA MATTIOLI e FABRIZIO GARGHETTI su questi stessi artisti africani.

In occasione della mostra sarà presentato il catalogo AFRICANA per le Edizioni Mudima, a cura di Achille Bonito Oliva e Sarenco.
A disposizione del pubblico ci saranno altri due libri collegati alla
mostra stessa: I MIEI EROI AFRICANI di Sarenco e MEMOIRES D'AFRIQUE di Paola Mattioli e Sarenco.

vedi: Dee di terracotta: l'anima tribale di mamma Africa
di Cristiana Campanini

m.m.

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dal 2 al 18 Maggio 2013

"MONDI"
mostra personale di Anna Lambardi

10.2! Dieci.due! international research contemporary art
Via Volvinio 30 20141 Milano - aperto da martedì a venerdì dalle 1530 alle 19


a cura di Maria Rosa Pividori
presentazione di Lorella Giudici

...Dopo anni di lavoro certosino, di totale dedizione alla grafica e a un’abilità artigianale sorprendente (di cui padroneggiava ormai tutti i più sofisticati virtuosismi), Anna ha deciso di recidere quel cordone ombelicale preferendo alla matita e al pennello un approccio più meccanico e freddo attraverso stampe e elaborazioni computerizzate in total black and white. Il tentativo è quello di privare l’opera di una pericolosa narrazione artigianale, che per l’alta abilità acquisita andava a discapito del contenuto.
Il risultato è comunque sorprendente poiché le immagine che escono da questo bagno di modernità non indeboliscono il senso e lo stupore di quei mondi fantastici. Anzi, non dovendosi più occupare di un lungo e amanuense iter grafico, le opere acquistano un lato concettuale che non è da sottovalutare.
Inoltre, sia nei collage (che trovo interessanti per la coesistenza di rigore e casualità, di forza narrativa e illusoria veridicità) che nelle stampe più pure, la bellezza di questa ricerca resta nel segreto, vagamente orientale, che sta oltre i segni e le forme. Quando, cioè, si scopre quel punto di non ritorno oltre il quale si cessa di vedere e si comincia a sognare.
(tratto dal testo di Lorella Giudici)

n.m.

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martedì 23 aprile dalle ore 15,30 alle ore 17,00

Giornata del libro e delle rose
Biblioteca della Sezione femminile del carcere di San Vittore a Milano
Piazza Filangeri 2. Milano

Progetto: Camera del lavoro di Milano
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
Informazioni:
Paola Bentivegna, Segretaria della Camera del lavoro di Milano
393 3370186
Antonella Prota Giurleo, artista e curatrice, 347 03 12 744

La Camera del Lavoro di Milano ha studiato la possibilità di organizzare, all’interno della sezione femminile del carcere di San Vittore a Milano, la Giornata del libro e delle rose.
Tale giornata  è un evento patrocinato dall'UNESCO con l’obiettivo di incoraggiare a scoprire il piacere della lettura e a valorizzare il contributo che gli autori e le autrici  danno al progresso sociale e culturale dell'umanità.
Sulla base di una tradizione catalana l'UNESCO ha adottato una risoluzione con la quale ha proclamato il 23 aprile di ogni anno “Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore” (28 C/Resolution 3.18 del 15 novembre 1995), giornata che, a partire dal 1996, viene organizzata ogni anno con numerose manifestazioni in tutto il mondo.
Il 23 aprile è stato scelto in quanto è il giorno in cui sono morti nel 1616 tre importanti scrittori: lo spagnolo Miguel de Cervantes(1547-1616), l'inglese William Shakespeare(1564-1616) e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega (1539-1616).

L’ipotesi di organizzazione che la  Camera del lavoro ha proposto all’area educativa, ipotesi che è stata accettata,  per il pomeriggio del 23 aprile 2013 è la seguente:
. ore 15 arrivo a San Vittore di Paola Bentivegna,  Antonella Prota Giurleo e Licia Roselli con trolley contenenti circa centocinquanta libri e con fiori di carta.
. ore 15,30 trasporto dei testi, se possibile con aiuto di lavoranti,  alla biblioteca della sezione femminile e disposizione dei libri e dei fiori sui tavoli della biblioteca
. ore 15,30 – 17 organizzazione della consegna omaggio libri e fiori alle donne detenute  e al personale istituzionale.

La Camera del Lavoro di Milano ringrazia per la messa a disposizione gratuita di libri nuovi  per l’iniziativa:
. la Biblioteca dell’Instituto Cervantes di Milano
. Il Comitato Biblioteche di Zona 1 di Milano
. le singole persone: Cinzia Caon, Donata Civardi, Sandra Corridori, Lella Corvi, Silvana Gatta, Vittoria Latella, Renato Mele, Antonella e Paolo Prota Giurleo, Monica Romano, Licia Roselli, Barbara Travaglini.

m.m.

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Il giorno 22 aprile 2013, alle ore 19,

Donne di parola

presenta

"Tre scrittrici a Milano tra ‘800 e ‘900 "
Spettacolo di letture e teatralizzazione
 

Officine Creative Ansaldo, Via Tortona 54, Milano

Programma:


1) Il mestiere di scrittrice
Teatralizzazione di una riunione di lavoro di Donne di Parola, per sceneggiare un testo di Neera.
La teatralizzazione è realizzata per questo evento e va in scena per la prima volta all’Ansaldo.
2) Tra arte e vita: Antonia Pozzi poeta
Lettura dal vivo, in tre atti, di poesie, testi e pagine di diario di Antonia Pozzi. Musiche di Eleonora Zullo
Atto 1° - E’ terribile essere una donna e avere diciassette anni
Atto 2° - Gioia di cantare come te, torrente
Atto 3° - Oltre le cose
3) Violazione di domicilio
Lettura registrata e musicata, accompagnata da immagini, del testo di Alessandrina Ravizza tratto dalla raccolta I miei ladruncoli. Racconti dei bassifondi milanesi, 1906. Adattamento teatrale e regia di Ombretta De Biase 

LE AUTRICI

Anna Radius Zuccari, in arte Neera (1846-1918)
Anna Radius Zuccari, scrittrice milanese, con lo pseudonimo oraziano di Neera pubblicò saggi, novelle e romanzi, tradotti anche in francese, tedesco ed inglese . Fu una scrittrice molto amata, insieme a Matilde Serao e a Grazia Deledda, fra le più note dell’epoca.
Neera dimostrò fin da bambina poca propensione allo studio e insofferenza alla scuola, il cui insegnamento da adulta poi mise in discussione in modo critico. Lucidità di analisi, partecipazione emotiva, fine introspezione psicologica sono le qualità che caratterizzano le opere di Neera, autrice che, caduta per lungo tempo nell’oblio, recentemente è stata riscoperta, grazie anche alla ripubblicazione del suo romanzo più famoso ormai introvabile, Il castigo.
Il suo testo, La Donna scrittrice, diventa per noi un pretesto per ragionare con il pubblico sul nostro lavoro di riscoperta e valorizzazione della scrittura delle donne.  
Alessandrina Ravizza (1846- 1915)
Nata in Russia nel 1846, a diciassette anni si trasferì a Milano, dove sposò un ingegnere milanese dal quale non ebbe figli. Fu un'intraprendente realizzatrice di opere assistenziali che avevano il fine di trasformare le coscienze per "rigenerare" la società intera, su basi di giustizia ed uguaglianza sociale. Attivissima a Milano, consolidò la Scuola professionale femminile, aprì nel 1879 la Cucina per ammalati poveri (a cui venne annesso nel 1888 un Ambulatorio medico), diresse la Società Umanitaria.
Antonia Pozzi (1912-1938)
Antonia Pozzi nasce nel 1912 in una importante famiglia nella Milano dell’epoca. Al Liceo Manzoni si innamora del suo professore di latino e greco, il grande classicista Antonio Maria Cervi; ma il rapporto con lui è contrastato dalla famiglia Pozzi, fino a una forzata interruzione nel 1933. Il profondo dolore che gliene deriva, e che segnerà tutta la sua vita, diventa tuttavia una spinta all’intensificazione dell’attività poetica, precocemente iniziata nel 1929.
Antonia studia alla Statale con Antonio Borgese e Antonio Banfi e stabilisce rapporti confidenziali soprattutto con Vittorio Sereni, il suo amico più caro, Remo Cantoni, Alberto Mondadori, Enzo Paci e, negli anni 1937-38, con Dino Formaggio.
Dolorosamente provata da vicende personali, ma anche dalla sottovalutazione della sua poesia nell’ambiente culturale di riferimento e dall’incupimento dell’atmosfera politica  si suicida nel dicembre 1938, a soli ventisei anni.

Donne Di Parola è una associazione di donne che lavora sulla valorizzazione della scrittura femminile. E’ anche una web radio, che diffonde letture teatralizzate di testi di scrittrici, tra ‘800 e ‘900.
Il nostro gruppo di lavoro è formato da Claudia Badioli, Elena Colella, Simona Cosentino, Attilia Cozzaglio, Serena Fuart, Raffaella Gallerati, Donatella Massara, Laura Modini, Luciana Tavernini.
Oltre ad una pratica di ricerca sui testi, di scrittura e di lettura, il gruppo ha lavorato sulla formazione con le registe Ombretta De Biase, Eleonora Dall’Ovo, Patricia Zanco.

www.donnediparola.eu/
http://www.facebook.com/pages/Donne-di-parola/118462511578420

m.m.

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dal 9 al 27 aprile 2013

In occasione del Fuori Salone 2013
City Art presenta

"il Rosa e il Blu"

Spazio City Art
Via Dolomiti 11- Milano (MM1 fermata Turro)
Inaugurazione 9 aprile ore 18.00
aperto da mercoledì a sabato dalle 15.00 alle 19.00

Arte e arredamento: pezzi unici d'artista
di Elisabetta Pagani e Irina Schwartz

oggetti d'arte funzionale ad ambienti abitativi,

In mostra sono esposti oggetti d’arte funzionali ad ambienti abitativi, “pezzi unici d’artista” realizzati nel corso degli anni dalle due artiste Elisabetta Pagani e Irina Schwarz.
Lampade a stelo e da tavolo, una panchina in resina che rimanda alla favola della Sirenetta, un paravento che libera il volo di un airone rosa sono le opere di Elisabetta Pagani, che usa in prevalenza il vetro dicroico, assemblato a metallo, legno, resine o ceramica raku, in un gioco di trasparenze e di luce.
Le opere di Irina Schwarz sono “sculture-reggi-oggetti” ricavate da tronchi d’albero.
L’artista infatti lavora il legno, rispettando la forma originaria con il quale la natura stessa lo ha plasmato, intervenendo in modo minimale e lasciando che esso esprima la sua propria primitiva forza.
Oltre ai pezzi unici d’arredo sarà in esposizione “l’Albero della Vita”, opera nella quale sono intervenute insieme su un albero di ulivo, ciascuna con le proprie sensibilità e competenze.
L’opera dà corpo alla danza serena di un albero di ulivo.
La materia del legno, levigato e lucidato, si libera nella forma più essenziale, insieme alle grandi foglie in vetro dicroico, che sembra abbiano catturato la luce blu del cielo in altro tempo e luogo ma qui la restituiscono tutta, come una magia.

  m.m.

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dal 19 aprile al 26 maggio 2013

MYSTIC TIBET
Incontriamo la cultura tibetana: spiritualità, guarigione, arte e artigianato

Esposizione di opere pittoriche di Ornella Garbin

Inaugurazione Venerdì 19 aprile dalle h 18,00  alle 20,00
Orario apertura delle esposizioni: 10,30-14,20 e 15,30 - 19,30
Ingresso libero

I Sentieri del Vento   Via Santa Marta 19 – Milano
MM Cordusio e Duomo 

Ornella Garbin, artista e curatrice, è stata protagonista di molte esposizioni anche internazionali e direttrice artistica di innumerevoli mostre a livello nazionale. Si distingue, oltre che per la sua lunga ricerca artistica, per la passione che mette al servizio dell’arte e che dedica al tema dei diritti umani. In questa mostra presenta opere che fanno da ponte fra la cultura tibetana e quella dei nativi americani, cogliendone gli aspetti di vicinanza spirituale e di cultura magica.

      m.m.

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Mercoledì 20 marzo alle ore 10

LIBRARTARSI
collettiva di libri d’artista
Biblioteca della sezione Femminile del carcere di San Vittore
Piazza Filangeri 2. Milano

la partecipazione alla mostra è riservata al personale istituzionale, alle detenute e alle/agli organizzatori con autorizzazione

Artiste e artisti: Giuseppe Cafagna, Fabio Cito, Marisa Cortese, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Gino Gini, Antonella Goto, Martina Jelo, Pino Lia, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo, Evelina Schatz, Antonio Sormani, Giuseppe Strano Spitu, Franco Tripodi, Rosanna Veronesi
Artiste e artisti del libro collettivo Italia Brasile: Thereza Christina de Azevedo Iacob, Maria Luiza Cangeri,  Mara Caruso, Francesco Ceriani,  Maria Darmeli Araujo, Jacira Fagundes,  Gretel Fehr, Dorali Konrad Schuck,  Nadia Magnabosco,  Marilde Magni, Ana Luz Pettini,  Antonella Prota Giurleo, Luca Rendina, Antonio Sormani

Curatrice: Antonella Prota Giurleo per la Camera del lavoro di Milano

Una mostra di libri d’artista a San Vittore come primo atto di un progetto dal titolo I libri possono volare rivolto, su proposta della Camera del lavoro di Milano, alle donne della sezione femminile.
Il progetto prevede tre fasi:
.  la mostra a san Vittore
.  un laboratorio da svolgersi prima dell’estate nel corso del quale le detenute saranno invitate a creare un proprio libro d’artista
. la realizzazione di una mostra, in autunno, alla Camera del lavoro di Milano.

Il titolo della mostra, Librartarsi, vuole alludere alla possibilità, attraverso l’arte e la letteratura, di ribaltare il proprio futuro.
Il libro d’artista si ispira al concetto di libro, assumendone spesso, ma non necessariamente,  la forma. Diverse artiste ed artisti hanno realizzato libri in forma di fisarmonica, rotoli, scatole o altri oggetti che raccolgono pagine quando non fogli volanti o assemblati nelle modalità più varie.
Generalmente si tratta di un’opera unica o di un’edizione a bassa tiratura, ovviamente numerata, firmata e datata.
Le opere esposte alla Biblioteca della Sezione femminile, realizzate da artiste ed artisti di varia nazionalità, offrono una panoramica esaustiva delle diverse operazioni artistiche legate al concetto di libro d’artista.

L’iniziativa si inserisce tra le molteplici attività che la Camera del Lavoro di Milano, attraverso l’Ufficio Politiche Sociali, organizza da vent’anni, avendo avviato un’area d’interesse sul carcere e avendo partecipato alla costituzione del Progetto Ekotonos, attivo nel carcere di San Vittore e dell’Osservatorio Carcere e Territorio di Milano. Il Segretario responsabile delle Politiche Sociali Camera del Lavoro è Corrado Mandreoli.

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Collettiva di artiste


Bem Viver. Via Monti 5. Corsico ( Milano)
Orari: da martedì a sabato dalle 8,00 alle 24,30 – domenica dalle 8,30 alle 20,30.

Artiste  Mara Caruso, Monia Di Santo, Gretel Fehr, Renuka Kesaramadu,  Marilde Magni, Savitha M, Moira Perruso, Antonella Prota Giurleo, Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi.

Curatrice Antonella Prota Giurleo

Dieci opere di artiste in mostra al Bem Viver di Corsico dicono del fare e del vivere di donne differenti per culture, per età e per esperienze.
Alla grande madre, in forma simbolica, si è ispirata  Renuka Kesaramadu, indiana, che ha evidenziato  tramite la pittura  il rapporto tra natura e spiritualità.  Lo stesso soggetto si percepisce nell’opera fotografica di Moira Perruso, italiana, che riprende una mano femminile creatrice, e in quella di Mara Caruso, brasiliana, che compara due pittrici, madri simboliche per lei artista, l’italiana Artemisia Gentileschi e la messicana Frida Kahlo.
L’occhio nascosto dietro una retìna dell’italiana Rosanna Veronesi si riferisce ad un racconto arabo mentre l’intreccio di un’altra artista italiana, Marilde Magni, dice della possibilità di costruire reticoli di pace.
Il labirinto, nelle sue accezioni di ricerca di via per la vita, si ritrova nelle opere di Maria Grazia Zanmarchi, un percorso in nero su fondo bianco strappato e ricomposto e nel mandala dell’indiana Savitha M.  in cui scritte e forme grafiche si intrecciano.
Il collage di Antonella Prota Giurleo è realizzato con fili di relazioni che si compongono e scompongono tra forme e colori, scrittura e musica a rappresentare simbolicamente una classe di scuola elementare.
Gretel Fehr, italo – tedesca, si ispira al Gioco dell’oca, gioco che si colloca tra i seni della grande madre e che rimanda al diavoletto che allude all’artista stessa, artista che gioca con fotoshop rielaborando in prima persona un ritratto fattole tempo addietro dall’artista Faggiano.
Nell’immagine di Monia Di Santo, in bianco e nero,  una fotografa sagace e attenta ci guarda con un occhio ingrandito dalla lente per l’osservazione di negativi e provini, quasi ad invitarci a prestare attenzione al mondo e a noi stesse.
Un invito, ammiccante ma molto serio, a noi donne perché ci  prendiamo cura di noi e del mondo, ricucendo gli strappi, ridefinendo i limiti attraverso la ricerca delle mediazioni possibili, creando e ricreando all’interno della positività dei nostri saperi e dei nostri saper fare. Si può, possiamo; insieme agli uomini, certamente, ma a partire da noi.   Antonella Prota Giurleo

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nadia-magnabosco

http://www.youtube.com/watch?v=W7UBEwl-oZ0&feature=youtu.be

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dal 7/3/2013 al 26/4/2013

Susan Harbage Page


Casa della Memoria e della Storia, Roma
via San Francesco di Sales, 5

«… Mentre per fare un centrino o un colletto il lavoro parte dall’interno per svilupparsi in maniera circolare, io al contrario parto dall’esterno per ripercorrerlo in senso opposto. Questi disegni, insomma, diventano un po’ come carte geografiche molto astratte».

Lo strappo della storia, conversazioni con merletti è legato non solo alla storia del costume e della moda, con implicite connessioni socio-culturali, ma alla natura simbolica e metaforica relativa alla natura stessa dei manufatti di cui si parla. Il ricamo, il cucito, la maglia e l’uncinetto sono lavori di tradizionale appannaggio femminile, quell’atto “creativo” tutto al femminile che ha attraversato la Storia come un invisibile racconto umano. In occasione dell’8 marzo, questa mostra vuole rileggere un aspetto non secondario nel lavoro delle donne, poco conosciuto ma che ha comportato impegno e sacrificio a fronte di un risultato il più delle volte artistico.

Da qui la specificità delle creazioni di Susan Harbage Page, che scelgono, piuttosto che la fedeltà della rappresentazione, una frammentarietà immaginifica, il dettaglio e l’elemento di dissonanza da un contesto spesso coercitivo.

La mostra è concepita per la Casa della Memoria e della Storia come una sorta di catalogazione di quel lavoro creativo femminile. Realizzando un’operazione concettuale, l’artista statunitense, dopo aver ritracciato graficamente i confini di vecchi ricami, merletti, trine e pizzi, ne attraversa i codici simbolici e metaforici presentandoli come “reliquie”. Ponendo il merletto o il centrino sotto un foglio di carta traslucida fatta a mano, ne ricodifica il tratto con l’inchiostro, prevalentemente nero, ma anche magenta. Nel passaggio dall’anonimo manufatto all’opera d’arte, Harbage Page ricostruisce la matrice più intima del lavoro, restituendo metaforicamente memoria e identità alla mano femminile che lo ha realizzato. Memoria, identità arte, dunque, come universo femminile nascosto.

Il percorso espositivo è impreziosito dal site-specific realizzato dall’artista con l’impiego di stampa digitale e grafite, riproducendo grandi ricami sulla parete e da Peacock Doily, centrino intagliato in tyvek, materiale sintetico simile alla carta, composto anche da fibre di polietilene ad alta densità.

Nella Sala Multimediale della Casa della Memoria e della Storia, in occasione della mostra è prevista la proiezione del documentario Il merletto, un’arte veneziana (2012), diretto da Alessandro Bettero e prodotto dalla Fondazione Musei Civici di Venezia.

Il film si arricchisce dei ricordi e delle vivide testimonianze delle merlettaie di Burano, oltre che di ricostruzioni storiche realizzate con attori in abiti d’epoca e filmati all’interno di alcuni palazzi storici veneziani tra cui Palazzo Ducale, Palazzo Mocenigo, Ca’ d’Oro, Basilica di San Marco, la fornace vetreria di Formia Luxury Glass a Murano e in altre location tra Burano, Murano, Torcello, Chioggia e Altino. Rare ed esclusive sono anche le immagini che ripropongono alcuni tra i manufatti più antichi della collezione appartenente al Museo del Merletto e alla Fondazione Musei Civici di Venezia, che coprono gli ultimi cinque secoli.

L’esposizione, a cura di Manuela De Leonardis, è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale, con la collaborazione di The Department of Women’s and Gender Studies at the University of North Carolina at Chapel Hill; Lubo Fund, Atlanta; McColl Center for Visual Art, Charlotte; Museo del Merletto, Fondazione Musei Civici di Venezia.

Il catalogo bilingue italiano/inglese contiene testi di Manuela De Leonardis, Susan Harbage Page e Lia Rose Newman.

Susan Harbage Page è vincitrice per tre volte del North Carolina Arts Council Fellowship (2000, 2004 e 2010) per il progetto U.S./Mexico Border Project: fotografie e archivi di oggetti trovati sulle rive del Rio Grande. A Question of Beauty esplora la sua esperienza con il cancro al seno e Working Women è una mostra di fotografie e interviste con le donne con cui ha lavorato in una filanda a Charlotte, North Carolina. Per il suo lavoro sulle donne della comunità beduina di Lakiya, nel deserto del Negev, le è stato assegnato il secondo premio in fotografia documentaria al Bernice Abbott International Competition for Women (2002), SpringfieldMuseum of Art, Springfield, Ohio. Il lavoro sul campo costituisce una parte importante della sua pratica artistica. Si è aggiudicata quattro residenze internazionali per la ricerca sul campo per l’esplorazione delle comunità femminili e degli oggetti sacri: il Fulbright Travel Grant (1992) per studiare oggetti sacri e la comunità delle monache di clausura presso il Monastero di Santa Maria Maddalena a Spello, Italia; il North Carolina to Israel Fellowship (1996) assegnato dal North Carolina Arts Council per vivere con un gruppo di donne beduine che gestivano una cooperativa di tessitura; Camargo Foundation Fellowship (2002) a Cassis (Francia) dove ha fotografato i resti della religione e Artist Residency presso il McColl Center for Visual
Art, Charlotte, North Carolina (2004) dove ha sviluppato Palimpsest, un’esplorazione visiva di storie di donne scritte sui loro corpi. Tra i progetti più recenti: Light Sensitive: Photographic Works from North Carolina Collections, Nasher Museum of Art at Duke University, Durham, North Carolina (2013); Cum Grano Salis, Kyo Art Gallery, Viterbo, Italia (2012); Zone of Contention, Weatherspoon Museum of Art, Greensboro, North Carolina (2012); Humanizing the Border Performance and Art Interventions, Progresso, Texas / Nuevo Progresso, Messico (sponsorizzato da Galeria 409, Brownsville, Texas) (2012).

n.m.

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dal 22 febbraio al 3 marzo 2013


Incontro di piu’ mondi attraverso l’arte
Confronto fra artisti di varie nazionalità
mostra collettiva promossa da Provincia di Milano/Assessorato alla Cultura
a cura di Stefania Veronese
in collaborazione con Accademia Auser Milano “Creatività e Solidarietà”

Nadia Magnabosco
La Casa delle culture del mondo, Via Giulio Natta 11, Milano (M1 Lampugnano) - Ingresso libero - orari martedì-venerdì 10.00-18.30 / sabato-domenica 14.00-20.00 / lunedì chiuso

inaugurazione giovedì 21 febbraio, ore 18.30

La Casa delle culture del mondo della Provincia di Milano ospita dal 22 febbraio al 3 marzo la mostra “Incontro di più mondi attraverso l’arte. Confronto fra artisti di varie nazionalità”, collettiva di artisti provenienti da Argentina, Francia, India, Lituania, Polonia, Senegal, Svizzera,
oltre all’Italia, curata da Stefania Veronese e promossa dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Milano in collaborazione con l’“Accademia Creatività e Solidarietà” dell’Auser/Associazione per l’autogestione dei Servizi e della Solidarietà di Milano. In esposizione 50 opere pittoriche e 5 sculture; ma anche un pannello batik di grandi dimensioni e un’installazione che riproduce un burka alto 2 metri. Le opere sono state prodotte tra il 2011 e il 2013.
L’esposizione, che fa tappa alla Casa delle culture in conclusione di un tour iniziato nel novembre 2011, che ha proposto in diverse città un’occasione di confronto tra culture diverse a partire dal linguaggio universale dell’arte, e intende mostrare la ricchezza delle differenze e il loro valore aggiunto, in particolare nell’ambito culturale.

Diciotto gli artisti in mostra:

Kika Bohr, Franca Bozzetti, Alessando Chiappa, CristinaKuncevic, Marialuisa Fioretti, Gabriella Kuruvilla, Patricia Legrand, Valerio Leva, Nadia Magnabosco, Antonia Quaranta, Gianfranco Rossi, Gladys Sica, Mor Talla Seck, IbrahimaSylla, Stefania Veronese, Zyta Wysocka, Ingrid Zanotti, Maria Rosa Zurawski.

n.m.

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Quintocortile

19 - 28 febbraio 2013
40 CAPPELLI ‘40
interventi di quaranta artisti su originali Cappelli Panama e Cappelline in paglia di Firenze degli anni ‘40


Quintocortile
Viale Bligny, 42 - Milano

a cura di Donatella Airoldi, Mavi Ferrando
presentazione di Donatella Airoldi

Nella settimana della moda un’insolita mostra d’arte contemporanea costituita da un’installazione a tutto spazio di cappelli scultura indossabili e acquistabili all’asta a fine mostra con ricavi a favore della LILT, Nastro Rosa.
Tutti i cappelli di base sono stati donati dall'artista Rosanna Veronesi.

artisti/e: Silvia Abbiezzi, Giovanni Bai, Giuliana Bellini, Luisa Bergamini, Adalberto Borioli, Maria Amalia Cangiano, Chiò, Silvia Cibaldi, Elena Ciuti, Mercedes Cuman, Albino De Francesco, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Anna Finetti, Barbara Gabotto, Ornella Garbin, Giacomo Guidetti, Jane Kennedy, Anna Lenti, Pino Lia, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Annalisa Mitrano, Patrizia Pompeo, Tiziana Priori, Antonella Prota Giurleo, Rossella Roli, Raffaele Romano, Serena Rossi, Sergio Sansevrino, Evelina Schatz, Roberto Sommariva, Anna Spagna, Armando Tinnirello, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi, Monika Wolf, Peppa Zampini.

inaugurazione: martedì 19 febbraio ore 18

Lasta sarà battuta giovedì 28 febbraio alle ore 19

orario: da martedì a venerdì dalle 17,00 alle 19,00 (dal 19 al 28 febbraio 2013)
catalogo in Galleria

40 Cappelli '40 di Marcella Busacca

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è uscito il bel libro di

Margherita Rimi

Era farsi
Autoantologia 1974-2011
prefazione di Daniela Marcheschi
Marsilio Editore

Bambini i protagonisti della raccolta di poesie Era farsi della siciliana Margherita Rimi, fra l'altro neuropsichiatra infantile, appassionatamente impegnata nella tutela dell'infanzia e nella cura dei bambini offesi. In questi versi trentennali della Rimi, in un linguaggio poetico che colpisce con la sua agile semplicità e verità disarmante, per la prima volta risuonano non solo gli echi rassicuranti di ogni infanzia serena ma anche la voce dolente e inquietante dei bambini che hanno subito abusi e violenze sessuali. L'autrice guarda e vede il mondo dagli occhi stessi dei bambini, un mondo a volte feroce e cinico, di maltrattamenti e di paure, di ferite e malattie. Eppure dei bambini violati l'autrice sa cogliere anche tutta la purezza e l'innocenza: la bellezza. Nel costruire la sua Autoantologia, Margherita Rimi consegna anche un viaggio attraverso la propria infanzia e giovinezza, per poi approdare ai testi della maturità dove emergono gli affetti e la forza dei legami familiari, la tensione di alcuni temi etico-sociali, ma anche di una visione ironica della realtà. Una poesia a tutto tondo, che propone pure testi in una lingua siciliana scabra, e versi di omaggio a Pirandello, messi a conclusione del volume, quasi a riaffermare la continuità tra passato e presente della letteratura negli interrogativi che il male non cessa di sollevare.

n.m.

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8 marzo 2013 dalle 21 alle 24

giocadonna

Biblioteca centrale
Via Buonarroti 8. 20094 - Corsico ( Milano)

Curatrice Antonella Prota Giurleo
Artiste  Giuliana Bellini,  Mara Caruso, Marisa Cortese, Monia Di Santo, Gretel Fehr, Isabel Jover, Renuka Kesaramadu,  Marilde Magni, Anja Mattila Tolvanen, Savitha M, Moira Perruso, Antonella Prota Giurleo, Rosanna Veronesi, Maria Grazia Zanmarchi.

Anche quest'anno, per l'8 marzo, giornata internazionale della donna,  la biblioteca di Corsico, organizza un'iniziativa giocosa accompagnata da una mostra d'arte. Lo scorso anno, in una sala affollata, il gioco di riferimento è stato la tombola, quest’anno è la volta de Il gioco dell'oca.
Come spesso accade ciò che viene considerato semplicemente un gioco contiene in sé una serie di significati simbolici che si riferiscono a diversi elementi: oltre, naturalmente, all'oca, riferimenti importanti vengono fatti alla Grande Madre, al labirinto e alla spirale; al sole e alla luna; ai pianeti Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno; al ponte e all’osteria; al pozzo, alla prigione, ai dadi e alla barca; alla morte, alla cavallina, all’uccello che scappa, alla scala, alla fontana e alla torre.
A questi simboli, con diverse modalità, si sono ispirate le artiste, provenienti da differenti paesi, che hanno accettato di partecipare alla mostra.
Alla grande madre, in forma diretta o simbolica, si sono ispirate Anja Mattila Tolvanen, finlandese, e Renuka Kesaramadu, indiana, che hanno evidenziato, la prima attraverso la fotografia, la seconda tramite la pittura,  il rapporto tra natura e spiritualità.  Lo stesso soggetto si percepisce nell’opera fotografica di Moira Perruso, italiana, che riprende una mano femminile creatrice, e in quella di Mara Caruso, brasiliana, che compara due pittrici, madri simboliche per lei artista, l’italiana Artemisia Gentileschi e la messicana Frida Kahlo.
Alla luna si riferiscono Giuliana Bellini, italiana, e Isabel Jover, spagnola, che elabora pittoricamente, attraverso la consueta, per l’artista,  gradazione di azzurri e blu,  le varie fasi lunari.
La prigione si può immaginare attraverso l’occhio nascosto dietro una retina dell’italiana Rosanna Veronesi e anche, sempre con i colori della speranza di libertà, nell’intreccio di un’altra artista italiana, Marilde Magni.
Il labirinto, nelle sue accezioni di ricerca di via per la vita, si ritrova nelle opere di Maria Grazia Zanmarchi, un percorso in nero su fondo bianco strappato e ricomposto, nel mandala dell’indiana Savitha M.  in cui scritte e forme grafiche si intrecciano e nel mio collage di fili di relazioni che si compongono e scompongono tra forme e colori, scrittura e musica, così come tra forme e colori, scrittura e musica si struttura la serata in biblioteca.
Marisa Cortese avvicina la figura della morte, falciatrice, visibile nella parte centrale dell’opera ad acrilico e collage, ai fiori, un mazzetto di ortensie, alludendo così alla possibilità di rinascita, di rigenerazione possibile se si riesce a dare un senso alla propria vita.
 Gretel Fehr, italo – tedesca, si ispira direttamente al Gioco dell’oca, gioco che si colloca tra i seni della grande madre e che rimanda al diavoletto che allude all’artista stessa, artista che gioca con fotoshop rielaborando in prima persona un ritratto fattole tempo addietro dall’artista Faggiano.
Nell’immagine in bianco e nero  di Monia Di Santo una fotografa, sagace e attenta, ci guarda con un occhio ingrandito dalla lente per l’osservazione di negativi e provini, quasi ad invitarci a prestare attenzione al mondo e a noi stesse.
Un invito, ammiccante ma molto serio, a noi donne perché ci  prendiamo cura di noi e del mondo, ricucendo gli strappi, ridefinendo i limiti attraverso la ricerca delle mediazioni possibili, creando e ricreando all’interno della positività dei nostri saperi e dei nostri saper fare. Si può, possiamo; insieme agli uomini, certamente, ma a partire da noi.

Antonella Prota Giurleo

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8 marzo - 4 aprile 2013

A filo d'acqua

…Acqua, tema universale ed eterno, protagonista di una visione artistica che accomuna molteplici sensibilità….

ACQUARIO E CIVICA STAZIONE IDROBIOLOGICA

Via Gadio, 2- 20121 Milano - MM2 LANZA

Presenta

Con il patrocinio del Consolato Francese e Tedesco

opere di artiste della
Féderation Internationale Culturelle Féminine
a cura di Elisabetta Polezzo e Nicoletta Mezzanotte von Buttlar.

Else Jung ALTROGGE (D), Isabelle BENE (F), Juliane BERGER (D), Allegra BETTI van der NOOT (I), J.M. BRADLEY (UK),Erika-Sellmann-BUSCHING (D), Ida CANELLA (I), Catherine CAILLiAU (F), LeoNilde CARABBA(I), Loriana CASTANO (I), Silvia CIBALDI (I), EvaMasen DUCKERT (S), Chris ENGELS (D), GALA (S), Renate GEHRCKE (D), Sermin GUNER (T), Kerstin HENSCHEL (D), JAKO (F), RuthEva KARL (D), Barbara KIRCHNER (D), Hildegard MAHN (D), Natalie MIEL (F), MOMA (F), Christine Blankstein NOSTROM (S), Ayshe OZALP (T), Tiziana PRIORI (I), Muruvvvet Esa SARI (T), Ursula Jenss-SHERIF(D), Marilena F. STANGIER (D), Elisabeth STEINHAUSER (D), Morin Razieh TAVASSOLI (Iran), Nur ULUBIL (T), Sophie Hertlein VAKILY (D), Marliese WAGNER (D), Karin WELKE (D), Armanda VERDIRAME (I), Annick ZIMMERMANN (F).

Cosmic sound: Riccardo Colombo

INAUGURAZIONE: 7 Marzo - ore 18,30

Orario: da martedì a domenica 9-13 14-17,30.

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dal 9 marzo al 7 aprile 2013

PAGINE D’ARTE CONTEMPORANEA
MOSTRA DEL LIBRO D’ARTISTA – QUARTA EDIZIONE


Annalisa Mitrano

Chiesa di San Rocco – via Italia (ang. Via Garibaldi) – Carnago - Va

Inaugurazione sabato 09 marzo ore 17.30

orari apertura sabato e domenica dalle ore 16.00 alle 19.30
e su appuntamento +39 339 3752288 

L’Assessorato alla Cultura del Comune di Carnago, in collaborazione con Gruppo Cultura organizza la quarta edizione della mostra sul libro d’artista.
 “Pagine d’Arte Contemporanea – Mostra del libro d’artista” presenta una raccolta di opere che in comune tra loro hanno il formato poetico del libro… Sfogliare pagine, guardare immagini, leggere frasi sono tutti gesti che mettono in un contesto particolarmente intimo e personale l’opera “libro d’artista” con il fruitore. Non è solo un’opera che viene osservata da vari punti di vista, ma un mondo creativo che si porta dietro anche la componente del tempo, creando una relazione che va al di là del guardare, include il lasciarsi trasportare.

Pagine d’arte contemporanea è alla sua quarta edizione, e quest’anno si è scelto di invitare un numero ristretto di artisti in modo da poterne approfondire  la ricerca individuale, il carattere e l’espressività di ognuno di loro.

Alla quarta edizione della mostra Pagine d’Arte Contemporanea, partecipano: Silvia Bottazzini, Virginia Carbonelli, Anna Maria Fazio, Annalisa Mitrano, Violeta Guillén Martìn, Veronique Pozzi e Attilio Tono.

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dal 27 gennaio al 2 febbraio 2013



«E, come è accaduto per tutti in questa epoca, nessuno essendo in grado di ascoltare l’altro e tutti mettendosi a parlare di se stessi, è sorto in questa persona (Charlotte Salomon parla di se stessa), allo stesso tempo segnata dal dolore e appena al di sopra della mischia, un sentimento di grande impotenza alla vista di tutti questi esseri che tentano di aggrapparsi al ramo più piccolo, mentre infuria la più terribile delle tempeste».
Charlotte Salomon


Il Presidio del libro_Archivio del libro d’artista VerbaManent, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di San Cesario, parteciperà al Progetto regionale Mese delle Memoria 2013 con l’esposizione di una Mostra internazionale di libri d’artista dedicati alla vita, all’arte, al pensiero di Charlotte Salomon, giovane artista ebrea di Berlino che ha lasciato testimonianza della sua splendida arte nell’opera Vita? O Teatro?, creata con tre colori, blu giallo rosso: un’ imponente massa di materiali cartacei sui quali l’Autrice tenacemente ha accumulato le sue riflessioni, i suoi schizzi, i disegni, i pensieri e le citazioni della sua breve esistenza prima di essere travolta dalla deportazione e dalla morte, all’età di ventisei anni, ad Auschwitz.
Ha citato di lei Claudia Bourdin, presidente di RECTO/VERSO, Association européenne d’art, histoire, et mémoire dédiée à Charlotte Salomon : “ Fra il 1940 e il 1942 con energia e forza creativa, Charlotte produrrà un fiume narrativo di più di 1.300 gouaches su carta trasparente. La creazione le serve per non perdersi, per sognare e soprattutto per salvare la propria storia che non appartiene solo a lei, ma è una storia che scorre e che potrebbe sparire assieme alle vittime, quali primi testimoni”…. “Lei fa di noi dei “lettori-spettatori” di fronte a questa sua opera così complessa: questo confronto tra la vita e il teatro ci illustra da una parte il capitolo della storia tedesca e i suoi eventi storici e dell’altra parte esprima la sua immaginazione artistica . Charlotte ci offre anche lo spettacolo di un’arte feconda che il regime nazista si impegnò a distruggere come si impegnò a eliminare una parte dell’umanità “.
80 artisti italiani e stranieri hanno voluto offrire testimonianza con operelibro preziose e poetiche, della bellezza, profondità, essenza dell’arte di Charlotte in cui era stata racchiusa tutta la sua vita.
“L’arte e la poesia hanno ripreso a poco a poco possesso del territorio incenerito dalla Shoah. e in tal modo hanno permesso che la narrazione creativa surrogasse l’ormai lontana voce dei testimoni.
Se possiamo sperare che della Shoah si serbi memoria anche in futuro sarà per la sua progressiva acquisizione nella coscienza collettiva, per la sua capacità di essere percepita prima ancora che conosciuta. Del mondo distrutto dell’ebraismo europeo si salvano certo le testimonianze e i documenti storici, ma della sua realtà recano il segno vivo solo le espressioni artistiche e poetiche”
(Claudia Bourdin).
All’inaugurazione della Mostra, il 27 gennaio, ore 18.30, saranno presenti Claudia Bourdin e Beatrice Landucci, docente e artista di Roma che ha partecipato con la creazione di libri d’artista ai diversi progetti internazionali sulla Shoah promossi dall’Archivio del Libro d’Artista VerbaManent.
Nella serata del 30 gennaio, alle ore 19.00, importante incontro con il saggista e docente universitario milanese Bruno Pedretti , autore del libro, Charlotte . La morte e la fanciulla, ed, Giuntina, un romanzo che si ispira alla sua sconvolgente opera autobiografica Vita? o Teatro?.
Seguirà “Suoni e colori di un’anima”, reading di “Le voci dell’eco” con Costanza Luceri, Simona Luceri, Maria Grazia Preite.
La Mostra sarà arricchita da alcuni libri d’artista dei Progetti “I bambini e le donne della Shoah” e “Acquario verde: Morte e Rinascita dopo il ghetto” , Mese della Memoria 2010_2911_2012.
Altri libri d’artista dell’Archivio VerbaManent dei medesimi Progetti saranno in esposizione presso le librerie CLAUDIANA (Via Principe Tommaso 1 ) e TREBISONDA (Via Sant’Anselmo 22) di TORINO su richiesta della COMUNITA’ EBRAICA di TORNO e a cura di CLAUDIA BOURDIN, presidente di RECTO/VERSO, Association européenne d’art, histoire, et mémoire dédiée à Charlotte Salomon.

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fino al 27 aprile 2013

MARIA LAI

TRACCE DI UN DIO DISTRATTO


Nuova Galleria Morone, Via Nerino 3, Milano

Orari: dal martedì al sabato 11 | 19

Curatrice: Manuela Gandini

Nata nel 1919 a Ulassai (Ogliastra), allieva di Arturo Martini e Alberto Viani all’Accademia di Belle Arti di Venezia, Lai - in tempi nei quali le artiste non viaggiavano e non godevano della credibilità del sistema dell’arte - sperimenta nuovi materiali, s’addentra nella poesia della terra e crea mondi fatti di stoffe, di fili, di pane, di legno, di tela. Dagli gli anni Sessanta in poi, Lai ha un grande successo ma le sta stretto. Negli anni Ottanta torna in Sardegna per liberarsi dalla mondanità. Ha bisogno di spazio, di vento, di pietre e solitudine. Il suo lavoro si nutre di legami ancestrali con l’isola e di una inesauribile “ansia di infinito”. “L’uomo – scrive Maria – ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe miti, leggende, feste, canti, arte”. Partendo dalla semplicità delle cose, sentendo i battiti del pianeta, l’artista tesse geografie che si sfilacciano, planisferi bui pieni di stelle, mondi sopra e sotto di noi con meridiani e paralleli che disorientano e rimangono incompiuti come la vita.
Crea libri di stoffa, nei quali sono scritte parole illeggibili, con fili che si intricano ed escono come cascate dalle pagine, oppure illustra, con leggerezza e dedizione, leggende sepolte nell’inconscio collettivo facendole rifiorire. A Ulassai realizza opere ambientali, di land art, con l’obiettivo di legare il quotidiano all’Universo e l’asprezza del territorio alla dolcezza della poesia, perciò – tra le altre opere - trasforma una scarpata in una superficie fatta di frammenti specchianti che portano il cielo in terra.
Suo padre le soleva dire: “sei una capretta ansiosa di precipizi”. Usando la tradizione femminile sarda del cucito, del telaio, della famiglia, delle storie delle janas (le fate), Lai sovverte i punti di vista, non è addomesticabile e, con garbo, rovescia le convenzioni riflettendosi ogni giorno nella vastità dell’altrove.

m.m.

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m.m.

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fino al 12 maggio 2013

Yoko Ono

Half - a -wind show

Schirn Kunsthalle Frankfurt
Römerberg
60311 Frankfurt

E alla fine, anche Yoko Ono, è diventata una grande "vecchia" dell'arte. Sembrava impossibile. Lei sempre apparentemente giovane, lei dietro gli occhiali da sole, lei con lo sguardo e una tensione poetica perennemente sognanti, ma che ha attraversato le origini del Concettuale, il cinema d'avanguardia, la musica. Lei che è stata accusata di aver distrutto i Beatles e che è diventata, negli anni anche successivi alla tragica scomparsa del compagno John Lennon, la portabandiera della pace nel mondo e del femminismo, raccogliendo l'eredità degli anni '60. E il prossimo 18 febbraio la giovane Yoko Ono,compirà 80 anni (è nata a Tokyo nel 1933) e la Schirn Kunsthalle di Francoforte presenterà per l'occasione, dal 15 febbraio al 12 maggio, una grande mostra che presenterà circa 200 pezzi ad indagare l'universo multiforme dell'artista, tra film, installazioni, fotografie, disegni e testi, nonché con una sala dedicata alla musica e al variegato panorama dei media dell'arte che Ono ha usato fin dai primi anni '60.Non è un caso infatti che il titolo, "Half-A-Wind Show”, faccia riferimento ad una mostra realizzata alla Lisson Gallery di Londra nel 1967, e conterrà anche varie installazioni dal 1990 ad oggi a fianco di importanti opere precedenti dell'artista. Tra gli altri lavori vi sarà anche un progetto per Francoforte, dove saranno piazzati diversi cartelloni che avranno in mostra le parole Dream, Touch e Feel. Un omaggio sentito a quella che è stata, tra le altre cose, la prima donna ammessa, nel 1952, alla Gakushuin University di Tokyo, nella facoltà di filosofia, legandosi artisticamente, una volta trasferitasi a New York, con John Cage, George Maciunas, e al regista Jonas Mekas. E anche se non c'era certo bisogno di consacrazioni per Yoko, festeggiare in modo adeguato l'eterna giovane, forse è necessario.

m.m.

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dal 13 febbraio al 7 aprile 2013

Rosmarie Trockel: A Cosmos


Serpentine Gallery
Kensington Gardens
London W2 3XA

Rosemarie Trockel (born in 1952 in Schwerte, Germany) has long been admired for her highly independent and influential practice. In A Cosmos she places her work in the company of others to explore varying disciplines. Central to the exhibition are a number of core works, including new works never seen before in the UK, by Trockel, and arranged around these in a constellation according to type and theme are artefacts, both natural and human.
A Cosmos reflects the artist's interest in creating a space for ideas to exist between different disciplines, past and present. Many of the objects and artworks, selected by Trockel in dialogue with curator Lynne Cooke, produce a context for the artist's work within other fields of inquiry, such as the natural sciences and natural history. Watercolours painted by the pioneering botanist Maria Sibylla Merian sit alongside intricate models of marine invertebrates crafted by Leopold and Rudolph Blaschka, initially used as research tools by naturalists who had no access to living specimens.
Works by self-taught artists, such as Judith Scott and James Castle, are presented in parallel with films, such as Władysław Starewicz's early, pioneering stop-motion animation of 1912, The Cameraman's Revenge. Trockel's appreciation of such variously under-recognised objects and artists stems from her empathy both with the questions their work addresses, and with the directness and inventiveness with which they are realised. These artists provide models of dedication to their chosen field that, for Trockel, are exemplary and inspiring.
A Cosmos traces an historical lineage from the early cabinets of curiosities (the wunderkammer) to natural history and modern art museums through to the white cube of contemporary galleries. Within this framework there is a focus on the relationship between skill and craft, and the practices of self-taught and under-recognised artists, reflecting Trockel's ongoing tendency to overturn traditional disciplinary categories. The objects that make up this cosmos offer a wealth of resonant relationships between different fields of knowledge and experience, proposing that we remain open to new discoveries.
For more than thirty years Trockel has resisted an identifiable style, working in a variety of materials, including wool, bronze and found objects, and a range of mediums, including photography, collage, video and assemblage. The constants of her wide-ranging practice include issues that have long occupied her thinking and that have underpinned her diverse activity, such as contrasting ideas of feminism as well as the divides constructed between amateur and professional, celebrity and anonymity, and the fine and applied arts. More broadly, through her works Trockel probes not only interrelationships between humans and animals but also our impact, as a species, on the natural world.

This exhibition is curated by Lynne Cooke and organised by the Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía in collaboration with the Serpentine Gallery.

m.m.

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30 gennaio - 5 maggio 2013

ANA MENDIETA

She Got Love

Castello di Rivoli
Museo d'arte contemporanea

Piazza Mafalda di Savoia
10098 Rivoli (TO) - Italy

A cura di Beatrice Merz e Olga Gambari

Dal 30 gennaio prossimo nei suggestivi spazi della Manica Lunga sarà allestita la rassegna Ana Mendieta. She Got Love, prima grande retrospettiva europea dedicata all’artista cubana. Il progetto, a cura di Beatrice Merz e Olga Gambari, si propone di rileggere la figura dell’artista come modello e icona per la performance e il video, la body art e la fotografia, la land art, l’autoritratto e la scultura. Nel lavoro di Mendieta (1948 – 1985) confluiscono, infatti, tutte queste componenti, linguaggi coniugati in un personalissimo alfabeto visionario e materico, magico e poetico, politico e progressista che aspirano a raccontare l’identità femminile a partire dalle radici culturali cubane dell’artista sino ad arrivare alla donna contemporanea. Nel suo lavoro esplora temi come l’individuo, i generi, la morte e la vita, la violenza e l’amore, il sesso, la rinascita, lo sradicamento, sempre trascendendoli, però, in un’organicità che si fa spirituale. Il suo corpo si mimetizza nella Natura, in una ricerca delle origini personali e collettive, con una volontà di ricongiungimento a un’eterna e universale energia cosmica, dove elemento umano, naturale e divino convivono. L’orizzonte concettuale e ideologico che ruota attorno alla figura femminile intesa non come fine a se stessa, ma come lente attraverso cui osservare la vita, muove da una fisicità carnale, impastata nella terra e nella natura, nella protocultura, per elevarsi alla spiritualità dell’essere, passando attraverso l’esperienza quotidiana. Segno inconfondibile delle sue opere è, infatti, una caratteristica silhouette femminile, un autoritratto essenziale realizzato in terra, fango, piume, fiori, foglie, cenere, polvere da sparo, rami, alberi, conchiglie, erba, ghiaccio, roccia, cera, corteccia, muschio, sabbia, sangue, acqua, fuoco.

Nel vissuto di Mendieta compaiono diversi luoghi, da Cuba agli Stati Uniti, dal Messico all’Italia, punti tra i quali l’artista era riuscita a tessere relazioni e scambi su canali alternativi.

Ogni performance dell’artista sarà presentata come una tappa, un ambiente profondo e avvolgente raccontato con video, schizzi, fotografie e documenti che creano un momento di grande condivisione emotiva da parte del pubblico, l’ingresso mentale ma anche fisico in un luogo.

In occasione della retrospettiva sarà pubblicato per i tipi di Skira un esaustivo catalogo con testi dei curatori, apparati bio-bibliografici e una ricca selezione di immagini. Durante tutto il periodo della mostra verrà proiettato un documentario sul periodo romano dell’artista.

La mostra è realizzata in stretta collaborazione con l’Estate of Ana Mendieta.

Ana Mendieta - Prendi il tuo corpo e trasformalo in opera

m.m.

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24 January – 1 March 2013

PAULA REGO: THE DAME WITH THE GOAT’S FOOT AND OTHER STORIES

MARLBOROUGH FINE ART (LONDON) LTD
6 Albemarle Street
London W1S 4BY
Tel: +44 (0)207 629 5161
www.marlboroughfineart.com

The centre piece of the exhibition will be a series of six large pastels inspired by Alexandre Herculano’s 19th century story, A Dama Pé-de-Cabra, romance de um jogral (The Goat-Footed Lady, romance of a minstrel), a powerful and captivating tale originally dating back to the XIth Century. This series was shown in collaboration with Adriana Molder (b. 1975) at the Casa das Historias Paula Rego in Cascais from July – October 2012.
Paula Rego has said that her art deals with “the beautiful grotesque”—a contradiction in terms, a synthesis of opposites, at once ironic and absurd--but the figures in her visual re-telling of “Dama per de cabre” however obviously grotesque some are—distorted into unnatural ugliness, so that they seem irreparably monstrous—remain all-too-human, all the more so because they are emotionally unsavoury not simply physically strange. The Goat-Feet Lady is the devil in female form—her goat-feet betray her devilishness, and confirm that the devil is a hybrid of animal and human, strange but after all not so strange, for the devil is also a hybrid of male and female. Like the equally absurd Sphinx, the Goat-Feet Lady is a surreal creature who lives in the dark grotto of the unconscious, but comes to light in dreams.
The eight new paintings that Paula has produced are inspired by different subjects including the poem Do you remember an Inn, Miranda? by Hilaire Belloc and Pierrot from the Commedia dell’Arte.
Paula will also be exhibiting for the first time one of the sculptural maquettes, The Playground, that she constructs to create her pastels.
A fully illustrated catalogue of the exhibition will be published with an introduction by Donald Kuspitt.


Paula's Rego Private World

n.m.

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Cindy Sherman a Firenze e Merano

Due le mostre dedicate a Cynthia “Cindy” Morris Sherman, che inaugurano in questo periodo in Italia: dal 10 gennaio al 9 giugno ‘Early Works’ al Gucci Museo di Firenze e dal 1 febbraio al 26 maggio a Merano ‘Cindy Sherman: That’s me – That’s not me. Le opere giovanili 1975 -1977′ 

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Entrambe le mostre sono dedicate alle opere giovanili della Sherman.

L’opera giovanile di Cindy Sherman

Cindy Sherman inizia a studiare pittura alla State University College di Buffalo nel 1972, all’età di 18 anni. Nel 1975 abbandona la pittura per dedicarsi alla fotografia. Nell’estate del 1976 conclude gli studi e l’anno successivo lascia Buffalo per trasferirsi a New York. Contrariamente a quanto si pensava finora, i suoi primi lavori non sono i famosi Untitled Film Stills (1977-1980); a Buffalo, infatti, tra il 1975 e il 1977 sono nate numerose opere che costituiscono il fondamento della sua produzione artistica successiva.

Sherman si avvicina alle correnti artistiche contemporanee allo Hallwall Contemporary Arts Center, centro espositivo autogestito da artisti, fondato nel novembre 1974 dal suo amico Robert Longo e da Charles Clough. Poiché il centro ospitava molti visiting artists, ella conobbe tra l’altro Vito Acconci, Bruce Nauman e Chris Burden e alcune artiste che per lei furono senza dubbio un esempio. Lynda Benglis, Hannah Wilke, Adrian Piper, Eleanor Antin e Suzy Lake erano – come dice Sherman stessa – „role models“, poichè usavano nell’arte il proprio corpo femminile. I lavori giovanili dell’artista sono stati certamente influenzati dalle forme espressive che stavano emergendo all’inizio degli anni Settanta: il film, il video, la fotografia, l’installazione, la performance, l’arte concettuale e la body art.

L’opera giovanile di Cindy Sherman può essere suddivisa in tre fasi. Nella prima l’artista si dedica al ritratto: ricorrendo al trucco e alla mimica, nel 1975 realizza alcune serie fotografiche che la ritraggono con il volto trasformato. Le foto Untitled (Growing Up)rappresentano i cambiamenti della fisionomia di una bambina che diventa una ragazza e affrontano il tema del processo dell’adolescenza. La seconda fase inizia quando la performance coinvolge tutto il corpo dell’artista. Sherman fotografa se stessa in diversi ruoli e pose, assumendo differenti identità, e poi ritaglia le figure dalle fotografie (cut-out). Nascono così il film Doll Clothes(1975) e vari lavori in cui i cut-out vengono sovrapposti e allineati. Nella terza fase Sherman fa interagire diversi personaggi (caratteri), come nelle serie di cut-out A Play of SelvesBus Riders e Murder Mystery (tutte del 1976).

A Play of Selves, in cui vi sono 244 personaggi e 72 scene distribuite in quattro atti e un finale, è un’opera teatrale complessa. L’artista mediante caratteri diversi (ad esempio la follia, il desiderio, la vanità, la sofferenza, la donna affranta, l’amante ideale) vi rappresenta il variegato e ambivalente mondo interiore femminile. Nella serie Murder Mystery, con circa 211 cut-out e 80 scene, Sherman costruisce un racconto giallo dal finale incerto, in cui ella interpreta vari ruoli, tra l’altro quello dell’amante geloso, del maggiordomo, della madre e del detective. Entrambe le serie hanno una struttura complessa e seguono uno storyboard raffinato: le singole figure assumono dimensioni diverse a seconda della scena. Il numero delle scene è determinato dallo spazio espositivo disponibile; Sherman le applica direttamente sulle pareti ad altezza d’occhio, creando in tal modo una grande installazione.

La complessa opera giovanile di Cindy Sherman è frutto di un processo creativo concettuale e performativo. A causa del carattere effimero dell’esposizione, molti cut-out, come per esempio i Bus Riders, sono andati persi. Negli anni trascorsi a Buffalo, Sherman per la prima volta eleva il gioco della metamorfosi a progetto artistico e realizza numerose fotografie, fino ad oggi inedite, che riuniscono in sé molti elementi del teatro e del cinema. Da più di 35 anni l’artista interpreta e reinterpreta una tutta l’ampia varietà di ruoli e di identità femminili.

vedi Firenze, una trasformista al Museo Gucci di Laura Larcan

m.m.

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sino al 10 febbraio 2013

WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales

Palazzo Magnani - Reggio Emilia

Orari: dal martedì al venerdì 10.00 -13.00 / 15.30 – 19.00
Sabato, Domenica e Festivi 10.00 – 19.00 - Chiuso lunedì

FLUXUS, movimento nato nei primi anni ’60, rivendica l’intrinseca artisticità dei gesti più comuni ed elementari e promuove lo sconfinamento dell’atto creativo nel flusso della vita quotidiana, in nome di un’arte totale che predilige come ambiti elettivi d’espressione soprattutto la musica, la danza, la poesia, il teatro e la performance. E’ in tale contesto di sperimentazione neoavanguardistica che si svilupparono concerti-happening quali situazioni interdisciplinari dove la produzione artistica diventa azione nella vita, assumendo forme antidogmatiche e libertarie, a partire dalle quali la partecipazione degli spettatori / (dei fruitori) assume un ruolo centrale.
Fluxus è un termine latino che significa flusso, quindi sta ad indicare un fenomeno in continuo mutamento, che non ha forma né luogo. In concomitanza con l’happening americano, Fluxus teorizza un modo di fare arte che è un fluire ininterrotto di situazioni, percezioni e molteplici esperienze estetiche e sperimentali.
Se in questo non-gruppo confluiscono senza pregiudizi le esperienze delle avanguardie precedenti, Fluxus intende nondimeno abolire per quanto possibile i confini residui fra le varie discipline artistiche, fra artista e pubblico, fra arte e vita. Le opere Fluxus consistono in eventi o in assemblaggi che traggono spunto e materie dal quotidiano per ricombinarlo e ristrutturarlo in un nuovo orizzonte, talvolta sorprendente, sempre comunque con la collaborazione del caso.

Tutto è arte e tutti possono farne. L’arte deve essere divertente, occuparsi di tutto ed essere accessibile a tutti, sosteneva George Maciunas, iniziatore di Fluxus.

Dagli inizi degli anni Sessanta il fenomeno Fluxus si espande tra diversi continenti quale atteggiamento anti-artistico e di rivolta. Non e’ un caso che le serate Fluxus a New York, in Giappone ed in Europa veda protagonisti una serie eventi definiti NEOdadaisti: concerti collettivi e performance brevi quanto semplici, dissacranti quanto divertenti. E già il fatto che nei decenni successivi si sarebbe spesso discusso intorno alla fatidica domanda su chi o cosa sia (stato) Fluxus, letto a posteriori, e’ alquanto sintomatico dell’anti-poetica fluxista.
Profondamente guidato da principi antielitari, volti ad instaurare una relazione con la realtà sociale e quotidiana, Fluxus si oppose così fortemente ai fenomeni di reificazione dell’arte nella società capitalista del dopoguerra da arrivare a ribaltarne completamente la definizione stessa sia a livello sintattico-semantico che a livello discorsivo: attraverso la presentazione di azioni, materiali ed eventi normalmente considerati comuni, banali, di routine quotidiana; ma anche attraverso una concezione aperta e collettiva sia della produzione che della distribuzione artistica, in opposizione alla concezione dell’atto creativo quale prodotto di un genio individuale (e virile). Alla compagine Fluxus parteciparono, per la prima volta nella storia dell’arte, numerose artiste provenienti da luoghi e percorsi disparati, da Yo-ko Ono e Charlotte Moorman ad Alison Knowles, da Shigeko Kubota e Takako Saito, a Mieko Shiomi – oltre a figure che incrociarono Fluxus nel corso di un percorso artistico e teorico individuale, come Kate Millet (femminista ed attivista), Simone Forti (coreografa e musicista) e Carolee Schneemann (artista sino ad oggi molto discussa per aver trattato temi tabù). Negli anni Settanta anche Reggio Emilia è stata teatro di questa esperienza così importante per quel cambio paradigmatico ed interdisciplinare dei linguaggi e delle forme creative grazie all’attività della galleria Pari&Dispari.

La MOSTRA intende rievocare lo spirito Fluxus seguendo due fulcri tematici di lettura: da un lato la ricostruzione genealogica dell’aspetto fortemente concettuale, linguistico-visivo oltre che processuale, del fenomeno neoavanguardista, nato come interpretazione aperta della CONCEPT ART (Henry Flynt) e (s)coordinato dallo spirito ribelle e controverso di George Maciunas. Dall’altro la mostra si concentrerà su una scelta mirata di opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all‘implicita critica al sistema dell’arte, nuovi concetti di identità femminile considerando il ruolo e pertanto l’immagine femminile come prodotti dalla realtà sociale e culturale – identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo al tempo stesso.

Verranno presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, diverse documentazioni di azioni ed eventi (EVENT SCORES), riprese video, fotografie, dischi, partiture, documenti cartacei, FLUXUS YEARBOXES, riproduzioni di volantini e materiali relativi alle serate Fluxus.

Le opere scelte provengono da collezioni italiane e intendono ripercorrere quel momento di interdisciplinarietà quale indisciplinarietà programmatica, che Dick Higgins chiamo’ INTERMEDIA, e che scrisse parte della storia dell’arte contemporanea a Reggio Emilia. Si tratterà infine di una genealogia aperta allo sconfinamento nella realtà dei visitatori e visitatrici, che saranno invitati a partecipare attivamente alla visita.

Fluxus scorre tra Reggio e Cavriago – gli Anni Settanta
Dopo il passaggio del Living Theatre a Reggio Emilia (Anni ’60) Rosanna Chiessi sperimenta la sua personale commistione tra arte e vita in diverse forme, ospitando artisti/e, costruendo nuovi rapporti sociali di collaborazione e aprendo le porte a inedite forme di creatività. Correvano gli anni ’70, quando nuove forme artistiche performative, prescindendo da regole morali della società, erano votate alla messa in discussione della precarietà del concetto di ‘norma(lità)’. In questi anni Lea Vergine pubblicava a Milano la sua raccolta programmatica Body Art. La sezione si articolerà intorno alla presentazione di materiale di documentazione (album fotografici, testimonianze, ricordi) e di opere scelte dall’Archivio Pari & Dispari, che ricostruiscono il passaggio di (artisti/e) Fluxus da Reggio e Cavriago negli anni ’70, focalizzando l’interdisciplinarietà di nuovi linguaggi e forme creative attraverso la scelta mirata di riproduzioni di immagini-guida di grandi dimensioni, teche contenenti edizioni e singole opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all‘implicita critica al sistema dell’arte, nuovi concetti di identità femminile riflettendo sul ruolo e pertanto sull’immagine della donna come prodotti dalla realtà sociale e culturale – identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo al tempo stesso.

Vedi FLUXUS - Esperimenti per donne libere contro lo sguardo degli uomini
di Lea Mattarella

n.m.

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fino al 20 gennaio 2013

Suzanne Lacy
The Crystal Quilt 1985-7

Tate Modern
London

On 10 May 1987 in Minneapolis, 430 women over the age of 60 gathered to share their views on growing older. The resulting performance, The Crystal Quilt, was broadcast live on television and attended by over 3,000 people.

It was the culmination of the Whisper Minnesota Project, a three-year public artwork empowering and giving a voice to older women. The process was consciously guided by a desire to represent diverse ethnic and social backgrounds alongside life experience and achievements, forming an active comment on the representation of older women in the media. Lacy has stated: ‘In some sense The Crystal Quilt was successful politically, in that the work was bigger, it had more social impact in that region, but do one or two events ever change the way people – other than those who directly experience it – see? This raises this issue of whether you can expect art to create social change, and at what point is it no longer art.’

The Crystal Quilt now exists in the form of a video, documentary, quilt, photographs and sound piece, combining the original elements of performance, activism and broadcast in an ambitious work that fuses social responsibility with the power of aesthetics: something Suzanne Lacy has pioneered in her long career as activist artist, writer and teacher.

The Crystal Quilt took place at the IDS Center Crystal Court, Minneapolis, and was broadcast by KTCA television. Suzanne Lacy collaborated with Phyllis Jane Rose, Miriam Schapiro, Nancy Dennis and Susan Stone.

Suzanne Lacy (born 1945, USA) has worked collaboratively with artists and communities since the 1970s. In 1991 she founded TEAM (Teens + Educators + Artists + Media Makers) with photographer Chris Johnson and producer Annice Jacoby. A writer she edited the influential Mapping the Terrain: New Genre Public Art in 1995, a book that prefigured much current writing on politically relevant performance art. Lacy was Dean of the School of Fine Arts at the California College of Arts from 1987 to 1997, between 1996 and 1997 she co-founded the Visual and Public Art Institute at California State University at Monterey Bay with artist Judith Baca, and in 1998 she became Founding Director of the Center for Art and Public Life. She is currently the Chair of Graduate Public Practice at Otis College of Art and Design in Los Angeles.

m.m.

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martedì 15 gennaio 2013

dalle h. 15,00 alle 17,30

Dalla Russia Evelina Carmina

presso Centro Foscolo, Via Foscolo 3D Corsico

L’associazione di donne Galassia organizza, con il patrocinio del comune di Corsico, una serie di incontri sul saper fare di donne che si svolgono al Centro Foscolo, Via Foscolo 3D Corsico. La partecipazione è libera e gratuita  per tutte le donne.

Incontro con Evelina Schatz, poeta e artista

Poesie e prose poetiche in russo e in italiano

Sopra a tutto Shakespeare
videoperformance o teatroinstallazione
momento di confronto delle ricerche artistiche coeve

Guerra e pace nelle terre russe
mostra del libro d’artista
foto, video, racconti familiari, poesia
alcuni libri e lavori d’arte dell’artista

m.m.

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fino al 13 gennaio 2013

"ELLES"

Seattle Art Museum - Seattle

Due mostre interamente al femminile, nel Seattle Art Museum, che ha deciso di "ripulire" dell'intero contributo maschile, per 3 mesi, tutta la sua sezione dedicata al Novecento, alloggiando due mostre distinte dedicate al contributo delle donne a pittura, scultura, fotografia e videoarte, dal 1907 a oggi. Le due mostre si intitolano, entrambe, "Elles". Una proviene dal Centre Pompidou di Parigi, che a sua volta nel recente passato si è quasi per intero "spogliato" dell'arte al maschile per quasi due anni, e sarà visitabile fino al 13 gennaio; l'altra, che ospita i lavori dello stesso istituto della città affacciata sul Pacifico, si protrarrà fino al 17 febbraio

m.m.

Segnalazioni artistiche 2012
Segnalazioni artistiche 2011
Segnalazioni artistiche 2010
Segnalazioni artistiche 2009
Segnalazioni artistiche 2008
Segnalazioni artistiche del 2007
Segnalazioni artistiche del 2006
Segnalazioni artistiche del 2005
Segnalazioni sulla Biennale di Venezia 2005
Segnalazioni artistiche del 2004
Segnalazioni artistiche dal settembre al dicembre 2003
Segnalazioni artistiche dal marzo all'agosto 2003