CRONACHE 2014 e 2015
artiste nel mondo
(segnalazioni artistiche di Nadia Magnabosco e Marilde Magni )

 

 

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fino all'8 marzo 2016



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Andare oltre. Oltre la realtà, Oltre il visibile. Mostrare ciò che è nascosto nelle pieghe di un sentimento.

Annalisa Mitrano ha tradotto tali interrogativi esistenziali in materia, cercando di rappresentare visivamente il lato oscuro delle cose.

da "la leggerezza e il peso dell'invisibile" di Manuela Ciriacono

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fino all'8 dicembre 2015

Sguardo di donna

Da Diane Arbus a Letizia Battaglia, la passione e il coraggio

Casa dei Tre Oci
Giudecca 43 - Venezia

La Casa dei Tre Oci aVenezia presenta la mostra Sguardo di donna a cura di Francesca Alfano Miglietti250 opere pensate e scelte per orientare lo sguardo e la mente verso un mondo che parla di diversità, responsabilità, compassione e giustizia. Un progetto ambizioso che rimarca come la fotografia negli ultimi decenni abbia scelto di divenire una sorta di coscienza del mondo, facendosi testimone anche di quello che spesso viene occultato.
25 autrici, 25 storie25 sguardi singolari sul mondosull’altro, sulla relazione: Diane Arbus, Martina Bacigalupo, Yael Bartana, Letizia Battaglia, Margaret Bourke-White, Sophie Calle, Lisetta Carmi, Tacita Dean, Lucinda Devlin, Donna Ferrato, Giorgia Fiorio, Nan Goldin, Roni Horn, Zanele Muholi, Shirin Neshat, Yoko Ono, Catherine Opie, Bettina Rheims, Tracey Rose, Martha Rosler, Chiara Samugheo, Alessandra Sanguinetti, Sam Taylor Johnson, Donata Wenders, Yelena Yemchuk.
Antonio Marras firma l’allestimento con una scenografia capace di trasportare il visitatore all’interno delle storie che si leggono sulle pareti: un’esperienza nell’esperienza, in cui anche l’allestimento diventa parte fondamentale della narrazione e crea la relazione tra gli spazi della Casa e le opere fotografiche.

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2-10 ottobre 2015

Nadia Magnabosco Marilde Magni
Mettetevi nei nostri panni

Apriti Cielo
Via Spallanzani 16
Milano

Inaugurazione 2 ottobre 2015, ore 18,30

"Fantasia, abilità, strumenti per costruire qualcosa che altri possano indossare, fare proprio, per il bisogno di diventare altro da sé e di raccontare il proprio tempo."
                                                                                           Maria Lai

Da sempre gli abiti testimoniano il tempo e sono pertanto un osservatorio privilegiato dei mutamenti del sociale. Nel contempo l'abito è un oggetto del nostro quotidiano che in tanti modi ci identifica e con cui stabiliamo un rapporto molto personale, di apertura o di chiusura verso il mondo esterno, di espressione del sé o di appartenenza ad un gruppo.
Ma l'abito lo possiamo anche cambiare e spesso, cambiando l'abito, anche noi diventiamo altro.
Nadia Magnabosco e Marilde Magni l'hanno usato come mezzo espressivo perché ha una forte connotazione col genere femminile e per costruire piccoli racconti di metamorfosi e riflessione personale sul mondo che ci circonda.

La mostra resta aperta: sabato 3, martedì 6, mercoledì 7, venerdì 9 e sabato 10 dalle 18,30 alle 20.
oppure su appuntamento telefonando al 3498682453

Mettetevi nei nostri panni di Marcella Busacca

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9 ottobre 2015

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8-22 settembre 2015


Nadia-Magnabosco-donneche
Nadia Magnabosco


Marilde Magni

 

Non di solo pane di Marcella Busacca

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 22 settembre - 7 ottobre 2015 
 Après le voyage
di Elda Longo

con testo critico e poetico di Mimma Pasqua

Quintocortile  Viale Bligny 42 - 20136 Milano

In questa mostra alcuni monumenti, stazioni, ponti delle città italiane vengono “maggiorati” di una dimensione fantastica e onirica che muta continuamente in relazione alla distanza da cui si guarda. Quasi una sorta di realtà aumentata ottenuta dall'elaborazione di scatti fotografici ingranditi e riproposti con una tecnica che unisce metodi informatici d'avanguardia con le classiche tessere del mosaico vitreo.

[...] Con un’operazione di aggancio al reale, Elda Longo dà un tocco di vita all’immaginario virtuale, trasformando i pixel in tessere di un mosaico.
Tessere di vetro e di maiolica, di materia viva e vera da toccare e da esperire con la vista e col tatto, dando prove innegabili della loro esistenza [...] (Dal testo di Mimma Pasqua)

Inaugurazione: martedì 22 settembre 2015, alle ore 18:00
Alle ore 19:30
Valerio Vado dell'ensemble Reverie eseguirà "Après le voyage"
musica per chitarra sulle opere di Elda Longo.

Orario: martedì, mercoledì, venerdì dalle ore 17,15 alle ore 19,15, giovedì su appuntamento (tel. 338 8007617 - dal 22 settembre al 7 ottobre 2015)
Catalogo in Galleria

mercoledì 7 ottobre alle ore 17

FINISSAGE

alle ore 18,30

CONCERTO

con Jennifer Rowley soprano - Moreno Paoletti pianoforte

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Nel cortile di Viale Bligny 42, nell'ambito della 'Festa del Vicinato' promossa dell'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Milano:

venerdì 18 settembre 2015 alle 17

  Lenzuolo bianco, Lenzuolo rosso, lenzuolo blu

  performance di Silvia Capiluppi

a cura di Cristina Rossi

Quintocortile  Viale Bligny 42 - 20136 Milano

Un lenzuolo bianco come un sudario, un lenzuolo rosso simbolo di rinascita, un lenzuolo blu, consapevolezza e desiderio di muoversi nel mondo. E acqua, origine e veicolo di vita.

La condizione di migrante attraverso il percorso dell'artista.

in Galleria opere di Mavi Ferrando

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26 Agosto - 15 Novembre, 2015

LA GRANDE MADRE


Dorothea Lange

Palazzo Reale
Piazza Duomo 12, Milano


Attraverso le opere di oltre cento artisti internazionali, La Grande Madre analizza l'iconografia e la rappresentazione della maternità nell'arte del Novecento, dalle avanguardie fino ai nostri giorni.

Dalle veneri paleolitiche alle ‘cattive ragazze’ del post-femminismo, passando per la tradizione millenaria della pittura religiosa con le sue innumerevoli scene di maternità, la storia dell’arte e della cultura hanno spesso posto al proprio centro la figura della madre, simbolo della creatività e metafora della definizione stessa di arte. Archetipo e immagine primordiale, la madre e la sua versione più familiare di “mamma” sono anche stereotipi intimamente legati all’immagine dell’Italia.

La Grande Madre è una mostra sul potere della donna: partendo dalla rappresentazione della maternità, l’esposizione passa in rassegna un secolo di scontri e lotte tra emancipazione e tradizione, raccontando le trasformazioni della sessualità, dei generi e della percezione del corpo e dei suoi desideri.
Con un allestimento che si estende su una superficie di circa 2.000 metri quadrati al piano nobile di Palazzo Reale, La Grande Madre porta l’arte contemporanea al centro del programma di Expo in città, collegando la storia dell’arte alle questioni più urgenti del nostro tempo. La Grande Madre mescola il contemporaneo con la storia, accostando opere di oggi e capolavori storici, gemme sconosciute e artefatti provenienti dal mondo del cinema e della letteratura, ed evocando un ricco tessuto di associazioni, ricordi e immagini.

La Grande Madre è una mostra promossa da Comune di Milano | Cultura, ideata e prodotta dalla Fondazione Nicola Trussardi insieme a Palazzo Reale per Expo in città 2015

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11/26 settembre 2015

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fino al 28 settembre

Mona Hatoum

A propos de la personne

Centre Pompidou - Paris

Con una scelta che conferma la direzione di presentare mostre di un impatto rilevante anche durante la “un tempo trascurata” stagione estiva, il Centre Pompidou ha aperto lo scorso 24 giugno una grande mostra retrospettiva consacrata a Mona Hatoum. Attraverso un centinaio di lavori, il percorso permette di (ri)scoprire le differenti tappe dell’artista che, nata in Libano da genitori palestinesi, in seguito allo scoppio della guerra civile nei primi anni ’70 si è trasferita nel Regno Unito.
All’ingresso della mostra la donna che in un video ripete in modo compulsivo “So much I want to say” (“Voglio dire così tante cose”) diventa una sorta di manifesto programmatico di una poetica proteiforme. Se si aggiunge che due mani cercano di impedirle di parlare, l’impegno contro ogni forma di censura assume un impatto dirompente.
La prima fase dei lavori della Hatoum si caratterizza per l’utilizzo del video quale alleato per documentare performance che, di volta in volta, sono imperniate sulla condizione della donna, sul senso di sradicamento, sulla violenza. Protagonista – come nelle opere di Marina Abramovic o Gina Pane – il corpo che si fa espressione della perdita di identità, della sofferenza, del bisogno di affermazione, del senso di rivolta rispetto alle ingiustizie politiche e sociali.
Emblematico il video Under siege (“Sotto assedio”, 1982): per rendere omaggio e testimonianza delle sofferenze di coloro per i quali la vita è una lotta contro i conflitti, l’artista si dibatte in un contenitore trasparente riempito di fango mentre in sottofondo bollettini di guerra si alternano a canzoni rivoluzionarie.
 A partire dalla fine degli anni ’80, l’artista utilizza oggetti domestici (mobili, utensili), elementi corporali quali unghie e capelli, materiali industriali (fili elettrici e spinati), per realizzare installazioni e sculture che esprimono e provocano nel contempo disagio nello spettatore.
Il campo di indagine si è allargato alla fuorviante quotidianità di un mondo malato dove tutto è instabile a cominciare dalle frontiere tra le differenti nazioni – da qui le opere sulle mappature – e nel quale, ingrandendo un oggetto banale quale un colapasta o una grattugia, è possibile cogliere come ciò che appartiene alla cosiddetta normalità in realtà nasconda un velato potenziale di pericolo.
Sintomatica di questa inquietudine è Impenetrable, l’omaggio/reinterpretazione della serie Penetrable dell’artista cinetico venezuelano Jesús Rafael Soto: scomparsa la componente ludica dell’invito a immergersi nell’opera, il filo spinato della scultura sembra rimuovere il velo schopenhaueriano di Maya per rivelare una società in cui le barriere prevalgono sul senso di appartenenza a una sola, globale umanità.

Danilo JON SCOTTA

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dal 9 al 29 agosto 2015

Milano Expo dal 1906 al 2015
110 artisti raccontano l'Italia


Antonella Prota Giurleo

Palazzina Liberty
Largo Marinai d'Italia
Milano
13-20 (chiuso lunedì)

Una mostra d'arte contemporanea: pittura, scultura, installazioni, video sulla storia del Paese tra le due Esposizioni Universali.

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fino al 2 agosto 2015

Magdalena Abakanowicz

Crowd and Individual

Fondazione Giorgio Cini
Isola di San Giorgio Maggiore, Venezia

A Venezia una grande installazione dell’artista polacca che ha reinterpretato le folle di individui, rivoluzionando, in oltre quarant’anni di carriera, il modo di fare scultura

 110 sculture in juta sono esposte per la prima volta a San Giorgio Maggiore dal 13 aprile al 2 agosto 2015. L’installazione è prodotta dalla galleria Beck & Eggeling di Düsseldorf e Sigifredo di Canossa in collaborazione con la Fondazione Cini

Magdalena Abakanowicz - Crawd and Individual

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dal 15 al 22 agosto 2015

Il mondo visto tra penna e pennello


 Biblioteca  Centrale Akaki Tsereteli di Batumi
Batumi (GE) Via Vaja-Pshavela 21
Inaugurazione: sabato 15 agosto 2015 alle ore 18

Progetto: Melano Turmanidze, Antonella Prota Giurleo
Curatrice: Manana Sulaberidze

Artiste e artisti:  Medea Keidia, Veronica Longo,  Antonella Prota Giurleo, Oto Qurdadze, Nino Rizzo,  Ghigo Roineli (George Gakhokidze), Zurab Sekhniashvili, Antonio Sormani,  Elene Turashvili.

Libro d’artista collettivo Pane quotidiano con interventi di   Antonella Bosio, Giuliana Bellini, Mame Demba Beye, Carmen Boccù, Anna Boschi, Giuseppe Cafagna, Mara Caruso, Marco Esteban Cavallaro, Adolfina De Stefani, Albino De Francesco, Emily Joe, Maurizio Follin, Eliana Frontini, Ornella Garbin, Ruggero Maggi, Marilde Magni, Nadia Magnabosco, Gianmario Masala, Pierangela Orecchia, Lorena Pedemonte Tarodo, Mari Jana Pervan, Antonella Prota Giurleo, Angelo Riviello, Sergio Sansevrino, Antonio Sassu – Gruppo Sinestestico, Monica Scardecchia, Mor Talla Seck, Antonio Sormani, Giorgia Sormani, topylabrys, Micaela Tornaghi, Rosanna Veronesi, Vorticerosa su testo di Melano Turmanidze

Una mostra collettiva che si svolge nella biblioteca di Batumi, centro culturale, educativo e scientifico collocata in un antico e bell’edificio.
In questa sede centenaria si tengono regolarmente serate di poesia, incontri con le artiste e gli artisti, iniziative in occasione di anniversari di scrittori e scrittrici. Il fondo di libri in lingua georgiana è arricchito da numerosi testi in diverse lingue straniere perciò la biblioteca costituisce punto di documentazione sia per le persone che a Batumi vivono che per i turisti.
Una mostra che vede esposte diverse  opere:  il libro d’artista ispirato al testo della scrittrice georgiana Melano Turmanidze, e opere bidimensionali di artisti ed artiste georgiane e italiane.
Nove  tra artiste ed artisti, cinque dalla Georgia e quattro dall’Italia, in un confronto di culture personali e collettive che dicono della lontananza e, simultaneamente, della vicinanza.
Dalla pittura all’incisione, dal disegno al collage il dialogo si fa intenso e dice di un desiderio di costruzione di relazioni che, a partire dall’arte, definiscano un mondo nel quale nessuno, nessuna, possa essere detto “straniero”.

Antonella Prota Giurleo, Manana Sulaberidze, Melano Turmanidze

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20 giugno - 5 luglio 2015

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20 e 21 giugno 2015

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9 - 10 giugno 2015
con mostra fino al 17 giugno

XII RASSEGNA

POESIARTE MILANO

‘SCALE'

 

Quintocortile  Viale Bligny 42 - 20136 Milano

cura di Donatella Airoldi, Mavi Ferrando (Associazione Quintocortile)
con la collaborazione di Claudia Azzola, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Annamaria De Pietro, Adam Vaccaro (Associazione Milanocosa)

Poesiarte Milano  si svolgerà nei giorni di martedì 9 e mercoledì 10 giugno 2015 con gli interventi  di oltre cinquanta tra artisti, poeti e musicisti. Dalle 17,00 alle 19,30 letture dei poeti con intermezzi musicali, a seguire visione della opere in mostra e aperitivo.

Artisti: Silvia Abbiezzi, Adalberto Borioli, Giovanni Franco Brambilla, Giorgina Castiglioni, Francesco Ceriani, Silvia Cibaldi, Chiò, Elena Ciuti, Albino De Francesco, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Mario Gatto, Gico, Gino Gini, Tiziana Grassi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Pino Lia, Michelangelo Miani, Elisabetta Negri, Antonella Prota Giurleo, Enzo Rizzo, Sergio Sansevrino, Amir Sharifpour, Evelina Schatz, Marina Scognamiglio, Stefano Soddu,  Antonio Sormani, Armando Tinnirello, Rosanna Veronesi

Poeti: Adam Vaccaro, Annamaria De Pietro, Claudia Azzola, Laura Cantelmo, Luigi Cannillo, Aky Vetere, Rinaldo Caddeo, Giuliano Zosi, Alessandra Paganardi, Sergio Gallo, Christian Tito, Sebastiano Aglieco, Mauro Germani, Gilberto Isella, Ottavio Rossani, Luca Vaglio, Elena Mearini, Roberto Caracci, Annitta Di Mineo, Maria Carla Baroni, Nino Iacovella, Angelo Gaccione, Cristina Annino

Musicisti: Marco Saya e Stefano Tampellini

Fino al 17 giugno la mostra sarà visitabile su appuntamento tel. 338 8007617 dal lunedì al venerdì - In allegato il programma

Questa dodicesima edizione di Poesiarte Milano ci conduce in un viaggio che, a partire dalla concretezza di un semplice camminamento fatto di 'alzate' e 'pedate', arriva a indagare su come possano interagire/interferire nelle comuni, o anche non comuni, vite delle persone le   innumerevoli regole scientifiche e filosofiche denominate “scale” e che sono state ideate per organizzare, codificare, definire e forse anche imbrigliare progressioni e valori : scale mentali, morali, sonore, di colori, del piacere e dolore e di moltissimo altro ancora. ... Fino alla vita stessa che sale e che scende.... 
Ma  le scale sono anche il luogo, con un chiaro riferimento al contesto specifico della trasgressiva e colorita casa-mondo di viale Bligny 42, dove un tempo, e ora, si incontravano e sostavano le persone in ricreazione-evasione da abitazioni sovraffollate e insufficienti,  in cerca forse d’aria - quasi come in un cortile di carcere - o soltanto forse in cerca di una socialità impedita.
                                                                       
Donatella Airoldi, Mavi Ferrando

Scale: una sinuosa molteplicità di declinazioni e modulazioni, dal percorso alla fatica alla ricerca in salita di qualcosa di alto, alla discesa-digradazione-degradazione in ogni possibile senso e situazione - cantine grotte, rifugi, e la scala sociale, che oggi non sale ma scende -, alla mobilità dell'architettura come luogo in cui si vive, al ritorno a casa, al lasciare la casa, al serpeggiare delle scale mobili in quelli che oramai si chiamano non luoghi. E poi scale come graduazione di strumenti di misura di stati della terra, del cosmo, dei corpi; e ancora scale di mappe e carte, rapporto fra il grande e il piccolo, fra un luogo reale e la sua rappresentazione. E scale musicali, viaggio lungo la curva sonora di uno strumento, la scala regia dei colori, la scala in fuga dei versi. Scale: il laborioso stare nel mondo.                             Annamaria De Pietro


Programma
Martedì 9 giugno h.17-19,30
Adam Vaccaro
Luca Vaglio
Elena Mearini
Gilberto Isella
Claudia Azzola
Angelo Gaccione
Intermezzo musicale con la chitarra di Marco Saya e il sassofono di Stefano Tampellini
Annamaria De Pietro
Annitta Di Mineo
Sergio Gallo
Maria Carla Baroni
Giuliano Zosi
A seguire visione delle opere in mostra con gli artisti e aperitivo finale

Mercoledì 10 giugno h. 17-19,30
Laura Cantelmo
Christian Tito
Ottavio Rossani
Aky Vetere
Mauro Germani
Rinaldo Caddeo
Intermezzo musicale con la chitarra di Marco Saya e il flauto di Stefano Tampellini
Luigi Cannillo
Alessandra Paganardi
Nino Iacovella
Cristina Annino
Sebastiano Aglieco
Roberto Caracci
A seguire visione delle opere in mostra con gli artisti e aperitivo finale

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Si presenta a Milano, alla Università degli Studi, in via Festa del Perdono 7, un libro singolare, che ha già attirato l’attenzione di studiosi di storia, arte,  industria, di cinema…
Nel libro si riscopre, anche con interessanti rivelazioni, frutto di un accurato lavoro di ricerca su documenti d’archivio, la storia di un manufatto tessile unico nel suo genere per bellezza e coraggio imprenditoriale, ben 12 mtq. Realizzato con telaio a Jacquard, è un’opera d’arte voluta dall’industriale Angelo Angioletti, che nel 1898 intendeva partecipare con questo esempio della avanzata qualità tessile della sua azienda, specializzata in tessuti per l’arredamento, alla Esposizione Generale di Torino, dove ha  trionfato, ricevendo onori, e diplomi.
Ma la famiglia Angioletti ha delle interessanti, umilissime origini, nel suo capostipite, Agostino, infante abbandonato al torno della pubblica assistenza milanese nel 1829, allevato da un artigiano tessile che gli ha insegnato il mestiere, ed evolutosi, nella migliore tradizione della operosità lombarda, verso lo status di benestante borghese.
Dieci studiosi hanno dato il loro contributo, guardando la vicenda dell’arazzo e del suo tessitore da molte differenti sfaccettature.

I contributi sono di:  Pier Luigi Bassignana, Paolo Guido Beduschi, Anna Maria Colombo, Dario Generali, Laura Lombardi, Paola Marabelli, Claudia Santamaria, Sandro Scarrocchia, Nicoletta Serio, Fausta Squatriti.

Il libro, 192 pagine, formato 21x27 cm. Illustrato a colori,  è edito da Nardini, si può richiederlo in libreria, oppure  visitando il sito www.nardinieditore.it

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fino al 7 settembre 2015

Yoko Ono: One Woman Show, 1960 -1971

MoMa - New York

Pace fatta - o quasi - tra Yoko Ono e il MoMa di New York, che dal 17 maggio al 7 settembre ospita la mostra 'Yoko Ono: One Woman Show', un percorso espositivo che omaggia la carriera artistica della vedova di John lennon tra il 1960 al 1971'. Si tratta di un allestimento di 125 opere d'arte, installazioni, performance, film, oltre quarant'anni dopo l'esposizione non autorizzata della stessa Yoko Ono, che nel 1971 mise in scena una performance controversa, in pieno contrasto con il Moma. "E' una cosa davvero incredibile, non riesco a crederci", ha commentato orgogliosa l'artista . Amata e odiata, considerata da molti la causa dello scioglimento dei Beatles, a 82 anni Yoko Ono torna sulla scena e lo fa, come di consueto, con tutta la sua provocatoria sperimentazione.

Si chiama Mended cups la nuova serie di tazzine della illy art collection realizzata da Yoko Ono. Incentrate sul concetto di frattura, le creazioni sono state presentate in occasione della mostra dell’artista, aperta il 17 maggio al Moma di New York, intitolata Yoko Ono: One Woman Show, 1960–1971, una grande rassegna dedicata alla carriera dell’artista. Sei tazzine che mostrano delle crepe aggiustate con dell’oro, accompagnate da sei diversi piattini che raccontano, scritte a mano da lei, sei eventi catastrofici che hanno colpito la terra; alcuni hanno avuto un impatto diretto sulla sua vita, altri solo indiretto, portando la morte a milioni di persone. Ogni piattino riporta la data e il luogo del tragico evento e le parole “… riparato nel 2015”. Solo la settima tazzina della collezione, Unbroken cup, è invece intatta, senza crepe né riparazioni e trasmette speranza con le parole di Ono: “This cup will never be broken as it will be under your protection” (“Questa tazza non si romperà mai finché sarà sotto la tua protezione”). Alla base del suo lavoro, la metafora dell’antica arte giapponese del Kintsugi, una tecnica di riparazione delle ceramiche rotte o incrinate che usa l’oro come collante: una filosofia che concepisce la rottura e la riparazione come parte preziosa della storia di un oggetto.

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fino al 16 agosto 2015

Lee Miller

Museo Albertina
Albertinaplatz 1 - Vienna

Ritratti e autoritratti, glamour e surrealismo, foto di guerra storiche come quella, leggendaria, nella vasca da bagno di Hitler: decine di scatti della fotografa americana Lee Miller sono esposti per la prima volta a Vienna, nel Museo Albertina, in una mostra fino al 16 agosto aperta al pubblico.

Ex modella e ex compagna di Man Ray, Lee Miller (1907-1977) è stata ingiustamente poco considerata come artista di grande statura di per sé. Questa mostra le rende giustizia e presenta un'artista a tutto tondo che ha consegnato veri capolavori all'altezza dei geni di cui fu musa e modella. Del grande artista americano, al quale è stata anche legata, la Miller imparò a Parigi la fotografia e lo stile surrealista. Nelle foto di nudi di Man Ray "lui fa lo scatto", ma "Lee Miller influenza con la sua decisiva auto-messa in scena", spiega il curatore Walter Moser.

Dal 1942 la Miller è una delle poche fotografe di guerra autorizzate a seguire le truppe Usa in Europa. Ed è proprio da 'embedded' che nell'aprile 1945 può documentare la liberazione dei campi di concentramento di Buchenwald e Dachau: immagini scioccanti e drammaticamente belle, come la montagna di morti accatastati, i sopravvissuti ridotti a larve umane, o il cadavere di un SS che galleggia in un canale.

Esposto è anche uno storico documento del 20/mo secolo: la foto che ritrae la Miller mentre fa un bagno nella vasca dell'appartamento privato di Hitler a Monaco, a Prinzregentenplatz 16. E' il 30 aprile 1945, il giorno in cui Hitler, nel suo bunker a Berlino, si suicida assieme ad Eva Braun. Il 29 le truppe americane avevano liberato Dachau, il più grande campo di concentramento nazista.

Il 30 la Miller entra per la prima volta nel Lager: l'orrore che si apre davanti ai suoi occhi viene fermato nei suoi scatti immortali e le scava nell'anima (nel dopoguerra il trauma lascia i suoi segni e smette di fatto di fotografare). Lo stesso giorno, i soldati della 45/a divisione avevano avuto dai locali la dritta sulla casa del Führer, e la Miller e il suo compagno di allora, il fotografo star di Life David Scherman, vanno nell'appartamento e vi prendono alloggio. Lei si fa un bagno nella vasca da bagno di Hitler, e Scherman la immortala nell'acqua mentre si insapona. Su una sedia è appoggiata la giacca militare della donna, per terra, sul tappetino davanti alla vasca, i suoi scarponi militari sporchi di fango: è il fango di Dachau. Quegli scarponi la connotano chiaramente come membro dell'esercito alleato e rappresentano "un atto radicale di cambio di potere", spiega Moser. L'appartamento, disse in seguito la Miller, "avrebbe a un primo sguardo benissimo appartenere a una persona di medio reddito".

La foto del bagno emana una grande forza simbolica: "Ho fatto uno strano bagno quando mi sono lavata lo sporco del campo di concentramento di Dachau nella stessa vasca da bagno di Hitler a Monaco", disse. Otto giorni dopo, l'8 aprile 1945, la Germania firma la capitolazione: la guerra scoppiata l'1 settembre 1939 ha fatto 65 milioni di morti. Flaminia Bussotti

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fino al 31 maggio 2015


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dal 29 maggio 2015

Venerdì 29 maggio 2015, alle ore 19.00, si inaugura la mostra di Asami Shoji e Toshinori Tanuma, a cura di Veronica Longo, all’Atelier Controsegno, in Via Napoli 201, Pozzuoli, Napoli (nei pressi della stazione cumana Dazio).
Per l’occasione gli Artisti, per la prima volta a Napoli con un’esposizione personale, saranno presenti in galleria. Durante il vernissage la bellissima Asami adorna di kimono, mostrerà a tutti la suggestiva sacralità della cerimonia del tè.
Il 30-31 maggio, dalle ore 10 alle 19, seguirà un seminario di ukyo-e.

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dal 4 all'11 maggio 2015

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8 - 18 maggio 2015

CIB-ARTI
Come ripensare alla qualità del nostro nutrimento


APRITI CIELO! - Via Spallanzani 16 - Milano

 

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fino al 9 agosto 2015

Sonia Delaunay

Tate Modern - Londra

Sonia Delaunay (1885–1979) was a key figure in the Parisian avant-garde and became the European doyenne of abstract art.

Throughout the first half of the twentieth century, she celebrated the modern world of movement, technology and urban life, exploring new ideas about colour theory together with her husband Robert Delaunay.

This is the first UK retrospective to assess the breadth of her vibrant artistic practice across a wide range of media. It features the groundbreaking paintings, textiles and clothes she made across a sixty-year career, as well as the results of her innovative collaborations with poets, choreographers and manufacturers, from Diaghilev to Liberty.

Sonia Delaunay, la donna che faceva danzare i colori di Alessandra Magliaro

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martedì 28 aprile 2015

Dal libro alle tovagliette

Presentazione del libro d’artista collettivo Pane quotidiano ed Happening delle tovagliette

Bem Viver. Via Monti 5. Corsico ( Milano)
Data: Martedì 28  aprile 2015
- 19,30 presentazione del libro d’artista Pane quotidiano con interventi di   Antonella Bosio, Giuliana Bellini, Mame Demba Beye, Carmen Boccù, Anna Boschi, Giuseppe Cafagna, Mara Caruso, Marco Esteban Cavallaro, Adolfina De Stefani, Albino De Francesco, Emily Joe, Maurizio Follin, Eliana Frontini, Ornella Garbin, Ruggero Maggi, Marilde Magni, Nadia Magnabosco, Gianmario Masala, Pierangela Orecchia, Lorena Pedemonte Tarodo, Mari Jana Pervan, Antonella Prota Giurleo, Angelo Riviello, Sergio Sansevrino, Antonio Sassu – Gruppo Sinestestico, Monica Scardecchia, Mor Talla Seck, Antonio Sormani, Giorgia Sormani, topylabrys, Micaela Tornaghi, Rosanna Veronesi, Vorticerosa su testo di Melano Turmanidze
- dalle ore 20,15 alle ore 21 Buffet, per chi lo desidera, a 7 euro, bevande escluse
. dalle ore 21 alle ore 23 happening delle tovagliette e allestimento mostra delle stesse con coinvolgimento di artiste e artisti e clienti. La mostra avrà termine il 31 maggio.
Orari: da Mar a Gio 8.00 - 00.30 - Ven e Sab 8.00 - 1.30 - Domenica 8.30 -20.00 (chiusi pausa pranzo)
Curatrice: Antonella Prota Giurleo

Il Bem Viver, bar equosolidale del Sud Ovest milanese, è un luogo di ritrovo e svago ideato dalle  ACLI di Corsico e dal Circolo ACLI IL SOGNO per promuovere  la scelta di uno stile di vita alternativo, che mette al centro le relazioni, la creatività, la capacità critica, la giustizia nei rapporti economici.
In questo luogo si presenta, la sera del 29 aprile, il libro d’artista collettivo Pane quotidiano. Il libro è nato da un racconto di Meli Turmanidze, stampato in lingua originale georgiana su fogli A4; su ogni foglio diverse artiste ed artisti sono intervenuti con una propria personale elaborazione. I fogli, composti in una installazione, sono stati presentati a Milano all’Umanitaria durante Il raccolto di Arte da mangiare e, successivamente, raccolti a formare un libro collettivo.
A seguire, dopo un buffet equo solidale, l’Happening delle tovagliette. Nato da un’idea collettiva l’happening consisterà nella messa a disposizione di artiste ed artisti  e di clienti che vorranno partecipare delle tovagliette di carta ( la vecchia carta da macellaio) abitualmente utilizzate al Bem Viver per pranzi e cene  e di materiale vario per interventi.
Ogni persona potrà realizzare liberamente una o più elaborazioni.
Al termine sarà allestita la mostra delle tovagliette, sarà stilato l’elenco delle persone partecipanti all’iniziativa  e le opere rimarranno esposte sino al 31 maggio.

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13-22 aprile 2015


In concomitanza con il Salone del Mobile 2015 ventiquattro artiste presentano sedie surreali e fiabesche, tavolini antropomorfici,  oggetti ammiccanti e quasi inutili, specchi delle mie brame, vasi, luci, lampade e quant'altro occorre per un viaggio nel mondo dell'improbabile probabile.

inaugurazione lunedì 13 aprile ore 18
orario: martedì, mercoledì, venerdì dalle 17 alle 19 - giovedì dalle 10,30 alle 12,30 (fino al 22 aprile)

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 m.m.

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fino al 12.4.2015

Artist Books exibition: "Colour theory"

Nadia-Magnabosco-ProfondoRosso
Nadia Magnabosco                                                                       Marilde Magni

Mainlibrary Turenki in Janakkala, Finland

Free entrance, open during library opening times.

Artists: Baracchi Tiziana (Italy), Bellini Giuliana (Italy), Caruso Mara
(Brasil), Cernjul Viviana (Argentina), Ciuti Elena (Italy), Cortese
Marisa (Italy), De Stefani Adolfina (Italy), Dente Daniela (Italy), Fehr
Gretel (Italy), Goméz Corvera Georgina (Mexico), Heino Pirjo (Finland),
Helsingor Fleur (USA), Larocchi Alessio (Italy), Magnabosco Nadia
(Italy), Magni Marilde (Italy), Mattila-Tolvanen Anja (Finland), Mayol
Castelló Antonia (Spain), Morando Emilio (Italy), Müller-Baiji Susanne
(Germany), Prota Giurleo Antonella (Italy), Rantala Irja (Finland),
Salmi Jasu (Finland), Schatz Evelina (Italy), Schramm Wilhelm (Austria),
Sormani Antonio (Italy), Tonon Vittorio (Italy)

Next exhibition will be 14.4-30.5.2015 in Mainlibrary
Arkki, Pälkäne, Finland.

                                                                     m.m.

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     m.m.

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5 - 8 marzo 2015

"Pane quotidiano"
Installazione collettiva a cura di Antonella Prota Giurleo
Arte da mangiare - Umanitaria , Milano

Un racconto, ispirato al cibo, di Meli Turmanidze, un’amica georgiana di Antonella Proto Giurleo, racconta di una giornata in cui, raggiunta dal profumo della panetteria, ha acquistato pane e focaccia ( al diavolo la dieta!) ed è riuscita ad arrivare a casa senza soldi e senza cibo avendo regalato l'uno e l’altro a due persone che ne avevano bisogno.
Il racconto di Meli Turmanidze, scritto in Georgiano,viene utilizzato, in formato A4, come base per interventi di artiste e artisti a comporre un'installazione grafica e, successivamente, raccolte in un libro d'artista collettivo, in un'unica copia, per future mostre di "libri d'artista".

Artisti:
Mame Demba Beye, Anna Boschi, Mara Caruso, Marco Esteban Cavallaro, Giuseppe Cafagna, Carolina Di Letto, Albino De Francesco, Emily Joe, Maurizio Follin, Eliana Frontini, Ornella Garbin, Ruggero Maggi, Marilde Magni, Nadia Magnabosco , Gianmario Masala , Pierangela Orecchia, Lorena Pedemonte Tarodo, Antonella Prota Giurleo, Angelo Riviello, Mor Talla Seck, Antonio Sassu – Gruppo Sinestestico , Monica Scardecchia, Antonio Sormani, Giorgia Sormani , topylabrys, Rosanna Veronesi, Vorticerosa

n.m.

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dal 4/3/2015 al 18/3/2015

UNA QUADRERIA CON GIANNETTO
Diciotto artisti compagni d'arte di Giannetto Bravi presentano i loro lavori in continuità con il progetto della "quadreria" sviluppato fin dagli anni '70 dallo scomparso artista napoletano. In mostra anche le sue opere della serie "Il cinema del barbiere" degli anni '90.

QUINTOCORTILE
Milano - viale Bligny, 42

a cura di Donatella Airoldi, Laura Bonato, Mavi Ferrando, Antonella Prota Giurleo
presentazione di Cristina Rossi

Artisti: Bruno Bordoli, Alberto Brambilla, Giannetto Bravi, Danilo Brutti, Francesco Cucci, Lù Demo, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Gino Gini, Emily Joe, Antonella Padovese, Fabrizio Parachini, Antonella Prota Giurleo, Fabrizio Rovesti, Giovanni Rubino, Luigi Sandroni, Antonio Sormani, Fausta Squatriti

... una quadreria pensata per un museo immaginario, luogo virtuale di culture e identità differenti... (Cristina Rossi)

Inaugurazione mercoledì 4 marzo alle ore 18

Una quadreria con Giannetto

Delicato, estroso, divertente, sospeso nella bolla della sua magnifica immaginazione ancora una volta Giannetto Bravi ci sorprende con un fuori programma. Con uno slittamento di linguaggio dalla pellicola in celluloide al fotogramma, al manifesto al quadro, sei grandi tele raccontano la magia perduta di una dimensione un po’ leggendaria del cinema quando non solo nelle grandi città ma anche nei piccoli paesi si aprono per la prima volta sale cinematografiche e si ripopolano le sale da ballo. All’inizio degli anni Cinquanta si proiettano su grande schermo Anastasia con Ingrid Bergman (1956) Il gigante con James Dean e Elizabeth Taylor (1956), Non siamo angeli con Humphrey Bogart; il kolossal, primo di una serie, Sansone e Dalila, Banchetto Nuziale, L’ombrellone con Anita Ekberg e Rossana Podestà. Ma è negli anni Novanta che Giannetto Bravi realizza queste grandi tele, della serie “Il cinema del barbiere” che rievocano con esiti suggestivi e coinvolgenti il mito di una femminilità esuberante in contrasto con col clima moralistico e conformista del dopoguerra.

A condividere lo sguardo sul percorso artistico di Giannetto Bravi 18 artisti, suoi compagni di vita sono stati invitati a un dialogo con quella parte della sua opera, “la Quadreria”, presente nell’installazione allo spazio della galleria Quintocortile. Una piccola significativa comunità si è riunita intorno a lui, grande catalizzatore di talenti, nel comune intento di tener vivo un legame, un riconoscimento, di far vibrare una sorta di corrente che s'innerva tra la sua quadreria, qui rappresentata da un gruppo di 12 opere del 2009, e la loro, nella singolarità dei rispettivi percorsi, nella varietà dei linguaggi, dalla pittura al disegno, al collage, al libro d’artista al bassorilievo. Dal corpus della quadreria di Giannetto, una produzione enorme di lavori partita dall’idea di utilizzare la cartolina souvenir acquistata nei musei, un progetto artistico di ben 5000 opere, la serie dei 12 lavori in mostra, riferiti specificamente ad artisti contemporanei tra cui Raucheberg, Hartung e altri, sono solo una parte di quel più ampio museo immaginario, luogo virtuale dove risuonano culture e identità al di là dell’immanenza celebrativa della singola opera in quanto tale e aperta a una sorta di “democrazia del transito”.

In un dialogo fecondo teso a far vibrare il fil rouge della relazione con Giannetto, utilizzando codici e stilemi penetrati nella loro comune sensibilità, sono intervenuti: Alberto Brambilla libro d’artista in copia unica, Almanacchi, quisquilie e pinzillacchere da frammenti per una biografia sentimentale di Giannetto Bravi. Bruno Bordoli “serie di teste come sede degli organi di senso, mezzo fisiognomico fondamentale per la determinazione dell’unicità di ogni individuo”. Danilo Brutti 12 cartoline dipinte a mano “omaggio di un pittore a un amico innamorato della pittura”. Francesco Cucci Il canto di Nino lo sportello del forno crematorio, a suggello della fragilità e temporaneità dell’esistenza umana. Lù Demo Laico Graal. Fernanda Fedi collage su tela da una cartolina “ho ripreso una cartolina inviatami da Giannetto riguardante Mr.Poubelle, in francese significa spazzatura, e ho realizzato un collage con qualche scolatura di rosso”. Gretel Fehr cartoline d'arte unite a un dipinto del Novecento. Mavi Ferrando, bassorilievo: in primo piano si stagliano sei cartoline del cratere del Vesuvio appartenute a Giannetto, il legno dipinto di bianco, in parte traforato, appoggia sul muro bianco, a echeggiare una memoria, un lieve accenno a elementi “smaterializzati”. Gino Gini “ho ripreso l’immagine di una cartolina inviatami da Giannetto nel 1979 (dietro mio invito) e riguardante L’Immagine Mitica (ora al Museo MAGA di Gallarate)”. Emily Joe, I giorni della luna, della neve, dei grilli un collage di immagini simbolo della poetica di Giannetto, il Vesuvio e frammenti dalla collezione di cartoline erotiche. Antonella Padovese, Per Giannetto, custode e performer di sé stesso. Fabrizio Parachini Surimono per Giannetto. Antonella Prota Giurleo collage su tela “mappe del metrò di Napoli, cartoline, scarti di metallo recuperati a Scampia, strappi di carta cinese, lasciano intravvedere la memoria che affiora”. Fabrizio Rovesti D’apres Giannetto, stampa su tavola digitale di sapore concettuale, per una poetica della citazione. Giovanni Rubino Vendere cara la pelle, quattro cartoline autoritratto da un lavoro in video. Luigi Sandroni A Giannetto per il suo vissuto e la sua formazione in quel di Napoli… Antonio Sormani pittura a olio su tela Saluti da Napoli: “ho pensato di rappresentare una Napoli affatto turistica attraverso il finestrino bagnato di pioggia si intravvede il cono del Vesuvio”. Fausta Squatriti libro d’artista “copia unica, immagini segrete provenienti dalla collezione di cartoline antiche, in omaggio all’arte sua, apparentemente semplice….”.

                                        Cristina Rossi

n.m.

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dal 26/2/2015 al 2/8/2015

LOUISE BOURGEOIS - Structures of Existence

Prinzregentenstrasse 1- Munich

In an artistic career spanning seven decades, Louise Bourgeois (1911, Paris – 2010, New York) created a unique body of work in a wide range of form, material and scale. In the 1940s, she pioneered the use of environmental installation for her work, and in the 1970s and 80s she would at times bring her sculpture into dialogue with theater and performance. Further, her work helped shift critical discourse to encompass psychoanalysis and feminism, theories that have since become prevalent in the artistic language of contemporary art today.

Among the most innovative and challenging sculptural works in her extensive oeuvre are the "Cells", a series of architectural spaces that preoccupied her for nearly 20 years. Bourgeois's "Cells" are intensely psychological microcosms: situated within various enclosures, each is a multi-faceted collection of objects and sculptural forms arranged to evoke an atmosphere of emotional resonance. In almost theatrical scenes, these everyday objects, items of clothing or fabric, or furniture, along with singular sculptures by Bourgeois, create a charged barrier between the interior world of the artist and the exterior world that is the exhibition space.

As Bourgeois stated: "The 'Cells' represent different types of pain: the physical, the emotional and psychological, and the mental and intellectual. When does the emotional become physical? When does the physical become emotional? It's a circle going round and round. …Each 'Cell' deals with the pleasure of the voyeur, the thrill of looking and being looked at. The 'Cells' either attract or repulse each other. There is this urge to integrate, merge, or disintegrate." (Louise Bourgeois, 1991)

In this exhibition, the first to concentrate on the "Cells" series, Haus der Kunst will assemble the largest number of "Cells" presented to date. It will also include important works from previous decades that led to the development of this body of work. This comprehensive survey will bring to light key facets of Bourgeois's thinking about space and memory, the body and architecture, and the conscious and the unconscious.

n.m.

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dal 27/2/2015 al 11/6/2015

NIKI DE SAINT PHALLE

GUGGENHEIM MUSEUM
Avenida Abandoibarra, 2 - Bilbao

This exhibition, organized by the Guggenheim Museu m Bilbao and La Réunion des Musées Nationaux – Grand Palais, Paris, with the participation of the Niki Charitable Art Foundation, is the first major retrospective of Niki de Saint Phalle's work ever held in Spain and takes a comprehensive and original look a t the artist through over 200 works and archive documents, many of which have never been published.This broad selection faithfully documents the multiple facets — painter, sculptor, printmaker, performer, and experimental filmmaker — of an artist with a singular creative universe and a pioneering worldview, punctuated by screenings that show Saint Phalle talking about her work.As visitors wander through the more than 2,000 square meters of exhibition space, they will come across the milestones and legends that marked the career of Niki de Saint Phalle, an artist who earned international acclaim and acknowledgment in her lifetime and, like Andy Warhol before her, knew how to attract the media's interest.The pieces in the show arranged in the chronological order and according to subjects, address recurring themes in Niki de Saint Phalle's artistic trajectory, such as the power of the feminine and open defiance of social conventions. In her works, the artist combines her intense political and social engagement and radicalism with color and the optimism of her world - famous Nanas. The retrospective thus reveals a paradoxical, singular creative universe inspired by Gaudí, Dubuffet, and Pollock.

A Franco - American Artist
Niki de Saint Phalle was born and spent much of her life in France, although she grew up in the United States where she chose to remain for the final years of her career. Always with one foot in each world, she was active on the art scenes of both her homelands.
Known as the only woman artist to join France's Nouveaux Réalistes, she has also been linked to the Neo - Dada artists Jasper Johns and Robert Rauschenberg and their "Combines" and is considered one of the forerunners of Pop Art, to which she brought a new slant.

The First Feminist Artist
Niki de Saint Phalle is also regarded as the first major feminist artist of the 20th century. By choosing to represent the female body, eroticism, and great figures of legend in a new way, she challenged the established norms and promoted the power of women and their role in society. Daughter, wife, mother, warrior, witch, and goddess are some of the labels she gave to her famous Nanas , imaginative portraits of the artist herself and other contemporary women which she reinterpreted throughout her career.
The series of Brides, B irths, and Goddesses and — after the Nanas — the Devouring Mothers form a veritable female mythology that is rounded out in the artist's writings and statements and the contents of her films.

Violence and Commitment
Feminism is only one aspect of her struggle against conventions and rigid mindsets. Niki de Saint Phalle was an artist of profound convictions whose works are infused with intense social and political criticism, often expressed through violence and chaos.
Although she is best known for the more upbeat, colorful side of her work, represented primarily by the Nanas , every one of her pieces can be read at different levels and from different angles and have clearly subversive undertones.
Nowhere is this more obvious than in her Shooting Paintings — Tirs — , performances in which the artist or members of the audience used a rifle to shoot at and destroy paintings. The Shooting Paintings , considered scandalous at the time because of their overt violence and the fact that they w ere orchestrated by a woman, are now regarded as one of the founding works in the history of happenings.

The Shooting Paintings aimed an attack at the traditional view s of art, religion, and patriarchal society as well as at the political situation that e ntwined the Cold War and the war in Algeria in a country — the United States — where carrying guns is legal . This Shooting Paintings are representative of her earlier work, which was almost always inspired by social issues. In fact, Niki de Saint Phalle was on e of the first artists to tackle racial discrimination and defend civil rights and multiculturalism, and in her final years she also pioneered the use of art to raise public awareness about the devastating effects of AIDS.

In the Vanguard of Public Art
I n yet another example of her ground - breaking tendencies, Niki de Saint Phalle was the first woman to make her mark on the public space on a global scale, as she soon felt compelled to address everyone in the world, not just museum visitors . Her early decis ion to make public art should be seen as a political choice, and she made it a central focus of her research in the mid - 20th century. A succession of architectural projects and monumental sculptures marked her entire career: fountains, playgrounds, esoteri c gardens, and habitable houses. The majestic Tarot Garden is a major work funded entirely by the artist herself, in part by devising and mark eting a perfume, jewelry, prints and art books.

n.m.

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fino al 10 maggio 2015

Tate Modern
London

Marlene Dumas is one of the most prominent painters working today. Her intense, psychologically charged works explore themes of sexuality, love, death and shame, often referencing art history, popular culture and current affairs.

‘Secondhand images’, she has said, ‘can generate first-hand emotions.’ Dumas never paints directly from life, yet life in all its complexity is right there on the canvas. Her subjects are drawn from both public and personal references and include her daughter and herself, as well as recognisable faces such as Amy Winehouse, Naomi Campbell, Princess Diana, even Osama bin Laden. The results are often intimate and at times controversial, where politics become erotic and portraits become political. She plays with the imagination of her viewers, their preconceptions and fears.

Born in 1953 in Cape Town, South Africa, Dumas moved to the Netherlands in 1976, where she came to prominence in the mid-1980s. This large-scale survey is the most significant exhibition of her work ever to be held in Europe, charting her career from early works, through seminal paintings to new works on paper.

The title of the exhibition is taken from The Image as Burden 1993, a small painting depicting one figure carrying another. As with many of Dumas’s works, her choice of title deeply affects our interpretation of the work. It hints at the sense of responsibility faced by the artist in choosing to create an image that can translate ideas about painting and the position of the artist. For Dumas it is important ‘to give more attention to what the painting does to the image, not only to what the image does to the painting.’

In an age dominated by the digital image and mass media, Dumas cherishes the physicality of the human touch with work that is a testament to the meaning and potency of painting.

m.m.

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dal 17 febbraio al 29 marzo 2015

InterAzione

Bem Viver. Via Monti 5.
Corsico ( Milano)

Artiste e artisti: Mame Demba Beye, Ludovica Cattaneo e Maria Gabriella Preti,  Marilde Magni, Stefania Mainardi, Nadia Magnabosco, Antonio Niro,  Mor Talla Seck, Evelina Schatz, topylabrys, Rosanna Veronesi    

Inaugurazione con presentazione mostra al pubblico e performance: Martedì 3 marzo 2015 alle ore 19,15

Letture: Lucia Alves da Silva,Fabio Anelli, Daniela Aronica,Davyd Beridze,Simona Cattoni,Gretel Fehr, Valeria Guffanti,  Maria Prestifilippo, Evelina Schatz, Meli Turmanidze, Rosanna Veronesi, Marta Villa, Shkelzen Vuka.

Percussioni: Ibraim Wafik

Buffet:  per chi lo desidera,alle ore 20, a 7 euro, bevande escluse

Durata: da martedì 17 febbraio a domenica 29 marzo

Orari: da Mar a Gio 8.00 - 00.30 - Ven e Sab 8.30 - 1.30 - Domenica 8.30 -20.00 (sabato e domenica chiuso in pausa pranzo)

Curatrice: Antonella Prota Giurleo

Il Bem Viver, bar equosolidale del Sud Ovest milanese, è un luogo particolare dove si chiacchiera, si gioca, ci si confronta e si ragiona centellinando bevande e/o consumando pasti o spuntini.
E’ un luogo di ritrovo e svago ideato dalle  ACLI di Corsico e dal Circolo ACLI IL SOGNO, per promuovere  la scelta di uno stile di vita alternativo, che mette al centro le relazioni, la creatività, la capacità critica, la giustizia nei rapporti economici.
Un luogo singolare, non l'unico certo ma sicuramente raro, dove è possibile incontrare, nell’arco della giornata, persone di diverse età, genere, provenienza culturale, colore e saperi.
In questo luogo si è deciso di progettare una serie di mostre che facilitino la conoscenza e offrano possibilità di incontro, in una miscellanea di linguaggi, dal visivo al verbale al musicale.
E’ il caso della mostra che viene presentata in questo periodo, una mostra sul tema dell'incontro tra culture.
Di solito si parla, quando si vuole ragionare di incontri tra persone di paesi diversi,   di integrazione;  nel caso di questa mostra, invece,  lo spunto è  l'interazione.
Integrarsi sembra sottendere l'adattarsi; interagire rende il senso dell'agire in relazione con l'altra persona, con le altre persone. Dalle relazioni, dall'agire insieme ciascuna, ciascuno, può crescere.

E interAzione ha voluto dire per:

. Mame Demba Beye ricostruire l’immagine di una donna del suo paese di origine, il Senegal, che porta sul capo una quantità di libri

. Ludovica Cattaneo e Maria Gabriella Preti lavorare a due mani;  su un’immagine fotografica elaborata dalla prima  la seconda artista è intervenuta con una sua elaborazione pittorica

. Marilde Magni elaborare una divisione verticale di due rettangoli, uno nero e l’altro bianco, collegati da un filo rosso, elemento di unione e di dialogo, rispettoso delle due superfici. "Il dialogo, tu sai meglio di me cos'è: un filo". (Grazia Livi)

. Nadia Magnabosco riprendere il suo studio su Alice e sugli stereotipi femminili, Alice incontra diversi personaggi con i quali interagisce con la spontaneità e la curiosità propri di chi fruisce di un’educazione libera

. Stefania Mainardi dipingere ad olio una donna che suona, immagine che rimanda alla musica come linguaggio di comunicazione, sottolineata dall’incrocio di fili colorati

. Antonio Niro inquadrare con la macchina fotografica un momento di collaborazione – incontro – felicità  tra fotografi, appassionati cultori della macchina analogica e del bianco e nero

. Mor Talla Seck restituire, attraverso forme e colore, immagini e appunti di storie che rimandano al mondo magico e religioso, ai miti e alla musica, del Senegal

. Evelina Schatz appallottolare, inserendoli in una vecchia cornice, fogli di carta scritti in Russo e in Italiano, in una commistione di linguaggi che riporta all’idea della Babele da lei citata in alcuni versi
Babelico linguaggio. Idiomi incrociati.
Storie in versi e speranze. Le carte cestinate si ribellano.
Ecco la geografia del Domani

. topylabrys far dialogare materiali diversi, il legno e la plastica, in una rete, un incrocio di materiali e colori, bianco e verde, che rimanda all’unione.  L’unione di aste, scrive l’artista, permette la grande superficie! L' unione di pensiero cammina in TUTTO il Mondo

. Rosanna Veronesi interpretare, attraverso un disegno accurato, una visione omogenea del mondo attraverso la cancellazione delle barriere che impediscono l’abbraccio culturale tra le genti.

Una mostra che restituisce, a chi osserva le diverse opere e a chi ascolterà i testi che saranno letti durante l’inaugurazione, il senso di una collettività composta da individualità  che indagano e agiscono per costruire ponti. Si tratta di ponti che già esistono tra le diverse persone che costituiscono l’umanità ma che, a volte, non si ha il coraggio di percorrere.  

m.m.

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dal 3 al 31 marzo 2015

Metro Napoletana

Doppia personale di Anja Mattila Tolvanen e Antonella Prota Giurleo

Mainlibrary Arkki, Onkkaala Arkki Gallery room.  Kehätie 4,
36600 Pälkäne.  Finland

Inaugurazione: Giovedì 3 marzo 2015
Durata: sino a giovedì 31 marzo 2015
Orari: Lunedì 10 – 17; martedì – giovedì 10 – 19; venerdì 10 – 15; sabato 10 - 13
Organizzazione: Groupe X
Patrocinio: Istituto italiano di Cultura di Helsinki, Europpalainen Kulttuuriyhdistys, Casa editrice Iperborea
Collaborazioni: Associazioni di Scampia: Occhi Aperti, con il presidente Enrico Muller; Dream Team con la presidente Patrizia Palumbo; Centro Hurtado conil responsabile della biblioteca Antonio Caferra; Legambiente con Aldo Bifulco.
Ingresso libero

Un’artista finlandese, Anja Mattila Tolvanen, e una  italiana, Antonella Prota Giurleo, stimolate da una comune residenza a Napoli in occasione del Simposio di Arte contemporanea di Scampia, si confrontano sul tema della metropolitana.
Sono esposte in mostra le fotografie scattate dalla prima in occasione del tour artistico del martedì mattina e i collages realizzati dalla seconda raccogliendo materiali cartacei.

Un ponte tra Napoli e Finlandia con una mostra di foto e collage di Tolvanen e Prota Giurleo di Donatella Trotta

m.m.

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dal 4/3/2015 al 28/3/2015

She Devil

Studio Stefania Miscetti
via delle Mantellate, 14 Roma

Curatrici e artiste dell'edizione:
Antonia Alampi - Jumana Manna e Sille Storihle; Dobrila Denegri - Edy Ferguson; Pia Lauro - Flo Kasearu; Orsola Mileti - Ma Qiusha; Manuela Pacella - Sarah Maple; Cristiana Perrella - Klara Lidén; Elena Giulia Rossi - Perry Bard; Chiara Vigliotti - Loredana Longo; SSMM - Eva Sepping.

Il tema di SHE DEVIL SETTE riguarda la lotta, intesa come positivo superamento degli ostacoli, come forza estrema, espressa da una determinazione collettiva o individuale, focalizzata sul raggiungimento di un obiettivo, come una trasformazione generatrice di energia.
Espressioni e termini come ‘donne’, ‘al femminile’, ‘femminista’ sono stati così tanto abusati nell’ultimo decennio da sembrare ormai svuotati del loro significato, nonostante le tematiche legate al femminile abbiano ancora una forte necessità di essere sviluppate e affrontate.

Questa edizione è motivo e stimolo di riflessione sui rapporti che legano le donne ai paesi in cui vivono, da quelli in cui l’affermazione della propria presenza è ancora lontana, a quelli in cui si sente la necessità di trovare nuove e più attuali letture della tematica femminile.SHE DEVIL SETTE rende omaggio a Nancy Spero, artista che fin dalla prima personale italiana tenutasi nel 1991 è stata seguita e promossa dallo Studio Stefania Miscetti.

Ad apertura della video rassegna, infatti, il pubblico avrà modo di poter vedere la documentazione video, realizzata da Irene Sosa, di un intervento molto significativo che la Spero realizzò nel 1990 su un muro del Bogside di Derry (luogo cardine dei Troubles nordirlandesi). Il murale della Spero suscitò molto scalpore in quanto aprì la questione del ruolo delle donne durante gli scontri. Per questo motivo la Spero decise di aprire un dibattito con la comunità che aveva ospitato il suo murale, tenutosi presso la Orchard Gallery che l’aveva invitata. L’intervento e l’accesa polemica che ne seguì con alcune donne del luogo sono documentati da Irene Sosa che ci restituisce non solo il ritratto di un luogo e un’epoca lacerati dalla lotta religiosa e politica ma di come la Spero fosse riuscita a scoprire alcuni punti deboli, che purtroppo risultano ancora attuali, non solo in Irlanda del Nord.

SHE DEVIL, nome di un’eroina della Marvel e titolo del famoso film del 1989 di Susan Seidelman, allude in modo giocoso allo spirito diabolico e bizzarro con cui l’esperienza artistica indaga e attraversa il quotidiano. I video si focalizzano su una ricerca al femminile e mettono a diretto confronto i diversi percorsi di indagine.
Scopo dell’iniziativa è di sollecitare, a volte con ironia, a volte con realismo, la coscienza collettiva su temi come l’identità femminile, il corpo come luogo di rappresentazione e significato, l’esperienza personale che assurge dimensione universale anche quando è l’intimità delle artiste ad essere portata in primo piano.

SHE DEVIL nasce del 2006 da un’idea di Stefania Miscetti e coinvolge artiste e curatrici sia italiane sia internazionali, dalle più giovani alle più affermate. Le varie opere e le differenti prospettive critiche convivono all’interno di un discorso a più voci, in cui emergono le molteplicità dei mondi e delle visioni femminili.
Dopo le prime due edizioni, del 2006 e del 2007, che vedevano coinvolte rispettivamente 4 e 6 curatrici (ed altrettante artiste), dal 2009, con la terza edizione, Stefania Miscetti decide di coinvolgere un maggior numero di curatori. Il successo dell’iniziativa è in quell’anno confermato dall’edizione speciale internazionale tenutasi al Museo d’Arte Contemporanea MNAC di Bucarest.Nel 2010, invece, dopo la quarta edizione del progetto, SHE DEVIL partecipa alla mostra La Follia dell’arte durante il Festival di Ravello.Nel 2011 la quinta edizione del progetto viene presentata al Museo d’Arte Contemporanea MACRO Roma. Nel 2014 è stata realizzata la sesta edizione, confermando un’attenzione costante da parte delle più importanti testate di informazione.

n.m.

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Del 25/02/2015 al 15/03/2015

Il segreto del deserto, Maria Reiche e le linee di Nasca

Instituto Cervantes
Via Dante, 12
20121 Milano

inaugurazione
25/02/2015
ore 18
Orari: Lun-ven ore 15:00 - 19:00


Questa mostra è un omaggio al lavoro dell'investigatrice tedesca Maria Reiche e alla sua preoccupazione per le linee di Nasca, una zona archeologica che ha visto l'attività mineraria illegale, le invasioni dei terreni e e la confusione originata dagli spettatori del Dakar.
Maria Reiche, la "Signora del deserto" nacque a Dresda, in Germania, il 15 maggio 1903. Laureata in matematica, geografia, lingua e archeologia, dedicò gran parte della sua vita alla conservazione delle linee e dei geoglifi di Nasca.
La sua ostinazione e lo sforzo per preservare le figure tracciate nelle pampa dagli antichi, l'hanno resa meritevole del rispetto e dell'affetto di molti peruviani.
Questo affetto si esprime ora nella mostra Il segreto del deserto, Maria Reiche e le linee di Nasca, organizzata per l'anniversario dei cento anni dalla sua nascita e i 70 anni di conservazione della zona archeologica in questione, dichiarata Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO nel 1994.
L'esposizione permette di scoprire attraverso 45 fotografie del francese Yann Arthus-Bertrand il lavoro quotidiano che la Reiche svolgeva nel deserto, per evitare che queste figure venissero danneggiate e svelare il mistero che si cela dietro queste tracce ancestrali.

m.m.

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dal 19/10/2014 al 14/6/2015

BOOM SHE BOOM

MMK - MUSEUM FUR MODERNE KUNST
Frankfurt - Domstrasse 10

Since the 1990s, works by the major German women sculptors and concept artists of the present, for example Katharina Fritsch, Isa Genzken and Rosemarie Trockel, have been acquired for the collection, along with those of their colleagues abroad, including Vija Celmins, Marlene Dumas, Cady Noland, Pipilotti Rist and Elaine Sturtevant. The influence of these women artists on the development of the visual arts has been and is fundamental. With their radical and uncompromising approaches, they have shaped styles and, to this day, served the following generations as important examples. With such distinctive artistic positions as those of Charlotte Posenenske, Louise Lawler, Lee Lozano and Joe Baer, the MMK collection retraces the history of contemporary art back to the early 1960s. In the area of photography as well, one of the focusses of the museum’s collection, such prominent female protagonists as Hilla Becher, Anna Blume and Candida Höfer, as well as the documentarists Barbara Klemm, Anja Niedringhaus and Abisag Tüllmann are all represented.

Major works by Vanessa Beecroft, Rineke Dijkstra, Teresa Margolles, Sarah Morris, Taryn Simon and others mark significant expansions of the collection, which more recently has been enhanced with workgroups by women presently in the limelight of the international art world, for example Andrea Büttner, Jewyo Rhij, Dayanita Singh and Dolores Zinny. From the beginning, the MMK has also devoted itself to the Frankfurt art scene, and here as well the museum’s holdings are enriched by such individualist and radical perspectives as that of Anne Imhof, Franziska Kneidl and Adrian Williams.

It is with the diversity and strength radiated by the works of these women artists that the MMK would like to celebrate its new presence in the centre of Frankfurt between the station and financial districts. The selection will encompass various artistic techniques and conceptual approaches and present a wide range of issues and perspectives. In sculptures and installations, paintings and drawings, films and performances, the featured artists question the representation and societal connotation of the female body, concern themselves with social and global matters, investigate forms of narration and abstraction, and analyze strategies for the appropriation of space. Their works are distinguished by individual perceptions and personal experiences; they demonstrate subversiveness and the courage to be open. In the exhibition parkour designed by the architects KuehnMalvezzi, unifying and disparate elements will join to form a comprehensive overall picture.

The exhibition title “Boom She Boom” quotes the sensationally successful doo-wop song of 1954 by the Chords, which has undergone many reinterpretations since that time. More than anything a declaration of love to a woman, “boom she” makes onomatopoetic reference to the dropping of a bomb and thus to the climax reached by the Cold War in the year the song was first produced. In the context of the exhibition concept, a further level of meaning is added to the hedonist and fatalist connotations of the title, a level on which the demands and realities of the presence of women artists in the museum world is made emphatically manifest.

n.m.

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fino al 15 marzo 2015

Lina Bo Bardi in Italia
"Quello che volevo, era avere Storia"

MAXXI
Via Guido Reni 4A- Roma

Una “piccola mostra” dedicata a una “grande figura”, Lina Bo Bardi, una pioniera dell’architettura italiana, in occasione del centenario della nascita. 

La mostra, con bozzetti originali e fotografie, video e filmati d’epoca, riviste e documenti d’archivio, ripercorre a ritroso la storia di Lina Bo: dal 1946, anno della partenza per il Sud America con il marito Pietro Maria Bardi alla laurea a Roma nel 1939.
Il racconto degli anni intensi e travagliati vissuti a Milano, prima della partenza per il Brasile, paese dove Lina sceglierà di vivere trovando piena soddisfazione personale e professionale.
Insieme a Carlo Pagani realizza le sue prime esperienze progettuali, pur limitate dalla guerra, e parallelamente si impegna nelle redazioni di diversi periodici di architettura e riviste divulgative.

Oltre a realizzare edifici connotati da una grande forza materica ed espressiva, Lina dà vita ad un variopinto mondo immaginifico sulla carta dei suoi disegni: un personalissimo universo iconografico che accompagnerà sempre il suo percorso progettuale. La Storia di Lina Bo Bardi comincia dunque così: una storia fatta di idee allora all’avanguardia, oggi ancora attualissime; una storia tutta scritta e disegnata da lei.

Lina Bo Bardi l'anima passionale del razionalismo di Francesco Erbani

m.m.

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fino al 4 marzo 2015

Beverly Pepper all'Ara Pacis

Museo dell'Ara Pacis
Roma

Con Beverly Pepper per la prima volta l’area perimetrale del Museo dell’Ara Pacis si offre come palcoscenico di un’importante esposizione di sculture. L’artista da anni si dedica alla scultura pubblica e all’arte ambientale e, dopo grandi spazi urbani quali Forte Belvedere a Firenze, il Palais Royale di Parigi e Central Park e Park Avenue a New York, torna a Roma, sua città del cuore.
All’interno del Museo dell’Ara Pacis saranno esposte 5 sculture in ferro, parte della serie Curvae in Curvae esposta alla Galleria Marlborough sia a New York sia a Londra. 
Il ritorno di Beverly Pepper a Roma vuole essere un tributo alla Città Eterna che l’ha accolta fin dai primi anni Cinquanta.
Durante tutto l’arco espositivo il pubblico avrà l’opportunità, previa prenotazione, di partecipare ad una visita guidata della mostra con la curatrice e i suoi collaboratori.
Le quattro opere monumentali, fra i 4 e i 5 metri di altezza e realizzate in acciaio corten, rappresenteranno momenti di riflessione per i visitatori che avranno l’opportunità di cogliere prospettive, volumi, profondità e, non ultima, la luce, in un magnifico connubio tra un glorioso passato fatto di stili architettonici diversi e il presente della scultura contemporanea.

m.m.

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fino al 22 febbraio 2015

La pasión según Carol Rama

Museu d'Art Contemporani de Barcelona
Barcelona

Esta exposición tiene como objetivo no solo dar visibilidad al trabajo de Carol Rama, sino también cuestionar los relatos dominantes de la historiografía del arte con un trabajo que obliga a desmantelar narrativas y reformular conceptos. Olvidada tanto por la historiografía hegemónica como por el relato feminista, la obra de Carol Rama, que se extiende a lo largo de siete décadas (1936-2006), constituye un contra-archivo que permite reconstruir los movimientos de vanguardia del siglo XX.

Desde sus primeras acuarelas de los años treinta, Carol Rama inventa una gramática visual propia que contrasta con las representaciones de la sexualidad de la modernidad: el cuerpo femenino –al mismo tiempo mutilado y amenazante, violentado e irreductiblemente deseante–se presenta activo y vital. La paleta carnal del fauvismo le sirve para apoyar una propuesta subversiva: la intensidad de los colores reservados para la vulva o la lengua denotan la resistencia del cuerpo a las fuerzas que lo dominan y a las instituciones que lo subyugan. Estas obras inician una constante en el trabajo de Rama hasta 2006: nos referimos a las cartografías del deseo disidente, los diagramas del inconsciente y de sus estrategias de resistencia a la normalización.

Carol Rama transita por la abstracción en los años cincuenta; se aproxima al informalismo y al espacialismo en los sesenta con la creación de bricolages y de mapas orgánicos hechos de ojos y uñas de taxidermista, de cánulas, signos matemáticos, jeringas y conexiones eléctricas, hasta la composición en los setenta de una imagen-materia fabricada con gomas de neumáticos. Y vuelve, en los últimos años, al uso libre de la forma. Carol Rama inventa el sensurrealismo, el arte visceral-concreto, el porno brut, la abstracción orgánica. Actualmente se la considera una artista imprescindible para entender las mutaciones de la representación en el siglo XX y el trabajo posterior de artistas como Cindy Sherman, Kara Walker, Sue Williams, Kiki Smith y Elly Strik.

Comisarias: Teresa Grandas y Beatriz Preciado
Exposición concebida por el Museu d’Art Contemporani de Barcelona (MACBA) y el Musée d’art moderne de la Ville de Paris (MAMVP), organizada por el MACBA y coproducida con PARIS MUSÉES / MAMVP, EMMA – Espoo Museum of Modern Art, Irish Museum of Modern Art, Dublín (IMMA) y GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Turín.

m.m.

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dal 17/10/2014 al 22/2/2015

Sonia Delaunay - The Colours of Abstraction.

MUSEE D'ART MODERNE DE LA VILLE DE PARIS - MAM
Paris - 11, avenue du President Wilson

curators Anne Montfort and Cécile Godefroy

For this, the first major Sonia Delaunay retrospective in Paris since 1967, the Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris is bringing together three remarkably recreated environments and over 400 works: paintings, wall decorations, gouaches, prints, fashion items and textiles. Traci ng the artist's evolution since the beginning of the 20th century to the late 1970s, this monographic exhibition highlights her work in the applied arts, her distinctive place in Europe's avant - garde movements and her major role as a pioneering abstraction ist.

A generously documented chronology illustrates the richness and singularity of an oeuvre marked by an ongoing dialogue between the arts. One feature that stands out overall is a personal approach to colour that harks back to Sonia Delaunay's childhood in R ussia and her art study years in Germany.
While Robert Delaunay was busy conceptualising abstraction as a universal language, Sonia was testing it out in painting, posters, garments, bookbinding and household items, and collaborating with poet Blaise Cendr ars on the artist's book Prose of the Trans - Siberian and of Little Jehanne of France. Her Spanish and Portuguese years during the First World War saw her first ventures into theatre and, before her return to Paris in the 1920s, commercial fashion design in Madrid. The following decade brought a pared - down abstraction in the international style that harmonised with the architecture of the time, as in the big mural decorations for the Air Transport Pavilion at the International Exhibition of Art and Technology in Modern Life, on show here for the first time since 1937. Her role as a "go - between" for the pioneers of abstraction and the postwar generation is pointed up through her contributions to the Salons des Réalités Nouvelles, her involvement in va rious architecture projects and her exhibitions at the Denise René gallery in Paris: after the war her painting underwent a profound renewal, culminating in the late 1960s in an intensely poetic form of abstraction. Her formal and technical gifts found exression in monumental paintings, mosaics, carpets and tapestries, and her late work was marked by the albums of etchings she produced for Editions Artcurial.

Also including recreations of groups and arrangements of her work, together with photos and films of the period, the exhibition emphasises the paradox of an oeuvre which, while very much of its time — from the Belle Epoque to the 1970s – remains ageless in its unceasing formal explorations and its quest for a synthesis of all the arts.

The exhibition will be on show at Tate Modern in Lond on between 15 April and 9 August 2015.A generously illustrated catalogue of 256 pages will be published by Paris Musées to mark the exhibition.

n.m.

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fino al 15 febbraio 2015

Sophie Calle. MAdRE

Castello di Rivoli
Museo d'Arte Contemporanea
Torino

a cura di Beatrice Merz

Un nuovo importante progetto di mostra segna la marcia di avvicinamento del Castello di Rivoli al traguardo dei suoi primi trent’anni di attività. Ancora una volta una rassegna internazionale che vede, come è tradizione del Museo, qualcosa oltre la semplice collaborazione con un artista prestigioso quanto, piuttosto, una vera e propria sfida, un confronto da parte dell’artista stesso con un luogo carico di storia, da mettere in relazione con le proprie storie e narrazioni, col vissuto personale divenuto oggetto d’arte e di ricerca. È il caso della grande mostra che il Castello dedica alla celebre artista francese Sophie Calle, protagonista indiscussa della scena artistica mondiale, la quale propone un progetto interamente site-specific per le sale auliche al secondo piano della Residenza Sabauda. Il concept di mostra si articola sullo sviluppo di due importanti progetti che l’artista ha posto in essere da diversi anni: Rachel, Monique e Voir la mer. Il confronto tra questi importanti progetti propone due percorsi insieme distinti e uniti, includendo opere incentrate sui temi dell’affetto e dell’emozione, sulla morte, sull’analogia madre|mare alla base del titolo della mostra: un mare che accoglie e accomuna, copre e investe un’immensità di sentimenti ed emozioni contrastanti.

L’artista lavora da sempre intorno a temi quali il distacco da una persona cara, la rottura amorosa, la vita intima in generale riuscendo a rendere in modo efficace oltre alle emozioni anche il lato filosofico, la riflessione che queste suscitano, accompagnando l’elaborazione culturale del vissuto personale attraverso un’organizzazione così precisa da risultare quasi ossessiva fatta di oggetti, video e testi: sorta di mise-en-place e di organizzazione teatrale senza spettacolarizzazione scenica. Un processo di appropriazione per immagini dove anche il visitatore, quando ritenga di essersi perduto, può ritrovare un percorso e alla fine farlo proprio come in un romanzo a ruolo.

Sin dalla fine degli anni Settanta Calle lavora con metodi provocatori e assai controversi, mettendo in stretta relazione le proprie emozioni con le fasi e gli accadimenti della sua vita personale. La mostra al Castello di Rivoli rivela il lato di “accumulatrice d’immagini” dell’artista insieme alla sua capacità di rendere le stesse del tutto essenziali, al limite del minimale; diremmo emozioni allo stato puro.

L’aspetto emozionale dell’opera dell’artista non ne oscura tuttavia il tratto analitico; gli interrogativi su cosa significhi non vedere, cosa sia il non vedere. In altri termini una riflessione filosofica sul cos’è che non vediamo, sul ruolo giocato dai legami e dai ricordi, sul paradosso della natura che accoglie, che crea e distrugge, sulla cecità che crea incoscienza e sulle assenze di visione determinate dagli aspetti definitivi di un distacco. Vi è un aspetto epico nell’opera di Sophie Calle che si identifica bene nell’affrontare il tema della tragedia quotidiana rendendo condiviso il proprio dolore personale, con effetto insieme liberatorio e mnemonico.

Rachel, Monique

è un palinsesto di opere che vede la luce a partire dalla ripresa in video della morte della madre dell’artista. Dalla Biennale di Venezia del 2007, dove venne esposto il solo video, l’opera si è evoluta costantemente nel tempo accumulando elementi e ricordi quasi in forma di diario a ritroso, incrementando il corpus di opere dell’artista che sarà esposto nelle sale storiche e ampiamente decorate del Castello ricamando una sorta di nuovo dialogo tra le memorie di un luogo storico e gli oggetti cari alla madre o meglio oggetti e parole che traggono linfa vitale dal ricordo e si trasformano in oggetti d’arte. Calle stessa precisa l’oggetto della propria analisi affermando “Mia madre amava essere oggetto di discussione. La sua vita non compariva nel mio lavoro e questo la contrariava. Quando collocai la mia macchina fotografica ai piedi del suo letto di morte  – volevo essere presente per udire le sue ultime parole ed ero intimorita che potesse morire in mia assenza – esclamò: ‘Finalmente’”.

Voir la mer

Video installazione appositamente concepita per la sala 18, che ha visto negli anni alcuni tra i più significativi progetti site specific per il Castello di Rivoli. Ancora l’artista introduce bene il progetto “A Istanbul, una città circondata dal mare, ho incontrato persone che non l’avevano mai visto. Li ho portati sulla costa del Mar  Nero. Sono venuti a bordo dell’acqua, separatamente, gli occhi bassi, chiusi, o mascherati. Ero dietro di loro. Ho chiesto loro di guardare verso il mare e poi tornare indietro verso di me per farmi vedere questi occhi che avevano appena visto il mare per la prima volta”. Calle cattura sentimenti, felicità e sgomento attraverso l’attimo in cui i protagonisti le si rivolgono dopo diversi minuti impiegati a “contemplare” una cosa mai vista. Mai vista per il doppio ostacolo della disabilità che non concede loro di vedere con gli occhi e della condizione sociale che ha negato loro fino a quel punto di potersi immergere – loro nati e vissuti in una città di mare – nella percezione del mare, in una diversa modalità di visione. In una città abbracciata dal mare in pieno ventunesimo secolo l’artista trova e invita le persone, che mai hanno oltrepassato il limite fisico, a uscirne per riportarvi lo stupore del non visibile. Un vecchio, una bambina e una donna con un bambino in fasce accoglieranno i visitatori nella sala, con volti stupiti che non vedono ma parlano in modo diretto e frontale.

 

Sophie Calle. L'artista mette in scena "tutto" su sua madre
di Lea Mattarella

m.m.

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fino al 1 febbraio 2015

Joan Jonas
Light Time Tales


Pirelli Hangar Bicocca - Via Chiese 2 - Milano
orari: giov-dom 11-23

Il primo ottobre 2014 Pirelli HangarBicocca inaugura Light Time Tales a cura di Andrea Lissoni, la prima grande mostra personale di Joan Jonas (New York, 1936) ospitata presso un’istituzione italiana, che riunirà, tra opere storiche e più recenti, dieci installazioni e nove video monocanale, tra cui un nuovo video concepito appositamente per Pirelli HangarBicocca. Tra le opere in mostra Reanimation, simbolo dell’evoluzione delle sperimentazioni di Joan Jonas, è punto di partenza dell’omonima performance in collaborazione con il musicista e compositore jazz Jason Moran che sarà presentata il 21 ottobre 2014. Joan Jonas è una delle più rispettate e riconosciute artiste viventi. Considerata la massima autorità in campo di storia e teoria della performance, si è affermata negli anni 60 e 70 grazie alla sua pionieristica pratica performativa e video. Il suo lavoro ha reinterpretato in modo assolutamente originale la relazione tra l’arte e le forme della narrazione, includendo nelle sue opere, accanto all’immagine video, alla scultura e alla performance, la presenza della parola come motore di immaginario.

Joan Jonas rappresenterà gli Stati Uniti alla 56° edizione della Biennale di Venezia, in apertura a maggio 2015, con una mostra presentata dal MIT List of Visual Arts Center. Attualmente è Professor Emerita presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) Program in Art, Culture and Technology di Boston, ed è autrice di testi di riferimento sul tema delle performing arts. Ha partecipato alle più importanti mostre collettive degli ultimi trent’anni, fra cui la Biennale di Venezia nel 2009 e varie edizioni di documenta di Kassel (1972, 1977, 1982, 1987, 2002, 2012).

L'opera d'arte totale di Joan Jonas pioniera dei video e delle performance
di Cristiana Campanini

Joan Jonas: rianimazioni culturali dall'Hangar Bicocca di Francesco Girone

m.m.

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dal 7 al 14 gennaio 2015

Quando parole e immagini si incontrano

Biblioteca comunale di Sormano ( Como) Via Trento e Trieste 14 1° piano


Artiste e artisti: Mara Caruso, Marco Esteban Cavallaro, Marisa Cortese,  Carolina Di Letto, Zulema Eleo, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Dorothea Fleiss, Pirjo Heino, Susanne Muller, Antonella Prota Giurleo, Evelina Schatz,  Dana Sikorska, Antonio Sormani, Anja Mattila Tolvanen e, con un libro collettivo,  Estelita Branco, Leci Bohn, Maria Do Carmo Toniolo Kuhn, Sandra Fraga, Sirlei Caetano.
Inaugurazione: sabato 3 gennaio 2015 alle ore 21 nella sala consiliare del Municipio di Sormano in via Trento e Trieste 14 con proiezione e letture
Presentazione:  Giuseppe Sormani
Letture: Rosa Bussadori e Maria Lingeri
Luogo
Durata:  le opere saranno visibili in biblioteca
Orari: mercoledì dalle 14,30 alle 16
Curatrice: Antonella Prota Giurleo

Libri d’artista ispirati per lo più ad opere letterarie sono esposti in mostra a suggerire una sintonia tra diverse modalità espressive, in particolare tra letteratura e linguaggi visivi.
Libri realizzati utilizzando la forma libro, libri a fisarmonica, libri oggetto, minilibri e libri già esistenti usati come superficie di lavoro. Sono diverse le modalità espressive alle quali ogni artista può riferirsi per elaborare un oggetto d’arte che richiama la forma del libro e che ad esso si ispira.
Generalmente si parla di:

  1. Libro oggetto: un’opera d’arte in forma di libro in esemplare unico
  2. Libres de peintres: una raffinata edizione di un testo letterario, accompagnata da opere grafiche originali di artisti
  3. Libri d’artista: prodotto editoriale formalmente simile agli altri libri realizzato da un singolo artista, nel tentativo di dar vita ad un’ opera d’arte accessibile ad un pubblico abbastanza vasto.

In questa mostra sono 
. libri  oggetto le opere di Marco Esteban Cavallaro, Marisa Cortese,  Carolina Di Letto, Zulema Eleo, Dorothea Fleiss, Pirjo Heino, Susanne Muller, Antonella Prota Giurleo, Evelina Schatz,  Dana Sikorska, Antonio Sormani,  Anja Mattila Tolvanen
. livre de peintre  quello di Gretel Fehr,
. libri d’artista il lavoro di  Mara Caruso, Fernanda Fedi, Evelina Schatz e il libro collettivo delle artiste brasiliane.

m.m.

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dal 22 novembre al 13 dicembre 2014

Associazione amici di Lalla Romano presenta

“LIBRI D’ARTISTA PER LALLA ROMANO”

Sala Lalla Romano presso la Biblioteca Nazionale Braidense,
Via Brera 28, Milano

Ingresso libero

Incontro con le artiste e gli artisti: Sabato 6 dicembre, dalle ore 10 alle ore 12. Conduzione di Cristina Rossi, giornalista.

Artiste e artisti:

Mara Caruso, Marco Esteban Cavallaro, Chiò, Marisa Cortese, Danila Denti, Carolina Di Letto, Zulema Eleo, Fernanda Fedi, Mavi Ferrando, Gretel Fehr, Dorothea Fleiss, Roberto Gianinetti, Pirjo Heino, Kazumi Kurihara, Anna Lambardi, Alessio Larocchi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Carlo Milani, Lorenza Morandotti, Susanne Muller, Antonella Prota Giurleo, Evelina Schatz, Dana Sikorska, Antonio Sormani, Anja Mattila Tolvanen, Vittorio Tonon, topylabrys, Yuko Tsukamoto  e, con un libro collettivo,  Estelita Branco, Leci Bohn, Maria Do Carmo Toniolo Kuhn, Sandra Fraga, Sirlei Caetano.

Testo critico:
Cristina Rossi

Inaugurazione: sabato 22 novembre ore 11 con interventi di Cristina Rossi e di Antonella Prota Giurleo. Introduce Antonio Ria.

Orari: mercoledì 10 – 12; sabato 10,30 – 12
Curatrice: Antonella Prota Giurleo
                    
La  fascinazione della persona di Lalla Romano attraverso la conoscenza della sua scrittura e  della sua  pittura, del suo dire  e del suo essere ha permesso ad artiste ed artisti provenienti da diverse culture di realizzare dei libri d’artista che vengono esposti nella sala Lalla Romano presso la Biblioteca Nazionale Braidense.
Un percorso di studio - che si è snodato attraverso letture, incontri, stimoli visivi e tattili -  ha consentito ad ogni artista  di elaborare pensieri e forme utilizzando diversi linguaggi visivi.
Argentina, Brasile, Cile, Finlandia, Germania, Giappone, Italia, Polonia, Romania e Russia i paesi di origine delle artiste e degli artisti che -  come scrive Cristina Rossi nel testo di presentazione della mostra -  “ hanno espresso nelle loro opere l’esigenza di uno sguardo, di uno squarcio di verità che parte dal profondo e crea quel sentimento di sospensione del tempo, come una pausa in musica, che si coglie nelle pitture di Lalla Romano. I materiali più diversi con i quali sono realizzati i libri d’artista - dalle fibre della carta a mano a quelle tessili, dalla plastica al metallo - creano un insieme sobrio e scelto di oggetti che ben interpretano una questione fondante, quella del rapporto tra le arti e, in particolare, tra letteratura e pittura”.


Scrivere, dipingere, una scelta etica

di Cristina Rossi

È lei – in tenuta da viaggio, fotografata sulla scalinata dell’anfiteatro romano di Jerash in Giordania – che ci accoglie nella stanza, trasmigrata come per incanto alla Braidense, dalla sua casa milanese, poco distante dal palazzo di Brera. Uno spazio luminoso si apre in contrasto con la penombra della biblioteca che si percorre per arrivare nella sala dedicata a Lalla Romano.
È lei che ci parla, con semplicità, attraverso una video-intervista, di questioni come l’inutilità  e tuttavia l’importanza dell’arte, della dedizione assoluta che essa richiede.
In questo ambiente, unico, che conserva una sorta di magia dell’atelier, si respira il senso di una vita: quella di Lalla Romano, scrittrice, artista, letterata, traduttrice, di Flaubert tra gli altri, insegnante. Una grande del Novecento e per molti figura di eccezionale, insospettata statura.
Tanti anni fa comperai un piccolo, meraviglioso libro: Un caso di coscienza (Bollati Boringhieri 1992): una lettura palpitante, un crescendo senza sbavature, un racconto magistrale, una parabola dolorosa sulla libertà. Seguirono altre letture: dalla raccolta in versi Fiore del 1941 a Un sogno del Nord, recentamente ripubblicato nei paparback Einaudi, la sua casa editrice: quasi un’autobiografia al cui centro non c’è l’Io, ma gli incontri, e le esistenze, prime fra tutto degli scrittori: Pavese, Carlo Levi, Bacchelli, Pasolini; e degli artisti, uno per tutti Casorati, suo maestro.
Nella sala, come tessere di un racconto parallelo, poggiano, sul tavolo di lavoro (ampio, comodo, funzionale) – insieme a mobili, oggetti, quadri, libri che furono di Lalla Romano – i libri d’artista realizzati da più di trenta artisti italiani e internazionali.
L’incontro con la scrittrice ha instillato in loro la tensione necessaria a realizzare questi lavori: ogni libro riprende frammenti di scritti di Lalla Romano, perché, come annota la scrittrice, «prima vengono le parole, sono le parole che creano le cose, che le fanno esistere». Le parole sono sempre stonate, imprecise ed è dunque una sfida sempre aperta cogliere ciò che è essenziale, in pittura come in letteratura. Questo è forse il messaggio dirompente che gli artisti hanno colto; è come se essi stessi si fossero calati in uno stato nascente dal quale attingere una capacità di sottrazione, di trasfigurazione, di sintesi: qualità che si ritrovano in ogni pagina, dipinta o scritta, di Lalla Romano. Tutti gli artisti, provenienti da culture e poetiche diversissime, hanno espresso nelle loro opere l’esigenza di uno sguardo, di uno squarcio di verità che parte dal profondo e crea quel sentimento di sospensione del tempo, come una pausa in musica, che si coglie nelle pitture di Lalla Romano. I materiali più diversi – con i quali sono realizzati i libri d’artista: dalle fibre della carta a mano a quelle tessili, dalla plastica al metallo – creano un insieme sobrio e scelto di oggetti che ben interpretano una questione fondante: quella del rapporto tra le arti e, in particolare, tra letteratura e pittura. In ogni “pagina” dei libri d’artista ritrovi sempre la poetica e i mezzi espressivi che contraddistinguono i diversi autori, così come, negli scritti di Lalla, ritrovi sempre lei perché – come ebbe ad affermare, nonostante nella sua vita avesse poi privilegiato lo scrivere – «la mia pittura era già scrittura».

Libri d'artista nel nome di Lalla Romano alla Biblioteca Braidense di Milano
di Marcella Busacca

m.m.

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18 – 28 Novembre 2014

RASSEGNA INTERNAZIONALE LIBRI d’ARTISTA
Mini Libri e Libri Opera

a cura di

ARCHIVIO LIBRI D’ARTISTA
di Fernanda Fedi e Gino Gini

EX FORNACE NAVIGLIO PAVESE
Alzaia Naviglio Pavese, 16 – Milano 

   Inaugurazione  martedì 18 Novembre ore 18
Orario apertura da martedi a venerdi  ore 16,30 – 19
 Visite guidate per scuole e insegnanti su appuntamento  tel. 348.0357695

Presso i luminosi spazi dell’EX FORNACE Naviglio Pavese viene presentata una rassegna internazionale di oltre cento Libri d’artista, selezionati dal ricco fondo dell’Archivio di Fernanda Fedi e Gino Gini.
Dai Mini Libri ai Libri Opera, Libri oggetto: una riflessione sul libro d’artista contemporaneo.
La mostra per le sue particolari specificità intende essere uno stimolo alla creatività e pertanto si rivolge, tra gli altri, anche alle scuole.
Tra gli artisti in mostra Bruno Munari, Claudio Costa, Sergio Dangelo, Fernanda Fedi, Sarah Bodmann (U.K.), Alain Lestié (Francia), Pierre Benon (Belgio), Gino Gini, Lucia Pescador, Walter Valentini, Pippo Spinoccia, Lucia Marcucci, Kumi Korf (USA), Friederichs Friederun (Germania), Marton Barabas (Ungheria).

Per informazioni
Archivio Libri d’artista/ Artists’ Books Archive
Associazione Culturale
A. Naviglio Grande 66 – Milano tel. 348.035769 

m.m

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dal 18 al 20 novembre 2014



L 'Associazione Apr i t i Cie lo ! dall'inizio del 2014 ha aperto uno spazio di
confronto sul tema del conflitto coinvolgendo singole artiste/i (pittrici/pittori
performers, filmmakers, poete e poeti, attrici e attori), gruppi e associazioni
culturali. La scelta del tema è legata agli accadimenti sociali con cui facciamo i conti quotidianamente , ma anche ad una lunga riflessione che alcune donne, non
solo dell'Associazione, portano avanti individualmente.
Con questo progetto abbiamo dato corpo e spazio a: pensieri, riflessioni,
considerazioni a partire dal significato originario della parola per attraversare
le percezioni individuali e collettive che ne hanno le persone coinvolte.
Lo scopo è stato quello di arrivare al conflitto fondante: quello sessuale.
ll presupposto di base è quello indotto dalla società patriarcale basata sulla
divisione tra il lavoro di cura riproduttivo e il lavoro produttivo generatore di
reddito e dalla separazione dei sessi fondativa della struttura familiare
occidentale. In origine Conflitto significava: "ricerca d'armonia". Il verbo veniva impiegato per descrivere la massima forma d' intimità possibile da cui non si usciva né vincitori né vinti, cogliendo così, l'innegabile ambivalenza che ogni relazione comporta. Oggi il significato del verbo confliggere viene tradotto con: percuotere, scontrarsi, combattere anche se, continuando nella ricerca del suo significato troviamo:
Confrontarsi, Mescolare, Far incontrare, Contrastare, Fronteggiarsi, Urtare, Litigare, Battersi .
E' stato nostro interesse far emergere il conflitto insito nella nostra cultura che
omologa i bisogni femminili a quelli maschili, per poter mitigare la potenza
distruttiva di questa disparità e tentare, dove è possibile porci in relazione
con essa giungendo ad un' accettabile tolleranza.
Ci siamo attivate per creare ambiti che hanno consentito di comporlo e
superarlo attingendo alla forza di tutte quelle/i che con grande passione vi
hanno partecipato.


Il progetto è stato coordinato e condotto dalla Dott. Marina Mariani e
da Zina Borgini.

m.m.

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dal 13 al 21 novembre 2014

Quaderni d'artista

Camera del Lavoro. Corso di Porta Vittoria 43. Milano
Sala Cesare Riva presso FLC. 2° piano


Artiste: Giuliana Bellini, Ludovica Cattaneo, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Ornella Garbin, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Antonella Prota Giurleo, Evelina Schatz, Dana Sikorska, Rosanna Veronesi

Inaugurazione: Giovedì 13 novembre 2014 alle ore 18 con interventi di Caterina Spina, segretaria Flc di Milano, e Cristina  Rossi, giornalista


Orari: giovedì e venerdì ore 10 – 12  e 17 – 19; per le scolaresche occorre prenotare.
Curatrice: Antonella Prota Giurleo


                     
la memoria storica della buona politica e
la necessità di non poterne prescindere
per il futuro di una società democratica

Cristina Rossi

Accade che un’ex insegnante si rechi al sindacato della scuola e scopra che, per il congresso, sono stati stampati dei quaderni particolarmente eleganti.
Accade che, tenendo in mano un  quaderno, la mai sopita passione per la carta si riaccenda ( in realtà non si è spenta mai).
Accade che un’idea frulli: “ Perché, se esistono i libri d’artista, non inventare i quaderni d’artista?” 
Il quaderno non resta solo, la segreteria Flc ne consegna altri.
Una piccola compagine di artiste viene coinvolta e, memore dei quaderni di scuola, si lancia in un’avventura che porta con sé il confronto tra la memoria e la politica ( o, forse, sarebbe più corretto dire, dati i tempi, la memoria della politica?).
I quaderni, esposti nella Sala Cesare Riva, costituiscono scrigni di memoria, diari di lavoro, intrecci di culture, itinerari di viaggio, idealità mantenute. Sfogliarli, con delicatezza, costituirà, per le visitatrici e per i visitatori, un viaggio ideale tra tempo, spazio, ricordi e speranze.

 

Quaderni d'artista di Marcella Busacca

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dal 13 Novembre 2014 al 06 Gennaio 2015

“SUZANNE LACY. Gender Agendas”


CENTRO PER L'ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI
Ripa di Porta Ticinese 113 - Milano
Da martedì a domenica dalle ore 12.00 alle ore 19.00. Lunedì chiuso

In attesa della riapertura della rinnovata sede di Prato, prevista per la primavera 2015, il Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci riparte con una nuova stagione nella sua succursale distaccata milanese, il Museo Pecci Milano, che ha sede in Ripa di Porta Ticinese 113. Con l’occasione dà il via ad una nuova
linea di investigazione, dedicata a protagonisti dell'arte internazionale che abbiano svolto ricerche pionieristiche negli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.
Sarà Suzanne Lacy, dal 14 novembre 2014 al 6 gennaio 2015, ad aprire la serie con una mostra retrospettiva tematica, dal titolo Gender Agendas.
La mostra offre per la prima volta in Europa un’ampia presentazione delle opere dell'artista di Los Angeles, conosciuta come uno degli autori che fin dai primi anni Settanta, nella West Coast, hanno compiuto un lavoro cruciale mescolando l’arte emergente con l’impegno sociale. La sua attività spazia dalle
esplorazioni del corpo alle riflessioni intime, fino alla strutturazione di grandi manifestazioni pubbliche che coinvolgono decine di artisti e migliaia di spettatori. È quest'ultima la parte che costituisce il filo conduttore principale della mostra, seguendo uno dei leitmotiv della sua ricerca: l'indagine sulla condizione femminile, talvolta svolta in modo più intimo, altre volte attraverso una forte carica politica e civile, nella considerazione del potere dell’arte come strumento di lotta e di promozione di idee libertarie e progressiste.
Nella mostra, curata dal nuovo direttore Fabio Cavallucci in collaborazione con Megan Steinman, vengono presentati alcuni dei lavori in cui l’artista ha toccato i temi cruciali della condizione femminile: lo sfruttamento sessuale e la violenza, l’invecchiamento e la considerazione che i media hanno della donna
anziana, le questioni sociali che vanno dal razzismo alle condizioni di lavoro e di classe. Temi che, se negli anni Settanta e Ottanta erano provocatori e avanguardisti, oggi sono ancora all'ordine del giorno. L'arte diviene così uno strumento utile, da una parte per scavare più profondamente i significati e le aspirazioni personali di tutte le centinaia di anonime performer che altrimenti non avrebbero accesso ai sistemi di comunicazione, dall'altra per mettere in evidenza, attraverso l'amplificazione dei media, le tematiche dei
movimenti di liberazione femminile.
La mostra raccoglie i riadattamenti di alcuni tra i lavori più importanti di Suzanne Lacy. Tra questi Prostitution Notes, (1974), un'indagine sulle prostitute e sul loro sfruttamento in alcune aree di Los Angeles, basata su interviste nei bar e nei locali da loro frequentati. In Mourning and In Rage (1977) è un’opera creata quando a Los Angeles ci fu il brutale strangolamento di dieci donne per opera di un serial killer. Suzanne Lacy, insieme ad altre attiviste, si presentò davanti al
municipio della città con dieci figure femminili, coperte dalla testa ai piedi con tuniche nere, ciascuna a denunciare tutti i tipi di violenza sulle donne, oltre all’omicidio, spostando l’attenzione dei mass media dalle storie specifiche delle vittime, alla cultura generale della violenza. The Crystal Quilt (1985-1987) è forse l’opera più celebre, quella con cui la Tate Modern ha deciso di aprire
The Tanks, il nuovo spazio dedicato all'arte performativa nel 2012. La performance, rappresentata ora da un time-lapse di pochi minuti, si svolse nella hall di un centro commerciale a Minneapolis: 460 donne di età superiore ai sessant'anni, sedute ai tavoli disposti secondo il disegno di una grande tovaglia realizzata da Miriam Shapiro, discutevano tra loro confrontando le proprie esperienze e i propri ricordi con analisi sociologiche sul mancato utilizzo delle potenzialità della vecchiaia. Ogni dieci minuti le donne erano invitate
a cambiare la posizione delle mani sulla tavola, modificando così il disegno della grande tovaglia. Alla fine della performance il pubblico, coinvolto sulla scena, scompose le forme geometriche dei Non mancano poi lavori più recenti, come Full Circle (1994), una serie di monumenti in pietra dedicati a
donne importanti di Chicago e Storying Rape (2012), una discussione svoltasi nella City Hall della città di Los Angeles tra importanti personalità dei media, dell’associazionismo e della politica, incentrata sulla necessità di individuare forme più efficaci di comunicazione per descrivere la violenza sessuale e porre la società di fronte al problema con uno sguardo più urgente.
La mostra è arricchita da una sezione di archivio, video e cartaceo, che racconta la multiforme personalità dell’artista, attraverso i molti lavori, compresi quelli iniziali legati alle tematiche del corpo e della carne. Suzanne Lacy si manifesta così come una pioniera, che ha anticipato tanti aspetti divenuti tipici dell’arte degli anni successivi, compreso l’arte partecipativa degli anni Novanta, quella miscela di tendenze in cui il pubblico entra a far parte dell’opera, poi definite da Bourriaud "estetica relazionale". In programma anche la ripresentazione, dal 12 al 14 novembre, della celebre performance “Three
Weeks in May”, realizzata per la prima volta nel 1977 nello shopping center del municipio di Los Angeles. Per tre settimane Suzanne Lacy raccolse dalla polizia informazioni sugli stupri e suoi luoghi in cui erano stati compiuti, segnalandoli con un timbro rosso Rape (stupro) sulla mappa della città. Giorno dopo giorno la
mappa si tinse rapidamente di rosso, formando un’inedita geografia della violenza cittadina. L’artista volle poi mettere in evidenza, con un timbro più leggero, il terribile rapporto per cui, a ogni stupro denunciato, ce
ne fossero nove passati sotto silenzio.
A Milano la performance sarà replicata tre volte, anche grazie al coinvolgimento di molte associazioni legate alla difesa dei diritti delle donne: alla preview stampa (12 novembre, ore 12.00), all’opening della mostra (13 novembre, ore 19.00) e in occasione della discussione sulla violenza sulle donne organizzato in
collaborazione con la Naba, la Nuova Accademia di Milano (venerdì 14 novembre, ore 11.00). Anche alla luce dei recenti dati sulle violenze domestiche in Italia la performance di Suzanne Lacy non sarà quindi un semplice riadattamento o rievocazione storica, ma un punto di domanda che riguarda tutti, non solo come spettatori, ma come cittadini.
E’ prevista la realizzazione di un catalogo, primo di una serie pubblicata da Mousse, che riassume l'intero percorso di Suzanne Lacy, con un testo di Sally Tallant, direttrice della Biennale di Liverpool, un’intervista di Fabio Cavallucci all’artista, e la riproduzione di gran parte delle sue opere dagli anni Settanta ad oggi.

vedi: arte, politica e violenza

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dal 6 settembre al 30 novembre 2014

PROGETTO MAIONESE PRESENTE ATTO TERZO
A cura di Elena Privitera e Marco Filippa



FINISSAGE domenica 30 novembre 2014 ore 17

Personale di Luigina Turri artista selezionata nell'ambito del premio internazionale ORA
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Marco Abrate Rebor, Roberta Aymar, Lydia Bachis, Paolo Bovo, Cathy Bruno, Antonella Casazza, Chen Li, Carla Crosio, Domenico Doglio, Rosanna Giani, Gian Carlo Giordano, Laura Govoni, Tere Grindatto, Marco Lavagetto, Margherita Levo Rosenberg, Nadia Magnabosco, François Nasica, Martha Nieuwenhuijs, Claudia Petacca, Giovanna Ricca, Ornella Rovera, Rèdha Sbaihi, Tea Taramino, Rosa Ubeda, Sabina Villa.


Orario: sabato e domenica 15,30 > 18,30 altri giorni su appuntamento tel 3334249372/3394499835
O scrivere a epa@epa.it, archmarco.filippa@gmail.com


Mi piace pensare che, in fondo, il nostro procedere in questi anni sia diventato una matrioska e il “seme” (la parte più piccola indivisibile delle note bambole russe) è la storia della nostra associazione culturale, il suo cercare e affermare uno spazio nel mondo della ricerca artistica contemporanea ed è questa la vera “madre” (la bambolina più grande che le contiene tutte) di ogni cosa che abbiamo realizzato in questi decenni. Il terzo atto, che probabilmente potrebbe essere l’ultimo di quest’anno, è composito: si tratta di una mostra
personale, dedicata a Luigina Turri (ospitata nell’ambito del Premio Internazionale “ORA”)
che occupa il piano terra e di una collettiva che si articola a partire dalle scale per “abitare” il primo piano. Potrà sembrare sbagliato utilizzare il termine abitare per delle opere ma penso invece che l’arte, quando è tale, animi gli spazi perché intercetta le nostre emozioni ed è quindi viva… e lo è altrimenti Giotto, Michelangelo, Van Gogh non riuscirebbe tuttora a scuoterci e interrogarci anche sul presente. Con Luigina Turri abbiamo cercato di percorrere la sua storia artistica, selezionando una serie di opere che coprono un decennio (dal 2003 al 2014), assicurando in questo modo il racconto di una ricerca che non è
ancora conosciuto in questo territorio. Veronese di nascita vive e lavora a Modena.
Il suo interesse per la pittura e il suo legittimarla oggi sono palpabili, verrebbe da dire letteralmente, per il coinvolgimento tattile che scaturisce dai suoi interventi. Anche senza toccare le opere siamo coinvolti dalle cromie stratificate e dall’impiego di materiali eterogenei che accarezzano la visione. I titoli confermano una passione per le cose della vita e sono sintomatiche non già di una malattia ma, al contrario, di una terapia che solo attraverso l’arte può cercare di salvarci dalla seducente materialità caduca.La sua materia pittorica a volte è scabra, dialogando con superfici pure e materiali sapientemente posti in relazione dialettica. Altre volte, come nei cicli dedicati a Ilaria la danzatrice oppure con i rimasugli consumistici prelevati da qualche rivista, come nella serie “riciclarts”, l’impianto compositivo si articola in un percorso visivo che ricerca equilibri inediti. Raggiunge esisti interessantissimi nell’ultima produzione, dove sembra voler scomparire ogni riferimento reale per tuffarsi in una dimensione spirituale in cui sono i fatti energetici che contano, dove i dati emozionali, tradotti in pittura, toccano la nostra dimensione fluttuante di esseri alla ricerca continua di uno spazio vitale.
Lasciamo la sala e proseguiamo il nostro giro nel terzo atto di Presente e andiamo ad incontrare le opere dei soci dell’associazione che condividono con noi quest’avventura. Antonella Casazza ci accoglie con la sua Sacerdotessa dei cuori ricuciti-la Maria bambina di oggi, un tripudio kitsch sacramente profano. Caty Bruno lascia aleggiare il suo acquerello per imbibire la visione nel piacere della pittura. Salendo le scale, la quindicesima lezione di scrittura di Margherita Levo Rosenberg, trascritta a biro su pellicola radiografica, ci racconta, con un linguaggio afono e crittografico, la tecnica dell’apprendere attraverso la mimesi. Le fa eco la composizione cartoni animati di Ornella Rovera, quattro pannelli con una figura arcaico-digitale, che si snoda davanti al nostro sguardo rivelando la complessità dei punti di vista. Riprendiamo le scale per raggiungere il primo piano, l’opera di Tere Grindatto, nella grafia composita e in un collage elegante, l’artista evoca la corporeità femminile riesumandola da una secolare interpretazione per porla nell’immediatezza del presente. Laura Govoni ci ripropone una delle sue panchine ma, questa volta, non è pronta ad accoglierci perché è colta nell’imminenza di sfasciarsi diventando quindi inservibile, perdendo la sua funzione. Nelle torsioni dei verdi e nelle ombre accavallate si svela un segno quasi antropomorfo e quindi un’allusione di speranza, testimoniata anche dai legni autentici lasciati a terra. Gli studi di scarpe ad acquarello, di Sabina Villa, sono ironiche interpretazioni di quest’oggetto femminile catapultato di volta in volta in un universo fluido in cui scorre la sua e la nostra immaginazione. Nadia Magnabosco ancora una volta ci sorprende con il suo delicato traslare nell’immaginario femminile: tra pizzi e pizzini è un cassetto, dove l’artista ha riunito memorie incrociate con profonde allusioni anche al nostro tempo. Entrando nel salone gli occhi sono attratti immediatamente dal foglio gigantesco col volto di donna reclinato,
in dialogo contrapposto con l’autointervista dell’artista Chen Li. Rosanna Giani offre un saggio di una dolce pittura fantasiosa. Ruotiamo il corpo di 360° e le opere di Martha Niewenhuijs e Paolo Bovo ci rituffano nella pittura-pittura; con Martha che sembra prelevare le sue immagini fluenti, come fossero estratte magicamente da un magma cromatico primordiale, in un’alba della pittura sempre viva, eterna; con Paolo nel costante esercizio di una pittura lievemente strutturata, in una neonata figurazione, continuamente sospesa tra disegno e colore. Ruotando ora il corpo di 90° le opere di François Nasica e Gian Carlo Giordano ci fanno sussultare di emozioni calde, impetuose, ruvide, dove l’umano si scarnifica e s’interroga sulla sua dimensione. In un registro simile, ma più enigmatico, le tavole di Rosa Ubeda ci riportano a un grado zero della pittura svelando codici atavici. Marco Lavagetto con la sua serie di tabule picte scava un confine tra la pittura e la vita, anche rinnovando e irrorando di nuova vitalità gli umori seriali pop.
Due piccoli affreschi fotografici di Domenico Doglio esplorano mediante l’inquadratura scene contemporanee, restituendoci indizi di vita riflessivi. Usciamo dalla sala e con un video Lidia Bachis ricrea l’antologia di Spoon River fissando nella quotidianità un proposito e un auspicio condivisibile riassumibile nel titolo stesso: ricordateci. Di diversa angolazione e sentimento l’immagine fotografica trattata di Giovanna Ricca: la ragazza inquadrata non ci guarda ed è concentrata in un momento di assoluta iperrealtà. Roberta Aymar propone due tavole che sembrano prelevamenti microscopici neo-botanici.
Tre elementi scultorei partecipano a Presente-atto terzo, di Carla Crosio, Rèdha Sbaihi e Tea Taramino. La prima ci propone un magma primordiale urtante e inquietante fissato per essere osservato nei suoi effetti premonitori di un tragico futuro. Il secondo avvolge, stira, modula una gomma inscenando una torsione di assoluta eleganza. La terza, con la sua terra cruda, evoca una sfericità che è al contempo mondo e grembo, vuoto e pieno…
Presente-atto terzo è anche la volontà di dare spazio a due giovani emergenti e al loro linguaggio ancora in via di definizione ma già fortemente contraddistinto. Claudia Petacca espone i suoi volti sfibrati, cancellati, vibranti di una fisicità tutta interna al segno,
volti senza un’identità che scivolano velocemente nel nostro sguardo. Marco Abrate Rebor con i suoi infiniti appunti ci catapulta invece in una galleria enciclopedica a metà strada tra gli ex voto e le sue esperienze graffitiste. Ad allietare intelligentemente l’inaugurazione l’intervento musicale di Georgia e Aline Privitera che ripropongono per l’occasione un intervento musicale eseguito alla Biennale di Venezia nel 2013: "String Studies" by Simon Steen Andersen e "pression" by Helmut Lachenmann.
Siamo giunti al terzo atto di questo 2014, con la fatica, la volontà e la passione di cercare di portare avanti
l’esperienza dell’En Plein Air e di riuscire a compiere 21 anni nel 2015, se sarà possibile.
                        Marco Filippa

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dal 18 al 30 ottobre 2014

 

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fino al 2 febbraio 2015

NIKI DE SAINT PHALLE

Grand Palais - Paris

Parigi dedica una retrospettiva all'artista franco-americana Niki de Saint Phalle (1930-2002), celebre per le sue 'nanas', sculture monumentali di donne colorate, potenti, gioiose e dinamiche che danzano.
    Al Gran Palais, da domani fino al 2 febbraio, 200 opere ripercorrono la carriera di una delle più grandi figure del movimento del 'nuovo realismo' e fervente femminista: da fotomodella per Elle, Vogue e Life a attrice di cinema che sbarcò alla pittura e alla scultura dopo un soggiorno in un ospedale psichiatrico.
    "Dipingere calmava il caos che agitava la mia anima - aveva spiegato Niki de Saint Falle nella sua autobiografia 'il mio segreto' dove rivelò di essere stata vittima di incesto da parte di suo padre a 11 anni - Era un modo per addomesticare questi dragoni che sono sempre emersi nel mio lavoro". La sua opera è una denuncia contro la società patriarcale, la religione, il razzismo. "Credo che sia venuto il tempo - aveva sentenziato - di una società matriarcale". E ancora: "Sarebbe molto più gioioso il mondo se fosse governato dalle donne".
    "Le sue donne sono contemporaneamente vittime e potenti, come personaggi bipolari - osserva la curatrice Camille Morineau - portano il peso del mondo sulle loro spalle, sia nel senso positivo che negativo".
    In mostra non solo la serie delle 'nanas' disposte in una affascinante scenografia ludica e spettacolare, ma anche le sculture che dipingono donne in parto e madri divoratrici, le sue tele figurative e i 'shooting painting' dipinti realizzati con la carabina su dei rilievi di gesso dove si trovavano dei sacchetti di pittura che esplodevano al momento dell'impatto.
    La sua prima personale ebbe luogo nel 1956 in Svizzera, dove conobbe l'artista Jean Tinguely che diventerà il suo secondo marito. Insieme a lui realizza tra l'altro a Garavicchio, in Toscana, il Giardino dei Tarocchi, opera ispirata al Parco Guell di Gaudi a Barcellona. Famosa anche la Fontana Stravinskij (1983) ai piedi del Centro Pompidou di Parigi, composta da 16 elementi fantastici colorati. In mostra c'è anche un inedito: una scultura monumentale in metallo intitolata 'Il sogno di Diana'
(Aurora Bergamini-ANSA)

La follia del corpo femminile di Anna Maria Merlo

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dal 4 settembre al 5 ottobre 2014

Lina Bo Bardi:
Together

Triennale Design Museum con la mostra Lina Bo Bardi: Together, a cura di Noemí Blager, presenta una reintepretazione dell’opera di Lina Bo Bardi attraverso il lavoro dell’artista Madelon Vriesendorp, dei film di Tapio Snellman e delle fotografie di Ioana Marinescu.
Più che presentarsi come una monografica e antologica, la mostra vuole quindi mettere in evidenza il rilevante contributo di Lina Bo Bardi nel campo del progetto, il metodo, l’attualità delle sue ricerche e l’influenza che anche oggi riescono a esercitare su artisti e progettisti contemporanei.
Lina Bo Bardi (1914-1992) sosteneva che un paese deve costruire la propri identità sulle fondamenta delle proprie radici. Ha esplorato il Brasile per assimilarne e capirne la cultura, soprattutto rispettandone la popolazione e la sua libertà di espressione.
L’installazione di Madelon Vriesendorp celebra l’approccio progettuale e culturale di Lina Bo Bardi. Lina Bo Bardi ha organizzato numerose mostre di arte popolare brasiliana. Voleva che il popolo brasiliano apprezzasse e valorizzasse la propria cultura, individuando un valore estetico e poetico negli oggetti artigianali della vita quotidiana, dagli utensili a figure votive, ex-voto, giocattoli e oggetti fatti con la latta. Vriesendorp ha selezionato oggetti, sia sacri  che quotidiani, dai mercati di Salvador de Bahia. Ha anche condotto un workshop alla Solar do Unhão con le persone del posto, per la maggior parte bambini, selezionando per l’esposizione alcune delle opere da loro realizzate. Questa esperienza ha ispirato la creazione delle giganti figure Exu, divinità afro-brasiliane, popolari nella folk art, che rappresentano movimento ed equilibrio, e connettono il mondo materiale e spirituale.
Quando Lina Bo Bardi voleva portare l’attenzione su un dettaglio specifico nei suoi schizzi, disegnava una mano con il dito indice puntato. Nella mostra, delle mani in carta realizzate da Vriesendorp indicano alcune citazioni tratte dagli scritti della Bo Bardi.
Come evidenzia la curatrice della mostra, i film di Tapio Snellman non cercano di spiegare l’architettura di Lina focalizzandosi sugli edifici in quanto oggetti. Due proiezioni, invece, esplorano la vita nel SESC Pompéia, centro culturale della Bo Bardi a San Paolo. I film mostrano come lo spazio si trasformi a seconda delle persone che vi si muovono all’interno, delle loro attività, e anche dell’ora del giorno. Una terza proiezione riflessa in una pozza d’acqua, mostra i contenuti della città di San Paolo, la sua vita, i ritmi e la gente.
Tre piccoli schermi sono posizionati nello spazio espositivo. Il primo presenta la sinfonia di materiali, textures e colori che rivelano la presenza umana, il passare del tempo, e il mondo tattile di Lina Bo Bardi. Gli altri due presentano film girati a Salvador de Bahia. Uno esplora l’ispirazione di Lina a partire dall’artigianato, dalla musica, abitudini e stili di vita in questa parte del Brasile. L’altro presenta la Solar do Unhão trasformata da Lina Bo Bardi in spazio per laboratori e in un museo: il luogo che ha ospitato i laboratori condotti da Madelon Vriesendorp.
La linea del tempo e il documentario sulla vita di Lina Bo Bardi, realizzato nel 1980, accompagnano l’esposizione sino alla sua parte conclusiva: uno sguardo all’intimo mondo della Casa de Vidro di San Paolo, attualmente sede dell’Instituto Lina Bo e P.M Bardi.
Le fotografie di Ioana Marinescu e il film di Tapio Snellman ricreano l’atmosfera della residenza privata di Lina, mostrando gli oggetti che l’arredavano (dai giocattoli, alle opere d’arte, ai materiali di riciclo), insieme all’esposizione della Bardi’s Bowl Chair, l’iconica poltroncina disegnata da Lina nel 1951 e oggi prodotta per la prima volta da Arper in edizione limitata.

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fino al 5 ottobre 2014

Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica

E' possibile visitare fino al 5 ottobre presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale, in via Francesco Crispi 24 "Artiste del Novecento tra visione e identità ebraica", una interessante mostra che presenta le opere di 15 artiste ebree, appartenenti in genere ad una borghesia agiata e colta, operanti in Italia durante tutto l'arco del Novecento.
L'esposizione è curata da Marina Bakos, Olga Melasecchi e Federica Pirani affiancate da un Comitato Scientifico anch'esso costituito da sole donne. Si articola sui tre piani della Galleria in un percorso che riserva non poche sorprese ed è arricchita da pannelli esplicativi che consentono di contestualizzare le opere e di conoscere figure femminili molto interessanti e quasi tutte dimenticate.
Una visita a questa ricca esposizione che ripropone, con alcune integrazioni, una analoga mostra tenutasi a Padova l'anno scorso, è una occasione importante, da non perdere, non solo per le emozioni e il piacere estetico che offre, ma anche perché permette di togliere dall'oblio alcune figure femminili che meritano di essere conosciute: rappresentano infatti un pezzo assai significativo del percorso storico fatto dalle donne del nostro Paese verso l'autodeterminazione e la libertà.
Come scrive nel catalogo Marina Bakos "…. questa esposizione avvertendo la necessità di evidenziare un'artisticità declinata secondo un binomio di doppia minorità, femminile ed ebraica per l'appunto, rimasta a lungo ai margini di una pagina scritta a più mani, essenzialmente maschili, vuole configurarsi come una ricerca sulla composita vicenda dell'arte nell'Italia del Novecento che travalichi emarginazioni sociali o limitazioni dovute a nascita, censo, appartenenza religiosa."
Apre la rassegna Amelia Almagià Ambron (Ancona 1877- Roma 1960), molto amica di Giacomo Balla che le fece un intenso ritratto presente nella mostra. Di lei si possono ammirare alcuni pregevoli ritratti ad olio come quelli del padre e della figlia Nora e un carboncino del 1916 che rappresenta il marito e che cattura l'attenzione per la forza espressiva e la perizia tecnica.
Amalia Goldman Besso (Trieste 1856-Roma 1929) nel 1894 è presente alla LXV Esposizione di Belle Arti di Roma e nel 1905 alla VI Biennale di Venezia: tra le opere esposte una delicata Testa di popolana del 1903 di stile impressionista e vari dipinti che testimoniano del suo soggiorno in Giappone dopo la morte del marito. Nonostante una intensa attività espositiva fu una emancipazionista molto impegnata in attività filantropiche, diresse dal 1909 al 27 la Sezione arte del Lyceum romano e fu Presidente dell'Unione Nazionale delle Donne Italiane.
Le sorelle Olga e Corinna Modigliani, cugine di Amedeo Modigliani, scelsero l'autonomia economica e la rinuncia al matrimonio intrecciando per sempre le loro vite in un continuo confronto che pure le lasciava ciascuna padrona di sé e della propria ricerca. Parteciparono entrambe alla vita artistica e culturale del loro tempo ed esposero, a volte anche insieme, in molte importanti mostre. Dal 43 al 45 furono costrette a nascondersi presso amici prima e poi in un istituto religioso per sfuggire alle persecuzioni razziali. Olga fu pittrice soprattutto di delicati ritratti ad olio o pastello, alcuni provenienti dal Museo Ebraico di Roma. Ceramista raffinata fu invece Corinna, le cui opere tra tradizione e sperimentazione si trovano anche al Museo delle ceramiche di Faenza.
Presenti nella mostra ancora due sorelle, cresciute in un ambiente cosmopolita, Liliah e Annie Nathan, figlie di Ernesto Nathan sindaco di Roma dal 1907 al 1913 e nipoti di Sara Levi Nathan amica di Mazzini, figura prestigiosa sia del Risorgimento che dell'emancipazionismo ottocentesco.
Liliah (Roma 1868-1930) oltre al lavoro artistico si impegnò nel sociale: diresse l'Unione Benefica, istituita dalla nonna, che accoglieva ragazze povere per toglierle da un destino di prostituzione dando loro una opportunità di lavoro; nel 1903 aveva fondato insieme alla cugina Amalia Rosselli Pincherle, madre di Nello e Carlo Rosselli, "Le industrie femminili italiane" a conduzione unicamente femminile. Morì nel 1930 e la sua attività di scultrice sensibile e padrona del mezzo espressivo, con uno sguardo rivolto soprattutto all'universo femminile, rimase a lungo sconosciuta.
Annie (Roma 1878-Zurigo 1946) fu allieva di Balla insieme a Pierina Levi con cui condivise uno studio al centro di Roma. Prese parte a varie mostre con dipinti ad olio e bellissimi pastelli realizzati con un tratto originale. Morì nel 46 in Svizzera dove si era rifugiata a causa delle leggi razziali. Bene hanno fatto le curatrici della mostra ad accostare due ritratti di Ernesto Nathan, uno di Balla, molto grande ad olio quasi una foto nonostante la tecnica divisionista dello sfondo e nell'abito, e uno più piccolo, di intensa suggestione, realizzato a pastello da Annie. La differenza è notevole e l'occhio in verità resta più lungo a guardare il secondo, dove una testa tenera di anziano, quasi una apparizione, affiora dalla penombra attraverso un reticolo di fili colorati e luminosi.
Pierina Levi (Bologna 1884-Giffoni Valle Piana 1941/42) dopo il suo trasferimento a Roma fu tra le allieve di Giacomo Balla; dal 1907 al 1910 espose insieme ad Annie alla mostra della Società degli Amatori e Cultori e in seguito a varie rassegne a Roma e Napoli. Anche lei si occupò di opere assistenziali e durante la prima guerra mondiale prestò aiuto come infermiera volontaria: da questa esperienza trasse una serie di ritratti ai soldati feriti apparsi in un volumetto "Lettere di soldati alle loro infermiere" con una prefazione di Ada Negri. Le sale della Galleria propongono alcuni pastelli molto vicini allo stile dell'amica Annie e due carboncini di una rara potenza espressiva.
Moglie dello scultore Alfredo Biagini, Wanda Coen Biagini (Pesaro 1896-Roma 1953)
Wanda Coen Biagini, si era formata all'Accademia di Belle Arti di Bologna. A Roma visse a villa Strohl-fern, ai piedi del Pincio, luogo di incontro di molti artisti e intellettuali e soggiornò più volte a Parigi. Prese parte a vari eventi artistici con le sue opere dove la sapienza tecnica si sposa con una sensibilità a volte malinconica che traspare nei toni e nella composizione. Da segnalare tra le opere in mostra il bel ritratto di Maria Bellonci.
Paola Consolo (Venezia 1908-Milano 1933) morì a 24 anni dando alla luce la sua prima figlia. Medardo Rosso ne capì il valore quando aveva appena sedici anni e la invitò ad esporre alla prima mostra del Novecento Italiano tenutasi a Milano. Partecipò alla Biennale di Venezia del 28, alle mostre del Sindacato Regionale Fascista di Belle Arti di Lombardia dal 28 al 33, alla prima Quadriennale Romana e ad esposizioni a Parigi, Nizza e Basilea. Nel 1948 la Biennale le dedicò una retrospettiva. Il suo Autoritratto, da solo, vale una visita alla mostra, come pure alcuni ritratti di bambine: in essi il colore ad olio diventa materia pastosa, morbida, a tratti evanescente.
Gabriella Oreffice (Padova 1893-1984) visse a Venezia dove frequentò la scuola libera del nudo e il corso di pittura all'Accademia diretto da Luigi Nono. Nel 1928 fondò insieme ad altre la sezione veneziana dell'Associazione delle donne ebree d'Italia - ADEI. Viaggiò molto alternando l'attività artistica con le sue responsabilità di moglie e di madre. Durante gli anni bui delle deportazioni e della guerra si rifugiò in campagna e solo intorno a metà anni 50 riprese a lavorare e a partecipare a mostre con opere a tempera o olio, nature morte e ritratti dai colori caldi e con un accentuato equilibrio compositivo. La sua Maschera siamese si impone per la purezza del colore, in bilico tra simbolismo ed espressionismo.
Adriana Pincherle (Roma 1909-Firenze 1996), sorella di Moravia con il quale condivise negli anni trenta amicizie importanti nell'ambiente letterario del tempo, è artista assai nota di cui si ricorda una mostra abbastanza recente anche a Roma. Del 1931 ci fu il suo esordio nella "Prima mostra romana di arte femminile"; l'anno successivo fece il primo viaggio a Parigi col cugino Carlo Rosselli. Trasferitasi col marito a Firenze divenne protagonista della vita artistica e culturale della città. Ha esposto anche all'estero, partecipato a numerose Biennali e Quadriennali e realizzato varie mostre personali. La sua produzione artistica è molto varia e spesso protagonista assoluta è la felicità del colore come nel bellissimo "Gatto e pappagalli" presente nella sala a lei dedicata.
Lituana di nascita, Antonietta Raphael (Kovno 1895-Roma 1975) nel 1905 raggiunse Londra e si diplomò in pianoforte. Morta la madre si trasferì nel 24 a Parigi e subito dopo a Roma; alla Scuola libera del nudo incontrò Mario Mafai con cui darà vita alla Scuola Romana e che sposerà nel 35. Intanto nel 26 era nata Miriam, la prima figlia, a cui seguiranno altre due. Iniziò ad esporre nel 29, visse per brevi periodi a Parigi e a Londra dove, anche per sottrarsi alla competizione col marito, cominciò a dedicarsi alla scultura. Nel 38 le leggi razziali la costrinsero a lasciare Roma e vi tornerà definitivamente solo nel 53. Donna anticonformista, ha fatto per anni parte del "Consiglio della donna italiana" all'interno dell'Udi . In questa mostra si possono ammirare vari oli molto belli per la freschezza del colore e la libertà del segno -alcuni legati alle sue radici ebraiche- e quattro sculture di cui una particolarmente suggestiva "Riflesso nello specchio" che ricorda la forza dei non finiti michelangioleschi: ma mentre in Michelangelo le figure sembrano esplodere verso l'esterno nel tentativo di liberarsi dalla materia, questa quieta scena familiare che raffigura una donna che pettina una bimba il cui volto si riflette nello specchio sembra indicare dentro di sé, come in una tenera implosione, la potenza della verità racchiusa in un attimo di esistenza.
Paola Levi Montalcini (Torino 1909-Roma 2000), gemella di Rita, negli anni trenta frequentò lo studio di Felice Casorati e già nel 34 è presente alla Biennale di Venezia. Aderì tra il 50 e il 54 al Movimento Arte Concreta e iniziò ad abbandonare la figurazione; nel 56 a Parigi apprese le tecniche incisorie e si avviò verso una pittura informale e materica. Si trasferì a Roma nel 63 e andò a vivere con la sorella. Iniziò a lavorare con materiali vari su tela dipinta o serigrafata. Molto interessante è la sua continua sperimentazione in cui raffinate geometrie si combinano con lettere, cifre, segni, come è evidente nelle opere esposte, molte delle quali su supporti plastici e legno su cui fioriscono i disegni tracciati col rame.
Infine le due uniche artiste ancora in vita: Silvana Weiller (Venezia 1922) e Eva Fischer (Daruvar 1920).
Silvana Weiller frequentò il liceo a Milano, ma dopo l'8 settembre con la famiglia fu costretta a riparare in Svizzera. Dalla fine della guerra vive e lavora a Padova dove esordì come pittrice nel 1948 nelle sale del caffè Pedrocchi . Da allora numerose sono le partecipazioni ad esposizioni cittadine e non solo. E' anche poeta e critica d'arte. La sua pittura caratterizzata da un figurativo impreziosito da una specifica sensibilità cromatica, approda a opere astratte e costruzioni spaziali ottenute a colpi di spatola. Tra i dipinti presenti si segnala un "Tramonto" del 1962 in cui gli elementi della realtà si dissolvono nel colore e nella luce.
Nata in Croazia, Eva Fischer si diplomò all'Accademia di Belle Arti di Lione. Tornata a Belgrado fu internata nell'isola di Curzola. Nel 43 si rifugiò a Bologna dove partecipò alla Resistenza. Alla fine della guerra si trasferì a Roma, entrò a far parte del gruppo di via Margutta e fu amica di vari artisti come Chagall, Picasso, Mafai, De Chirico, Guttuso. Ha soggiornato anche a Parigi, Madrid, Londra, in America e Israele. Nei primi anni ottanta viene nominata "artista della Comunità Europea". Ha tenuto personali in Italia e in prestigiose sale espositive all'estero. Il suo lavoro è una continua elaborazione delle sue radici ebraiche e della tragedia della Shoah in cui persero la vita oltre trenta suoi familiari. Nella Galleria si possono ammirare alcuni paesaggi e i preziosi bozzetti del 1980 per le vetrate del vecchio Museo nel Tempio Maggiore di Roma.

                        Rosanna Marcodoppido

n.m.

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6 - 28 settembre 2014

PITA
una mostra antologica di Patrizia Deambrogio
a cura di Maria Giulia Alemanno Francesco Cusanno Angioletta Deambrogio
Massimo Olivetti

Villa Vidua Via Don Francesco Oddone, 5 CONZANO (Alessandria)

Inaugurazione sabato 6 settembre, ore 18.30
Orari: sabato e domenica: 10 -12 / 15 -19 altre visite sono possibili su appuntamento - Ingresso libero

In catalogo testi di Emanuele Demaria, Sindaco di Conzano,
Maria Giulia Alemanno, Francesco Cusanno, Massimo Olivetti,
Riproduzioni fotografiche e progetto grafico di Chiara Catellani

A Conzano (Al) le sale settecentesche di Villa Vidua accolgono dal 7 al 28 settembre 2014 una mostra antologica di Patrizia Deambrogio, per tutti Pita. E PITA non poteva che essere il titolo dell'esposizione, la sintesi del percorso, breve ma intenso, di un'artista che ha saputo raccontare con le tecniche più disparate la fragilità dei nostri tempi, filtrandoli attraverso la lettura disincantata delle proprie inquietudini e dei propri sogni.
Nata a Varallo Sesia nel 1952, Patrizia Deambrogio trascorre la giovinezza a Casale Monferrato e frequenta nella seconda metà degli anni '60 lo storico Liceo Artistico di Via Accademia Albertina a Torino in un clima di grande fermento sociale e culturale che coinvolge studenti e professori. Due insegnanti in particolare, Mauro Chessa e Francesco Casorati, lasciano in lei un segno indelebile.
Trasferitasi a Milano si laurea in Architettura e si dedica all'insegnamento. Entra in contatto con il movimento femminista ed inizia ad interpretare, attraverso il disegno, la complessa realtà del momento.
Le sue strisce essenziali e fulminanti sul mondo femminile, che non ha mai smesso di esplorare, le valgono nel 1987 il 1° premio disegnatrici umoristiche "Leggere donna" a Ferrara.
Nei primi anni 80 è a Pienza dove inizia a sperimentare nuove forme espressive nella bottega di ceramica aperta dal marito, Dino Cusanno. La Toscana l'incanta ma al contempo sente il peso della perfezione che la circonda. Inizia a parlarne in forma di racconto e in quadri di dilatata solitudine
Nel 1987 torna a Casale ed è quello il momento più prolifico. Lavora assiduamente con il Magico Teatro, si dedica ai laboratori per ragazzi, allestisce mostre, progetta installazioni. Il suo buen retiro è la vecchia casa di famiglia di Frassinello, irrinunciabile crogiuolo di affetti e creatività.
Tutto finisce nel 2004.
Questo scarno riassunto di una vita si rende necessario per inquadrare i vari periodi della sua ricerca, ognuno strettamente legato ad un luogo. Torino, Milano, Pienza, Casale Monferrato sono state per Pita tappe fondamentali, snodi d'esistenza. Ed è seguendo questo stesso percorso che si articola la mostra di Villa Vidua, un viaggio a ritroso compiuto con lei e grazie a lei, tra segni e colori, carte trasparenti e sovrapposte, tele grezze, materiali di recupero utilizzati con estrema levità ed eleganza. Pita riusciva a dare dignità ad una tessera di mosaico, ad uno spartito strappato, ad un chiodo arrugginito. Non collezionava, raccoglieva. E lo faceva in modo sistematico, privilegiando ciò che gli altri avrebbero scartato. Come dal cilindro del prestigiatore estraeva da scatole e cassetti pochi elementi, li assemblava e ne faceva un'opera, spesso accompagnata da brevi pensieri mai descrittivi, sempre integranti.
Scrive il critico d'arte Massimo Olivetti nella presentazione in catalogo: "La parola che più sento vicina a definirla è poetessa, una poetessa che cercava di dipanare i fili del proprio essere dentro una trama pluridimensionale. Guardava la Luna dentro il pozzo e si stupiva che pur così vicina fosse irraggiungibile. Così si può capire come non fosse possibile per lei sottostare ad una sola forma espressiva, ad un'unica tecnica, ad un solo linguaggio."
I molteplici linguaggi di Pita riproposti a Villa Vidua comprendono - e non è che un elenco sommario - i fogli che indagano ora con ironia, ora con amarezza, il rapporto uomo - donna, le tavole della "Settima Luna" ispirate alla canzone di Lucio Dalla, la tenera favola del Porcospino, le scatole che ospitano storie surreali sospese su tele quasi astratte, le sirene dalla coda bifida, simbolo di un femminile diviso tra istinto e ragione, i quadri dei tavoli e delle teiere volanti, le tele verticali, così essenziali da escludere persino il telaio. E ancora ceramiche e piatti dipinti, un teatrino istoriato per il Magico Teatro, la riproposta di un'installazione ed "il Pendolo del Non Tempo" che scandisce soltanto le ore dell'ispirazione e della pittura.
La mostra è integrata da una sezione multimediale, in cui verranno proiettati il primo lavoro video di ricerca di Patrizia e due libri illustrati sfogliati virtualmente altrimenti di difficile consultazione per il pubblico.
Per meglio conoscere il mondo di Pita si consiglia di entrare nel blog pitadiario.tumblr.com ideato da Francesco, autore del testo in catalogo "Mia mamma era un'artista". Il PITA DIARIO non racconta soltanto i preparativi della mostra ma ci parla di lei attraverso i suoi scritti, i suoi disegni, i suoi pensieri che Francesco legge, studia, commenta, per la prima volta analizza. Per ritrovare sua madre, per incontrare se stesso.

n.m.

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dal 10 luglio 2014 al 2 novembre 2014

MARIA LAI
Ricucire il mondo
Con un progetto speciale di Claudia Losi e Antonio Marras


Cagliari – Palazzo di città



“Ricucire il mondo” è un progetto espositivo dei Musei Civici di Cagliari, del Museo MAN di Nuoro e della Fondazione Stazione dell’arte di Ulassai, dedicato a Maria Lai (1919-2013), una delle figure femminili più importanti e affascinanti della storia dell’arte italiana della seconda metà del Novecento.
L’esposizione, realizzata grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna, propone un percorso cronologico e tematico strutturato in tre diverse sedi: il Palazzo di Città di Cagliari, il Museo MAN di Nuoro, la Fondazione Stazione dell’arte ed il Museo a cielo aperto del paese di Ulassai. Con più di trecento opere, provenienti da raccolte sia pubbliche che private, oltre che dalla
collezione della famiglia, Ricucire il mondo è la prima retrospettiva completa dedicata all’artista.

Il Palazzo di città di Cagliari ospiterà la prima parte del progetto, a cura di Anna Maria Montaldo, direttrice dei Musei Civici, dedicato alla produzione dell’artista dagli anni Quaranta alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Il percorso espositivo, articolato in aree tematiche, muove dal cospicuo
corpus di disegni, realizzati a penna o matita a partire dai primi anni Quaranta, per arrivare alle tempere dedicate al tema del lavoro femminile, alla produzione ispirata alla tessitura (lavagne, libri cuciti, geografie), fino ai Paesaggi, le Terrecotte, i Pani, i Presepi ed i Telai degli anni Settanta, centrali nella produzione dell’artista. La parte cagliaritana della mostra sarà arricchita dalla
presentazione di materiale documentario, interviste e filmati d’archivio, a ricostruire alcune tra le tappe più significative del percorso creativo dell’artista. Tra questi anche il celebre video della performance collettiva Legarsi alla montagna, realizzata a Ulassai nel 1981, lavoro chiave nello sviluppo dei linguaggi dell’artista, identificato come possibile elemento unificante le tre sedi del progetto.


Nuoro – Museo MAN
Il MAN di Nuoro ospiterà la seconda parte della mostra, a cura di Barbara Casavecchia e Lorenzo Giusti, direttore del museo, dedicata alla produzione di Maria Lai successiva ai primi anni Ottanta, un momento di particolare intensità creativa per l’artista, portato avanti in sintonia con gli sviluppi delle coeve ricerche internazionali di ambito performativo, relazionale e pubblico. Oltre a Legarsi alla montagna, la celebre azione collettiva del 1981, in mostra saranno presentati alcuni tra i principali interventi ambientali realizzati successivamente, da La disfatta dei varani (Camerino, 1983) a Essere è Tessere (Aggius, 2008). La mostra ricostruisce le tappe principali di questo percorso tramite opere, materiali documentari, foto e video, intrecciandole alla ricerca svolta da Lai nell’ambito del teatro e della performance. Un altro elemento nodale del percorso espositivo (che comprende alcune importanti serie di lavori, tra cui Lenzuoli, Libri cuciti e d’artista, Geografie e Telai) è la relazione con il mondo dell’infanzia e della didattica, esplorata da Maria Lai tramite la produzione di fiabe, libri, giochi e laboratori, volti a coinvolgere, nella riflessione sul potenziale liberatorio dell’arte, ogni genere di pubblico, fino dalla più giovane età.

Claudia Losi & Antonio Marras – Come piccole api operaie
Un progetto speciale, frutto di una collaborazione tra l’artista Claudia Losi e lo stilista Antonio Marras, amico e collaboratore di Maria Lai, unisce idealmente le sedi di Cagliari e Nuoro. A Cagliari l’intervento collega la facciata del museo e le vie circostanti con l’interno di una sala al piano terra, dove un’opera di Lai sarà visibile anche durante la notte. A Nuoro, una tessitura di fili metallici partirà dall’esterno del MAN per attraversarne mura e finestre, fino a “legare” alle pareti una galassia di piccoli oggetti (cartoncini d’auguri, grafiche, gioielli, stoffe, ricami), realizzati da Maria Lai nel corso della propria vita e donati ad amici e parenti, ricostruendone il ruolo di artista attiva nella propria comunità, che generosamente condivide e “disperde” la propria opera.

Stazione dell’arte Ulassai – Una Stazione per l’arte
Terza sede del progetto è il paese di Ulassai, che, in occasione delle mostre di Cagliari e Nuoro, con il coordinamento di Cristiana Giglio, direttore della “Stazione dell’Arte”, presenta due occasioni di visita. La prima coinvolge gli spazi dell’antica stazione ferroviaria, oggi sede del museo dedicato a
Maria Lai, dove, per la prima volta dalla sua apertura, avvenuta nel 2006, le sale saranno riallestite secondo il progetto originale, ideato dalla stessa Maria Lai, con uno spazio dedicata alle carte geografiche, uno con gli omaggi ai maestri (Salvatore Cambosu, Giuseppe Dessì, Arturo Martini) ed una ospitante l’installazione Invito a tavola. La seconda occasione di visita riguarda invece gli interventi ambientali nel paese di Ulassai, realizzati a partire dai primi anni Ottanta. Una nuova segnaletica faciliterà la visita, con percorsi a terra e cartelli illustrativi.

Palazzo di Città – Cagliari
Dagli anni Quaranta agli anni Ottanta
10.07 – 2.11.2014
Museo Man - Nuoro
Dagli anni Ottanta al Duemila
11.07 – 12.10.2014
Stazione dell’arte - Ulassai
Una Stazione per l’arte
12.07 – 2.11.2014

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21 giugno 2014

Liberarte: In principio era bianco

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n.m.

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dal 24 giugno al 31 gosto 2014

Gabriella Benedini
"Transiti e Incontri"


Museo Diocesano
corso di Porta Ticinese 95 - Milano

inaugurazione 23 giugno ore 19

Orari: da martedì a domenica 10-18; lunedì chiuso

Transiti e incontri” è un percorso cronologico che conduce il visitatore in un vero e proprio viaggio attraverso i diversi momenti della ricerca dell'artista lombarda, segnato da 8 grandi installazioni che simboleggiano i temi conduttori del lavoro di Gabriella Benedini. L'esposizione ha inizio con un grande lavoro che fa parte del ciclo I Teatri della Melanconia, indagine che all’inizio degli anni ottanta ha portato l’artista a interessarsi del significato profondo e mistico dell’alchimia. A questo segue l'interesse per il mondo del mito, concretizzato nell'evocazione della storia di Psiche, un modo per continuare il tema precedente: congiungere cioè il mondo terreno a quello divino, con la conseguente ascesa nel mondo degli dei. Ecco dunque la Porta del cielo, le Vele di Psiche e le Nozze di Psiche. A favorire ulteriori spostamenti e metamorfosi il tema del Viaggio, che è sintetizzato dalle Vele o Memorie del vento: tre grandi sculture verticali dalla forma concava che possono accogliere il vento o memorie di viaggi lontani. Ad esse si affiancano una grande opera rotonda, che allude a un mappamondo, intitolata L’Eco del mondo, e dodici piccole mappe fatte con antiche scritture. Allo spazio si sostituisce la profondità del tempo, scandita da sette Metronomi, affiancati da un altro strumento di misurazione, l’Astrolabio, scultura di ferro e legno. L'apertura al mondo impalpabile della musica prende forma nella sala delle Arpe, sculture polimateriche di grandi dimensioni, cui si affiancano piccoli strumenti fantastici, ottenuti attraverso l'assemblaggio di materiali di recupero: la possibilità combinatoria è infinita e ogni risultato è una formula, sfuggita da un enorme ingranaggio. Tempo, musica, scrittura, tutto si mescola e confluisce nel dialogo di una Meridiana con le sculture pensili: Rimescolare il Tempo, L’ Arpa del Pittore e con i Libri, posati su leggii come fossero spartiti. Completa la rassegna la proiezione di due film di artista, Diutop (Il giorno di utopia) e Il deserto, realizzati in super 8 negli anni Settanta. Il catalogo, corredato da un ricco e suggestivo apparato iconografico, propone testi critici di Paolo Biscottini e di Paolo Bolpagni.

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16 - 17  giugno 2014
XI RASSEGNA POESIARTE MILANO

‘PICCOLO INVENTARIO DELLE MERAVIGLIE'


Quintocortile  Viale Bligny 42 - 20136 Milano - tel. 338. 800. 7617

Piccole opere con il meraviglioso di ciascun artista faranno da cornice alle meraviglie cantate dai poeti con musiche meravigliose che si avvicenderanno tra i versi! 
Artisti: Silvia Abbiezzi, Giuliana Bellini, Luisa Bergamini, Francesca Betti, Adalberto Borioli, Giovanni Franco Brambilla, Renata Buttafava, Maria Amalia Cangiano, LeoNilde Carabba, Angelo Caruso, Doretta Cecchi, Chiò, Silvia Cibaldi,  Elena Ciuti, Albino De Francesco, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Nicoletta Frigerio, Barbara Gabotto, Ornella Garbin, Gico, Gino Gini, Giacomo Guidetti, Jane Kennedy, Pino Lia, Aldo Lurgo, Chiara Luxardo, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Emanuele Magri con Gloria Veronica Lavagnini, Maria Mesch, Annalisa Mitrano, Elisabetta Negri, Antonella Prota Giurleo, Enzo Rizzo, Raffaele Romano, Cristina Ruffoni, Sergio Sansevrino, Anna Santinello, Evelina Schatz, Marina Scognamiglio, Stefania Selmi, Valdi Spagnulo, Fausta Squatriti, Tiziana Priori, Armando Tinnirello, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi
Poeti: Sebastiano Aglieco, Claudia Azzola, M.Carla Baroni, Donatella Bisutti, Luigi Cannillo, Laura Cantelmo, Alessandro Carrera, Annamaria De Pietro, Annitta Di Mineo, Giancarlo Fascendini, Ivan Fedeli, Gabriella Girelli, Nino Iacovella, Tomaso Kemeny, Guido Oldani, Alessandra Paganardi, Alfredo Panetta, Mariella Parravicini, Silvio Pezza, Filippo Ravizza, Marta Rodini, Tiziano Rossi, Victoria Surluga, Adam Vaccaro
Musicisti: Leonardo Bassanini, Adalberto Borioli, Duo ‘Poemus’ (Barbara Gabotto, Giacomo Guidetti)

XI Rassegna Poesiarte Milano si svolgerà a Quintocortile il 16 e 17 giugno con interventi dalle 17,30 alle 19,30. Seguiranno visione della mostra e aperitivo.
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Prosegue la mostra di Mavi Ferrando "Trasgressioni del Ferro"
a cura di Donatella Airoldi, Mavi Ferrando  (Associazione Quintocortile)
con la collaborazione di Claudia Azzola, Luigi Cannillo, Annamaria De Pietro, Adam Vaccaro (Associazione Milanocosa)

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Programma

Lunedì 16/6 – h. 17-19,30
Adam Vaccaro, Guido Oldani,Laura Cantelmo, Alessandro Carrera, Annitta Di Mineo, Donatella Bisutti
Intermezzo musicale col Duo Poemus - Barbara Gabotto e Giacomo Guidetti
Annamaria De Pietro, Giancarlo Fascendini, Alessandra Paganardi, Tiziano Rossi, Victoria Surluga, Nino Iacovella
A seguire visione delle opere in mostra con gli artisti e aperitivo finale

Martedì 17/6 – h. 17-19,30
Claudia Azzola, Sebastiano Aglieco, Maria Carla Baroni, Marta Rodini, Alfredo Panetta, Ivan Fedeli
Intermezzo musicale col flauto traverso di Adalberto Borioli
Luigi Cannillo, Gabriella Girelli, Tomaso Kemeny, Mariella Parravicini, Silvio Pezza, Filippo Ravizza
Chiusura con la chitarra classica di Leonardo Bassanini, visione delle opere in mostra con gli artisti e aperitivo finale

Poesiarte Milano è inserita all’interno di "Bligny 42 in festa", 14-24 giugno 2014

martedì 24 giugno alle ore 21
performance “Donna di musica” di Stefania Selmi
con le interazioni del gruppo musicale Futhark e le loro cornamuse

m.m.

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dal 5 giugno a settembre 2014

Giochinsieme 


Bem Viver. Via Monti 5. Corsico ( Milano)
inaugurazione: Giovedì 5 giugno 2014 alle ore 19,15
Letture di:  Simona Cattoni, Gabriella Dugoni,  Marta Villa

Orari: da Mar a Gio 8.00 - 00.30 - Ven e Sab 8.30 - 1.30 -
Domenica 8.30 -20.00
Curatrice: Antonella Prota Giurleo

Ogni gioco prevede la definizione di regole e la relazione tra persone, almeno due.
Tutte, tutti abbiamo giocato durante l’infanzia; molte, molti continuano a giocare in età adulta.
Il Bem Viver, bar equosolidale del Sud Ovest milanese, ha aderito alla campagna per la regolamentazione del gioco d’azzardo, gioco che, non prevedendo  regole e giocandosi  in solitudine, può diventare pericoloso.
Abbiamo chiesto a mailartiste e mailartisti di tutto il mondo di inviarci un’opera sul tema del gioco; tutte le opere pervenute da diversi paesi saranno esposte e ci permetteranno di ragionare sulla necessità del gioco per divertirsi e per apprendere regole.
Durante la serata,  nella consapevolezza che se si vuole vincere davvero, occorre farlo seguendo le regole, reciteremo conte e  giocheremo, in una festa d’augurio di buon’estate.

Mailartiste e mailartisti:
ARGENTINA: Hilda Paz, Marco T. Penaluna
BELGIO: Luc Fierens
BRASILE: Lucia Alves, Miria Abeid, Karla Kolberg Lipp e Ramiro Barcelos
CILE: Alexandra Espinosa
FINLANDIA: Pirjo Heino, Tapio Holopainen, Anja Mattila Tolvanen, Paul Tiilila
GIAPPONE: Ryosuke Cohen
INDIA: Renuka Kesaramadu
ITALIA: Stefano Azzena, Giuliana Bellini, Cecilia Bossi, Franca Bozzetti, Giuseppe Cafagna, Angela Caporaso, Ornella Garbin, Silvana Gatta, Claudio Grandinetti, Mimmo Di Caterino e Barbara Ardau, Marilde Magni, Nadia Magnabosco, Gianmario Masala, Veronica Menni,  Antonio Niro, Antonella Prota Giurleo, Ina Ripari, Gianfranco Rossi, Soraica Ruberti, Domenico Severino, Raffaella Simone, Antonio Sormani, Stefania Veronese, Rosanna Veronesi, Paola Zan
Classe quarta C scuola via Salma Corsico
Gruppo bambine e bambini del Giardino dai mille colori di Scampia
NORVEGIA: Jaromir Svozilik
POLONIA: Dana Sikorska
ROMANIA: Cristina Valcelean
SPAGNA: Paco Ariza, Pedro Bericat, Isabel Jover, Beltràn Laguna, Cesar Reglero Campos, Diego Segura
TURCHIA: Sinasi Gunes

m.m.

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fino al 14 settembre 2014

Cindy Sherman - Intitled Horrors

Kunsthaus Zürich
Heimplatz 1
Zürich

Cindy Sherman (*1954) ha al suo attivo una lunga e impressionante carriera: le sue opere sono state esposte in molti importanti musei di tutto il mondo; tuttavia questa è la sua prima mostra personale a Zurigo. Al centro della retrospettiva «Cindy Sherman – Untitled Horrors» vi è il grottesco e il macabro che caratterizza le sue opere, dagli inizi fino ai lavori più recenti.
I suoi primi lavori risalgono al 1975 e furono prodotti a casa di Sherman con l'autoscatto. Già allora si trattava di mettere in scena diversi ruoli (sessuali) e identità in continuo mutamento. Queste opere prime vengono mostrate per la prima volta in modo completo e permettono ai visitatori di ammirare e riscoprire il lavoro di Cindy Sherman in tutta la sua ampiezza.

vedi Cindy Sherman di Achille Bonito Oliva

m.m.

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Venerdì 6 giugno 2014, dalle 14,30 alle 20


Giornata di dibattito sul tema della fragilità psichica al femminile, attraverso la musica, la poesia di Alda Merini, la danza e l’arte

Casa delle Donne, via Marsala 8, Milano

“Conoscerci per amarci” è lo slogan coniato dalle ragazze di Fraternità e Amicizia, Cooperativa Sociale Onlus che opera dal 2007 a Milano per le persone con disabilità intellettiva e relazionale, per l’evento “Diversamente Donna – Anche le disabili sono donne”, in programma il 6 giugno 2014 alla Casa delle Donne di Milano.
Un pomeriggio di dibattito, aperto a tutta la cittadinanza, con inizio alle ore 14.30, per conoscere e capire la realtà della fragilità psichica e fisica, attraverso la musica, la poesia con i versi di Alda Merini, la danza e l’arte, in particolare pittura e scultura.
La Casa delle Donne ospita con particolare interesse un evento che si inserisce nel suo impegno interculturale e di valorizzazione dei talenti delle donne. L’iniziativa vuole dare voce e visibilità alle ragazze che con molti sacrifici sono riuscite ad affermarsi come “persone”, sapendo di avere delle difficoltà, ma con la convinzione di possedere una speciale ricchezza interiore.

opere delle artiste:
Paola Angelini, Carlotta Bonfichi, Daniela Bruni, Claudia Canavesi, Simona Chiarioni, Stefania Di Benedetto, Giovanna Dimaculagan, Jessica Einaudi, Silvia Giacomini, Elettra Gorni, Silvia Levenson, Emma Licata, Silvia Lopez, Martina Maiga, Fiorella Manzini, Alberta Manzotti, Giuditta Pellizzoni, Giovanna Sacchi, Edi Sanna, Natalia Saurin, Monica Sgrò, Laura Tono, Jessica Trezzi.

per informazioni: www.fraternitaeamicizia.it, tel 024985558

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Ieri 25-5-14 su Il Fatto quotidiano nella rubrica Libri rari a firma Adele Marini , si ricordava in questi termini l'attività di Carla Accardi:

Accardi, le bambine devono sapere

L'artista Carla Accardi è stata tra i massimi protagonisti della stagione astratta in Italia nel secondo dopoguerra e anche una delle principali figure del nostro femminismo. Insieme a Carla Lonzi diede vita a Rivolta Femminile, uno dei primi gruppi femministi in Italia. Per le edizioni del Gruppo uscirà nel 1972 Superiore e inferiore. Conversazioni fra le ragazzine delle Scuole Medie. Il libretto raccoglie le trascrizioni di dialoghi registrati su nastro dall'artista in tre classi femminili di prima, seconda e terza media della scuola statale G. Papini di Roma. Per questa iniziativa la Accardi fu destituita dal ruolo di insegnante di educazione artistica in seguito alla denuncia degli altri professori. La Accardi fece ricorso al Capo dello Stato, valendosi proprio del libretto come documento. Nell'introduzione spiega che aveva sentito l'esigenza di agire in un ambiente in cui fortissima era la repressione sulle bambine. Per questo aveva proposto alle sue allieve di parlare di verginità, dell'amore fisico, del rapporto tra padri e madri, di autorità paterna, della differenza con cui venivano trattate rispetto ai fratelli, del rapporto col prete, professore di religione. Inoltre aveva chiesto loro di leggere, commentando liberamente e senza alcuna spiegazione precedente da parte sua, il Manifesto di Rivolta Femminile. Tutto ciò - che l'ispettore giudicò "pettegolezzo" - venne accolto con grande spontaneità e vivacità dalle ragazzine. E all'accusa degli insegnanti che i temi trattati fossero più adatti a delle sedicenni/diciottenni, la Accardi rispose scrivendo che "il mito dell'innocenza, sempre imposto come sinonimo di felicità alle bambine, offriva in realtà una sconoscenza che favoriva la loro oppressione".

n.m.

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17 - 18 maggio 2014

Nell'ambito della Festa di Via Padova - Polo Don Orione: "Il Cibo non Mente" a cura di Margherita Cavallo
una mostra organizzata da Quintocortile presso:

ASSAB ONE
Ex Stabilimento GEA
Via privata Assab 1 Milano - MM2 Cimiano

 LA TAVOLA DELLE MERAVIGLIE
installazione a cura di Mavi Ferrando con le opere di 46 artisti  

presentazione di Donatella Airoldi
artisti: Silvia Abbiezzi, Giuliana Bellini, Luisa Bergamini, Francesca Betti, Giovanni Franco Brambilla, Renata Buttafava, Maria Amalia Cangiano, LeoNilde Carabba, Angelo Caruso, Doretta Cecchi,  Albino De Francesco, Fernanda Fedi, Gretel Fehr, Mavi Ferrando, Nicoletta Frigerio, Barbara Gabotto, Ornella Garbin, Gico, Gino Gini, Giacomo Guidetti, Jane Kennedy, Pino Lia, Aldo Lurgo, Chiara Luxardo, Ruggero Maggi, Nadia Magnabosco, Marilde Magni, Emanuele Magri con Gloria Veronica Lavagnini, Maria Mesch, Annalisa Mitrano, Elisabetta Negri, Antonella Prota Giurleo, Enzo Rizzo, Raffaele Romano, Cristina Ruffoni, Sergio Sansevrino, Evelina Schatz, Marina Scognamiglio, Stefania Selmi, Valdi Spagnulo, Fausta Squatriti, Tiziana Priori, Armando Tinnirello, Armanda Verdirame, Rosanna Veronesi
inaugurazione: sabato 17 maggio 2014 ore 18,00

orario: 17 e 18 maggio 2014 dalle 16 alle 19

Dentro una festa per far vivere il quartiere più multietnico di Milano: Via Padova e dintorni di Marcella Busacca

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 7 - 28 maggio 2014 
 TRASGRESSIONI DEL FERRO
di Mavi Ferrando

con testi di Kevin McManus, Evelina Schatz

  

Venticinque sculture estratte da due lastre rettangolari di ferro in un continuum senza scarti.

" ... A prima vista le opere del progetto Trasgressioni del Ferro sembrano scandire lo spazio secondo una normale, solida dialettica scultorea, seguendo le forme e le modalità espressive ormai familiari a chi conosce il lavoro dell’artista: in realtà, ciascuna di queste figure è costituita dallo spazio negativo, dallo “scarto” di un’altra figura della serie. Tutte le sculture derivano cioè da un’unica superficie rettangolare, suddivisa in modo da non scartare nulla. Ogni pezzo è al tempo stesso un pieno e un vuoto, è qualcosa in termini assoluti e qualcosa d’altro in termini relativi, così che l’apparente arbitrarietà espressiva di questi tagli racconta in realtà una storia ben diversa. ..." (dal testo di Kevin McManus)

la musica degli ziggurat
Labirinto infranto si contorce si piega curvato ― ferro oltre l’immenso ― dal Caos al Cnosso ― dissimili principi ― barbaro basamento arcaica  substantia: forgiare, scoprire, estendere di ferro le forme ― della metamorfosi moto ― ognuna con la propria legge ― intreccio di sagome, di luci e ombre ― smarrito il volume ― ora in fiamme geometria spaginata ― acciaio danza e piega inquietanti ziggurat ― le scale che vanno in cielo, salire verso dove? giungere da nessuna parte, in nessun luogo ― incontrando astrale scrittura  ― serpeggia e muta ― una gettata in cielo, scompigliato dialogo. Geroglifico conta la piega e canta la musica degli ziggurat. L’odore pungente di ferro tramuta tenace compagini fluidi movimentate in cerca di forma ― appena trovata all'istante violata.
evelina schatz

inaugurazione: mercoledì 7 maggio alle ore 18

alle 19,30
"La musica degli Ziggurat"
di Andrea Talmelli
sul testo di Evelina Schatz
Silvia Leggio clavicembalo - Giorgia Natale flauto
per Mavi Ferrando  in prima assoluta

orario: martedì, mercoledì, giovedì dalle 17,30 alle 19,30 (dal 7 al 28 maggio 2014)
catalogo in Galleria

Sculture, poesia e musica al Quintocortile di Milano di Marcella Busacca

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da martedì 6 maggio a domenica 11 maggio
Dalle ore 14 alle ore 19

LA BIBLIOTECA DI PROSPERO
 o delle intemperie nonché origine dei miti
Mosca   San Pietroburgo  Tula   Catania   Milano   Londra
Torino

Libro d’Artista contemporaneo come luogo d’azione multi e inter-mediale
22 artisti Italia-Russia

A cura di Evelina Schatz, Michail Pogarsky e Max Ponte.
In collaborazione con Enrica Merlo.

Mostra in occasione del Salone Off / Salone Internazionale del Libro di Torino

Con il patrocinio di
Accademia di Belle Arti della Russia e Associazione Italia Russia

        

Studio Colore & Calore – Galleria d'arte
Via San Secondo 68/c, Torino

Lo studio Colore & Calore ospita la mostra di libri d'artista LA BIBLIOTECA DI PROSPERO, una collezione di opere russe e italiane selezionate dall’artista Evelina Schatz. Le creazioni, in copia unica, uniscono alla forma “libro” una dimensione pittorica e scultorea.
Un’occasione rara per scoprire una collezione che è stata esposta in varie città europee ed approda ora a Torino nella settimana del Salone del Libro.

La presentazione della mostra e una performance poetica di Evelina Schatz e Max Ponte sono previste giovedì 8 maggio alle ore 21, l’evento è parte della programmazione del Salone Off

Artisti presenti:

Alvaro ▪ Eugenio Alberti Schatz ▪ Polina Cimeris ▪ Fiorella Corsi
Fernanda Fedi ▪ Gino Gini ▪ Mavi Ferrando ▪ Claudio Granaroli
Michail Karasik ▪ Jessica Kolokol ▪Aleksey Malcev ▪ Marilde Magni ▪ Margherita Mariani ▪ Mauro Olgiati ▪ Mikhail Pogarsky
Evelina Schatz ▪ Giovanni Schiavo Campo ▪ Stefano Soddu
Anna Spagna ▪ Aleksandr Strojlo ▪ Fausta Squatriti
Armanda Verdirame 

Il progetto:

BIBLIOTECA PROSPERO o delle intemperie nonché origine dei miti è un progetto di Treugol’noe koleso design studio (Krasnogorsk, Russia) a cura di Mikhail Pogarsky, Evelina Schatz e Gillian McIver nella versione russa. Ha coinvolto un centinaio di autori internazionali anche con operazioni multimediali, installative, performative e video.

La rassegna-evento, concepita in coincidenza con il 444° anniversario della nascita di William Shakespeare, fra il 2007 e il 2008 è stata presentata in Russia presso alcune prestigiose sedi istituzionali, fra le quali il Museo Zverev - Centro di Arte contemporanea, Mosca; la Casa centrale degli Artisti, Mosca; la Galleria Yasnaja Poljana, Tula (già casa Tolstoj); il Museo di A. Block, Shahmatovo, Mosca; il VI Festival di Arte Sperimentale, San Pietroburgo. All’estero, dopo la tappa di Catania, la mostra ha toccato Milano e Londra. E ora una scelta dei libri approda a Torino.

Il progetto BIBLIOTECA DI PROSPERO nasce come riflessione sulle “problematiche del mito” riferite al tempo presente. Nel concept del progetto Mikhail Pogarsky osserva: «Viviamo in un’epoca in cui la mitizzazione della coscienza ha raggiunto livelli macroscopici. Da una parte tecnologie pubblicitarie e propaganda mass-mediale, dall’altra il corpo incustodito della Network Culture con le sue innumerevoli, ovvie e implicite mistificazioni, reality-game e provocazioni. Viviamo in un’epoca in cui molto spesso non riusciamo a distinguere la realtà dalla finzione. E se questa supera la realtà, allora si apre la questione della qualità della finzione, dei suoi vantaggi etici ed estetici.» […] «In questo contesto – continua l’autore del progetto – la figura di William Shakespeare assume particolare rilievo in quanto tanti sono i miti creati intorno alla sua figura e tante le storie senza tempo prodotte dallo stesso. Ben lungi dal voler risolvere la questione shakespeariana, vogliamo soltanto prendere questo grande poeta come punto di avvio del nostro progetto. […] Altro punto di riferimento è il film di Peter Greenaway Prospero Books. Greenaway ha dato vita all’idea di una biblioteca universale, nutrendo dei motivi de La tempesta di Shakespeare il mondo intero nella sua dimensione spazio-temporale.» […]

BIBLIOTECA DI PROSPERO invita artisti, poeti, performer e musicisti a unirsi nella creazione reale di una simile biblioteca. Partendo da Shakespeare o, al contrario, avvicinandoci a lui, daremo vita a un micromondo che includerà libri, performance, video, film d’animazione e altro. Non intendiamo “rivisitare” la poesia shakespeariana ma piuttosto attuare una sorta d’improvvisazione jazz sui suoi temi creativi.» […] «Può darsi che Shakespeare rimanga nel progetto soltanto citazione, riferimento storico, semplice fonte di dati. Della sua enorme eredità, prendiamo soltanto un piccolo frammento riguardante i libri di Prospero, proponendoci di realizzarli concretamente. Proponiamo di ricreare i miti originari attraverso questi libri. Il tema di ciascun libro può essere limitato soltanto dalla nostra coscienza. Così i libri di Acqua, Terra, Fuoco, Aria, Colpa, Neve, Coscienza, Spazio etc., appaiono ora in questa biblioteca…».

Indiscutibilmente attuali e urgenti, i temi che Mikhail Pogarsky solleva per voce di Shakespeare e poi di Greenaway forniscono un energico input agli autori di BIBLIOTECA PROSPERO chiamati a riflettere sulla condizione odierna – in particolare su quel crinale dove è pressoché impossibile distinguere fra realtà e finzione – per contribuire alla edificazione di una biblioteca universale estesa nello spazio e nel tempo.

m.m.

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Dal 15 marzo al 15 aprile 2014

Nell’ambito di: 8 Marzo e dintorni - Giornata internazionale della donna 2014
Patrocinata dal Comune di Pinerolo
Assessorato alle Pari Opportunità e Commissione alle Pari Opportunità

L’associazione En Plein Air Arte Contemporanea organizza la collettiva:

MAIONESE AL WEB

Stradale Baudenasca n.118 – 10064 Pinerolo (To)

Inaugurazione sabato 15 marzo dalle ore 16,30

Lidia Bachis - Catia Briganti - Orietta Brombin - Veronica Bronzetti - Caterina Bruno - Marina Buratti - Antonella Casazza - Daniela Carati - Carla Crosio - Perla Flors - Marzia Gallinaro - Rosanna Giani - Laura Govoni - Tere Grindatto - Chen Li - Nadia Magnabosco - Martha Nieuwenhuijs - Simona Palmieri - Giovanna Ricca - Ornella Rovera - Tea Taramino - Giovanna Torresin

+ Installazione Video “SPACCATA” dedicata a Solidea Ruggiero

+ Donne viste dagli uomini : Aghim Muka - Domenico Doglio - Marco Da Rold

Eccoci tornati, o almeno crediamo! Questo progetto è il primo appuntamento del 2014 Patrocinato dal Comune di Pinerolo in collaborazione con l’Assessorato e la Commissione alle Pari Opportunità. Da Maionese al web è il nostro contributo alle manifestazioni “8 marzo e dintorni” per la giornata Internazionale della Donna. La mostra coinvolge 22 donne artista e 3 uomini coinvolti per il loro sguardo sul pianeta femminile. Il video-omaggio alla scrittrice Solidea Ruggiero completa il progetto. Si tratta di opere prelevate dalla collezione En Plein Air e questa è la prima occasione per esporne una piccola parte. Seguiranno altri appuntamenti che ci auguriamo, saranno ospitati in una nuova sede pubblica che acquisirà il patrimonio della nostra collezione ventennale. Il titolo è un cortocircuito perché il progetto Maionese (giunto alla sedicesima edizione) ha iniziato presto ad avvalersi del web (in tempi non sospetti) cogliendo in anticipo la potenzialità positiva della rete. Questa è l’occasione per presentare il lavoro di alcune delle artiste e degli artisti, cha hanno contribuito negli anni a scrivere con noi la storia di En Plein Air e in qualche modo vogliamo che sia un omaggio a loro e un auspicio affinché questa storia possa continuare.

Per informazioni epa@epa.it Tel 333_4249372 - 339_4499835

n.m.

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fino al 1 settembre 2014

YOKO ONO

HALF-A-WIND SHOW
Retrospective

Guggenheim, Bilbao

Con casi 200 obras distribuidas en varias secciones temáticas que incluyen instalaciones, objetos, películas, dibujos, fotografías, texto, audio y documentación sobre performances realizadas en el pasado, Yoko Ono. Half-A-Wind Show — Retrospectiva ofrece una visión completa de la múltiple producción de esta artista pionera del arte conceptual y la performance. Las ideas, no los materiales, son el principal componente de su obra. Muchas de esas ideas son poéticas, absurdas y utópicas, aunque otras son específicas y factibles. Algunas se convierten en objetos, otras permanecen inmateriales. Su obra refleja a menudo el sentido del humor de la artista y su pronunciada actitud crítica y social.

El punto de partida de muchas de las obras de Ono se encuentra en las Instrucciones, directrices orales o escritas que da al público, al que ofrece diversas sugerencias y asigna un papel mucho más activo del habitual en el mundo del arte. Incluso muchas de las piezas podrían considerarse incompletas sin la participación física o mental del espectador. En 1964, Yoko Ono publicó el rompedor volumen Grapefruit (Pomelo), que incluye muchas de estas instrucciones.

La muestra, que se ha organizado con ocasión del ochenta aniversario de Ono, comienza con la presentación de algunas de las obras más significativas de la década de 1960, entre las que destacan sus primeras performances, obras en papel y objetos. Durante esta época, Ono se convirtió en figura destacada de la vanguardia neoyorquina y mantuvo una estrecha relación con otros artistas, como el músico John Cage, con George Maciunas, fundador del movimiento Fluxus, y con el cineasta Jonas Mekas. Otras secciones de la exposición, que recorre toda su carrera hasta la actualidad, están dedicadas a su producción cinematográfica y musical. Algunas de estas obras, inspiradas en su colaboración con John Lennon, se exponen junto a proyectos más recientes, como el álbum que Ono grabó con Thurston Moore y Kim Gordon en 2012. La última sección presenta sus últimas instalaciones y obras participativas, algunas de ellas ideadas especialmente para esta retrospectiva.

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dal 25 marzo all'8 giugno 2014

Regina José Galindo
ESTOY VIVA

Pac
Padiglione d'arte contemporanea
Via Palestro 14 - Milano

Una nuova performance, opere inedite e una selezione dei lavori storici.
Il Leone d'Oro alla Biennale 2005 come migliore artista under 35 è al PAC dal 25 marzo

Guatemala City, luglio del 2003. Una giovane donna cammina dalla Corte Costituzionale fino al Palazzo Nazionale del Guatemala lasciando una scia di impronte di sangue umano con il quale si è sporcata i piedi poco prima, in memoria delle vittime del conflitto armato in Guatemala.

É Regina José Galindo, oggi tra le artiste più rappresentative del magmatico continente latinoamericano. Due anni dopo verrà premiata con il Leone d’Oro alla 51° Biennale di Venezia come migliore artista under 35 "per aver saputo dare vita a un'azione coraggiosa contro il potere".

L’artista indaga la dimensione soppressa e rimossa della sofferenza, utilizzando il proprio corpo in chiave politica e polemica per riattivare i traumi del rimosso e le rovine della storia. Partendo dal microcosmo del suo paese, il Guatemala, teatro di perenne instabilità e violenza, l’artista realizza opere scomode e drammatiche. Il suo corpo minuto e all’apparenza fragile è esposto ad una serie di azioni pubbliche che usano lo spazio metaforico dell'arte per denunciare le implicazioni etiche legate alle ingiustizie sociali e culturali, le discriminazioni di razza e di sesso e più in generale tutti gli abusi derivanti dalle relazioni di potere che affliggono la società contemporanea.

Le sue performance sono realizzate in un’ottica di coinvolgimento totale. Rannicchiata nuda sotto una campana di plexiglass o sopra uno scoglio a picco sul mare, nascosta sotto un letto, appesa ad un albero dentro una rete da pesca, sdraiata immobile sull’erba con i capelli nella terra come radici , legata e accovacciata sul pavimento di un motel. Spalmata di carbone o di fango, con la testa sott'acqua fino ai limiti della resistenza o esposta nuda a getti violenti di acqua fredda. Immobile, respirando appena, a volte mani e piedi immobilizzati. In bilico tra la vita e la morte l’artista indaga la paura, l’angoscia e le loro conseguenze, affrontandone in prima persona il rischio fisico e psicologico, spingendosi oltre i propri limiti con performance radicali, spiazzanti ed eticamente scomode.

La mostra racconta in cinque macro emergenze tematiche - Politica, Donna, Violenza, Organico e Morte –  l’ultima produzione dell’artista e raccoglie un’ampia selezione dei suoi lavori più rappresentativi, dalle origini ad oggi. Un viaggio emozionale raccontato attraverso fotografie, video, sculture e disegni.  Un percorso costruito attraverso cortocircuiti e slittamenti, che affianca ad alcune delle sue azioni più emblematiche e conosciute opere più recenti e numerosi lavori inediti o mai esposti prima in Italia, come l’intensa Descensión (2013) o la toccante La Verdad (2013).

In occasione dell’opening, il 24 marzo su invito, l’artista guatemalteca realizzerà Exalatión (Estoy viva), una performance inedita pensata per il PAC e per Milano. Un’azione intensa e poetica, un gesto di sospensione e di scambio simbolico tra artista e pubblico, metafora del legame, sempre presente nel lavoro di Galindo, tra arte, vita e morte.

La ricerca dell'artista sulla violenza, la privazione dei diritti e della libertà individuale è universale e incontra storie di ogni continente e realtà. Per questo tutti i visitatori potranno sostenere attraverso la mostra l’attività di Amnesty International scegliendo all'ingresso il biglitto donazione.

BIOGRAFIA

REGINA JOSÉ GALINDO è nata nel 1974 a Guatemala City, dove vive e lavora. Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2005 nella categoria giovani artisti, nel 2011 ha ricevuto il Prince Claus Award in Olanda e ha vinto il premio speciale alla 29° Biennale di Lubiana. I suoi lavori sono presenti in numerose collezioni pubbliche,  tra cui Centre Pompidou, Parigi; MEIAC- Museo Extremeño e Iberoamericano de Arte Contemporáneo, Badajoz; Fondazione Galleria Civica, Trento; MMKA, Budapest; Castello di Rivoli, Torino; Daros Foundation, Zurigo; Blanton Museum, Austin; UBS Art Collection, Basilea; Miami Art Museum; Cisneros Fountanal Art Foundation, Miami;  Madco-Museum of Contemporary Art, Costa.

vedi
Regina José Galindo di Marilde Magni

Estoy aquì. Intervista con Regina José Galindo di Ginevra Bria

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fino al 18 maggio 2014

Martha Rosler


Centre for Contemporary Art - Centrum Sztuki Wspolczesnej
Ujazdowski Castle
Al. Ujazdowskie 6, 00461 Warsaw
Orari: 11-19, ven 11-21, lunedì chiuso

vedi Lo spazio pubblico della creazione di Zuzanna Krasnopolska

m.m.

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dall'8 marzo al 14 luglio 2014

Dora Maar
Nonostante Picasso


Palazzo Fortuny, Venezia

Henriette Theodora Markovitch, meglio nota come Dora Maar, nasce a Parigi nel 1907, da padre croato e madre francese. La famiglia vive per diversi anni a Buenos Aires, dove il padre, architetto, ha importanti commissioni. Donna di rara bellezza, di carattere serio e distaccato, nel 1927 si iscrive all’Accademia di André Lhote, a Parigi, dove incontra e stringe amicizia con Henri Cartier-Bresson. Studia presso l’École de Photographie de la Ville de Paris, ma è soprattutto Emmanuel Sougez, fotografo, che la forma negli aspetti tecnici del mestiere. Dora Maar alterna la fotografia sperimentale a quella commerciale. Esegue ritratti, foto di nudi, di pubblicità e di moda, fotomontaggi e molte fotografie “di strada”. In particolare queste ultime sono di grande interesse per le tre costanti che le caratterizzano: l’attenzione alle frange marginali della società (scene di miseria e vagabondi, ciechi e storpi), l’osservazione del mondo dell’infanzia lo studio della vita quotidiana che si svolge nelle strade. Il popolare (mercatini, fiere) e l’eccentrico (il negozio di tatuaggi, la vetrina del mago, il canguro di paglia…) sono i soggetti che più l’affascinano.

vedi Dora Maar. Nonostante Picasso di Dario Pappalardo

m.m.

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20 marzo - 31 agosto 2014

FRIDA KAHLO

Scuderie del Quirinale
Via XXIV Maggio, 16 - Roma

Alle Scuderie del Quirinale una grande mostra sull'artista messicana Frida Kahlo (1907-1954), simbolo dell'avanguardia artistica e dell'esuberanza della cultura messicana del Novecento.

Roma e Genova presentano con un progetto congiunto e integrato due importanti mostre incentrate sull’opera dell’artista messicana Frida Kahlo.
La mostra romana, alle Scuderie del Quirinale, dal 20 marzo al 31 agosto 2014, indaga Frida Kahlo e il suo rapporto con i movimenti artistici dell’epoca, dal Modernismo messicano al Surrealismo internazionale, analizzandone le influenze sulle sue opere.
La mostra genovese, Frida Kahlo e Diego Rivera, a Palazzo Ducale, dal 20 settembre 2014 al 15 febbraio 2015, prosegue il racconto iniziato, analizzando l'universo privato di Frida, un universo di grande sofferenza, al centro del quale sarà sempre il marito Diego Rivera, delineando un rapporto che lascerà enormi tracce nella sua arte.
Non vi è dubbio che il mito formatosi attorno alla figura e all'opera di Frida Kahlo (1907-1954) abbia ormai assunto una dimensione globale; icona indiscussa della cultura messicana novecentesca, venerata anticipatrice del movimento femminista, marchio di culto del merchandising universale, seducente soggetto del cinema hollywoodiano, Frida Kahlo si offre alla cultura contemporanea attraverso un inestricabile legame arte-vita tra i più affascinanti nella storia del XX secolo. Eppure i suoi dipinti non sono soltanto lo specchio della sua vicenda biografica, segnata a fuoco dalle ingiurie fisiche e psichiche subite nel terribile incidente in cui fu coinvolta all'età di 17 anni. La sua arte si fonde con la storia e lo spirito del mondo a lei contemporaneo, riflettendo le trasformazioni sociali e culturali che portarono alla Rivoluzione messicana e che ad essa seguirono.
Fu proprio lo spirito rivoluzionario che portò alla rivalutazione del passato indigeno e delle tradizioni folkloriche, intesi come insopprimibili codici identitari generatori di un'inedita fusione tra l'espressione del sé e il linguaggio, l'immaginario, i colori e i simboli della cultura popolare messicana. Allo stesso tempo Frida è un'espressione dell'avanguardia artistica e dell'esuberanza culturale del suo tempo e lo studio della sua opera permette di intersecare le traiettorie di tutti i principali movimenti culturali internazionali che attraversarono il Messico del suo tempo: dal Pauperismo rivoluzionario all'Estridentismo, dal Surrealismo a quello che decenni più tardi avrebbe preso il nome di Realismo magico.
La mostra intende riunire attorno ad un corpus capolavori assoluti provenienti dai principali nuclei collezionistici, opere chiave appartenenti ad altre raccolte pubbliche e private in Messico, Stati Uniti, Europa. Completa il progetto, una selezione dei ritratti fotografici dell'artista, tra cui quelli realizzati da Nickolas Muray negli anni quaranta, indispensabile quanto suggestivo complemento all'arte di Frida Kahlo sotto il profilo della codificazione iconografica del personaggio.
Se infatti la mostra intende presentare e approfondire la produzione artistica di Frida Kahlo nella sua evoluzione, dagli esordi ancora debitori della Nuova Oggettività e del Realismo magico alla riproposizione dell'arte folklorica e ancestrale, dai riflessi del realismo americano degli anni venti e trenta (Edward Hopper, Charles Sheeler, Georgia O'Keefe) alle componenti ideologico-politiche ispirate dal muralismo messicano (Rivera, Orozco), è il tema dell'autorappresentazione a prevalere in questo progetto di mostra, sia in rispetto del peso numerico che il genere "autoritratto" assume nella produzione complessiva dell'artista, sia - e soprattutto - per lo specialissimo significato che esso ha rappresentato nella trasmissione dei valori iconografici, psicologici e culturali propri del "mito Frida".
La mostra è a  cura di Helga Prignitz-Poda

vedi Quando Picasso disse "Nessuno dipinge volti come i suoi"
di Lea Mattarella


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fino al 26 giugno 2014

Maria Lai
opere dal 1942 al 2011

MUSMA. Museo della Scultura Contemporanea
Matera

Sabato 1 marzo 2014, alle ore 17.30, il MUSMA. Museo della Scultura Contemporanea. Matera anticipa l’inizio della primavera con l’inaugurazione di “Maria Lai, opere dal 1942 al 2011”, la prima grande antologica, a cura di Giuseppe Appella, dedicata all’artista sarda a quasi un anno dalla sua scomparsa, avvenuta nell’aprile del 2013. 
Trentasette sculture, quaranta tra disegni e collage, cinque telai, tre pani, sette libri in terracotta, sei libri cuciti, un grande Varano, una tovaglia e un cartiglio, racconteranno il mondo incantato e poetico dell’artista nata a Ulassai (OG) il 27 settembre del 1919. A questi si affiancheranno le quattro opere che dal 2006 fanno parte della collezione del Museo. 
Influenzata fin dalle origini dalla poesia della sua terra, grazie soprattutto all’incontro con lo scrittore Salvatore Cambusu, suo professore alle scuole medie, il percorso espressivo di Maria Lai è tra i più affascinanti e originali del panorama artistico contemporaneo. 
Nel 1940 la Lai lascia la Sardegna per trasferirsi prima a Roma, dove incontra Marino Mazzacurati, e poi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, unica allieva donna del grande maestro della scultura italiana: Arturo Martini. Sono gli anni della scultura figurativa, dalla quale l’artista presto si allontanerà, pur tenendo sempre a mente l’insegnamento di Martini: ”Le pietre sono le vere immagini del mondo. Lo scultore dovrebbe farle respirare come pane che lievita”. La pietra e il pane torneranno di continuo nelle sperimentazioni di Maria. Nelle sue opere ci sarà sempre un rimando alla storia e ai miti, altro retaggio della terra d’origine amplificato negli anni veneziani. 
Dopo il disegno a matita, la scultura e la ceramica si dedica alla pittura e sperimenta i lavori in acrilico, mantenendosi, però, sempre al di fuori delle correnti artistiche di quegli anni, la figurazione neo-realista da un lato e l’astrazione informale dall’altro. 
Nel 1945, alla fine della guerra, torna in Sardegna, dove ritrova Cambosu, con il quale consolida un’intensa collaborazione i cui risultati porteranno, negli anni ’80, alla rielaborazione figurata delle sue novelle: Cuore mio diventerà il libro di Maria Pietra e Il Pastorello diventerà Mattiniero con capretta. L’intreccio tra scultura e racconto popolare sardo si farà vera e propria metafora sul ruolo dell’artista. 
Nel 1956, a Roma, rielabora il tema dei telai sino a farli diventare vere e proprie sculture, composizioni di legno e corda che alludono alla dimensione del tradizionale lavoro manuale e alla tessitura della vita. In questi nuovi anni romani i materiali, il simbolismo e l’universo semantico di Maria rimandano alle nascenti esperienze dell’Arte povera, alle sperimentazioni di Pascali, Kounellis, Pistoletto e Paolini, pur rimanendo legati ad un segno personalissimo e atemporale. 
Dai telai il segno magico della Lai si trasforma in grovigli di fili nei misteriosi Libri Scalpo, nei libri di tela grezza che illustrano fiabe come Il Dio Distratto, tratto da un racconto dell’amico Giuseppe Dessì, o Tenendo per mano l’ombra, Tenendo per mano il Sole, Curiosape, Lucertolina. Non vi sono parole che illustrano i libri. L’interpretazione è lasciata all’intuizione e alla creatività del lettore. 
Nelle opere della Lai i segni, i materiali dell’arte e la vita reale non possono prescindere gli uni dagli altri perché uno dei compiti dell’arte è quello di mettere ordine e rompere un ordine, in una alternanza continua, alla ricerca delle risposte alle domande che si affacciano ricorrenti alla nostra coscienza: “Credo che l’arte sia generata dalla paura, dalla coscienza di un abisso. È un segno del nostro tempo. Ma credo che in ogni tempo l’artista abbia sentito il bisogno di costruire un ponte attraverso il vuoto, per non caderci dentro”. I ponti che attraversano il vuoto sono i fili che si trasformano in telai, in cuciture di libri e spartiti, che si intrecciano su formelle di terracotta o si uniscono a formare nastri che attraversano e modificano il territorio. 
È del 1981 il suo primo intervento ambientale ad Ulassai, con Legarsi alla montagna. In questa occasione il paese intero venne trasformato in un grande telaio, con ventisei chilometri di nastro azzurro che lega tutte le case, e le case alla montagna e alle rocce incombenti. Numerosi saranno gli interventi sul paesaggio negli anni successivi. Materiali inerti e muti, come i muraglioni di cemento che fiancheggiano una strada di montagna, verranno tramutati in materia pulsante, evocazione di riti e festività collettive e antiche. La fisicità dei luoghi, insieme ai miti e alle leggende popolari, diventa parte integrante di un’arte radicata nella contemporaneità. 
Agli anni ’80 risalgono anche copertine di libri e scenografie per il teatro. “Fare arte oggi”, scrive Maria Lai, “significa riproporre, anche a chi per sua natura tende a difendere il proprio isolamento, il problema di comunicare in modo diretto con una collettività attraverso la propria opera”. Avvicinare l’arte a tutti, senza cedere ad atteggiamenti populisti, è sempre stato uno dei suoi obiettivi. Per i bambini crea il Gioco del volo dell’oca e le Fiabe cucite. Sono filastrocche e racconti incantati, carichi di metafore e fatata levità, capaci di emozionare anche gli adulti più restii che, del resto, cerca di impegnare nel “Gioco Delle Carte”. 
Si accentua negli anni 80 l’impegno didattico e la sua ansia di rendere accessibile a tutti il linguaggio dell’arte, sino al 1996 quando esce l’opera-libro “La Barca di Carta”, tentativo di creare un vero e proprio manuale di lettura dell’arte. 
Tra la metà degli anni ’80 e gli anni ’90 il suo segno passa a tracciare, su carta o stoffa, mappe terrestri e celesti. È il periodo delle Geografie, in cui i confini dei continenti e delle costellazioni si intrecciano e ci coinvolgono in un viaggio astrale che evoca un ritorno. I grovigli che legano le linee dritte, spezzate e riaffioranti rappresentano la difficile, intuitiva tensione umana verso l’infinito. Sempre negli anni ‘90 lievitano i suoi primi pani di terracotta. Pani, telai e libri sono il linguaggio della tradizione, della creatività femminile e della cultura. 
L’arte di Maria Lai ha l’aspetto di un gioco, genera stupore, raccolta com’è in segni di un universo magico che nasce dall’incontro tra il visibile e l’invisibile, tra la sfera del quotidiano e l’astrazione. “L’arte ci prende per mano”, scrive l’artista isolana su una smisurata lavagna che dal 
piazzale della scuola elementare guarda verso il mare, aldilà delle colline. . 

La mostra, che rimarrà aperta fino al 26 giugno 2014, sarà affiancata, nella Biblioteca Scheiwiller, da una nutrita raccolta di immagini e documenti, tra i quali numerosi libri pubblicati negli ultimi decenni, utili per mettere in luce i momenti salienti del lungo viaggio di Maria Lai nella contemporaneità. A questo proposito, il Museo ha predisposto un importante e capillare lavoro didattico, rivolto alle scuole di ogni ordine e grado. 
Tutti i materiali della mostra saranno raccolti nel n. 12 dei “quaderni della scultura contemporanea”, la rivista del MUSMA in uscita ogni anno a Natale. 
 

m.m.

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dal 7 al 22 marzo 2014

I libri sanno volare

  Biblioteca Centro culturale Cascina Grande
via Togliatti – Rozzano

Orari lunedì e sabato 9.00 - 18.00 /
martedì, mercoledì, venerdì 9.00 – 20.00 /
giovedì 10.00 – 20.00

In mostra nella biblioteca di Cascina Grande i libri realizzati da artiste ed artisti professionisti  e dalle detenute della sezione femminile del carcere di San Vittore e il reportage fotografico del laboratorio. L’iniziativa è promossa dal Comune di Rozzano e realizzata dalla Camera del lavoro di Milano, nell’ambito delle manifestazioni dedicate alla giornata internazionale della donna.

Rozzano, 4 marzo 2014-l libri possono volare è il suggestivo titolo della mostra proposta nella biblioteca di Cascina Grande, mostra  che sarà inaugurata venerdì 7 marzo alle ore 18,30,  con l’esposizione delle opere realizzate da artiste ed artisti e dalle detenute della Casa  circondariale di San Vittore di Milano. L’iniziativa è promossa dal Comune di Rozzano e realizzata dalla Camera del lavoro di Milano, nell’ambito delle manifestazioni dedicate alla giornata internazionale della donna.
Il progetto curato da Paola Bentivegna, segreteria della Camera del Lavoro di Milano,  e dall’artista e curatrice Antonella Prota Giurleo nasce lo scorso anno con la  presentazione della mostra di libri d’artista nella biblioteca della sezione femminile del carcere milanese ed è proseguito con il laboratorio “Librartarsi” in cui le donne detenute si sono cimentate a loro volta nella creazione di libri d’artista.
Il libro d’artista si ispira al concetto di libro, assumendone spesso, ma non necessariamente, la forma. Generalmente si tratta di un’opera unica o di un’edizione a bassa tiratura, ovviamente numerata, firmata e datata. Le detenute hanno realizzato libri in forma di fisarmonica, rotoli, scatole o altri oggetti che raccolgono pagine quando non fogli volanti o assemblati nelle modalità più varie.
Utopia e concretezza, volare alto e agire nel concreto sono gli elementi che hanno dato origine al progetto e caratterizzato i diversi momenti di lavoro. Elementi che, pur non potendo essere compiutamente rappresentati, appaiono nella documentazione fotografica realizzata da Mirko Bozzato e da Monia Di Santo, nelle opere esposte e nel cofanetto che racchiude le impressioni verbali e visive di chi ha dato vita e forma al progetto.

I nomi di autori e di autrici sono indicati in ordine alfabetico evitando la suddivisione tra professionisti dell’arte e non.

I libri d’artista presentati in mostra sono stati realizzati da:

Alexandra Espinosa, Anicasia Gomez Medina, Anna Saponaro, Antonella Prota Giurleo, Antonio Sormani, Anja Mattila Tolvanen, Carmen Abrudan, Caroline Gaete, Cesar Reglero Campos,  Dana Sikorska, Evelina Schatz, Fernanda Fedi, Fize Lushi, Francesca Brandoli, Gemma Montoya,  Gino Gini, Gretel Fehr, Isabel Jover, Licia Roselli, Lidia Barrientos, Luana Triestino, Marco Baglio, Maria Castillo,  Marisa Cortese, Markela Tafa, Mayelin Gonzales, Michela De Paoli, Mihaela Schiteanu,  Narthaly Palominos, Natasha Girardi, Nicole Macy, Nicole Popolizio, Paola Cardona,  Paul Tiilila, Pirjo Heino, Rita Cucer, Samantha Lottici, Sanela Hruszic, Silvia Kalina, Sofia Sudi,  Sully Torres, Franco Tripodi, Veronica Folini,  Josephine Santiago, Jessica Braidic.

 

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dal 26 marzo al 12 aprile 2014

"L'ANIMA NASCOSTA"

mostra personale di Anna Finetti


Spazio City Art
Via Dolomiti 11 Milano

Metropolitana (MM1 fermata Turro)
Opening mercoledì 26 marzo ore 18,00

aperto da mercoledì a sabato dalle ore 15,30 alle 19,00


Dal testo di Eleonora Fiorani: “Le opere di Anna Finetti, mostrano che non c’è altra presenza che come l’albero, il più grande e maestoso dei viventi e il più vicino al cielo, sia tanto carica di mitologie, di significati, di simboli, di metafore, di allegorie e che riempia la nostra vita individuale e collettiva e quella profonda delle civiltà, ne racconti peculiarità, immaginari, sogni, incubi. E che sia una presenza familiare e quotidiana e contemporaneamente evochi una sensazione di una presenza misteriosa, in cui sogno e realtà sconfinano l’uno nell’altra, mentre è tutt’uno con l’universo simbolico di una cultura, ne racchiude i valori collettivi e la loro portata logica e pratica fino a diventare il centro rituale e la fonte e il senso della legittimità territoriale. E del resto le società sono la simbiosi tra la struttura del territorio e gli uomini, gli animali e le piante che lo abitano, così da istituire un ecosistema di vite para llele.
E’ questo l’oggetto della ricerca di Anna Finetti e ciò a cui allude, con immagini fotografiche e installazioni intrecciando le storie e le narrazioni dei miti con le neuroscienze che delle piante studiano la struttura, sensibilità, intelligenza, comportamenti, interazioni con l’ambiente e gli altri viventi, come se gli uni e le altri ciascuno con i propri linguaggi narrassero la stessa “verità” perduta, dimenticata, nascosta del cosmo e della vita. Cosicché attraverso la scienza potessimo accostare e re-imparare ciò che i miti già sapevano e raccontavano in una lingua che non ci appartiene più, ma che non ha mai cessato di incantarci e di risuonare dentro di noi come se nel profondo ne intuissimo la sua portata di verità.
Il porsi in ascolto con il dipingere, disegnare simboli sulle sue foglie, fotografare gli alberi e se stessa con loro, evocando il loro essere il collegamento tra gli ordini del cosmo e la fonte e il ricettacolo della vita, della morte, della rinascita, e delle forme popolate dagli dei, percorse dagli sciamani, assumono in Anna Finetti il valore di un rito. Il cercarne l’anima nascosta e la lingua perduta è anche, mi verrebbe da dire, il desiderio di farsi essa stessa pianta, diventare lo stormire delle foglie, il vento che penetra tra i rami, di essere una delle tante misteriose creature e presenze che popolano le sue fronde, gli interstizi della sua corteccia e il mondo sotterraneo delle radici…”
Dal testo di Andrea Lacarpia: “Alla sempre più urgente necessità di ritrovare una natura vista come coerente Gestalt di uomo, società e cosmo, legati insieme da un ordine nello stesso tempo trascendente e immanente, Anna Finetti risponde con una ricerca artistica nella quale convergono citazioni dalle tradizioni spirituali di diversi luoghi del mondo e personali intuizioni ed esperienze, nelle quali tali conoscenze trovano espressione concreta”. Come a voler approfondire tutte le possibilità semantiche di ogni area tematica, le opere dell’artista si suddividono in serie differenti, lasciate libere di fluire verso nuove possibilità di sviluppo. Gli studi sulla continuità tra il corpo e l’ambiente esterno che negli anni hanno dominato gran parte della sua ricerca, nella mostra approdano ad una lettura del mondo vegetale che unisce l’approccio scientifico della biologia e la conoscenza ermetica, codici linguistici solo apparentemente d istanti. Nelle foglie di diversi alberi l’artista individua il codice genetico sottostante alla loro esistenza, la loro anima nascosta, esprimendola figurativamente con dei piccoli fori incisi sulla superficie della pianta e disposti in modo da svelare in essa alcuni degli archetipi che formano l’alfabeto dell’esistenza. L’immagine formatisi sulla foglia è visibile solo in controluce, suggerendo così la natura enigmatica della conoscenza ermetica, che tende a nascondersi per rivelarsi solo a chi la vuole approfondire con pazienza e umiltà. Il percorso artistico di Anna Finetti, che come un alchimista cerca la pietra filosofale che cura i malesseri che risiedono in profondità, percorrendo la strada del risveglio dell’energia spirituale, custodita nel corpo fisico come in un tempio che nasconde per preservare…”

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info: www.cerrogallinero.com

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1 febbraio - 1 marzo 2014

Numero Uno
rassegna artistica internazionale a cura di Veronica Longo


Atelier Controsegno - Via Napoli 201, Pozzuoli (Napoli)
inaugurazione sabato 1 febbraio 2014 alle ore 16.30

Carmela Aisler (Brasile), Jasmina Aleksic (Serbia), Ali Ali (Siria), Luis Alberto Alvarez (Messico), Alessandra Angelini, Vitaliano Angelini, Debora Antonello, Luisa Asteriti, Carlos Atoche (Perù), Eva Aulmann (Germania), Ermes Bajoni, Alberto Balletti, Rakesh Bani (India), Renato Barisani, Vittorio Basaglia, Gianna Bentivenga, Maria Pina Bentivenga, Alberto Benvenuti, Elisabetta Bevilacqua, Milva Bortoluzzi, Roberta Boveri, Costanza Brahn (Svizzera), Remo Brindisi, Mirta Caccaro, Nuno Canelas (Portogallo), Lucia Caprioglio, Luciana Caravella, Virginia Carbonelli, Anna Laura Cartocci, Annalicia Caruso, Adriano Castro (Brasile), Arnoldo Ciarrocchi, Sava? Kurtulu? Çevik (Turchia), Isabella Ciaffi, Tina Ciravegna Giacone, Lolita Donatella Coli, Emanuele Convento, Maria Grazia Costa, Coletta Cremonesi, Graziella Da Gioz, Fausto de Marinis (Etiopia), Laura Di Fazio, Pilar Dominguez (Cile), Martina Donati, Elias (Spagna), Vladimiro Elvieri, Daniela Ercolini, Gianni Favaro, Fenice (Spagna), Francesco Ferrovecchio, Daniela Fiore, Mario Fortunato, Adolf Frohner (Austria), Francesca Genna, Anjali Goel (India), Antonio Graziano, Ugo Grazzini, Rosa Guida, Virgilio Guidi, Irma Gutierrez (Messico), Renate Hausbrandt Gruber (Austria), Helena Hernández (Messico), Eleanora Hofer (Sudafrica), Marco Innocenzi, Silvia Iulucci, Yuki Kamata (Giappone), Omar Kessel (Cuba), Maho Kino (Giappone), Kalina Kraleva (Bulgaria), Dale Levy (Stati Uniti d'America), Riccardo Licata, Veronica Longo, Stefano Luciano, Mariella Marini, Mirella Marini, Monica Martin, Fabiola Mercandetti, Bonizza Modolo, Elena Molena, Nicola Montanari, Adriana Morosini, Carmine Maurizio Muolo, Monica Neri, Herman Noordermeer (Paesi Bassi), Salvatore Oppido, Beatrice Palazzetti, Roberta Pancera, Carla Parsani Motti, Toni Pecoraro, Susi Piazza, Luisa Porporato, Gustavo Pozzo, Alessandra Rameri, Rina Riva, Romola, Fernando Santiago (Porto Rico), Reti Saks (Estonia), Aniello Scotto, Nicola Sene, Carla Semprebon, Lucia Sforza, Yuko Shigeto (Giappone), Asami Shoji (Giappone), Rocío Soto González (Spagna), Lucio Statti, Laura Stor, Carlotta Superti, Tiziana Talamini, Toshinori Tanuma (Giappone), Mariacarla Taroni, Maria Chiara Toni, Tono (Spagna), Ornella Tortora, Anna Maria Ughes, Elisabetta Viarengo Miniotti, John Watson (Regno Unito), Judy Woodborne (Sudafrica), Roberta Zamboni, Walterina Zanellati, Vanda Zizza.

In occasione dell'inaugurazione della galleria-stamperia Atelier Controsegno, è prevista un'interessante esposizione che conta ben 120 incisori italiani e stranieri.
A completamento dell'evento, alle ore 18.00, Claudio Correale, presidente dell'Associazione Culturale Lux in Fabula, proietterà degli audiovisivi artistici sul tema del fantastico e sulla memoria del bradisismo flegreo.
Per questo evento, la partecipazione di artisti internazionali è stata più marcata: la curatrice è, difatti, riuscita a portare a Pozzuoli opere di maestri provenienti da diverse parti del mondo. Tra i partecipanti ritroviamo alcune delle artiste già invitate per la Rassegna Internazionale "Incisioni al Femminile" del 2013, tenutasi presso il Complesso Monumentale di Castel dell'Ovo, curata sempre da Veronica Longo e che ha riscosso un buon successo di pubblico e critica.

n.m.

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fino al 18 maggio 2014

Artist Rooms:

Louise Bourgeois
A Woman Without Secrets

 


Scottish National Gallery of Modern Art
Belford Road - Edimburgh

The National Galleries of Scotland is proud to announce a major presentation of works by the great French-American artist Louise Bourgeois (1911-2010) in an exhibition entitled Louise Bourgeois, A Woman Without Secrets at the Scottish National Gallery of Modern Art. Highlighting her late work, the exhibition is a first showing of an outstanding collection of works by Louise Bourgeois now on loan to the national ARTIST ROOMS programme, including Poids (1993), Couple I (1996), Cell XIV (Portrait) (2000), Eyes (2001-2005), and two late masterpieces, the cycle of 16 monumental drawings A L'Infini (2008-2009) and the artist’s final vitrine, Untitled (2010). These works will be augmented by important loans from Tate, The Easton Foundation and private collections. This exhibition will reveal how Bourgeois, working in a variety of materials and scales, explores the mystery and beauty of human emotions.

Louise Bourgeois, A Woman Without Secrets has been organised in collaboration with Jerry Gorovoy of the Louise Bourgeois Studio and The Easton Foundation, which has very generously lent a number of major sculptural works including Spiral Woman (1984) and a giant Spider from 1994. The exhibition is further augmented through the loan of several key works from Tate’s collection, including Avenza (1968-9), Cell (Eyes and Mirrors) (1989-93) and a group of late works in red gouache, dating from 2007-9.

Complementing the exhibition, The Fruitmarket Gallery in Edinburgh will be presenting a major exhibition of Bourgeois’s works on paper. Louise Bourgeois: I Give Everything Away, curated by Frances Morris (Tate Modern) features the artist’s Insomnia Drawings (1994-95), a remarkable suite of 220 drawings and writings on loan from the Daros Collection, alongside two suites of large-scale mixed-media drawings made during the last years of the artist’s life. This exhibition also opens on 26 October, and runs until 23 February 2014.

A fully illustrated catalogue will be published to accompany the exhibition at Scottish National Gallery of Modern Art, made possible with support from Hauser & Wirth, Cheim & Read and The Easton Foundation.

m.m.

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fino al 13 aprile 2014

Judy Chicago: Circa '75

National Museum of Women in the Arts

Washington, D.C.

Born Judy Cohen in Chicago in 1939, the pioneering feminist artist jettisoned her birth and married surnames in 1970, legally adopting the neutral “Chicago.” This act of independence ushered in a decade of artistic innovation and exploration.In honor of Judy Chicago’s 75th birthday, this exhibition examines 13 of her artworks that paralleled and influenced the U.S. feminist movement of the 1970s. During this decade, Chicago developed vivid, abstract “central core” imagery—constructing pictorial space from the center of the composition—seeking to create a new abstract visual vocabulary that encapsulated a woman’s point of view.Along with this new imagery, Chicago wanted to reclaim forgotten women from the annals of history, literally making them visible through art. She created a series of artworks recognizing “Great Ladies” of the past, which culminated in the iconic installation The Dinner Party, now housed permanently at the Elizabeth A. Sackler Center for Feminist Art at the Brooklyn Museum.“Great Ladies” works on view in Judy Chicago: Circa ’75 include preparatory drawings (Emily Dickinson and Virginia Woolf) and a test plate (Virginia Woolf) made for The Dinner Party. Given Chicago’s commitment to honoring women of the past, it is fitting that she be fêted alongside the other Great Ladies she has honored during her career.Judy Chicago: Circa ’75 is organized by the National Museum of Women in the Arts and is generously supported by the members of NMWA.

m.m.

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fino al 14 aprile 2014

“Workt by Hand”: Hidden Labor and Historical Quilts

National Museum of Women in the Arts


Over time, quilts have been revered as nostalgic emblems of the past, hailed as examples of American ingenuity, and dismissed as women’s work. This exhibition breaks new ground by examining these categorizations through the lens of contemporary feminist theory. In an innovative display, “Workt by Hand” showcases 35 18th–20th-century quilts from the Brooklyn Museum’s renowned decorative arts collection. Revealing the shifting cultural status of this medium, the exhibition explores issues specific to quilting practices, such as anonymity versus authorship and the conventional view of quilts as craft rather than fine art.

Quilt-making was among the most significant forms of creative expression historically available to women. The term “workt” featured in the title, an archaic spelling of “worked,” is common in historical quilting literature, indicating the distinctive and personal nature of an object produced by a skilled craftsperson. “Hidden labor” references the considerable creative energy women used to create quilts—labor that often went unrecognized by a society that placed greater value on creative activities undertaken by men.

The exhibition examines the historical designation of quilts as crafts rather than art objects, as well as the Modernism-influenced shift during the late 20th century toward an appreciation of quilts as works of abstract art. This shift, and its implications for the way quilts have been seen and understood, will be explored by presenting them both vertically—as they are now frequently shown in museums and galleries—and horizontally, as though on the beds for which many were originally designed.

Spanning two centuries, “Workt by Hand” features examples of iconic quilting designs and techniques, including the “Log Cabin” style, “Double Wedding Band” designs, Amish “Sunshine and Shadow” style, album quilts, and “crazy quilts.” Within thematic sections, the exhibition emphasizes the intriguing and ever-changing interpretation of quilts.

m.m.

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fino al 9 febbraio 2014

Tacita Dean
The studio of Giorgio Morandi

MAMbo
Museo d'Arte Moderna di Bologna
Via Don Minzoni 14 - Bologna

The Studio of Giorgio Morandi. Due film - commissionati e prodotti dalla Fondazione Nicola Trussardi nel 2009 - con riprese effettuate da Tacita Dean all'interno dell'appartamento di Bologna in cui Morandi visse e lavoro' per gran parte della propria vita.Tacita Dean, una delle protagoniste più influenti della scena artistica contemporanea, arriva al MAMbo – Museo d'Arte Moderna di Bologna dal 29 novembre 2013 al 9 febbraio 2014 con The Studio of Giorgio Morandi, progetto espositivo che rende visibili negli spazi della Collezione Permanente due straordinari film dell'artista britannica, girati nello studio che fu di Giorgio Morandi: Still Life e Day for Night.

Entrambi i lavori sono stati commissionati e prodotti dalla Fondazione Nicola Trussardi nel 2009 con riprese effettuate da Tacita Dean all'interno dell'appartamento di Bologna in cui Morandi visse e lavorò per gran parte della propria vita, oggi Casa Morandi, in particolare negli ambienti dello studio, ricostruito nella collocazione originale.

In Still Life , girato in bianco e nero, appaiono linee che si intersecano fitte sui fogli di lavoro dell'artista, che tracciava a matita le esatte posizioni degli oggetti che avrebbe dipinto. Morandi studiava minuziosamente le possibili variazioni della composizione, annotandole con segni e lettere sui grandi fogli di carta che avvolgevano il suo tavolo di lavoro: i contorni si sovrappongono e incrociano dando vita a un disegno complessivo tanto straordinario quanto involontario. Attraverso tali tracce, trascurate e dimenticate, Tacita Dean racconta l'opera di Morandi, ricostruendone la costanza e il rigore delle fasi preparatorie.

In Day for Night (2009), gli oggetti accumulati e conservati nello studio diventano i protagonisti: scatole, vasi, contenitori di forme diverse, fiori di stoffa, lattine, pentole, bottiglie. Tacita Dean decide di filmarli come Morandi non li avrebbe mai dipinti: non potendone cambiare la posizione, li inquadra al centro del fotogramma come all'interno di una cornice, affidandosi quasi al caso nel dare vita a composizioni arbitrarie e non studiate.

Nelle immagini di Tacita Dean ritroviamo alcune qualità degli oggetti che caratterizzano i dipinti di Morandi, ad esempio la loro opacità, o la percezione della polvere che li ricopre. Ma scopriamo anche come l'artista intervenisse sulle cose per renderle aderenti a ciò che avrebbe voluto vedere e, di conseguenza, dipingere.

Come gli altri film realizzati da Tacita Dean, i due in mostra al MAMbo sono girati e riprodotti esclusivamente in pellicola.
Li caratterizzano uno sguardo minuziosamente attento al dettaglio, una speciale qualità della luce e un tempo lento, fatto di lunghe pause, che rivelano di ogni oggetto, di ogni linea, un'essenza che né la pittura né la fotografia riuscirebbero a catturare allo stesso modo.
L'artista britannica ci introduce all'interno di universi densi di tempo e spazio che trattengono la verità del momento, simili a nature morte, seppure in movimento.

Tacita Dean è nata a Canterbury (UK) nel 1965. Vive e lavora a Berlino. È stata presente con mostre personali nelle maggiori istituzioni museali internazionali, tra cui: Turbine Hall, Tate Modern e Tate Britain (Londra), New Museum (New York), Schaulager (Basilea), Solomon R. Guggenheim Museum (New York), Fundação de Serralves (Porto), MACBA Museu d’Art Contemporani de Barcelona (Barcellona), Fondazione Nicola Trussardi (Milano), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino), Witte de With (Rotterdam).
Nel 1998 è stata nominata per il Turner Prize, nel 2006 è stata insignita dell'Hugo Boss Prize del Solomon R. Guggenheim Museum di New York e nel 2009 ha ricevuto il Kurt Schwitters-Preis.
Ha preso parte a prestigiose rassegne internazionali d'arte quali la Biennale di Venezia (2003, 2005 e 2013), dOCUMENTA (13) di Kassel (2012), la Bienal Internacional de São Paulo (2006 e 2010).
Sue opere sono presenti nelle collezioni dei più importanti musei internazionali, dal MoMA di New York al Centre Pompidou di Parigi, dal Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid alla Tate di Londra.

Tacita Dean parlerà del suo lavoro con Gianfranco Maraniello (Direttore MAMbo e curatore della mostra) e Roberto Pinto (Docente di Storia dell'Arte Contemporanea – Università di Bologna) in un incontro aperto al pubblico che si terrà giovedì 28 novembre alle ore 11 nella sala conferenze del MAMbo, con ingresso libero.

m.m.

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fino al 19 gennaio 2014

Louise Nevelson

Fondazione Puglisi Cosentino
Palazzo Valle
Via Vittorio Emanuele II
Catania

La retrospettiva, a cura di Bruno Corà, annovera oltre 70 opere della scultrice americana di origine russa Louise Berliawsky Nevelson (Pereyaslav-Kiev, 1899; New York, 1988), e narra il contributo che l'artista ha dato allo sviluppo della nozione plastica: nella scultura del secolo scorso la sua opera occupa un posto di particolare rilievo, collocandosi tra quelle esperienze che, dopo le avanguardie storiche del Futurismo e del Dada, hanno fatto uso assiduo del recupero dell'oggetto e del frammento con intenti compositivi. La pratica dell'impiego di materiali e oggetti nell'opera d'arte, portata a qualità linguistica significante da Picasso, Duchamp, Schwitters e altri scultori, nonché l'assemblage - spesso presente anche nell'elaborazione della scultura africana - esercitano una sensibile influenza sin dagli esordi dell'attività della giovane artista, che emigra con la famiglia negli U.S.A nel 1905, stabilendosi a Rockland nel Maine.

Nel 1986 la collettiva Qu'est-ce que la Sculpture Moderne?, presso il Centre Georges Pompidou a Parigi, consacra Louise Nevelson tra i più grandi scultori della sua epoca. L'artista seguita a lavorare sino alla sua scomparsa, sopravvenuta a New York il 17 aprile del 1988, mentre le sue opere vengono acquisite da noti musei e collezionisti privati negli Stati Uniti e nel mondo.

Il percorso di mostra racconta l'attività della Nevelson, che prende avvio dagli anni Trenta, con disegni e terrecotte, consolidandosi poi attraverso le successive sculture: gli assemblage in legno dipinto degli anni '50, alcuni capolavori degli anni '60 e '70 e significative opere della maturità degli anni '80, provenienti da importanti collezioni nazionali e internazionali di istituzioni quali la Fondazione Marconi e la Louise Nevelson Foundation, il Louisiana Museum of Modern Art di Humlebaekin in Danimarca, il Centre national des arts plastiques in Francia e la Pace Gallery di New York.

vedi Louise Nevelson: "io che parlo al legno" di Mariella Pasinati

m.m.

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fino al 6 gennaio 2014

Jagoda Buic

Theatrum Mundi

Museo Revoltella
Vai Diaz 27
Trieste

Per la prima volta in Italia una grande retrospettiva di Jagoda Buić. Nell’anno in cui la Croazia entra nell’Unione Europea, Trieste presenta un evento espositivo inedito, dal forte potere evocativo, dedicato alla grande artista dalmata e alla sua opera: monumentali sculture tessili, composizioni in carta, collage, bozzetti e costumi teatrali, un video del 1983.
«Sono forme che, nei materiali, nei volumi, nelle strutture affondano le radici nel mare e compongono uno scenario che si fa Theatrum Mundi dove la tragedia predomina sul dramma e dove il dramma prevale sulle cronache del quotidiano».
Dalle parole che Predrag Matvejević rivolge all’opera di Jagoda Buić prende il titolo la grande retrospettiva “Theatrum Mundi” che la citta di Trieste e il suo Museo Revoltella, in collaborazione con il MUO di Zagabria, dedicano all’artista dalmata nell’anno in cui la Croazia entra nell’Unione Europea. Dal 19 ottobre 2013 al 6 gennaio 2014 i prestigiosi spazi del Museo triestino presentano per la prima volta in Italia una rassegna completa dedicata a Jagoda Buić, scenografa, costumista, regista ma prima di tutto artista di fama internazionale le cui opere si trovano in alcuni dei Musei più importanti del mondo come il Metropolitan di New York, il Musée d’art moderne de la Ville de Paris, il Museo d’Arte Moderna di Zagabria, Stedelijk di Amsterdam, per citarne solo alcuni.
«A Jagoda Buić e alla sua arte mi legano, tra l’altro, anni di emigrazione trascorsi tra “asilo ed esilio”». E, ancora, ricorda Matvejević «Ci incontravamo per tutta l’Italia e Francia, specie a Parigi e Venezia, in diverse città europee, nella Jugoslavia che crollava davanti ai nostri occhi pieni di miseria. Più volte visitavamo anche Trieste.
Cercavamo di scoprire la sua straordinarietà: quello che il nostro amico Claudio Magris chiama “un’identità di frontiera”. Sono lieto che la mostra di Jagoda Buić sia presentata a Trieste, in questa città, dove soffia la stessa “bora“ come nella Dalmazia, nella sua Spalato nativa».
Come spiega Miroslav Gašparović, direttore del MUO di Zagabria «la mostra al Museo Revoltella di Trieste è la prima presentazione completa di questa grande artista croata di fama mondiale al pubblico italiano. La mostra include tutti i segmenti del suo lavoro: arte tessile, arazzi, sartoria teatrale, scenografia, video, fino alle opere di carta fatte negli ultimi anni che assumono, indubbiamente, accanto al lavoro teatrale e all’arazzo, un posto speciale nell’insieme della sua opera».
L’itinerario della mostra si svolge e si intreccia negli spazi del V° e del VI° piano del Museo Revoltella dove una serie di grandiose installazioni ambientali “tessili” si alternano alle opere costruite in carta. Il profondo legame dell’artista con il teatro risulta evidente dall’effetto scenografico che riesce ad ottenere attraverso la disposizione dei suoi lavori: figure, colonne, volumi, pannelli, forme spesso ispirate al mare che, sempre, dialogano o interagiscono drammaticamente con lo spazio che le accoglie. Nelle opere tessili della Buić realizzate con materiali unici quali gomene, crine, iuta, lino, trecce, filacci si ritrovano, intatte, la forza e la “sapienza” della sua terra di mare, aspra e tormentata, ricca di storia e di bellezza.
A testimoniare – come afferma Gillo Dorfles – «la capacità della Buić di trasformare ogni suo progetto inventivo in una nuova formatività tridimensionale» sono gli arazzi e le installazioni ambientali come Frondeggiare Nero o Ambiente Nero (Grand Prix alla Biennale di San Paolo nel 1975). In mostra le creazioni di Jagoda Buić che Dorfles definisce “vere e proprie sculture”, dialogano con le recenti composizioni del ciclo Carta Canta e con gli ultimi e inediti collage. Qui la materia carta assume forme e consistenze imprevedibili, in una sequenza di grande suggestione. Nuvola e Vento, Paesaggio Nero e Paesaggio Bianco rappresentano trasposizioni visuali dei legami primordiali su una mappa, Uccello Nero e Uccelli Scappati delineano l’energia del volo, il movimento, la fuga; Vele e Camicia Bianca puntano sull’oggettività elevata fino a un simbolo. «... Mi pare che nella prima serie di collages Jagoda Buić sia stata più propensa a soluzioni sontuose, rapporti cromatici più ricchi, più elementi strutturali, e che le soluzioni nuove dimostrino sobrietà, concisione. La gamma di composizioni e colori, tagli e spunti, angoli e curve, pieghe e asprezze, davvero crea effetti melodiosi o armoniosi, mai perdendo, naturalmente, la qualità della credibilità ottica e dell’evocazione tattile. Se finora Jagoda Buić era stata caratterizzata da un’immaginazione lirica e da un senso di contrasti drammatici, nel suo lavoro con la carta si è potuta abbandonare più liberamente a giochi creativi ed evocazioni poetiche di esperienze, stati, memorie » commenta Tonko Maroević nel suo intervento in catalogo. Il percorso espositivo è completato da disegni, bozzetti e costumi che l’artista ha realizzato per la messa in scena di rappresentazioni teatrali passate alla storia quali, ad esempio, il Riccardo III del 1997 al Teatro Gravella di Zagabria, Amleto del 1974 a Dubrovnik, il Re Lear del 1901 nell’isola di Brioni. Una citazione a parte merita il bellissimo video del 1983 Sole, sabbia, suono – realizzato in Florida – che, sempre Maroević, descrive come «un impianto nello spazio aperto… sulla sabbia di una grande spiaggia aveva lasciato che il vento gonfiasse e mettesse in moto un lungo “tubo” di plastica di un intensa bianchezza e trasparenza che il vento poi muoveva aleatoriamente, alzava e ribassava in maniera dinamica in diverse direzioni. La videoregistrazione testimonia l’effetto quasi percussorio dell’opera, una realizzazione che entra nel rapporto più diretto con il vento e la luce». «Davanti ai lavori di Jagoda Buić si dovrebbe passare lentamente, come davanti ai “Quadri di una esposizione” di Mussorgsky». Perché – come ha scritto Predrag Matvejević «una sorta di musica li lega tra loro, che permette e, a tratti, impone di fermarsi».
Ma le opere della Buić non si fermano e, dopo i grandi musei del mondo, a Trieste trovano un palcoscenico che si fa “Theatrum mundi”.

m.m.