sotto altre lune

a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni

 

 

  ARTISTE PALESTINESI

di Antonella Prota Giurleo

Nel marzo 2016, in occasione del simposio artistico organizzato dalla Bethlehm University, è stato possibile visitare  la mostra permanente di arte palestinese presso la Bank of Palestine.  Il curatore, George Al Ama, ha scritto con Nada Atrash per la presentazione della mostra un articolo 150 years of Palestinian art , reperibile su internet.  Aiutandomi con i miei appunti,  con le foto scattate, con le informazioni ricavate da alcuni siti e da un catalogo di arte palestinese, ho raccolto idee e documentazione sulle artiste.

Elementi generali tratti dal testo di George e Nada

Il movimento artistico palestinese acquista una rilevante presenza nella seconda metà del 1800 a partire da due elementi principali:
. la scuola pittorica delle icone, particolarmente attiva nel 1700 in Siria, Libano e Palestina
. la varietà di arte islamica presente nella città di Gerusalemme.
Nel 1856 l’adozione dell’editto della riforma ottomana permette a diversi soggetti di assumere importanti compiti sui temi dell’educazione. Si sviluppano varie esperienze artigianali: la lavorazione della madreperla e del legno di ulivo,

l’intaglio e il ricamo,

la realizzazione delle icone dipinte, il mosaico,

la lavorazione del vetro,

la gioielleria e la tessitura.

Altro elemento di sviluppo dell’arte palestinese durante la prima metà del 1900 è stata la possibilità per alcune artiste ed artisti di poter studiare all’estero e tornare a svolgere la propria attività artistica in Palestina, così Sophie Halaby and Nahil Bshara riflettono nelle loro opere l’influenza europea mentre Jamal Badran e  Fatima al-Muhib integrano nei loro lavori gli elementi islamici approfonditi durante l’esperienza egiziana.
Nel 1948, con la fondazione dello stato di Israele, si verifica al-Nakba, l’esodo forzato della popolazione palestinese.  In conseguenza di ciò nasce un movimento artistico della diaspora, le opere artistiche riflettono le esperienze drammatiche vissute dalla popolazione costretta ad abbandonare le proprie case e le proprie terre.  In questo periodo  più di 700.000 arabi palestinesi vengono espulsi  dalle loro città e dai loro villaggi, o li abbandonano, e si vedono rifiutare ogni diritto al ritorno nelle proprie terre, sia durante sia al termine del conflitto.
Si avvertono, nei dipinti che riproducono città e villaggi, la nostalgia struggente e la speranza di tornare.
Altre artiste ed artisti, come Laila Shawa, tentano di ripercorrere gli eventi e di esplicitare, attraverso la ricerca artistico estetica, i propri sentimenti.

Ci si ispira alla ceramica e alla splendida calligrafia araba o, come Juliana Seraphim, artista e incisora, si lavora sul piano grafico e si acquista un ruolo importante nel movimento artistico parallelo in Libano.
La guerra del 1967 e l’occupazione di Gerusalemme hanno costituito un’altra grave tragedia per la Palestina. Da Gaza e dalla West Bank molti artisti esprimono, attraverso linee, forme e colori, la propria volontà di resistere.  Negli anni ’80 le riproduzioni delle opere di diversi artisti acquistano un ruolo importante nel definire il movimento artistico palestinese come un movimento di resistenza.

Vera Tamari utilizza la ceramica per esprimere l’aggressione e l’ingiustizia subite dalla popolazione.
Samira Badran elabora le sue immagini fotografiche attraverso l’utilizzo di collage, inchiostro e acquarello riflettendo sullo stato psicologico del popolo palestinese.
Altri artisti acquisiscono, attraverso le loro opere, un ruolo importante durante la prima intifada che inizia nel 1987; la ricerca di materiali alternativi rispetto a quelli consueti, ricerca portata avanti per boicottare i prodotti israeliani, induce a nuove forme espressive. Oltre al legno di ulivo, alla pelle e al fango, materiali utilizzati da diversi artisti, vediamo l’argilla di Vera Tamari che produce oggetti artistici per esplicitare i traguardi raggiunti nel boicottaggio.
Gli accordi di Oslo danno origine a un giovane movimento artistico che si evolve sia nella West Bank che nella striscia di Gaza. Nascono numerose istituzioni accademiche che focalizzano la propria attenzione sulle arti visive. Mentre molti degli artisti che operano in questi territori cercano di esprimere le speranze nel futuro, la ricerca dell’identità palestinese rimane un punto fermo per le artiste e gli artisti che lavorano in Israele.
La seconda Intifada, iniziata nel settembre del 2000, ha portato diverse artiste e artisti a utilizzare l’arte per promuovere la causa palestinese nel mondo.

Sophie Halaby

Nata a Gerusalemme nel 1905, nel 1948 fu costretta a trasferirsi con la sua famiglia. Da bambina Sophie ha studiato al British College per le  Ragazze a Jerusalem; in quel periodo proponevano di disegnare fiori e Sophie mostrò presto il suo talento.  Vissuta a Parigi tra il 1929 e 1932, al ritorno in Palestina iniziò ad insegnare.
L'unico luogo dove l’ opera dell’artista è stata esposta regolarmente è costituita dalla vetrina del negozio di ricamo di  Asia,  aperto dopo il 1948 e dove una volta alla  settimana Sophie esponeva un  nuovo dipinto. Il risultato non intenzionale fu una forte influenza sui  giovani artisti di Gerusalemme.
A volte l'esecuzione dei suoi acquerelli era così semplice e ampia che Sophie aveva bisogno di segnare i contorni con  una linea di inchiostro. L’artista  sapeva quando fermarsi, quando cioè  non indulgere in dettagli, una qualità rara necessaria alla pittura ad acquerello. 
Per i temi della sua pittura,  Sophie Halaby si è concentrata sul paesaggio, sulla natura morta, quasi esclusivamente di fiori, e sulla  figura umana. 
Morta nel  1997 Sophie ha praticato l’arte per tutta la vita, contribuendo alla ricerca artistica e alla conoscenza della ricca storia della cultura araba. 
 
Juliana Seraphim (1934 – 2005)

Pittrice, disegnatrice, incisora,  ha approfondito i suoi studi artistici nelle accademie di belle arti di Firenze, di Parigi e di Madrid grazie a borse di studio italiana, francese e spagnola.
Ha rappresentato il Libano  nelle biennali di Parigi, di Alessandria e di San Paolo. Importante la sua attività grafica; la casa editrice Mic Mac, francese,  ha pubblicato e diffuso alcune sue opere.

Samia A. Halaby  artista e studiosa, è nata a Gerusalemme nel 1936.

Espulsa con la sua famiglia dalla casa  di Giaffa nel 1948 con la creazione dello Stato di Israele, fino al 1951 ha vissuto a Beirut poi a Cincinnati, in Ohio. Del 1959 il  Bachelor of Science in Design presso l'Università di Cincinnati,  del 1963 un Master in Belle arti all'Indiana University.
Ha iniziato  la sua carriera artistica nel 1960 esponendo le sue opere in gallerie, musei e fiere d'arte negli  Stati Uniti, in Europa, Asia e Sud America. 
Tra il 1972 e il 1982 ha insegnato arte alla Yale School of Art, prima donna ad assumere l’incarico di professora associata.  Nel 1966 è tornata dall’esilio per un lungo tour in  Palestina, Siria, Egitto e Turchia per studiare l’architettura islamica e l’astrazione geometrica. Da allora  è periodicamente tornata in Palestina e nel mondo arabo, lavorando, conducendo ricerche, esponendo le sue opere. Tra queste The Kafr Qasem Drawings, una serie di opere su carta  iniziata nel 1999 dopo aver intervistato i sopravvissuti e i parenti delle vittime della strage del 1956 nel villaggio palestinese di Kafr. Samia Halaby è considerata la madre dell’astrattismo palestinese, astrattismo che si basa sulla sua personale elaborazione dei costruttivisti russi,  sull’arte della tradizione araba e sull’architettura islamica, sull’ambiente naturale e sulla cultura visiva della Palestina.

In alcune opere pittoriche  Samia ha utilizzato, sempre su tela, il collage.  Dopo il ritiro dall'insegnamento ha iniziato a sperimentare forme d'arte elettronica e ha collaborato con  musicisti per spettacoli d'arte cinetica ispirati alla  jam session. E’ sua l’opera Kinetic pittura Group della  fine del 1990. E’ del  2008 Samia, film commissionato dalla  Ayyam Gallery di  Dubai ad  Ammar Al Beik. Nel film Samia  racconta la sua permanenza in Cisgiordania e si documenta un viaggio a Gerusalemme in un intreccio con l’attuale condizione di vita dei Palestinesi. Samia ha anche  contribuito alla documentazione di  arte palestinese  attraverso testi, conferenze e mostre d'arte palestinese curate negli Stati Uniti. Nei primi anni 2000 ha collaborato all’organizzazione della  mostra storica Made in Palestina, del Museo di Arte Contemporanea di Houston.

Laila Shawa, nata a Gaza nel 1940, ha frequentato la scuola d’arte del Cairo,  nel 1964 si è diplomata in arti plastiche all’Accademia di Belle arti a Roma.

Tornata in Palestina, dal 1965 al 1967 ha insegnato a Gaza arte alle bambine e ai bambini. Tra il 1976 e il 1988 ha  vissuto tra Londra e Gaza dove ha  collaborato alla costruzione e la progettazione del Centro Culturale Rashad Shawa, per il quale ha  eseguito le vetrate. Attualmente vive e lavora a Londra.
L’opera di Laila si basa sull’elaborazione artistica della realtà palestinese, sull’indignazione provata rispetto all’ingiustizia.  A partire dai suoi scatti fotografici Laila elabora le immagini attraverso l’uso della serigrafia, inserendo talvolta anche la parola scritta. In  Mura di Gaza del 1994 l’artista dà voce ai messaggi di resistenza e di speranza scritti con la vernice sulle mura della città da abitanti riusciti ad eludere la censura israeliana.


Le sue opere sono state esposte e apprezzate in numerosi paesi e sono presenti in diverse collezioni pubbliche, tra queste il British Museum di Londra, il Museo Nazionale delle donne di Washington, l’Ashmolean Museum di Oxford e nelle gallerie nazionali della Giordania e della Malaysya.

Vera Tamari Nata a Gerusalemme nel 1945 si è laureata in Belle arti all’università di Beirut nel 1966. Tra il 1972 e il 1974 si è specializzata in ceramica presso l’Istituto per la ceramica a Firenze.


Nel 1984 si è laureata in Arte islamica all’università di Oxford. Sue mostre personali sono state organizzate a Gerusalemme, Ramallah e Amman; ha partecipato a diverse mostre collettive sia nei paesi arabi che in Europa e negli Stati Uniti.  Ha contribuito ad organizzare ed ha partecipato a numerose mostre per evidenziare la presenza artistica delle artiste palestinesi. Membro dalla fondazione del Al-Wasiti Art Center di Gerusalemme e del New Visions Art group, fa anche parte della lega degli artisti palestinesi e del Khalil Sakakini Cultural Center. Docente di arte e di architettura  islamica alla Birzeit Univeristy  ha scritto numerosi testi specialistici

Juhayna Habibi Quandalaft è nata a Gerusalemme nel 1947  ed è cresciuta ad Haifa e a Nazareth. Sposata con quattro figli, risiede a Nazareth. Durante l’infanzia disegnava e dipingeva, tredici anni dopo il suo matrimonio ha ripreso l’attività grafica. Si è laureata all’Accademia di Tiva’on nel 1985 e ha successivamente completato i suoi studi artistici all’Università di Haifa.
E’ membro di Ibdaa, l’associazione degli artisti palestinesi in Israele.  Ha insegnato arte, scultura e pittura. In pittura utilizza la tecnica ad olio su tela, in scultura il fango.
Ha esposto le sue opere in numerose mostre personali e collettive sia a livello locale che internazionale.

Samira Badran  nata nel 1954 in Libia da una famiglia palestinese, dal 1971 al 1976 ha studiato all’Accademia di Belle arti del Cairo e, tra il 1978 e il 1980,  a quella di Firenze.
Attualmente vive in Spagna, a Barcellona.

Nel sito di riferimento è citata una sua dichiarazione.
“ Mio padre, l’artista Jamal Badran (1909 – 1999), esperto maestro di arti e mestieri islamici, ha giocato un ruolo decisivo sulla mia formazione artistica e nella mia introduzione nel mondo dell’arte. Sicuramente è stato il mio primo professore e critico e mi ha incoraggiata a studiare pittura in Egitto e in Italia. Grazie alla sua conoscenza, esperienza e dedizione nel campo delle arti e mestieri, ho avuto il privilegio di imparare e assorbire le basi accademiche e la padronanza di disegno e pittura sotto i suoi consigli”.

Sum?d è una parola che indica  la resistenza quotidiana contro l’occupazione.  I simboli sono il cactus o l´olivo, piante che  crescono e vivono nonostante tutto.
Sum?d è una forma di resilienza, una modalità non violenta per sopravvivere e resistere nella vita quotidiana preservando la cultura e l’identità palestinese.  Sum?d consiste nel portare con sé la chiave di casa, della ex-casa, come segno simbolico della speranza e dell’impegno al ritorno.
Foto 16
Rana Bishara nata  a Tarsheha nel 1971, Rana Bishara vive e lavora in Palestina e negli Stati Uniti. Ha al suo attivo numerose personali. Ha esposto in Svezia, Germania, Marocco, Stati Uniti e in Polonia. Nei suoi dipinti gli  elementi dal suo ambiente alberi di ulivo, cactus, spezie ed  henné sono uniti con  materiali pittorici come l'olio e inchiostro. 

Analizza i temi della guerra, della povertà, dei diritti democratici e della sua infanzia in Palestina. Attraverso il suo lavoro, esprime anche il suo desiderio di pace, amore e stabilità. 
Realizza installazioni e performances ispirate alla resistenza palestinese. I titoli delle sue opere e le opere stesse esprimono chiaramente il suo pensiero: La pazienza, L’albero di Natale al muro, Il massacro di Sabra e Shatela, Un grido di dignità, Pane per la Palestina, Omaggio ai bambini di Gaza sotto i criminali massacri di Israele, Omaggio alla fanciullezza, Omaggio a 12.000 palestinesi imprigionati in Israele, Cuscini per i senza casa, Chi compra la Road Map per la “pace in Plaestina”.
Consultando il suo sito è possibile rendersi conto di come il suo fare arte sia strettamente connesso al suo sentire. Nel maggio del 2012 ha partecipato ad una marcia di sostegno con 3000 palestinesi in sciopero della fame nelle prigioni israeliane indossando un abito sul quale 3000 strisce in plastica bianche e nere rimandano alle manette e alla kefia, simbolo della resistenza e dell’unità del popolo palestinese.

Maha Al Daya   nata a Gaza nel 1976, si è laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Al Azhar. 

Ha partecipato a diversi workshop e corsi di arte, e ha lavorato come istruttrice d'arte in diversi  campi estivi per  bambini con disabilità a Gaza. Nel 2001 e nel 2002, ha partecipato  alL'Khaled Shoman Associazione per l'Arte.  Tra le sue mostre Ombre dell'Intifada, Sanakoon, organizzata dalla Mezzaluna Rossa a Gaza, una mostra palestinese-irachena in Minnesota, Cinque artisti da Gaza, all'Università di Birzeit , e molte altre.

Rasha Abu Sayed  Nata nel 1987, ha studiato arte all’università di Al Aqsa, a Gaza. Ha partecipato a diverse mostre e condotto laboratori artistici con l’intento di sostenere e promuovere le arti visive.

Samar Ghattas è un’artista palestinese contemporanea,  diplomata  all’Accademia di Belle arti di Kiev, in Ucraina. Terminati gli studi è rientrata in Palestina, a Betlemme, dove ha maturato diverse esperienze in vari campi artistici, insegnando poi arte all’università.
Le sue opere, esposte in diverse mostre in Palestina, Europa e Stati Uniti, spaziano dall’acquarello alle tecniche miste e all’inchiostro, dall’iconografia alla ceramica e all’utilizzo di Photoshop.
Samar è docente di arte alla Bethlehm University ed ha partecipato al 1° simposio di arte contemporanea organizzato dall’università nel 2016


Varvara Abd El-Razeq
Pittrice e video artista ha partecipato al video festival del 2015, frutto di una collaborazione basata sulla partecipazione attiva di  un gruppo di istituzioni che organizzano e / o che ospitano il festival in Palestina e in Marsiglia.
Ho avuto occasione di vedere un’opera pittorica di Varvara nella mostra organizzata presso  al-Kalima University College of Arts and Culture.

Faten Nastas Mitwasi, presidente del dipartimento di Arti visive dell’università, che ha accompagnato me ed altri artisti nella visita, ha colto il mio interesse per un’installazione collocata dietro un vetro.  

Faten mi ha detto essere una decorazione natalizia realizzata da Varvara utilizzando i resti delle bombe lacrimogene e ha spiegato che il venerdì si svolge, al muro costruito da Israele, un appuntamento, se così si può chiamare, fisso. I giovani palestinesi lanciano pietre e i soldati israeliani lacrimogeni.
Resti di candelotti sono stati utilizzati, riempiti di terra e fiori, per realizzare un monumento nel villaggio di Bili’in, a ricordo di un giovane morto durante la lotta per richiedere lo spostamento del muro in modo da poter consentire ai contadini di continuare a lavorare alle coltivazioni.

In questo mese di maggio 2016 è stato inaugurato a nord di Gerusalemme il Palestinian Museum dedicato alla storia della cultura palestinese dal 1750 ad oggi.

3550 metri quadrati di spazi espositivi e didattici, “uno spazio aperto per la ricerca e il pensiero innovativi sulla cultura, la storia e la società palestinesi» come sostiene Omar Al-Qattan, direttore ad interim del nuovo museo, costruito, come è comprensibile,  con grandi difficoltà “sotto l’occupazione militare israeliana”.
Un museo per mantenere la memoria del passato e restituire, attraverso l’arte e la cultura, dignità e coscienza di sé al  popolo palestinese.

 

Le fotografie  che corredano il testo sono state scattate da Antonella Prota Giurleo; la foto del Palestinian Museum è stata tratta da Il giornale dell’arte.

24 maggio 2016