sotto altre lune

a cura di Nadia Magnabosco e Marilde Magni

 


articolo apparso sulla rivista Juliet n. 156 - febbraio marzo 2012


ISTANBUL

"DREAM AND REALITY. MODERN AND CONTEMPORARY WOMEN ARTISTS FROM TURKEY"

di Emanuele Magri

 

In parallelo alla Biennale di Istanbul apre negli stessi giorni al Museo di arte contemporanea, "Istanbul Modern", la mostra "Dreams and reality" che ripercorre la storia dell'arte fatta dalle artiste donne turche: dalle pioniere dei primi novecento fino alle giovani scoperte. Il filo conduttore nell'arte, nella letteratura, nel cinema è stato sempre quello della riflessione sulla necessità dell'espatrio per la sopravvivenza, per cercare nuovi stimoli, per affermarsi nel mondo, e il contrasto fra tradizione e modernità, vecchio e nuovo, passato spesso legato all'oriente e futuro proiettato verso l'occidente. E' uscito recentemente il film "Almanya, la mia famiglia va in Germania" delle sorelle Samdereli che sono state salutate come le Coen al femminile. E Ayse Erkmen, la purificatrice d'acqua alla Biennale di Venezia, vive e lavora tra Istanbul e Berlino.
Le vite delle artiste turche dall'ottocento al novecento ad oggi non sono molto cambiate così come quelle delle altre artiste nel mondo. Quello che cambia è il numero che è diventato veramente spropositato, nel senso che ormai quasi la metà delle mostre di arte contemporanea in Turchia hanno per protagoniste delle donne. Le donne sono state e sono il simbolo della liberazione e della democratizzazione della Repubblica Turca cominciata a metà ottocento con la "Teachers Schools for girls" e la "School of Fine Art for girls"
Mihri Musfik del 1886 si trasferisce a Roma per imparare arte, va a Parigi dove si sposa con uno studente di scienze politiche turco, torna a Istanbul dove insegna alla Scuola di Belle Arti per Ragazze. In quel periodo fa un ritratto ad Ataturk, fondatore della Repubblica Turca nel 1923, Torna in Italia dove conosce D'annunzio. Dopo qualche anno va negli Stati Uniti dove muore nel '50. Che differenza c'è con la vita di molte artiste contemporanee? C'è forse qualche artista che conosciamo che non ha dovuto spostarsi in qualche altra parte del mondo per combinare qualcosa?
Il passaggio all'astrattismo si ha con Fahrelnissa Zeid con opere come "Abstract" del '53 che unisce , nel periodo dell'Ecole de Paris, suggestioni Bizantine, Arabe e Turche. La vita dell'artista è stata piuttosto particolare. Dopo essere approdata a Parigi sposa il principe Zeid bin Hussein ambasciatore dell'Iraq ad Ankara. Diventata principessa della dinastia Ascemita fa la sua prima mostra personale nel '46 a Parigi e da li comincia il percorso che la porta all'astrattismo.
Una delle più straordinarie artiste turche nata nel '56 è Inci Eviner già nota nel mondo dove è rappresentata in Gallerie e Biennali. La sua opera presente in mostra è il video intitolato "Fluxes of girls on Europe" 2010,(fig.1) un'opera in cui sull'immagine blu e verde da satellite dell'Europa non ci sono flussi ma tremolii scomposti di figurine imprigionate in gruppi di due, in pose scomposte, sofferte, a volte mostruose. Una Specie di Bosh del ventesimo secolo. Anche nelle opere precedenti c'era questo disporre in uno spazio grandissimo, un palazzo, uno spazio industriale, tutta una serie di esseri visti da lontano, che hanno perso la loro identità.
Da un discorso così fortemente metaforico si passa a proposte più radicate nella realtà sociale. Nilbar Gures nelle sue foto esplora l'area di resistenza delle donne in un mondo dominato dai maschi nei paesi in cui sono emigrate. Nel video "Undressing" con grande ironia mette in scena uno spogliarello che consiste nel togliere dal volto, uno per uno, una serie di veli che non finiscono mai. (fig.2) Handan Borutecene fa diventare arte lo spazio stesso in cui lavora così come gli spettatori che vi entrano. Il "Palais de la Porte Dorèe" a Parigi è stato il luogo deputato per mettere in mostra le opere d'arte provenienti dalle colonie francesi diventando poi il "Museo dell'arte Africana e Oceanica" e dal 2003 ha ospitato il "Museo Nazionale della storia dell'immigrazione". All'interno di questo spazio l'artista ha disposto, sulle vecchie sedie dell'edificio, maschere africane e valigie usate dai migranti turchi in Francia. Lenti di ingrandimento servono a concentrare l'attenzione sui marchi impressi sulle valigie. "Bring yourself to Me" è un'opera del 2009.
Tra le prime artiste ad usare il video ricordiamo Nil Yalter. Anche lei trasferitasi a Parigi nel '65 entra nel mondo della video arte nel '70 col suo bagaglio di cultura poetica filosofica e sociologica. Il suo lavoro sui migranti illegali a Parigi risente appunto di tutto questo manifestandosi in un complesso lavoro che comprende foto, scritti, immagini sulle pareti della stanza in cui è proiettato il video.
Nancy Atakan è una delle fondatrici dell'iniziativa "non profit art" "5533" e con l'uso di vari mezzi ha esaminato la trasformazione di Istanbul. Nel video "Lost suitcase" segue la storia d'amore dei suoi parenti in Germania fino a quando si installano nello stabilimento tessile IMG a Istanbul dove oggi è ospitato il "5533". La storia diventa finzione e viceversa. Kezban Arca Batibeki (1956) costruisce delle camere-gabbie in cui sono collezionate una serie di cose tipo fotografie prese da film turchi in bianco e nero piuttosto che gli oggetti più kich che restituiscono l'immagine dell'evoluzione della Turchia e dei nuovi modi di vivere che si impongono via via.
Una sezione è dedicata alla fotografia sotto il titolo di " Uncunny encounters".Sei artiste fotografe che velano o svelano aspetti della realtà. Zeren Goktan, Silva Bingaz, Cinar Eslek, Melisa Onel che stende veli su corpi e cose evocando partenze, distacchi, morti. Partenze forse per motivi politici, distacchi che hanno a che fare con migrazioni, morti suggerite da questi lenzuoli funerari. Questa serie "clouds from a different time" è solo una delle tante vie percorse dalla Onel che parla di donne in maniera sempre drammatica come in "The night is my day". Zeynep Kayan fa un lavoro di distruzione e ricostruzione della fotografia (fig.3). Come ricreare qualcosa di nuovo da qualcosa di vecchio. Mentre il lavoro di Banu Cennetoglu è più istallativo. Tutto questo in contemporanea con la Biennale che notoriamente quest'anno è stata dedicata dai due curatori, Adriano Pedrosa e Jens Hoffmann, a Gonzales-Torres. Nelle cinque sezioni i lavori degli artisti sono ispirati al tema di una delle opere di Torres. Nella sezione "Ross" ispirata alla famosissima opera fatta di 80 kg circa di caramelle da gustarsi una per una, una serie di opere sul tema dell'amore omosessuale. Michael Almgreen e Ingar Dragset con "The Black and White Diary" del 2005 allestiscono un lungo corridoio con scaffali su cui espongono 364 fotografie in cornice. Un percorso creato negli anni lungo i classici della cultura omosessuale che vanno dal David di Michelangelo alle varie coppie di amanti gay. Nella sezione"Storia" Voluspa Jarpa nella "Biblioteca della non storia" pubblica dei volumi che raccolgono documenti che sono stati cancellati durante il regime fascista in Cile e che dovrebbero documentare i delitti perpetrati. Mentre nelle personali spiccano Bisan Abu-Eishen con "Bayt Byoot"Playng House" 2008 collezione di opere trovate nelle case di palestinesi demolite dagli israeliani nell'area di Gerusalemme. L'italiana Letizia Battaglia con foto di morti ammazzati a Palermo. Adriana Bustos nata nel 1965 a Cordoba, Argentina, che ha fatto una serie di ricerche sulle strade del narcotraffico e traduce il tutto in tavole estremamente asettiche che ci restituiscono la tragica normalità, l'accettazione succube, la naturalezza del crimine organizzato. Mona Vatamanu e Florin Tudor, rumeni, riproducono il sistema con cui i contadini venezuelani recintano il pezzo di terra che è stato loro concesso. Viene usato del nastro magnetico VHS tirato tra paletti di ferro. Il ripensamento e la reinterpretazione dell'oggetto che è stato uno dei filoni portanti della storia dell'arte del novecento è qui suggerito agli artisti da una triste realtà sociale.
Tantissime le proposte nelle gallerie in giro per il centro città e quelle concentrare nella Istiklal Caddesi, anche qui con al centro figure di donne. Nella galleria Zilberman un "Ping pong" giocato da due maschi che usano come rete, in mezzo al tavolo, una donna nuda già segnata dai colpi delle palline che non la superano, di Adel Abidin, già presente a Venezia e a Milano da "Artopia",. E poi la vita di Semiha Berksoy, prima donna dell'opera turca, pittrice, artista acclamata internazionalmente, in un video di Kutlug Ataman in cui l'autore si avvicina con partecipato amore a lei ormai vecchia dopo aver vissuto le vicende della Turchia da protagonista, dimenticata e riproposta nella mostra "Mesopotamian-Dramaturgies" alla galleria "Arter". E così pure in un intero palazzo con gallerie (Galerist, CDA Projects, Galeri Nev, Pi Artworks) a ogni piano gran prevalenza di video e foto di artiste validissime. Interattività e partecipazione sui cambiamenti di Istanbul da "Salt". E mostre anche nel "Tahtakale Hamam" costruito dal Sultano Mehemed II (1451-1481) e ora usato per uffici e magazzini. "Uncannygames" è curata da Oznur Guzel Karasu e attraverso i lavori di 22 artisti riflette sul concetto di gioco da quelli fatti per intrattenersi a quelli che comportano i nostri ruoli sociali fino a quelli che hanno a che fare con la nostra infanzia. Hacer Kiroglu fa il salto con la corda. La corda toccando terra schizza vernice su una tela. Risultato: il video di lei presa di schiena mentre crea l'opera e l'opera finita. (Fig.4)
Dopo aver visitato i Padiglioni della Biennale, il Museo di arte contemporanea, le varie gallerie nel centro cittadino, vale la pena di farsi trasportare dal battello sulle acque del Bosforo verso il Mar di Marmara, passare sotto il grande ponte che unisce Asia ed Europa, constatare la ricchezza degli edifici che si affacciano sull'acqua e visitare il "Borusan Contemporary", un museo di arte contemporanea situato negli headquarters del gruppo Borusan. La compagnia turca con un fatturato annuale stimato per il 2011 intorno ai 4 miliardi di dollari, nel castello di Perili Kö?k. espone negli uffici della compagnia, a rotazione, le opere d'arte della collezione permanente. Grazie al sui cospicuo budget la collezione del gruppo si è ingrandita con opere sia di giovani artisti che degli storici come Donald Judd, Sol LeWitt,Sebastiao Salgado, Robert Mapplethorpe, Jim Dine, Doug Aitkens, Thomas Ruff e così via. Interessante la mostra di video curata da Mario Codognato e Sylvia Kouvali "seven new works". Tra gli altri quello di Ergin Cavusoglu che ha rappresentato la Turchia alla 50° Biennale di Venezia. In "Desire Lines" da una parte degli Indovini e dall'altra degli archeologi danno diverse interpretazioni di oggetti che ancora una volta servono a delineare il passato, il presente e il futuro della Turchia.
Da ultimo, proseguendo sul Bosforo, si arriva al "Sakip Sabanci Museum" della "Sabanci University" dove ci accoglie l'ennesima bella mostra di Sophie Calle che ha chiesto a una trentina di persone cieche di parlare dell'ultima immagine che ricordano di aver visto. L'artista ci ripropone questo ricordo attraverso scritti e foto. Allo stesso modo ci propone l'immagine del mare visto per la prima volta da gente che pur abitando a Istanbul non aveva ancora visto il mare.

 

18 aprile 2012