visioni facoltative
a cura di Micaela Mander

 

 

Spazio Morris: grinta e magia

 

Alessandra Pedrotti Catoni è una giovane appassionata di arte contemporanea che coraggiosamente ha dato vita a un nuovo spazio non profit a Milano: Spazio Morris.


Morris in onore di William Morris e della sua passione per ogni forma di arte: è ben accetta qualsiasi opera realizzata con qualsiasi mezzo, purché di valore. E purché significativamente in relazione con il contesto: che è quello di un appartamento disabitato da una ventina d'anni, sito al pianterreno di una palazzina degli anni Trenta, appartamento lasciato tal quale, con i segni del passaggio dei suoi ultimi occupanti. Spazio Morris ci ha suggestionato proprio per le ombre lasciate da cose e persone, per la carta da parati con gli aloni dei quadri che ora forse adornano altre pareti, per i vecchi mobili, per la stanza dei ragazzi dove sono ancora attaccati i poster e le cartoline …Insomma, per il suo essere un luogo non canonico.

E la mostra attualmente in corso si ispira a Rosemary's Baby di Roman Polansky: così come nel film la protagonista è ossessionata dalle storie (che si riveleranno tragicamente vere) che riguardano precedenti inquilini del palazzo e del proprio appartamento, allo stesso modo gli artisti invitati dal curatore Stefano Mandracchia sono stati chiamati a interagire con le tracce visibili nell'appartamento, a interpretarle e riviverle.

Mandracchia insegna a Brescia e ha scelto 5 giovani allievi, 4 ragazze e un ragazzo, che si sono impossessati delle stanze, disseminandovi le proprie opere, fatte con carta bruciata (Valentina Dotti), sacchi di plastica per la raccolta dei rifiuti (Valeria Cavagnoli), frammenti di diario (Silvia Inselvini), frames di film che ricordano la Milano del boom economico (Paolo Richetti), ma non solo: Francesca Longhini lavora sulle immagini fotografiche, ristampandole più volte l'una sull'altra fino a negarne una chiara leggibilità e a sottolineare il passare inesorabile del tempo,

Lucia Seghezzi lavora con giocose palline che si insinuano nello spazio.

I commenti che gli artisti propongono al visitatore della mostra sono in linea con questa ricerca ossessiva sul tempo che scorre e l'ansia di una risposta: sono pensieri legati alla nostra realtà di persone dell'inizio del XXI secolo, affascinati dall'ambiguità, dal sogno, dal ricordo, e soprattutto ripiegati su noi stessi, tanti atomi, nella difficoltà di instaurare relazioni.

                                                                              micaela mander


Per le fotografie si ringrazia Riccardo Del Conte
www.riccardodelconte.com

Abbiamo parlato di:
I can no longer associate myself
Collettiva a cura di S. Mandracchia
Spazio Morris
Via C. Crivelli angolo via L. Anelli 8, Milano
Fino al 10 giugno
Aperto il martedì dalle 18 alle 22 e su appuntamento: 347 00 35 322

Per saperne di più:
www.spaziomorris.com

 

 

23 maggio 2011

 

 

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