visioni facoltative
a cura di Micaela Mander

 

 

Si pubblicano di seguito tre interventi tenuti il 7 giugno scorso durante l'incontro "Non solo muse", nell'ambito del ciclo "Ragazze di ieri e di oggi" svoltosi presso l'Unione Femminile di Milano. Moderato da Eleonora Cirant, il ciclo vuole presentare generazioni di donne a confronto sui temi più diversi, tra cui, appunto, quello della creatività artistica. Ne hanno parlato, tra le altre, Micaela Mander, Libera Mazzoleni e Rosa Puglisi.

Unione Femminile - 7 giugno 2012


Non solo muse


Per introdurre l'incontro di oggi sull'arte al femminile, sull'arte delle donne, vorrei partire dall'opera di Nadia Magnabosco e Marilde Magni La Cantastorie: l'opera, eseguita a 4 mani, è stata esposta lo scorso settembre presso Quintocortile, la galleria di Donatella Airoldi e Mavi Ferrando, all'interno della doppia personale delle due artiste.

Si tratta di un abito la cui parte centrale è composta dalle immagini di artiste stampate su tela e cucite insieme: i volti giunti fino a noi, dalle prime immagini conservatesi di ritratti o autoritratti di artiste, fino alle ultime artiste, in particolare Nadia e Marilde stesse e le donne che gravitano nell'ambito milanese da loro frequentato.

E poi le maniche: si tratta di fili ricavati dalla carta su cui sono scritte le parole delle donne artiste, o le parole scritte sulle artiste, fili poi lavorati a maglia.


Perché partiamo da quest'opera? Perché Nadia e Marilde si sono fatte carico di ricordare la creatività femminile, e lo fanno non solo attraverso questa opera, ma anche con il sito www.women.it/oltreluna, in cui danno visibilità alle donne e all'arte delle donne. Ricordiamo infatti come il mondo dell'arte sia stato per secoli un mondo esclusivamente maschile, e perciò è meritevole la riflessione che Nadia e Marilde portano avanti e la ricerca che hanno svolto: dietro La Cantastorie c'è infatti un enorme lavoro, perché, se è vero che abbiamo qualche citazione di artiste donne fin dall'antichità (Plinio ne nomina qualcuna, ad esempio, ma appunto sottolineando l'eccezionalità del fatto), è altrettanto vero che poche sono le donne le cui opere, per le epoche più remote, sono giunte fino a noi, e ancor meno quelle di cui ci è giunto il ritratto, o l'autoritratto. Notizie più complete iniziano a comparire attorno al '300-'400 ; gli autoritratti in pittura sono tutti datati fondamentalmente dal '500 in poi, per quanto riguarda la storia dell'arte italiana. Si tratta invero di una presa di coscienza molto forte: un artista che sceglie di autoritrarsi lo fa non solo perché ha ovviamente a disposizione se stesso come modello per dipingere, senza pagare un modello professionista - è cioè il mezzo più economico evidentemente; ma esegue un autoritratto anche come mezzo di conoscenza di sé, e come mezzo di autoaffermazione. Ecco, soprattutto in questo senso è difficile trovare delle immagini di donne, vuoi perché le artiste sono poche, vuoi perché non tutte sono arrivate a un livello di autoconsapevolezza tale da autoritrarsi, anche perché troppo spesso relegate all'interno di generi considerati minori quali la natura morta. Dunque, nell'opera di Nadia e Marilde troviamo, tanto per citare qualche nome, Artemisia Gentileschi, o Barbara Longhi, o Marietta "la Tintoretta",

artiste che diventano tali perché avevano a loro volta il padre artista: spesso le donne divengono artiste proprio perché il genitore ha riconosciuto in loro delle qualità e ha permesso loro di dipingere, cosa non scontata per la società dell'epoca, e non ha fatto di loro semplicemente delle ragazze da marito e basta. È vero che però, ancora nell'800 e persino nel '900, molte artiste donne sono solo ricordate in quanto mogli o amanti: un vizio della critica d'arte del passato è stato quello di liquidare, ad esempio, l'impressionista Mary Cassatt come l'amante di Degas, Lee Krasner come la moglie di Jackson Pollock, tacendo in modo umiliante su un percorso umano e artistico di notevole levatura.
Nel corso del '900 l'arte ha visto un numero sempre maggiore di donne artiste e di donne che sono riuscite a ritagliarsi uno spazio: c'è stata sì l'arte femminista, ma non tutte le artiste si definiscono in realtà femministe, però è vero che la maggior parte delle artiste riflette sulla condizione dell'essere donna e contemporaneamente artista . Oppure l'artista riflette su temi che ha in comune con artisti maschi, quali la riflessione sulla società ad esempio, ma è vero che lo fa sempre a partire da un'esperienza estremamente soggettiva, che non può quindi prescindere dal suo essere donna, come del resto mi sembra di vedere nel caso di Libera Mazzoleni.
Nell'opera di Nadia e Marilde si mescolano epoche e correnti diverse: abbiamo ad esempio Georgia O'Keeffe, Louise Bourgeois, ma abbiamo anche artiste che si sono dichiarate esplicitamente femministe quali Miriam Shapiro o Martha Rosler, artiste dell'area dell'azionismo come Gina Pane, fino ad artiste contemporanee molto famose e ben quotate nel panorama del XXI secolo, quale ad esempio Yayoi Kusama, un'artista molto particolare perché gioca con un altro di quegli stereotipi che sono stati appiccicati addosso alle donne artiste: le donne che facevano arte per molto tempo sono state etichettate come "pazze", la follia è stata la scusa per rinchiudere coloro che in qualsiasi campo si opponevano a un sistema assolutamente maschile. Kusama allora si fa ricoverare e crea opere in manicomio, dando vita in questo modo al mito di se stessa. Oppure citiamo ancora Pipilotti Rist, che utilizza il video: questo per dire come la creatività femminile copra tutti i campi e tutti i mezzi.


Essere artiste è difficile, già lo diceva bene nel 1966 nella famosa conferenza su "La donna e la creatività" Simone de Beauvoir , che sottolineava come essere artiste costa, costa molto di più che non essere scrittrici: un angolino per scrivere, bene o male, ce lo si può ritagliare; fare l'artista significa invece comprare tutta una serie di materiali, avere bisogno di spazi, di un posto dove poter lavorare, un posto che non può essere l'angolo della cucina, e ciò richiede un investimento anche da parte della famiglia, che spesso è la prima a opporsi alla creatività femminile, per cui si tratta di un percorso forse più complicato rispetto a quello di altri tipi di arte.
È sicuramente difficile essere un'artista anche oggi, per motivi diversi: siamo in un'epoca di crisi e ci sono difficoltà per i giovani artisti in generale, al di là della differenza di genere, anche se questa persiste.

                                                                                       Micaela Mander

2 - Ancora nel catalogo di una recentissima mostra si evidenzia come le artiste dell'inizio del '900 abbiano riflettuto molto sulla propria identità, e siano partite da certe caratteristiche considerate tipicamente femminili, quali l'attenzione alla casa o alla famiglia, perché quelli sono i luoghi dove la donna per molto tempo ha continuato a passare la propria giornata comunque; si legga ad esempio la citazione da Sonia Delauney: "I have led three lives: one for Robert [Delauney], one for my son and grandsons, a shorter one for myself. I don't regret having given myself more attention. I really did not have the time". Women of the Avant-garde 1920 - 1940, cat. della mostra, Louisiana Museum of Modern Art, 2012

3 - Pubblicata in italiano, a cura di Tiziana Villani, da Mimesi Eterotopia, Milano 2001


----------------

Libera Mazzoleni per: "RAGAZZE DI IERI E DI OGGI"

Unione Femminile Nazionale - giovedì 7 giugno 2012 Milano

Mi è stato chiesto di descrivere la situazione vissuta come artista e come donna che ha attraversato gli anni '70 e quanto questo particolare periodo storico abbia lasciato le sue tracce sulla mia attività.
Dato il limite di tempo, prenderò a confronto due opere che si trovano agli antipodi temporali del mio percorso: la prima, "Linee Complessi Essere", del 1974; la seconda, "I muri della mente", del 2007.
E' però necessario, dato il periodo storico in questione, fare qualche premessa.

A vent'anni, mi sono trovata nel flusso dei grandi eventi degli anni '70: la rivoluzione femminista, oggi definita "l'unica grande rivoluzione pacifica del Novecento", il movimento studentesco e, nell'ambito dell'arte, il ricchissimo panorama dei diversi movimenti artistici.
A quel tempo però mi mancava quello sguardo prospettico che oggi mi permette di ripensare quegli anni e di vedere la loro eccezionale portata e ricchezza.

Mi ripenso, affascinata dai numerosi movimenti artistici:
o la minimal art, nata in America nel '65 con Robert Morris, Dan Flavin, Sol Lewitt…,
si era diffusa in Europa alla fine degli anni '60 e in Italia era rappresentata dagli scultori Carrino, Pardi, Spagnolo, Uncini…;
o l'arte povera, diffusa dall'intelligente libro di Germano Celant;
o l'arte del territorio, l'arte concettuale…
Movimenti artistici, eventi, libri, che oggi si definiscono storici, rappresentavano un'eccezionale occasione per una giovane che desiderava apprendere e camminare autonomamente nel mondo.
Penso a: "Sputiamo su Hegel" di Carla Lonzi, (1970) "Noi e il Nostro corpo" (1974), "Speculum" di Luce Irigaray (1975), "Magma" (1977), la prima mostra internazionale di donne artiste in Italia, "L'Altra Metà dell'Avanguardia" (1980)…

Avevo 21 anni, qualche mostra alle spalle, quando nel 1970 partecipai alla "Rassegna San Fedele1" e, come giovane artista, mi fu inevitabile confrontare le mie opere con quelle degli artisti che tanto ammiravo.
Ricordo che ammiravo, meravigliata:
o nell'arte povera e nell'arte del territorio, la potenza dei gesti che segnavano indicizzavano, si appropriavano dei luoghi;
o nell'arte concettuale, la sicurezza inderogabile dell'assunto;
o nella minimal art, la potenza formale dell'impatto materico-geometrico;
ma soprattutto mi colpiva l'insistenza sullo stretto legame tra arte e scienza che, inconsapevolmente, sentivo estraneo. Questa relazione era continuamente proposta sia nel linguaggio della critica che nelle stesse dichiarazioni degli artisti. Ecco un esempio: "l'arte come la scienza compete con la natura sul piano della creazione. Come la scienza procede per verifiche continue, anche l'arte necessita di verifiche e pertanto di strumenti metodologici di indagine" (Carrino).
Mi incuriosivano le dichiarazioni di Beuys sulla necessità di rifondare la visione antropocentrica, ma mi inquietavano le sue parole: "l'uomo deve liberarsi dei suoi demoni irrazionali, che sono le sconfitte del passato, non solo del fascismo ma di tutta la storia" e non riuscivo a condividere la sua visionarietà aristocratica, la confusività esaltata che appianava le diversità, né potevo accogliere l'assunto che arte e scienza avessero il medesimo fine, come traspare dalla seguente dichiarazione: "arte e scienza hanno gli stessi obiettivi! Fare emergere l'energia che trasforma la materia".
Molto lontana dal mio modo di sentire era anche la sua concezione dell'artista come demiurgo e sciamano.

Le opere, nate da queste convinzioni, esprimevano ai miei occhi un pensiero onnipotente e una visione idealistico-metafisica, sia nell'uso della geometria e della matematica, sia nella forza del gesto di appropriazione, misurazione, divisione del corpo della terra.

Volevo comprendere perché le mie metafore artistiche erano così diverse, perché le mie sculture erano mosse essenzialmente dal dinamismo di linee curve quasi in antitesi con la koinè razionalista allora diffusa.
Da questo bisogno di comprendere, nacque la ricerca fotografica e pittorica che si sedimentò nei 14 pannelli che esposi, con le sculture, nella mostra del 1973 al Palazzo dell'Arengario di Milano (1).


Era l'esistenza che riempiva i miei occhi di stupore…il fluire delle linee e la vivacità dei colori facevano risuonare in me le parole di Eraclito: "Negli stessi fiumi due volte entriamo e non entriamo, siamo e non siamo"; parole fondamentali per una giovane donna incerta e certa, insicura e sicura, determinata e indeterminata, ma che voleva partire da sé, dal proprio modo di "essere nel mondo".

Il libro-opera "Linee Complessi Essere", che pubblicai nel 1974 (2),

rappresentò un mio tentativo di risposta alle seguenti problematiche:
o l'espressione artistica è una necessità espressiva?
o qual è il ruolo dell'artista all'interno del modello di produzione capitalistico?
o come si declina il rapporto tra universale e particolare e come si può rappresentare il "genere" nel fare artistico?
o qual è lo spazio di libertà dell'arte nell'orizzonte dominato dalla scienza e dalla tecnica?

Da questo lavoro del 1974 e dal suo umanesimo ingenuo all'opera "I muri della mente" del 2007 (3)

che guarda dentro l'abisso della brutale cancellazione dell'"altro", sono passati molti anni, tuttavia l'arte è innegabilmente rimasta, per me, uno sguardo interrogante sul mondo e l'opera d'arte l'espressione di una "soggettività incarnata" che rifugge l'astrattezza dell'universale e cerca di vivere il proprio tempo, confrontandosi con la singolarità degli eventi e con il senso del loro accadere.

Ho pensato di mettere in relazione questi due lavori perché, a mio parere, evidenziano, sia una continuità tematica, comunque rintracciabile in tutte le mie opere, sia la preziosa lezione del femminismo degli anni '70 che ha insegnato alle donne l'importanza del "partire da sé", la centralità dell'esperienza soggettiva, raccontata e condivisa, come via di accesso alla comprensione del mondo.

(1)
1973 Mostra al Palazzo dell'Arengario, Milano
http://www.liberamazzoleni.it/percorso_mostraarengario.html

(2)
1974 libro-opera: Linee, Complessi, Essere
http://www.liberamazzoleni.it/percorso_lineecomplessessere.html

(3)
libro-opera: LINEE, COMPLESSI, ESSERE. 106 pagine illustrate da disegni, fotografie in b/n e scritti dell'artista, Editrice d'Arte Gorini Milano 1974; fu presentato alla Galleria Mudima.
E' qui interessante ricordare la recensione assolutamente negativa di Barbara Radice, sul n° 15 di DATA. DATA non accettò di pubblicare la mia risposta che fu però ospitata sul n.° 58/59 di FLASH ART. Quello che più mi addolorò allora, fu che la critica fosse opera di una giovane donna che ancora ignorava uno degli slogan femministi più noto: "il personale è politico".
Come dire, i nemici delle donne, spesso, sono le donne stesse.
http://www.liberamazzoleni.it/leggi_linee.html

(3)
2007 libro-opera: I Muri della Mente. 72 pagine, 46 fotografie a colori e poesie, testo critico Graziella Longoni, Gigliola Foschi. Silvana Editoriale Milano.
http://www.liberamazzoleni.it/libri.html
http://www.liberamazzoleni.it/percorso_imuridellamente.html

---------------------

Generazioni a confronto: Rosa Puglisi

"Nel mio lavoro parto dalla realtà, da tutto quello che mi circonda.
Racconto la mia storia, quella della mia famiglia e delle donne che mi
hanno accompagnato nella crescita, donne che ho conosciuto e di cui mi
hanno raccontato.
Nel mio lavoro analizzo uno stile di vita passato, il pensiero, le
tradizioni, come si sopravviveva e ci si ribellava a certi schemi
sociali.
Racconto me, per raccontare un fenomeno sociale.

MEME: la bimbetta, lei è il simbolo della mia ricerca,
iconograficamente rappresenta il futuro, ha nel suo DNA la storia
delle donne che l'hanno preceduta e che l'hanno formata come individuo
nella società.
Le mani e i piedi di meme sono neri, sporchi, rappresentano
l'esperienza, il cammino, mentre lei è bianca e pura, l'abito rosso
simboleggia la vita attiva.

Voglio omaggiare queste donne antiche del sud, sarte, ricamatrici,
lavoratrici, madri e mogli come nella serie dei "ricami fatti male: la
nonna cuce e da' a mastra", loro sono le professioniste e la bimba
non vuole sostituirsi a loro, ma vuole ricordale giocosamente con
affetto.


RICAMI FATTI MALE: Da' a mastra/Dalla maestra di ricamo e
cucito._42x62 cm tecnica mista

Il teschio rappresenta la nonna, la testa di ossa, mente, forza e
struttura della coscienza.

Il telaio del quadro è fatto appositamente male, obiettivo madre è
rendere le cose belle nonostante siano storte, come nella vita.

Opera: STRAPPI


Gli strappi._100 x 76 cm, tecnica mista.


sono i traumi nella storia della nostra vita. 15 Tele strappate e
reincollate di vario formato, e legate tra loro volta da un labile
filo.
Sono le cicatrici dell'anima che diventano il simbolo della nostra
forza.
Il Filo precario che unisce queste tele, rappresenta la nostra
psiche, la nostra razionalità che può essere distrutta in un qualsiasi
momento.


Blog ART: la Bella Società (lbs-vorticerosa.blogspot.com)


Ritratto da" La bella Società."

Anche questo è un racconto, un pseudo - censimento del malcostume nel
mondo del lavoro in Italia, vari ritratti di lavoratori sorridenti con
accanto descritta la loro situazione lavorativa: donne licenziate
perché rimaste incinte o assunte perché in menopausa.
La donna è uguale all'uomo finché non decide diventare madre.

Identità


Identità_56x53 cm tecnica mista


il filo del senno che tiene unito un ritratto strappato e lo lega alla
sua storia disegnata su un telaio storto.

Centrini di santità


centrini di santità "santa spugna"_36 x30 cm, tecnica mista su tavola.


omaggio ai centrini a uncinetto delle nonne.
noi siamo i santi in terra e lo sono gli oggetti che ci danno sollievo
nel quotidiano.
La santa spugna è la nostra pazienza e sopportazione.

Pass-partout


pass-partout -Ho perso la testa._13x18 cm tecnica mista


disegni su carta tenuti sul pass-partout da un sottile filo, sono
precari come precaria è la vita.
i soggetti raccontano, ferite dell'anima ed emozioni.

La scoperta più grande del mondo / il muro dei ricordi 1-2-3


contenitore di ricordi 1_70x100 cm tecnica mista su tavola

carte da parati distrutte, scarabocchiate da disegni infantili come
quelli che si trovano certe volte nelle case abbandonate, le traccie
di una vita vissuta.


esperienza personale come donna artista:
da donna che per per mantenersi non fa l'artista ma lavora in ufficio
8 ore, che non ha il tempo di fare PR e girare le gallerie è molto
difficile entrare nel mondo dell'arte, di solito invio i miei lavori
tramite mail, ma non basta.
la cosa che sicuramente ho capito entrando nei social network
dell'arte è che per avere visibilità, bisogna prima di aver talento
avere tanti soldi, perché nella maggior parte dei concorsi, per
partecipare alle mostre, per avere visibilità nei giornali di settore,
per avere una critica, molti chiedono denaro in cambio, quindi per un
giovane emergente talentuoso e squattrinato è veramente difficoltoso.
Non credo ci sia discriminazione sessuale, più che altro, di classe
sociale."



ROSA PUGLISI
Art Director · Illustratrice · Designer

+ 39 392 960 32 94
rosa.puglisi@fastwebnet.it
vorticerosa.com

 

 

 


 

O