visioni facoltative
a cura di Micaela Mander

 

 

La pazzia: il dio folle di Yvonne De Rosa

Nella visione facoltativa precedente ho accennato al tema della follia, che l'artista Andrea Geyer ha riportato di attualità. Un'artista italiana, che utilizza anch'ella il mezzo fotografico, ha effettuato nel corso degli anni Novanta, e successivamente negli ultimi anni, una ricerca in un ex-manicomio ormai chiuso. Cosa resta di tutto il dolore, e della vita delle persone che una volta vi erano rinchiuse? Letti rotti, fotografie, lettere dimenticate, santini, muri scrostati, vetri sfondati attraverso cui la natura, strisciante, si riprende possesso dello spazio che l'uomo non vuole più. E colori forti, colori tenui, grandi contrasti.

L'artista napoletana torna su un tema che qualche decennio fa aveva scosso il mondo della fotografia italiana: è il 1969 quando Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin pubblicano il volume Morire di classe, inchiesta fotografica sulle condizioni di vita dei manicomi, promossa da Franco Basaglia, colui che determinerà una svolta in merito, con la legge che porta il suo nome. Circa 40 dopo, il volume di Yvonne De Rosa: lo stile è ben diverso, apparentemente si cerca forse più la poesia che non la denuncia. Eppure, le immagini sono altrettanto forti e incisive.

Non sono solo belle immagini, perché il contenuto non permette di cedere alla mera contemplazione estetica. Più le si guarda, più le immagini catturano e si lasciano guardare non solo perchè dal punto di vista compositivo sono perfette, ma anche perchè gridano, pretendono quasi una spiegazione per tutto il disastro che mostrano.


Eppure, il dio dei pazienti di Yvonne De Rosa una spiegazione non può darla: come ha inciso su una parete uno di loro, anche dio è pazzo, crazy god.

micaela mander

 

16 settembre 2009

 

 

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