Voci di artiste

Alice nel Castello delle Meraviglie.

Il mondo fuori forma e fuori tempo nell'arte italiana del Novecento
Fino al 18 settembre
Castello Sforzesco, Sale Viscontee. Milano.
Aperto tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 9 alle 17.30
Ingresso 3 euro (Museo del Castello inclusi)
I bambini e ragazzi fino a 18 anni hanno diritto all'ingresso gratuito
Catalogo Silvana Editoriale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Alice nel Castello delle Meraviglie.
Il mondo fuori forma e fuori tempo nell'arte italiana del Novecento
recensione di Nadia Magnabosco

Castello Sforzesco, Sale Viscontee

Se nei prossimi giorni vi trovaste a passare nella zona del Castello Sforzesco e vi capitasse di vedere l'immagine di un coniglio bianco che corre, non esitate a seguirlo: vi troverete dentro una fiaba senza tempo da cui vi dispiacerà uscire.

E' davvero una bella mostra quella di Alice nel Castello delle Meraviglie, allestita con raffinatezza creativa da Marina Pugliese, conservatore del Museo del Novecento, al Castello Sforzesco di Milano. Scrivo da lettrice appassionata dell'opera di Lewis Carroll "Alice nel paese delle meraviglie" e "Alice dietro lo specchio", questo libro senza tempo (ha già compiuto i 140 anni) capace di rinnovarsi come per magia ad ogni nuova lettura e di adattarsi come un abito fatto su misura a sempre nuove metafore culturali. Così come è stato fatto in questa mostra, che ha utilizzato Alice come griglia interpretativa del cammino compiuto dall'arte italiana del Novecento. Un bel modo per mettere insieme 44 opere diverse, selezionate fra quelle possedute dalle Civiche Raccolte d'Arte del Comune di Milano, e ricomporle attraverso una storia libera, divertente e capace di portarci oltre i limiti del reale. Perchè Alice, come ha detto qualcuno che non ricordo, è un testo da inseguire e che invece ci ritroviamo spesso alle spalle, che bussa, che chiede permesso per superarci, che ha più tempo di noi e tuttavia non ha tempo da perdere, e ognuno deve stare al gioco secondo il proprio passo e il proprio ritmo. Un libro metamorfosi quindi, come metamorfosi è l'arte. Così "I romanzi di Carroll si prestano quindi a rappresentare la metafora di un viaggio all'interno del mondo dell'arte, dove, in analogia alle esperienze di Alice, ogni opera rappresenta il modo particolare dell'artista di vedere le cose".

La mostra parte dalla tana del coniglio bianco dove Alice, a un certo punto, "... si trovò a precipitare per quello che pareva un pozzo assai profondo." L’opera di Dadamaino, Volume, 1958, l'unica di una donna artista presente alla mostra,

diventa così ingresso e simbolo del percorso verso l’arte del Novecento, che esce dai limiti tradizionali del dipinto: "La simbologia in arte sul concetto di soglia e passaggio viene arricchita nel Novecento dal superamento della superficie piana del dipinto e dalla molteplicità della visione..."
Eccoci allora in un'ampia sala con tele non figurative di grandi dimensioni di Agnetti, Boetti, Paolozzi, Palladino, Gastini e Turcato. Tra un dipinto e l'altro, da un buco di serratura inserito nella parete bianca

possiamo intravedere la verde immagine di Espansione di primavera di Giacomo Balla che ci introduce nel Giardino (quelloche Alice aspirava tanto raggiungere), qui inteso come spazio naturale, allestito con un finto manto di erba (che ci conduce però, attraverso le scale, ad un giardino vero del Castello) e riempito con una serie di paesaggi di Morandi, Dottori, Oriani, Morlotti e Cavaliere.
Entriamo poi in una casetta, Micromondo, in cui le opere, questa volta molto piccole, sono allestite ad altezza di bambino (divertenti le lenti d'ingrandimento poste alla parete per una migliore osservazione), per dare agli adulti la sensazione di non avere - come Alice - la misura "giusta" e per insegnare come, nel dopoguerra, l'approccio alla dimensione cambia radicalmente. Le "piccole" opere sono di Boccioni, Soffici, Rossi, Balla, Licini, Sironi, FontanaManzoni e Morandi.
Nella sala successiva opere di Merz, Gilardi, Bergonzoni e altri ci mostrano come l'arte del Novecento si serva spesso della verosomiglianza per mostrare aspetti diversi della realtà: così il libro di Isgrò ha le parole cancellate e la fotocopiatrice molle di Cecchini non fotocopia e ogni artista decide quale valore dare alle cose come fa come Humpty Dumpty in Alice: "Quando io uso una parola questa significa esattamente quello che decido io..."
E infine ecco nelle due successive sale il tempo accelerato dei futuristi (Boccioni, Balla, Carrà, Severini) e il tempo incantato della pittura metafisica (Morandi, Carrà, Sironi) , ossia due modi opposti di percepire il tempo, altra grande categoria che il Novecento mette in discussione. Un tempo veloce "Qui, invece, vedi, devi correre più che puoi per rimanere nello stesso posto. Se vuoi andare da qualche altra parte devi correre almeno il doppio" oppure molto lento "Qui invece i giorni e le notti di solito li abbiamo a due o tre per volta e d'inverno ci prendiamo anche cinque notti di fila..." E' il tempo del viaggio di Alice nel mondo rovesciato in cui entra, in cui per restare fermi occorre correre e per raggiungere un luogo occorre voltargli le spalle.
Il cammino nell’arte del Novecento finisce con lo specchio di Michelangelo Pistoletto, con una ragazzina che sta entrando o forse uscendo da esso, inserito in un grande allestimento di specchi in cui lo spettatore, come Alice, può entrare e uscire a piacere, perchè lo specchio rappresenta quella dimensione magica che permette di introdurre nell'opera d'arte la realtà ma di cambiarne le apparenze ogni volta.
E' la fine del viaggio di Alice, iniziato con un passaggio dal buco e conclusosi con un altro simbolico passaggio dallo specchio.
"Verso quale dimensione?" conclude Marina Pugliese nel primo degli interessanti saggi contenuti nel bel catalogo che accompagna la mostra e da cui abbiamo tratto le citazioni. Ovviamente non c'è risposta e una mostra condotta da Alice non poteva concludersi che con una domanda.

Mario Merz, Zebra (Fibonacci), 1973


6 giugno 2005